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ECCIDIO DI 244 CIVILI TRA IL COMUNE SPARSO DI CIVITELLA IN VAL DI CHIANA E SAN PANCRAZIO DI BUCINE

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In provincia di Arezzo, nel comune sparso di Civitella in val di Chiana, diverse opere – monumenti, lapidi, cippi ma anche nomi attribuiti alle strade – ricordano l’eccidio qui perpetrato ai danni della popolazione al principio dell’estate del 1944 per mano nazifascista. Nel centro storico del paese, in piazza Don Alcide Lazzeri a fianco della chiesa di Santa Maria assunta, trova spazio uno dei principali monumenti in riferimento alla strage di civili. Questo è composto da una lapide in marmo, con testo di Franco Antonicelli e da un bassorilievo bronzeo, ad opera di Mario Moschi, raffigurante le donne di Civitella in fuga dal paese in fiamme con i loro figli. 
La lapide riporta scritto:
PIETÀ DEL GIUGNO 1944!
LA MATTINA DEL 29 ERA FESTA IN PARROCCHIA
PER I SANTI PIETRO E PAOLO
MA IL GIORNO CHE SI APRIVA BELLISSIMO
DIVENTÒ NEBBIA FUMO FUOCO SANGUE
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FRAGORE DI MITRAGLIA GRIDA DI UCCISI
ESSERE UOMINI SIGNIFICÒ MORIRE
E GLI UCCISORI NON ERANO UOMINI MA FIERE IMPAZZITE
CADDE IL PARROCO SACRIFICATO
BENEDICENDO IL SUO POPOLO
BRUCIARONO NEL GUSCIO DELLE CASE I VIVI E I MORTI
– ADDIO CIVITELLA CHE COSA SARÀ DI NOI?
FU IL LAMENTO DELLE DONNE RIMASTE SOLE
ORA CIVITELLA È RISORTA DA ROGHI E DA ORTICHE
I TUMOLI SONO FIORITI LE LAGRIME SECCATE
I BAMBINI CHE VIDERO MUTI E PALLIDI SONO CRESCIUTI
IL RICORDO È CENERE
CHE UN VENTO DI GIORNO IN GIORNO DISPERDE
MA NON SIA DIMENTICATO IL DELITTO
CHE STRAZIA ANCHE L’INERME
SIA FUGGITA LA COLPA
CHE MACCHIA ANCHE L’INNOCENTE
DELITTO E COLPA CHE SONO L’INGIUSTO GUADAGNO E L’INTOLLERANZA
PADRE E MADRE DELLA GUERRA
FRANCO ANTONICELLI 

Maggio 1944. La linea di difesa tedesca “Gustav” è stata finalmente sfondata a Cassino; ai primi di giugno Roma, una delle capitali dell’Asse, viene liberata dagli alleati. I tedeschi si ritirano combattendo per consentire la preparazione delle postazioni difensive che tanti guai causeranno agli alleati: la linea Gotica. In questo contesto le vallate ed i paesi del centro Italia si trovano ad essere “sulla linea del fronte” o nelle immediate sue vicinanze, come accade per il paese di Civitella. I tedeschi operanti nella zona fanno parte della Divisione Corazzata Paracadutisti “Hermann Göring”. 

Accanto poi alla “guerra grossa” combattuta tra tedeschi e alleati, le formazioni partigiane conducono la guerriglia contro i nazifascisti, rappresentando un costante problema per le truppe germaniche: vie di comunicazione, mezzi e militari tedeschi sono obiettivo dei partigiani. Nella zona di Civitella è attiva la formazione che prende il nome del suo comandante, Edoardo Succhielli “Renzino”. Proprio a Civitella i partigiani della “Renzino” il 18 giugno compiono un’azione volta a disarmare dei tedeschi presso il dopolavoro: ne nasce uno scontro a fuoco che si conclude con due militari tedeschi uccisi sul momento ed un terzo che spira il giorno successivo a causa delle ferite. Tre giorni dopo gli uomini di Renzino catturano due tedeschi e ne feriscono un terzo. In probabile risposta a queste azioni, il 23 di giugno, reparti nazisti attaccano il quartier generale partigiano, provocando lo sbandamento della formazione.

I motivi della rappresaglia per le azioni partigiane non sembrano esserci e dunque la popolazione cerca di condurre la sua esistenza, scandita anche dalle ricorrenze religiose. Il 29 giugno il paese è gremito per la festa di Pietro e Paolo e nella locale chiesa l’arciprete Don Alcide Lazzeri tiene la messa. In un clima di che dovrebbe essere di festa gli echi degli spari e delle esplosioni in avvicinamento annunciano che la strage è già iniziata. Reparti della divisione “Hermann Göring” – tra i 300 ed i 400 uomini, coadiuvati probabilmente da militi della Repubblica Sociale Italiana –  avviano i rastrellamenti tra Civitella e dintorni. Appare da subito chiara la volontà di compiere un massacro ai danni dei civili: i militari tedeschi entrano nell’abitato uccidendo chi si trova loro davanti e giungono nei pressi della piazza. Tra lo sgomento generale i soldati della “Hermann Göring” impongono ai fedeli di uscire dalla chiesa mentre Don Alcide Lazzeri li implora di non usare violenza sulla popolazione: le sue preghiere non vengono ascoltate. Una volta fuori dal luogo sacro i tedeschi ordinano a donne e bambini di abbandonare il paese mentre gli uomini sono radunati e uccisi a gruppi di cinque a poca distanza dalla piazza, nel luogo in cui ora si trova un’altra lapide a ricordo della vicenda. Don Alcide Lazzeri è uno dei primi a cadere ucciso. Dopo aver assassinato una trentina di civili i militari tedeschi appiccano il fuoco alle abitazioni con i lanciafiamme e vi gettano i corpi delle vittime. La carneficina non si consuma esclusivamente all’interno dell’abitato ma anche nei suoi dintorni, in quella che è un’operazione di rastrellamento e di omicidio ben più vasta. I metodi utilizzati a Civitella vengono adottati anche nella frazione di Gebbia; nella vicina frazione di Cornia invece, dal massacro non vengono risparmiati neppure donne e bambini. Nella frazione San Pancrazio, del comune di Bucine – a meno di 20 km da Civitella – 60 uomini dell’abitato sono uccisi nelle cantine di un antico palazzo tramite un colpo di pistola alla testa. La struttura viene poi data alla fiamme dai tedeschi; restaurata anni dopo, diverrà uno dei luoghi di memoria in riferimento ai tragici eventi del giugno ‘44.

Solo le vittime di Civitella sono 146: tra loro figurano due religiosi ed un partigiano. Ai morti del comune aretino vanno sommate le persone assassinate nel più ampio contesto del rastrellamento operato dai soldati della “Hermann Göring”. Complessivamente gli individui assassinati tra Civitella, Cornia, Gebbia e Bucine vengono indicati nel numero di 244.

Le stragi di quel 29 giugno hanno generato ciò che viene definita “memoria divisa”; i parenti delle vittime civili hanno infatti attribuito alle azioni effettuate dai partigiani nella seconda metà di giugno – la formazione “Renzino” – la responsabilità di aver provocato la criminale reazione dei militari tedeschi. Solo dopo molti anni di accuse e di rimproveri le parti, civili e resistenza, paiono aver raggiunto una pacificazione.

Nessun militare tedesco pagherà per i crimini compiuti a Civitella e dintorni per lunghissimo tempo; solo nel 2006 un processo – avente come imputati due ufficiali ed un sottufficiale – mirerà a definire le responsabilità della strage di Civitella in Val di Chiana. A causa dell’età avanzata e di un decesso tra gli imputati, al termine del procedimento viene stabilita una sola condanna all’ergastolo nei confronti del sottufficiale.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: centro storico
Indirizzo: piazza Don Alcide Lazzeri (di fianco alla Chiesa di Santa Maria Assunta)
Comune: Civitella in Val di Chiana
Provincia: Arezzo (AR) 
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.41839 – Longitudine 11.72340

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FONTI

Bibliografia

G. Contini, La memoria divisa, Milano, Rizzoli, 1997

G. Fulvetti, Uccidere i civili. Le stragi naziste in Toscana (1943-1945), Roma, Carocci, 2009

S. Gallorini, La memoria riunita. Il partigiano “Renzino” e Civitella tra bugie silenzi e verità, Arcidosso, Edizioni Effigi, 2013

Quando le nostre città erano macerie. Immagini e documenti sulle distruzioni belliche in provincia di Arezzo (1943-1944), a cura di N. Labanca, Montepulciano, Editori del Grifo, 1988

29 giugno-16 luglio 1944. Il fronte a San Pancrazio. 50 Anniversario dell’eccidio, a cura di M. Romano, Bucine, Il Bruco, 1994

Sitografia

Civitella in Val di Chiana 29.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 17/7/2025

Comune di Civitella in Val di Chiana, scheda pubblicata sul sito www.regione.toscana.it consultato il 17/7/2025

Lapide della terrazza dell’eccidio di Civitella, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 16/7/2025

Monumenti della terrazza dell’eccidio di Civitella, scheda pubblicata sul sito resistenzatoscana.org consultato il 17/7/2025

Monumento “Pietà del Giugno 1944” di Civitella in Val di Chiana (AR), scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 16/7/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 29/6/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: popolazione civile

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che fu inaugurata il 29/6/1969

Autore/i: Antonicelli Franco (testo della lapide); Moschi Mario (bassorilievo)

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

contatti

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