FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA
© Massimo Jatosti – Questa immagine è protetta da copyright
Durata esposizione: 20 minuti
Il nostro percorso urbano sulle orme di Ferruccio Parri prende avvio dal Tempio della Vittoria, nei pressi della Basilica di Sant’Ambrogio e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si tratta di un monumento eretto per celebrare i soldati milanesi che combatterono la Prima guerra mondiale e la vittoria contro gli austriaci che portò al compimento dell’Unità nazionale con il ricongiungimento alla Patria di Trento e Trieste, “terre irredente”, ossia abitate da italiani fino allora soggetti al dominio dell’Impero austro-ungarico.
Fortemente voluto dalle associazioni combattentistiche, il Tempio fu inaugurato con una solenne cerimonia il 4 novembre 1928, nel primo decennale della fine del conflitto, ed è opera dell’architetto Giovanni Muzio con la collaborazione dei colleghi Alberto Alpago Novello, Ottavio Cabiati, Tomaso Buzzi e Gio Ponti. L’edificio, interamente rivestito in marmo e protetto da un austero muro in pietra scura concepito come “Sacro Recinto”, è alto 43 metri e presenta pianta ottagonale:1 due ottagoni concentrici generano in alzato una torre conclusa da lanterna e un ambulacro con nicchie, accessibile da archi a tutto sesto.
L’apparato decorativo del Tempio è complesso, benché incompiuto. Sul prospetto principale, all’interno di una nicchia, è collocata un’enorme statua bronzea raffigurante Sant’Ambrogio che calpesta i sette vizi capitali, rappresentati come serpenti, opera di Adolfo Wildt. Numerosi i rimandi ai quattro anni di durata della guerra e alle principali battaglie: le urne in pietra nera poste nelle nicchie nel lato interno di ciascun arco conservano la terra dei campi di battaglia. Nei bassorilievi si riconoscono elementi tratti dalla realtà della trincea: maschere antigas, tenaglie per il trancio del filo spinato, cannoni, picconi, granate.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti che nel 1943 colpirono Milano, il Tempio fu restaurato e ampliato nel 1973 con il Sacrario progettato dall’architetto Mario Baccini, che si sviluppa su tre piani sotterranei ospitando le spoglie di oltre 4600 militari (di cui 3.752 caduti nella Prima guerra mondiale), molti dei quali traslati qui da altri cimiteri, e le grandi lastre in bronzo che riportano i nomi di 10.000 caduti.
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Ferruccio Parri, classe 1890, dal 1914 insegnante nella scuola superiore prima di Lettere e poi di Storia e Geografia, fu inviato al fronte già alla fine del maggio 1915. Durante il conflitto si rivelò un ufficiale molto responsabile e coraggioso: partito come sottotenente di complemento dell’89° reggimento di fanteria, sul monte Merzli riportò diverse ferite, compreso un congelamento ai piedi, e due medaglie d’argento al valore. Nominato tenente per meriti di guerra, nel 1916 combatté sull’altopiano di Asiago e poi sul Carso, dove fu nuovamente ferito e decorato per la terza volta della medaglia d’argento al valore. Nel gennaio 1917 ricevette un ulteriore riconoscimento, l’ambita Croix de guerre della Repubblica francese. Le medaglie accompagnarono rapidi avanzamenti di carriera: nel 1917 fu promosso capitano, ma non poté riprendere servizio in trincea a causa delle conseguenze del congelamento ai piedi; da allora, svolse mansioni di ufficiale di collegamento presso il comando della 28ª divisione sul Carso. Nuovamente promosso nel corso dello stesso anno al grado di maggiore, partecipò al primo corso per ufficiali di stato maggiore aperto agli ufficiali di complemento. Si classificò al primo posto e nell’aprile 1918 venne assegnato all’Ufficio operazioni del Comando supremo.2 L’incarico al Comando supremo rientrava nei profondi mutamenti intervenuti ai vertici militari dopo la disfatta di Caporetto, che Parri ebbe modo di seguire da vicino percependo il malcontento diffuso tra i soldati, cogliendo le contraddizioni nella gestione delle operazioni militari e le ingiustizie insite nella conduzione della guerra. Parri svolse nell’Ufficio un ruolo importante, misconosciuto dai suoi superiori, nell’elaborazione del piano della battaglia di Vittorio Veneto e fu l’estensore del “Bollettino della vittoria” firmato da Armando Diaz.
Con la fine della guerra, Parri continuò a occuparsi di questioni politico-militari relative all’armistizio e alla definizione dei nuovi confini. Compì studi per il riordinamento dell’esercito, prima di lasciare il servizio militare il 17 giugno 1919.
Nel 1920 si trasferì a Roma dove rimase fino alla fine del 1921, lavorando come impiegato nei servizi sociali dell’Organizzazione nazionale combattenti, istituita presso il ministero del Tesoro nel 1917 sotto la spinta di Alberto Beneduce e Francesco Saverio Nitti, non senza stigmatizzare i metodi di gestione dei fondi dell’ente e mostrando già allora una grande attenzione per quella che sarebbe poi stata definita la “questione morale”.
La Grande Guerra fu vista da Parri come una necessità imposta dalla storia: una grande occasione di profondo rinnovamento per il Paese grazie al superamento del “giolittismo”, il sistema di potere riconducibile ai governi dello statista liberale Giovanni Giolitti, inteso come elemento di conservazione di un modello politico istituzionale che si doveva rendere necessariamente più moderno ed efficiente.
Nel primissimo dopoguerra, Parri si sentiva in primo luogo un soldato e un patriota, ancorato agli ideali risorgimentali, mazziniani in particolare, della sua formazione, che lo obbligava quasi a ricercare il mezzo per rinnovare l’Italia nel rapporto tra politica ed etica, affidandosi a una sorta di aristocrazia “a ruoli aperti” chiamata a guidare le masse in un processo di acquisizione della coscienza civile, indispensabile per creare una vera comunità nazionale. Ciò testimonia come Parri, pur del tutto estraneo al nazionalismo e a posizioni reazionarie, non vedesse ancora nella democrazia la soluzione agli squilibri del Paese e quanto il socialismo fosse al tempo distante dalle sue corde.
Il suo interesse principale in quella stagione, prima di trasferirsi a Milano nel 1922, assunto al “Corriere della Sera” diretto da Luigi Albertini, era la partecipazione attiva alle iniziative messe in campo dagli ex combattenti. Dopo aver fatto circolare una proposta di riforma dell’esercito, rivolta in primo luogo agli interventisti democratici, e aver lavorato a un progetto di riforma dell’Associazione nazionale combattenti, di cui fu nominato segretario nel 1921, Parri caldeggiò la formazione di un partito politico che potesse rappresentarne gli ideali e le istanze pratiche.
All’inizio degli anni Venti Parri riteneva che fosse necessario difendere in modo nuovo gli interessi dei contadini, la classe che aveva materialmente combattuto al fronte e che, quindi, in sostanza corrispondeva alla maggior parte dei reduci:3 l’idea di Patria, secondo Parri, pur confusa e talvolta perfino odiata a causa delle sofferenze patite al fronte, era nata tra i contadini durante la guerra.
Nonostante gli sforzi, però, le istanze politiche di Parri erano destinate a tradursi in un fallimento soprattutto per due ragioni: la loro sostanziale vaghezza circa l’obiettivo finale e i mezzi attraverso i quali raggiungerlo e la sottovalutazione della forza del fascismo che, oltre ad assorbire la stragrande maggioranza dei combattenti visto che l’interventismo era stato in primis nazionalista, era guidato da un uomo furbo, Mussolini, capace di respirare gli umori delle folle ma, contemporaneamente, in grado di approcciarsi con successo crescente alla classe dirigente liberale, alla monarchia e agli stessi cattolici, oltre che agli agrari e agli imprenditori.
Localizzazione
Località: Milano
Indirizzo: largo Caduti milanesi per la Patria
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46343 – Longitudine 9.17656
FONTI
Bibliografia
L. Polese Remaggi, Parri Ferruccio, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 81, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2014
A. Ricciardi, Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, Milano, Biblion, 2022
Sitografia
P. Redemagni, Tempio della Vittoria ‒ Sacrario dei caduti milanesi, articolo pubblicato sul sito storiedicimiteri.com consultato il 7/7/2025
ALTRE INFORMAZIONI
L’iniziativa è stata promossa anche sul sito “Milano è memoria“
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