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COMPLESSO MONUMENTALE ALLA MEMORIA DI ALFREDO DI DIO E ATTILIO MONETA

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In un tratto ormai in disuso della strada statale 631 che percorre la valle Cannobina, più precisamente nella località Sasso di Finero, un complesso monumentale, composto da due lapidi, un cippo, un busto ed un ritratto in bassorilievo, ricorda le figure del comandante Alfredo di Dio e del colonnello Attilio moneta. 

Settembre-ottobre 1944. Per circa una quarantina di giorni un lembo di Piemonte, incastonato tra le alpi è liberato dalla presenza nazifascista. L’esperienza di autogoverno partigiano attuata in quei territori – la valle dell’Ossola – avrà modo di consegnare alla storia uno dei più noti casi di zone libere della Resistenza.
La “repubblica partigiana dell’Ossola”, insieme ai casi della Carnia e di Montefiorino, rappresenta una delle esperienze più compiute di autogoverno partigiano nel contesto dell’Italia occupata dai nazisti. Al di là della durata di quell’esperimento democratico, dei risultati conseguiti e delle aspirazioni in esso riposte, un grande valore è attribuito alla vicenda dal gruppo di antifascisti che si rese protagonista dell’amministrazione del territorio liberato. 

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Dalla confinante Svizzera fu infatti possibile richiamare importanti esuli antifascisti che o fecero parte della Giunta Provvisoria di Governo – GPG oppure ne furono diretti collaboratori. Eppure, nonostante gli sforzi tesi a prefigurare l’Italia del futuro, anche la Repubblica dell’Ossola seguirà il medesimo destino che caratterizza tutte le zone libere, ovvero la riconquista per mano nazifascista.

Le possibilità di difendere il territorio ossolano sono scarse per vari e differenti motivi. In primo luogo le forze partigiane impegnandosi nella difesa “statica” di linee rigide – i confini della piccola repubblica ribelle – perdono la loro caratteristica principale, ossia l’estrema mobilità che le contraddistingue. Il partigiano non è addestrato per resistere all’urto di una forza regolare. In secondo luogo i partigiani non dispongono delle risorse necessarie – in termini di munizionamento, armi pesanti, viveri e vestiario – per difendersi per più di qualche ora. Accanto a questi problemi, di ordine estremamente pratico, ne coesistono di ulteriori, altrettanto complessi. Durante il periodo della Repubblica partigiana viene creato – o perlomeno si tenta – un Comando Unico militare, ovvero un organismo avente il compito di coordinare le varie formazioni partigiane entro i confini della zona libera. Resistenze, timori ideologici, malumori di vario tipo e protagonismi personali finiscono per rendere il Comando Unico Zona Ossola – CUZO, estremamente inefficiente, per dirla anzi con le parole di uno dei suoi protagonisti «una barca che fa acqua da tutte le parti».

Quando ai primi di ottobre l’attacco nazifascista volto alla riconquista dell’Ossola viene sferrato in tutta la sua violenza, tutte le variabili appena citate finiscono per condizionare pesantemente le già scarse possibilità di difendersi della piccola repubblica partigiana. 

I tedeschi ed i fascisti attaccano il territorio seguendo delle direttive precise, in particolare sfruttando i corridoio di entrata del fondovalle in due punti: la stessa valle dell’Ossola, giungendo da Fondotoce e la valle Cannobina, importante ingresso laterale ai territori controllati dai partigiani. Proprio i fatti della Val Cannobina finiscono per connotare quella che in definitiva è una ritirata con i colori della tragedia. 

Tra i comandanti più celebri all’interno del territorio della Zona liberata vi è Alfredo Di Dio, nome di battaglia “Marco”. Giovane militare di carriera cattolico di origini siciliane, egli giunge in ossola nell’autunno del 1943 insieme al fratello Antonio ed entra a far parte di una delle prime bande della zona, posta al comando di Filippo Beltrami. In seguito alla distruzione dello stato maggiore di questa prima formazione nella battaglia di Megolo nel febbraio 1944 – nella quale cadono combattendo il fratello Antonio e lo stesso Beltrami – Alfredo Di Dio darà vita alla “Valtoce”, formazione che diviene in seguito divisione. Si tratta di una realtà partigiana connotata da un forte militarismo, dall’anticomunismo e legata agli ambienti cattolici, la quale arriva ad essere una delle formazioni più importanti del territorio. Proprio la “Valtoce”, insieme alla “Divisione Valdossola” – altra formazione autonoma orbitante sul lato destro dell’Ossola – si rende protagonista degli accordi che conducono alla liberazione della città di Domodossola il 10 settembre 1944 e, dunque, alla creazione della celebre Repubblica partigiana. 

Nei giorni dell’attacco nazifascista Alfredo Di Dio si reca nel paese di Malesco, insieme al comandante della Guardia Nazionale della Zona Liberata Attilio Moneta. È l’11 ottobre 1944. La ricostruzione degli avvenimenti in quei concitati momenti non è del tutto chiara ancora oggi ma l’epilogo è noto: il giorno 12 ottobre 1944 una piccola colonna partigiana, della quale fanno parte Di Dio e Moneta, si reca in ricognizione nella valle Cannobina per poi cadere in un’imboscata nei pressi della Gola di Finero. Alfredo Di Dio e Attilio Moneta vengono colpiti dal fuoco di un reparto tedesco ben posizionato mentre si trovano a piedi sulla strada statale: vengono uccisi entrambi. Per la Resistenza locale si tratta di un duro colpo e la “Divisione Valtoce” perde il suo comandante in un momento complicato. Alla guida della divisione subentra Eugenio Cefis “Alberto”, sino ad allora vice comandante di Di Dio.

Per decenni le dinamiche dell’azione in cui perdono la vita Di Dio e Moneta sono state oggetto di accuse, velate e meno, tra le formazioni partigiane locali. Sul banco degli imputato sarebbero finiti i partigiani della “Cesare Battisti”, brigata che avrebbe in quei momenti dovuto tenere posizioni difensive in Val Cannobina. L’abbandono delle postazioni da parte degli uomini della Cesare Battisti, senza avvisare gli altri reparti, avrebbe portato la colonna partigiana di Di Dio a ritenere la via ancora sicura e a cadere nell’imboscata. Al netto della validità delle accuse o delle difese, la morte di Di Dio finisce per legare il nome del giovane comandante, e quello del fratello, alla valle dell’Ossola in modo indelebile. Alfredo ed Antonio di Dio sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Gola di Finero
Indirizzo:  SS631 di Valle Cannobina
Comune: Malesco
Provincia: Verbano-Cusio-Ossola (VCO) 
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 46.10071 – Longitudine 8.5498

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FONTI

Bibliografia

A. Azzari, L’Ossola nella Resistenza Italiana, Domodossola, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, 1954

A. Del Boca, La repubblica partigiana dell’Ossola, Centro Studi Piero Ginocchi, 2004

E. Massara, Antologia dell’antifascismo e della resistenza nel novarese: uomini ed episodi della lotta di liberazione, Novara, Tipolitografia Grafica novarese, 1984

Ne valeva la pena. Dalla “Repubblica” dell’Ossola alla Costituzione repubblicana, a cura di A. Aniasi, Milano, M&B Publishing, 1997

Sitografia

Antonio Di Dio, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 12/7/2025

Attilio Moneta, scheda pubblicata sul sito www.repubblicadellossola.it consultato il 12/7/2025

Di Dio Alfredo, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 12/7/2025

Di Dio Alfredo, scheda pubblicata sul sito www.movm.it consultato il 12/7/2025 

Di Dio Antonio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 12/7/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 12/10/1944

Cognome / Nome: Di Dio Alfredo; Moneta Attilio

Formazioni d’appartenenza: Divisione Valtoce; Guardia Nazionale della zona liberata dell’Ossola

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: il monumento è visibile e liberamente accessibile

contatti

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