STRADA INTITOLATA A FILIPPO CARUSO A CASALI DEL MANCO

STRADA INTITOLATA A FILIPPO CARUSO A CASALI DEL MANCO

STRADA INTITOLATA A FILIPPO CARUSO A CASALI DEL MANCO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Filippo Caruso, figlio di Luigi Caruso e Rosina Gullo, nacque il 24 agosto 1884 a Casole Bruzio (Cosenza), in una famiglia di saldi ideali risorgimentali e garibaldini. Diplomatosi al liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza, nel 1904 si arruolò nel Regio Esercito e, il 31 dicembre 1905, venne nominato sottotenente di complemento nel 44° fanteria; in servizio dal 1909 presso il 18° reggimento fanteria, tra 1911 e 1912 combatté in Libia nella guerra italo-turca. Il 1° luglio 1914 Caruso venne trasferito nell’Arma dei Carabinieri; durante la Grande guerra fu attivo sul Medio Isonzo e nell’avanzata su Trento e Bolzano. Nel 1917 fu promosso al grado di capitano e, al termine della guerra, venne insignito di due Medaglie di bronzo al valor militare e di un Encomio solenne. Tra 1918 e 1919 si occupò dell’organizzazione del servizio territoriale dei Carabinieri in Alto Adige e in Dalmazia; nel 1919 Filippo Caruso fu comandante a Firenze e operò a Trieste durante l’impresa di Fiume, ricevendo un secondo Encomio solenne.

Leggi di più

Nel 1925 divenne maggiore della legione Carabinieri di Livorno e si laureò in Giurisprudenza; tornato a Firenze, fu promosso a tenente colonnello della divisione interna dei Carabinieri, e venne fregiato di un terzo Encomio solenne. Tra 1931 e 1933 Caruso comandò il distaccamento allievi Carabinieri di Torino; tra 1933 e 1935 guidò l’Ispettorato generale di pubblica sicurezza in Sicilia; promosso a colonnello, nel 1937 fu a capo della legione di Ancona. Tra 1940 e 1941 tenne il comando in sede vacante della 3a brigata Carabinieri; nel 1941 a Roma fu a disposizione del Ministero della agricoltura e foreste; nel 1942 divenne generale di brigata, in servizio presso la 2a divisione Carabinieri “Podgora”, e nel 1943 venne congedato per limiti d’età.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Filippo Caruso organizzò, assieme ad altri Carabinieri, la cosiddetta banda “Caruso” del Fronte militare clandestino carabinieri per combattere i nazifascisti, alla quale aderirono fra gli altri due generali di divisione, tre tenenti colonnelli, sei maggiori, trentasette capitani e un cospicuo esercito; arrestato dai tedeschi alla fine del maggio 1944 in una trattoria in via Attilio Regolo e rinchiuso nel famigerato carcere di via Tasso, sopravvisse alle brutali torture e riuscì ad evadere durante l’ingresso nell’Urbe degli angloamericani. Tra 1944 e 1945 ebbe incarichi ispettivi nei reparti di Carabinieri dell’Italia meridionale (3a divisione “Ogaden”). Venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “All’atto dell’armistizio, sebbene non più in servizio, si schierava contro l’aggressore tedesco formando e alimentando personalmente le prime organizzazioni armate clandestine. Comandante di formazioni partigiane di carabinieri operanti in Roma, identificato e tratto in arresto, malgrado la minaccia delle armi, riusciva, dopo furibonda colluttazione con gli scherani nemici, ad inghiottire documento compromettente per la vita dei suoi più diretti collaboratori. Tradotto al carcere di via Tasso e sottoposto ad estenuanti interrogatori e crudeli sevizie, manteneva contegno fiero e sprezzante rifiutando qualsiasi rivelazione pur non avendo taciuto la sua qualità di comandante di bande armate. Alla vigilia della liberazione, nell’imminenza dell’esecuzione capitale decretata nei suoi confronti dal nemico, pur consapevole della sorte che lo attendeva, con sovrumana serenità e con stoicismo di martire scriveva alla moglie parole sublimi di esortazione e di rassegnazione ed espressioni nobilissime per il destino della Patria e delle persone care. Rincuorava poscia i compagni di prigionia, esaltandone il sacrificio e lanciava in faccia agli sgherri teutonici il grido irrefrenabile “Viva l’Italia”. Evaso miracolosamente all’ultima ora ed ancora dolorante e sanguinante per le gravi ferite infertegli dai suoi aguzzini, correva a riprendere il comando dei reparti carabinieri operanti a tutela della Capitale. Segnava cosi traccia leggendaria delle sue eroiche virtù militari e del sublime amor di Patria”.

Nel dopoguerra fu a disposizione del Ministero della difesa per incarichi speciali. Nell’aprile 1957 venne collocato in congedo assoluto come “Grande invalido di guerra”. Filippo Caruso morì a Roma il 12 settembre 1979 a novantacinque anni. 

A Caruso sono state intitolate una strada a Roma e una a Casali del Manco (Cosenza), comune istituito nel 2017 con la fusione di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Casole Bruzio 
Indirizzo: via Generale Filippo Caruso 
Comune: Casali del Manco
Provincia: Cosenza (CS) 
Regione: Calabria
Coordinate geografiche: Latitudine 39.28550 – Longitudine 16.33973

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

F. Carbone, La partecipazione dei Carabinieri al fronte clandestino di resistenza. Roma 1943, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri. I Carabinieri del 1943, a cura di F. Carbone, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2024, pp. 229-234

A. Galli, Carabinieri per la libertà. L’Arma nella Resistenza: una storia mai raccontata, Milano, Mondadori, 2016, pp. 43-49

Sitografia

Caruso Filippo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 22/11/2025

CARUSO Filippo, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiliberazione.it consultato il 22/11/2025

Caruso, Filippo, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 22/11/2025

Filippo Caruso, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 22/11/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 24/8/1884 – 12/9/1979

Cognome / Nome: Caruso Filippo

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, Fanteria, 44° reggimento, 18° reggimento; Arma dei Carabinieri reali; brigata “Caruso”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

contatti

STRADA INTITOLATA A FILIPPO CARUSO A CASALI DEL MANCO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

STRADA INTITOLATA A COSIMO DI PALMA A CAMPI SALENTINA

STRADA INTITOLATA A COSIMO DI PALMA A CAMPI SALENTINA

STRADA INTITOLATA A COSIMO DI PALMA A CAMPI SALENTINA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Cosimo Di Palma nacque a Campi Salentina (Lecce) il 18 luglio 1915, figlio di Leopoldo Di Palma. Si diplomò presso il liceo classico, dopodiché frequentò la facoltà di Lettere presso l’Università degli studi di Torino. Grande appassionato di aviazione, nel 1935 si arruolò volontario nella Regia Aeronautica, iscrivendosi alla Scuola di pilotaggio per ufficiali di complemento e ottenendo il brevetto di pilota nell’aprile 1936. Promosso a sottotenente, fino al febbraio 1940 fu di stanza in Africa orientale italiana, distinguendosi in questi quattro anni per coraggio e intraprendenza durante le azioni belliche e ricevendo due encomi solenni, una Medaglia di bronzo al valor militare, la nomina a tenente per merito di guerra.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Di Palma combatté sul confine italo-francese nella battaglia delle Alpi Occidentali, e nei Balcani durante la campagna di Grecia; rimasto gravemente ferito all’addome, a seguito di una breve convalescenza ritornò in servizio nel febbraio 1941 e, nel 1942, divenne capitano.

Leggi di più

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Cosimo Di Palma prese parte attiva, nelle fila dell’Aeronautica cobelligerante italiana, alla Guerra di liberazione contro i nazifascisti; a febbraio 1944 comandò la 19a squadriglia, 88º gruppo bombardamento e trasporto dell’aeroporto di Galatina (Lecce). 

Il 14 maggio 1944 Di Palma e i suoi stavano rientrando dalla Penisola balcanica, dove avevano appena terminato con successo una missione di aviorifornimento dei partigiani di Kolašin (Montenegro); intercettati dai nazisti dell’aviazione militare tedesca Luftwaffe, ci fu un violento scontro a fuoco nei cieli sopra il mare Adriatico. Il bombardiere di Cosimo Di Palma, il CANT Z.1007 Alcione, prese fuoco; l’eroe pugliese, dopo aver fatto evacuare con il paracadute i superstiti presenti a bordò, tentò inutilmente di atterrare per portare a terra le salme dei compagni morti: il velivolo precipitò in mare, e Di Palma morì, inabissandosi nelle acque dell’Adriatico, all’età di ventotto anni. 

Cosimo Di Palma è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Abile pilota, valoroso combattente, dava, in quattro anni di guerra, molte e luminose prove di leggendario ardimento. Ferito grave in combattimento e sopravvissuto miracolosamente al difficile e pericoloso atto chirurgico cui era sottoposto, rientrava volontariamente in linea nonostante ancora debole e convalescente. All’indomani dell’armistizio, fedele al giuramento prestato, chiedeva tra i primi, ed otteneva, di partecipare alla lotta di liberazione. Alla testa della propria squadriglia, attaccato in mare aperto da soverchiante caccia nemica, sosteneva strenuamente l’impari combattimento. Con l’apparecchio in fiamme, deciso ad ogni costo a riportare in Patria le salme dei caduti, rinunciava ad ammarare e in prossimità della costa, dato ordine ai superstiti di lanciarsi col paracadute, affrontava da solo il generoso disperato tentativo che doveva coronare con un’aureola di gloria il suo sacrificio supremo”.

Alla sua memoria sono stati intitolati l’aeroporto militare dell’Aeronautica di Sigonella, in Sicilia, un viale a Campi Salentina, suo paese d’origine, e strade a Lecce e Fiumicino (Roma).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Campi Salentina 
Indirizzo: viale Nino Di Palma 
Comune: Campi Salentina
Provincia: Lecce (LE) 
Regione: Puglia
Coordinate geografiche: Latitudine 40.40172 – Longitudine 18.02141

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia

Cosimo Di Palma, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato l’8/2/2026

Cosimo Di Palma, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiereduci.it consultato l’8/2/2026

Di Palma Cosimo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato l’8/2/2026

Di Palma, Cosimo, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato l’8/2/2026

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 18/7/1915 – 14/5/1944

Cognome / Nome: Di Palma Cosimo

Formazioni d’appartenenza: Regia Aeronautica; Aeronautica cobelligerante italiana, 19a squadriglia, 88º gruppo bombardamento e trasporto

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

contatti

STRADA INTITOLATA A COSIMO DI PALMA A CAMPI SALENTINA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

STRADA INTITOLATA A CESARE OLLIETTI A LA SALLE

STRADA INTITOLATA A CESARE OLLIETTI A LA SALLE

STRADA INTITOLATA A CESARE OLLIETTI A LA SALLE

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Cesare Ollietti nacque ad Aosta il 26 ottobre 1918, figlio di Felice Ollietti ed Emilia Buissonin; abitò in via Sant’Anselmo 4. Fu ufficiale dell’Esercito presso l’arma della Fanteria, come capitano del 4° reggimento Alpini, assegnato al distretto militare di Ivrea (Torino). Durante la Guerra di liberazione aderì convintamente alla Resistenza valdostana: con il nome di combattimento “Mesard” dall’ottobre 1943 al 1945 fu comandante di zona e di settore nell’87a brigata “Val d’Aosta”. Inizialmente Mesard fu tra i più strenui sostenitori dell’annessionismo della Valle d’Aosta alla Francia; poco prima della Liberazione, abbandonò però tale istanza.

Cesare Ollietti morì la sera del 24 settembre 1948 a soli ventinove anni, in un incidente stradale: la sua auto finì in una scarpata. Le sue esequie, alle quali presenziarono amici, ex partigiani, Alpini, vennero celebrate nella chiesa di Sant’Orso, dove ricevette il battesimo.

A Ollietti è stata intitolata una strada a La Salle (Aosta).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: La Salle
Indirizzo: via Cesare Ollietti
Comune: La Salle
Provincia: Aosta (AO) 
Regione: Valle d’Aosta
Coordinate geografiche: Latitudine 45.74443 – Longitudine 7.07226

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia

L’annessionismo, testo pubblicato sul sito www.regione.vda.it consultato il 18/11/2025

Cesare Olietti, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 18/11/2025

Oggetto del Consiglio n. 111 del 8 novembre 1948 – Verbale, testo pubblicato sul sito www.consiglio.vda.it consultato il 18/11/2025

OLLIETTI CESARE, MESARD, scheda pubblicata sul sito intranet.istoreto.it consultato il 18/11/2025

OLLIETTI CESARE, scheda pubblicata sul sito www.istorecovda.it consultato il 18/11/2025

Ollietti, Cesare, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 18/11/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 26/10/1918 – 24/9/1948

Cognome / Nome: Ollietti Cesare

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, Fanteria, 4° reggimento Alpini; 87a brigata “Val d’Aosta”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

contatti

STRADA INTITOLATA A CESARE OLLIETTI A LA SALLE

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

SCUOLA MEDIA “ENRICO ZUDDAS” A DOLIANOVA

SCUOLA MEDIA “ENRICO ZUDDAS” A DOLIANOVA

SCUOLA MEDIA “ENRICO ZUDDAS” A DOLIANOVA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Enrico Zuddas, figlio di Salvatore Zuddas e Cristina Abis, nacque a Dolianova (Cagliari) il 18 agosto 1911; da bambino mostrò di avere un carattere forte, e venne soprannominato “azzardosu”. Il 24 febbraio 1930 si arruolò nell’Arma dei Carabinieri, il 15 dicembre ottenne il grado di carabiniere a cavallo e fu inviato, il 20 dicembre, nella legione di Cagliari. Sin da subito si distinse per coraggio e valore, ricevendo il 4 giugno 1931 la Medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione: “Informato che un individuo, in preda a follia omicida, dopo aver ucciso il proprio fratello minacciava di morte altri congiunti, accorreva con un collega prontamente sul posto e sebbene ferito leggermente ad un braccio da un colpo di pistola, esploso dall’omicida contro la sorella, che ne rimaneva uccisa, con risolutezza e sprezzo del pericolo affrontava l’assassino, riuscendo, con l’aiuto del compagno, dopo breve ma vivace colluttazione, a disarmarlo e trarlo in arresto”.

Leggi di più

Nel 1933 Zuddas fu destinato come istruttore alla legione Allievi a Roma; dopo aver seguito il 2° corso accelerato allievi sottoufficiali alla Scuola centrale Carabinieri di Firenze, nel 1938 ottenne il grado di vice brigadiere e frequentò il corso di equitazione alla Scuola di applicazione di cavalleria a Pinerolo (Torino). Ritornato successivamente a Cagliari, nel 1942 rientrò alla sua legione Allievi. 

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Enrico si schierò contro i nazifascisti; il 7 ottobre i tedeschi occuparono la legione Allievi e deportarono da Roma oltre duemila carabinieri: Zuddas sfuggì alla cattura e, da quel momento, aderì alla Resistenza. L’Arma dei Carabinieri partecipò attivamente e con incisività alla Guerra di liberazione, grazie all’impegno e all’audacia di ogni suo componente. In particolare, Enrico Zuddas militò nel Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri, combattendo come gregario e comandante di battaglione nella brigata “Rosi” del Fronte militare clandestino di Roma (Fmcr), emergendo per eroismo nelle azioni per ostacolare gli occupanti.

Il 29 maggio 1944, assieme ai colleghi Antonio Piras e Salvatore Meloni, venne incaricato di scortare e proteggere il generale Angelo Odone, capo di stato maggiore del Fmcr, e il colonnello Scalera. Giunti nel primo pomeriggio in piazza della Libertà, i tre carabinieri si accorsero della presenza di un manipolo di nazifascisti nei pressi del portone del palazzo dove si trovavano i due militari; in uno scontro a fuoco, Zuddas riuscì a uccidere il capo delle Ss ma, assieme a Meloni, rimase gravemente ferito, mentre Piras riuscì a fuggire. I due carabinieri collusi vennero portati all’ospedale di Santo Spirito; Meloni spirò subito per le ferite al petto, all’addome e alla coscia sinistra. Enrico Zuddas, colpito al polso destro e al capezzolo destro, dopo giorni di atroci sofferenze morì il 9 giugno 1944, all’età di trentadue anni, lasciando la moglie Emma Pes e i due figli Antonio e Rosella; le sue spoglie riposano al Cimitero monumentale del Verano. Pochi giorni prima, il 4 giugno, la città di Roma venne liberata dal giogo nazifascista.

Zuddas è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Sottufficiale dei CC.RR. sottrattosi con le armi in pugno alla cattura da parte delle soldatesche germaniche costituiva subito, con alcuni animosi gregari, che ne avevano seguito la sorte, un primo nucleo di resistenza contro l’oppressore. Entrato a far parte dell’organizzazione clandestina dei CC.RR. compiva le più rischiose missioni, distinguendosi per il suo coraggio temerario, per la sua decisione per la sua estrema energia. Comandato di scorta armata alla persona del Capo di S.M. del Fronte della resistenza, sorpreso da agenti della polizia nazifascista, nel generoso intento di evitare la cattura del suo superiore, non esitava ad ingaggiare la lotta malgrado le impari forze e cadeva ferito gravemente dopo avere abbattuto a colpi di pistola due agenti nemici. Isolato in una tetra corsia di ospedale e guardato a vista dagli sgherri teutonici, sopportava con ammirevole stoicismo il dolore delle ferite in seguito alle quali decedeva con la fierezza del soldato conscio di aver compiuto il proprio dovere fino all’estremo sacrificio”.

A Dolianova, paese natale di Enrico Zuddas, gli hanno intitolato un istituto scolastico ubicato in via dei Lavoratori 22, mentre a Cagliari la caserma dei Carabinieri porta il suo nome. Nel Lazio, gli hanno dedicato due strade, una a Fiumicino e l’altra a Civitavecchia.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Dolianova
Indirizzo: via dei Lavoratori, 22
Comune: Dolianova
Provincia: Cagliari (CA)
Regione: Sardegna
Coordinate geografiche: Latitudine 39.37663 – Longitudine 9.17796

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia

E. Bernardini, L. Ferri, Enrico Zuddas. Un esempio da non dimenticare, articolo pubblicato sul sito www.carabinieri.it consultato il 20/1/2026

Brigadiere Zuddas Enrico, scheda pubblicata sul sito www.carabinieri.it consultato il 20/1/2026

Enrico Zuddas, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 20/1/2026

Zuddas Enrico, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 20/1/2026

Zuddas, Enrico scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 20/1/2026

 

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 18/8/1911 – 9/6/1944

Cognome / Nome: Zuddas Enrico

Formazioni d’appartenenza: Arma dei Carabinieri reali; Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri, brigata “Rosi” del Fronte militare clandestino di Roma 

Autore: non determinabile

Note: edificio visibile e non liberamente accessibile, essendo un istituto scolastico

contatti

SCUOLA MEDIA “ENRICO ZUDDAS” A DOLIANOVA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI TULLO CENTURIONI A DOLCÈ

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI TULLO CENTURIONI A DOLCÈ

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI TULLO CENTURIONI A DOLCÈ

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Tullo Centurioni, figlio di Giuseppe Centurioni e Oliva Marcotto, nacque a Dolcè (Verona) il 9 aprile 1912. Conseguito il diploma di 5a elementare, dopo un apprendistato come fabbro, dal 18 ottobre 1932 al 18 ottobre 1934 prestò servizio di leva nell’Esercito, come sergente del 4° reggimento Alpini di stanza ad Aosta, brigata “Intra”. Tornato a Dolcè dopo il congedo e ripresa la mansione di fabbro, non essendo stato arruolato per la campagna d’Etiopia Tullo l’8 aprile 1936 entrò nella Guardia di finanza, avendo superato le prove d’ammissione presso il comando del circolo di Verona. Si formò presso la Scuola alpina di Predazzo (Trento), per essere poi destinato alla legione di Milano, brigata di frontiera di Ponte in Valtellina (Sondrio). Successivamente venne trasferito nella brigata volante di Melegnano (Milano) e, nel 1939, fu spostato nel Varesotto, in un primo momento nella brigata del Monte Casolo: qui, il 15 aprile 1940, con valore spense un vasto incendio in località Cima Pravello, ricevendo un encomio semplice dal comando della legione di Milano.

Leggi di più

Il 1° gennaio 1941 Tullo venne assegnato alla brigata di frontiera di Porto Ceresio (Varese) e, il 25 gennaio dello stesso anno, si sposò con Rosa Teodolinda Luigia Caminada, casalinga conosciuta nel 1938 a Melegnano; i due coniugi vissero a Porto Ceresio.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Centurioni aderì alla Resistenza, entrando in un’organizzazione umanitaria della zona di Porto Ceresio impegnata principalmente nel soccorso di ebrei, profughi, perseguitati politici, prigionieri di guerra, dipendente dalla cosiddetta “cellula dei fratelli Caminada” (ovvero i sacerdoti don Antonio e don Costantino Caminada). Le brigate delle Fiamme gialle di Porto Ceresio, Monte Casolo, Casamoro e Cà del Monte, collaborando con i parroci dei paesi limitrofi, fecero di tutto per far espatriare in Svizzera cittadini ricercati dai nazifascisti, spesso utilizzando anche proprie imbarcazioni per attraversare il lago di Lugano. In particolare, Tullo Centurioni non solo aiutò coloro che volevano rifugiarsi Oltralpe, ma anche fece pervenire agli espatriati lettere e valori inviati dalle organizzazioni assistenziali ebraiche e dal Comitato di liberazione nazionale (Cln).

La guardia di frontiera tedesca, giunta in provincia di Varese a metà settembre 1943, presto si accorse di questa attività clandestina, e fece pedinare tutti i finanzieri in servizio tra Casamoro e Porto Ceresio. Il 17 febbraio 1944 iniziarono i primi arresti; Centurioni venne fermato a Porto Ceresio il successivo 21 marzo “per traffico di corrispondenza epistolare da e per la Svizzera”, e venne rinchiuso nella casa circondariale “Miogni” di Varese per “motivi di pubblica sicurezza”, registrato col numero 9137. Il 26 maggio venne spostato a Milano, nel carcere di San Vittore, rinchiuso dalle Ss nella cella 148 del VI raggio. Il 20 settembre venne trasferito nel campo di concentramento e transito di Bolzano, con il numero di matricola 4319; durante la deportazione dalla Lombardia all’Alto Adige, in una sosta a Dolcè Tullo poté velocemente salutare la propria famiglia. Per ordine del Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des SD di Verona, il 20 novembre venne spedito in Austria, nel campo di concentramento di Mauthausen: qui, il 21 novembre, gli fu assegnato il numero di matricola 110230 e venne classificato come deportato per motivi precauzionali. Tullo Centurioni fu spostato, il 5 dicembre 1944, nel sottocampo di Melk (Bassa Austria); il 15 aprile 1945, alla chiusura del lager, tornò a Mauthausen. Verosimilmente trovò la morte dopo la liberazione di Mauthausen del 5 maggio 1945, all’età di trentatré anni, con ogni probabilità indebolito dagli stenti e dalla miseria. Nel 1946 venne ufficialmente dichiarato disperso.

Il 18 giugno 2008 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha insignito Tullo Centurioni dell’onorificenza della Medaglia d’oro al merito civile alla memoria, con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente e ad inoltrare la corrispondenza e i valori che le organizzazioni ebraiche indirizzavano ai rifugiati nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche veniva infine trasferito in Austria, e successivamente dichiarato disperso. Mirabile esempio di altissima dignità morale e di generoso spirito di sacrificio ed umana solidarietà”.

A Dolcè, paese natale di Tullo, il 25 gennaio 2024 è stata posta una pietra d’inciampo in via Trento 673; essa reca incisa, sulla lastra in ottone visibile, l’iscrizione a lettere capitali “QUI ABITAVA / TULLO CENTURIONI / NATO 1912 / ARRESTATO 21.3.1944 / DEPORTATO / MAUTHAUSEN / ASSASSINATO”. Sempre a Dolcè, nell’atrio del municipio, il 25 aprile 2009 è stata appesa una lapide in memoria di Tullo Centurioni, definito “Uomo libero e retto, con straordinaria umanità / si oppose alla barbarie del totalitarismo”. Nel medesimo anno, gli è stata intitolata a Villafranca di Verona la caserma all’interno dell’aeroporto “Valerio Catullo”. A Porto Ceresio, dal 2010 un monumento in piazzale Amato-Centurioni commemora lui e l’appuntato Domenico Amato. Nel 2011 una pianta di giuggiolo è stata dedicata a Centurioni nel Giardino dei giusti del mondo di Padova.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Dolcè
Indirizzo: via Trento, 673
Comune: Dolcè
Provincia: Verona (VR)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.59967 – Longitudine 10.85289

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

E. Fuselli, G. Severino, Gli eroi del Ceresio. Storia di due medaglie d’oro al merito civile, Roma, Museo Storico della Guardia di Finanza – A.N.F.I., 2010

Sitografia

Centurioni Tullo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 16/1/2026

Finanziere Centurioni Tullo, profilo biografico pubblicato sul sito www.gdf.gov.it consultato il 16/1/2026

Pietra d’inciampo alla memoria di Tullo Centurioni, profilo biografico pubblicato sul sito deportati.it consultato il 16/1/2026

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 9/4/1912 – 1945

Cognome / Nome: Centurioni Tullo

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, 4° reggimento Alpini; Regia Guardia di Finanza

Data pietra d’inciampo: 25/1/2024

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

contatti

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI TULLO CENTURIONI A DOLCÈ

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.