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Nel luogo in cui nel marzo del 1944 vennero assassinate 335 persone dalle forze d’occupazione tedesche oggi sorge un mausoleo volto a ricordare l’eccidio. Una cancellata in materiale metallico, opera dello scultore Mirko Basaldella, consente l’ingresso all’area. Si tratta di un complesso monumentale contornato dal verde, dominato dal gruppo scultoreo principale ad opera di Francesco Scoccia – composto da tre figure rappresentanti le diverse età – ed antistante il piazzale; dall’altro lato il muro di consolidamento della cava di tufo, sul quale sono apposte diverse lapidi. Da qui l’ingresso alla via che conduce al luogo dell’eccidio, attraverso gallerie caratterizzate da giochi di luce capaci di restituire l’estrema solennità del luogo. L’elemento caratterizzante il complesso è la pietra, naturale e lavorata. Le spoglie delle vittime trovano posto all’interno di una vasca ipogea, coperta da una enorme lastra poggiante su cubi di cemento che consente alla luce di entrare lateralmente.
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Il 24 marzo 1944 verso le 15:30 un boato scuote le vie del rione Trevi. Qui, in via Rasella alcuni membri dei Gruppi d’Azione Patriottica – GAP hanno appena fatto brillare un ordigno al passaggio di una colonna tedesca in marcia. L’obiettivo del commando partigiano è costituito dagli uomini del Polizeiregiment “Bozen”; l’esplosione provoca la morte immediata di 26 soldati tedeschi e due civili coinvolti loro malgrado. I partigiani riescono a dileguarsi in quella che appare un’azione di guerriglia riuscita, senza immaginare il grado di violenza che i tedeschi adotteranno nella rappresaglia. I vertici di comando delle truppe tedesche vengono immediatamente informati dell’accaduto: giungono sul posto – oltre al questore di Roma Pietro Caruso – il generale tedesco in comando a Roma Kurt Maelzer, Eugen Dollmann delle SS ed Eitel Friedrich Moellhausen, insieme a Guido Buffarini Guidi, allora ministro degli interni. I militari tedeschi fermano 250 persone nella via colpita, tra di essi abitanti ma anche semplici passanti, e li conducono nelle carceri del Viminale. L’incarico di indagare sulle origini dell’esplosione e sui relativi esecutori viene affidato al comandante della Gestapo in Roma, Herbert Kappler mentre la notizia dell’attentato giunge al feldmaresciallo Albert Kesselring e successivamente al quartier generale del Reich: Adolf Hitler è furioso. Le cifre della rappresaglia vengono stabilite dai tedeschi per 1 a 10: ad ogni soldato tedesco caduto devono corrispondere dieci italiani da fucilare. L’ordine, comanda Kesselring, deve essere eseguito entro le 24 ore. Nel frattempo le vittime tra i soldati del Polizeiregiment “Bozen” aumentano con il decesso di alcuni feriti, arrivando infine a 33.
Venne compilata una lista contenente i nomi degli individui selezionati per la fucilazione; inizialmente essi dovevano essere prelevati tra coloro che, detenuti, erano già stati condannati a morte. Tuttavia l’alto numero di persone richieste dai tedeschi fa in modo che in quella lista finiscano detenuti politici, ex militari italiani, ebrei ma anche persone accusate di crimini minori o semplicemente sospettate di aver preso parte ad attività filo-partigiane o anti-tedesche. Nell’individuazione dei nomi si rivela importante per i tedeschi la collaborazione italiana: è lo stesso Kapple a chiedere al questore Pietro Caruso e a Pietro Koch – comandante del Reparto Speciale di Polizia Repubblicana – di fornire un elenco di ulteriori 50 nomi da aggiungere alla lista degli individui da passare per le armi.
Il luogo prescelto per le fucilazioni viene individuato in una cava di tufo in disuso sulla via Ardeatina, collocata tra la catacombe di Domitilla e di San Callisto. Gli incaricati di eseguire il compito appartengono alla Gestapo e sono 74: a loro spetta il compito di fucilare gli italiani selezionati per “dare l’esempio”. Dal carcere di Regina Coeli e dal covo della Banda Koch – la pensione Oltremare – partono i camion con a bordo gli sventurati detenuti diretti in via Ardeatina. Le esecuzioni cominciano alle 15:30. Gli uomini vengono condotti nei cunicoli e, giunti nel luogo prescelto, vengono fatti inginocchiare a gruppi di cinque e giustiziati. Poiché risultano ancora mancanti 50 nomi i tedeschi radunano a Regina Coeli individui scelti a caso, alcuni dei quali in procinto di essere rilasciati, e li conducono in via Ardeatina per aggiungerli al conto; al termine delle fucilazioni gli italiani assassinati saranno 335, ovvero 5 in più di quelli stabiliti. Quando le armi cessano di sparare i genieri tedeschi fanno saltare l’ingresso alle cave per nascondere le tracce di quello che è a tutti gli effetti un crimine. La notizia dell’accaduto viene diffusa dal comando germanico attraverso un comunicato stampa, entro il quale si dava notizia dell’esecuzione dell’ordine che stabiliva la fucilazione di 10 «comunisti-badogliani» per ogni soldato tedesco ucciso nell’attentato di via Rasella. Se per l’identificazione delle salme si dovette attendere il dopoguerra, la Resistenza da sin da subito risalto al massacro perpetrato dai tedeschi. Eppure all’interno dello stesso Comitato di Liberazione Nazionale la violenza della rappresaglia produce fratture e dubbi: è lecito – si domandano in diversi – continuare con gli attentati nelle città ad opera dei GAP pur sapendo a che livello il nemico tedesco è disposto a scendere sul piano della rappresaglia?
Le udienze per giudicare l’operato del personale italiano implicato nell’eccidio delle fosse Ardeatine cominciano a guerra ancora in corso e culminano con le condanne a morte di Pietro Koch e Pietro Caruso. Per quanto riguarda Albert Kappler egli viene condannato all’ergastolo da un tribunale militare italiano nel dopoguerra e rinchiuso nel carcere di Gaeta; riesce ad evadere dall’ospedale militare del Celio nel 1976. Erich Priebke, ai tempi aiutante di Kappler, rifugiatosi in Argentina, viene estradato nel 1995 e processato nel 1996: il reato viene però giudicato estinto.
Il luogo della strage dopo la guerra diviene un sacrario ed i lavori per la sistemazione dell’area, cominciati nel 1947, si concludono ufficialmente nel 1951.
Luca Zanotta
Localizzazione
Indirizzo: via Ardeatina, 174
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.85719 – Longitudine 12.51053
FONTI
Bibliografia
A. Portelli, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli editore, 1999
Sitografia
G. Spirito, Mausoleo delle Fosse Ardeatine, articolo pubblicato sul sito atlantearchitetturacontemporanea.cultura.gov.it consultato il 12/5/2025
Eccidio delle Fosse ardeatine, voce pubblicata sul sito www.treccani.it consultato il 12/5/2025
A. Osti Guerrazzi, Episodio di Fosse Ardeatine Roma 24.03.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/5/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data/e evento: 24/3/1944
Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte
Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte
Data/e opera: 1947-1951
Autore/i: Aprile Nello (architetture); Basadella Mirko (sculture); Calcaprina Cino (architetture); Cardelli Aldo (architetture); Coccia Francesco (sculture); Fiorentino Mario (architetture); Perugini Giuseppe (architetture).
Note: il Mausoleo non è liberamente accessibile, l’ingresso contingentato in base agli orari di apertura
contatti
MAUSOLEO DELLE FOSSE ARDEATINE
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