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Nella città metropolitana di Torino, il triangolo di terra racchiuso tra Corso Svizzera, Corso Appio Claudio e via Giovanni Battista Gardoncini, ospita uno dei luoghi simbolo della Resistenza piemontese, il Sacrario del Martinetto.
Si tratta dei resti del poligono di tiro entro il quale, tra il 1943 ed il 1945, la Repubblica sociale italiana – RSI eseguì le condanne a morte decretate nei confronti di partigiani e resistenti a vario titolo.
Un’area localizzata all’interno di ciò che rimane del poligono è adibita al ricordo. Dinanzi al terrapieno avente il compito di fermare le pallottole sparate dal plotone d’esecuzione schierato, trovano posto un cippo commemorativo, una lapide con i nomi dei 59 individui qui uccisi ed una teca di vetro incassata nel muro, la quale contiene i resti carbonizzati di una sedia utilizzata per le esecuzioni.
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Una siepe, posizionata parallelamente al terrapieno di fronte al quale venivano condotti i condannati per essere fucilati, ricorda il luogo in cui veniva schierato il plotone d’esecuzione.
Ciò che emerge leggendo i nomi incisi sulla lapide dei caduti al poligono di tiro del Martinetto è l’estrema eterogeneità del fronte resistenziale. Accanto ad ogni nome viene affiancata la professione del caduto; dal meccanico al generale, dal professore universitario al calderaio, dal militare di carriera al contadino, dal tipografo al geometra.
Entro i confini del poligono trovano la morte diversi personaggi celebri della Resistenza, tra i quali figurano i membri del primo Comitato Militare Regionale Piemontese – CMRP, organo cui spettava il compito di coordinare l’azione delle varie formazioni partigiane sparse nelle vallate della regione. Del Comitato facevano parte rappresentanti del Partito Comunista (l’operaio Eugenio Giambone), del Partito d’Azione (il docente universitario Paolo Braccini), del Partito Socialista (prima l’avvocato Renato Martorelli e poi Corrado Bonfantini), della Democrazia Cristiana (l’avvocato Valdo Fusi) e del Partito Liberale (l’avvocato Cornelio Brosio). Il Comitato è costituito inoltre da militari: un colonnello (Giuseppe Ratti), due generali (Giuseppe Perotti e Raffaello Operti), due maggiori (Lorenzo Pezzetti e Ferdinando Creonti), un capitano (Franco Balbis) ed un tenente di complemento (Silvio Geuna). In qualità di coordinatore del comitato, dopo una breve parentesi che vede Operti alla guida, viene designato Giuseppe Perotti. Egli, ingegnere e generale di Brigata del genio ferrovieri, mette subito in mostra le sue qualità di organizzatore e nel giro di pochi mesi è in grado di porre le basi, insieme ai suoi collaboratori, per la conduzione della lotta armata in territorio piemontese. Tuttavia il CMRP incappa ben presto nelle maglie repressive tedesco-fasciste. Nella primavera del 1944, in seguito all’intensificarsi dell’attività repressiva nei confronti delle organizzazioni clandestine della Resistenza, una serie di arresti scuote la dirigenza antifascista piemontese. In particolare la cattura di Pietro Carlando, rappresentante del Partito Socialista, consente ai nazifascisti di infliggere un colpo mortale al CMRP; il 31 marzo a Torino, nella Sacrestia del Duomo in Piazza San Giovanni, vengono tratti in arresto tutti i membri del Comitato militare. Balbis, Braccini, Brosio, Fusi, Giambone, Geuna e Perotti sono condotti prima in questura per gli interrogatori e successivamente nelle celle delle Carceri Nuove insieme a decine di fermati nelle vie adiacenti al luogo dell’arresto. Il processo che segna i diversi destini dei membri del CMRP e di altri antifascisti catturati in città nello stesso periodo si svolge rapidamente: Mussolini ordina delle punizioni esemplari da definirsi in tempi rapidi. La prima udienza il 2 aprile, la seconda il giorno successivo. Il verdetto è pesante per l’antifascismo: 8 condanne a morte (Balbis, Bevilacqua, Biglieri, Braccini, Giachino, Giambone, Montano e Perotti), 4 ergastoli (Carlando, Geuna, Giraudo e Leporati) ed un periodo detentivo breve (Brosio). Valdo Fusi è tra i rilasciati per insufficienza di Prove. La mattina del 5 aprile 1944 i condannati sono condotti al poligono di tiro del Martinetto tramite camion; condotti sul luogo delle esecuzioni vengono qui fucilati.
Il Martinetto, dato il tributo di sangue che lo ha caratterizzato durante la Guerra di liberazione e la Guerra civile, diventa uno dei luoghi sacri della Resistenza. Il poligono viene ufficialmente chiuso nel 1951, mentre la sistemazione attuale viene approntata nel 1967: del complesso originale da allora rimane solo il recinto utilizzato per le esecuzioni. Ogni anno, il 5 di aprile, si tengono qui le commemorazioni per ricordare i membri del CMRP uccisi quel giorno.
Luca Zanotta
Localizzazione
Indirizzo: corso Svizzera angolo corso Appio Claudio
Comune: Torino
Provincia: Torino (TO)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 45.084357 – Longitudine 7.652972
FONTI
Bibliografia
Torino 1938-45: una guida per la memoria, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, Blu, 2003.
Sitografia
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Giuseppe Perotti, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 14/7/2025
B. Berruti, Episodio del Poligono di tiro del Martinetto, Torino, 05.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 14/7/2025
Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”, Sacrario del Martinetto, scheda pubblicata sul sito www.istoreto.it consultato il 13/7/2025
M. Giovana, Il comitato militare del C.L.N regionale piemontese nei primi mesi del 1944, saggio pubblicato sul sito www.reteparri.it consultato il 14/7/2025
Museo Torino, Sacrario del Martinetto, scheda pubblicata sul sito www.museotorino.it consultato il 14/7/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data/e evento: 5/4/1944
Cognome / Nome: Balbis Franco; Bevilacqua Quinto; Biglieri Giulio; Braccini Paolo; Giachino Enrico; Giambone Eusebio; Montano Massimo; Perotti Giuseppe
Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte
Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che fu inaugurata l’8/7/1945
Autore/i: non determinabile
Note: Il sacrario, essendo all’interno di un’area delimitata, non è liberamente accessibile (gli orari sono concordabili con il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino).
Questo luogo fa parte di un itinerario realizzato dal suddetto Museo
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