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LO SCIOPERO DEL SETTEMBRE 1944 ALLA BORLETTI: ELVIRA BARILI E LE ALTRE LAVORATRICI

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Negli anni della seconda guerra mondiale, la Borletti era una delle fabbriche specializzate fondamentali per lo sforzo bellico. Originariamente produceva orologi, ma i meccanismi degli orologi, e soprattutto quelli delle sveglie, erano facilmente riconvertibili ad un uso militare, per produrre munizioni, e soprattutto le spolette usate per le bombe. Già durante la prima guerra mondiale, questa produzione aveva assicurato grandi guadagni alla Borletti, e naturalmente lo stesso avvenne nel periodo 1942-1945 quando circa il 90% della produzione era a scopo militare. Per il tipo di lavoro di precisione richiesto, la Borletti era una fabbrica con un’alta percentuale di lavoratrici anche in periodo di pace, e naturalmente con gli uomini al fronte le donne erano ancor più numerose nel periodo della Resistenza, arrivando ad essere oltre i due terzi dei 10.000 operai che lavoravano alla Borletti.

Proprio una di queste lavoratrici, Elvira Barili, allora impiegata del reparto spolette, sarebbe stata protagonista di uno degli episodi simbolicamente più interessanti della Resistenza alla Borletti…

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avvenuto durante uno sciopero di tre giorni nel settembre 1944.

Come nelle altre fabbriche dell’epoca, anche alla Borletti uomini e donne lavoravano in reparti separati. In particolare, reparti maschili e femminili si trovavano ai due lati opposti di via Romolo Gessi, gli uni di fronte agli altri. Anche durante gli scioperi solitamente lavoratori e lavoratrici occupavano i rispettivi reparti, restando in fabbrica per impedire la produzione.

Durante lo sciopero in questione, da uno dei reparti femminili, quello di Elvira, comparve una bandiera rossa, in realtà un fazzoletto messo a sventolare. La scena fu accolta dagli applausi dei reparti maschili che lo videro dall’altro lato della strada, ma era anche stato un gesto pericoloso. Una bandiera rossa era infatti un simbolo esplicitamente antifascista, e come tale attirò ovviamente l’attenzione immediata della polizia del regime e degli occupanti. Un gesto di sfida del genere non poteva restare impunito,e tentarono immediatamente di individuare l’autrice, che era appunto Elvira. L’ondata di arresti e deportazioni seguita agli scioperi del marzo 1944 aveva reso chiaro che la repressione del regime non avrebbe risparmiato le lavoratrici, nemmeno in una fabbrica altamente specializzata e fondamentale per lo sforzo bellico come la Borletti, quindi il rischio per chiunque fosse scoperto con il drappo rosso era altissimo. Ma nonostante le perquisizioni non fu trovato da nessuna parte, perché uno dei manovali, Michele, lo aveva immerso in un bagno di sostanze chimiche che lo avevano totalmente sbiancato. Elvira quindi uscì dalla fabbrica alla fine dello sciopero con addosso un drappo bianco come un lenzuolo, che non attirò il minimo sospetto.  

Naturalmente non si trattò del solo episodio di resistenza che coinvolse le Elvira e le donne della Borletti. Merita di essere ricordata anche un’operaia, Piera Antoniazzi, che con il già citato Michele era solita riempire i muri della fabbrica di scritte antifasciste, rifacendole ogni volta che venivano cancellate, o un’altra impiegata Carlotta Thomas, che falsificava gli orari per coprire le assenze di chi si allontanava per collaborare alla resistenza. Come molte altre, il loro impegno non si limitava alle azioni sul luogo di lavoro, ma collaboravano attivamente con i partigiani anche nella vita quotidiana, spesso sfruttando il fatto che come donne destavano meno sospetti: Elvira trasportava armi nascondendole nelle scatole di latta usate per il pranzo dagli operai fingendo di star portando da mangiare al suo compagno – Fioravante Stell anche lui operaio alla Borletti e partigiano – e Piera una volta chiese addirittura un passaggio ad una camionetta della Muti – la polizia politica fascista – per accompagnare una ragazza russa ad un appuntamento con un contatto della resistenza, naturalmente fingendo che fossero entrambe italiane, e fasciste.

Azioni fortemente simboliche come la bandiera rossa o le scritte alla Borletti erano però fondamentali per dimostrare la diffusione capillare degli ideali antifascisti e incoraggiare l’adesione alla Resistenza, ancor più utile in una fabbrica strategica e fondamentale per la produzione bellica quale era la “Borletti”

Alice Leone

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Romolo Gessi
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.459515 – Longitudine 9.153187

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FONTI

Bibliografia

Comitato Unitario Antifascista, L’Antifascismo e la resistenza alla Borletti, Milano, Fracchia, 1980

E. Barrili, Le donne per gli scioperi: scelta ideale per la partecipazione ad una società nuova, in «Triangolo Rosso», anno 8°, n. 2-3, febbraio-marzo 1981

R. Cairoli, Milano e la Resistenza femminile, in «ANPI OGGI», giugno 2014

Fonti d’archivio

Archivio del Lavoro, fondo G. Granelli, «Fioravante Stell»

Sitografia

I gruppi di difesa della donna negli scioperi del 1944, articolo pubblicato sul sito lavoroeresistenzainlombardia.it consultato il 15/06/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 09/1944

Cognome / Nome: Barrili Elvira, Antoniazzi Piera 

Formazioni d’appartenenza: 122° Brigata Garibaldi

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

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