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STRADA INTITOLATA A FILIPPO CARUSO A CASALI DEL MANCO

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Filippo Caruso, figlio di Luigi Caruso e Rosina Gullo, nacque il 24 agosto 1884 a Casole Bruzio (Cosenza), in una famiglia di saldi ideali risorgimentali e garibaldini. Diplomatosi al liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza, nel 1904 si arruolò nel Regio Esercito e, il 31 dicembre 1905, venne nominato sottotenente di complemento nel 44° fanteria; in servizio dal 1909 presso il 18° reggimento fanteria, tra 1911 e 1912 combatté il Libia nella guerra italo-turca. Il 1° luglio 1914 Caruso venne trasferito nell’Arma dei Carabinieri; durante la Grande guerra fu attivo sul Medio Isonzo e nell’avanzata su Trento e Bolzano. Nel 1917 fu promosso al grado di capitano e, al termine della guerra, venne insignito di due Medaglie di bronzo al valor militare e di un Encomio solenne. Tra 1918 e 1919 si occupò dell’organizzazione del servizio territoriale dei Carabinieri in Alto Adige e in Dalmazia; nel 1919 Filippo Caruso fu comandante a Firenze e operò a Trieste durante l’impresa di Fiume, ricevendo un secondo Encomio solenne.

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Nel 1925 divenne maggiore della legione Carabinieri di Livorno e si laureò in Giurisprudenza; tornato a Firenze, fu promosso a tenente colonnello della divisione interna dei Carabinieri, e venne fregiato di un terzo Encomio solenne. Tra 1931 e 1933 Caruso comandò il distaccamento allievi Carabinieri di Torino; tra 1933 e 1935 guidò l’Ispettorato generale di pubblica sicurezza in Sicilia; promosso a colonnello, nel 1937 fu a capo della legione di Ancona. Tra 1940 e 1941 tenne il comando in sede vacante della 3a brigata Carabinieri; nel 1941 a Roma fu a disposizione del Ministero della agricoltura e foreste; nel 1942 divenne generale di brigata, in servizio presso la 2a divisione Carabinieri “Podgora”, e nel 1943 venne congedato per limiti d’età.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Filippo Caruso organizzò, assieme ad altri Carabinieri, la cosiddetta banda “Caruso” del Fronte militare clandestino carabinieri per combattere i nazifascisti, alla quale aderirono fra gli altri due generali di divisione, tre tenenti colonnelli, sei maggiori, trentasette capitani e un cospicuo esercito; arrestato dai tedeschi alla fine del maggio 1944 in una trattoria in via Attilio Regolo e rinchiuso nel famigerato carcere di via Tasso, sopravvisse alle brutali torture e riuscì ad evadere durante l’ingresso nell’Urbe degli angloamericani. Tra 1944 e 1945 ebbe incarichi ispettivi nei reparti di Carabinieri dell’Italia meridionale (3a divisione “Ogaden”). Venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “All’atto dell’armistizio, sebbene non più in servizio, si schierava contro l’aggressore tedesco formando e alimentando personalmente le prime organizzazioni armate clandestine. Comandante di formazioni partigiane di carabinieri operanti in Roma, identificato e tratto in arresto, malgrado la minaccia delle armi, riusciva, dopo furibonda colluttazione con gli scherani nemici, ad inghiottire documento compromettente per la vita dei suoi più diretti collaboratori. Tradotto al carcere di via Tasso e sottoposto ad estenuanti interrogatori e crudeli sevizie, manteneva contegno fiero e sprezzante rifiutando qualsiasi rivelazione pur non avendo taciuto la sua qualità di comandante di bande armate. Alla vigilia della liberazione, nell’imminenza dell’esecuzione capitale decretata nei suoi confronti dal nemico, pur consapevole della sorte che lo attendeva, con sovrumana serenità e con stoicismo di martire scriveva alla moglie parole sublimi di esortazione e di rassegnazione ed espressioni nobilissime per il destino della Patria e delle persone care. Rincuorava poscia i compagni di prigionia, esaltandone il sacrificio e lanciava in faccia agli sgherri teutonici il grido irrefrenabile “Viva l’Italia”. Evaso miracolosamente all’ultima ora ed ancora dolorante e sanguinante per le gravi ferite infertegli dai suoi aguzzini, correva a riprendere il comando dei reparti carabinieri operanti a tutela della Capitale. Segnava cosi traccia leggendaria delle sue eroiche virtù militari e del sublime amor di Patria”.

Nel dopoguerra fu a disposizione del Ministero della difesa per incarichi speciali. Nell’aprile 1957 venne collocato in congedo assoluto come “Grande invalido di guerra”. Filippo Caruso morì a Roma il 12 settembre 1979 a novantacinque anni. 

A Caruso sono state intitolate una strada a Roma e una a Casali del Monaco (Cosenza), comune istituito nel 2017 con la fusione di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Casole Bruzio 
Indirizzo: via Generale Filippo Caruso 
Comune: Casali del Manco
Provincia: Cosenza (CS) 
Regione: Calabria
Coordinate geografiche: Latitudine 39.28550 – Longitudine 16.33973

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FONTI

Bibliografia

F. Carbone, La partecipazione dei Carabinieri al fronte clandestino di resistenza. Roma 1943, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri. I Carabinieri del 1943, a cura di F. Carbone, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2024, pp. 229-234

A. Galli, Carabinieri per la libertà. L’Arma nella Resistenza: una storia mai raccontata, Milano, Mondadori, 2016, pp. 43-49

Sitografia

Caruso Filippo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 22/11/2025

CARUSO Filippo, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiliberazione.it consultato il 22/11/2025

Caruso, Filippo, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 22/11/2025

Filippo Caruso, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 22/11/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 24/8/1884 – 12/9/1979

Cognome / Nome: Caruso Filippo

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, Fanteria, 44° reggimento, 18° reggimento; Arma dei Carabinieri reali; brigata “Caruso”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

contatti

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