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MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DELLA BENEDICTA, A BOSIO

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Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 nacque il Comitato di liberazione nazionale (Cln) genovese che, sin da subito, individuò nella zona dell’Appennino ligure-piemontese, tra Genova e Alessandria, nell’area compresa tra la Valle Stura e la Valle Scrivia, il territorio più adatto per la raccolta e l’addestramento di partigiani. Qui, tra gli ultimi mesi del 1943 e gli inizi del 1944, si formarono e crebbero due bande di resistenti: la 3a brigata Garibaldi “Liguria” e la brigata autonoma “Alessandria”; esse alloggiarono principalmente in località Capanne di Marcarolo, nel comune di Bosio (Alessandria), presso l’ex abbazia medievale della Benedicta, alle falde del monte Tobbio. Le due bande della Resistenza erano costituite da antifascisti di lunga data e, soprattutto, da giovani renitenti alla leva, rifugiatisi sulle montagne per non entrare nei ranghi dell’esercito fascista della Repubblica sociale italiana e per contrastare, con azioni di guerriglia, i nazifascisti. Tra il 3 e il 6 aprile 1944 reparti militari tedeschi, coadiuvati da due compagnie della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) di Alessandria e da due di Genova, nonché da un reparto di granatieri di Bolzaneto (Genova), accerchiarono la zona del Tobbio.

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Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1944, avanzando contemporaneamente da più punti per isolare i partigiani, muniti di carri armati, mitraglie, mortai e lanciafiamme i nazifascisti iniziarono una feroce rappresaglia. Gli occupanti, distruggendo numerose cascine, il 6 aprile 1944 giunsero alla Benedicta, dove si erano rifugiati i combattenti della Guerra di liberazione: mentre alcuni resistenti riuscirono a disperdersi e a salvarsi, molti di loro vennero fermati e incarcerati; l’ex complesso monastico venne fatto saltare per aria. All’alba del 7 aprile i tedeschi e i repubblichini, dopo aver privato dei propri averi settantacinque partigiani imprigionati il giorno precedente, li condussero a forza sul sentiero che porta al fiume Gorzente e, a gruppi di cinque, li trucidarono, per poi gettare i loro cadaveri in una fossa comune, assieme alle salme di altri ventidue ribelli uccisi nei dintorni. I violenti rastrellamenti proseguirono anche nei giorni immediatamente successivi, sino all’11 aprile: la barbarie tedesca continuò ad abbattersi sui compagni della Resistenza, tra devastazioni di campi e fattorie, arresti, spargimenti di sangue, processi sommari ed esecuzioni. Alla fine, le vittime di questa feroce strage furono centoquarantasette tra uomini e donne; a loro andrebbero però aggiunti anche i resistenti caduti tra il 6 e l’11 aprile negli scontri a fuoco, i contadini e i civili del territorio massacrati dai nazifascisti per ritorsione, i prigionieri deportati Oltralpe nei campi di concentramento nazisti e qui sterminati. Possiamo dire che la strage della Benedicta si concluse solamente un mese dopo, il 19 maggio 1944, quando diciassette partigiani catturati tra il 6 e il 7 aprile in località Capanne di Marcarolo vennero fucilati dalle SS assieme ad altri quarantadue prigionieri politici nei pressi del passo del Turchino, valico appenninico ubicato tra Masone e Mele. Nelle intenzioni dei nazifascisti, il brutale eccidio della Benedicta e le violenze perpetrate ai danni della popolazione civile avrebbero dovuto infiacchire la Resistenza sull’Appennino ligure-piemontese e, al contempo, dissuadere la popolazione dall’aiutare i combattenti della Liberazione. Invece, nei mesi successivi i ranghi dei patrioti si ingrossarono, nacquero nuove formazioni e tutti, compagni e semplici cittadini, si schierarono compatti contro i fascisti repubblichini e gli occupanti tedeschi.

Negli anni Sessanta del XX secolo lungo la Strada provinciale 165, è stato eretto un sacrario commemorativo della strage della Benedicta, dislocato in più punti dell’area del parco naturale di Capanne di Marcarolo. Esso è costituito da quattro elementi: i resti della grangia benedettina della Benedicta, recuperati e restaurati; una cappelletta in pietra e con copertura piramidale, contenente all’interno un altare e alcune lapidi; le fosse dove avvenne l’eccidio, contrassegnate da una croce con ai piedi una targa in marmo recante la scritta “QUI / IL 7-4-1944 / FURONO FUCILATI / I PARTIGIANI / DELLA / BENEDICTA”, e da un sobrio cippo in pietra di forma tronco-conica con l’iscrizione “RESTANO QUI / AI PIEDI DELLA CROCE / I PATRIOTI / I NOSTRI FRATELLI / UCCISI DAL BARBARO / IL 6-11 APRILE 1944 / IDEALMENTE ALLINEATI IN QUESTE FOSSE / DIFENDONO ANCORA LA LIBERTÀ / CONQUISTATA PER NOI / COL LORO SACRIFICIO”; un sacrario a cielo aperto con otto lastre con i nomi delle vittime della strage, introdotto da due rilievi in bronzo effigianti l’eccidio e le fosse dei martiri.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Capanne di Marcarolo
Indirizzo: strada provinciale 165
Comune: Bosio
Provincia: Alessandria (AL)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 44.56538 – Longitudine 8.77828

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FONTI

Sitografia

B. Berruti, P. Carrega, BENEDICTA BOSIO 06.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 27/4/2025

Gruppo di studio – Associazione Memoria della Benedicta, Storia Eccidio, scheda pubblicata sul sito benedicta.org consultato il 27/4/2025

Benedicta (Genova-Alessandria) 7 Aprile 1944, articolo pubblicato sul sito www.anpigenova.it consultato il 27/4/2025

Sacrario Martiri della Benedicta, scheda pubblicata sul sito catalogo.beniculturali.it consultato il 27/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 6/4/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: 3a brigata Garibaldi “Liguria”; brigata autonoma “Alessandria”

Data monumento: anni Sessanta del XX secolo

Autore: non conosciuto

Note: memoriale visibile e liberamente accessibile

contatti

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