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Enrico Zuddas, figlio di Salvatore Zuddas e Cristina Abis, nacque a Dolianova (Cagliari) il 18 agosto 1911; da bambino mostrò di avere un carattere forte, e venne soprannominato “azzardosu”. Il 24 febbraio 1930 si arruolò nell’Arma dei Carabinieri, il 15 dicembre ottenne il grado di carabiniere a cavallo e fu inviato, il 20 dicembre, nella legione di Cagliari. Sin da subito si distinse per coraggio e valore, ricevendo il 4 giugno 1931 la Medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: “Informato che un individuo, in preda a follia omicida, dopo aver ucciso il proprio fratello minacciava di morte altri congiunti, accorreva con un collega prontamente sul posto e sebbene ferito leggermente ad un braccio da un colpo di pistola, esploso dall’omicida contro la sorella, che ne rimaneva uccisa, con risolutezza e sprezzo del pericolo affrontava l’assassino, riuscendo, con l’aiuto del compagno, dopo breve ma vivace colluttazione, a disarmarlo e trarlo in arresto”.
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Nel 1933 Zuddas fu destinato come istruttore alla legione Allievi a Roma; dopo aver seguito il 2° corso accelerato allievi sottoufficiali alla Scuola centrale Carabinieri di Firenze, nel 1938 ottenne il grado di vice brigadiere e frequentò il corso di equitazione alla Scuola di applicazione di cavalleria a Pinerolo (Torino). Ritornato successivamente a Cagliari, nel 1942 rientrò alla sua legione Allievi.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Enrico si schierò contro i nazifascisti; il 7 ottobre i tedeschi occuparono la legione Allievi e deportarono da Roma oltre duemila carabinieri: Zuddas sfuggì alla cattura e, da quel momento, aderì alla Resistenza. L’Arma dei Carabinieri partecipò attivamente e con incisività alla Guerra di liberazione, grazie all’impegno e all’audacia di ogni suo componente. In particolare, Enrico Zuddas militò nel Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri, combattendo come gregario e comandante di battaglione nella brigata “Rosi” del Fronte militare clandestino di Roma (Fmcr), emergendo per eroismo nelle azioni per ostacolare gli occupanti.
Il 29 maggio 1944, assieme ai colleghi Antonio Piras e Salvatore Meloni, venne incaricato di scortare e proteggere il generale Angelo Odone, capo di stato maggiore del Fmcr, e il colonnello Scalera. Giunti nel primo pomeriggio in piazza della Libertà, i tre carabinieri si accorsero della presenza di un manipolo di nazifascisti nei pressi del portone del palazzo dove si trovavano i due militari; in uno scontro a fuoco, Zuddas riuscì a uccidere il capo delle Ss ma, assieme a Meloni, rimase gravemente ferito, mentre Piras riuscì a fuggire. I due carabinieri collusi vennero portati all’ospedale di Santo Spirito; Meloni spirò subito per le ferite al petto, all’addome e alla coscia sinistra. Enrico Zuddas, colpito al polso destro e al capezzolo destro, dopo giorni di atroci sofferenze morì il 9 giugno 1944, all’età di trentadue anni, lasciando la moglie Emma Pes e i due figli Antonio e Rosella; le sue spoglie riposano al Cimitero monumentale del Verano. Pochi giorni prima, il 4 giugno, la città di Roma venne liberata dal giogo nazifascista.
Zuddas è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Sottufficiale dei CC.RR. sottrattosi con le armi in pugno alla cattura da parte delle soldatesche germaniche costituiva subito, con alcuni animosi gregari, che ne avevano seguito la sorte, un primo nucleo di resistenza contro l’oppressore. Entrato a far parte dell’organizzazione clandestina dei CC.RR. compiva le più rischiose missioni, distinguendosi per il suo coraggio temerario, per la sua decisione per la sua estrema energia. Comandato di scorta armata alla persona del Capo di S.M. del Fronte della resistenza, sorpreso da agenti della polizia nazifascista, nel generoso intento di evitare la cattura del suo superiore, non esitava ad ingaggiare la lotta malgrado le impari forze e cadeva ferito gravemente dopo avere abbattuto a colpi di pistola due agenti nemici. Isolato in una tetra corsia di ospedale e guardato a vista dagli sgherri teutonici, sopportava con ammirevole stoicismo il dolore delle ferite in seguito alle quali decedeva con la fierezza del soldato conscio di aver compiuto il proprio dovere fino all’estremo sacrificio”.
A Dolianova, paese natale di Enrico Zuddas, gli hanno intitolato un istituto scolastico ubicato in via dei Lavoratori 22, mentre a Cagliari la caserma dei Carabinieri porta il suo nome. Nel Lazio, gli hanno dedicato due strade, una a Fiumicino e l’altra a Civitavecchia.
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: via dei Lavoratori, 22
Comune: Dolianova
Provincia: Cagliari (CA)
Regione: Sardegna
Coordinate geografiche: Latitudine 39.37663 – Longitudine 9.17796
FONTI
Sitografia
E. Bernardini, L. Ferri, Enrico Zuddas. Un esempio da non dimenticare, articolo pubblicato sul sito www.carabinieri.it consultato il 20/1/2026
Brigadiere Zuddas Enrico, scheda pubblicata sul sito www.carabinieri.it consultato il 20/1/2026
Enrico Zuddas, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 20/1/2026
Zuddas Enrico, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 20/1/2026
Zuddas, Enrico scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 20/1/2026
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 18/8/1911 – 9/6/1944
Cognome / Nome: Zuddas Enrico
Formazioni d’appartenenza: Arma dei Carabinieri reali; Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri, brigata “Rosi” del Fronte militare clandestino di Roma
Autore: non determinabile
Note: edificio visibile e non liberamente accessibile, essendo un istituto scolastico
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