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Gian Maria (o Gianmaria) Paolini nacque a Torino il 17 gennaio 1919, figlio del medico Vittorio Paolini e di Paola Balbo; la famiglia, appartenente al ceto benestante della borghesia, era originaria di Garessio, nel Cuneese. Ragazzo studioso e diligente, nel 1939 si diplomò al liceo classico e, l’anno successivo, si iscrisse all’università alla facoltà di Giurisprudenza. Il 27 novembre 1940 entrò nella Regia Guardia di Finanza, frequentando come allievo ufficiale il corso “Val d’Astico” presso la caserma “Vittorio Emanuele III” di Roma. Il 1° settembre 1942 venne promosso a sottotenente; il 1° dicembre del medesimo anno, accogliendo un’istanza da lui avanzata nei mesi precedenti, venne mandato a Trieste, centro di mobilitazione dell’XI battaglione mobilitato, attivo nei Balcani, per poi essere destinato al comando della Tenenza di Stretto, in Dalmazia.
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Alla firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Paolini si rifiutò di cooperare con i nazifascisti, e subito si schierò con le bande partigiane jugoslave. Dopo aver racimolato munizioni e armi, assieme ad altri finanzieri e militari italiani si imbarcò a Sebenico (Croazia), su di una motovedetta della Guardia di Finanza e, nella notte dell’11 settembre, sbarcò nelle Marche, a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Entrato in contatto con i resistenti del locale Comitato di liberazione nazionale (Cln), Gian Maria Paolini organizzò una banda partigiana autonoma (la cosiddetta banda “Paolini”), e iniziò a contrastare con azioni di guerriglia gli occupanti tedeschi e i repubblichini nella zona del monte dell’Ascensione e di località quali Montalto delle Marche e Rotella. Nella sua formazione militarono finanzieri, soldati, ex prigionieri alleati e semplici cittadini; tra le loro imprese, si ricorda il salvataggio della flottiglia dei motopescherecci di San Benedetto del Tronto che, evitati i tedeschi, riuscì ad arrivare nell’Italia meridionale già liberata dagli angloamericani. Il 15 settembre 1943 Paolini, dopo aver distribuito, nella stazione di San Benedetto, bombe a mano ai civili qui riuniti per far fronte contro i nazifascisti, sparò a un soldato tedesco e si diede alla macchia, avanzando verso l’entroterra delle Marche, agendo inizialmente nella zona di Acquaviva Picena, Ripatransone e del torrente Tesino. In questa prima fase, Gian Maria Paolini e la sua formazione vennero aiutati e agevolati dal carabiniere Carlo Alberto dalla Chiesa (1920-1982), che fece di tutto per ostacolare gli occupanti. La banda “Paolini” mise in salvo, tramite pescherecci diretti al sud, numerosi militari alleati; spostatasi in località Ponte Rotto, ebbe subito l’appoggio della popolazione civile, che volle così ripagare i partigiani per il soccorso che portarono durante i bombardamenti e per aver distribuito gratuitamente il grano conservato nei silos. Dal momento che i fascisti di Giuseppe Roscioli misero una taglia sulla testa di Paolini, il finanziere e i suoi si trasferirono tra Acquaviva Piceno e Rovetino; qui ebbero numerosi scontri vittoriosi con i repubblichini, si opposero ai rastrellamenti nazisti, aiutarono altre formazioni di resistenti.
A febbraio 1944, alla luce del grande numero di militanti, la banda “Paolini” si divise in due gruppi: il primo, guidato da Gian Maria Paolini e attivo in tutta la regione, il secondo invece lasciato in riserva a Rovetino. A marzo dello stesso anno, i nazisti iniziarono una feroce offensiva contro i combattenti in Umbria e nelle Marche, mietendo vittime anche tra i partigiani di Paolini: i sopravvissuti entrarono in altre formazioni locali, mentre Gian Maria venne inviato in missione segreta al nord, destinazione Firenze e poi Torino, assieme ad altri patrioti. Giunti a Macerata, decisero di separarsi, e Paolini procedette con l’alpino Settimio Berton e il cannoniere Francesco Fiscoletti (altrove riportato come Filiberti); dopo un’estenuante marcia a piedi, si impossessarono di un’autovettura e procedettero con quella. Il 22 marzo 1944 i tre eroi vennero fermati a Loro Ciuffenna (Arezzo) dai fascisti; imprigionati nelle carceri di Montevarchi, vennero poi spostati in quelle di San Giovanni Valdarno e, senza processo, vennero condannati a morte. Essendosi i sangiovannesi opposti a un’esecuzione nella piazza principale della città, la mattina del 24 aprile 1944 i tre giovani partigiani vennero portati lontani dall’abitato, nella zona boscosa di Santa Lucia, poco distante da San Giovanni Valdarno, e furono fucilati da un plotone della Polizia ausiliaria, al comando del sottotenente Renato Tartarotti: Gian Maria Paolini aveva venticinque anni. Le loro salme, in un primo momento tumulate nel cimitero locale, il 24 aprile 1946 vennero riesumate e portate nei paesi d’origine: Paolini venne quindi sepolto nella cappella di famiglia nel camposanto di Garessio.
Nel 1948, Paolini è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: “Valoroso ufficiale reagiva con indignazione ad atti di crudeltà commessi da militari tedeschi in sosta in una stazione ferroviaria, costringendo con lancio di bombe a mano il convoglio nemico ad allontanarsi. Al comando di una banda di partigiani sosteneva per un intero ciclo operativo numerosi scontri con i nazifascisti distinguendosi per coraggio, ardimento e sprezzo del pericolo. Catturato dall’avversario veniva condotto al supplizio che seppe affrontare con fermezza al grido di Viva l’Italia”.
A San Benedetto del Tronto è stata dedicata una via a Gian Maria Paolini. Ad Ancona, nel chiostro interno della caserma a lui intitolata, sede del Comando regionale Marche Guardia di Finanza, nel 1984 è stata appesa una targa commemorativa in marmo bianco, di formato rettangolare, recante incisa a lettere capitali la motivazione del conferimento della Medaglia d’argento al valor militare. In Toscana, nel 2011, nella sala d’aspetto della caserma della Guardia di Finanza di San Giovanni Valdarno, è stata collocata una lastra con iscritta la motivazione dell’onorificenza; inizialmente, la lapide era ubicata nella caserma della Guardia di Finanza di Pisa.
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: caserma Paolini, piazza del Plebiscito, 35
Comune: Ancona
Provincia: Ancona (AN)
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.61937 – Longitudine 13.51249
FONTI
Bibliografia
G. Oliva, La Guardia di Finanza nella Resistenza e per la Liberazione, Roma, edizione curata dalla Scuola di polizia tributaria, 1985, pp. 106-109
M. Poveromo, I nostri morti nella guerra 1940-1945, Udine, Tipografia editrice Arti grafiche friulane, 1949, pp. 139-141
Sitografia
G. Fulvetti, SANTA LUCIA SAN GIOVANNI VALDARNO 24.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 6/2/2026
BREVI CENNI STORICI SULLA BANDA PARTIGIANA “PAOLINI” OPERANTE NELLE MARCHE, articolo pubblicato sul sito www.anpiosimo.it consultato il 6/2/2026
Paolini, Gian Maria, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 6/2/2026
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 17/1/1919 – 24/4/1944
Cognome / Nome: Paolini Gian Maria
Formazioni d’appartenenza: Regia Guardia di Finanza, XI battaglione mobilitato; banda “Paolini”
Data lapide: 26/6/1984
Autore: non determinabile
Note: targa non visibile e non liberamente accessibile, essendo posta nel chiostro interno della caserma sede del Comando regionale Marche Guardia di Finanza
contatti
TARGA IN RICORDO DI GIAN MARIA PAOLINI AD ANCONA
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