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MONUMENTO IN MEMORIA DELLE 71 PERSONE UCCISE AL POLIGONO DI OPICINA

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In strada per Vienna 92, all’interno del perimetro del Poligono di tiro di Opicina – frazione del comune di Trieste – un monumento ricorda 71 persone qui fucilate il 3 aprile del 1944; si tratta di un muro composto da pietre irregolari al centro del quale è posizionata una lapide in marmo.

Dal settembre del 1943 la città di Trieste rientra nel più ampio territorio facente parte della Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico (OZAK), ovvero una parte di terra italiana sottoposta in modo diretto all’autorità militare e civile tedesca. Il controllo nazista nella regione è capillare vista l’importanza geografica che essa comporta per il Reich; la repressione contro l’attività partigiana – in generale contro ogni tipo di resistenza antifascista – è spietata. Opicina – nel 1942 rinominata Poggioreale del Carso – è un paese situato a pochi chilometri da Trieste. Nel 1944 con i suoi circa 3.000 abitanti – molti dei quali parlanti lingua slovena – rappresenta un punto importante per i collegamenti tra le formazioni partigiane italiane e slovene che operavano tra i centri urbani e le zone montuose circostanti.

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Ad Opicina la partecipazione diretta o indiretta ad attività antifascista coinvolge circa 250 persone e si dipana tra il coinvolgimento attivo nelle reti clandestine, la partecipazione alla guerriglia od anche solo il supporto fornito alle formazioni partigiane. Alle azioni più classiche della guerriglia – imboscate alle colonne nazifasciste ed assalti ai presidi, ad esempio – si accompagnano azioni di carattere dimostrativo: gli attentati. I tedeschi si sentono al sicuro all’interno dei grandi centri abitati e proprio per questo motivo, per gli antifascisti, colpire obiettivi nel cuore di essi assume un significato particolare. In questo contesto, la sera del 2 aprile 1944, due partigiani di origini azere – Mirdamat Sejdov “Ivan Ruskj” e Methi Husein Zade “Mihajlo” – posizionano un ordigno all’interno del cinema di Opicina. L’esplosione della bomba, posizionata sotto le poltrone della sala, avviene durante la proiezione di un film al quale stanno assistendo militari tedeschi. Le cifre delle vittime non sono certe ma le fonti riportano la notizia di sette soldati tedeschi uccisi e diversi feriti. La ritorsione, essendo noti i metodi nazisti, è inevitabile. Il comando tedesco agisce in fretta e la rappresaglia ha luogo il giorno successivo. Il 3 aprile vengono prelevati dal carcere di via Coroneo di Trieste, oltre 70 individui. Si tratta di persone giudicate colpevoli a vario titolo di attività contro il Reich: prigionieri politici, antifascisti o più generalmente ostili all’attività tedesca. I prigionieri vengono caricati su camion e trasportati presso il poligono di tiro di Opicina, luogo destinato alle esecuzioni. Qui gli sventurati, tra il pomeriggio e la sera dello stesso giorno, vengono giustiziati dai militari tedeschi a gruppi di cinque. I fucilati sono complessivamente 72: tra essi figurano operai, contadini, braccianti, studenti ed impiegati, a dimostrazione dell’eterogeneità del fronte che si oppone al nazifascismo. La provenienza è altrettanto varia: diversi provengono da paesi della regione, alcuni dalla Jugoslavia interna.

L’eccidio ha un unico supersite: uno tra i fucilati, Stevo Rodic, riesce infatti a sopravvivere all’esecuzione e, pur ferito, a fuggire al sopraggiungere della sera. I corpi dei giustiziati vengono trasportati presso la Risiera di San Sabba e qui bruciati: si tratta del primo utilizzo del forno crematorio del campo.

Per molto tempo la memoria dell’eccidio è rimasta affidata a un semplice cippo posizionato all’esterno del poligono di tiro. Oggi diverse realtà volte alla salvaguardia della memoria e alla trasmissione dei valori desunti da quel periodo, come ad esempio l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI, l’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti – ANED o l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti – ANPPIA, curano le commemorazioni organizzate per ricordare i 71 fucilati di Opicina. L’eccidio e la memoria che ad esso si lega rimangono un simbolo della resistenza – civile e politica – al nazifascismo nella Venezia Giulia.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: frazione di Opicina
Indirizzo: strada per Vienna, 92
Comune: Trieste
Provincia: Trieste (TS) 
Regione: Friuli Venezia Giulia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.69013 – Longitudine 13.79906

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FONTI

Bibliografia

S. Dekleva, Un ufficiale asburgico tra fedeltà e patria slovena. Dal fronte galiziano al poligono di Opicina (1915-1944), a cura di M. Rossi e R. Todero, Gaspari, 2019

Sitografia

F. Cecotti, La Risiera di San Sabba e il tiro a segno di Opicina: due luoghi terribili, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 20/7/2025

G. Liuzzi, Episodio di Opicina Trieste 3-4-1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 21/7/2025

Eccidi nazifascisti, commemorati oggi i 71 fucilati al poligono di Opicina, articolo pubblicato sul sito www.triesteprima.it consultato il 20/7/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 3/4/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Data/e opera:non determinabile

Autore/i:non determinabile 

Note: il monumento, essendo all’interno del Poligono di tiro, non è visibile e liberamente accessibile (gli orari sono contingentati in base alle aperture della struttura)

contatti

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