LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il 1° luglio 1944 i soldati polacchi della brigata “Karpaty”, assieme ai militari inglesi e agli esploratori del Corpo italiano di liberazione inquadrati nella brigata “Maiella”, attraverso via Giovanni Falleroni e Montemorello entrarono nella città di Recanati, liberandola così dall’occupazione nazifascista. Già da qualche ora, i punti strategici del centro abitato erano stati presi dai resistenti del Gruppo di azione partigiana comandato da Natale Gioia detto “Lino”, creato nell’ottobre del 1943 e costituito da trentacinque combattenti e quattordici patrioti. Nel territorio recanatese, poco dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nacquero le prime formazioni clandestine in opposizione al regime fascista e agli occupanti tedeschi. Il 1° luglio 1944 la popolazione si riversò subito nelle strade di Recanati per festeggiare il lieto avvenimento; in piazza Giacomo Leopardi si radunò una grande folla: tra i presenti, anche Angelo Sorgoni (Recanati, 3 marzo 1879 – Ancona, 8 febbraio 1964), maestro elementare di fede socialista, dal 1942 iscritto al Partito comunista italiano e, pochi giorni dopo il 1° luglio, primo sindaco della sua città natale.

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Nei giorni e nelle ore precedenti alla liberazione di Recanati, i tedeschi in fuga lasciarono una scia di sangue sul loro tragitto. Per esempio, il 30 giugno, nelle campagne circostanti, i nazisti costrinsero Armando Nina (1912) a scavarsi la fossa e lo mitragliarono, pare poiché l’uomo venne trovato in possesso di un elmetto tedesco della Grande guerra utilizzato per dar da mangiare ai cani. Nel tardo pomeriggio del medesimo giorno, durante il bombardamento di palazzo Bello, la giovane recanatese Maria Teresa Carancini detta Ninella (1918) venne colpita da una granata: laureatasi nel 1941 in Lettere all’Università degli studi di Roma, era iscritta a Venezia al corso di Lingue e letterature straniere del Regio istituto universitario di Ca’ Foscari, magistero di tedesco. Il 1° luglio, lo scoppio dei detonatori per far saltare una mina tedesca uccise Marco Menghini (1929), quindicenne partigiano del posto. Quattro persone vennero, invece, ammazzate nel vicino comune di Potenza Picena, dai colpi sparati da una batteria tedesca pesante posizionata sui crinali di San Pietro. 

Il 29 aprile 1984, in occasione del quarantesimo anniversario della liberazione della città, nella centralissima piazza Giacomo Leopardi, sotto al loggiato comunale di Recanati, è stata appesa una lapide commemorativa. Di formato rettangolare, realizzata in marmo bianco, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “1 LUGLIO 1944 – 1 LUGLIO 1984 / NEL 40° ANNIVERSARIO / DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI / DALLA OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA / AD OPERA DELLA VIII ARMATA / ALLEATA / E DAL 2° CORPO POLACCO / A RICORDO DEI CADUTI PER LA LIBERTÀ D’ITALIA E D’EUROPA / PER RIAFFERMARE / LA CULTURA DELLA PACE / CONTRO LA BARBARIE / DI OGNI VIOLENZA / RECANATI ADDÌ 29 APRILE 1984 / (IL COMUNE DI RECANATI / GLI EX-COMBATTENTI / E FAMIGLIE POLACCHE IN ITALIA)”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Recanati
Indirizzo: piazza Giacomo Leopardi, sotto al loggiato del Comune, nei pressi della chiesa di San Domenico
Comune: Recanati
Provincia: Macerata (MC)
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.40337 – Longitudine 13.54841

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FONTI

Sitografia

C. Donati, Recanati, 30.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 28/3/2025

M. Papini, ANGELO SORGONI, profilo biografico pubblicato sul sito www.istitutostoriamarche.it consultato il 28/3/2025

E. Valeri, A. Bozzo, Maria Teresa Carancini, profilo biografico pubblicato sul sito www.unive.it consultato il 28/3/2025

Liberazione di Recanati 01/07/1944, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 28/3/2025

79 anni fa l’ingresso delle colonne anglo polacche e la Liberazione, articolo pubblicato sul sito www.ilcittadinodirecanati.it consultato il 28/3/2025

Via della Resistenza, articolo pubblicato sul sito archivio.comune.recanati.mc.it consultato il 28/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/7/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 29/4/1984 

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dal Comune di Recanati, dagli ex combattenti e dalle famiglie polacche in Italia

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

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DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Tra la primavera e l’estate del 1944, nella zona del Novarese compresa tra le località di Arona, Grignasco, Proh e Bellinzago, si intensificarono le azioni di guerriglia contro gli occupanti nazifascisti, portate avanti da partigiani di brigate garibaldine quali la “Giuseppe Osella”, la “Volante Loss”, la “Volante Azzurra”, il distaccamento “Bariselli”. Il 13 agosto 1944, a seguito del ferimento di quattro militari delle forze armate tedesche della Wehrmacht, il capitano delle SS Waldemar Krumhaar ordinò una spedizione punitiva a Borgo Ticino (Novara). Nel primo pomeriggio del 13 agosto, i nazisti accompagnati dai fascisti della Xª flottiglia MAS giunsero nella cittadina piemontese, dove erano già iniziate le manifestazioni per l’imminente festa patronale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Con violenza, la popolazione civile venne radunata nella piazza centrale del paese: i tedeschi avevano difatti deciso di giustiziare dodici uomini, tre per ogni soldato rimasto ferito, più un tredicesimo poiché un nazista versava in condizioni gravi.

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A caso vennero prelevati tredici giovani e fucilati addossati al muro della farmacia; le vittime furono però dodici, poiché Mario Piola sopravvisse miracolosamente ai colpi d’arma da fuoco. Dopo aver imposto ai borgoticinesi il pagamento di un’esosa multa, gli occupanti li angariarono e umiliarono e diedero fuoco al centro abitato. 

Le identità dei dodici martiri della strage, tutti con un’età compresa tra i diciotto e i trent’anni, sono note: Franco (o Cesare) Cerutti (Borgo Ticino, 1926); Luigi Ciceri (Borgo Ticino, 1921); Giovanni Fanchini (Borgo Ticino, 1918), operaio residente a Sesto Calende (Varese); Rinaldo Gattoni, manovale nato a Gattico (Novara) nel 1922, domiciliato a Sesto Calende; Alberto Luchetta (Borgo Ticino, 1922), operaio di Sesto Calende; Giuseppe Meringi (Borgo Ticino, 1925); Narciso (o Narcisio) Nicola, manovale nato nel 1921 a Coarezza (Varese) e residente a Sesto Calende; Olimpo Paracchini, nato a Castelletto Ticino (Novara) nel 1917; Benito Pizzamiglio (Borgo Ticino, 1922), di professione guardia giurata; Andes Silvestri (Borgo Ticino, 1915); Cesare Tognoli detto Virginio (Sesto Calende, 1916); Francesco Tosi (Borgo Ticino, 1914), operaio di Sesto Calende.

Nel luogo dove i dodici ragazzi vennero fucilati, al numero civico 16 di piazza Martiri, sono state appese due lapidi in marmo bianco commemorative dell’eccidio. La prima, posta in alto, presenta l’iscrizione in bronzo “IL 13 AGOSTO 1944 / IN QUESTO PACIFICO BORGO / OVE MENÒ STRAGE LA BARBARIE NAZI-FASCISTA / DODICI FIORENTI VITTIME INCOLPEVOLI / STRAPPATE AL POPOLO QUA BRUTALMENTE SOSPINTO / FRA IL TERRORE DELLE MADRI IMPLORANTI / VERSARONO IL SANGUE DEL MARTIRIO”. La seconda, invece, reca i nomi delle vittime, con l’anno e il luogo di nascita. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Borgo Ticino
Indirizzo: piazza Martiri, 16
Comune: Borgo Ticino
Provincia: Novara (NO)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 45.68896 – Longitudine 8.60342

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FONTI

Bibliografia

Borgo Ticino. Tredici agosto, a cura di E. Bellini, Comune di Borgo Ticino, Comignago, 2009

Sitografia

E. Mastretta, STRAGE BORGO TICINO: SETTANTADUESIMO ANNIVERSARIO, articolo pubblicato sul sito www.isrn.it consultato il 12/4/2025

V. Pulga, BORGO TICINO, 13.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 13/8/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto 

Note: lapidi visibili e liberamente accessibili

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CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Leopoldo Gasparotto nacque a Milano il 30 dicembre 1902 in una famiglia proveniente da Sacile (Friuli Venezia Giulia), figlio di Maria Biglia e di Luigi Gasparotto (1873-1954), politico e avvocato di ispirazione progressista, tra i fondatori del Partito democratico del lavoro, nel secondo dopoguerra senatore e più volte ministro. Diplomatosi presso il prestigioso liceo ginnasio milanese “Giovanni Berchet”, Leopoldo si laureò nel 1926 in Giurisprudenza all’Università degli studi, con una tesi dal titolo “La concorrenza sleale nell’azienda industriale”; lavorò come avvocato civilista in uno studio associato assieme al padre. Durante il servizio militare, ottenne il grado di tenente di complemento di Artiglieria di montagna; per la sua passione per la montagna, divenne presto accademico del Club alpino italiano (CAI) e, nel 1938, istruttore di alpinismo ad Aosta. Condusse esplorazioni nella regione asiatica del Caucaso (1929) e in Groenlandia (1934); si distinse anche per aver scalato più volte le Alpi e il Monte Rosa.

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Per i suoi solidi ideali antifascisti, e per non aver mai aderito ai Gruppi universitari fascisti (GUF) e al sindacato fascista, venne ostacolato dal regime e non gli fu permesso di fare carriera. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, assieme al padre e ad altri antifascisti, cercò invano di organizzare a Milano una Guardia nazionale che contrastasse i nazifascisti, aprendo anche un centro clandestino di arruolamento nel garage della sua vecchia abitazione in via Gaetano Donizetti 32, devastata dai bombardamenti dell’agosto 1943. Il 12 settembre 1943, dopo aver messo in salvo la moglie Nuccia Colombo e il figlioletto Pierluigi (il secondogenito Giuliano nacque a Lugano nei primi mesi del 1944), accompagnandoli in Svizzera, fece ritorno in Italia, dove si occupò di organizzare e comandare le prime brigate “Giustizia e libertà” (legate al Partito d’azione) nelle zone del Pian del Tivano (Triangolo Lariano in provincia di Como), della Val Brembana (Bergamo) e della Val Codera (valle secondaria della Valchiavenna, in provincia di Sondrio). Tra i promotori della Resistenza lombarda, Leopoldo Gasparotto partecipò valorosamente ad azioni di guerriglia, finché nel tardo pomeriggio dell’11 dicembre 1943, a seguito di una delazione, venne arrestato a Milano, in piazza Castello, assieme ad altri vertici della Guerra di liberazione. Rinchiuso nel carcere di San Vittore, venne sottoposto dai tedeschi a estenuanti interrogatori e ripetutamente torturato con ferocia: l’alpino e partigiano, però, non denunciò mai i compagni di lotta. Trasferito al Comando delle SS di Verona e nuovamente seviziato, nell’aprile del 1944 venne deportato nel campo di concentramento e di transito di Fossoli, frazione di Carpi (Modena), in attesa di essere spostato in un lager in Germania. Da Fossoli, in contatto con i partigiani emiliani, riuscì a organizzare la Resistenza interna, facendo anche fuggire alcuni internati. Il 22 giugno 1944, alle ore 13 circa, Leopoldo venne prelevato da due soldati nazisti, fatto uscire dal campo e condotto in aperta campagna, in via dei Grilli, dove venne ammazzato a colpi di mitra. La salma venne tumulata nel cimitero di Carpi, campo 7, fossa 551, come “sconosciuto”; venne riesumata dal padre il 29 aprile 1945.

Nel 1944 Gasparotto fu insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Avversario da antica data del regime fascista, già prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzava il movimento partigiano nella Lombardia. Nominato successivamente comandante militare delle formazioni lombarde «Giustizia e Libertà» dava impulso all’iniziativa, esempio a tutti per freddo e sereno coraggio dimostrato nei momenti più difficili della lotta. Caduto in agguato tesogli per vile delazione, sopportava il carcere di San Vittore subendo con superbo stoicismo le più atroci sevizie che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Trasportato nel campo di concentramento di Fossoli per essere deportato in Germania, proseguiva imperterrito a lottare per la causa e tentava organizzare la fuga e l’attacco ad una tradotta tedesca per salvare i deportati avviati al freddo esilio e alla lenta morte. Sospettato per la sua nobile attività veniva vilmente trucidato dalla ferocia nazista”.

Nel luogo in cui Leopoldo venne ucciso, è stato eretto un cippo commemorativo in pietra. Esso reca una lapide in marmo bianco, con la foto in ceramica del partigiano alpino inserita in una cornice di bronzo, e incisa la scritta a lettere capitali “LEOPOLDO / GASPAROTTO / DI ANNI 41 / PRELEVATO DAL CAMPO DI / CONCENTRAMENTO DI FOSSOLI / VENNE QUI TRUCIDATO / ALL’ALBA DEL 22.6.1944 / PER ORDINE / DEL COMANDO TEDESCO”. Il suo nome compare anche nel Monumento ai caduti per la libertà di Fossoli, situato sulla strada statale Romana Nord a Fossoli. A Leopoldo Gasparotto sono state intitolate vie in numerose città lombarde: a Milano, in zona Stazione Centrale; a Varese; a Gallarate; a Malnate; a Cinisello Balsamo. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Fossoli
Indirizzo: via dei Grilli
Comune: Carpi
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.82510 – Longitudine 10.91422

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FONTI

Bibliografia

F. Baldini, Fossoli e la Resistenza lombarda. Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Milano, Mursia, 2024

R. Meles, Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano, Milano, Hoepli, 2011

Sitografia

P. Gasparotto, O. Focherini, Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito www.centrostudifossoli.org consultato il 31/3/2025

Cippo a Gasparotto, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 31/3/2025

Gasparotto Leopoldo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 31/3/2025

Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 31/3/2025

Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito deportati.it consultato il 31/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/6/1944

Cognome / Nome: Gasparotto Leopoldo 

Formazioni d’appartenenza: brigate “Giustizia e libertà”

Data opera: non determinabile

Autore: non conosciuto 

Note: cippo visibile e liberamente accessibile

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CIPPO IN RICORDO DI INES NEGRI AD ALBISSOLA MARINA

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Ines Negri nacque l’8 ottobre 1916 a Casanova Lerrone, nella frazione di Maremo Soprano (Savona), seconda di cinque fratelli (il primogenito Ettore venne alla luce nel 1915, il terzogenito Tullio nel 1921, nel 1926 il quartogenito Alessio e, nel 1932, nacque la sorella Ivalda). Convinta antifascista, il 23 gennaio 1942 si sposò con Gualberto Tamarindo, originario di Leca d’Albenga, e assieme si trasferirono a Savona. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì convintamente alla Resistenza, entrando nei Gruppi di difesa della donna e fungendo da staffetta partigiana per la 4ª brigata Garibaldi “C. Cristoni” (già “Daniele Manin”), operante nel savonese. Dedicandosi alla borsa nera, vendendo principalmente olio, Ines da questo commercio ricavava scarpe e altri oggetti utili per i resistenti. Nell’agosto del 1944, nella zona di Savona e provincia arrivarono i soldati della 3ª divisione di fanteria di marina “San Marco”, unità militare dell’Esercito nazionale repubblicano addestrata in Germania da istruttori nazisti e guidata dal generale Amilcare Farina.

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Numerosi fra gli arruolati avevano risposto alla chiamata alle armi non per vera convinzione, ma per scampare così alla prigionia nei campi tedeschi; i partigiani e, in special modo, le donne presero contatti con loro e provarono a convincerli a disertare: Ines Negri fu tra le più attive in tale operazione. Riconosciuta probabilmente dalla voglia violacea che aveva sulla guancia sinistra, venne denunciata e arrestata ad Albissola Marina, nei pressi della settecentesca villa Faraggiana; seviziata e violentata ripetutamente dai nazifascisti, Ines venne fucilata il 16 agosto 1944, all’età di ventisette anni. Sepolta nel cimitero vecchio di Albissola Marina, la sua salma fu traslata nel camposanto di Casanova Lerrone alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Il 19 agosto 1944, su di quotidiano locale, un articoletto diede la notizia dell’esecuzione di Ines, definita come “istigatrice alla diserzione”; in esso venne scritto: “Questa condanna è un monito per tutti coloro che credono di poter impunemente minare le schiere dell’Esercito Repubblicano e compiere il nuovo tradimento. Una donna ha pagato con la vita, rea di aver incitato i figli migliori d’Italia ad abbandonare le gloriose tradite bandiere della Patria. Gli italiani indegni di questo nome apprendano da questo episodio che chiunque con atti e parole si renderà colpevole di tali azioni sarà passato per le armi così come si pagano i due volte traditori”. A settembre del 1944, l’11° distaccamento della 2a brigata “Garibaldi”, operativo nei territori di Zuccarello, Erli, Pietra Ligure e Albenga, fu intitolato a Ines Negri. La sua barbara uccisione comportò la totale adesione delle donne alla Liberazione, che da quel momento iniziarono a militare nelle formazioni resistenti.

Al termine della Seconda guerra mondiale, una strada di Albissola Marina è stata intitolata alla staffetta partigiana. Nel 1955, per volere della sezione ANPI delle Albissole, nella medesima via è stata inaugurata una stele commemorativa in marmo bianco. Essa reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “IL 16-8-1944 / IN QUESTA ZONA / CADDE / PER LA ROVINA / DEI TIRANNI / PER LA PACE / FRA I POPOLI LIBERI / LA PARTIGIANA / INES NEGRI / N. L’8-10-1916 / PASSANTE / SOSTA / MEDITA – OPERA / NEL DECENNALE / DELLA RESISTENZA / LA SEZIONE ANPI / DELLE ALBISSOLE”. Il 9 novembre 2005, all’esterno della casa natale di Ines Negri a Casanova Lerrone, è stata scoperta una lapide rettangolare in marmo grigio-nero, recante la scritta “IL GIORNO 8-10-1916, IN QUESTA CASA, NACQUE / INES NEGRI / CHE SACRIFICÒ LA SUA GIOVANE VITA / PER LA LIBERTÀ DELLA PATRIA / CADENDO SOTTO I COLPI DEI NAZI-FASCISTI / IL 16-8-1944 IN ALBISOLA MARE”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Albissola Marina
Indirizzo: via Ines Negri, 7
Comune: Albissola Marina
Provincia: Savona (SV)
Regione: Liguria
Coordinate geografiche: Latitudine 44.33166 – Longitudine 8.49990

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FONTI

Sitografia

A. Traverso, Ricordare Ines Negri, articolo pubblicato sul sito leca.anpi.it consultato il 4/5/2025

Ines Negri, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 4/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 16/8/1944

Cognome / Nome: Negri Ines 

Formazioni d’appartenenza: Gruppi di difesa della donna; 4ª brigata Garibaldi “C. Cristoni”

Data opera: 1955

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la stele è stata commissionata dalla sezione ANPI delle Albissole

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CIPPO IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DE LA STORTA A ROMA

CIPPO IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DE LA STORTA A ROMA

CIPPO IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DE LA STORTA A ROMA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1944, poco prima che gli angloamericani entrassero a Roma, liberandola così dal giogo nazifascista, gli occupanti tedeschi iniziarono ad abbandonare la città. Dal carcere e dalla caserma delle SS in via Tasso 145, luogo tristemente noto perché vi furono rinchiusi e seviziati brutalmente oltre 2000 antifascisti romani, si misero in marcia, alla volta di Verona, due camion carichi di prigionieri. Uno dei due automezzi, per un guasto o per un sabotaggio, non riuscì a partire: si salvarono così, fra gli altri, la staffetta partigiana Iole Mancini (1920-2024), il combattente e docente Arrigo Paladini (1921-1991), l’artista e resistente socialista Sergio Ruffolo (1916-1989). Il secondo camion, invece, un Fiat Spa 38, procedette senza intoppi verso nord; nelle prime ore del 4 giugno 1944 si fermò in aperta campagna, al chilometro 14 della via Cassia, in località La Storta; qui i nazisti rinchiusero i quattordici prigionieri nel fienile della tenuta della Spizzichina di proprietà di Carlo Grazioli, ingegnere e vicepresidente della Cassa di risparmio di Roma, requisita dagli occupanti e divenuta un comando militare per fronteggiare gli Alleati.

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In serata, poco prima del crepuscolo, i tedeschi condussero gli ostaggi in una radura lì a fianco e il sottotenente delle SS Hans Kahrau li uccise con un colpo di arma da fuoco alla testa: le salme delle quattordici vittime (dodici italiani, un polacco e un ungherese, di età compresa tra i ventidue e i sessantaquattro anni) vennero abbandonate nel boschetto, e rinvenute pochi giorni dopo da alcuni contadini. Trasportate all’ospedale di Santo Spirito, ove vennero ricomposte e riconosciute da parenti e amici, le solenni esequie collettive si tennero nella Chiesa del Gesù.

Queste le identità dei martiri de La Storta. Gabor Adler (Satu Mare 1919), di famiglia ebrea, nato nella Transilvania ungherese ceduta, con il Trattato di Trianon del 1920, alla Romania; assieme ai parenti si trasferì dapprima a Merano, poi in Germania e a Milano. Agli albori della Seconda guerra mondiale si recò in Algeria per sfuggire all’internamento a seguito dell’emanazione delle leggi razziali; nel febbraio 1942 venne arruolato dai servizi segreti inglesi nei Pioneer corps, con il nome “John Armstrong” e con il grado di capitano. Come agente dello Special operations executive (Soe), partecipando all’operazione “Moselle” sbarcò in Sardegna il 10 gennaio 1943, ma venne presto arrestato dai nazifascisti che, il 1° maggio, lo incarcerarono a Roma a Regina Coeli, per poi essere spostato in via Tasso 145. Gabor Adler è stato identificato solamente nel 2009: inizialmente era stato genericamente definito “inglese sconosciuto”.

Eugenio Arrighi, nato in Honduras, fu tenente dell’Esercito; fece parte della “Missione Nino/La Fonte Chain”, e venne arrestato dai tedeschi il 5 maggio 1944 a Roma, in piazza Bologna.

Frejdrik Borian, ebreo di origini polacche, di professione ingegnere, militò nel Partito socialista italiano e, con il nome di battaglia “Raffaele”, nelle brigate “Matteotti”; venne fermato dai nazisti nel maggio del 1944.

Alfeo Brandimarte (Loreto 1906), ingegnere meccanico laureatosi a Torino, come ufficiale di marina partecipò alla guerra d’Etiopia; durante la Resistenza, organizzò le comunicazioni radiotelegrafiche del fronte militare clandestino e collaborò con la 5a Armata americana. A seguito di una delazione, venne arrestato nell’Urbe il 25 maggio 1944. Nel 1945 è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Ufficiale superiore delle Armi Navali di eccezionali doti morali e tecniche, pervaso da profondo amor Patrio, iniziava sin dai primi giorni dopo l’armistizio la sua coraggiosa opera nel fronte clandestino di resistenza. Superando immani difficoltà, riusciva, con scarsi mezzi da lui stesso abilmente apprestati, ad effettuare vari collegamenti r.t. con le autorità nazionali ed alleate dell’Italia liberata. Durante nove mesi la sua fattiva opera veniva svolta con coraggio e abnegazione malgrado ripetutamente ricercato dalle Autorità germaniche. Arrestato in seguito a delazione, subiva atroci sevizie e perdeva la sua vita dedicata al bene della Patria nella località di La Storta, il 3 giugno, barbaramente trucidato dai tedeschi”.

Bruno Buozzi nacque nel 1881 a Pontelagoscuro (Ferrara); obbligato a interrompere gli studi dopo le scuole elementari, lavorò come meccanico aggiustatore. Trasferitosi a Milano, fu operaio specializzato alle officine “Marelli” e, successivamente, nella ditta “Bianchi”; nel 1905 si iscrisse al sindacato degli operai metallurgici e al Partito socialista italiano, aderendo alla fazione riformista. Più volte eletto deputato nei ranghi dei socialisti, nel 1926 espatriò in Francia e, aggregatosi alla Concentrazione antifascista, proseguì la propria attività contro il regime mussoliniano. Durante la guerra civile spagnola, per conto dei socialisti Buozzi organizzò e inviò aiuti alla Repubblica democratica; trasferitosi a Tours, nel 1941 venne arrestato dai tedeschi a Parigi e spedito dapprima in Germania, successivamente in Italia, dove venne confinato a Perugia per un paio di anni. Nell’estate del 1943, caduto il regime fascista, venne nominato dal governo Badoglio commissario alla Confederazione dei sindacati dell’industria, accanto al democristiano Gioacchino Quarello e al comunista Giovanni Roveda. Ricercato dalla polizia nazista, la sera del 13 aprile 1944 venne fermato a Roma, in un appartamento in viale dei Re, con in tasca documenti falsi di copertura; portato nelle carceri di via Tasso, venne subito identificato e rinchiuso assieme ad altre sette persone nella cella numero 6 al secondo piano. Il Comitato di liberazione nazione (Cln) di Roma tentò inutilmente di organizzare l’evasione dalle prigioni di Bruno Buozzi. Si scoprì poi che, nelle intenzioni iniziali, Buozzi non sarebbe dovuto morire, poiché Mussolini avrebbe voluto irretirlo e convincerlo ad avviare la cogestione nelle fabbriche occupate.

Luigi Castellani (Roma 1904), usciere capo del gabinetto del Ministero dell’Interno e apprezzato xilografo, iscritto al Partito socialista italiano, combatté nelle brigate “Matteotti”; venne arrestato nella Capitale il 4 aprile 1944 mentre aiutava il cognato Luigi Ceci, ricercato dai fascisti, a nascondersi in un convento. 

Vincenzo Conversi, di professione ragioniere, collaborò come radio operatore con l’Office of strategic services (Oss), l’Ufficio informazioni dell’esercito statunitense; probabilmente fu partigiano delle brigate “Matteotti”.

Il meccanico autista Libero De Angelis (Roma 1922), originario del quartiere della Garbatella, militò nel Partito socialista italiano e, lottando nelle brigate “Matteotti”, partecipò a missioni informative e di collegamento nonché ad azioni di sabotaggio contro i nazifascisti. Denunciato come spia, fu arrestato dai tedeschi il 3 aprile 1944. Dopo la sua morte, è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Edmondo Di Pillo, nato a Pepoli (Pescara) nel 1904, fu ingegnere e direttore della sede romana della ditta “Bombrini Parodi Delfino”. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, divenne membro del Consiglio direttivo dell’Unione democratica e agente dell’Oss, instaurando contatti con la 5a Armata americana. Arrestato, assieme alla moglie, il 23 maggio 1944 in via Eleonora Duse 53 a Roma, venne brutalmente torturato nel carcere di via Tasso. Nel 1944 è stato insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Ufficiale di complemento non in servizio prendeva subito dopo l’armistizio contatto con gli agenti del servizio informazioni della 5° armata americana e prestava volontaria continua opera di collaborazione, compiendo numerose difficili e rischiose missioni. Iniziatosi il trasporto clandestino sul litorale di agenti segreti e dì radiotelegrafisti assumeva la direzione delle relative operazioni. In vista dello sbarco degli Alleati ad Anzio svolgeva azione delicata, intelligente e pericolosissima onde evitare la distruzione di importanti impianti idroelettrici ed assicurarne la rapida occupazione da parte dei patrioti. Arrestato dalle SS tedesche veniva rinchiuso in prigione assieme alla moglie e poi barbaramente trucidato. Fulgido esempio di patriottismo e di consapevole audacia”.

Pietro Dodi (Firenze 1880), generale di cavalleria e presidente della Compagnia importazione esportazione equini, durante la Grande guerra combatté nel reggimento Cavalleggeri di Lucca; dal 1921 insegnò alla Scuola militare di applicazione d’arma. Nel 1943 divenne partigiano della formazione “Rosi” del Fronte militare clandestino di resistenza; fu fermato dai tedeschi il 15 maggio 1944, in via Raffaello Cadorna 13, e ferocemente seviziato. Nel 1944 è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione: “Generale di cavalleria della riserva fu tra i primi organizzatori del fronte clandestino di resistenza, animato sempre da altissimo amor di Patria. Sebbene attivamente ricercato dalla polizia nemica, continuò la sua fattiva opera di organizzatore e di animatore, incurante dei rischi cui continuamente si esponeva. Tratto in arresto dalle SS germaniche fu sempre un magnifico esempio di calma e di coraggio per i propri compagni di prigionia che instancabilmente incitava a mantenersi fieri e a non cedere alle lusinghe e alle minacce degli aguzzini nemici. Durante i numerosi e atroci interrogatori, nei quali non gli furono risparmiate le sevizie più inumane, non lasciò trapelare nemmeno il minimo particolare della sua organizzazione, deciso a sacrificare solo la sua persona pur di salvare i suoi collaboratori che lottavano per il bene della Patria. Durante l’abbandono di Roma da parte delle truppe tedesche, fu barbaramente trucidato dagli agenti della «Gestapo», che sfogarono così il loro livore contro questa nobile figura di italiano e di soldato”.

L’avvocato civilista Lino Salvatore Eramo nacque nel 1895 a Gioia del Colle (Bari); invalido di guerra, collaborò con il quotidiano romano “Il Messaggero”. Venne arrestato a Roma il 20 maggio 1944 poiché ritenuto cooperatore dei resistenti.

Il tipografo Alberto Pennacchi (Roma 1907), iscritto al Partito socialista italiano, partigiano delle brigate “Matteotti”, fu fermato dai nazisti il 7 aprile 1944 al ponte Garibaldi, mentre trasportava armi e munizioni.

Capitano dell’Esercito italiano, Enrico Sorrentino fu in collegamento con l’Oss e prese parte ad azioni di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi; venne arrestato in seguito a delazione.

Il maestro elementare Saverio Tunetti (Palermo 1913), militante del Partito socialista italiano, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 entrò nelle brigate “Matteotti”; venne imprigionato dai nazisti agli inizi di maggio 1944 per aver esposto una bandiera rossa, per la Festa dei lavoratori, in piazza Melozzo da Forlì. Rinchiuso nella caserma di via Tasso, fu sottoposto a feroci sevizie.

A Roma, i martiri dell’eccidio de La Storta sono commemorati da due lapidi. In via Giulio Galli, all’incrocio con la via Cassia, nel quartiere La Giustiniana, il 4 giugno 1949 il Comune di Roma ha inaugurato una lastra in marmo chiaro screziato, che reca incisa la scritta “DEMMO / LA VITA / PER LA LIBERTÀ / 4 GIUGNO 1944”, seguita dall’elenco dei nomi delle vittime. In fondo a via Antonio Labranca, nei pressi del numero civico 65, nel punto dove vennero trucidati i quattordici antifascisti, è stato posto un cippo in pietra scabra con l’iscrizione “ALLA MEMORIA” e, a seguire, i nomi dei resistenti; Gabor Adler, all’epoca del monumento non ancora riconosciuto, è indicato semplicemente come “INGLESE SCONOSCIUTO”. Lì a fianco, il 4 giugno 2009 è stata messa una targa marmorea sulla quale si legge “L’INGLESE SCONOSCIUTO / È STATO IDENTIFICATO IN / GABOR ADLER / CAPT. JOHN ARMSTRONG”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: La Storta
Indirizzo: via Antonio Labranca, 65 
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.99175 – Longitudine 12.40589

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FONTI

Bibliografia

G. Mammarella, Bruno Buozzi (1881-1944). Una storia operaia di lotte, conquiste e sacrifici, Roma, Ediesse, 2014

I. Musiani, Il cammino della Libertà. I martiri a “La Storta” 4 giugno 1944, Roma, Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri caduti per la Libertà della Patria, 1994

P. Tompkins, Una spia a Roma, Milano, il Saggiatore, 2002, p. 358

Sitografia

A. Lombardi, Finalmente ha un nome il quattordicesimo assassinato a La Storta, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 2/5/2025

A. Osti Guerrazzi, La Storta, Roma, 4 giugno 1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 2/5/2025

S. Pulvirenti, 4 giugno 1944: l’eccidio di La Storta, articolo pubblicato sul sito sarastampa.wordpress.com consultato il 2/5/2025

Bruno Buozzi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 2/5/2025

La Storta – cenni storici, articolo pubblicato sul sito www.viatieri.it consultato il 2/5/2025

Le vittime, scheda pubblicata sul sito www.eccidiolastorta.it consultato il 2/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 4/6/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: Partito socialista italiano; brigate “Matteotti”; Fronte militare clandestino di resistenza

Data lapide: non determinabile; 4/6/2009 (targa dedicata a Gabor Adler)

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

CIPPO IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DE LA STORTA A ROMA

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