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CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

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Leopoldo Gasparotto nacque a Milano il 30 dicembre 1902 in una famiglia proveniente da Sacile (Friuli Venezia Giulia), figlio di Maria Biglia e di Luigi Gasparotto (1873-1954), politico e avvocato di ispirazione progressista, tra i fondatori del Partito democratico del lavoro, nel secondo dopoguerra senatore e più volte ministro. Diplomatosi presso il prestigioso liceo ginnasio milanese “Giovanni Berchet”, Leopoldo si laureò nel 1926 in Giurisprudenza all’Università degli studi, con una tesi dal titolo “La concorrenza sleale nell’azienda industriale”; lavorò come avvocato civilista in uno studio associato assieme al padre. Durante il servizio militare, ottenne il grado di tenente di complemento di Artiglieria di montagna; per la sua passione per la montagna, divenne presto accademico del Club alpino italiano (CAI) e, nel 1938, istruttore di alpinismo ad Aosta. Condusse esplorazioni nella regione asiatica del Caucaso (1929) e in Groenlandia (1934); si distinse anche per aver scalato più volte le Alpi e il Monte Rosa.

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Per i suoi solidi ideali antifascisti, e per non aver mai aderito ai Gruppi universitari fascisti (GUF) e al sindacato fascista, venne ostacolato dal regime e non gli fu permesso di fare carriera. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, assieme al padre e ad altri antifascisti, cercò invano di organizzare a Milano una Guardia nazionale che contrastasse i nazifascisti, aprendo anche un centro clandestino di arruolamento nel garage della sua vecchia abitazione in via Gaetano Donizetti 32, devastata dai bombardamenti dell’agosto 1943. Il 12 settembre 1943, dopo aver messo in salvo la moglie Nuccia Colombo e il figlioletto Pierluigi (il secondogenito Giuliano nacque a Lugano nei primi mesi del 1944), accompagnandoli in Svizzera, fece ritorno in Italia, dove si occupò di organizzare e comandare le prime brigate “Giustizia e libertà” (legate al Partito d’azione) nelle zone del Pian del Tivano (Triangolo Lariano in provincia di Como), della Val Brembana (Bergamo) e della Val Codera (valle secondaria della Valchiavenna, in provincia di Sondrio). Tra i promotori della Resistenza lombarda, Leopoldo Gasparotto partecipò valorosamente ad azioni di guerriglia, finché nel tardo pomeriggio dell’11 dicembre 1943, a seguito di una delazione, venne arrestato a Milano, in piazza Castello, assieme ad altri vertici della Guerra di liberazione. Rinchiuso nel carcere di San Vittore, venne sottoposto dai tedeschi a estenuanti interrogatori e ripetutamente torturato con ferocia: l’alpino e partigiano, però, non denunciò mai i compagni di lotta. Trasferito al Comando delle SS di Verona e nuovamente seviziato, nell’aprile del 1944 venne deportato nel campo di concentramento e di transito di Fossoli, frazione di Carpi (Modena), in attesa di essere spostato in un lager in Germania. Da Fossoli, in contatto con i partigiani emiliani, riuscì a organizzare la Resistenza interna, facendo anche fuggire alcuni internati. Il 22 giugno 1944, alle ore 13 circa, Leopoldo venne prelevato da due soldati nazisti, fatto uscire dal campo e condotto in aperta campagna, in via dei Grilli, dove venne ammazzato a colpi di mitra. La salma venne tumulata nel cimitero di Carpi, campo 7, fossa 551, come “sconosciuto”; venne riesumata dal padre il 29 aprile 1945.

Nel 1944 Gasparotto fu insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Avversario da antica data del regime fascista, già prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzava il movimento partigiano nella Lombardia. Nominato successivamente comandante militare delle formazioni lombarde «Giustizia e Libertà» dava impulso all’iniziativa, esempio a tutti per freddo e sereno coraggio dimostrato nei momenti più difficili della lotta. Caduto in agguato tesogli per vile delazione, sopportava il carcere di San Vittore subendo con superbo stoicismo le più atroci sevizie che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Trasportato nel campo di concentramento di Fossoli per essere deportato in Germania, proseguiva imperterrito a lottare per la causa e tentava organizzare la fuga e l’attacco ad una tradotta tedesca per salvare i deportati avviati al freddo esilio e alla lenta morte. Sospettato per la sua nobile attività veniva vilmente trucidato dalla ferocia nazista”.

Nel luogo in cui Leopoldo venne ucciso, è stato eretto un cippo commemorativo in pietra. Esso reca una lapide in marmo bianco, con la foto in ceramica del partigiano alpino inserita in una cornice di bronzo, e incisa la scritta a lettere capitali “LEOPOLDO / GASPAROTTO / DI ANNI 41 / PRELEVATO DAL CAMPO DI / CONCENTRAMENTO DI FOSSOLI / VENNE QUI TRUCIDATO / ALL’ALBA DEL 22.6.1944 / PER ORDINE / DEL COMANDO TEDESCO”. Il suo nome compare anche nel Monumento ai caduti per la libertà di Fossoli, situato sulla strada statale Romana Nord a Fossoli. A Leopoldo Gasparotto sono state intitolate vie in numerose città lombarde: a Milano, in zona Stazione Centrale; a Varese; a Gallarate; a Malnate; a Cinisello Balsamo. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Fossoli
Indirizzo: via dei Grilli
Comune: Carpi
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.82510 – Longitudine 10.91422

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FONTI

Bibliografia

F. Baldini, Fossoli e la Resistenza lombarda. Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Milano, Mursia, 2024

R. Meles, Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano, Milano, Hoepli, 2011

Sitografia

P. Gasparotto, O. Focherini, Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito www.centrostudifossoli.org consultato il 31/3/2025

Cippo a Gasparotto, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 31/3/2025

Gasparotto Leopoldo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 31/3/2025

Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 31/3/2025

Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito deportati.it consultato il 31/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/6/1944

Cognome / Nome: Gasparotto Leopoldo 

Formazioni d’appartenenza: brigate “Giustizia e libertà”

Data opera: non determinabile

Autore: non conosciuto 

Note: cippo visibile e liberamente accessibile

contatti

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