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Tra i 1.200 nomi che costellano il “muro della memoria”, nel Parco della Memoria e della Pace di Fondotoce (Verbania) figura il nome del giovane Antonio Di Dio, fratello minore del noto Alfredo Di Dio.
Antonio nasce in Sicilia, a Palermo, il 17 marzo 1922 e si trasferisce con la famiglia a Cremona all’età di cinque anni per via del lavoro del padre. Iscritto all’Azione Cattolica della parrocchia di Sant’Agostino, dopo aver conseguito la maturità classica si dedica allo sport con ottimi risultati, divenendo campione nazionale nella pratica del Fioretto.
Il giovane frequenta la Regia accademia militare a Modena dove raggiunge il grado di sottotenente. Inquadrato nel 114° reggimento di fanteria “Mantova”, stanziato in Calabria, decide poi di iscriversi alla Scuola di applicazione a Parma per diventare ufficiale.
Alla notizia dell’armistizio decide di non arrendersi ai tedeschi ed oppone Resistenza…
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…catturato riesce a fuggire e a portarsi a Cavaglio d’Agogna – in provincia di Novara – per raggiungere il fratello, anch’egli intenzionato a resistere all’ex alleato nazista. I fratelli Di Dio vengono presto indirizzati nella zona del Cusio, all’estremità del lago d’Orta, in Valstrona. Antonio ed Alfredo Di Dio, noti come i fratelli “Diala”, qui danno vita ad una prima banda partigiana che prende il nome di “Massiola”, dal nome della località sulla quale si trovano ad orbitare. Ben presto vengono in contatto con altri gruppi di resistenti locali, tra i quali il più organizzato è quello di Filippo Maria Beltrami “il Capitano”. Le esigenze della guerriglia ed un indirizzo comune spingono fratelli siciliani e Beltrami ad organizzarsi e ad unire le forze: dalla fusione delle due bande nasce la “Brigata patrioti Valstrona”. La formazione, con Beltrami come comandante e Alfredo Di Dio come vice, diventa ben presto una spina nel fianco per i nazifascisti. Accanto ad azioni dimostrative, come la momentanea occupazione della cittadina lacustre di Omegna, vengono effettuati colpi di mano volti al recupero di armi, viveri e vestiario. Frequenti diventano gli scontri con le pattuglie nazifasciste. Nel periodo in cui le forze della Resistenza locale nascono, si fondono e si spostano, la “Patrioti Valstrona” crea collegamenti con altre realtà analoghe situate nelle vallate vicine; significativo è il supporto dato dai partigiani di Beltrami ai “colleghi” delle brigate valsesiane comandate da Vincenzo Moscatelli “Cino” nella seconda metà di gennaio del 1944. Proprio in questo contesto Antonio Di Dio si distingue nel corso dell’azione. Aldo Aniasi – ai tempi combattente nelle brigate Garibaldine e dopo la guerra sindaco della città di Milano – ad un certo punto dei combattimenti ricorda di essersi trovato a condividere la postazione di fuoco con il giovane Antonio Di Dio.
L’accresciuta forza della Resistenza locale induce tedeschi e fascisti ad organizzare dei rastrellamenti volti ad annientare la formazione comandata da Filippo Beltrami. Al principio di Febbraio del 1944 la Brigata partigiana, sottoposta alla crescente pressione nemica, è costretta a spostarsi nella valle dell’Ossola. In diversi tra i partigiani abbandonando la formazione, mentre un combattivo nucleo rimane con il proprio comandante.
La notte tra il 12 ed il 13 febbraio 1944 la “Brigata patrioti Valstrona” viene accerchiata da ingenti truppe tedesche nell’abitato di Megolo, una frazione del comune di Pieve Vergonte. Una parte degli uomini riesce a disimpegnarsi dallo scontro guadagnando la montagna mentre un’altra parte di essi, composta dallo “stato maggiore” della formazione, si trova – probabilmente per volontaria decisione – a resistere in un violento scontro a fuoco con forze tedesche soverchianti. Filippo Beltrami, Antonio Di Dio, Giovanni Citterio “Redi”, Gaspare Pajetta, Carlo Antibo, Paolo Bassano Bressani, Aldo Carletti, Angelo Clavena, Bartolomeo Creola, Cornelio Gorla, Paolo Marino ed Elio Toninelli cadono in combattimento.
Si tratta di un colpo tremendo per la Resistenza locale, la quale tuttavia erge il sacrificio della battaglia di Megolo a motivo per continuare la lotta contro i nazifascisti.
Il fratello di Antonio Di Dio, Alfredo, in quel frangente non si trova a Megolo e dunque si salva dal tragico combattimento; fonderà in seguito la “Valtoce”, formazione partigiana tra le dirette protagoniste, sette mesi più tardi, delle vicende della Repubblica partigiana dell’Ossola.
Antonio Di Dio viene decorato con la medaglia d’oro al valore militare alla memoria.
Luca Zanotta
Localizzazione
Indirizzo: Strada senza nome
Comune: Pieve Vergonte
Provincia: Verbano Cusio Ossola (VCO)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 45.989662 – Longitudine 8.302772
FONTI
Bibliografia
P. Bologna, La battaglia di Megolo, Istituto per la storia della Resistenza in Provincia di Vercelli, Borgosesia, 1979
E. Massara, Antologia dell’antifascismo e della Resistenza novarese, Novara, Grafica Novarese, 1984
R. Chiarini, Alfredo e Antonio Di Dio: due giovani nella guerra partigiana dell’Ossola (1943-1944), Cremona, Comune di Cremona, 1982
Sitografia
Di Dio Antonio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 15/7/2025
La battaglia di Megolo, scheda pubblicata sul sito www.isrn.it consultato il 13/7/2025
G. Nigro, La madre di Alfredo e Antonio Di Dio medaglie d’oro della Resistenza, articolo pubblicato sul sito www.societastoricasaronnese.it consultato il 13/7/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data/e evento: 13/2/1944
Cognome / Nome: Antibo Carlo; Beltrami Filippo Maria; Bressani Bassano; Carletti Aldo; Citterio Gianni; Clavena Angelo; Creola Bortolo; Di Dio Antonio; Gorla Emilio; Marino Paolo; Pajetta Gaspare; Toninelli Elio
Formazioni d’appartenenza: Brigata Patrioti Valstrona
Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che fu inaugurata il 13/2/1984
Autore/i: non determinabile
Note: monumento visibile e liberamente accessibile
contatti
ANTONIO DI DIO
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