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Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1944, poco prima che gli angloamericani entrassero a Roma, liberandola così dal giogo nazifascista, gli occupanti tedeschi iniziarono ad abbandonare la città. Dal carcere e dalla caserma delle SS in via Tasso 145, luogo tristemente noto perché vi furono rinchiusi e seviziati brutalmente oltre 2000 antifascisti romani, si misero in marcia, alla volta di Verona, due camion carichi di prigionieri. Uno dei due automezzi, per un guasto o per un sabotaggio, non riuscì a partire: si salvarono così, fra gli altri, la staffetta partigiana Iole Mancini (1920-2024), il combattente e docente Arrigo Paladini (1921-1991), l’artista e resistente socialista Sergio Ruffolo (1916-1989). Il secondo camion, invece, un Fiat Spa 38, procedette senza intoppi verso nord; nelle prime ore del 4 giugno 1944 si fermò in aperta campagna, al chilometro 14 della via Cassia, in località La Storta; qui i nazisti rinchiusero i quattordici prigionieri nel fienile della tenuta della Spizzichina di proprietà di Carlo Grazioli, ingegnere e vicepresidente della Cassa di risparmio di Roma, requisita dagli occupanti e divenuta un comando militare per fronteggiare gli Alleati.
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In serata, poco prima del crepuscolo, i tedeschi condussero gli ostaggi in una radura lì a fianco e il sottotenente delle SS Hans Kahrau li uccise con un colpo di arma da fuoco alla testa: le salme delle quattordici vittime (dodici italiani, un polacco e un ungherese, di età compresa tra i ventidue e i sessantaquattro anni) vennero abbandonate nel boschetto, e rinvenute pochi giorni dopo da alcuni contadini. Trasportate all’ospedale di Santo Spirito, ove vennero ricomposte e riconosciute da parenti e amici, le solenni esequie collettive si tennero nella Chiesa del Gesù.
Queste le identità dei martiri de La Storta. Gabor Adler (Satu Mare 1919), di famiglia ebrea, nato nella Transilvania ungherese ceduta, con il Trattato di Trianon del 1920, alla Romania; assieme ai parenti si trasferì dapprima a Merano, poi in Germania e a Milano. Agli albori della Seconda guerra mondiale si recò in Algeria per sfuggire all’internamento a seguito dell’emanazione delle leggi razziali; nel febbraio 1942 venne arruolato dai servizi segreti inglesi nei Pioneer corps, con il nome “John Armstrong” e con il grado di capitano. Come agente dello Special operations executive (Soe), partecipando all’operazione “Moselle” sbarcò in Sardegna il 10 gennaio 1943, ma venne presto arrestato dai nazifascisti che, il 1° maggio, lo incarcerarono a Roma a Regina Coeli, per poi essere spostato in via Tasso 145. Gabor Adler è stato identificato solamente nel 2009: inizialmente era stato genericamente definito “inglese sconosciuto”.
Eugenio Arrighi, nato in Honduras, fu tenente dell’Esercito; fece parte della “Missione Nino/La Fonte Chain”, e venne arrestato dai tedeschi il 5 maggio 1944 a Roma, in piazza Bologna.
Frejdrik Borian, ebreo di origini polacche, di professione ingegnere, militò nel Partito socialista italiano e, con il nome di battaglia “Raffaele”, nelle brigate “Matteotti”; venne fermato dai nazisti nel maggio del 1944.
Alfeo Brandimarte (Loreto 1906), ingegnere meccanico laureatosi a Torino, come ufficiale di marina partecipò alla guerra d’Etiopia; durante la Resistenza, organizzò le comunicazioni radiotelegrafiche del fronte militare clandestino e collaborò con la 5a Armata americana. A seguito di una delazione, venne arrestato nell’Urbe il 25 maggio 1944. Nel 1945 è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Ufficiale superiore delle Armi Navali di eccezionali doti morali e tecniche, pervaso da profondo amor Patrio, iniziava sin dai primi giorni dopo l’armistizio la sua coraggiosa opera nel fronte clandestino di resistenza. Superando immani difficoltà, riusciva, con scarsi mezzi da lui stesso abilmente apprestati, ad effettuare vari collegamenti r.t. con le autorità nazionali ed alleate dell’Italia liberata. Durante nove mesi la sua fattiva opera veniva svolta con coraggio e abnegazione malgrado ripetutamente ricercato dalle Autorità germaniche. Arrestato in seguito a delazione, subiva atroci sevizie e perdeva la sua vita dedicata al bene della Patria nella località di La Storta, il 3 giugno, barbaramente trucidato dai tedeschi”.
Bruno Buozzi nacque nel 1881 a Pontelagoscuro (Ferrara); obbligato a interrompere gli studi dopo le scuole elementari, lavorò come meccanico aggiustatore. Trasferitosi a Milano, fu operaio specializzato alle officine “Marelli” e, successivamente, nella ditta “Bianchi”; nel 1905 si iscrisse al sindacato degli operai metallurgici e al Partito socialista italiano, aderendo alla fazione riformista. Più volte eletto deputato nei ranghi dei socialisti, nel 1926 espatriò in Francia e, aggregatosi alla Concentrazione antifascista, proseguì la propria attività contro il regime mussoliniano. Durante la guerra civile spagnola, per conto dei socialisti Buozzi organizzò e inviò aiuti alla Repubblica democratica; trasferitosi a Tours, nel 1941 venne arrestato dai tedeschi a Parigi e spedito dapprima in Germania, successivamente in Italia, dove venne confinato a Perugia per un paio di anni. Nell’estate del 1943, caduto il regime fascista, venne nominato dal governo Badoglio commissario alla Confederazione dei sindacati dell’industria, accanto al democristiano Gioacchino Quarello e al comunista Giovanni Roveda. Ricercato dalla polizia nazista, la sera del 13 aprile 1944 venne fermato a Roma, in un appartamento in viale dei Re, con in tasca documenti falsi di copertura; portato nelle carceri di via Tasso, venne subito identificato e rinchiuso assieme ad altre sette persone nella cella numero 6 al secondo piano. Il Comitato di liberazione nazione (Cln) di Roma tentò inutilmente di organizzare l’evasione dalle prigioni di Bruno Buozzi. Si scoprì poi che, nelle intenzioni iniziali, Buozzi non sarebbe dovuto morire, poiché Mussolini avrebbe voluto irretirlo e convincerlo ad avviare la cogestione nelle fabbriche occupate.
Luigi Castellani (Roma 1904), usciere capo del gabinetto del Ministero dell’Interno e apprezzato xilografo, iscritto al Partito socialista italiano, combatté nelle brigate “Matteotti”; venne arrestato nella Capitale il 4 aprile 1944 mentre aiutava il cognato Luigi Ceci, ricercato dai fascisti, a nascondersi in un convento.
Vincenzo Conversi, di professione ragioniere, collaborò come radio operatore con l’Office of strategic services (Oss), l’Ufficio informazioni dell’esercito statunitense; probabilmente fu partigiano delle brigate “Matteotti”.
Il meccanico autista Libero De Angelis (Roma 1922), originario del quartiere della Garbatella, militò nel Partito socialista italiano e, lottando nelle brigate “Matteotti”, partecipò a missioni informative e di collegamento nonché ad azioni di sabotaggio contro i nazifascisti. Denunciato come spia, fu arrestato dai tedeschi il 3 aprile 1944. Dopo la sua morte, è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.
Edmondo Di Pillo, nato a Pepoli (Pescara) nel 1904, fu ingegnere e direttore della sede romana della ditta “Bombrini Parodi Delfino”. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, divenne membro del Consiglio direttivo dell’Unione democratica e agente dell’Oss, instaurando contatti con la 5a Armata americana. Arrestato, assieme alla moglie, il 23 maggio 1944 in via Eleonora Duse 53 a Roma, venne brutalmente torturato nel carcere di via Tasso. Nel 1944 è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Ufficiale di complemento non in servizio prendeva subito dopo l’armistizio contatto con gli agenti del servizio informazioni della 5° armata americana e prestava volontaria continua opera di collaborazione, compiendo numerose difficili e rischiose missioni. Iniziatosi il trasporto clandestino sul litorale di agenti segreti e dì radiotelegrafisti assumeva la direzione delle relative operazioni. In vista dello sbarco degli Alleati ad Anzio svolgeva azione delicata, intelligente e pericolosissima onde evitare la distruzione di importanti impianti idroelettrici ed assicurarne la rapida occupazione da parte dei patrioti. Arrestato dalle SS tedesche veniva rinchiuso in prigione assieme alla moglie e poi barbaramente trucidato. Fulgido esempio di patriottismo e di consapevole audacia”.
Pietro Dodi (Firenze 1880), generale di cavalleria e presidente della Compagnia importazione esportazione equini, durante la Grande guerra combatté nel reggimento Cavalleggeri di Lucca; dal 1921 insegnò alla Scuola militare di applicazione d’arma. Nel 1943 divenne partigiano della formazione “Rosi” del Fronte militare clandestino di resistenza; fu fermato dai tedeschi il 15 maggio 1944, in via Raffaello Cadorna 13, e ferocemente seviziato. Nel 1944 è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione: “Generale di cavalleria della riserva fu tra i primi organizzatori del fronte clandestino di resistenza, animato sempre da altissimo amor di Patria. Sebbene attivamente ricercato dalla polizia nemica, continuò la sua fattiva opera di organizzatore e di animatore, incurante dei rischi cui continuamente si esponeva. Tratto in arresto dalle SS germaniche fu sempre un magnifico esempio di calma e di coraggio per i propri compagni di prigionia che instancabilmente incitava a mantenersi fieri e a non cedere alle lusinghe e alle minacce degli aguzzini nemici. Durante i numerosi e atroci interrogatori, nei quali non gli furono risparmiate le sevizie più inumane, non lasciò trapelare nemmeno il minimo particolare della sua organizzazione, deciso a sacrificare solo la sua persona pur di salvare i suoi collaboratori che lottavano per il bene della Patria. Durante l’abbandono di Roma da parte delle truppe tedesche, fu barbaramente trucidato dagli agenti della «Gestapo», che sfogarono così il loro livore contro questa nobile figura di italiano e di soldato”.
L’avvocato civilista Lino Salvatore Eramo nacque nel 1895 a Gioia del Colle (Bari); invalido di guerra, collaborò con il quotidiano romano “Il Messaggero”. Venne arrestato a Roma il 20 maggio 1944 poiché ritenuto cooperatore dei resistenti.
Il tipografo Alberto Pennacchi (Roma 1907), iscritto al Partito socialista italiano, partigiano delle brigate “Matteotti”, fu fermato dai nazisti il 7 aprile 1944 al ponte Garibaldi, mentre trasportava armi e munizioni.
Capitano dell’Esercito italiano, Enrico Sorrentino fu in collegamento con l’Oss e prese parte ad azioni di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi; venne arrestato in seguito a delazione.
Il maestro elementare Saverio Tunetti (Palermo 1913), militante del Partito socialista italiano, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 entrò nelle brigate “Matteotti”; venne imprigionato dai nazisti agli inizi di maggio 1944 per aver esposto una bandiera rossa, per la Festa dei lavoratori, in piazza Melozzo da Forlì. Rinchiuso nella caserma di via Tasso, fu sottoposto a feroci sevizie.
A Roma, i martiri dell’eccidio de La Storta sono commemorati da due lapidi. In via Giulio Galli, all’incrocio con la via Cassia, nel quartiere La Giustiniana, il 4 giugno 1949 il Comune di Roma ha inaugurato una lastra in marmo chiaro screziato, che reca incisa la scritta “DEMMO / LA VITA / PER LA LIBERTÀ / 4 GIUGNO 1944”, seguita dall’elenco dei nomi delle vittime. In fondo a via Antonio Labranca, nei pressi del numero civico 65, nel punto dove vennero trucidati i quattordici antifascisti, è stato posto un cippo in pietra scabra con l’iscrizione “ALLA MEMORIA” e, a seguire, i nomi dei resistenti; Gabor Adler, all’epoca del monumento non ancora riconosciuto, è indicato semplicemente come “INGLESE SCONOSCIUTO”. Lì a fianco, il 4 giugno 2009 è stata messa una targa marmorea sulla quale si legge “L’INGLESE SCONOSCIUTO / È STATO IDENTIFICATO IN / GABOR ADLER / CAPT. JOHN ARMSTRONG”.
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: via Antonio Labranca, 65
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.99175 – Longitudine 12.40589
FONTI
Bibliografia
G. Mammarella, Bruno Buozzi (1881-1944). Una storia operaia di lotte, conquiste e sacrifici, Roma, Ediesse, 2014
I. Musiani, Il cammino della Libertà. I martiri a “La Storta” 4 giugno 1944, Roma, Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri caduti per la Libertà della Patria, 1994
P. Tompkins, Una spia a Roma, Milano, il Saggiatore, 2002, p. 358
Sitografia
A. Lombardi, Finalmente ha un nome il quattordicesimo assassinato a La Storta, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 2/5/2025
A. Osti Guerrazzi, La Storta, Roma, 4 giugno 1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 2/5/2025
S. Pulvirenti, 4 giugno 1944: l’eccidio di La Storta, articolo pubblicato sul sito sarastampa.wordpress.com consultato il 2/5/2025
Bruno Buozzi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 2/5/2025
La Storta – cenni storici, articolo pubblicato sul sito www.viatieri.it consultato il 2/5/2025
Le vittime, scheda pubblicata sul sito www.eccidiolastorta.it consultato il 2/5/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 4/6/1944
Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte
Formazioni d’appartenenza: Partito socialista italiano; brigate “Matteotti”; Fronte militare clandestino di resistenza
Data lapide: non determinabile; 4/6/2009 (targa dedicata a Gabor Adler)
Autore: non conosciuto
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
contatti
CIPPO IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DE LA STORTA A ROMA
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