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Teresio Olivelli nacque a Bellagio (Como) il 7 gennaio 1916, secondogenito di Domenico Olivelli (perito tessile) e Clelia Invernizzi, in un appartamento in località Borgo, prospiciente la basilica di San Giacomo; il fratello maggiore, Carlettore, era più grande di lui di quattro anni, essendo nato nel 1912. Nella formazione e nella vita di Teresio fondamentale fu la figura dello zio materno, don Rocco Invernizzi (1873-1952), suo confidente, guida spirituale e confessore ordinario, attivo come sacerdote in varie località della diocesi di Como, specialmente a Tremezzo.
La famiglia Olivelli si trasferì inizialmente nella Brianza comasca, a Carugo, nel 1921; successivamente, nel 1923, nella Lomellina, a Zeme (Pavia), paese natale del padre e, nel 1926, a Mortara (Pavia). In questi anni, Teresio frequentò le scuole elementari, le medie e il ginnasio, dimostrando di essere uno studente vivace ma coscienzioso, generoso e solidale con i compagni di classe.
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A Mortara, nella parrocchia di San Lorenzo, si iscrisse all’Azione cattolica e collaborò con il suo parroco, don Luigi Dughera, occupandosi del doposcuola per i bambini più bisognosi; aiutò, inoltre, il Comitato per gli orfani di guerra e l’organizzazione caritativa cattolica San Vincenzo de’ Paoli.
Nel 1934 si diplomò al liceo classico “Benedetto Cairoli” di Vigevano; si iscrisse quindi alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia, essendo ammesso nel 1935, a titolo gratuito, al collegio Ghislieri, dove incontrò il rettore Pietro Ciapessoni, insigne giurista molto importante per la sua formazione. Nel 1936 decise di specializzarsi in diritto amministrativo, e si laureò con lode il 23 novembre 1938, con una tesi in Diritto pubblico costituzionale. Durante gli anni pavesi, Teresio Olivelli frequentò la Federazione degli universitari cattolici (Fuci, sezione Severino Boezio) e la Gioventù di azione cattolica (Giac), mostrando una costante attenzione verso gli ultimi, i poveri, gli ammalati, compiendo numerose opere di carità. Grazie a una borsa di studio e ricerca, poté proseguire la sua formazione accademica presso l’Istituto giuridico di Torino, e divenne assistente universitario del suo relatore, il professor Piero Bodda. In quel periodo Olivelli si avvicinò al fascismo, pur adottando un’impostazione critica e una prospettiva evangelica e non abbracciando mai la sua ideologia; ben presto si rese però conto della profonda distanza tra il pensiero fascista e i valori cristiani, e dell’impossibilità di rettificarne le posizioni pericolose.
Nel 1940 Teresio fu nominato ufficiale degli Alpini; il 20 febbraio 1941 si arruolò nell’Esercito e fu assegnato al 3° reggimento artiglieria alpina della divisione “Julia”, di stanza a Gorizia; dopo poche settimane venne trasferito ad Aosta per frequentare la Scuola militare centrale di alpinismo. Con il grado di sergente fu incorporato nella divisione “Taurinense” in Bassa Savoia; dopo l’istruzione alla Scuola allievi ufficiali di Lucca, divenne ufficiale di complemento della divisione “Tridentina” a Merano e, in un secondo momento, del gruppo “Bergamo” a Venaria Reale (Torino). A inizio del 1942 presentò domanda per partire volontario sul fronte russo, accolta il 13 maggio; in questi mesi fece stampare a proprie spese la Preghiera dell’Alpino da distribuire, come ricordo, ai commilitoni, e si applicò allo studio della lingua russa. La mattina del 25 luglio 1942 Olivelli partì per la Russia; durante la difficile e disastrosa campagna nei territori sovietici, condivise con la propria truppa patimenti e stenti, aggrappandosi alla fede e alla religione, spesso marciando con in mano il rosario. A metà gennaio 1943 giunse l’ordine di ritirarsi: iniziò quindi un tragico arretramento, nel quale cercò di confortare i compagni e di dare degna sepoltura ai caduti; giunse in Italia nella primavera del 1943 e, da Mortara, scrisse lettere alle famiglie dei suoi alpini morti. Durante la sua assenza dalla patria Teresio era stato nominato rettore del collegio Ghislieri, carica che ricoprì per poco tempo: dopo la caduta del regime fascista, infatti, tornò sotto le armi in Alto Adige, a Vipiteno.
Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, si rifiutò di militare nelle schiere repubblichine e, il 9 settembre, venne arrestato e deportato in Germania; tentò la fuga molteplici volte, ma solo una fu quella decisiva: il 28 ottobre giunse a Udine, dove venne accolto e curato dal dottor Cirillo Ariis nella sua abitazione in via Parachiuso. Deciso a cooperare alla Resistenza cattolica, l’11 novembre arrivò a Brescia, per poi spostarsi a Milano, a casa dell’ingegnere cattolico antifascista Carlo Bianchi (1912-1944): da qui tenne i contatti tra il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia e le Fiamme verdi di Brescia e Cremona. Teresio si adoperò come staffetta partigiana in montagna e, assieme a Bianchi, firmandosi con lo pseudonimo “Cursor”, fondò “Il Ribelle”, giornale clandestino apartitico, di ispirazione cattolica. Il 27 aprile 1944 Olivelli e Bianchi vennero arrestati dai fascisti, su delazione di un amico traditore, in piazza San Babila: subito incarcerati a San Vittore, vennero interrogati ripetutamente e sottoposti a crudeli torture. Risparmiato per l’intervento del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, Teresio resistette alle atroci sevizie, accettandole come volontà divina e offrendole al Signore, e non fece mai il nome dei compagni resistenti. A giugno fu trasferito, assieme ad altri prigionieri, nel campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena); nascondendosi in una baracca-magazzino, scampò all’esecuzione di massa del 12 luglio. Pure a Fossoli mostrò una fede salda e perseguì il messaggio evangelico, aiutando i più deboli. Ad agosto Olivelli fu spostato a Gries (Bolzano), per poi essere condotto in Baviera, nel lager di Flossenbürg e, infine, nel sottocampo di Hersbruck, dove divenne interprete e scrivano, conoscendo la lingua tedesca. Per le sue attività caritative nei riguardi di altri detenuti, venne presto destinato a lavori di fatica nelle cave lì vicine, e malmenato frequentemente dai nazisti. Deperito e indebolito dalle prolungate angherie, il 31 dicembre 1944 fece da scudo a un compagno ucraino che veniva percosso violentemente dal kapò polacco responsabile della loro baracca: ricevette un energico calcio tra stomaco e intestino che gli fu fatale. Dopo giorni di agonia, Teresio Olivelli morì all’alba del 17 gennaio 1945 all’età di ventinove anni; la sua salma venne cremata nel forno di Schupf.
Olivelli è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: “Ufficiale di complemento già distintosi al fronte russo, evadeva arditamente da un campo di concentramento dove i tedeschi lo avevano ristretto dopo l’armistizio, perché mantenutosi fedele. Nell’organizzazione partigiana lombarda si faceva vivamente apprezzare per illimitata dedizione ed indomito coraggio dimostrati nelle più difficili e pericolose circostanze. Rendeva eminenti servizi anche nel campo informativo ed in quello della propaganda. Tratto in arresto a Milano e barbaramente interrogato dai tedeschi, manteneva fra le torture esemplare contegno nulla rivelando. Internato a Fossoli tentava la fuga. Veniva, così, trasferito prima a Dakau poi a Herzbruk. Dopo lunghi mesi di inaudite sofferenze trovava ancora, nella sua generosità, la forza di slanciarsi in difesa di un compagno di prigionia bestialmente percosso da un aguzzino. Gli faceva scudo del proprio corpo e moriva sotto i colpi. Nobile esempio di fedeltà, di umanità, di dedizione alla Patria”.
Il 14 dicembre 2015 papa Francesco ha concesso a Teresio Olivelli il titolo di venerabile; il 3 febbraio 2018 è stato proclamato beato a Vigevano, durante una celebrazione presieduta dal cardinale Angelo Amato. La Chiesa cattolica lo ricorda il 16 gennaio.
A Bellagio, sul muro esterno della casa natale di Teresio Olivelli, nel 1965 è stata appesa, su commissione dell’Associazione volontari della libertà della Federazione italiana volontari della libertà di Lecco, una lapide in pietra scura. Essa reca la seguente iscrizione a lettere capitali: “IN QUESTA CASA EBBE I NATALI / LA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE / TEN. DOTT. TERESIO OLIVELLI / RETTORE DEL COLLEGIO / UNIVERSITARIO GHISLERI / IMPAVIDO UFFICIALE DI ARTIGLIERIA ALPINA / INTERNATO L’8-9-1943 / AUDACEMENTE E RIPETUTAMENTE EVASE / SCELTA TRA I PRIMI LA VIA DELLA COSPIRAZIONE / FONDÒ IL GIORNALE CLANDESTINO “IL RIBELLE” / PERSEVERÒ OLTRE OGNI UMANA POSSIBILITÀ / NELLA RESISTENZA ALL’INVASORE TEDESCO / AUTORE DELLA “PREGHIERA DEL RIBELLE”. / ARRESTATO A MILANO / IL 2-4-1944 SUBÌ TORTURE / DEPORTATO NEI CAMPI NAZISTI DI STERMINIO / DONÒ AIUTO E PROTEZIONE ILLIMITATA / AI COMPAGNI SOFFERENTI CHE L’INVOCAVANO / FU SELVAGGIAMENTE TRUCIDATO E CREMATO / MARTIRE EROICO DELLA FEDE E DELLA PATRIA”. Nella prospiciente parrocchiale di San Giacomo è presente una stele commemorativa di Teresio Olivelli, opera dell’artista Bruno Luzzani (Pognana Lario 1941); la scultura, in calcare di Moltrasio, rappresenta una goccia di pietra, simbolo dell’acqua del battesimo (in questa chiesa infatti Olivelli venne battezzato il 16 gennaio 1916) ma anche del sangue versato dal martire bellagino. Sulla superficie della goccia, una corona di spine si intreccia formando una croce, e alcune foglie danno vita a un germoglio.
Teresio Olivelli è ricordato anche in altre località italiane. Per esempio, a Mortara è commemorato in due targhe; a Vigevano e a Zeme sono state poste due pietre d’inciampo; a Rovereto, il suo nome compare in una lastra sulla Strada degli Artiglieri, in località Costa Violina; a Udine, è stata appesa una lapide all’esterno dell’abitazione nella quale si rifugiò nell’autunno del 1943. Numerose vie e piazze sono state intitolate a Olivelli, in città come, a titolo esemplificativo, Bellagio, Milano, Pavia, Brescia, Carpi (Modena), Carate Brianza (Monza e Brianza), Merate (Lecco).
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: piazza della Chiesa, 27, di fronte alla basilica di San Giacomo
Comune: Bellagio
Provincia: Como (CO)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.98812 – Longitudine 9.26196
FONTI
Bibliografia
R. Agasso, D. Agasso Jr., Il difensore dei deboli. La straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (1916-1945), Cinisello Balsamo, San Paolo, 2016
L. Bove, Teresio Olivelli, in Alpini di Dio. I Beati con la Penna Nera, a cura di A. Bazzari, Milano, Mursia, 2019, pp. 79-103
P. Rizzi, L’amore che tutto vince. Vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2004
Sitografia
A. Pepe, Olivelli Teresio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 9/1/2026
Olivelli Teresio, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 9/1/2026
Olivelli, Teresio, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 9/1/2026
Teresio Olivelli, profilo biografico pubblicato sul sito www.causesanti.va consultato il 9/1/2026
Teresio Olivelli, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 9/1/2026
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 7/1/1916 – 17/1/1945
Cognome / Nome: Olivelli Teresio
Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, Alpini; divisione Fiamme verdi
Data lapide: 1965
Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere dell’Associazione volontari della libertà della Federazione italiana volontari della libertà di Lecco
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
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LAPIDE IN MEMORIA DI TERESIO OLIVELLI A BELLAGIO
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