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CROCE DEGLI ALPINI SUL MONTE MARRONE

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Sulla cima del Monte Marrone, in provincia di Isernia, trova posto un complesso monumentale dedicato agli alpini che qui combatterono tra la fine di marzo ed i primi giorni di aprile del 1944: sopra un basamento di pietra è posizionata una croce in ferro sulla quale si trovano un’aquila bronzea ed una targa che recita «TUT PER L’ITALIA. BTG ALPINI “PIEMONTE”. 1944-1974»; non troppo distante, alle pendici del Monte, un monumento ad opera dello scultore ed ex alpino Vittorio Piotti ricorda il contributo offerto dal Corpo Italiano di Liberazione – CIL nella Guerra di liberazione. Il monumento è costituito da venti blocchi di pietra, sopra ognuno dei quali campeggia il nome di una regione italiana. Sul lato sinistro della composizione si trovano tre croci in metallo, riportanti rispettivamente le diciture «INRI», «Libertà e «Bandito». Davanti alla struttura è posizionata la scultura di un’aquila, anch’essa in materiale metallico, nell’atto di strappare le catene dell’oppressione.

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Al principio della primavera le forze alleate non riescono a sfondare le difese tedesche – la celebre “Linea Gustav” – ed i violenti e ripetuti scontri per il controllo di Montecassino dimostrano anzi la tenacia della resistenza nazista. Il 1° Raggruppamento motorizzato – allora alle dipendenze del Corpo di Spedizione Francese in Italia – si trova in quel periodo nei pressi del fronte, sul gruppo montuoso delle Mainarde. 

Il Generale Umberto Utili, comandante del raggruppamento, è fiducioso delle capacità dei propri uomini ed avanza al comando francese l’ipotesi di un attacco alla cima di Monte Marrone ad opera dei reparti italiani. La posizione tenuta dai tedeschi in quota è un importante punto d’osservazione. Utili riceve il benestare dei superiori e l’operazione può essere pianificata nel dettaglio. 

I soldati incaricati di attaccare le postazioni tedesche appartengono al battaglione “Piemonte”; spetta invece al CLXXXV battaglione paracadutisti della “Nembo” – anch’esso inquadrato nel 1° corpo motorizzato – il compito di proteggere il fianco sinistro dei reparti alpini da possibili manovre tedesche. Il comando francese però temporeggia, cercando di rimandare l’azione italiana. I francesi non intendono lasciare mano libera agli uomini di Utili, probabilmente perché il ricordo della campagna d’aggressione subita nel 1940 è ancora vivo. Tuttavia proprio in quei giorni il 1° Raggruppamento viene posto alle dipendenze del Comando Polacco e l’attacco può dunque avere luogo. Il tutto deve svolgersi in massima segretezza, poiché gli alleati non intendono stimolare l’afflusso di rinforzi tedeschi nel settore. Dal momento che l’assalto deve sfruttare l’effetto sorpresa, viene stabilito che i soldati italiani scalino le aspre pareti dinanzi alle postazioni tedesche senza farsi individuare: il nemico non si aspetta che un attacco provenga da quella direzione.

Alle ore 03:30 del 31 marzo 1944 i soldati del battaglione “Piemonte”, preceduti dai loro esploratori, partono con il buio, portando con sé solamente armi leggere e bombe a mano. L’azione si svolge in modo perfetto: dopo essersi raggruppati nei luoghi prestabiliti sulla cima alle 06:00 del mattino, nel silenzio più totale, i soldati italiani entrano nelle postazioni nemiche. I tedeschi sono increduli e si arrendono dopo un breve scontro: alle 10 del mattino Monte Marrone è in mano italiana. Nei giorni successivi viene allestita una linea difensiva per consolidare la posizione strategica conquistata. La controffensiva nazista per riprendere la cima del viene lanciata la notte del 10 aprile. I soldati tedeschi, preceduti da tiro di artiglierie, lanciano l’attacco alle postazioni tenute dagli alpini; per qualche ora la notte è illuminata dalle raffiche dei mitra, dai razzi illuminanti e dallo scoppio delle bombe a mano. Gli italiani resistono e l’arrivo di un’unità di supporto interrompe definitivamente le speranze tedesche di riprendere la cima. Se sotto il punto di vista tattico l’azione ha un significato modesto, questa rappresenta comunque un’importante tappa sulla strada del riconoscimento del ruolo dei militari italiani nel contesto della liberazione dell’Italia centro-meridionale. Proprio l’ottima prova fornita dai soldati del 1° raggruppamento motorizzato convince il Comando Supremo Alleato a creare, partendo da esso, il Corpo Italiano di Liberazione.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Cima del Monte Marrone 
Indirizzo: Cima del Monte Marrone
Comune: Rocchetta a Volturno 
Provincia: Isernia (IS) 
Regione: Molise
Coordinate geografiche: Latitudine 41.63336 – Longitudine 14.00789

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FONTI

Bibliografia

C. Vallauri, Soldati: le forze armate italiane dall’armistizio alla liberazione, UTET, 2003

Sitografia

Battaglia di Monte Marrone, scheda pubblicata sul sito www.liberationroute.com consultato il 26/6/2025

M. Coltrinari, 31 marzo 1944: Monte Marrone, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 23/6/2025

Monte Marrone: Monumento al Corpo italiano di Liberazione, scheda pubblicata sul sito www.italianostra.org consultato il consultato il 23/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 31/3/1944 – 10/4/1944

Cognome / Nome: Utili Umberto

Formazioni d’appartenenza: Alpini battaglione “Piemonte”, 1° Raggruppamento motorizzato, Divisione paracadutisti “Nembo”, 1° Raggruppamento motorizzato; Corpo Italiano di Liberazione 

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo i monumenti furono inaugurati il 31/3/1974

Autore/i: Piotti Vittorio per il monumento al CIL

Note: entrambi i monumenti sono visibili e liberamente accessibili

Dal luogo dell’eccidio comincia il “Sentiero Chiovini”, itinerario escursionistico che si sviluppa tra i sentieri della Val Grande

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