© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright
Giovanna Zangrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua, nacque il 13 giugno 1910 a Galliera (Bologna), figlia del veterinario Gaetano Bevilacqua e della casalinga Maria Tardini. Nel 1921 la famiglia si trasferì a Desenzano del Garda (Brescia), sperando in un miglioramento del precario stato di salute del padre; qui la giovane iniziò a frequentare il liceo ginnasio statale “Girolamo Bagatta”. Nel 1923 il capofamiglia, caduto in depressione, si tolse la vita; la vedova Maria, assieme alla figlioletta, si spostò dunque a Bologna, dove Giovanna studiò presso il liceo classico “Luigi Galvani”, ottenendo nel 1929 la maturità; si iscrisse quindi alla facoltà di Chimica all’Università degli Studi di Bologna, laureandosi nel 1933 e ottenendo, nel 1934, il Diploma in Farmacia e l’abilitazione all’esercizio di chimico. Dal 1934 al 1937 collaborò come assistente alla cattedra di Geologia; il 30 ottobre 1937, quando la madre venne a mancare, la giovane decise di trasferirsi nel suo amato Cadore, dove aveva trascorso piacevoli vacanze estive, fermandosi a Cortina d’Ampezzo (Belluno): sino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, insegnò scienze naturali presso il liceo “Antonelli” di Cortina e Pieve di Cadore.
Leggi di più
Sebbene la sua famiglia d’origine fosse di ideali liberali e antifascisti, fu costretta a iscriversi al partito fascista, per poter così svolgere le attività di giornalista e istruttrice di sci: dal 1938 incominciò a pubblicare articoli e racconti su riviste e giornali come “Cortina”, “Atesia Augusta”, “Cadore”, “Dolomiti”.
Dopo l’8 settembre 1943, Giovanna Zangrandi aderì convintamente alla Resistenza, militando con il nome di battaglia “Anna” come staffetta partigiana nella brigata “Pietro Fortunato Calvi” della divisione Garibaldi “Nino Nannetti”. Si occupò specialmente del trasporto di materiali, armi e di informazioni riservate, nonché della divulgazione di stampa clandestina; nel 1944, ricercata dai nazifascisti, proseguì la propria attività da resistente rifugiandosi fra le cime del gruppo dolomitico delle Marmarole.
Terminata la guerra, Giovanna fondò e diresse il giornale “Val Boite”, ispirato agli ideali di fratellanza e solidarietà che guidarono la Liberazione, occupandosi non solo della direzione del foglio, ma anche della sua redazione e distribuzione, e della scrittura di articoli, racconti e pezzi commemorativi, firmati di volta in volta con nomi quali Alda Bevilacqua, Anna, il Falco e Giovanna Zangrandi. Forte e consapevole della propria vocazione letteraria, la donna abbandonò definitivamente l’insegnamento e, alla scrittura, affiancò altri mestieri: affittacamere, bracconiere, taglialegna, cuoca, guida turistica, venditrice ambulante. Dal 1946 al 1951 gestì un rifugio montano nella Sella di Pradonego, sotto la cima dell’Antelao, da lei costruito l’anno precedente, coronando così un sogno suo e di Severino Rizzardi, comandante partigiano da lei amato, morto pochi giorni prima della Liberazione. Negli anni Cinquanta si intensificò la sua attività letteraria: uscirono, difatti, opere come Leggende delle Dolomiti (1951); Il cucciolo del vallone (1952); il romanzo I Brusaz, con il quale vinse nel 1954 il Premio Deledda, iniziando così una collaborazione di dodici anni con la casa editrice Arnoldo Mondadori (per la quale vennero pubblicati Orsola nelle stagioni nel 1957, nel 1963 I giorni veri, 1943-1945). Nel medesimo periodo, scrisse assiduamente per testate come “L’Unità”, “Il Gazzettino”, “Gioia”, “Gazzetta del popolo”, “La Nazione sera”, “Noi donne”, “Corriere di Napoli”, “Il Mezzogiorno”. In questi anni, Giovanna si divise tra Cortina d’Ampezzo e Milano.
Nel 1957 si trasferì a Borca di Cadore (Belluno); nel 1960, vinse il Premio Bagutta – Tre signore col romanzo Campo rosso; nel 1961 il Premio Verga con il racconto Caino sotto l’erba; nel 1966, il Premio Resistenza-Venezia con il romanzo I giorni veri. Ammalatasi di morbo di Parkinson negli anni Sessanta, Giovanna Zangrandi trascorse il resto della vita nella sua casa di Borca di Cadore, assistita dall’amico Arturo Fornasier; morì il 20 gennaio 1988 a settantasette anni e, per suo volere testamentario, venne sepolta a Galliera, suo paese d’origine.
A Villanova, frazione di Borca di Cadore, una strada è stata intitolata a Giovanna Zangrandi.
Stefano Balbiani
Localizzazione
Indirizzo: via Giovanna Zangrandi
Comune: Borca di Cadore
Provincia: Belluno (BL)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 46.44135 – Longitudine 12.20643
FONTI
Bibliografia
P. Morris, Giovanna Zangrandi: una vita in romanzo, Sommacampagna – Belluno, Cierre – Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea, 2000
M. Trevisan, Biografia, in L’archivio di Giovanna Zangrandi. Inventario, a cura di M. Trevisan, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Dipartimento per i beni archivistici e librari, Direzione generale per gli archivi, 2005, pp. 15-20
M. Trevisan, Giovanna Zangrandi: una biografia intellettuale, Roma, Carocci, 2010
Sitografia
Giovanna Zangrandi, scheda pubblicata sul sito www.resistenzapp.it consultato il 1/7/2025
ALTRE INFORMAZIONI
Data evento: 13/6/1910 – 20/1/1988
Cognome / Nome: Zangrandi Giovanna
Formazioni d’appartenenza: brigata “Pietro Fortunato Calvi”, divisione Garibaldi “Nino Nannetti”
Data lapide: non determinabile
Autore: non determinabile
Note: segnaletica visibile
contatti
STRADA INTITOLATA A GIOVANNA ZANGRANDI A VILLANOVA DI BORCA DI CADORE
Servizio aggiornamento schede
Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?
Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it
Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.
