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LASTRA IN MEMORIA DEL PARTIGIANO ADOLFO VACCHI A CAMERLATA
Lastra in memoria del partigiano Adolfo Vacchi a Camerlata

© Redazione. Questa immagine è protetta da copyright.

Lungo il muro di cinta del cimitero di Camerlata è apposta una lastra in marmo che recita “Al martire della libertà prof. Adolfo Vacchi qui trucidato la notte del 5-9-1944, Como riconoscente pose”. Altre targhe disposte allo stesso modo e per le stesse ragioni raccontano di un luogo, quello del cimitero di Camerlata, scelto da fascisti e autorità fedeli alla Repubblica sociale italiana, sorta all’indomani dell’8 settembre 1943 sulle ceneri del ventennio fascista, per le esecuzioni di morte dei partigiani e degli oppositori politici. Le vicende che portarono Vacchi al cospetto dei suoi carnefici quella sera del 5 settembre 1944 riguardano la vita di un uomo la cui libertà di pensiero era espressa pubblicamente e incarnata nelle scelte quotidiane, a discapito della tranquillità personale e della sua stessa sopravvivenza.
Nato a Bologna il 29 gennaio 1887, aderì fin da giovane al Partito socialista, una militanza che nel 1914 gli valse già la schedatura nel casellario di polizia. La sua attenzione a ciò che accadeva nel mondo era sia umana che scientifica, e l’una non poteva escludere l’altra. Le stesse battaglie civili e politiche per una società egualitaria nascevano per Adolfo Vacchi con l’esercizio del pensiero critico, esercitato nelle relazioni umane come attraverso le scoperte e le nuove questioni poste dalle scienze dure. Subito dopo la laurea in matematica all’università bolognese accettò una cattedra a Venezia, dove si trasferì nel 1915 e che abitò fino all’avvento del governo fascista.

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Più aumentavano gli episodi di violenza e ritorsione contro gli oppositori al movimento fascista più il professore Adolfo Vacchi trasmetteva agli studenti i valori di libertà che venivano lentamente eradicati. Nel settembre 1922 ricevette minacce di morte da parte del fascio veneziano e l’avvertimento a non farsi vedere per strada. Uscì lo stesso dalla Camera del Lavoro e ad attenderlo le camicie nere che lo colpirono brutalmente fino a fargli perdere i sensi. Vacchi fu colpito da uno dei primi provvedimenti di confino politico decretati dal governo fascista. Venne disposto infatti il suo allontanamento e il trasferimento coatto a Milano con il divieto di insegnare nelle scuole pubbliche. Superò con la moglie Clelia Dario e la figlia piccola Urania le inevitabili difficoltà riuscendo a inserirsi nella società meneghina come dirigente sindacale e dando lezioni private di scienze e matematica ai giovani studenti della città. E mentre il regime autoritario aumentava il potere e la presa su gran parte del popolo Adolfo Vacchi intensificò la propaganda antifascista, guadagnandosi di nuovo le attenzioni delle autorità fasciste ma cavandosela con una semplice ammonizione.
Tra i ragazzi che aiutò negli studi ve ne erano molti convintamente fascisti cui non risparmiò un confronto aperto e sincero. In una sua missiva poi intitolata “Lettera ad un giovane filofascista” del 28 luglio 1943 si rivolse proprio a uno dei suoi studenti, all’indomani della caduta del regime. L’ambiente in cui quel giovane era cresciuto e si era formato lo descrisse come uno spazio chiuso in cui “le tue idee sono idee di altri […]” perché “non hai udito altro che la ripetizione continua della medesima monotona cosa” dove “il suono rimbalza (si riflette) continuamente da una parte all’altra; ma se l’ambiente fosse stato aperto (cioè libero) quella idea costante, la cui ripetizione ti ha fatto credere di avere tale idea, si sarebbe perduta nello spazio e nel tempo e ti sarebbero giunte tutte le altre idee e dalla fusione di tutte le idee, dall’analisi, dalla critica, sarebbe sorta l’idea tua, la tua vera idea”.
Dopo i bombardamenti su Milano dell’estate 1943 decise di sfollare nella provincia di Como, trovando una sistemazione temporanea nel paese di Veniano, pur tornando spesso nella città meneghina. Entrò nella lotta partigiana nell’aprile 1944 aderendo al Corpo Volontari della Libertà. Accettò subito l’incarico di organizzare una stazione radio clandestina per supportare le attività dell’ORI (Organizzazione per la Resistenza Italiana), una rete che teneva i collegamenti tra i gruppi partigiani e i servizi segreti alleati dislocati in Svizzera. Con il nome di battaglia ‘Hope’ (speranza) Vacchi riuscì a veicolare mezzo radio la preziosa propaganda a supporto della lotta di liberazione, tra cui uno che ebbe particolare risonanza perché trasmesso il 25 luglio 1944, primo anniversario della caduta del fascismo, in cui non solo parlò della gioia rinata dopo anni di “forzato silenzio” ma fece un’analisi puntuale del contesto storico e del terreno fertile al radicamento del regime fascista nella società italiana.
Il 18 agosto 1944 una delazione gli procurò la perquisizione della sua casa e dell’abitazione dell’ingegnere Luigi Carissimi Priori, dove era stata installato il sistema radiotrasmittente. Furono entrambi arrestati e portati in una delle camere di sicurezza della Caserma di via Indipendenza a Como dove rimanevano i detenuti politici.
Per mancanza di prove concrete Adolfo Vacchi non affrontò alcun processo, ma i forti sospetti del fascista Domenico Saletta, comandante della squadra politica della Questura di Como, gli valsero comunque la condanna a morte. Fu prelevato la sera del 5 settembre 1944 con la scusa di una perquisizione che sarebbe avvenuta dopo la fucilazione del partigiano Rocco Jeraci. Come ordinato dal comandante fascista, il professore fu condotto poco oltre il cimitero di Camerlata, simulandone la fuga, e colpito alle spalle con armi da fuoco.
Adolfo Vacchi aveva tracciato quella che era nelle sue convinzioni l’unica via percorribile, la stessa promessa con la quale concluse la lettera alla figlia Urania il 26 luglio 1943: aveva depennato non solo per sé, ma per tutti, l’imperativo “credere obbedire combattere” e scelto di “capire sapere pensare”, per vivere il suo “anno I dell’Era Nuova”.

Silvia Maresca

Localizzazione

Località: Camerlata

Indirizzo: Via Canturina 78

Comune: Como

Provincia: Como (CO)

Regione: Lombardia

Coordinate geografiche: Latitudine 45.78308 – Longitudine 9.08860

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FONTI

Bibliografia
Adolfo Vacchi : un matematico per la libertà, a cura di Giusto Perretta, Como, Nodo Libri, 2015

Sitografia
Memoria resistente: parole, immagini e luoghi della Resistenza italiana ed europea in provincia di Como, documento in www.calameo.com consultato il 12/10/2023

Vacchi Adolfo, a cura di ANPI Comitato provinciale di Milano, pubblicato in https://anpimilano.com, consultato il 12/10/2023

Vacchi Adolfo. 23 giugno 1887 –  5 settembre 1944, scheda biografica pubblicata sul sito www.storiaememoriadibologna.it,  consultato il 12/10/2023 

 

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 5 settembre 1944

Cognome Nome: Vacchi Adolfo

Formazioni d’appartenenza: Corpo Volontari della Libertà

Data opera: 1 giugno 1947

Autore: Comune di Como

contatti

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