Home » Regioni d'italia » Piemonte » PARCO DELLA MEMORIA E DELLA PACE NEL LUOGO DELL’ECCIDIO DI FONDOTOCE
PARCO DELLA MEMORIA E DELLA PACE NEL LUOGO DELL’ECCIDIO DI FONDOTOCE

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

A Fondotoce, frazione del comune di Verbania, in uno dei luoghi simbolo della Resistenza nell’alto Piemonte trova spazio il Parco della Memoria e della Pace. Si tratta di una vasta area verde – circa 16.000 mq – entro la quale sono collocati monumenti di differente datazione e composizione dedicati al ricordo della Resistenza, della deportazione e dell’internamento. L’ingresso all’area avviene tramite Via Filippo Turati; il percorso al complesso monumentale inizia con l’ingresso al viale dei caduti, al principio del quale trovano spazio una scultura in rame volta a ricordare il massiccio contributo dei partigiani georgiani alla Resistenza locale ed un composito di lastre in granito riportante i nomi degli internati militari nei campi di lavoro tedeschi. Proseguendo sulla via rettilinea contornata da bassa vegetazione si giunge al cuore del complesso. Qui una croce in cemento alta 24 metri sovrasta il lungo “muro della memoria” sul quale sono riportati – incisi nel marmo di Candoglia – i nomi dei 1.200 caduti della Resistenza nel Verbano-Cusio-Ossola e nel novarese tra il 1943 ed il 1945;

Leggi di più

inaugurato il 20 giugno 1964 dall’allora Vice Presidente della Camera Sandro Pertini, il muro è stato eretto nel luogo in cui il 20 giugno 1944 vennero fucilati dai tedeschi 42 partigiani catturati durante il grande rastrellamento della Val Grande. Dinnanzi alla grande croce è stata posizionata un’urna contenente le ceneri di persone assassinate nel campo di Mauthausen. 

All’interno del parco un vasto edificio ospita l’Associazione Casa della Resistenza, ente preposto allo studio e alla trasmissione della memoria nel territorio. La Casa ospita una biblioteca e nel centro di documentazione è conservato un vasto patrimonio archivistico legato al periodo della Seconda guerra mondiale. Sede di iniziative di differente natura, tra cui mostre, convegni e presentazioni, il luogo espone un allestimento permanente volto a ricordare l’eccidio ad opera dei tedeschi qui avvenuto ed alcuni nomi celebri nel locale contesto della Guerra di liberazione. Ai lati dell’ingresso dell’edificio si trovano un monumento in metallo dedicato al ruolo svolto dalle donne durante la Resistenza e nel contesto dell’emancipazione ed un monumento dedicato alla memoria dell’olocausto sulle rive del Lago Maggiore.

Nella primavera del 1944 le formazioni partigiane operanti in Ossola appaiono rinvigorite dopo le fatiche dell’inverno precedente. L’avvio della stagione calda significa un miglioramento generale delle condizioni per coloro che combattono contro i nazifascisti: il fogliame della vegetazione consente maggiore copertura dallo sguardo del nemico, l’innalzarsi delle temperature aumenta l’ottimismo dopo un gelido inverno passato in baite di pietra spoglie di qualunque comodità, quantità e qualità del cibo, per quanto sempre segnate dalla scarsità, migliorano. Inoltre la scadenza dei Bandi Graziani – proclami che richiamano a combattere nelle file della Repubblica Sociale Italiana le leve più giovani del paese – spingono molti individui ad unirsi alle formazioni partigiane. Nel territorio ossolano orbitano in questo periodo brigate autonome, di orientamento cattolico e formazioni legate al Partito comunista. Tra le formazioni più consistenti della zona si trova la formazione partigiana “Valdossola”, una realtà espressamente apolitica comandata da Dionigi Superti, ex dirigente di un’impresa dedita al commercio di legname. I partigiani di Superti popolano i boschi e le montagne della Val Grande, una vasta zona impervia posta a sud-est della Valle dell’Ossola; trattandosi di un territorio privo di strade carrozzabili ed anzi caratterizzato da gole e impegnativi dislivelli, i partigiani si sentono qui al sicuro. I colpi di mano, le imboscate e le azioni di disturbo dei partigiani del “Valdossola” si rivelano una spina nel fianco per le forze d’occupazione tedesche. Il comando germanico attinge dall’Ossola un’importante mole di materiale utile alla guerra del Reich; il territorio infatti è caratterizzato dalla vasta presenza di stabilimenti industriali e centrali idroelettriche ed è percorso dall’importante linea ferroviaria che congiunge l’Italia alla Svizzera. Il comando tedesco delle SS di Monza, intenzionato dunque a risolvere il problema dei banditi in Ossola, stabilisce l’avvio dell’ “Operazione Köln”: 5.000 uomini supportati da artiglieria, mezzi corazzati e apparecchi aerei sono incaricati di dare la caccia ai partigiani annidati tra i boschi della Val Grande. L’operazione inizia il giorno 11 giugno 1944. La Val Grande viene accerchiata da reparti della 236a divisione di fanteria tedesca, uomini della SS Polizei, truppe della Guardia Nazionale Repubblicana di frontiera e reparti speciali fascisti come la Legione Tagliamento, alcuni battaglioni della Xa MAS, uomini del gruppo corazzato Leonessa e del battaglione Pontida. La lotta è impari, diversi sono i partigiani, molti dei quali da poco giunti in montagna, privi di equipaggiamento, addestramento e vestiario. 

Si combatte  negli alpeggi e sui sentieri ma il divario di forze è troppo evidente; molti dei partigiani catturati sono fucilati sul posto, le baite che li avevano ospitati vengono date alle fiamme. 

Le formazioni coinvolte nel rastrellamento oscillano tra lo sbandamento e la completa distruzione: oltre al “Valdossola” di Superti, decimato, vengono colpite la brigata “Cesare Battisti”, la quale perde molti effettivi e la “Giovane Italia”  che cessa addirittura di esistere.

Molti sono i partigiani catturati, trasferiti in luoghi di detenzione improvvisati e qui torturati; tra loro Carlo Suzzi, giovane combattente del “Valdossola” totalmente ignaro dell’assurdo destino che lo attende. Portato insieme a diversi altri nella sede del comando germanico di Malesco, un comune della Val Vigezzo, viene qui torturato. Lui ed i compagni di sventura vengono trasferiti a Intra il 20 giugno, sul lago Maggiore. Nel pomeriggio di quel giorno 46 prigionieri in tutto vengono caricati sui camion e, in alcune tappe, fatti sfilare sulle rive del lago in direzione di Fondotoce. Di quella macabra marcia rimane forse una delle più celebri foto della Resistenza italiana, scattata da un soldato tedesco e rintracciabile in rete: la colonna di partigiani prigionieri in marcia alla cui testa spiccano la figura di una donna, Cleonice Tomassetti ed un cartello con la scritta “Sono questi i liberatori d’Italia oppure sono i banditi?”. Giunti nella piana dove il fiume Toce si getta nel lago Maggiore, 43 prigionieri vengono raggruppati e fatti sdraiare a terra. Cominciano così le fucilazioni, nel luogo dove ora sorge il “muro della memoria”: a gruppi di tre i partigiani vengono condotti nel luogo prescelto e passati per le armi. Carlo Suzzi è nel gruppo di coloro che vanno a morire eppure quel giorno il destino ha altri programmi per lui: colpito dai proiettili tedeschi cade ferito tra i compagni già morti o morenti, sopravvivendo persino al colpo di grazia inferto da un soldato tedesco con la pistola. Dopo qualche ora, quando i tedeschi hanno ultimato l’eccidio e si sono dileguati, il giovane riesce ad emergere dal groviglio di corpi e a gettarsi in un vicino fiumiciattolo per saziare la sete. Grondante di sangue e scosso si dirige verso le montagne per poi svenire nei pressi di una baita. Sarà proprio l’abitante di questa a prestargli le prime cure. Carlo Suzzi sopravvive dunque all’esecuzione e, una volta ripresosi dalle ferite, torna a militare nella formazione di Superti, provata dal rastrellamento ma non distrutta. La Resistenza locale accusa il colpo ma le formazioni continuano la lotta ed anzi l’eccidio diviene uno degli episodi capaci di alimentare la volontà combattiva partigiana. A ricordo di quella terribile esperienza Suzzi riprende il suo posto di combattimento con un soprannome pesante: “Quarantatrè” come il numero di partigiani fucilati quel giorno, tra i quali egli è l’unico sopravvissuto, il quarantatreesimo.  

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Fondotoce
Indirizzo: via Filippo Turati, 9
Comune: Verbania
Provincia: Verbano Cusio Ossola (VCO) 
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 45.946555 – Longitudine 8.487965

U

 

FONTI

Bibliografia

E. Massara, Antologia dell’Antifascismo e della Resistenza novarese: uomini ed episodi della lotta di liberazione, Novara, Tipolitografia «Grafica Novarese», 1984

N. Chiovini, Mal di Valgrande, Verbania, Tararà, 2002

N. Chiovini, Verbano, giugno ‘44, Verbania, Arti grafiche Spadacini, 1966

G. Petter, La prima stella. Valgrande ‘44, Interlinea, 2011

Sitografia

Eccidio di Fondotoce, articolo pubblicato sul sito www.casadellaresistenza.it consultato il 9/6/2025

Fondotoce: l’eccidio, scheda pubblicata sul sito www.isrn.it consultato il 12/6/2025

L’eccidio di Fondotoce, articolo pubblicato sul sito www.rsi.ch consultato il 9/6/2025

V. Pulga, Episodio di Fondotoce, Verbania, 20.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/6/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 20/6/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: Per quanto riguarda Carlo Suzzi “Divisione Valdossola”; per quanto riguarda il complesso monumentale non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Data/e opera: per quanto riguarda il monumento dedicato ai partigiani georgiani sappiamo solo che venne inaugurato nel 1978;
per quanto riguarda il monumento alla memoria dei caduti nei lager nazisti sappiamo solo che venne inaugurato nel giugno 1976 e che venne aggiunta una sezione nel 1986; 
per quanto riguarda il monumento alla memoria dell’olocausto sul lago Maggiore sappiamo solo che venne inaugurato nel 2009; 
per quanto riguarda il monumento alla donna nella Resistenza sappiamo solo che venne inaugurato il 22 novembre del 1986;
per quanto riguarda il “muro della memoria” sappiamo che venne eretto tra il 1962 ed il 1964 ed inaugurato il 20/6/1944;
per quanto riguarda l’urna, non determinabile

Autore/i: Gia Japaribz (Monumento ai partigiani georgiani); Rava Giorgio (Monumento alla donna nella Resistenza); Bonecchi Carla (Monumento in ricordo dell’olocausto sul lago Maggiore); Minali Aessandro (muro della memoria)

Note: Parco della Memoria e della Pace è liberamente accessibile; mentre l’’ingresso all’edificio che ospita l’Associazione Casa della Resistenza è contingentato in base agli orari di apertura della struttura

Dal luogo dell’eccidio comincia il “Sentiero Chiovini”, itinerario escursionistico che si sviluppa tra i sentieri della Val Grande

contatti

PARCO DELLA MEMORIA E DELLA PACE NEL LUOGO DELL’ECCIDIO DI FONDOTOCE

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.