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Nel marzo del 1944, nella zona del Ravennate, venne formato il Comitato provinciale di liberazione nazionale (Cpln), nato per riunire in un unico e organico gruppo tutti i partiti antifascisti e per ridistribuire tra di loro gli interventi e la partecipazione alla Liberazione: sino ad allora, infatti, erano stati principalmente i comunisti a contrastare i nazifascisti con azioni di guerriglia. I militanti della Resistenza vennero quindi invitati a organizzare Gruppi di azione patriottica (Gap), appianando così anche gli screzi e i dissidi tra i vari combattenti di differenti ideali politici.
Nel pomeriggio del 20 marzo 1944 Giacinto Magnati, comandante della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) di stanza presso la rocca delle Caminate, castello di proprietà della famiglia Mussolini ubicato a Meldola (Forlì-Cesena), assieme ad altri quattro militi fascisti si recò a Ravenna; durante il viaggio, fermatosi a Predappio (Forlì-Cesena), prese con sé Gino Casalboni detto “l’Umàz”, del distaccamento di Cervese della Gnr. Giunti a Cervia, i repubblichini dovettero fermarsi per sostituire una gomma forata dell’auto. Il caposquadra Magnati, accompagnato dal fascista del luogo Guido Meldoli, andò nella periferia alla ricerca di un meccanico: alle 21:15 Meldoli, bloccata una persona per verificarne identità e documenti, venne freddato da due colpi d’arma da fuoco.
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I camerati, per vendicare l’attentato, decisero seduta stante di compiere una rappresaglia. Gino Casalboni, inferocito per l’accaduto, vestito in abiti borghesi e accompagnato da un’altra camicia nera, arrivato nella centralissima piazza Garibaldi, entrò nel Caffè Roma, ritrovo abituale di cittadini ostili alla dittatura mussoliniana, e iniziò a sparare all’impazzata raffiche di mitra. Morirono sul colpo il trentottenne Attilio Valentini, autista di ideali socialisti; il portalettere Giovanni (Gianni) Venturi (trentaquattro anni); il meccanico comunista Aldo Evangelisti, trentasettenne. Il mugnaio di fede mazziniana Eugenio Tassinari, di quarantaquattro anni, spirò all’ospedale di Ravenna pochi giorni dopo per le gravi ferite; altri quattro civili (il socialista Luigi Panzavolta, l’ex fascista Tacito Barana, il comunista Pietro Tandoli e Antonio Abbondanza) sopravvissero alle lesioni riportate. Nel frattempo, giunse da Ravenna a Cervia una squadra fascista comandata da Giovanni Babini, intenzionata a punire i cervesi per la morte di Guido Meldoli: una volta appreso dell’eccidio al Caffè Roma, fece dietrofront ritornando alla base.
Il 23 marzo i fascisti vietarono ai parenti delle vittime innocenti della strage di partecipare ai funerali, e misero alcuni militi a presidiare l’accesso alla città, per impedire l’ingresso di uomini armati. Nel primo pomeriggio, nei pressi del ponte San Giorgio, la camicia nera Primo Tabanelli di Bagnacavallo, soprannominato “S-cianten”, trucidò ingiustamente due giovani cugini originari di Castiglione di Ravenna, ambedue partigiani, giunti a Cervia in bicicletta per seguire le bare dei morti del Caffè Roma: il ventiquattrenne Nino Fantini, di professione autista, e il bracciante ventitreenne Armando Fantini. Le loro salme, assieme a quelle dell’eccidio del 20 marzo, furono trasportate direttamente al cimitero.
Nel corso dei decenni successivi, i cervesi hanno voluto ricordare questi drammatici eventi. All’esterno dell’ex Caffè Roma, in piazza Garibaldi 2, il 20 marzo 1947 il Comitato di liberazione nazionale (Cln) ha appeso una targa rettangolare in marmo bianco, recante incisa la scritta “COLPITI A TRADIMENTO / DA PIOMBO FASCISTA / QUI CADDERO / LA SERA DEL 20-3-1944 / EVANGELISTI ALDO / TASSINARI EUGENIO / VALENTINI ATTILIO / VENTURI GIOVANNI / LA NUOVA CIVILTÀ / INCIDE / A INDELEBILI AUREI CARATTERI / I VOSTRI NOMI PURISSIMI / NEL CIELO DEI MARTIRI / E CONDANNA / I VOSTRI FEROCI CARNEFICI / ALLA PERENNE ESECRAZIONE / DEL CIVILE CONSORZIO”. Lì accanto il 20 marzo 2024, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’eccidio, il Comune di Cervia ha inaugurato una nuova lapide, in marmo grigio screziato, con incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI AVEVA SEDE IL “CAFFÈ ROMA” / DOVE IL 20 MARZO 1944 / FU COMPIUTA UNA STRAGE FASCISTA / CONTRO CITTADINI INNOCENTI. / IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE / POSE TARGA IL 20 MARZO 1947. / IL COMUNE DI CERVIA / NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE / 20 MARZO 2024”.
Ai due cugini Fantini è stata intitolata una strada nel centro di Cervia, via Martiri Fantini; all’incrocio con via Ponte San Giorgio, nel luogo dove vennero ammazzati i due ragazzi, il 23 marzo 1947 è stato posto un cippo commemorativo per volere della sezione Anpi di Castiglione di Ravenna.
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: piazza Garibaldi, 2, sotto ai portici
Comune: Cervia
Provincia: Ravenna (RA)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.26153 – Longitudine 12.34945
FONTI
Bibliografia
E. Cavina, Ravenna, in La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna, a cura di L. Casali e D. Gagliani, l’ancora, Napoli-Roma, 2008, pp. 171-174
Cervia ore 6. Lotte popolari e antifasciste (1890-1945), Ravenna, Edizioni del Girasole, 1981, pp. 93-95
Popolazione e memoria della guerra nel Ravennate (1943-1945), a cura di M. Baioni e G. Masetti, Ravenna, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Sezione Provinciale di Ravenna, 1994, pp. 109-116
Sitografia
E. Cavina, Cervia, 20.03.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 10/4/2025
Cervia ricorda l’80° anniversario dell’Eccidio del Caffè Roma e dei Martiri Fantini, articolo pubblicato sul sito www.ravenna24ore.it consultato il 10/4/2025
Eccidio di Cervia, scheda pubblicata sul sito www.anpiravenna.it consultato il 10/4/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 20/3/1944
Cognome / Nome: Evangelisti Aldo; Tassinari Eugenio; Valentini Attilio; Venturi Giovanni; Fantini Armando; Fantini Nino
Formazioni d’appartenenza: non determinabile
Data lapide: 20/3/2024
Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere del Comune di Cervia
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
contatti
L’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA E L’UCCISIONE DEI CUGINI FANTINI A CERVIA
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