FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

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FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

© Massimo Jatosti – Questa immagine è protetta da copyright

Prima tappa: il gruppo sosta nello spiazzo antistante / all’interno del recinto del Tempio della Vittoria
Durata esposizione: 20 minuti

Il nostro percorso urbano sulle orme di Ferruccio Parri prende avvio dal Tempio della Vittoria, nei pressi della Basilica di Sant’Ambrogio e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si tratta di un monumento eretto per celebrare i soldati milanesi che combatterono la Prima guerra mondiale e la vittoria contro gli austriaci che portò al compimento dell’Unità nazionale con il ricongiungimento alla Patria di Trento e Trieste, “terre irredente”, ossia abitate da italiani fino allora soggetti al dominio dell’Impero austro-ungarico.
Fortemente voluto dalle associazioni combattentistiche, il Tempio fu inaugurato con una solenne cerimonia il 4 novembre 1928, nel primo decennale della fine del conflitto, ed è opera dell’architetto Giovanni Muzio con la collaborazione dei colleghi Alberto Alpago Novello, Ottavio Cabiati, Tomaso Buzzi e Gio Ponti. L’edificio, interamente rivestito in marmo e protetto da un austero muro in pietra scura concepito come “Sacro Recinto”, è alto 43 metri e presenta pianta ottagonale:1 due ottagoni concentrici generano in alzato una torre conclusa da lanterna e un ambulacro con nicchie, accessibile da archi a tutto sesto.
L’apparato decorativo del Tempio è complesso, benché incompiuto. Sul prospetto principale, all’interno di una nicchia, è collocata un’enorme statua bronzea raffigurante Sant’Ambrogio che calpesta i sette vizi capitali, rappresentati come serpenti, opera di Adolfo Wildt. Numerosi i rimandi ai quattro anni di durata della guerra e alle principali battaglie: le urne in pietra nera poste nelle nicchie nel lato interno di ciascun arco conservano la terra dei campi di battaglia. Nei bassorilievi si riconoscono elementi tratti dalla realtà della trincea: maschere antigas, tenaglie per il trancio del filo spinato, cannoni, picconi, granate.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti che nel 1943 colpirono Milano, il Tempio fu restaurato e ampliato nel 1973 con il Sacrario progettato dall’architetto Mario Baccini, che si sviluppa su tre piani sotterranei ospitando le spoglie di oltre 4600 militari (di cui 3.752 caduti nella Prima guerra mondiale), molti dei quali traslati qui da altri cimiteri, e le grandi lastre in bronzo che riportano i nomi di 10.000 caduti.

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Ferruccio Parri, classe 1890, dal 1914 insegnante nella scuola superiore prima di Lettere e poi di Storia e Geografia, fu inviato al fronte già alla fine del maggio 1915. Durante il conflitto si rivelò un ufficiale molto responsabile e coraggioso: partito come sottotenente di complemento dell’89° reggimento di fanteria, sul monte Merzli riportò diverse ferite, compreso un congelamento ai piedi, e due medaglie d’argento al valore. Nominato tenente per meriti di guerra, nel 1916 combatté sull’altopiano di Asiago e poi sul Carso, dove fu nuovamente ferito e decorato per la terza volta della medaglia d’argento al valore. Nel gennaio 1917 ricevette un ulteriore riconoscimento, l’ambita Croix de guerre della Repubblica francese. Le medaglie accompagnarono rapidi avanzamenti di carriera: nel 1917 fu promosso capitano, ma non poté riprendere servizio in trincea a causa delle conseguenze del congelamento ai piedi; da allora, svolse mansioni di ufficiale di collegamento presso il comando della 28ª divisione sul Carso. Nuovamente promosso nel corso dello stesso anno al grado di maggiore, partecipò al primo corso per ufficiali di stato maggiore aperto agli ufficiali di complemento. Si classificò al primo posto e nell’aprile 1918 venne assegnato all’Ufficio operazioni del Comando supremo.2 L’incarico al Comando supremo rientrava nei profondi mutamenti intervenuti ai vertici militari dopo la disfatta di Caporetto, che Parri ebbe modo di seguire da vicino percependo il malcontento diffuso tra i soldati, cogliendo le contraddizioni nella gestione delle operazioni militari e le ingiustizie insite nella conduzione della guerra. Parri svolse nell’Ufficio un ruolo importante, misconosciuto dai suoi superiori, nell’elaborazione del piano della battaglia di Vittorio Veneto e fu l’estensore del “Bollettino della vittoria” firmato da Armando Diaz.
Con la fine della guerra, Parri continuò a occuparsi di questioni politico-militari relative all’armistizio e alla definizione dei nuovi confini. Compì studi per il riordinamento dell’esercito, prima di lasciare il servizio militare il 17 giugno 1919.
Nel 1920 si trasferì a Roma dove rimase fino alla fine del 1921, lavorando come impiegato nei servizi sociali dell’Organizzazione nazionale combattenti, istituita presso il ministero del Tesoro nel 1917 sotto la spinta di Alberto Beneduce e Francesco Saverio Nitti, non senza stigmatizzare i metodi di gestione dei fondi dell’ente e mostrando già allora una grande attenzione per quella che sarebbe poi stata definita la “questione morale”.

La Grande Guerra fu vista da Parri come una necessità imposta dalla storia: una grande occasione di profondo rinnovamento per il Paese grazie al superamento del “giolittismo”, il sistema di potere riconducibile ai governi dello statista liberale Giovanni Giolitti, inteso come elemento di conservazione di un modello politico istituzionale che si doveva rendere necessariamente più moderno ed efficiente.
Nel primissimo dopoguerra, Parri si sentiva in primo luogo un soldato e un patriota, ancorato agli ideali risorgimentali, mazziniani in particolare, della sua formazione, che lo obbligava quasi a ricercare il mezzo per rinnovare l’Italia nel rapporto tra politica ed etica, affidandosi a una sorta di aristocrazia “a ruoli aperti” chiamata a guidare le masse in un processo di acquisizione della coscienza civile, indispensabile per creare una vera comunità nazionale. Ciò testimonia come Parri, pur del tutto estraneo al nazionalismo e a posizioni reazionarie, non vedesse ancora nella democrazia la soluzione agli squilibri del Paese e quanto il socialismo fosse al tempo distante dalle sue corde.
Il suo interesse principale in quella stagione, prima di trasferirsi a Milano nel 1922, assunto al “Corriere della Sera” diretto da Luigi Albertini, era la partecipazione attiva alle iniziative messe in campo dagli ex combattenti. Dopo aver fatto circolare una proposta di riforma dell’esercito, rivolta in primo luogo agli interventisti democratici, e aver lavorato a un progetto di riforma dell’Associazione nazionale combattenti, di cui fu nominato segretario nel 1921, Parri caldeggiò la formazione di un partito politico che potesse rappresentarne gli ideali e le istanze pratiche.
All’inizio degli anni Venti Parri riteneva che fosse necessario difendere in modo nuovo gli interessi dei contadini, la classe che aveva materialmente combattuto al fronte e che, quindi, in sostanza corrispondeva alla maggior parte dei reduci:3 l’idea di Patria, secondo Parri, pur confusa e talvolta perfino odiata a causa delle sofferenze patite al fronte, era nata tra i contadini durante la guerra.
Nonostante gli sforzi, però, le istanze politiche di Parri erano destinate a tradursi in un fallimento soprattutto per due ragioni: la loro sostanziale vaghezza circa l’obiettivo finale e i mezzi attraverso i quali raggiungerlo e la sottovalutazione della forza del fascismo che, oltre ad assorbire la stragrande maggioranza dei combattenti visto che l’interventismo era stato in primis nazionalista, era guidato da un uomo furbo, Mussolini, capace di respirare gli umori delle folle ma, contemporaneamente, in grado di approcciarsi con successo crescente alla classe dirigente liberale, alla monarchia e agli stessi cattolici, oltre che agli agrari e agli imprenditori.

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: largo Caduti milanesi per la Patria
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46343 – Longitudine 9.17656

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Tag:

FONTI

Bibliografia

L. Polese Remaggi, Parri Ferruccio, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 81, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2014

A. Ricciardi, Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, Milano, Biblion, 2022

Sitografia

P. Redemagni, Tempio della Vittoria ‒ Sacrario dei caduti milanesi, articolo pubblicato sul sito storiedicimiteri.com consultato il 7/7/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

L’iniziativa è stata promossa anche sul sito “Milano è memoria

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MILANO SULLE ORME DI FERRUCCIO PARRI

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MILANO SULLE ORME DI FERRUCCIO PARRI

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FIAP intende ricordare il proprio fondatore e primo presidente, Ferruccio Parri, inflessibile antifascista, capo militare e leader della Resistenza, padre della Patria spesso dimenticato, attraverso un itinerario a piedi che unisce i luoghi del centro di Milano legati a fasi ed episodi significativi della sua esistenza; ogni tappa sarà occasione tanto per rievocare la personalità di Parri, il suo rigore e la sua sobrietà proverbiali, nonché la sua visione della guerra di Liberazione come completamento del Risorgimento, al di sopra delle dinamiche interne e tra i partiti politici, quanto per allargare il discorso alla storia dell’antifascismo italiano considerato nel suo complesso di valori e battaglie, ma anche difficoltà e contraddizioni.

Non da ultimo, ricordare oggi Ferruccio Parri significa non dimenticare il suo sogno non compiutamente realizzato di una comunità nazionale coesa, fondata su ideali condivisi incarnati dalla Costituzione repubblicana, fondata soprattutto su una ben marcata discontinuità dagli assetti politici e istituzionali del fascismo e precedenti al fascismo: un vulnus che ancora oggi espone la nostra democrazia ai pericoli del nazionalismo, del sovranismo e del populismo di chi prospetta false soluzioni semplici a complessi problemi reali.

LE TAPPE

Prima tappa: Tempio della Vittoria / Sacrario dei Caduti Milanesi in largo Caduti Milanesi per la Patria

Seconda tappa: Palazzo Edison in Foro Buonaparte, 31

Terza tappa: via Silvio Pellico, 7 (ex Albergo Regina e Metropoli, già sede milanese del comando delle SS e della Gestapo)

Quarta tappa: sede FIAP in via Edmondo De Amicis, 17

Milano sulle orme di Ferruccio Parri è un’iniziativa organizzata da FIAP-Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane in collaborazione con Fondazione Aldo Aniasi e con il Circolo di via De Amicis 17, realizzata grazie al sostegno economico del Comune di Milano nell’ambito dei programmi per la promozione della memoria storica.

PRIMA TAPPA: FERRUCCIO PARRI E LA GRANDE GUERRA

Tempio della Vittoria / Sacrario dei Caduti Milanesi in largo Caduti Milanesi per la Patria

TERZA TAPPA: FERRUCCIO PARRI PRIGIONIERO DEI NAZIFASCISTI

via Silvio Pellico, 7 (ex Albergo Regina e Metropoli, già sede milanese del comando delle SS e della Gestapo)

quarta tappa: IL DOPOGUERRA DI FERRUCCIO PARRI

sede FIAP in via Edmondo De Amicis, 17

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LO SCIOPERO DELL’ARRIGONI DI CESENA

LO SCIOPERO DELL’ARRIGONI DI CESENA

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LO SCIOPERO DELL’ARRIGONI DI CESENA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La lapide è posta ai piedi di una ciminiera in mattoni, ultima parte rimanente di quella che fu la fabbrica Arrigoni. Costruita negli anni Trenta, la fabbrica produceva conserve alimentari (marmellate, sciroppi, passata di pomodoro, sottaceti, tonno e acciughe in scatola e simili). Vi lavoravano più di 5000 persone, per la gran parte donne, il che la rendeva una delle fabbriche più grandi della zona. 

Durante la guerra, l’Arrigoni era fornitrice ufficiale dell’esercito tedesco, il che rendeva qualsiasi forma di sabotaggio della produzione estremamente pericolosa per le lavoratrici ed i lavoratori. 

Nonostante questo, la fabbrica iniziò molto presto ad essere un luogo di lotte: il 18 settembre 1941 l’Arrigoni fu la prima fabbrica a scioperare nella regione, e le operaie e gli operai tornarono a scioperare nuovamente qualche mese dopo, nell’aprile 1942.

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Già nel 1941 furono arrestati diversi lavoratori legati al PCI, soprattutto fra gli uomini, ma anche alcune lavoratrici. 

Dopo il 25 luglio, molti lavoratori che erano stati arrestati per le loro posizioni politiche furono liberati e rientrarono in fabbrica. Anche grazie alla loro influenza, durante il governo Badoglio l’Arrigoni fu una delle fabbriche dove i lavoratori ebbero modo di eleggere i propri rappresentanti e che cominciò ad essere gestita in modo più democratico. 

Tra i lavoratori e lavoratrici vi erano anche figure notoriamente antifasciste, come Rina Turci, che era stata licenziata per motivi politici nel 1937 ma era rientrata in fabbrica nel 1942 ed in questo periodo fu eletta tra i rappresentanti dei lavoratori nella Commissione Interna p Ilario Tabarri che aveva combattuto con le Brigate Internazionali in Spagna e sarebbe poi stato a capo della VIII Brigata Garibaldi, che operava nella zona, o Quinto Bucci, che era uno degli operai che erano stati arrestati nel 1942 e da poco rilasciati e che qualche mese dopo sarebbe stato il commissario politico di uno dei battaglioni della stessa Brigata. 

Con l’inizio dell’occupazione, le autorità fasciste tentarono di sostituire i rappresentanti eletti dai lavoratori con quelli da loro scelti, proclamando una nuova elezione in cui la sola lista ammessa era quella dei sindacati fascisti. i risultati furono clamorosi: su 3600 schede date alle lavoratrici e ai lavoratori, la lista fascista raccolse solo 31 voti; sulle altre schede erano stati scritti insulti, slogan comunisti o appelli alla pace e alla caduta del fascismo.

Le lavoratrici e i lavoratori della Arrigoni organizzarono anche per tutta la durata dell’occupazione, diverse raccolte fondi destinate alla VIII Brigata Garibaldi, a cui fornivano anche i prodotti che riuscivano a sottrarre in fabbrica.

Una fabbrica così vicina all’antifascismo come la Arrigoni non poteva che essere protagonista anche dello sciopero del 1944, quando in tutte le regioni del Centro-Nord i lavoratori si fermarono per chiedere condizioni migliori e protestare contro la guerra, la fame, il regime e l’occupazione. E infatti i lavoratori e le lavoratrici della Arrigoni vi parteciparono in massa, fermando per giorni le attività della fabbrica.

Proprio questo sciopero, che alla Arrigoni fu anche per chiedere la riassunzione degli operai licenziati dopo la protesta precedente, è ricordato dalla targa, che lo definisce “TRA LE PRIME MANIFESTAZIONI DI RIVOLTA POPOLARE CONTRO IL NAZI-FASCISMO” 

Alice Leone

Localizzazione

Località: Cesena
Indirizzo: piazza Aldo Moro, sulla ciminiera di fronte alla Biblioteca
Comune: Cesena
Provincia: Forlì – Cesena (FC)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.143924 – Longitudine 12.248823

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FONTI

Bibliografia

Antifascismo e resistenza scritti sulla pietra : lapidi e cippi a Cesena e nella Valle del Savio, Cesena, Il ponte vecchio, 2024 

G. Carbone, Gli scioperi del 1943-44. Il ruolo decisivo della classe operaia nella lotta al nazifascismo, Borghetto Lodigiano, Il Papiro Editrice “Altrastoria”, 1994

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 1-8/03/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: brigate Garibaldi

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa nel 1994

Autore/i: non determinabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LA CASA DI RAFFAELLO RAMAT

LA CASA DI RAFFAELLO RAMAT

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LA CASA DI RAFFAELLO RAMAT

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In via Aurelio Saffi a Firenze visse, a partire dal 1937, Raffaello Ramat con la moglie Wanda e i figli Maggiola, Marco, Paolo e – dal 1939 – Silvio. 

Raffaello era nato a Viterbo nel 1905 ma si era trasferito a Firenze da bambino, e lì conobbe la futura moglie, sua compagna di classe all’Istituto Tecnico per Ragionieri. 

Diplomatosi nel 1922, si arruolò negli alpini. Appena rientrato dal servizio di leva, lui e Wanda superarono da esterni il concorso magistrale, cominciando ad insegnare alle elementari. Dopo diversi anni passati a fare il maestro in varie scuole d’Italia, nel 1931 Raffaello si era iscritto alla facoltà di Magistero di Firenze, dove fu allievo di Luigi Russo e poi Mario Fubini. Sempre al Magistero conoscerà anche Ernesto Codignola, che lo inviterà a collaborare a varie riviste e progetti editoriali della casa editrice “La Nuova Italia”, aiutandolo così a mantenere la famiglia nel difficile periodo della guerra.

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Passato il concorso per l’insegnamento nelle scuole superiori, dopo un periodo in Emilia nel 1938 tornò a Firenze, dove ebbe la cattedra di Italiano e Storia presso l’Istituto magistrale “Giovanni Pascoli”, dove prepara i futuri insegnanti. 

In quegli stessi anni cominciò anche l’impegno politico, favorito dall’amicizia con Piero Calamandrei. Si unì a “Giustizia e Libertà”, avendo anche avuto modo di conoscere Nello Rosselli. 

Diresse anche la rivista “Argomenti” da lui fondata insieme ad Alberto Carocci, che prima di essere soppressa dal regime nel 1943 divenne una delle sedi di espressione di diversi intellettuali ostili al fascismo e vicini al mondo liberalsocialista. 

Nel 1942 Ramat fu arrestato e condannato prima al carcere e poi al confino per “cospirazione”, ma scontò in totale pochi mesi prima di rientrare a casa. 

Dopo il 25 luglio si iscrisse al Partito d’azione e dopo l’8 settembre si unì alla Resistenza fiorentina, che coinvolse molti dei suoi contatti accademici ed editoriali. Dopo un nuovo arresto, nella primavera del 1944, mentre la sua famiglia era sfollata nelle campagne, lasciò la città per unirsi alla Brigata garibaldina “Sinigaglia” prima di poter essere nuovamente arrestato. Con la Brigata Sinigaglia prese parte alla Liberazione di Firenze l’11 agosto 1944.

Dopo la Liberazione continuò sia l’impegno accademico sia l’impegno politico, prima nel Partito d’Azione e poi nel Partito Socialista. Per quest’ultimo negli anni Cinquanta fu consigliere comunale a Firenze. Dopo un anno trascorso a Salerno, dove aveva vinto la cattedra universitaria di Letteratura Italiana nel 1958, rientrò a Firenze chiamato alla Facoltà di Magistero, e tra il 1961 e il 1964 fu assessore alla Cultura nella giunta La Pira. 

Morì in un incidente d’auto nel 1967.  

Alice Leone

Localizzazione

Località: Firenze
Indirizzo: via Aurelio Saffi 
Comune: Firenze
Provincia: Firenze (FI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.782407 – Longitudine 11.280726

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Tag:

FONTI

Bibliografia

E. Codignola, Memoriale autobiografico, in «Ernesto Codignola in 50 anni di battaglie educative: pagine di diario e Memoriale autobiografico di Ernesto Codignola», Firenze, La nuova Italia, 1967

Sitografia

S. Cocchi, Un’allieva e il suo professore, articolo pubblicato sul sito www.questionegiustizia.it consultato il 15/04/2025

I. Barichello, Il “cospiratore” critico letterario, articolo pubblicato sul sito www.patriaindipendente.it consultato il 18/04/2025

Raffaello Ramat, profilo biografico pubblicato sul portale www.anpi.it consultato il 15/04/2025

M. Bonsanti, Ramat Raffaello, scheda biografica pubblicata sul portale siusa-archivi.cultura.gov.it consultato il 15/04/2025

L. Osbat, Raffaello Ramat, scheda biografica pubblicata sul portale www.gentedituscia.it consultato il 16/04/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 26/06/1905 – 02/05/1967

Cognome / Nome: Ramat Raffaello

Formazioni d’appartenenza: Giustizia e Libertà; Brigata Garibaldi “Sinigaglia”

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

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LAPIDE DEDICATA A ONORINA BRAMBILLA PESCE

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LAPIDE DEDICATA A ONORINA BRAMBILLA PESCE

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Nata a Milano, nel quartiere di Lambrate, figlia di operai, Onorina e sua sorella Wanda furono da giovanissime introdotte all’antifascismo dai loro genitori: la madre Maria (che nella Resistenza adotterà il nome di battaglia “Tatiana”) e il padre Romeo, che era stato licenziato per aver rifiutato di fare la tessera del partito fascista dalla fabbrica di biciclette “bianchi” e aveva ricominciato a lavorare alla “Breda” solo dopo il 1935 quando con la guerra d’Etiopia iniziavano a mancare gli operai perchè i giovani era stato mandato al fronte. 

Onorina, soprannominata “Nori”, aveva cominciato a lavorare a 14 anni, dopo un corso da dattilografa e tre anni di avviamento professionale, perché la sua famiglia non aveva il denaro per permetterle di continuare a studiare. 

Nel 1941 cominciò a lavorare come impiegata, occupandosi dell’inventario di una ditta che produceva binari.

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Questo ruolo le permetteva di girare tra i capannoni della produzione e conoscere gli operai (e le loro idee politiche), cosa che le sarebbe stata poi molto utile per capire chi avvicinare quando si sarebbe occupata di organizzare gli scioperi e le azioni di Resistenza. 

Partecipò all’organizzazione degli scioperi del marzo 1943 e, dopo l’8 settembre, volle immediatamente unirsi alla Resistenza. Fece parte dei Gruppi di difesa della donna (GDD), che si occupavano principalmente di raccogliere soldi, armi, cibo, vestiti e altro materiale per i partigiani e di passare informazioni. Nori, che usava come nome di battaglia “Sandra” si occupava di distribuire la stampa clandestina. Nei primi mesi del 1944, divenne chiaro che la repressione fascista non avrebbe risparmiato le donne che fino a quel momento si erano esposte di più, soprattutto durante gli scioperi per proteggere i colleghi. Nori non aveva mai fatto mistero del suo antifascismo, e quindi rischiava di essere individuata a sua volta. Nel marzo 1944 lasciò il lavoro, insieme a molte altre figure chiave dell’organizzazione degli scioperi che non potevano restare al loro posto.

La sua idea iniziale era di unirsi alle bande partigiane in montagna, diventare una combattente a pieno titolo, ma nel frattempo aveva conosciuto “Visone”, nome di battaglia di Giovanni Pesce e avevano iniziato a frequentarsi. Visone era un comandante dei GAP, le brigate partigiane che combattevano in città, e la convinse a restare anche lei a Milano. 

Nori divenne ufficiale di collegamento del III GAP Egisto Rubini, per cui si occupava soprattutto di trasportare armi, munizioni ed esplosivi. Si muoveva in città in bicicletta e coi mezzi, riuscendo con grande sangue freddo a nascondere il suo carico durante i controlli e i blocchi stradali che incontrava lungo il percorso. 

Nel settembre 1944 Nori fu arrestata dai fascisti, dopo essere stata denunciata da un traditore. Si rifiuterà di tradire i compagni, nonostante minacce e torture, e sarà portata nel campo di concentramento di Bolzano. Rientrata a Milano dopo la Liberazione, sposò Giovanni Pesce il 14 luglio 1945. 

Nel dopoguerra lavorò prima nella segreteria del comandante partigiano Pietro Secchia, poi per la federazione del PCI e infine fu componente della Commissione femminile della Camera del Lavoro di Milano. Negli anni successivi proseguì l’attività di sindacalista fino a quando non cominciò a lavorare con Giovanni nella sua attività privata. Entrambi continuarono però per tutta la vita l’impegno politico e per la promozione della memoria della Resistenza.

Alice Leone

Localizzazione

Località: Milano 
Indirizzo: piazzale Cimitero Monumentale, nella cripta del Famedio
Comune: Milano 
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.485699 – Longitudine 9.179189

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FONTI

Bibliografia

O. Brambilla Pesce – Roberto Farina, Il pane bianco, Varese, Arterigere, 2011

Sitografia

Onorina Brambilla Pesce, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 17/06/2025

L. Cesareo, Onorina Brambilla Pesce, profilo biografico pubblicato sul sito www.enciclopediadelledonne.it consultato il 17/06/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 27/08/1923 – 6/11/2011 

Cognome / Nome: Brambilla Pesce Onorina 

Formazioni d’appartenenza: Gruppi di difesa della donna – GDD; Gruppi di Azione Patriottica – GAP

Data/e opera: non determinabile. Probabilmente risale al novembre 2011

Autore/i: non determinabile

Note: il Famedio, essendo all’interno del Cimitero monumentale di Milano, è accessibile negli orari di apertura dello stesso

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