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Nella rocca medievale del comune di Montefiorino, in provincia di Modena, trova spazio il Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana. Nei locali della struttura nove stanze dedicate ripercorrono le vicende di quella che è passata alla storia come una delle repubbliche partigiane per eccellenza; documenti originali e materiali multimediali inseriscono quel particolare esperimento di autogoverno partigiano nel più vasto contesto della Seconda guerra mondiale e della Guerra di liberazione.
Al principio della primavera del 1944 la Resistenza sta ormai mutando la sua forma: ad una prima fase spontaneistica segue un periodo in cui alla guida delle forze partigiane approdano progressivamente i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale – CLN. Se le prime bande avevano cioè avuto origine e sviluppo a partire dal carisma dei loro comandanti, ora sono i partiti politici antifascisti a cercare di coordinare gli sforzi delle brigate ad essi legate.
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La Resistenza è un fenomeno che muta, evolve, un percorso in divenire del quale – al momento della sua esistenza – tanto i protagonisti quanto gli antagonisti non hanno, e non possono logicamente avere, una precisa visione. Quel che appare certo è che con l’avvio della bella stagione le brigate partigiane aumentano i loro effettivi e le loro azioni; le scadenze dei bandi per l’arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana – RSI, hanno come effetto quello di spingere moltissimi giovani a recarsi in montagna per unirsi alle formazioni di ribelli. In questo contesto di rinvigorimento della Resistenza, stimolato dal clima migliore e dall’andamento della “guerra grossa”, anche nella zona dell’appennino gli attacchi contro presidi e caserme, le imboscate alle colonne nazifasciste e gli atti di sabotaggio alle infrastrutture si moltiplicano. Nel mese di marzo nella zona dell’appennino modenese alle azioni partigiane seguono i rastrellamenti tedesco-fascisti con il loro carico di crimini di guerra: il 18 marzo nei paesi di Monchio, Susano e Costrignano truppe della divisione Hermann Goring assassinano 136 civili. Pur tra molte difficoltà – sbandamenti e a volte totale distruzione – le forze partigiane sono lontane dall’essere ridotte al silenzio.
Tra aprile e maggio 300 uomini delle formazioni partigiane del modenese si raggruppano nel battaglione “Ciro Menotti”, arrivando a contare a inizio giugno circa 1.000 combattenti variamente armati; nella zona reggiana, nello stesso periodo, circa 500 uomini risultano distribuiti fra i distaccamenti Prampolini, Piccinini e Bedeschi. La pressione dei partigiani sul nemico è forte e costante ed i presidi fascisti più isolati o vengono progressivamente conquistati con le armi o abbandonati dai militi che li dovrebbero custodire.
Il 18 giugno i partigiani comandati da Mario Ricci “Armando” – uno tra i più noti organizzatori della guerriglia nella zona appenninica a sud di Modena – assediano e conquistano la rocca di Montefiorino, sancendo di fatto la liberazione di un ampio territorio che comprende circa un terzo di tutto l’appennino centrale; la sede del comando partigiano viene installata proprio nella rocca medievale. Sono diversi i comuni tra il modenese ed il reggiano racchiusi entro i confini della zona sgomberata dalla presenza nazifascista: Montefiorino, Frassinoro, Prignano, Polinago, Toano, Villa Minozzo e Ligonchio.
Prende così il via la prima esperienza di zona libera della Resistenza italiana, la “Repubblica partigiana di Montefiorino”.
L’esperienza di autogoverno democratico si sviluppa rapidamente: tra le prime “prove” la convocazione da parte del Comando militare partigiano delle assemblee dei capifamiglia per la creazione di giunte incaricate dell’elezione dei sindaci nei comuni del territorio liberato. Per quanto riguarda le necessità primarie della popolazione – e dei partigiani – tra i provvedimenti adottati rientrano quelli finalizzati a far continuare il funzionamento della filiera del grano, dalla trebbiatura alla distribuzione del prodotto, quelli legati alla produzione casearia. Vi sono poi quelli connessi alla disciplina dei prezzi: la distribuzione di prodotti alimentari a costi contenuti ed al contempo la decisione di tenere alti i prezzi dei prodotti di origine agricola per evitarne la fuoriuscita su mercati più convenienti. Accanto a queste misure viene avviata una severa lotta al mercato nero.
Nonostante le ambizioni e l’impegno i nodi da sciogliere sono comunque tanti. Innanzitutto l’arrivo all’interno del territorio liberato di qualche migliaio di giovani decisi ad aderire – per motivi differenti – al piccolo “esercito partigiano” rappresenta un grosso problema. Le risorse alimentari sono scarse e l’afflusso di tanti individui non può che peggiorare la situazione generale; la grandissima parte dei nuovi arrivati è priva di armamenti e di addestramento. Non basterà a risolvere la situazione la creazione, in luglio, del Corpo d’Armata Centro Emilia ed il conseguente inquadramento dei partigiani modenesi e reggiani in sei divisioni all’interno del territorio liberato.
Accanto a questi problemi se ne presentano presto altri di ordine differente ma non meno spinosi: ben presto l’ostentazione, per mano dei partigiani più settaristi, di simboli legati al partito comunista – inni, pugni chiusi e stelle rosse – finisce per provocare l’irritazione dei partigiani cattolici e di una parte della popolazione.
Nonostante le problematiche evidenti l’esistenza della Repubblica partigiana ha un grande significato morale per gli italiani e, per gli alleati, un’utilità tattica: la presenza di un grande numero di uomini e la posizione geografica del territorio stimolano l’idea dei comandi alleati di paracadutare all’interno della zona armi e uomini – truppe italiane della “Nembo” – per arrecare fastidio ai convogli nemici diretti verso la linea del fronte. Si tratta però di piani solo in parte attuati poiché il 29 luglio circa 5.000 soldati tedeschi supportati da reparti fascisti attaccano la Zona liberata. L’epilogo è quello comune a tutte le zone in mano partigiana fatte oggetto di offensive nazifasciste: i partigiani non riescono a reggere l’urto di forze regolari e le linee di difesa cedono, provocando la caduta del distretto partigiano. Nella loro avanzata i tedeschi saccheggiano e bruciano i paesi, catturando diversi abitanti per poi destinarli ai campi di lavoro. Le formazioni partigiane protagoniste della “Repubblica” hanno destini differenti: alcune si sfaldano del tutto, alcune rimangono in zona, altre si spostano oltre la linea del fronte, entrando poi nella “Divisione Armando”, unità che si impegnerà a combattere a fianco degli alleati.
In autunno due zone libere si formeranno in quelli che erano stati i territori della Repubblica partigiana di Montefiorino: una comprendente i comuni modenesi ed una quelli reggiani. Si tratta di esperienze più strutturate che in un certo senso forniscono una dimostrazione delle preziose lezioni ricavate dall’esperimento di autogoverno del giugno/luglio precedente. Inoltre si verificano interessanti prefigurazioni dell’Italia del futuro, come ad esempio la lotta per l’egemonia che ha come protagonisti comunisti e democristiani.
Luca Zanotta
Localizzazione
Indirizzo: via Rocca, 1
Comune: Montefiorino
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.35953 – Longitudine 10.62516
FONTI
Bibliografia
E. Gorrieri La Repubblica di Montefiorino, Bologna, Il Mulino, 1966
A. Vaccari, “Armando”. Una vita per la libertà, 1998, Il Fiorino, Modena
Sitografia
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Montefiorino, scheda pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 10/7/2025
Istoreco Reggio Emilia, articolo pubblicato sul sito istoreco.re.it consultato il 10/7/2025
C. Silingardi, La montagna tra renitenza e Resistenza. L’esperienza della zona libera di Montefiorino (1943-1945), saggio pubblicato sul sito www.istitutostorico.com consultato il 10/7/2025
La strage di Monchio, Susano e Costrignano (MO), scheda pubblicata sul sito resistenzamappe.it consultato il 10/7/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data/e evento: 18/6/1944-29/7/1944
Cognome / Nome: Ricci Mario “Armando”
Formazioni d’appartenenza: Formazioni partigiane modenesi e reggiane; Corpo d’Armata Centro Emilia
Data/e opera: per quanto riguarda la creazione del Museo della repubblica partigiana di Monte Fiorino l’anno è il 1979
Autore/i: non conosciuto/i
Note: l’ingresso al museo è contingentato in base agli orari di apertura della struttura
contatti
REPUBBLICA PARTIGIANA DI MONTEFIORINO
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