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L’ECCIDIO DI BRUNICO

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Tra la primavera e l’estate del 1944 il governo della Repubblica sociale italiana di Salò cercò di dare vita a un nuovo esercito che avrebbe combattuto a fianco delle forze armate tedesche della Wehrmacht, proseguendo così un’alleanza nazifascista. Per far ciò, i repubblichini attuarono un’azione di propaganda insistente e minuziosa, ricorrendo alla leva obbligatoria, incarcerando i parenti dei giovani chiamati alle armi, condannando alla pena capitale i disertori e gli ostili al servizio militare. In alcuni casi, il reclutamento coatto venne spalleggiato dai tedeschi, che tentarono di assoldare cittadini italiani nei propri corpi armati quali, per esempio, l’aviazione Luftwaffe, l’artiglieria antiaerea FlaK, le Squadre di protezione Schutzstaffel SS. Nonostante tali azioni coercitive e martellanti, i risultati furono deludenti e controproducenti, poiché i giovani ignorarono l’arruolamento, disertandolo e, spesso, fuggendo nelle zone montuose per entrare nella Resistenza e contrastare i nazifascisti.

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In quei mesi, all’incirca centocinquanta reclute provenienti dalla Lombardia e dal Piemonte, coscritte nel distretto di Asti, vennero prese dai tedeschi e obbligate alla messa in posa di linee telefoniche alle spalle della linea Gotica, l’opera difensiva fortificata costruita dai nazisti nell’Italia del centro-nord; in un primo momento lavorarono in Emilia, dopodiché lungo il corso del fiume Adige sino a Brunico (Bolzano). Il 25 giugno 1944 quattro di questi giovani cercarono inutilmente di scappare per ritornare a casa ma, perso il treno, vennero subito catturati dagli occupanti tedeschi; altri quattro, invece, attraverso la val Badia provarono a raggiungere Cortina d’Ampezzo per unirsi così ai resistenti della Guerra di liberazione. Nonostante l’aiuto di alcune intrepide donne sudtirolesi che, pur non parlando la loro lingua, li soccorsero ospitandoli per la notte e dando loro abiti di ricambio, i quattro vennero fermati dalla polizia nazista il 27 giugno. Gli otto fuggitivi vennero condannati a morte durante un processo sommario; solamente il più giovane, Franco Garattini (1925-2002), nativo di Soncino e all’epoca diciottenne, venne graziato e deportato in Germania, in Baviera, dapprima a Kaisheim, dopodiché a Donauwörth. Gli altri sette, invece, furono fucilati all’alba del 6 luglio 1944 a Brunico, di fronte alla caserma “Fausto Lugramani” (poi ribattezzata “Enrico Federico”); le loro spoglie vennero seppellite nei boschi circostanti e riesumate nel dopoguerra.

Fortunatamente, siamo a conoscenza dell’identità dei sette martiri della Liberazione: Mario Raffaele Bergamaschi (Lodi, 1923), figlio di Andrea Sante Bergamaschi e Maria Domenica Orsini; Sergio Guerra, figlio di Arnaldo Guerra e Armelinda Zanacca, operaio nativo di Montechiarugolo (Parma), ucciso all’età di vent’anni; Arnaldo Rossetti, nato a Corte de’ Frati (Cremona), ammazzato a diciannove anni; Marino Uberti (Robecco d’Oglio, 1923); Giuseppe Vezzulli, originario di Ticengo (Cremona) e residente a Soncino, nato nel 1923, figlio di Pietro Vezzulli e Palmira Tinti; Luigi Vinoni (Soncino, 1923), figlio di Pietro Michele Vinoni e Teresa Angela Pisoni; Senofonte Zanda (1923), meccanico figlio di Camillo Zanda, soldato della Regia aeronautica catturato dai nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e internato in un campo in Germania, ritornato in Italia per adesione alla Repubblica sociale italiana e assegnato al dipartimento di Brunico. 

L’8 luglio 2001, nel piazzale dell’alzabandiera della caserma “Enrico Federico” di Brunico, è stata inaugurata una lapide commemorativa delle vittime dell’eccidio. Di formato rettangolare e realizzata in marmo chiaro, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI IL 6 LUGLIO 1944 / IMMOLARONO LA VITA / AGLI IDEALI DI PATRIA E LIBERTÀ / AN DIESER STELLE / GABEN SIE IHR LEBEN / AM 6 JULI 1944 / FUR HEIMAT UND FREIHEIT / BERGAMASCHI MARIO – ANNI 24 – LODI / GUERRA SERGIO – “ “ 19 – PARMA / ROSSETTI ARNALDO – “ “ 19 – CORTE DE’ FRATI / UBERTI MARINO – “ “ 21 – ROBECCO D’OGLIO / VEZZULLI GIUSEPPE – “ “ 21 – SONCINO / VINONI LUIGI – “ “ 21 – SONCINO / ZANDA SENOFONTE – “ “ 21 – SONCINO / A PERENNE MEMORIA / ZUM IMMERWAHRENDEN GEDENKEN / I COMUNI DI ORIGINE – DIE HEIMATGEMEINDEN / LE ASSOCIAZIONI EX COMBATTENTI E REDUCI / DIE VERBANDE DER KRIEGSTEILNEHMER UND HEIMKEHRER / LE ANPI – DIE VERBANDE DER WIDERSTANDSKAMPFER / DI BOLZANO – BOZEN, CREMONA, LODI, PARMA, TRENTO / BRUNICO – BRUNECK, 08-07-2001”. Sulla lastra è stata applicata una targhetta metallica con la scritta “FRANCO GARATTINI / N. 5-12-1925 / M. 23-10-2002 / Unico superstite di Brunico”. La caserma è stata dismessa e la sua area è stata convertita in una zona abitativa; non sappiamo dove sia finita la lapide.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Brunico
Indirizzo: via San Lorenzo, 27
Comune: Brunico
Provincia: Bolzano (BZ)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 46.79173 – Longitudine 11.92927

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FONTI

Sitografia

ANPI Bolzano, Accadde a Brunico, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 27/3/2025 

Esercito Italiano, Lastra ai Caduti del 6 luglio 1944 – 6° Rgt. Alpini – Brunico, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 27/3/2025 

L. Gardumi, Brunico, 6.07.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 27/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 6/7/1944

Cognome / Nome: Bergamaschi Mario Raffaele; Guerra Sergio; Rossetti Arnaldo; Uberti Marino; Vezzulli Giuseppe; Vinoni Luigi; Zanda Senofonte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 8/7/2001

Autore: non conosciuto

Note: non sappiamo dove sia finita la lapide

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