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All’interno del Tiro a segno nazionale di Cibeno, nel comune di Carpi, un monumento è posto nel luogo in cui i nazisti assassinarono 67 oppositori nel luglio del 1944. Qui una lastra di pietra squadrata riporta inciso: un’azione ostile nei confronti dei militari tedeschi ha delle conseguenze su persone che in quell’azione non sono minimamente coinvolte.
AI 67 MARTIRI
DI FOSSOLI
12 LUGLIO 1944
IL C.L.N. DI CARPI
I COMPAGNI DELL’A.N.P.P.I.A.
Nei luoghi occupati dalle truppe tedesche – non esclusivamente in Italia – è ampio il ricorso nazista all’applicazione della rappresaglia. Il concetto è semplice nel suo essere intrinsecamente criminale: un’azione ostile nei confronti dei militari tedeschi ha delle conseguenze su persone che in quell’azione non sono minimamente coinvolte.
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Secondo questa logica, alla base di diverse stragi compiute dai militari tedeschi in Italia, un attentato che provochi la morte od il ferimento di un soldato germanico si può tradurre nella fucilazione di prigionieri politici, nella distruzione di centri abitati e nel massacri degli abitanti degli stessi. La rappresaglia è una misura tanto mirata a far ricadere la “colpa” della stessa sui partigiani, quanto a terrorizzare la popolazione che, in questo modo, diventa timorosa nell’offrire sostegno alla causa della resistenza. Tra le rappresaglie più tristemente note sul territorio italiano spicca quella seguita all’attentato di via Rasella del marzo 1944: per 33 soldati tedeschi caduti nell’attentato dinamitardo vengono fucilati alle fosse ardeatine 335 prigionieri detenuti nelle carceri romane. D’altro canto vi sono casi in cui le azioni partigiane vengono utilizzate semplicemente come pretesto per compiere stragi già pianificate, come accade per i fucilati di Fossoli.
In quell’occasione la rappresaglia – dichiarano i nazisti – è la risposta ad un attentato partigiano avvenuto il 25 giugno precedente in un bar di Genova; più realisticamente l’eliminazione dei reclusi è legata al fatto che il campo di Fossoli non è più giudicato dai tedeschi luogo idoneo alla detenzione. I prigionieri giudicati più “pericolosi” devono essere eliminati.
La sera dell’11 luglio 1944, il comandante del campo di concentramento di Fossoli, Karl Friedrich Titho, fa comunicare a 71 prigionieri presenti nella struttura il loro imminente trasferimento in Germania. Il gruppo è costituito appunto da “oppositori politici” provenienti da oltre 10 regioni: la maggior parte dalla Lombardia, seguita in ordine di numero dall’Emilia-Romagna, dal Piemonte e dalla Liguria. I prigionieri forse non dubitano della veridicità di ciò che gli viene detto, poiché non vi è nulla di nuovo in essa: tanti compagni sono già partiti per essere destinati ai campi di concentramento nazisti nel cuore dell’Europa. Eppure quella stessa sera, nel poligono di tiro di Cibeno, i militari tedeschi hanno costretto altri prigionieri – non oppositori politici bensì internati ebrei – a scavare delle fosse: servono a contenere i corpi delle vittime di un massacro già deciso.
Il 12 luglio, alle ore 04:00, sono 69 gli individui radunati per il fantomatico “trasferimento”; dalla lista dei 71 infatti un nome viene depennato dalle SS, mentre un secondo individuo – Teresio Olivelli – riesce a nascondersi all’interno dello stesso campo di concentramento. I prigionieri vengono fatti salire sui camion e condotti, in tre viaggi distinti, al poligono di Cibeno, distante circa 3 km dal campo. Ha inizio l’eccidio, del quale si rendono responsabili reparti delle Schutzstaffel – SS. Gli sventurati sono posti sul limitare delle fosse preparate in precedenza ed assassinati a colpi di arma da fuoco. Due prigionieri, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina, riescono audacemente a sfuggire alla carneficina lanciandosi in una corsa tra i campi. Le vittime sono complessivamente 67, di età compresa tra i 16 ed i 64 anni e provengono da ben 27 province italiane. I loro corpi vengono riesumati ed identificati solo nel maggio del 1945: il 24 dello stesso mese, presso il Duomo di Milano, si svolgono le esequie solenni per quelli che passano alla storia come i “67 martiri di Fossoli”.
Luca Zanotta
Localizzazione
Indirizzo: via Chiesa di Cibeno, 12
Comune: Carpi
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia-Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.80144 – Longitudine 10.89514
FONTI
Bibliografia
A. M. Ori, C.B. Iacono, M. Montanari, Uomini, nomi memoria: Fossoli, 12 Luglio 1944, Carpi, Stampa Nuovagrafica, 2004
M. Franzinelli, Le stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, 1943-2001, Mondadori, 2002
Sitografia
D. Degli Espositi, Episodio del Poligono del Cibeno, Fossoli, Carpi, 12.07.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 13/7/2025
In memoria delle vittime del campo di concentramento di Fossoli fucilate dalle S.S. al poligono di tiro di Cibeno. 12 luglio 1944, scheda pubblicata sul sito www.fondazionefossoli.org consultato il 13/7/2025
I fucilati al poligono di Cibeno, scheda pubblicata sul sito deportati.it consultato il 13/7/2025
Monumento tiro a segno Carpi, scheda pubblicata sul sito memorialedigitale.it consultato il 13/7/2025
9 luglio, Commemorazione 79° anniversario Strage dei 67 martiri di Fossoli, articolo pubblicato sul sito www.fondazionefossoli.org consultato il 13/7/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data/e evento: 12/7/1944
Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte
Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte
Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa nel 1946
Autore/i: non determinabile.
Note: Il monumento, essendo all’interno del Tiro a segno nazionale di Carpi, non è liberamente accessibile (gli orari sono contingentati in base alle aperture della struttura)
contatti
ECCIDIO DEL CIBENO: LA STRAGE DEI 67 MARTIRI DI FOSSOLI
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