STRADA INTITOLATA A SALVATORE CORRIAS A SAN NICOLÒ GERREI

STRADA INTITOLATA A SALVATORE CORRIAS A SAN NICOLÒ GERREI

STRADA INTITOLATA A SALVATORE CORRIAS A SAN NICOLÒ GERREI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Salvatore Corrias nacque in Sardegna, a San Nicolò Gerrei (Cagliari), il 18 novembre 1909, figlio di Paolo Corrias e Rosa Simbula. Nel giugno 1929 si arruolò nella Regia Guardia di Finanza; dopo il corso di formazione, venne mandato in Lombardia, nella compagnia di Cernobbio (Como). Negli anni successivi prestò servizio nelle brigate di Milano, Genova e Torino; promosso a guardia scelta, nel 1940 fu messo a disposizione della Commissione italiana di armistizio con la Francia, con sede a Torino; nel 1942 fu trasferito a Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola).

Con il precipitare degli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, nella primavera del 1943 Corrias venne assegnato al 10° battaglione operativo nei Balcani, nella provincia di Lubiana.

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Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, sfuggito assieme ad altri militari alla cattura da parte dei nazisti, ripiegò inizialmente su Trieste, per poi raggiungere il Centro di mobilitazione di Milano, dove entrò nella “Brigata Volante” delle fiamme gialle di Uggiate, dipendente dalla compagnia della Guardia di Finanza di Olgiate Comasco. Nell’ottobre del 1943 Corrias aderì convintamente alla Resistenza, militando nella formazione “Giustizia e libertà” poi divenuta brigata “Emanuele Artom”, attiva principalmente nel Comasco e sul monte Bisbino; il suo nome di battaglia era “Turi”. Continuando a indossare la divisa da finanziere, aiutò numerosi ebrei, ricercati e prigionieri politici a espatriare Oltralpe, muovendosi con agilità lungo la frontiera tra Italia e Svizzera. Destinato alla compagnia di Cernobbio e, infine, alla caserma di Bugone (Moltrasio), usata quest’ultima anche come base d’appoggio della brigata “Artom”, Salvatore Corrias venne arrestato dai fascisti repubblichini della “banda Tucci” il 28 gennaio 1945, appena rientrato dalla Svizzera dove aveva messo in salvo un prigioniero inglese. Dopo essere stato perquisito, venne fucilato sommariamente alle ore 12:40 nel recinto della caserma di Bugone, morendo all’età di trentacinque anni. Nei mesi successivi, la sua salma venne tumulata nel cimitero di Moltrasio (Como); sulla lapide sono incise le parole “Ancor giovane, generosamente donò la vita per l’ideale supremo della Patria”. 

Nel 1952 e nel 1956 gli sono state concesse due Croci al merito di guerra alla memoria. Nel 2006, Corrias è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al merito civile, con la seguente motivazione: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei ed i perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Animato da profonda fede nella democrazia e nello Stato di diritto partecipava con impegno tenace alla lotta partigiana. Arrestato dai nazifascisti veniva barbaramente fucilato, immolando la giovane vita ai più nobili ideali di solidarietà umana, di rigore morale ed amor patrio”. Nel medesimo anno, dalla commissione dell’Istituo “Yad Vashem” gli è stato conferito alla memoria il titolo di “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato numerosi ebrei. Tra le testimonianze sul ruolo di Corrias in favore degli ebrei, ricordiamo almeno quella della signora Valeria Ancona di Milano: “Il finanziere Corrias nottetempo aveva ubriacato i soldati tedeschi che controllavano la rete che noi avremmo dovuto attraversare e aveva aperto un varco per consentire il nostro passaggio”. La signora Ancona e la sua famiglia (il padre Riccardo, la madre Ester Foa, la sorella Roberta) si rifugiarono in Svizzera nel febbraio 1944.

A San Nicolò Gerrei, paese natale di Salvatore Corrias, gli è stata intitolata una via.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: San Nicolò Gerrei 
Indirizzo: via Salvatore Corrias 
Comune: San Nicolò Gerrei
Provincia: Cagliari (CA) 
Regione: Sardegna
Coordinate geografiche: Latitudine 39.49808 – Longitudine 9.30592

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Tag:

FONTI

Bibliografia

L. Luciani, G. Severino, Gli aiuti ai profughi ebrei e ai perseguitati: Il ruolo della Guardia di Finanza (1943-1945), Roma, Museo Storico della Guardia di Finanza, 2008, pp. 172-182, 305-310

G. Severino, Un anno sul monte Bisbino. Salvatore Corrias un finanziere nel Giardino dei Giusti, Roma, Museo Storico della Guardia di Finanza, 2007

Sitografia

G. Severino, Finanziere Scelto Salvatore Corrias, profilo biografico pubblicato sul sito web.archive.org consultato il 4/12/2025

Corrias Salvatore, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 4/12/2025

Corrias Salvatore, profilo biografico pubblicato sul sito collections.yadvashem.org consultato il 4/12/2025

Salvatore Corrias, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 4/12/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 18/11/1909 – 28/1/1945

Cognome / Nome: Corrias Salvatore

Formazioni d’appartenenza: Regia Guardia di Finanza; Commissione italiana di armistizio con la Francia; 10° battaglione; “Brigata Volante” delle fiamme gialle di Uggiate; formazione “Giustizia e libertà”, brigata “Emanuele Artom”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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STRADA INTITOLATA A MASSIMILIANO ERASI A BAGNI DI LUSNIZZA

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Massimiliano Erasi, il cui cognome originario era Errath, nacque a Bagni di Lusnizza (Udine) il 12 luglio 1908, in una famiglia di natali austriaci. Dopo aver studiato presso l’Istituto tecnico-industriale di Klagenfurt am Wörthersee, in Carinzia (Austria), e ottenuto il diploma, nel 1928 si arruolò volontario nella Regia Aeronautica. Iscrittosi all’Accademia aeronautica, frequentò il 7° corso per sottufficiali, poiché in Italia il suo titolo di studio non era riconosciuto; nel 1929 ottenne il brevetto di pilota militare e fu promosso a sergente.

Nel 1934 Massimiliano venne costretto a italianizzare il suo cognome da “Errath” in “Erasi”, e ricevette la cittadinanza italiana (il resto della famiglia, invece, preferì la cittadinanza tedesca); nel medesimo anno venne ammesso all’8° corso di integrazione e fu assegnato al 9° stormo “Francesco Baracca” bombardamento terrestre.

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Dopo la promozione a tenente nel 1936, prese parte alla guerra civile spagnola come pilota di bombardamento, e venne insignito delle onorificenze della Medaglia d’argento al valor militare e della Medaglia di bronzo al valor militare.

Nel 1938, Erasi fu assegnato all’aviazione in Libia; quando l’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale, egli venne posto a capo del Comando Settore Ovest, nell’aeroporto di Castel Benito, mentre in un secondo momento guidò la 278a squadriglia aerosiluranti di stanza a Bengasi. Nel 1942 fu promosso a maggiore, venne decorato con altre due medaglie d’argento al valor militare per le imprese eroiche da lui condotte, e comandò il 41° gruppo aerosiluranti.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Massimiliano Erasi aderì convintamente alla Guerra di liberazione, mettendosi a disposizione dell’Aeronautica cobelligerante italiana, nel Sud Italia liberato dagli angloamericani: in un primo momento militò nel Raggruppamento bombardamento e trasporti di Lecce, dal 19 giugno 1944 fu a capo del 132° gruppo da bombardamento. Erasi e i suoi furono attivi su più fronti, contrastando e sconfiggendo gli occupanti tedeschi in località quali la striscia di Campomarino (Campobasso) o Bioče, nei pressi di Podgorica (Montenegro), dove rasero al suolo un ponte ritenuto strategico: Erasi venne quindi soprannominato dagli alleati “Mister Bridge”.

Nella mattina del 21 febbraio 1945, durante un’incursione sulla Penisola balcanica per bombardare in Istria un porto situato alla foce del fiume Arsa, il velivolo “Martin Baltimore” sul quale viaggiavano Erasi e il suo equipaggio venne abbattuto dai nazisti, precipitando in fiamme: Massimiliano Erasi morì all’età di trentasei anni, lasciando vedova la moglie Valentina, originaria di Rimini.

Erasi è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione: “Abile pilota, valoroso combattente, esemplare comandante, dava continue luminose prove delle più elevate virtù militari esponendosi sempre oltre il dovere nelle più audaci e rischiose azioni di siluramento. Dopo l’armistizio si votava tutto alla rinascita dell’Arma cui era tenacemente avvinto da solida fedeltà e da illimitata passione. In una importante azione di bombardamento su di una munita base costiera germanica, persisteva come sempre nella guida della sua formazione, fra le fitte maglie della reazione avversaria violenta e precisa. Colpito in pieno, precipitava in fiamme con il proprio equipaggio, dinanzi alle prore dei gregari, infrangendosi contro il sacro suolo conteso della Patria”. 

Alla memoria di Massimiliano Erasi sono state intitolate strade a Bagni di Lusnizza, suo paese natale, Rimini e Fiumicino.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Bagni di Lusnizza 
Indirizzo: via Massimiliano Erasi 
Comune: Bagni di Lusnizza
Provincia: Udine (UD)
Regione: Friuli Venezia Giulia
Coordinate geografiche: Latitudine 46.50235 – Longitudine 13.37280

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FONTI

Bibliografia

O. Sponza, C. D’Agostino, Mister Bridge. Magg. Pilota Med. D’Oro al V.M. MASSIMILIANO ERASI, s.l., Gabriele Di Marco Editore, 1985

Sitografia

Erasi Massimiliano, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiliberazione.it consultato il 9/2/2026

Erasi Massimiliano, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 9/2/2026

Massimiliano Erasi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 9/2/2026

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 12/7/1908 – 21/2/1945

Cognome / Nome: Erasi Massimiliano

Formazioni d’appartenenza: Regia Aeronautica, 9° stormo “Francesco Baracca” bombardamento terrestre; 278a squadriglia aerosiluranti; 41° gruppo aerosiluranti; Aeronautica cobelligerante italiana, Raggruppamento bombardamento e trasporti; 132° gruppo da bombardamento

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

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STRADA INTITOLATA A JERZY SAS KULCZYCKI A LIVORNO

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Jerzy (Giorgio) Sas Kulczycki nacque a Roma il 24 dicembre 1905. Il padre Sigismondo, di origini polacche, era un letterato e professore al liceo classico “Torquato Tasso” della capitale, fondatore del circolo italo-polacco “Federico Chopin” e collaboratore del Comitato nazionale di Polonia. Il nonno paterno, Wladislaw Sas Kulczycki, di antica nobiltà rutena, fu tra i protagonisti del Risorgimento italiano e polacco; “Sas” identifica un clan dell’alta nobiltà di Polonia.

Nel 1921 Jerzy si iscrisse all’Accademia navale di Livorno e, nel 1927, ottenne il grado di guardiamarina; nel 1929 divenne sottotenente di vascello e, nel 1932, tenente di vascello. All’interno della Marina militare prestò sempre servizio continuativo su navi da battaglia, a eccezione di due periodi: tra novembre 1928 e maggio 1929 venne infatti impiegato in Cina, presso il Distaccamento marina di Tientsin, mentre da novembre 1929 a luglio 1930 frequentò il corso superiore all’Accademia navale.

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Durante la Seconda guerra mondiale, promosso a capitano di corvetta nel marzo 1940, si imbarcò sulla corazzata “Littorio” come 1° direttore di tiro; nel 1941 partecipò alla battaglia di capo Matapan, nel mar Mediterraneo a sud del Peloponneso. Nel gennaio 1943 divenne capitano di fregata.

Imbarcato sulla nave da battaglia “Conte di Cavour”, in fase di ripristino nei cantieri del golfo di Trieste, nel molo San Marco a Monfalcone, a seguito degli attacchi inglesi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Jerzy era a Venezia, presso il Comando di difesa. Rifiutatosi di aderire alla Repubblica sociale italiana, partecipò attivamente alla Guerra di liberazione, fuggendo prima a Sacile, poi a Treviso e Montebelluna, occupandosi della formazione delle prime bande partigiane in Veneto, adottando i nomi di battaglia “Colonnello Sassi” e, successivamente, “ammiraglio Orione”. In Veneto, a seguito del convegno tenutosi a Bavaria, frazione di Nervesa della Battaglia (Treviso), assunse il grado di comandante generale delle Forze armate della patria (Fadp) e, in un secondo momento, di consulente militare del Comitato di liberazione nazionale. Kulczycki fece di tutto per mettere in salvo sbandati, prigionieri di guerra italiani e stranieri ed ebrei; nella sua ottica, il movimento resistenziale doveva essere formato da piccole squadre di sabotatori che compissero azioni militari o attentati soprattutto contro le spie e gli infiltrati, così da evitare ripercussioni sui civili. 

Trasferitosi tra fine 1943 e inizio del 1944 a Milano, grazie ai contatti col cugino (anch’egli antifascista) Casimiro, Jerzy Sas Kulczycki diede vita, su mandato del governo Badoglio, al gruppo di combattimento partigiano militare e apolitico Volontari armati italiani (Vai), del quale fu il Capo di stato maggiore: esso era costituito principalmente da ex ufficiali e soldati sbandati delle disciolte forze armate italiane, decisi a ostacolare gli occupanti tedeschi e i repubblichini di Salò. Nel suo operato di allargamento dell’organizzazione, cercò di far entrare nel Vai le Fiamme verdi, ma con esito negativo. Ricercato dai nazifascisti, che misero sulla sua testa una taglia di un milione di lire, il 15 aprile 1944 Jerzy venne arrestato a Genova a seguito della delazione da parte di una spia, un certo Sacchi. Portato a Milano e incarcerato a San Vittore, il 9 giugno venne trasferito nel campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena): qui, a seguito di atroci torture, il “Colonnello Sassi” venne fucilato in una sanguinosa rappresaglia – l’eccidio del Cibeno – il 12 luglio 1944, assieme ad altri sessantasei prigionieri, presso il poligono di tiro di Cibeno (Carpi), morendo all’età di trentotto anni. Le sue spoglie riposano a Roma, al Cimitero del Verano.

Il 22 febbraio 1946 Jerzy Sas Kulczycki è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Ufficiale superiore di eccezionali virtù militari e morali, già distintosi in operazioni di guerra e pervaso da profondo amor patrio, faceva fronte, all’armistizio, ai nemici della Patria iniziando senza indugio la organizzazione dei primi gruppi militari di resistenza nella regione veneta. Riconosciuto successivamente capo di Stato Maggiore del Movimento dei Volontari Armati Italiani, dava vita nelle regioni settentrionali a notevole attività militare e di sabotaggio contro l’oppressore e i suoi accoliti. Sottoposto a grossa taglia, indifferente ai rischi incombenti svolgeva durante sette mesi opera fattiva di animatore e di capo. Attivamente ricercato, veniva arrestato solo in seguito a delazione. Superbo esempio ai presenti per serenità e grandezza di animo di fronte al plotone di esecuzione, donava alla Patria un’esistenza tutta dedicata alla sua grandezza ed al proprio dovere di soldato e di marinaio”. Durante la sua vita, ricevette numerosi riconoscimenti ufficiali: il 27 ottobre 1937 divenne Cavaliere nell’Ordine della Corona d’Italia; ottenne la Medaglia d’onore di lunga navigazione di 3° grado dopo il compimento dei 12 anni di navigazione e l’autorizzazione a fregiarsi del distintivo della navigazione in guerra di 2° grado per corazzate; il 3 luglio 1942 ebbe un encomio solenne e, il 9 agosto 1942, la Medaglia di bronzo al valor militare.

A Jerzy Sas Kulczycki è stata intitolata una strada a Livorno. Il 6 marzo 2025 a Roma, in via Castro Pretorio 82, è stata posta una pietra d’inciampo in sua memoria.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Livorno 
Indirizzo: via Kulczycki Sas Jerzi 
Comune: Livorno
Provincia: Livorno (LI) 
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.50094 – Longitudine 10.32283

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Tag:

FONTI

Bibliografia

G. Manzari, 1945-2015: 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. La partecipazione della Marina alla Guerra di Liberazione (8 settembre 1943 – 15 settembre 1945), in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, Ministero della Difesa, 2015, pp. 106-110

P. Paoletti, Jerzy Sas Kulczycki “Colonnello Sassi”. Il primo organizzatore militare della resistenza in Veneto (settembre-dicembre 1943), Schio, Menin, 2004

Sitografia

Jerzy Sas Kulczycki, profilo biografico pubblicato sul sito www.marina.difesa.it consultato il 13/1/2026

Jerzy Sas Kulczycki, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 13/1/2026

Kulczycki, Sas Ierzj, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 13/1/2026

F. Magnanini, Jerzi Sas Kulczycki, articolo pubblicato sul sito www.centrostudifossoli.org consultato il 13/1/2026

SAS KULCZYCKI Jerzy, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 13/1/2026

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 24/12/1905 – 12/7/1944

Cognome / Nome: Sas Kulczycki Jerzy

Formazioni d’appartenenza: Regia Marina; Forze armate della patria; Comitato di liberazione nazionale; Volontari armati italiani

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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STRADA INTITOLATA A GIOVANNI MAGLI A BARI

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Giovanni Magli nacque in Sicilia, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), il 27 giugno 1884, figlio di Diomede Magli e Antonia Calcagno. Nel 1908 uscì dalla Regia accademia militare di fanteria e cavalleria di Modena con il grado di sottotenente, e fu assegnato all’arma di fanteria, in servizio nel 47º reggimento addestramento volontari “Ferrara”. Dal 1911 partecipò con valore e sprezzo del pericolo alla guerra italo-turca contro l’Impero ottomano; nel 1913 fu, per breve tempo, insegnante alla Scuola di applicazione dell’Esercito di fanteria.

Durante la Grande guerra, come capitano del 10° reggimento fanteria “Regina”, combatté eroicamente in Friuli Venezia Giulia, lungo la valle del fiume Isonzo, nella seconda e nella terza battaglia dell’Isonzo, ricevendo per questo onorificenze ed encomi. Divenuto aiutante maggiore, fu poi trasferito allo stato maggiore del IX corpo d’armata; promosso a maggiore, lavorò presso il Comando supremo militare italiano sino al 1918, quando terminò la Prima guerra mondiale.

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Si recò nella sconfitta Austria per la redazione del trattato di pace e, dal 1924 al 1925, fu a capo di un battaglione del 47° reggimento fanteria. Divenuto tenente colonnello, nel 1928 Giovanni Magli fu capo di stato maggiore della divisione militare di Messina; nel 1932, promosso al grado di colonnello, fu alla testa dell’83° reggimento fanteria “Venezia”.

Nel 1934 diventò capo di stato maggiore del XIII corpo d’armata a Cagliari, nel 1935 capo ufficio della segreteria e del personale dello stato maggiore a Roma; negli anni successivi viaggiò molto all’estero su incarico del Ministero della difesa. Promosso a generale di brigata nel 1938, nel 1939 andò nei Balcani, in Albania, e prese parte alla campagna italiana di Grecia. Dal 1941 al 1942 lavorò al comando supremo come generale addetto, venendo promosso a generale di corpo d’armata. 

Successivamente, Magli comandò il VII corpo d’armata in Corsica. Con la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, si schierò subito a fianco della Resistenza contro l’invasore tedesco: immediatamente fece liberare dal carcere i partigiani corsi e i detenuti politici imprigionati in precedenza. Dopodiché, in uno scontro acceso liberò momentaneamente il porto di Bastia, infrastruttura strategica per il controllo dell’isola, sconfiggendo e mettendo in fuga i nazisti. Alla luce dell’avanzata della potente e poderosa 90a divisione tedesca, Magli prese contatti con la Resistenza corsa e, da quel momento, il VII corpo d’armata e i partigiani locali lottarono fianco a fianco. A metà settembre ad Ajaccio iniziarono a sbarcare unità francesi della 1ª divisione marocchina; pur non essendo a conoscenza di quanto stabilito nell’armistizio, il generale Magli capì che sarebbe stato opportuno agire in collaborazione con gli Alleati, e prontamente ebbe colloqui con loro. Da fine mese iniziò un’offensiva congiunta italo-francese: gli occupanti tedeschi vennero travolti e sconfitti e, nei primi giorni di ottobre, la Corsica fu valorosamente liberata dai nazisti. 

Rientrato in Italia, Giovanni Magli fu a servizio del Ministero della guerra per incarichi speciali. Con lui ritornarono nella penisola anche i suoi reparti; tra questi, pure le divisioni “Friuli” e “Cremona”, che presero parte attiva alla Liberazione. Nel 1955, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, Magli venne insignito dell’onorificenza di Grande ufficiale ordine al merito della Repubblica italiana. Morì a Bari il 28 gennaio 1969, all’età di ottantaquattro anni.

In Puglia sono state intitolate due vie al generale Magli, una a Bari e l’altra a Cassano delle Murge (Bari).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Bari 
Indirizzo: via Gen. Giovanni Magli
Comune: Bari
Provincia: Bari (BA) 
Regione: Puglia
Coordinate geografiche: Latitudine 41.09996 – Longitudine 16.87071

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Tag:

FONTI

Bibliografia

A. M. Ghisalberti, Ricordo di Giovanni Magli (Necrologio), in Archivio Storico pugliese, fasc. 3-4, 1972, pp. 549-565

G. Magli, Le truppe italiane in Corsica prima e dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, tipografia Scuola AUC, Lecce, 1950.

Gen. I. Muraca, I partigiani italiani all’estero: la Resistenza fuori d’Italia, in Le Forze Armate nella Resistenza. Atti del Convegno storico, a cura di M.L. Paggi e F. Lertora, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della provincia di Savona, Savona, 2005, pp. 67-82

Sitografia

G. Di Cagno, Magli, il generale-eroe che sconfisse i tedeschi, articolo pubblicato sul sito www.lagazzettadelmezzogiorno.it consultato il 19/1/2026

Magli Gen. Giovanni, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 19/1/2026

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 27/6/1884 – 28/1/1969

Cognome / Nome: Magli Giovanni

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, Fanteria, 47º reggimento addestramento volontari “Ferrara”; 10° reggimento fanteria “Regina”; IX corpo d’armata; 47° reggimento fanteria; divisione militare di Messina; 83° reggimento fanteria “Venezia”; XIII corpo d’armata; VII corpo d’armata 

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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STRADA INTITOLATA A FRANCO MARTELLI A CATANIA

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Franco Martelli nacque a Catania il 1° maggio 1911, figlio di Emanuele Martelli e Maria Boratti. Entrato nell’Esercito e dislocato in Friuli, dove risiedette a Pordenone, nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, partecipò all’invasione della Jugoslavia e combatté in Slovenia a capo del reggimento “Cavalleggeri di Saluzzo”. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Martelli aderì convintamente alla Resistenza con il nome di battaglia “Ferrini”, contrastando i nazifascisti come comandante della formazione “Ippolito Nievo” dipendente dalla 4a divisione “Osoppo Friuli”. Anche la moglie Elena Stefani, dalla quale ebbe quattro figli (Carlo, Maurizio, Maria e Gabriele), fu una partigiana della medesima brigata. Arrestato a Pordenone il 25 novembre 1944 a seguito di una delazione, imprigionato alle “Casermette” di via Molinari e sottoposto ad atroci torture da parte dei tedeschi e dei repubblichini, Franco Martelli venne fucilato il 27 novembre 1944 all’età di trentatré anni. 

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Martelli venne insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Organizzatore ed anima della formazione patriottica “Ippolito Nievo”, dopo lunghi mesi di fecondo lavoro cospirativo, scoperto ed arrestato non cede alle più dure sevizie con le quali il carnefice intendeva strappargli i nomi dei suoi collaboratori, orgoglioso solo di dichiararsi uno dei maggiori esponenti della “Osoppo”. Condannato a morte manteneva un contegno fierissimo e dignitoso. Affrontava stoicamente la terribile ora ottenendo di essere fucilato al petto e di comandare il plotone di esecuzione e destando l’ammirazione nello stesso barbaro nemico. Cadde crivellato di colpi gridando: “Viva l’Italia libera”. Esempio nobilissimo di altissimo amor di Patria, di eccezionale forza d’animo e retaggio luminoso per tutti i combattenti della libertà”.

Franco Martelli è ricordato in numerosi luoghi sia in Sicilia che, soprattutto, in Friuli. Nella nativa Catania gli è stata intitolata una strada. A Pordenone, all’esterno della sua abitazione in piazza XX Settembre, è stata posta una pietra d’inciampo; gli hanno inoltre intitolato un viale e, in via Montereale, nella ex caserma, è appesa una lapide commemorativa della sua esecuzione. Infine, nel giardino del Centro Studi, è collocato un suo busto opera del 1964 dell’artista locale Ado Furlan (1905-1971).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Catania 
Indirizzo: via Franco Martelli 
Comune: Catania
Provincia: Catania (CT) 
Regione: Sicilia
Coordinate geografiche: Latitudine 37.50768 – Longitudine 15.06161

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FONTI

Bibliografia

V. Chiandotto, Franco Martelli eroe per l’Italia libera, s.l., Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, 2024

Sitografia

S. Cescut, Comandante “Ferrini”, Medaglia d’oro, articolo pubblicato sul sito www.patriaindipendente.it consultato il 23/11/2025

Franco Martelli, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 23/11/2025

Martelli Franco, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 23/11/2025 

Martelli, Franco, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 23/11/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/5/1911 – 27/11/1944

Cognome / Nome: Martelli Franco

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, reggimento “Cavalleggeri di Saluzzo”; 4a divisione “Osoppo Friuli”, formazione “Ippolito Nievo”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

contatti

STRADA INTITOLATA A FRANCO MARTELLI A CATANIA

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