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Nell’agosto del 1944 le zone del Basso Alessandrino, dell’Oltrepò Pavese e di parte dell’Appennino ligure emiliano furono colpite da massicce e feroci rappresaglie naziste per stroncare le forze resistenti e riguadagnare terreno. Durante queste operazioni, quattro partigiani (Angelo Aliotta, Giuseppe Virginio Arzani, Andrea Busi e Mieczyslaw Sasin) vennero catturati dai tedeschi in val Trebbia, nei pressi di Artana (Piacenza), cittadina al confine tra Piemonte ed Emilia Romagna. Trasportati nel paese emiliano di Zerba e consegnati alle Brigate nere di Genova Sampierdarena qui di stanza, i quattro martiri della Guerra di liberazione vennero massacrati il 29 agosto 1944 in località Cerreto (Piacenza), in un campo, fucilati e dilaniati con il lancio di bombe.
Angelo Aliotta detto “Diego” nacque in Sicilia, a Caltagirone (Catania) il 22 aprile 1905; meccanico di ideali antifascisti, trasferitosi presto a Milano, aderì convintamente al Partito comunista, prendendo parte alle operazioni degli Arditi del popolo, organizzazione paramilitare di veterani della Prima guerra mondiale.
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Emigrato in Francia e Svizzera, da dove proseguì la propria attività clandestina contro il regime mussoliniano, rientrato in patria nel 1927 venne incarcerato per tre anni. Aliotta fu tra i promotori degli scioperi nelle fabbriche della primavera del 1943; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzò, a Milano, squadre partigiane di gappisti e comandò un distaccamento della 3a GAP. Raggiunte poi le formazioni resistenti dell’Oltrepò Pavese, capeggiò la 51a brigata Garibaldi “Arturo Capettini”. Ferito e catturato dai tedeschi, quando venne fucilato dai fascisti aveva trentanove anni.
Giuseppe Virginio Arzani, figlio dell’operaio Eugenio Arzani e della sarta Giuseppina Grillo, nacque a Genova il 31 marzo 1922. Fervente cattolico, conseguita la maturità e ottenuto il diploma da maestro, entrò nell’Accademia militare di Modena, divenendo sottotenente in servizio permanente effettivo del corpo dei bersaglieri e venendo assegnato al gruppo di fanteria. Alla caduta del regime fascista, Arzani fu inviato al 4° reggimento di stanza a Parma; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si recò a Viguzzolo (Alessandria), paese d’origine della sua famiglia, e si occupò della formazione e dell’organizzazione delle brigate partigiane. Agli inizi del 1944 si spostò a Dernice (Alessandria) dove, con il nome di battaglia “Chicchirichì” (o “Kikirikì”), combatté nel gruppo guidato da Franco Anselmi detto “Marco”; dopodiché, messo a capo di un distaccamento costituito da membri della banda di “Marco”, contrastò i nazifascisti nel territorio dell’Alessandrino. Ferito a una gamba durante una battaglia in val Trebbia, il 29 agosto 1944 fu catturato dagli occupanti tedeschi, barbaramente torturato e giustiziato dai fascisti a Cerreto di Zerba, all’età di ventidue anni. Nel 1954 fu insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Subito dopo l’armistizio, con fedeltà e con decisione, intraprendeva la lotta di liberazione dimostrando di possedere belle doti come animatore e come organizzatore e ripetutamente distinguendosi, in combattimento, per prontezza di decisione e personale valore. Meritano particolare menzione le azioni condotte alla testa del suo distaccamento, a Sarezzano, contro una caserma tedesca, riportando una prima ferita e nei pressi di Tortona, liberando alcuni dei suoi uomini tratti prigionieri e venendo nuovamente ferito. Alla fine di agosto 1944 difendeva strenuamente per tre giorni la stretta di Pertuso in Val Borbera, trattenendo importanti forze avviate in rastrellamento nella zona. Gravemente ferito ad un ginocchio disponeva per un ordinato ripiegamento per resistenze successive, dirigendo di persona le azioni dalla barella e rifiutando, più volte, di farsi sgombrare al sicuro. Coinvolto nella lotta ravvicinata cadeva in mani nemiche e con fermo e nobile cuore rifiutava di fornire notizie rivendicando la sua fede. Vilmente trucidato sulla sua barella chiudeva da prode la giovane vita generosamente prodigata per gli ideali di fedeltà e di Patria”.
Andrea Busi, detto “Silurino” nacque il 30 novembre 1926 (alcuni scritti riportano invece, come data di nascita, il 19 dicembre 1926) a Godiasco Salice Terme (Pavia) o, secondo altre fonti, a Casalnoceto (Alessandria). Convinto antifascista, lottò con valore nella divisione Garibaldi “Pinan Cichero”. Ferito al ventre durante uno scontro con i tedeschi, quando venne ucciso dai fascisti aveva solo diciassette anni.
Poche sono le informazioni a nostra disposizione su Mieczyslaw Sasin: cittadino polacco nato nel 1920 a Wołomin, poco distante da Varsavia, giunse in Italia durante l’Organisation Todt (OT), ente di costruzioni attivo nella Germania hitleriana e nei territori occupati dai nazisti che si occupava dell’erezione di grandi opere di difesa e infrastrutture, servendosi di prigionieri di guerra e di forza lavoro coatta. Dopo che riuscì a fuggire, grazie alla mediazione di sacerdoti entrò nelle file della Resistenza italiana, combattendo con il nome “Cencio”; morì a ventiquattro anni.
A Cerreto, nel luogo in cui i quattro resistenti vennero violentemente ammazzati dai fascisti, sin dagli inizi venne posta una lapide marmorea commemorativa, successivamente restaurata nell’agosto del 1994 con l’aggiunta di una targa metallica recante i nomi di tutte e quattro le vittime (quella originaria, infatti, riportava solo Aliotta e Arzani). Il 31 agosto 2019, in occasione del 75esimo anniversario di questo barbaro eccidio, la lastra è stata sostituita con un nuovo cippo in marmo chiaro. Esso reca incisa nella parte sommitale una stella, seguita dall’iscrizione a lettere capitali “QUI IL 29 AGOSTO 1944 / CADDERO I PARTIGIANI / ALIOTTA ANGELO “DIEGO” / CALTAGIRONE 1905 / ARZANI VIRGINIO “KIKIRIKÌ” / GENOVA 1922 / BUSI ANDREA “SILURINO” / GODIASCO 1926 / MIECZYSŁAW SASIN “CENCIO” / WOŁOMIN 1920 / COMUNI DI ZERBA E CASALNOCETO / ANPI DI GENOVA, MILANO, VIGUZZOLO / NEL 75° ANNIVERSARIO / 29 AGOSTO 2019”. Nella parte inferiore, è presente un blocco di pietra proveniente dal monumento precedente, con la scritta “PRIGIONIERI E FERITI / VENNERO TRUCIDATI DAI FASCISTI / CON INAUDITA FEROCIA”.
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: strada provinciale 18
Comune: Zerba
Provincia: Piacenza (PC)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.64866 – Longitudine 9.29736
FONTI
Sitografia
A. Pepe, Arzani Giuseppe Virginio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 23/3/2025
ANDREA Silurino BUSI, profilo biografico pubblicato sul sito lombardia.anpi.it consultato il 23/3/2025
Angelo Aliotta, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 23/3/2025
Busi, Andrea, (Silurino), profilo biografico pubblicato sul sito archivi.polodel900.it consultato il 23/3/2025
Caduti Resistenza 23/08/1944, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 23/3/2025
Giuseppe Virgilio Arzani, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 23/3/2025
Monumento ad Aliotta, Arzani, Busi e Mieczyslaw, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 23/3/2025
Zerba (Piacenza) – Località Cerreto, scheda pubblicata sul sito www.luoghidelricordo.it consultato il 23/3/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 29/8/1944
Cognome / Nome: Aliotta Angelo; Arzani Giuseppe Virginio; Busi Andrea; Mieczyslaw Sasin
Formazioni d’appartenenza: 51a brigata Garibaldi “Arturo Capettini”; divisione Garibaldi “Pinan Cichero”
Data lapide: restauro 27/8/1994; nuovo cippo 31/8/2019
Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che il nuovo cippo è stato commissionato dai comuni di Zerba e Casalnoceto e dall’ANPI di Genova, Milano e Viguzzolo
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
contatti
LAPIDE IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DI CERRETO DI ZERBA
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