Sul finire degli anni ‘20 a Torre Pellice, Willy e altri giovani valdesi ebbero come educatori e riferimenti culturali alcune personalità – intellettuali, uomini di fede e liberi pensatori – con i quali ciascuno poté immergersi in una realtà fatta di pensiero critico e libertà intellettuale, dove maturarono un’intima coscienza civica e morale. Furono alunni al Collegio valdese di professori antifascisti, come Mario Falchi, della sinistra democratica, Francesco Lo Bue, di pensiero liberalsocialista, e Jacopo Lombardini, fervente mazziniano, predicatore evangelico di convinzioni repubblicane, che Willy ritroverà tra le fila partigiane. La sua generazione fu protagonista del movimento giovanile valdese nelle ACDG e UCDG (Associazione e Unione cristiana della gioventù), dove i ragazzi come Willy Jervis e la futura moglie Lucilla Rochat avrebbero contestato il sistema politico e culturale del regime, aprendosi a nuove possibilità. L’antifascismo fu quindi un approdo naturale, maturato dal 1930 nell’esperienza della rivista «Gioventù Cristiana», dove, contrariamente al passivo beneplacito verso il regime fascista espresso dal sinodo della Chiesa Valdese, i collaboratori esprimevano la volontà di vivere il messaggio evangelico anche fuori dalla sfera privata, incarnandolo nella vita politica e civile. Della rivista facevano parte anche Lombardini e Lo Bue, insieme a una figura cardine del mondo giellista e poi azionista: Mario Alberto Rollier. Professore al Politecnico di Milano, tornava spesso a Torre Pellice nella casa del padre Eric Rollier, dove animava il dibattito politico e dal 1941 iniziava a portare dalla città meneghina materiale clandestino. La rete antifascista in Val Pellice si arricchì di contatti con gruppi torinesi e milanesi già nei primi anni di guerra. Willy Jervis, stimato ingegnere all’Olivetti di Ivrea, all’indomani dell’armistizio si iscrisse al Partito d’Azione e andò a Torino, nella casa di Ada Gobetti, a recuperare volantini e documenti per la propaganda antifascista. Conosceva bene i passi montani e, come esperto alpinista, accompagnò sulle montagne del confine italo-svizzero i prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento. Dall’ottobre 1943, componente del Comitato militare del Partito d’Azione di Torino, Willy teneva i contatti tra il capoluogo piemontese e la Val Pellice, individuando nella più nascosta Val Germanasca un luogo congeniale per la costituzione di basi partigiane. Incontrò a novembre Giorgio Agosti, commissario piemontese delle formazioni Gl, con il quale strinse una forte amicizia, che lo impegnò per i campi di lancio alleato previsti nel gennaio 1944.
L’8 marzo 1944 Jervis lasciò Torre Pellice diretto in Val Germanasca nella formazione partigiana guidata dai valdesi Roberto Malan e Poluccio Favout, dove da gennaio, a seguito dei primi rastrellamenti nazifascisti, le bande di Giustizia e Libertà si erano riorganizzate. Il comando fu insediato alla Gianna, luogo di miniera, all’interno di un edificio utilizzato dai lavoratori della talco-grafite. Willy si trattenne pochi giorni, vide nascere “Il Pioniere”, giornale della futura V divisione di Giustizia e Libertà. Il mattino dell’11 marzo partì in motocicletta in direzione Torre Pellice, non si è certi della meta. E’ sicuro invece che trasportasse un tubo di esplosivo e documenti compromettenti. A Ponte di Bibiana c’era una pattuglia di SS italiane, forse allertata da un attentato partigiano alla vicina linea ferroviaria. Fermarono Willy, sprovvisto di documenti di circolazione. Fu portato nella caserma agli Airali di Luserna, poi alle carceri Nuove di Torino.
Nei cinque mesi di detenzione e interrogatori, i compagni azionisti, l’amico Giorgio Agosti, provarono lo scambio di prigionieri, tentarono di corrompere gli ufficiali tedeschi. Non funzionò. Il 26 luglio il maresciallo Albrecht inserì Jervis nelle liste di rappresaglia. Willy fu fucilato insieme ad altri quattro partigiani la sera del 5 agosto, i corpi trascinati a terra per le vie, fino alla piazza di Villar, dove vennero impiccati. Poco lontano da uno dei corpi, dilaniati e irriconoscibili, fu ritrovata una Bibbia. A breve distanza la sua copertina nera, dentro incisi con la punta gli ultimi pensieri, e la firma di Willy Jervis.
Silvia Maresca