MONUMENTO IN RICORDO DI EVELINO MARCOLINI A VERONA, QUARTIERE PORTO SAN PANCRAZIO

MONUMENTO IN RICORDO DI EVELINO MARCOLINI A VERONA, QUARTIERE PORTO SAN PANCRAZIO

MONUMENTO IN RICORDO DI EVELINO MARCOLINI A VERONA, QUARTIERE PORTO SAN PANCRAZIO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Evelino Marcolini nacque il 4 giugno 1923 a Porto San Pancrazio, quartiere di Verona, in una famiglia profondamente religiosa; sin da subito fu attivo, nella sua parrocchia, nella sezione della Gioventù italiana di azione cattolica (Giac). Dopo aver frequentato le scuole elementari e medie, iniziò a lavorare come apprendista meccanico e, in contemporanea, seguì i corsi serali della scuola industriale di Verona.

Nell’estate del 1940 si arruolò come volontario nella Marina militare, e fu inizialmente assegnato come allievo elettricista al deposito dei Corpi reali equipaggi marittimi di Venezia; in seguito frequentò un corso di specializzazione presso le scuole di San Bartolomeo di La Spezia, divenendo cannoniere e, in seguito, palombaro. Nel 1941 Marcolini venne destinato, come allievo sommozzatore e, successivamente, come sottocapo palombaro sommozzatore, alla Xª flottiglia Mas; dal 1942 al 1943 fu imbarcato sulla corazzata “Andrea Doria”.

 

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Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Evelino Marcolini aderì alla Resistenza, militando nell’unità militare Mariassalto della Regia marina, ottenendo una promozione a sergente nel 1945. A fianco degli Alleati, prese parte ad azioni contro i nazifascisti a difesa dei porti di La Spezia e Genova. Nella notte del 19 aprile 1945, assieme al sottotenente di vascello Nicola Conte (1920-1976) e ad altri sommozzatori, partecipò all’operazione “Toast”, danneggiando la portaerei italiana “L’Aquila” attraccata al molo di Genova ed evitando di essere catturato dai tedeschi: nei piani dei nazisti, infatti, nei giorni seguenti la nave da guerra sarebbe stata posizionata all’imbocco del porto e silurata per ostruirne così l’accesso. Per tale motivo, il 31 maggio 1946 Marcolini venne insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: “Volontario nei mezzi d’assalto della R. Marina, in perfetta comunione di spirito e di intenti con il proprio ufficiale, otteneva di partecipare ad ardita operazione di forzamento di porto nazionale della zona occupata, benché a conoscenza che il materiale da impiegare fosse ormai poco efficiente e conscio di affrontare anche in caso di cattura l’estremo sacrificio. Con abilità somma, sorretta da mirabile freddezza, indomita decisione e temerario coraggio, superava le ostruzioni attentamente vigilate, attaccava con successo l’obiettivo e riusciva poi a rientrare incolume sull’unità che lo aveva trasportato nelle acque foranee del porto. Con questa azione, che sollevava l’ammirazione dei compagni d’arme della R. Marina e delle Nazioni Unite e risparmiava ulteriori gravi offese ad uno dei maggiori centri marittimi nazionali già tanto provato, recava, in un momento particolarmente difficile, nuova gloria alla Marina ed alla Patria. Esempio mirabile di elette virtù di soldato”.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Evelino proseguì la propria collaborazione con la Marina militare; promosso a secondo capo, nel 1948 venne trasferito nella categoria portuali a seguito di una menomazione fisica causata dalla prolungata attività subacquea durante il periodo bellico e, a guerra terminata, per lo sminamento di alcuni porti nel mar Tirreno e nel mar Adriatico. Raggiunse il grado di capitano di corvetta presso il consorzio portuale di Genova e nel 1986, come capitano di fregata, venne messo in ausiliaria per raggiunti limiti di età. 

Nel 2002, a settantanove anni, Marcolini prese parte alla manifestazione tenutasi al Varignano, frazione di Portovenere (La Spezia), in occasione del cinquantesimo anniversario del Comando raggruppamento subacquei e incursori (Comsubin). Evelino Marcolini è morto a Sampierdarena, quartiere di Genova, il 10 settembre 2006, all’età di ottantatré anni; gli sono stati tributati funerali di Stato nella chiesa del Sacro Cuore e San Giacomo di Carignano (Genova).

Il 28 marzo 2009 a Porto San Pancrazio, quartiere dove nacque Marcolini, è stato inaugurato un monumento alla sua memoria in via Giuseppe Marconcini, nell’area verde di fronte alla scuola media “Lorenzo Fava”; esso è costituito da una lastra di pietra chiara preceduta da un’ancora in bronzo. Il 22 aprile 2021, per volere degli Alpini sono stati piantati due ulivi ai due lati del cippo commemorativo.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Porto San Pancrazio
Indirizzo: via Giuseppe Marconcini, nell’area verde di fronte alla scuola media “Lorenzo Fava”
Comune: Verona
Provincia: Verona (VR)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.43333 – Longitudine 11.01753

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FONTI

Sitografia

A. Pepe, Marcolini Evelino, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 24/1/2026

Evelino Marcolini, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 24/1/2026

Marcolini Evelino, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 24/1/2026

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 4/6/1923 – 10/9/2006

Cognome / Nome: Marcolini Evelino

Formazioni d’appartenenza: Regia Marina; Xª flottiglia Mas; Mariassalto

Data monumento: 28/3/2009

Autore: non conosciuto

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN RICORDO DI VITTORIO TASSI A RADICOFANI

LASTRA IN RICORDO DI VITTORIO TASSI A RADICOFANI

LASTRA IN RICORDO DI VITTORIO TASSI A RADICOFANI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Vittorio Tassi, figlio di Paolo Tassi e Angela Doretti, nacque il 1° maggio 1903 a Radicofani (Siena); qui risiedette in via Roma 28. Carabiniere e guardia comunale nel suo paese natale, dopo essersi congedato nel 1926 per fine ferma venne richiamato in servizio, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nell’Arma dei Carabinieri reali nel 1938, e assegnato alla stazione di Chiaveretto (Arezzo). 

Convinto antifascista, dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la sua caserma venne chiusa; per non aderire alla Repubblica sociale italiana di Salò, Tassi fuggì e si diede alla macchia, tornando a Radicofani. Qui inizialmente si unì alla banda “Tifone”, successivamente organizzò e diede vita alla formazione “S.I.M.A.R.”, da lui capeggiata. Durante i primi mesi del 1944, compì numerose azioni di guerriglia per contrastare i tedeschi.

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Nel giugno dello stesso anno, durante un rastrellamento del podere “Sterposi” a Pian del Re, in Val d’Orcia, Tassi rimase sul posto con cinque compagni, permettendo al resto della brigata di mettersi in salvo. Catturato dai nazisti, il capobanda negò che gli altri cinque fossero resistenti e si assunse tutte le responsabilità; parzialmente creduto, Vittorio Tassi venne fucilato il 17 giugno 1944, all’età di quarantuno anni. Assieme a lui, fu giustiziato Renato Magi (Radicofani, 3 maggio 1925), poiché in possesso di una bomba a mano. I quattro superstiti vennero trasferiti nel carcere di Siena, dal quale riuscirono a fuggire.

Nel 1944, Tassi è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Comandante di una banda partigiana da lui stesso organizzata, compiva arditi colpi di mano contro l’oppressore. Arrestato assieme ad altri cinque partigiani e con essi destinato alla morte, in un supremo gesto di sublime altruismo smentiva, in qualità di capo banda, la loro appartenenza alla formazione e, dichiarandosi solo responsabile delle azioni compiute, dava eroicamente la sua vita per salvare quella dei compagni. Luminosa figura di elette virtù militari e di superba fratellanza umana spinta fino al supremo sacrificio”. 

Nel luogo dove i due partigiani vennero uccisi dai tedeschi, è stato posto un sobrio cippo commemorativo. A Radicofani, suo paese natale, Tassi è ricordato nella piazza a lui intitolata da una lastra rettangolare in marmo chiaro, recante incisa la scritta a lettere capitali “IN QUESTA TERRA CHE GLI AVEVA DATO I NATALI / IL CARABINIERE / VITTORIO TASSI / MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE / GIÁ DISTINTOSI PER ARDIMENTO NELLA / LOTTA PARTIGIANA / IL 17 GIUGNO 1944 / FACEVA SERENO E VOLONTARIO OLOCAUSTO DELLA SUA GIOVANE VITA / PER SALVARE DALLA FEROCE RAPPRESAGLIA TEDESCA / I SUOI COMPAGNI / LA LEGIONE CARABINIERI DI FIRENZE / CHE LO EBBE TRA I SUOI FIGLIO MIGLIORI / NEL QUINTO ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE GLORIOSA / ADDITA IL SUO LUMINOSO ESEMPIO AI COMMILITONI / NE AFFIDA LA MEMORIA AL CULTO DEI SUOI CONTERRANEI / PRESENTA FIERAMENTE LE ARMI ALL’EROE CHE RICONSACRÒ / NEL SUPREMO SACRIFICIO LE VIRTÙ TRADIZIONALI / DELL’ARMA”. Nella medesima cittadina, il nome di Vittorio Tassi compare nel Monumento ai caduti di Radicofani. Infine, Tassi e Magi sono sepolti in un sepolcro al cimitero di Radicofani, in via della Fortezza; la tomba di Vittorio Tassi riporta la seguente iscrizione: “Tu che con cuore generoso lottasti /per la liberazione della nostra patria / tu che con cuore forte sopportasti / la morte che la barbaria tedesca ti preparò / senza pietà / tu che con cuore fermo scrivesti ai tuoi / cari una sublime lettera di addio / indicando / il luogo dove con feroce spregio avrebbero / i tedeschi nascosta la tua salma / riposa qui in pace come desideravi ed a te / glorioso eroe della nostra terra dia il / Signore il premio eterno”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Radicofani 
Indirizzo: piazza Vittorio Tassi
Comune: Radicofani 
Provincia: Siena (SI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 42.896411 – Longitudine 11.768524

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FONTI

Sitografia

G. Betti, M. Conti, PIAN DEL RE RADICOFANI 15-17.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 19/7/2026

Tassi, Vittorio, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 19/7/2026 

Tassi Vittorio, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 19/7/2026

Vittorio Tassi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 19/7/2026

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/5/1903 – 17/6/1944

Cognome / Nome: Tassi Vittorio

Formazioni d’appartenenza: Arma dei Carabinieri reali; banda “Tifone”; formazione “S.I.M.A.R.”

Data lapide: 1949

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dalla Legione Carabinieri di Firenze

Note: lastra visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN RICORDO DI VINCENZO MODICA A MAZARA DEL VALLO

LASTRA IN RICORDO DI VINCENZO MODICA A MAZARA DEL VALLO

LASTRA IN RICORDO DI VINCENZO MODICA A MAZARA DEL VALLO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Vincenzo Modica nacque a Mazara del Vallo (Trapani) il 18 ottobre 1919, figlio di Giovanni Modica e Susanna Dilliuro, in una famiglia di piccoli proprietari terrieri; i fratelli si chiamavano Nicola, Giuseppe e Caterina. In gioventù si iscrisse all’Università di Napoli “L’Orientale”. Nel 1941 venne arruolato e destinato al 6° reggimento lancieri Aosta in Napoli, per poi essere trasferito nel 24° reggimento artiglieria di campagna a Messina e, infine, presso il 22° reggimento artiglieria di Trapani; nel 1942 divenne ufficiale di complemento nella Scuola dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo (Torino). 

Nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì convintamente alla Resistenza, militando nella 1a divisione della 4a brigata “Garibaldi” con il soprannome “Franco Petralia”.

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Collaborò con il compagno Pompeo Colajanni detto “Barbato” alla Guerra di liberazione, assumendo il ruolo di comandante di brigata e di divisione. Modica prese parte attiva alla liberazione di Chieri e, tra il 25 e il 28 aprile 1945, assieme ad altri resistenti cooperò eroicamente alla liberazione di Torino dai nazifascisti. Durante i ripetuti scontri con il nemico, riportò numerose ferite: al braccio sinistro con frattura dell’osso; lesione dell’arteria del nervo mediano e di quello radiale con paralisi dell’indice e del pollice; anchilosi del gomito; ferita lacera contusa alla coscia destra. Ciò nonostante, il partigiano “Franco Petralia” non arretrò mai di fronte agli oppressori.

Al termine della Seconda guerra mondiale, Vincenzo Modica tornò per un breve periodo in Sicilia, per poi stabilirsi definitivamente a Torino, città nella quale si dedicò a svariate attività imprenditoriali e dove morì il 9 gennaio 2003, all’età di ottantatré anni. Nel 2002 pubblicò un suo libro di memorie, Dalla Sicilia al Piemonte. Storia di un comandante partigiano.

A Mazara del Vallo, suo paese d’origine, il 25 aprile 2024 è stata inaugurata, su commissione dell’ANPI e dell’amministrazione comunale, una lastra rettangolare in marmo chiaro, recante incisa l’iscrizione “Qui nacque e visse da giovane / VINCENZO MODICA / “Petralia” / Ufficiale del Nizza Cavalleria / comandante partigiano tra i tanti / siciliani nella Resistenza / piemontese. Con Pompeo / Colajanni “Barbato” liberatore di / Torino dai nazifascisti / il 28 aprile 1945”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Mazara del Vallo
Indirizzo: via Dante Fiorentino, 59
Comune: Mazara del Vallo 
Provincia: Trapani (TP)
Regione: Sicilia
Coordinate geografiche: Latitudine 37.65670 – Longitudine 12.59040

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FONTI

Bibliografia

V. Modica “Petralia”, Dalla Sicilia al Piemonte. Storia di un comandante partigiano, Milano, FrancoAngeli, 2002

Sitografia

Lapide a Modica, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 6/12/2025

Modica, Vincenzo, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 6/12/2025

Vincenzo Modica, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 6/12/2025

Vincenzo Modica “Petralia” (Mazara del Vallo, 1919 – Torino, 2003), profilo biografico pubblicato sul sito www.museotorino.it consultato il 6/12/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 18/10/1919 – 9/1/2003

Cognome / Nome: Modica Vincenzo

Formazioni d’appartenenza: Regio Esercito, 6° reggimento lancieri; Arma di artiglieria, 24° reggimento, 22° reggimento; Arma di cavalleria; 1a divisione della 4a brigata “Garibaldi”

Data lapide: 25/4/2024

Autore: non determinabile. Sappiamo solo che è stata posta per volere dell’ANPI e del Comune di Mazara del Vallo

Note: lastra visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN MEMORIA DI ERNESTO BERGAMIN A POZZUOLO DI CAMERINO

LASTRA IN MEMORIA DI ERNESTO BERGAMIN A POZZUOLO DI CAMERINO

LASTRA IN MEMORIA DI ERNESTO BERGAMIN A POZZUOLO DI CAMERINO

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Ernesto Bergamin, figlio di Cesare Bergamin e Regina Marchisono, nacque a Savigliano (Cuneo) il 26 febbraio 1909. Arruolatosi nell’Arma dei Carabinieri reali, nell’autunno 1933 venne mandato dal comando dei carabinieri di Ancona alla stazione di Camerino (Macerata); qui si sposò con una ragazza del posto, Lucia Santacchi: dalla loro unione nacque, nel 1942, la figlia Anna Maria.

Nel 1935 Ernesto frequentò la Scuola sottufficiali di Firenze, e ottenne la promozione a vicebrigadiere; venne quindi destinato alla caserma di Visso (Macerata), località nella quale non si recò mai poiché fu trattenuto in servizio provvisorio a Camerino. Nel 1938 venne trasferito in Libia, e ritornò nelle Marche dopo quattro anni, destinazione Ancona: qui dimostrò, durante i bombardamenti bellici, audacia e abnegazione, venendo in soccorso della popolazione martoriata e adoprandosi per estrarre dalle macerie i civili.

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Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Ernesto Bergamin dichiarò apertamente la propria ostilità nei confronti dei fascisti della Repubblica sociale italiana (Rsi), e prese contatti con la Resistenza locale. Chiese quindi di essere trasferito in una stazione dei carabinieri dipendente dal comando di Camerino, zona nella quale erano attive formazioni partigiane; destinato nella primavera del 1944 alla caserma di Ussita (Macerata), transitando da Camerino venne trattenuto (non si sa per quale motivo) dal capitano Vittorio Gabrielli. A giugno 1944 la stazione dei carabinieri di Camerino, su indicazioni del governo del Sud, venne abbandonata e, in un secondo momento, saccheggiata dai civili; Bergamin e i suoi compagni, tolta la divisa, si trasferirono nella zona appenninica di Pozzuolo, frazione di Camerino, ed entrarono nel battaglione “Gian Mario Fazzini”. In quei luoghi pedemontani, sin dal 9 settembre 1943, erano nate formazioni partigiane (famosa è quella di Serrapetrona, guidata dal cappellano e sacerdote don Nicola Rilli). Numerosi furono gli scontri di guerriglia con i nazifascisti; il 12 giugno 1944, il comando tedesco in fuga da Roma si stabilì a Camerino. A seguito della cattura di alcuni militari nazisti da parte dei resistenti, venne organizzato un rastrellamento nella zona per il 25 giugno. Il 24 giugno, giorno della Natività di San Giovanni Battista, solennità assai sentita e partecipata in quei luoghi, molti paesani presero parte alla funzione solenne, al termine della quale le campane suonarono a festa; gli occupanti tedeschi, convinti si trattasse di un segnale per i resistenti, iniziarono a mitragliare e bombardare la chiesa e la casa parrocchiale di Camerino. Dopodiché, incominciò una sanguinosa rappresaglia nelle frazioni e nei paesi di Pozzuolo, Statte, Letegge, Capolapiaggia. Mentre il battaglione “Fazzini” si trovava nella vicina località di Serrapetrona, Ernesto Bergamin eroicamente si prodigò a Pozzuolo per calmare i civili e per mettere in salvo donne, bambini e anziani. Intercettato dai nazisti sulla via di Statte e rifiutatosi di gettare a terra la sua arma, venne ucciso a colpi di mitra il 24 giugno 1944, morendo all’età di trentacinque anni.

A Pozzuolo di Camerino, nel luogo dove Bergamin venne ammazzato, è stata appesa una lastra rettangolare in marmo, recante incisa la seguente iscrizione a lettere capitali: “VITTIMA DELLA SUA GENEROSITÁ / E DEL SUO SENSO DEL DOVERE / QUI CADDE FUCILATO DAI NAZIFASCISTI / IL BRIGADIERE ERNESTO BERGAMIN / 24 GIUGNO 1944”. Il suo nome compare anche nel Monumento ai martiri della Resistenza di Camerino.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Pozzuolo 
Indirizzo: strada per Statte
Comune: Camerino 
Provincia: Macerata (MC)
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.15042 – Longitudine 13.13437

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FONTI

Bibliografia

A. M. Bergamin, M. Mosciatti, Ernesto Bergamin, carabiniere e partigiano, in Storia delle Marche in età contemporanea, n. 7, 2015, pp. 116-128

M. Severini, La partecipazione di carabinieri e finanzieri alla Seconda guerra mondiale, in Le Forze Armate per la liberazione dal nazifascismo, Atti del Convegno, 16 ottobre 2017, s.l., FIAP, 2018, pp. 15-31, in particolare pp. 26-29 

Sitografia

I. Rinaldi, Capolapiaggia, Letegge, Pozzuolo, Pielapiaggia, Camerino, 24.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 11/2/2026

E. Santecchia, Tre eroi con gli alamari, articolo pubblicato sul sito www.patriaindipendente.it consultato il 11/2/2026 

M. Severini, La strage dimenticata, articolo pubblicato sul sito www.ancimarche.it consultato il 11/2/2026 

Camerino, scheda pubblicata sul sito www.istitutostoriamarche.it consultato il 11/2/2026

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 26/2/1909 – 24/6/1944

Cognome / Nome: Bergamin Ernesto

Formazioni d’appartenenza: Arma dei Carabinieri reali; battaglione “Gian Mario Fazzini”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

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LASTRA IN MEMORIA DI ERNESTO BERGAMIN A POZZUOLO DI CAMERINO

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LAPIDE IN RICORDO DI UMBERTO GRANI A ROMA

LAPIDE IN RICORDO DI UMBERTO GRANI A ROMA

LAPIDE IN RICORDO DI UMBERTO GRANI A ROMA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Umberto Grani nacque a Roma l’8 maggio 1897, figlio di Augusto Grani e Concetta Taranto; qui risiedette in via Monfalcone 1, all’interno 20. Volontario durante la Grande guerra, militò nella Regia Aeronautica come comandante di squadriglia e di basi aeree in Africa, venendo insignito di svariate onorificenze (Croce di guerra, Medaglia di bronzo al valor militare, Medaglia commemorativa nazionale della Guerra 1915-1918), e divenendo tenente colonnello. 

Da sempre antifascista, nel 1937 Grani venne collocato in posizione ausiliaria; nonostante ciò, anche all’interno della Regia Aeronautica si ricoprì di gloria e ottenne riconoscimenti. A seguito della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e dell’occupazione nazista di Roma, aderì con convinzione alla Resistenza, entrando nelle file del Partito d’azione come gregario – comandante di brigata e partigiano combattente.

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Per cinque mesi, Umberto Grani con coraggio organizzò e diresse un gruppo di giovani patrioti (la formazione partigiani ferrovieri “Umberto Grani”), intraprese azioni di guerriglia e sabotaggio contro i nazifascisti, ospitò in casa propria ricercati e perseguitati politici. Tentò, inoltre, di liberare dalle famigerate carceri di via Tasso i suoi generali Roberto Lordi e Sabato Castaldi Martelli, ma il 16 febbraio 1944 venne arrestato dai tedeschi. Accusato di essere un sabotatore e di aver reciso i fili elettrici sulla linea ferroviaria di Ciampino, Umberto Grani venne imprigionato a Via Tasso e brutalmente torturato. Il 24 marzo 1944 venne fucilato, all’età di quarantasei anni, alle Fosse Ardeatine, lasciando vedova la moglie Adele Di Clemente.

In via Monfalcone a Roma, dove visse Umberto Grani, nel 1946 i compagni del Partito d’azione gli hanno dedicato una lapide commemorativa. Di formato rettangolare e in marmo chiaro, essa reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “A / UMBERTO GRANI / COMANDANTE / DELLA FORMAZIONE PARTIGIANI / GRUPPO FERROVIERI / IMMOLATO / ALLE FOSSE ARDEATINE / IL 24 MARZO 1944 / IN OLOCAUSTO GLORIOSO / AGLI IDEALI DELLA PATRIA / PER I QUALI VISSE / EROICAMENTE COMBATTENDO”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Roma 
Indirizzo: via Monfalcone 
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.922460 – Longitudine 12.512993

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FONTI

Sitografia

Grani, Umberto, scheda pubblicata sul sito partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 19/7/2026

Grani Umberto Magg. Pilota, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiliberazione.it consultato il 19/7/2026

Umberto Grani, scheda pubblicata sul sito www.mausoleofosseardeatine.it consultato il 19/7/2026 

Umberto Grani, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiliberazione.it consultato il 19/7/2026

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 8/5/1897 – 24/3/1944

Cognome / Nome: Grani Umberto

Formazioni d’appartenenza: Regia Aeronautica; Partito d’azione, formazione partigiani ferrovieri “Umberto Grani”

Data lapide: 2/10/1946

Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dal Partito d’azione

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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