LAPIDE IN RICORDO DI MARIANO BURATTI A VITERBO

LAPIDE IN RICORDO DI MARIANO BURATTI A VITERBO

LAPIDE IN RICORDO DI MARIANO BURATTI A VITERBO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Mariano Buratti, primogenito di una famiglia di possidenti terrieri, figlio di Benedetto Buratti e Maddalena Fuchi (in altri documenti registrata come “Maddalena Zucchi”), nacque a Bassano Romano (Viterbo) il 15 gennaio 1902. Formatosi presso il seminario di Sutri (studi ginnasiali) e, successivamente, al liceo di Alatri, nel gennaio 1922 venne chiamato alla leva militare, destinato inizialmente al battaglione radiotelegrafisti di stanza a Roma e, dopo vari trasferimenti, assegnato al XXVI reggimento fanteria “Bergamo” di Piacenza. Partecipò anche al presidio della città di Fiume (Croazia), dove incontrò Cristina Pollak, sua futura sposa nel 1929. 

Posto in stato di congedo illimitato nell’autunno 1923, in un primo momento si iscrisse all’Università di Roma alla facoltà di Lettere e filosofia; nel giugno 1924 entrò nella Regia Guardia di Finanza e fu assegnato al 2° plotone della II Compagnia.

Leggi di più

Nominato sottufficiale e istruttore delle reclute, venne spostato continuamente in varie località del nord-est (Trieste, Postumia, Fontana del Conte, Sezza, Struggano), per poi finire qualche mese a Maddaloni (Caserta), salvo ritornare quasi subito a Trieste. Posto in congedo illimitato, Mariano Buratti venne assegnato al centro di mobilitazione della Legione Regia Guardia di Finanza di Roma; dopo una sosta a Lecco e una a Trieste, fece ritorno nelle sue terre d’origine, stanziandosi a Marino (Roma) e, in seguito, a Grottaferrata (Roma). Dopo la morte, nel giro di pochi anni, della primogenita Maddalena, della moglie Cristina e della bimba che portava in grembo, Buratti si trasferì a Roma, nella casa dei genitori, e divenne maestro elementare alla scuola “Ferrante Aporti”.

Allo scoppio della guerra d’Etiopia, rifiutata la sua richiesta di arruolarsi nuovamente nel Regio Esercito, Mariano Buratti entrò nelle fila della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, e nel 1935 andò in Africa Orientale, in Eritrea; divenuto comandante del CXV battaglione della Milizia, nel 1937 fu rimpatriato per aver contratto una grave malattia tropicale. Tornato a Viterbo, si sposò con Maria Luisa Bianchini (dalla loro unione nacque, nel 1942, Enzo Maria Buratti), si stabilì a Roma e riprese a insegnare. Laureatosi nel 1941 in Pedagogia, vinse il concorso da professore nelle scuole superiori e ottenne la cattedra di storia e filosofia presso il Liceo “Umberto I” di Viterbo. In questi ultimi anni Mariano venne richiamato spesso alle armi dalla Regia Guardia di Finanza, col grado di brigadiere. 

Avvicinatosi agli ambienti del Partito d’azione, alla caduta del regime fascista e dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Buratti aderì con convinzione alla Liberazione, organizzando una banda partigiana (la cosiddetta “banda del Cimino”) e spostandosi a San Martino al Cimino (Viterbo); qui la formazione crebbe, grazie all’ingresso di militari sbandati, renitenti alla leva e lavoratori ostili ai tedeschi. Numerose furono le operazioni contro i nazifascisti, finché i resistenti furono costretti a trasferirsi nella zona del monte Fogliano e poi nei pressi del lago di Vico: qui la formazione entrò nel raggruppamento “Monte Soratte”. Mariano e i suoi intrapresero con coraggio svariate azioni di guerriglia contro gli occupanti tedeschi. Il 12 dicembre 1943 fu arrestato a Ponte Milvio da una pattuglia nazista, probabilmente tradito da un delatore, e venne incarcerato a Regina Coeli. Rinchiuso, successivamente, nella caserma di via Tasso, Mariano Buratti venne ripetutamente torturato, senza mai fare il nome dei compagni, anzi assumendosi tutte le colpe. Il 31 gennaio 1944 venne portato, assieme ad altri otto prigionieri, a Forte Bravetta, e venne fucilato con l’accusa di essere un sabotatore e attentatore all’ordine pubblico: Buratti aveva quarantadue anni. 

Mariano Buratti è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Nobilissima tempra di patriota, valente ed appassionato educatore di spiriti e di intelletti. Raccoglieva intorno a sé, tra i monti del Viterbese, un primo nucleo di combattenti dal quale dovevano sorgere poi valorose formazioni partigiane. Primo fra i primi nelle imprese più rischiose, animando con l’esempio e la parola i suoi compagni di lotta, infliggeva perdite al nemico e riusciva ad abbattere un aereo avversario. Arrestato in seguito a vile delazione, dopo aver sopportato, con la fierezza dei forti e col silenzio dei martiri, indicibili torture, veniva barbaramente trucidato dai suoi aguzzini. Esempio purissimo di sublime amor di Patria”.

A Mariano Buratti sono stati intitolati una via a Bassano Romano, suo paese natale, una piazza a San Martino al Cimino e il liceo di Viterbo nel quale ha insegnato. Nel colonnato d’ingresso dell’istituto scolastico è stata affissa, nel 1964, una lapide commemorativa in marmo, recante incisa l’iscrizione a lettere capitali “SOLCATI ANCORA DAL FULMINE PUR L’AVVENIR SIAM NOI… / CARDUCCI / QUI LIBERO NELLO SPIRITO / OPPRESSO NELL’AZIONE / MARIANO BURATTI / PROFESSORE DI STORIA E FILOSOFIA / PROFUSE IL SUO SAPERE / IN ISPREGIO ALLE PAURE / CONTRO LE TIRANNIE / TORTURATO E UCCISO DAI NAZIFASCISTI / VIVE PER SEMPRE E FULGIDO / IL SUO PENSIERO”. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Viterbo
Indirizzo: liceo ginnasio statale classico e linguistico “Mariano Buratti”, via Tommaso Carletti, 8
Comune: Viterbo
Provincia: Viterbo (VT)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 42.414290 – Longitudine 12.108264

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

G. Severino, E. Fuselli, Mariano Buratti. Educatore, partigiano, medaglia d’oro al valor militare, Grotte di Castro, Annulli editori, 2022

Sitografia

A. Pepe, Buratti Mariano, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 25/7/2026

Buratti, Mariano, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 25/7/2026

Buratti Mariano, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 25/7/2026

Mariano Buratti, profilo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 25/7/2026

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 15/1/1902 – 31/1/1944

Cognome / Nome: Buratti Mariano 

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, battaglione radiotelegrafisti, XXVI reggimento fanteria “Bergamo”; Regia Guardia di Finanza, 2° plotone della II Compagnia; Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, CXV battaglione; “banda del Cimino”; raggruppamento “Monte Soratte” 

Data lapide: 31/1/1964

Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere del Comune di Viterbo e del Consiglio della Resistenza

Note: lapide non visibile e non liberamente accessibile, essendo affissa nel colonnato d’ingresso del liceo “Mariano Buratti”

contatti

LAPIDE IN RICORDO DI MARIANO BURATTI A VITERBO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

LAPIDE IN MEMORIA DI TERESIO OLIVELLI A BELLAGIO

LAPIDE IN MEMORIA DI TERESIO OLIVELLI A BELLAGIO

LAPIDE IN MEMORIA DI TERESIO OLIVELLI A BELLAGIO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Teresio Olivelli nacque a Bellagio (Como) il 7 gennaio 1916, secondogenito di Domenico Olivelli (perito tessile) e Clelia Invernizzi, in un appartamento in località Borgo, prospiciente la basilica di San Giacomo; il fratello maggiore, Carlettore, era più grande di lui di quattro anni, essendo nato nel 1912. Nella formazione e nella vita di Teresio fondamentale fu la figura dello zio materno, don Rocco Invernizzi (1873-1952), suo confidente, guida spirituale e confessore ordinario, attivo come sacerdote in varie località della diocesi di Como, specialmente a Tremezzo. 

La famiglia Olivelli si trasferì inizialmente nella Brianza comasca, a Carugo, nel 1921; successivamente, nel 1923, nella Lomellina, a Zeme (Pavia), paese natale del padre e, nel 1926, a Mortara (Pavia). In questi anni, Teresio frequentò le scuole elementari, le medie e il ginnasio, dimostrando di essere uno studente vivace ma coscienzioso, generoso e solidale con i compagni di classe.

Leggi di più

A Mortara, nella parrocchia di San Lorenzo, si iscrisse all’Azione cattolica e collaborò con il suo parroco, don Luigi Dughera, occupandosi del doposcuola per i bambini più bisognosi; aiutò, inoltre, il Comitato per gli orfani di guerra e l’organizzazione caritativa cattolica San Vincenzo de’ Paoli. 

Nel 1934 si diplomò al liceo classico “Benedetto Cairoli” di Vigevano; si iscrisse quindi alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Pavia, essendo ammesso nel 1935, a titolo gratuito, al collegio Ghislieri, dove incontrò il rettore Pietro Ciapessoni, insigne giurista molto importante per la sua formazione. Nel 1936 decise di specializzarsi in diritto amministrativo, e si laureò con lode il 23 novembre 1938, con una tesi in Diritto pubblico costituzionale. Durante gli anni pavesi, Teresio Olivelli frequentò la Federazione degli universitari cattolici (Fuci, sezione Severino Boezio) e la Gioventù di azione cattolica (Giac), mostrando una costante attenzione verso gli ultimi, i poveri, gli ammalati, compiendo numerose opere di carità. Grazie a una borsa di studio e ricerca, poté proseguire la sua formazione accademica presso l’Istituto giuridico di Torino, e divenne assistente universitario del suo relatore, il professor Piero Bodda. In quel periodo Olivelli si avvicinò al fascismo, pur adottando un’impostazione critica e una prospettiva evangelica e non abbracciando mai la sua ideologia; ben presto si rese però conto della profonda distanza tra il pensiero fascista e i valori cristiani, e dell’impossibilità di rettificarne le posizioni pericolose. 

Nel 1940 Teresio fu nominato ufficiale degli Alpini; il 20 febbraio 1941 si arruolò nell’Esercito e fu assegnato al 3° reggimento artiglieria alpina della divisione “Julia”, di stanza a Gorizia; dopo poche settimane venne trasferito ad Aosta per frequentare la Scuola militare centrale di alpinismo. Con il grado di sergente fu incorporato nella divisione “Taurinense” in Bassa Savoia; dopo l’istruzione alla Scuola allievi ufficiali di Lucca, divenne ufficiale di complemento della divisione “Tridentina” a Merano e, in un secondo momento, del gruppo “Bergamo” a Venaria Reale (Torino). A inizio del 1942 presentò domanda per partire volontario sul fronte russo, accolta il 13 maggio; in questi mesi fece stampare a proprie spese la Preghiera dell’Alpino da distribuire, come ricordo, ai commilitoni, e si applicò allo studio della lingua russa. La mattina del 25 luglio 1942 Olivelli partì per la Russia; durante la difficile e disastrosa campagna nei territori sovietici, condivise con la propria truppa patimenti e stenti, aggrappandosi alla fede e alla religione, spesso marciando con in mano il rosario. A metà gennaio 1943 giunse l’ordine di ritirarsi: iniziò quindi un tragico arretramento, nel quale cercò di confortare i compagni e di dare degna sepoltura ai caduti; giunse in Italia nella primavera del 1943 e, da Mortara, scrisse lettere alle famiglie dei suoi alpini morti. Durante la sua assenza dalla patria Teresio era stato nominato rettore del collegio Ghislieri, carica che ricoprì per poco tempo: dopo la caduta del regime fascista, infatti, tornò sotto le armi in Alto Adige, a Vipiteno. 

Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, si rifiutò di militare nelle schiere repubblichine e, il 9 settembre, venne arrestato e deportato in Germania; tentò la fuga molteplici volte, ma solo una fu quella decisiva: il 28 ottobre giunse a Udine, dove venne accolto e curato dal dottor Cirillo Ariis nella sua abitazione in via Parachiuso. Deciso a cooperare alla Resistenza cattolica, l’11 novembre arrivò a Brescia, per poi spostarsi a Milano, a casa dell’ingegnere cattolico antifascista Carlo Bianchi (1912-1944): da qui tenne i contatti tra il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia e le Fiamme verdi di Brescia e Cremona. Teresio si adoperò come staffetta partigiana in montagna e, assieme a Bianchi, firmandosi con lo pseudonimo “Cursor”, fondò “Il Ribelle”, giornale clandestino apartitico, di ispirazione cattolica. Il 27 aprile 1944 Olivelli e Bianchi vennero arrestati dai fascisti, su delazione di un amico traditore, in piazza San Babila: subito incarcerati a San Vittore, vennero interrogati ripetutamente e sottoposti a crudeli torture. Risparmiato per l’intervento del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, Teresio resistette alle atroci sevizie, accettandole come volontà divina e offrendole al Signore, e non fece mai il nome dei compagni resistenti. A giugno fu trasferito, assieme ad altri prigionieri, nel campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena); nascondendosi in una baracca-magazzino, scampò all’esecuzione di massa del 12 luglio. Pure a Fossoli mostrò una fede salda e perseguì il messaggio evangelico, aiutando i più deboli. Ad agosto Olivelli fu spostato a Gries (Bolzano), per poi essere condotto in Baviera, nel lager di Flossenbürg e, infine, nel sottocampo di Hersbruck, dove divenne interprete e scrivano, conoscendo la lingua tedesca. Per le sue attività caritative nei riguardi di altri detenuti, venne presto destinato a lavori di fatica nelle cave lì vicine, e malmenato frequentemente dai nazisti. Deperito e indebolito dalle prolungate angherie, il 31 dicembre 1944 fece da scudo a un compagno ucraino che veniva percosso violentemente dal kapò polacco responsabile della loro baracca: ricevette un energico calcio tra stomaco e intestino che gli fu fatale. Dopo giorni di agonia, Teresio Olivelli morì all’alba del 17 gennaio 1945 all’età di ventinove anni; la sua salma venne cremata nel forno di Schupf.

Olivelli è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: “Ufficiale di complemento già distintosi al fronte russo, evadeva arditamente da un campo di concentramento dove i tedeschi lo avevano ristretto dopo l’armistizio, perché mantenutosi fedele. Nell’organizzazione partigiana lombarda si faceva vivamente apprezzare per illimitata dedizione ed indomito coraggio dimostrati nelle più difficili e pericolose circostanze. Rendeva eminenti servizi anche nel campo informativo ed in quello della propaganda. Tratto in arresto a Milano e barbaramente interrogato dai tedeschi, manteneva fra le torture esemplare contegno nulla rivelando. Internato a Fossoli tentava la fuga. Veniva, così, trasferito prima a Dakau poi a Herzbruk. Dopo lunghi mesi di inaudite sofferenze trovava ancora, nella sua generosità, la forza di slanciarsi in difesa di un compagno di prigionia bestialmente percosso da un aguzzino. Gli faceva scudo del proprio corpo e moriva sotto i colpi. Nobile esempio di fedeltà, di umanità, di dedizione alla Patria”. 

Il 14 dicembre 2015 papa Francesco ha concesso a Teresio Olivelli il titolo di venerabile; il 3 febbraio 2018 è stato proclamato beato a Vigevano, durante una celebrazione presieduta dal cardinale Angelo Amato. La Chiesa cattolica lo ricorda il 16 gennaio.

A Bellagio, sul muro esterno della casa natale di Teresio Olivelli, nel 1965 è stata appesa, su commissione dell’Associazione volontari della libertà della Federazione italiana volontari della libertà di Lecco, una lapide in pietra scura. Essa reca la seguente iscrizione a lettere capitali: “IN QUESTA CASA EBBE I NATALI / LA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE / TEN. DOTT. TERESIO OLIVELLI / RETTORE DEL COLLEGIO / UNIVERSITARIO GHISLERI / IMPAVIDO UFFICIALE DI ARTIGLIERIA ALPINA / INTERNATO L’8-9-1943 / AUDACEMENTE E RIPETUTAMENTE EVASE / SCELTA TRA I PRIMI LA VIA DELLA COSPIRAZIONE / FONDÒ IL GIORNALE CLANDESTINO “IL RIBELLE” / PERSEVERÒ OLTRE OGNI UMANA POSSIBILITÀ / NELLA RESISTENZA ALL’INVASORE TEDESCO / AUTORE DELLA “PREGHIERA DEL RIBELLE”. / ARRESTATO A MILANO / IL 2-4-1944 SUBÌ TORTURE / DEPORTATO NEI CAMPI NAZISTI DI STERMINIO / DONÒ AIUTO E PROTEZIONE ILLIMITATA / AI COMPAGNI SOFFERENTI CHE L’INVOCAVANO / FU SELVAGGIAMENTE TRUCIDATO E CREMATO / MARTIRE EROICO DELLA FEDE E DELLA PATRIA”. Nella prospiciente parrocchiale di San Giacomo è presente una stele commemorativa di Teresio Olivelli, opera dell’artista Bruno Luzzani (Pognana Lario 1941); la scultura, in calcare di Moltrasio, rappresenta una goccia di pietra, simbolo dell’acqua del battesimo (in questa chiesa infatti Olivelli venne battezzato il 16 gennaio 1916) ma anche del sangue versato dal martire bellagino. Sulla superficie della goccia, una corona di spine si intreccia formando una croce, e alcune foglie danno vita a un germoglio. 

Teresio Olivelli è ricordato anche in altre località italiane. Per esempio, a Mortara è commemorato in due targhe; a Vigevano e a Zeme sono state poste due pietre d’inciampo; a Rovereto, il suo nome compare in una lastra sulla Strada degli Artiglieri, in località Costa Violina; a Udine, è stata appesa una lapide all’esterno dell’abitazione nella quale si rifugiò nell’autunno del 1943. Numerose vie e piazze sono state intitolate a Olivelli, in città come, a titolo esemplificativo, Bellagio, Milano, Pavia, Brescia, Carpi (Modena), Carate Brianza (Monza e Brianza), Merate (Lecco).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Bellagio
Indirizzo: piazza della Chiesa, 27, di fronte alla basilica di San Giacomo
Comune: Bellagio 
Provincia: Como (CO)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.98812 – Longitudine 9.26196

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

R. Agasso, D. Agasso Jr., Il difensore dei deboli. La straordinaria storia d’amore del Venerabile Teresio Olivelli (1916-1945), Cinisello Balsamo, San Paolo, 2016

L. Bove, Teresio Olivelli, in Alpini di Dio. I Beati con la Penna Nera, a cura di A. Bazzari, Milano, Mursia, 2019, pp. 79-103

P. Rizzi, L’amore che tutto vince. Vita ed eroismo cristiano di Teresio Olivelli, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2004

Sitografia

A. Pepe, Olivelli Teresio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 9/1/2026

Olivelli Teresio, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 9/1/2026

Olivelli, Teresio, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 9/1/2026

Teresio Olivelli, profilo biografico pubblicato sul sito www.causesanti.va consultato il 9/1/2026

Teresio Olivelli, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 9/1/2026

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 7/1/1916 – 17/1/1945

Cognome / Nome: Olivelli Teresio

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, Alpini; divisione Fiamme verdi 

Data lapide: 1965

Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere dell’Associazione volontari della libertà della Federazione italiana volontari della libertà di Lecco

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE IN MEMORIA DI TERESIO OLIVELLI A BELLAGIO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

BIBLIOTECA COMUNALE “GIOVANNI GAVINO TOLIS” A CHIARAMONTI

BIBLIOTECA COMUNALE “GIOVANNI GAVINO TOLIS” A CHIARAMONTI

BIBLIOTECA COMUNALE “GIOVANNI GAVINO TOLIS” A CHIARAMONTI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Giovanni Gavino Tolis nacque il 4 febbraio 1919 a Chiaramonti (Sassari), figlio di Francesco Tolis e Maria Piga. Diplomatosi alle scuole elementari, nei primi anni lavorò nei campi come agricoltore; il 5 dicembre 1938, all’età di diciannove anni, si arruolò nella Regia Guardia di Finanza. Frequentò il corso allievi finanzieri della Scuola alpina della Guardia di Finanza di Predazzo (Trento) e, il 1° giugno 1939, fu messo di stanza nella Legione di Milano (circolo di Como), prestando servizio presso la brigata di frontiera di Chiasso internazionale, attiva in territorio svizzero.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Giovanni Gavino Tolis collaborò con la Resistenza; in particolare, interagendo con l’organizzazione clandestina “Gruppo Frama”, si occupò di far espatriare oltralpe cittadini ebrei, prigionieri politici, militari sbandati e ricercati dal regime nazifascista, nonché del trasporto della corrispondenza dei partigiani e del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clnai). Militò nelle formazioni resistenti delle “Fiamme verdi”.

Leggi di più

 Nell’aprile del 1944 Tolis, su segnalazione della Gestapo, venne messo sotto stretta sorveglianza dei nazisti del comando della Polizia confinaria germanica; verso le ore 13:00 del 24 aprile venne scorto mentre faceva passare, oltre la rete metallica di confine, due involucri (contenenti in totale 234.000 lire) nelle mani di Giuseppina Giovanna Panzica (1905-1976), moglie del finanziere in congedo e calzolaio Salvatore Luca. Subito i tedeschi perquisirono l’abitazione della donna, e trovarono una lettera nella quale si diceva che alcuni ebrei avrebbero attraversato clandestinamente la frontiera. Il giorno seguente, il 25 aprile, le Ss di Cernobbio (Como) sequestrarono i documenti e i soldi trovati nella casa, e imprigionarono Giovanni Gavino Tolis e la signora Panzica, per poi spedirli a maggio nel carcere milanese di San Vittore. Da qui, il 20 settembre 1944, Giuseppina Giovanna venne trasferita in Germania, nel lager di Ravensbrück, dal quale ritornò nell’autunno del 1945.

Il finanziere Tolis fu inizialmente trasportato nel campo di concentramento e transito di Fossoli (Modena); successivamente, venne spostato in quello di Bolzano e, il 7 agosto 1944, giunse in Austria, nel lager di Mauthausen, con il numero di matricola 82540 e classificato come Deportato per motivi di sicurezza. Rinchiuso poi nel sottocampo di Gusen, Giovanni Gavino Tolis morì di stenti e per le violenze subite il 28 dicembre 1944; la sua salma venne bruciata nel forno crematorio. Secondo altre fonti, la data di morte è invece il 10 marzo 1945.

Il 17 giugno 2010, Tolis è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al merito civile alla memoria, con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla lotta di liberazione con l’attività di postino delle organizzazioni partigiane e, con eccezionale coraggio, si prodigò in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito in un campo di concentramento austriaco, dove perse la giovane vita. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all’estremo sacrificio”.

A Chiaramonti, paese natale di Giovanni Gavino Tolis, gli hanno intitolato la biblioteca comunale ubicata in via Vittorio Emanuele.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Chiaramonti
Indirizzo: via Vittorio Emanuele, 16
Comune: Chiaramonti
Provincia: Sassari (SS)
Regione: Sardegna
Coordinate geografiche: Latitudine 40.74958 – Longitudine 8.81759

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

G. Severino, Il contrabbandiere di uomini. Storia del finanziere Giovanni Gavino Tolis un eroe del bene al servizio dell’umanità, 1919-1944, Sassari, Delfino editore, 2012

Sitografia

G. Fenu, Giovanni Gavino Tolis, profilo biografico pubblicato sul sito raumdernamen.mauthausen-memorial.org consultato il 31/1/2026

G. Severino, Il Finanziere e la signora che aiutavano gli espatri, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 31/1/2026

Tolis Giovanni Gavino, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 31/1/2026

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 4/2/1919 – 28/12/1944

Cognome / Nome: Tolis Giovanni Gavino

Formazioni d’appartenenza: Regia Guardia di Finanza, brigata di frontiera di Chiasso internazionale; Fiamme verdi

Autore: non determinabile

Note: edificio visibile e non liberamente accessibile. Orari contingentati in base alle aperture della biblioteca

contatti

BIBLIOTECA COMUNALE “GIOVANNI GAVINO TOLIS” A CHIARAMONTI

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

TARGA IN RICORDO DI GLORIO DELLA VECCHIA A SAN GINESIO

TARGA IN RICORDO DI GLORIO DELLA VECCHIA A SAN GINESIO

TARGA IN RICORDO DI GLORIO DELLA VECCHIA A SAN GINESIO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Glorio Della Vecchia, figlio di Enrico Della Vecchia e Anna Bordi, nacque il 1° ottobre 1919 a Campanelle, frazione del comune di San Ginesio (Macerata), in una famiglia di artigiani benestanti. Iscrittosi all’Istituto magistrale, decise di interrompere gli studi per arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri reali; venne assegnato alla caserma di Bolzano e, in contemporanea, frequentò ad Asiago (Vicenza) la scuola per sciatori.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Glorio venne mandato, nel 1940, sul fronte alpino occidentale, durante la battaglia delle Alpi Occidentali contro la Francia; promosso a vicebrigadiere, prese parte alla campagna d’Albania. Dopo il rientro in Italia, nell’agosto 1943 fu messo di stanza a Montegiorgio (Fermo). Alla firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, Della Vecchia si rifiutò di collaborare con i nazifascisti, e si diede alla macchia. Il 21 settembre, con il nome di battaglia “tenente Salvati”, si unì a una formazione partigiana, e diede vita assieme ad altri resistenti al battaglione “Vera”. 

Leggi di più

In quei mesi, partecipò con coraggio ad azioni di guerriglia e sabotaggio contro i tedeschi e i repubblichini, operando nella zona della Morichella e della Torraccia di San Ginesio, sottraendo ai nemici rifornimenti, armi, munizioni e indumenti. A inizio 1944, durante una di queste operazioni, Glorio Della Vecchia rimase ferito a una gamba; un frate francescano suo amico lo convinse a recarsi a Roma per curarsi. 

Ripresosi quasi completamente, fece presto ritorno tra i compagni nelle Marche, sui monti Sibillini, e iniziò nuovamente a combattere; d’intento con il Comitato di liberazione nazionale (Cln) marchigiano, tentò inutilmente di convincere gli altri resistenti della necessità di un coordinamento delle varie bande.
Il 5 maggio 1944, durante uno scontro con i fascisti del I battaglione CC.NN. “IX Settembre”, impegnati in un rastrellamento della zona per stanare i partigiani, Glorio Della Vecchia, Giovanni Fornari (nato il 31 dicembre 1925 a Gualdo) e Ivo Pacioni (Gualdo Tadino, 16 aprile 1926) vennero catturati dopo ore di strenua lotta; sottoposti a interrogatori, percosse e torture, i tre eroi della Liberazione vennero fucilati il medesimo giorno in uno spiazzo a Passo San Ginesio, verso le ore 20, e le loro salme rimasero esposte per due giorni: Glorio aveva solo ventiquattro anni. Glorio Della Vecchia venne insignito dell’onorificenza della Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.
Nel luogo in cui i tre giovani martiri della Resistenza vennero giustiziati, è stato posto un cippo commemorativo, recante la scritta a lettere capitali “QUI / CADDERO / PER MANO DI TRADITORI / PERCHÉ LA PATRIA VIVESSE / I PARTIGIANI / DELLA VECCHIA GLORIO / FORNARI GIOVANNI / PACIONI IVO”. All’esterno del Comando dei Carabinieri Stazione San Ginesio, in via Giacomo Leopardi, nel 2005 è stata appesa una sobria targa in marmo bianco, di formato rettangolare, recante incisa l’iscrizione “A.N.C. / SEZIONE V. BRIG. GLORIO DELLA VECCHIA / TRUCIDATO IL 5-5-1944 / A PASSO SAN GINESIO / MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALORE”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: San Ginesio
Indirizzo: via Giacomo Leopardi, 3, presso il Comando dei Carabinieri Stazione San Ginesio
Comune: San Ginesio
Provincia: Macerata (MC) 
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.10816 – Longitudine 13.31932

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia

C. Donati, PASSO SANT’ANGELO SAN GINESIO 05.05.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 15/3/2026

Della Vecchia, Glorio, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 15/3/2026

Glorio Della Vecchia, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 15/3/2026

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/10/1919 – 5/5/1944

Cognome / Nome: Della Vecchia Glorio

Formazioni d’appartenenza: Arma dei Carabinieri reali; battaglione “Vera”

Data lapide: 2005

Autore: non conosciuto

Note: lastra visibile e liberamente accessibile

contatti

TARGA IN RICORDO DI GLORIO DELLA VECCHIA A SAN GINESIO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

© Massimo Jatosti – Questa immagine è protetta da copyright

Prima tappa: il gruppo sosta nello spiazzo antistante / all’interno del recinto del Tempio della Vittoria
Durata esposizione: 20 minuti

Il nostro percorso urbano sulle orme di Ferruccio Parri prende avvio dal Tempio della Vittoria, nei pressi della Basilica di Sant’Ambrogio e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si tratta di un monumento eretto per celebrare i soldati milanesi che combatterono la Prima guerra mondiale e la vittoria contro gli austriaci che portò al compimento dell’Unità nazionale con il ricongiungimento alla Patria di Trento e Trieste, “terre irredente”, ossia abitate da italiani fino allora soggetti al dominio dell’Impero austro-ungarico.
Fortemente voluto dalle associazioni combattentistiche, il Tempio fu inaugurato con una solenne cerimonia il 4 novembre 1928, nel primo decennale della fine del conflitto, ed è opera dell’architetto Giovanni Muzio con la collaborazione dei colleghi Alberto Alpago Novello, Ottavio Cabiati, Tomaso Buzzi e Gio Ponti. L’edificio, interamente rivestito in marmo e protetto da un austero muro in pietra scura concepito come “Sacro Recinto”, è alto 43 metri e presenta pianta ottagonale:1 due ottagoni concentrici generano in alzato una torre conclusa da lanterna e un ambulacro con nicchie, accessibile da archi a tutto sesto.
L’apparato decorativo del Tempio è complesso, benché incompiuto. Sul prospetto principale, all’interno di una nicchia, è collocata un’enorme statua bronzea raffigurante Sant’Ambrogio che calpesta i sette vizi capitali, rappresentati come serpenti, opera di Adolfo Wildt. Numerosi i rimandi ai quattro anni di durata della guerra e alle principali battaglie: le urne in pietra nera poste nelle nicchie nel lato interno di ciascun arco conservano la terra dei campi di battaglia. Nei bassorilievi si riconoscono elementi tratti dalla realtà della trincea: maschere antigas, tenaglie per il trancio del filo spinato, cannoni, picconi, granate.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti che nel 1943 colpirono Milano, il Tempio fu restaurato e ampliato nel 1973 con il Sacrario progettato dall’architetto Mario Baccini, che si sviluppa su tre piani sotterranei ospitando le spoglie di oltre 4600 militari (di cui 3.752 caduti nella Prima guerra mondiale), molti dei quali traslati qui da altri cimiteri, e le grandi lastre in bronzo che riportano i nomi di 10.000 caduti.

Leggi di più

Ferruccio Parri, classe 1890, dal 1914 insegnante nella scuola superiore prima di Lettere e poi di Storia e Geografia, fu inviato al fronte già alla fine del maggio 1915. Durante il conflitto si rivelò un ufficiale molto responsabile e coraggioso: partito come sottotenente di complemento dell’89° reggimento di fanteria, sul monte Merzli riportò diverse ferite, compreso un congelamento ai piedi, e due medaglie d’argento al valore. Nominato tenente per meriti di guerra, nel 1916 combatté sull’altopiano di Asiago e poi sul Carso, dove fu nuovamente ferito e decorato per la terza volta della medaglia d’argento al valore. Nel gennaio 1917 ricevette un ulteriore riconoscimento, l’ambita Croix de guerre della Repubblica francese. Le medaglie accompagnarono rapidi avanzamenti di carriera: nel 1917 fu promosso capitano, ma non poté riprendere servizio in trincea a causa delle conseguenze del congelamento ai piedi; da allora, svolse mansioni di ufficiale di collegamento presso il comando della 28ª divisione sul Carso. Nuovamente promosso nel corso dello stesso anno al grado di maggiore, partecipò al primo corso per ufficiali di stato maggiore aperto agli ufficiali di complemento. Si classificò al primo posto e nell’aprile 1918 venne assegnato all’Ufficio operazioni del Comando supremo.2 L’incarico al Comando supremo rientrava nei profondi mutamenti intervenuti ai vertici militari dopo la disfatta di Caporetto, che Parri ebbe modo di seguire da vicino percependo il malcontento diffuso tra i soldati, cogliendo le contraddizioni nella gestione delle operazioni militari e le ingiustizie insite nella conduzione della guerra. Parri svolse nell’Ufficio un ruolo importante, misconosciuto dai suoi superiori, nell’elaborazione del piano della battaglia di Vittorio Veneto e fu l’estensore del “Bollettino della vittoria” firmato da Armando Diaz.
Con la fine della guerra, Parri continuò a occuparsi di questioni politico-militari relative all’armistizio e alla definizione dei nuovi confini. Compì studi per il riordinamento dell’esercito, prima di lasciare il servizio militare il 17 giugno 1919.
Nel 1920 si trasferì a Roma dove rimase fino alla fine del 1921, lavorando come impiegato nei servizi sociali dell’Organizzazione nazionale combattenti, istituita presso il ministero del Tesoro nel 1917 sotto la spinta di Alberto Beneduce e Francesco Saverio Nitti, non senza stigmatizzare i metodi di gestione dei fondi dell’ente e mostrando già allora una grande attenzione per quella che sarebbe poi stata definita la “questione morale”.

La Grande Guerra fu vista da Parri come una necessità imposta dalla storia: una grande occasione di profondo rinnovamento per il Paese grazie al superamento del “giolittismo”, il sistema di potere riconducibile ai governi dello statista liberale Giovanni Giolitti, inteso come elemento di conservazione di un modello politico istituzionale che si doveva rendere necessariamente più moderno ed efficiente.
Nel primissimo dopoguerra, Parri si sentiva in primo luogo un soldato e un patriota, ancorato agli ideali risorgimentali, mazziniani in particolare, della sua formazione, che lo obbligava quasi a ricercare il mezzo per rinnovare l’Italia nel rapporto tra politica ed etica, affidandosi a una sorta di aristocrazia “a ruoli aperti” chiamata a guidare le masse in un processo di acquisizione della coscienza civile, indispensabile per creare una vera comunità nazionale. Ciò testimonia come Parri, pur del tutto estraneo al nazionalismo e a posizioni reazionarie, non vedesse ancora nella democrazia la soluzione agli squilibri del Paese e quanto il socialismo fosse al tempo distante dalle sue corde.
Il suo interesse principale in quella stagione, prima di trasferirsi a Milano nel 1922, assunto al “Corriere della Sera” diretto da Luigi Albertini, era la partecipazione attiva alle iniziative messe in campo dagli ex combattenti. Dopo aver fatto circolare una proposta di riforma dell’esercito, rivolta in primo luogo agli interventisti democratici, e aver lavorato a un progetto di riforma dell’Associazione nazionale combattenti, di cui fu nominato segretario nel 1921, Parri caldeggiò la formazione di un partito politico che potesse rappresentarne gli ideali e le istanze pratiche.
All’inizio degli anni Venti Parri riteneva che fosse necessario difendere in modo nuovo gli interessi dei contadini, la classe che aveva materialmente combattuto al fronte e che, quindi, in sostanza corrispondeva alla maggior parte dei reduci:3 l’idea di Patria, secondo Parri, pur confusa e talvolta perfino odiata a causa delle sofferenze patite al fronte, era nata tra i contadini durante la guerra.
Nonostante gli sforzi, però, le istanze politiche di Parri erano destinate a tradursi in un fallimento soprattutto per due ragioni: la loro sostanziale vaghezza circa l’obiettivo finale e i mezzi attraverso i quali raggiungerlo e la sottovalutazione della forza del fascismo che, oltre ad assorbire la stragrande maggioranza dei combattenti visto che l’interventismo era stato in primis nazionalista, era guidato da un uomo furbo, Mussolini, capace di respirare gli umori delle folle ma, contemporaneamente, in grado di approcciarsi con successo crescente alla classe dirigente liberale, alla monarchia e agli stessi cattolici, oltre che agli agrari e agli imprenditori.

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: largo Caduti milanesi per la Patria
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46343 – Longitudine 9.17656

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

L. Polese Remaggi, Parri Ferruccio, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 81, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2014

A. Ricciardi, Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, Milano, Biblion, 2022

Sitografia

P. Redemagni, Tempio della Vittoria ‒ Sacrario dei caduti milanesi, articolo pubblicato sul sito storiedicimiteri.com consultato il 7/7/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

L’iniziativa è stata promossa anche sul sito “Milano è memoria“

contatti

FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.