LA CASA DI MARGHERITA FASOLO

LA CASA DI MARGHERITA FASOLO

LA CASA DI MARGHERITA FASOLO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nata nel 1905 a Torino, Margherita si era spostata a Firenze per iscriversi all’Istituto di Magistero, dove si laureò nel 1934 in Pedagogia per poi iniziare a lavorare come insegnante. Allieva di Ernesto Codignola, allora direttore del Magistero, Margherita a differenza del suo professore cominciò molto presto a distanziarsi dal fascismo, prima attraverso “una specie di società segreta per trovare, prestarsi vicendevolmente, e leggere libri proibiti” (Cambi 1995) e poi avvicinandosi al nucleo fiorentino di Giustizia e Libertà. 

La sua casa di via dei Della Robbia fu uno centri di ritrovo per le riunioni organizzative della Resistenza fiorentina, e in particolare del Partito d’Azione, del cui esecutivo fece parte anche Margherita. 

Con Tristano Codignola, figlio del sopracitato Ernesto, dirigente del partito d’azione e futuro deputato alla Costituente, Margherita si occupò soprattutto di assistenza ai prigionieri alleati evasi, che spesso ospitava in casa propria.

Leggi di più

Per questa sua attività fu arrestata insieme ad un’altra insegnante fiorentina, Eleonora Benveduti Turziani. Nonostante il suo ruolo chiave nella Resistenza, era riuscita a nascondere qualsiasi prova che coinvolgesse i suoi compagni, e anche durante gli interrogatori non rivelò nulla, ed anzi utilizzò il periodo in prigione, secondo quanto raccontò poi Tristano Codignola, per dedicarsi alla propaganda e all’educazione antifascista delle altre detenute. I compagni ne ottennero il rilascio all’inizio dell’estate 1944, e Margherita tornò immediatamente al lavoro per la Resistenza. 

Continuò anche a dedicarsi all’insegnamento, rivolto soprattutto a operai e contadini che non avevano avuto modo di completare gli studi, proprio perché era convinta che l’istruzione fosse fondamentale per permettere loro di partecipare alla ricostruzione dell’Italia democratica.
Nel dopoguerra, pur continuando a prendere parte alle attività del Partito d’azione, si concentrò soprattutto sull’insegnamento – presso l’Istituto Magistrale Gino Capponi di Firenze – e sulla pedagogia, pubblicando diversi saggi in materia e collaborando con riviste di settore come “La nuova scuola italiana” e “Scuola e città”, oltre a fare parte di diverse associazioni dedicate all’educazione. 

Alice Leone

Localizzazione

Località: Firenze
Indirizzo: Via dei Della Robbia 92
Comune: Firenze
Provincia: Firenze (FI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.779627 – Longitudine 11.268429

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

F. Cambi, Fasolo, Margherita, in «Dizionario Biografico degli Italiani» 1995, vol. 45

E. Codignola, Memoriale autobiografico, in «Ernesto Codignola in 50 anni di battaglie educative: pagine di diario e Memoriale autobiografico di Ernesto Codignola», Firenze, La nuova Italia, 1967

Sitografia

M. Imperato, Margherita Fasolo – Torino 1905 – Firenze 1956, profilo biografico pubblicato sul portale www.enciclopediadelledonne.it consultato il 24/03/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 21/01/1905 – 18/19/1956

Cognome / Nome: Fasolo Margherita; Codignola Tristano; Benveduti Turziani Eleonora 

Formazioni d’appartenenza: Giustizia e Libertà – GL; Partito d’Azione

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

LA CASA DI MARGHERITA FASOLO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

LA CASA DI ENRICA FILIPPINI LERA

LA CASA DI ENRICA FILIPPINI LERA

LA CASA DI ENRICA FILIPPINI LERA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nel 1944 in questa casa viveva Enrica Filippini – Lera, nata nel 1914, in una famiglia borghese politicamente poco impegnata ma non ostile al fascismo. Enrica aveva maturato la sua contrarietà al fascismo per una ragione molto semplice: Enrica voleva studiare. La propaganda fascista però non prevedeva che le donne studiassero troppo a lungo. La donna ideale secondo il regime doveva restare a casa ed occuparsi dei figli, e per quello non serviva una cultura. Enrica però aveva comunque fatto di testa sua, e privatamente continuò a studiare fino a prendere il diploma di maturità (1940). 

Mentre studiava privatamente, Enrica aveva cominciato a frequentare ambienti antifascisti, e aveva conosciuto colui che sarebbe diventato il suo fidanzato, Paolo Buffa. Sono gli anni in cui si combatte la guerra di Spagna e in cui Enrica conosce anche alcuni studenti ebrei, fuggiti dall’Austria e dalla Germania dove i nazisti hanno preso il potere.

Leggi di più

Nel 1939, dopo l’arrivo delle leggi razziali anche in Italia, Enrica iniziò, segretamente, a far parte del partito comunista, che allora era illegale in Italia. 

Dopo il diploma, Enrica non aveva ancora finito di studiare, e si iscrisse all’Università, dove studiava biologia. In questo periodo conobbe anche Vera Michelin-Salomon, una ragazza piemontese, proveniente da una famiglia di cultura valdese, da poco trasferitasi a Roma. Vera era più giovane di Enrica – era nata nel 1923 – e quest’ultima si offrì di ospitarla in casa propria, in via Buonarroti. Vera lavorava come segretaria in una scuola professionale di Roma, ma come Enrica frequentava gli ambienti antifascisti.

Dopo l’8 settembre entrambe si unirono alla Resistenza, facendo parte del Comitato studentesco di agitazione dell’università. Enrica fu anche responsabile del gruppo femminile della cellula comunista di Piazza Vittorio. Vera invece si occupava soprattutto di distribuire la propaganda antifascista davanti alle scuole e all’università, e di organizzare azioni per impedire esami e lezioni riservati a chi si era arruolato nell’esercito della RSI.

La loro casa di via Buonarroti 29 e le altre proprietà di famiglia divennero punti di passaggio di militanti e ricercati e di deposito di propaganda o materiali destinati ai partigiani. Tutte cose sufficientemente compromettenti da indurre i fascisti ad arrestare tutti i presenti quando vi fecero irruzione alla ricerca di Vera, denunciata per uno dei suoi volantinaggi, il 14 febbraio 1944. 

Oltre alle due ragazze furono sorpresi ed arrestati nell’appartamento Paolo Petrucci – che sarebbe stato poi assassinato alle Fosse Ardeatine – Paolo Buffa e Cornelio Michelin-Salomon. Paolo Petrucci e Paolo Buffa erano partigiani che con le ragazze erano stati tra gli organizzatori delle manifestazioni di protesta degli studenti romani, grazie anche all’aiuto e all’addestramento che era stato fornito loro dagli alleati, che li avevano aiutati a rientrare a Roma paracadutandoli oltre il fronte. Dopo essere stato assolto e rilasciato, Buffa raggiunse di nuovo gli inglesi, che lo inviarono in provincia di Cuneo come tenente della “Special Force”, dove si unì come ufficiale di collegamento alle formazioni di Giustizia e Libertà.

Vera ed Enrica furono deportate in Germania, e rientrarono in Italia alla fine del conflitto. Enrica e Paolo Buffa si sposarono nel dopoguerra e tutti e tre continuarono ad impegnarsi politicamente e soprattutto per la memoria della Resistenza. 

Alice Leone

Localizzazione

Località: Roma
Indirizzo: via Buonarroti, 29
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.893723 – Longitudine 12.502809

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

M. Sestili, I 100 anni di Enrica una combattente della Resistenza, in  «Patria Indipendente», 2014, n.35-36

Sitografia

B. Belotti, Via Buonarroti, n°29. Qui ha vissuto Anna Enrica Filippini Lera, articolo pubblicato sul sito vitaminevaganti.com consultato il 13/05/2025

Anna Enrica Filippini-Lera, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 14/05/2025

Vera Michelin-Salomon, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 14/05/2025

W. Fortini, La storia di Vera Michelin-Salomon, antifascista al carcere duro in Germania, articolo pubblicato sul sito www.toscana-notizie.it consultato il 14/05/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 14/02/1944

Cognome / Nome: Petrucci Paolo (unico ricordato tramite pietra di inciampo); Filippini – Lera Anna Enrica; Michelin – Salomon Vera; Buffa Paolo

Formazioni d’appartenenza: GAP; Corpo Volontari della libertà; Comitato studentesco di agitazione

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che fu inaugurata il 07/01/2015

Autore/i: non determinabile

Note: è presente una pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile, che ricorda però soltanto Paolo Petrucci

contatti

LA CASA DI ENRICA FILIPPINI LERA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

LO SCIOPERO DEL SETTEMBRE 1944 ALLA BORLETTI: ELVIRA BARILI E LE ALTRE LAVORATRICI

LO SCIOPERO DEL SETTEMBRE 1944 ALLA BORLETTI: ELVIRA BARILI E LE ALTRE LAVORATRICI

LO SCIOPERO DEL SETTEMBRE 1944 ALLA BORLETTI: ELVIRA BARILI E LE ALTRE LAVORATRICI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Negli anni della seconda guerra mondiale, la Borletti era una delle fabbriche specializzate fondamentali per lo sforzo bellico. Originariamente produceva orologi, ma i meccanismi degli orologi, e soprattutto quelli delle sveglie, erano facilmente riconvertibili ad un uso militare, per produrre munizioni, e soprattutto le spolette usate per le bombe. Già durante la prima guerra mondiale, questa produzione aveva assicurato grandi guadagni alla Borletti, e naturalmente lo stesso avvenne nel periodo 1942-1945 quando circa il 90% della produzione era a scopo militare. Per il tipo di lavoro di precisione richiesto, la Borletti era una fabbrica con un’alta percentuale di lavoratrici anche in periodo di pace, e naturalmente con gli uomini al fronte le donne erano ancor più numerose nel periodo della Resistenza, arrivando ad essere oltre i due terzi dei 10.000 operai che lavoravano alla Borletti.

Proprio una di queste lavoratrici, Elvira Barili, allora impiegata del reparto spolette, sarebbe stata protagonista di uno degli episodi simbolicamente più interessanti della Resistenza alla Borletti…

Leggi di più

avvenuto durante uno sciopero di tre giorni nel settembre 1944.

Come nelle altre fabbriche dell’epoca, anche alla Borletti uomini e donne lavoravano in reparti separati. In particolare, reparti maschili e femminili si trovavano ai due lati opposti di via Romolo Gessi, gli uni di fronte agli altri. Anche durante gli scioperi solitamente lavoratori e lavoratrici occupavano i rispettivi reparti, restando in fabbrica per impedire la produzione.

Durante lo sciopero in questione, da uno dei reparti femminili, quello di Elvira, comparve una bandiera rossa, in realtà un fazzoletto messo a sventolare. La scena fu accolta dagli applausi dei reparti maschili che lo videro dall’altro lato della strada, ma era anche stato un gesto pericoloso. Una bandiera rossa era infatti un simbolo esplicitamente antifascista, e come tale attirò ovviamente l’attenzione immediata della polizia del regime e degli occupanti. Un gesto di sfida del genere non poteva restare impunito,e tentarono immediatamente di individuare l’autrice, che era appunto Elvira. L’ondata di arresti e deportazioni seguita agli scioperi del marzo 1944 aveva reso chiaro che la repressione del regime non avrebbe risparmiato le lavoratrici, nemmeno in una fabbrica altamente specializzata e fondamentale per lo sforzo bellico come la Borletti, quindi il rischio per chiunque fosse scoperto con il drappo rosso era altissimo. Ma nonostante le perquisizioni non fu trovato da nessuna parte, perché uno dei manovali, Michele, lo aveva immerso in un bagno di sostanze chimiche che lo avevano totalmente sbiancato. Elvira quindi uscì dalla fabbrica alla fine dello sciopero con addosso un drappo bianco come un lenzuolo, che non attirò il minimo sospetto.  

Naturalmente non si trattò del solo episodio di resistenza che coinvolse le Elvira e le donne della Borletti. Merita di essere ricordata anche un’operaia, Piera Antoniazzi, che con il già citato Michele era solita riempire i muri della fabbrica di scritte antifasciste, rifacendole ogni volta che venivano cancellate, o un’altra impiegata Carlotta Thomas, che falsificava gli orari per coprire le assenze di chi si allontanava per collaborare alla resistenza. Come molte altre, il loro impegno non si limitava alle azioni sul luogo di lavoro, ma collaboravano attivamente con i partigiani anche nella vita quotidiana, spesso sfruttando il fatto che come donne destavano meno sospetti: Elvira trasportava armi nascondendole nelle scatole di latta usate per il pranzo dagli operai fingendo di star portando da mangiare al suo compagno – Fioravante Stell anche lui operaio alla Borletti e partigiano – e Piera una volta chiese addirittura un passaggio ad una camionetta della Muti – la polizia politica fascista – per accompagnare una ragazza russa ad un appuntamento con un contatto della resistenza, naturalmente fingendo che fossero entrambe italiane, e fasciste.

Azioni fortemente simboliche come la bandiera rossa o le scritte alla Borletti erano però fondamentali per dimostrare la diffusione capillare degli ideali antifascisti e incoraggiare l’adesione alla Resistenza, ancor più utile in una fabbrica strategica e fondamentale per la produzione bellica quale era la “Borletti”

Alice Leone

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Romolo Gessi
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.459515 – Longitudine 9.153187

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

Comitato Unitario Antifascista, L’Antifascismo e la resistenza alla Borletti, Milano, Fracchia, 1980

E. Barrili, Le donne per gli scioperi: scelta ideale per la partecipazione ad una società nuova, in «Triangolo Rosso», anno 8°, n. 2-3, febbraio-marzo 1981

R. Cairoli, Milano e la Resistenza femminile, in «ANPI OGGI», giugno 2014

Fonti d’archivio

Archivio del Lavoro, fondo G. Granelli, «Fioravante Stell»

Sitografia

I gruppi di difesa della donna negli scioperi del 1944, articolo pubblicato sul sito lavoroeresistenzainlombardia.it consultato il 15/06/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 09/1944

Cognome / Nome: Barrili Elvira, Antoniazzi Piera 

Formazioni d’appartenenza: 122° Brigata Garibaldi

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

LO SCIOPERO DEL SETTEMBRE 1944 ALLA BORLETTI: ELVIRA BARILI E LE ALTRE LAVORATRICI

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

CONCETTO MARCHESI E IL SUO «APPELLO AGLI STUDENTI»

CONCETTO MARCHESI E IL SUO «APPELLO AGLI STUDENTI»

CONCETTO MARCHESI E IL SUO «APPELLO AGLI STUDENTI»

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

In questo palazzo, ospite a casa di Lanfranco Zancan, Concetto Marchesi si nascose all’inizio del suo periodo di clandestinità dopo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Padova, e scrisse il suo famoso “Appello agli studenti”. 

Nato a Catania nel 1878, Marchesi era stato politicamente impegnato sin da giovanissimo: a 16 anni creò un giornaletto, intitolato Lucifero, che sarebbe stato immediatamente sequestrato per i suoi contenuti libertari e gli sarebbe anche costato due mesi di prigione appena compiuti i 18 anni.

Nel 1895, ad appena 17 anni, si era iscritto al Partito Socialista Italiano, per poi aderire nel 1921 al Partito Comunista Italiano (PCI). 

Dopo aver studiato a Catania e Firenze, Marchesi aveva insegnato al liceo classico di Pisa fino al 1915, per poi diventare professore di letteratura latina prima a Messina e poi, dal 1923 a Padova.

Leggi di più

Durante il fascismo, Marchesi continuò ad insegnare e abbandonò almeno pubblicamente l’impegno politico, iscrivendosi anche al Partito fascista quando divenne obbligatorio, ma non faceva mistero delle proprie idee ostili al regime. Ad esempio, erano famoso le sue lezioni di letteratura latina in cui nello spiegare le opere di Tacito, insisteva sull’importanza di opporsi alla tirannide, lasciando trasparire chiaramente il parallelo con la situazione in cui si trovava l’Italia in quel momento. 

Nel 1943, Marchesi, che era in contatto con il centro estero del PCI, era stato tra gli antifascisti che entrarono in contatto segretamente con Cadorna e con la famiglia reale in preparazione di un’eventuale rimozione di Mussolini, cosa che sarebbe poi avvenuta il 25 luglio. 

Durante la parentesi del governo Badoglio aveva rappresentato il PCI nel Comitato centrale delle opposizioni. 

Il governo Badoglio lo aveva nominato rettore dell’Università di Padova il 1 settembre 1943.

Qualche giorno dopo, con la nascita della RSI, Marchesi aveva presentato le proprie dimissioni, respinte però dal Ministero repubblichino, che aveva sede proprio a Padova. A quel punto aveva deciso, nonostante la contrarietà del PCI, di restare al proprio posto per trasformare il rettorato, ed in senso lato l’Università, in un luogo sicuro da cui organizzare la Resistenza e proteggere gli studenti vicini all’antifascismo. In effetti, per la durata dell’incarico di Marchesi, le riunioni del CLN Veneto, da lui fondato assieme al suo prorettore Egidio Meneghetti e ad un altro docente universitario antifascista, Silvio Trentin, rientrato dall’esilio politico in Francia proprio ai primi di settembre.

Il suo incarico non sarebbe però durato a lungo. Il 9 novembre 1943 Marchesi tenne il suo primo discorso di inaugurazione dell’Anno accademico, in un clima tesissimo, preceduto da un tentativo degli studenti appartenenti alla milizia repubblichina di prendere la parola per un appello a combattere per la RSI, respinto anche fisicamente da Marchesi e Meneghetti. 

Nonostante i giornali del regime presentassero la cerimonia come un momento di successo per la RSI, il discorso di Marchesi fu in realtà apertamente critico nei confronti del fascismo. Il timore – fondato – che i tedeschi si preparassero ad arrestarlo, anche vista la tensione che continuava e sfociava spesso in scontri tra studenti e milizia che si verificavano in città, unito alle pressioni del PCI che lo aveva sospeso per punirlo della decisione di mantenere l’incarico di Rettore, indussero Marchesi a lasciare Padova il 15 novembre.

Dopo un breve passaggio a Firenze, Marchesi rientrò a Padova, nascondendosi in prima in casa di Lanfranco Zancan e poi di Leone Turra. In questo periodo scrisse l’appello agli studenti, datato 1 dicembre ma probabilmente di qualche giorno precedente (Marchesi si era infatti spostato sotto falso nome a Milano il 29 novembre). 

L’appello, che invitava esplicitamente gli studenti ad unirsi alla Resistenza, fu stampato su migliaia di volantini e diffuso in tutta la città nei giorni successivi.

Da Milano Marchesi si sarebbe poi spostato in Svizzera, dove insieme al suo allievo Franceschini avrebbe coordinato il lato Svizzero la rete partigiana clandestina FRAMA (Franceschini-Marchesi), che agiva in coordinamento con il CLN Veneto (di cui era rimasto a capo Meneghetti, dimessosi a sua volta dall’Università di Padova nel dicembre 1943).  

In Svizzera Marchesi ebbe anche modo di entrare in contatto con gli alleati, contribuendo tra le altre cose al coordinamento degli aviolanci di rifornimenti ai partigiani, oltre a continuare a scrivere per incoraggiare l’adesione alla Resistenza: oltre all’Appello agli studenti, che continuava a diffondersi, è famosa la sua Lettera Aperta in risposta a Gentile, pubblicata in Svizzera nel febbraio 1944. 

Alla fine del 1944 Marchesi si sarebbe spostato dalla Svizzera a Roma, dove sarebbe diventato Capo dell’Ufficio stampa del Ministero dell’Italia occupata, poi membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e della Consulta Nazionale, che svolgeva le funzioni di Parlamento.

Nel dopoguerra, Marchesi si sarebbe dedicato principalmente alla politica: dirigente del PCI, fu eletto nella Costituente, dove insieme ad Aldo Moro gli fu affidato il compito di scrivere la prima bozza di quelli che sarebbero diventati gli articoli della Costituzione in tema di scuola e cultura.  

Quanto all’appello da lui scritto in quei giorni del 1943, non possiamo dire con certezza quanto effetto abbia avuto, ma è probabile che la sua influenza abbia aiutato a rendere l’Università di Padova una tra le più coinvolte nella Resistenza, con 116 studenti caduti tra i partigiani e soprattutto unica Università d’Italia ad essersi vista riconoscere per il contributo alla lotta partigiana la medaglia d’oro al valor militare. 

Alice Leone

Localizzazione

Località: Padova
Indirizzo: via Cesare Battisti, 162
Comune: Padova
Provincia: Padova (PD)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.40430 – Longitudine 11.88368

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

L. Canfora, Concetto Marchesi, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, 2007, vol. 69

C. Marchesi, Discorsi parlamentari 1945-1957, Roma, Laterza, 2008

Sitografia

G. Zaccaria, L’antifascismo di Concetto Marchesi, articolo pubblicato sul sito ilbolive.unipd.it consultato il 14/06/2025

Immagine del volantino con l’«Appello agli studenti» di Concetto Marchesi, visibile sul portale archivi.polodel900.it consultato il 14/06/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 1/12/1943

Cognome / Nome: Marchesi Concetto

Formazioni d’appartenenza: PCI, CLN Veneto, FRAMA (formazione Franceschini-Marchesi) 

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa nel 2012

Autore/i: non determinabile.

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

CONCETTO MARCHESI E IL SUO «APPELLO AGLI STUDENTI»

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

LO SCIOPERO DEL SETTEMBRE 1944 ALLA BORLETTI: ELVIRA BARILI E LE ALTRE LAVORATRICI

L’OSCAR – ORGANIZZAZIONE SOCCORSO COLLOCAMENTO ASSISTENZA RICERCATI

L’OSCAR – ORGANIZZAZIONE SOCCORSO COLLOCAMENTO ASSISTENZA RICERCATI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Palazzo Busca Arconati Visconti, storica sede del Collegio San Carlo di Milano, divenne durante la Resistenza anche la sede dell’organizzazione OSCAR, soprattutto nella sua fase iniziale. 

Strettamente connessa al gruppo scout clandestino delle Aquile Randagie, l’organizzazione OSCAR, acronimo di Organizzazione soccorso collocamento assistenza ricercati, si occupava di nascondere e di mettere in salvo – solitamente accompagnandoli in Svizzera – i perseguitati dal regime. Secondo le stime, il loro lavoro contribuì a salvare oltre duemila persone tra antifascisti, ebrei, prigionieri alleati. Tra di loro vi furono spesso intere famiglie. 

Sfruttando la conoscenza del territorio e i contatti dei religiosi che ne facevano parte e delle Aquile Randagie, che avevano continuato la loro attività clandestinamente anche dopo lo scioglimento degli scout…

Leggi di più

…gli assistiti di OSCAR venivano nascosti in vari luoghi sicuri – a volte anche dopo aver contribuito alla loro evasione – e poi accompagnati sotto falso nome in Svizzera, utilizzando anche passaporti e documenti falsificati (secondo i calcoli furono prodotte circa 3000 carte d’identità false –  per permettere loro di circolare senza essere riconosciuti. 

La nascita dell’organizzazione risale all’indomani dell’8 settembre, e più precisamente può essere fatta risalire al 13 settembre 1943, quando stando al racconto di Don Aurelio Giussani “sono chiuso nella mia piccola cameretta del Collegio San Carlo alle prese con Aristofane per l’esame di greco all’Università Cattolica. Squilla il telefono: « Pronto, chi è? ». « Don Ghetti, scendi subito nella mia stanza, ho bisogno di parlarti ». Qui trovo l’amico Don Bigatti, che ci prega di aiutarlo a sistemare alcuni prigionieri di guerra, perché non li può più tenere nascosti. Gli ordini dei tedeschi, che ormai comandano a Milano, sono severi e perentori, e le spie si fanno sempre più numerose con il risorgente fascismo della Repubblica di Salò; a chi è colto a nascondere ed aiutare i ricercati, si minaccia la prigione e la deportazione in Germania.” (Giussani 1955 p. 9)

Saranno proprio i tre sacerdoti sopra citati, Don Aurelio Giussani, Don Andrea Ghetti e don Enrico Bigatti a rappresentare il nucleo iniziale di OSCAR, che operava tra il Collegio San Carlo dove insegnavano Giussani e Ghetti e Crescenzago dove era coadiutore Bigatti. A loro si unirono poi don Natale Motta, assistente al Collegio S. Ambrogio di Varese la cui casa divenne un fondamentale punto di appoggio nei trasferimenti verso la Svizzera e un altro religioso milanese, don Giovanni Barbareschi, già parte delle Aquile Randagie. 

Oltre ai singoli sacerdoti qui citati e agli scout delle Aquile Randagie, OSCAR fu in grado di far fronte alle continue richieste soprattutto perché inserita nella più ampia rete della Resistenza, in particolare quella di ispirazione cattolica delle fiamme verdi e de “la carità dell’Arcivescovo”, che attraverso il contributo di Carlo Bianchi ne divenne la struttura di copertura. Attraverso questi contatti OSCAR riuscì ad organizzare passaggi in Svizzera di gruppi anche numerosi, accompagnati a volte direttamente dalle bande partigiane. Il contributo di questa rete fu fondamentale anche per avere le risorse per organizzare travestimenti, percorsi sempre variati e la falsificazione dei documenti.

Anche OSCAR però dovette subire la repressione nazifascista: don Bigatti fu arrestato nel gennaio 1944, per essere poi rilasciato dopo circa un mese senza aver confessato nulla. Nonostante questo, per prudenza le attività di OSCAR si spostarono verso Varese, dove sarebbero poi sfollati per via dei bombardamenti anche Giussani e Ghetti con i loro allievi. 

Nel giugno del 1944, Giussani e Ghetti seppero di essere a loro volta oggetto di attenzione da parte del regime. Don Giussani in particolare seppe di essere ricercato, e dovette passare in clandestinità, unendosi il successivo autunno alle bande partigiane emiliane con il nome di battaglia di Padre Carlo da Milano. Lo stesso successe a don Motta. L’organizzazione, ed in particolare la falsificazione dei documenti passarono quindi in mano a Barbareschi, che spostò tutto il materiale nella sua casa di via Eustachi 53. . 

Quest’ultimo però a sua volta divenne oggetto della persecuzione del regime in agosto, per aver benedetto poco prima di diventare sacerdote le salme dei 15 martiri di piazzale Loreto, sfidando apertamente gli ordini dei nazifascisti. Arrestato il 17 agosto, due giorni prima della sua prima messa, rimase a San Vittore fino al 9 settembre quando il Cardinale Schuster ne ottenne il rilascio. Da allora la sua attività per OSCAR divenne più difficile, fino a che anche lui non dovette passare completamente in clandestinità, pur continuando il via vai tra Italia e Svizzera.  

Alice Leone

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: corso Magenta 71
Comune: Milano 
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.465679 – Longitudine 9.169673

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

A. Giussani, Diario Clandestino. Appunti di vita partigiana, Milano, 1955

C. Bianchi Iacono e S. Bodini, Oscar. Storie di una Resistenza disarmata 1943/1945, Roma, TIPI edizioni, 2024

Sitografia

L. Frigerio, Don Aurelio Giussani, ribelle per amore per salvare i perseguitati dai nazifascisti, articolo pubblicato sul portale www.chiesadimilano.it consultato il 19/05/2025 

Don Natale Motta, biografia pubblicata sul sito www.anpimonzabrianza.it consultato il 20/05/2025

P. Nardi, Barbareschi, il coraggio della libertà, articolo pubblicato sul portale www.chiesadimilano.it consultato il 19/05/2025

Giovanni Barbareschi, profilo biografico pubblicato sul portale it.gariwo.net consultato il 19/05/2025

Andrea Ghetti, profilo biografico pubblicato sul portale it.gariwo.net consultato il 19/05/2025

L. Frigerio, Don Enrico Bigatti che divenne “ribelle per amore”, articolo pubblicato sul portale www.chiesadimilano.it consultato il 19/05/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 12/09/1943

Cognome / Nome: Giussani Aurelio; Ghetti Andrea; Bigatti Enrico; Motta Natale; Barbareschi Giovanni 

Formazioni d’appartenenza: Organizzazione Soccorso Collocamento Assistenza Ricercati OSCAR

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

L’OSCAR – ORGANIZZAZIONE SOCCORSO COLLOCAMENTO ASSISTENZA RICERCATI

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.