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Nella primavera e nell’estate del 1944 i Carabinieri della caserma di Fiesole (Firenze), comandata dal vicebrigadiere Giuseppe Amico, presero contatti con la Resistenza locale, in particolare con i partigiani della 5a brigata della divisione “Giustizia e libertà”, intervenendo in loro aiuto contro i nazifascisti, rifornendo i combattenti di viveri, armi e munizioni, prendendo parte ad azioni di sabotaggio e occultando ex prigionieri angloamericani. Il 6 agosto 1944, per ordine del tenente nazista Hans Hiesserich della 356a Infanterie division, il vicebrigadiere Amico fu incarcerato; inoltre, venne imposto a tutti gli uomini di Fiesole in età di lavoro (con età compresa tra i 17 e i 45 anni) di presentarsi per lavorare all’erezione di opere difensive, pena la condanna a morte tramite fucilazione. Tra questi, dieci civili (Alessandro Manuelli, elettricista trentacinquenne; il marmista Piero Pesciullesi, di vent’anni; Giulio Papi, decoratore quarantatreenne; il muratore Mario Vannetti, trentuno anni; il ventiduenne Edoardo Torrini, di professione barbiere; il contadino Bruno Fantini di trentuno anni; Mario Sani, artigiano trentaseienne; l’ebanista trentenne Guido Marchini; Ezio Crescioli, falegname di trentaquattro anni; il quarantenne decoratore Enrico Jahier) vennero presi in ostaggio dai tedeschi e confinati nei sotterranei dell’albergo “Aurora”.
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Frattanto Giuseppe Amico, riuscito a evadere dal carcere e raggiunti i partigiani, comandò ai carabinieri della stazione di Fiesole di ripiegare su Firenze e di entrare clandestinamente nei ranghi dei combattenti per la Guerra di liberazione. L’11 agosto i carabinieri Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, camuffati da confratelli della Misericordia, tentarono inutilmente di lasciare la cittadina; imbattendosi ovunque in posti di blocco tedeschi, si nascosero quindi nell’area archeologica del teatro romano di Fiesole. Nel pomeriggio del 12 agosto, i tre militari vennero informati che il tenente Hiesserich avrebbe fucilato per rappresaglia i dieci civili ostaggi, qualora i carabinieri non si fossero spontaneamente arresi e consegnati ai nazisti. La Rocca, Marandola e Sbarretti prontamente si presentarono al comando tedesco di villa Martini; dopo un estenuante interrogatorio, vennero reclusi in un sottoscala dell’albergo “Aurora” assieme all’appuntato Francesco Naclerio, comandante pro tempore della caserma fiesolana. Nella sera del 12 agosto 1944, nonostante monsignor Giovanni Giorgis, vescovo di Fiesole, cercò invano di mediare per salvarli, Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti vennero uccisi nel giardino dell’hotel verso le ore 20:30, mentre Francesco Naclerio fu risparmiato; il loro eroico sacrificio risparmiò la vita dei dieci prigionieri civili. Nel 1946 i tre martiri di Fiesole vennero insigniti dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Durante la dominazione nazifascista, teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipando con grave rischio personale all’attività del fronte clandestino. Pochi giorni prima della liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il Comando germanico aveva deciso di fucilare dieci ostaggi nel caso che egli non si fosse presentato al comando stesso entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanze la subiva perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone di esecuzione tedesco e, al grido di “Viva l’Italia!”, pagava con la sua vita il sublime atto d’altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili”.
Nono di undici figli, Alberto La Rocca nacque a Sora (Frosinone) il 30 gennaio 1924, in una famiglia di contadini; suo padre si chiamava Vincenzo La Rocca, la madre Filomena Cirelli. Frequentò fino alla terza elementare le scuole di Campopiano, frazione di Sora, dopodiché dovette raggiungere i fratelli nel lavoro dei campi, poiché il papà era prematuramente morto nel 1929 per una broncopolmonite; negli anni della gioventù, partecipò attivamente alle attività dell’Azione cattolica. Il 15 giugno 1943, nominato “carabiniere a piedi”, venne destinato alla stazione di Fiesole; dal 20 luglio 1944 risulta tesserato alla sezione fiorentina del Partito d’azione, nonché gregario del Corpo volontario della libertà. Quando venne fucilato, Alberto aveva vent’anni.
Figlio di Angelo Sbarretti e Santa Gasparri, Fulvio Sbarretti nacque il 22 settembre 1922 a Bagnara di Nocera Umbra (Perugia); la sua famiglia emigrò presto per lavoro in Lussemburgo, e Fulvio tornò in Umbria nel 1925, dove frequentò le scuole elementari a Nocera Umbra. Successivamente, lavorò prima come pastore nella campagna romana, poi come operaio a Baiano di Spoleto. Fu attivo nella Gioventù italiana di Azione cattolica, circolo di Bagnara di Nocera Umbra. Chiamato alle armi nel gennaio 1942, venne arruolato nella 16a compagnia del 226° reggimento di Fanteria, a Bari in Puglia e in Grecia; entrato nell’Arma dei carabinieri, venne destinato alla stazione di Milano. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, raggiunse la famiglia in Umbria e, richiamato in servizio, fu assegnato al distaccamento di Fiesole. Fulvio Sbarretti venne giustiziato dai nazisti all’età di ventuno anni.
Vittorio Marandola nacque a Cervaro (Frosinone) il 24 agosto 1922; i genitori erano proprietari di alcuni piccoli appezzamenti a Cervaro, e Vittorio – assieme ai tre fratelli – li aiutò nel lavoro dei campi. Ottenuta la licenza di avviamento professionale a Cassino (Frosinone), Vittorio entrò successivamente nell’Arma dei carabinieri: dopo l’addestramento presso la Scuola allievi carabinieri di Roma, venne destinato alla caserma di Fiesole. Quando venne fucilato dai tedeschi, Vittorio Marandola aveva ventuno anni.
Il 25 aprile 1950, per volere del Comune di Fiesole, in piazza Mino da Fiesole 24, alla parete esterna del municipio, è stata appesa una lastra commemorativa delle tre vittime dell’eccidio nazista. Di formato rettangolare e in marmo bianco, essa reca nella parte sommitale due simboli in bronzo, un ramoscello d’ulivo e l’emblema dell’Arma dei carabinieri, una granata sormontata da fiamma. Sulla lapide si legge l’iscrizione “ALLA MEMORIA DEI CARABINIERI / MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE / LA ROCCA ALBERTO DA SORA / MARANDOLA VITTORIO DA CERVARO / SBARRETTI FULVIO DA NOCERA UMBRA / CHE MANTENENDO INCONTAMINATA / LA FIAMMA DELLA FEDELTÁ ALLA PATRIA / AFFRONTARONO IL 12 AGOSTO 1944 IL PIOMBO TEDESCO / PERCHÉ AVESSERO SALVA LA VITA / DIECI OSTAGGI FIESOLANI / IL COMUNE DI FIESOLE RICONOSCENTE / 25 APRILE 1950”. Sempre a Fiesole il 27 settembre 1964, nel Parco della Rimembranza, è stato inaugurato un monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri, opera dello scultore e incisore fiorentino Marcello Guasti (1924-2019). Infine, un sobrio cippo commemorativo in marmo è presente in via della Libertà a Ribolla, nel comune di Roccastrada (Grosseto).
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: piazza Mino da Fiesole, 24
Comune: Fiesole
Provincia: Firenze (FI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.80664 – Longitudine 11.29362
FONTI
Bibliografia
L. Lagorio, I carabinieri, in Cuore 1944. 100 episodi della resistenza europea, a cura di C. Gabrielli Rosi e S. Mariani, Lucca, edizioni Il Centro di educazione democratica, 1975, pp. 252-257
I Carabinieri Martiri di Fiesole, a cura di A. Ferrara, Roma, edizioni Il Carabiniere, 1976
Sitografia
F. Fusi, PIAZZA MINO DA FIESOLE 12.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 3/5/2025
L. Oliveti, Sbarretti Fulvio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 3/5/2025
A. Pepe, La Rocca Alberto, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 3/5/2025
Vittorio Marandola, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 3/5/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 12/8/1944
Cognome / Nome: La Rocca Alberto; Marandola Vittorio; Sbarretti Fulvio
Formazioni d’appartenenza: Arma dei carabinieri
Data lapide: 25/4/1950
Autore: non conosciuto
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
contatti
LASTRA IN MEMORIA DEI MARTIRI DI FIESOLE A FIESOLE
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