TARGA IN RICORDO DELL’ECCIDIO DI UDINE

TARGA IN RICORDO DELL’ECCIDIO DI UDINE

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il 9 dicembre 1944 alcuni partigiani della 1a brigata “Osoppo Friuli”, in collaborazione con gli alleati angloamericani, cercarono di sabotare le infrastrutture ferroviarie della stazione di Udine, per contrastare così i nazifascisti. L’azione venne interpretata dagli occupanti come un attentato a un reparto tedesco lì di guardia; i nazisti attuarono dunque una retata e, con sentenza del Tribunale speciale per la sicurezza pubblica, vennero condannati a morte i quattro resistenti catturati durante la rappresaglia. Essi vennero fucilati presso il palazzo di giustizia di Udine alle 17:15 del 10 dicembre 1944. Antonio Friz nacque il 6 febbraio 1926 a Pontebba (Udine), figlio del ferroviere Roberto Friz e di Maria Rizzi; nel 1935, la famiglia si trasferì a Udine. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Antonio aderì convintamente alla Resistenza, militando inizialmente nel “Battaglione studenti”, gruppo di giovani che contrastava i nazifascisti con attività clandestine e sabotaggi. Ben presto, con il nome di battaglia “Wolf”, entrò nelle file del battaglione “Val Torre” della 1a brigata “Osoppo Friuli”, attivo nel territorio tra Tarvisio e Udine.

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Dopo l’arresto a seguito dell’attentato del 9 dicembre 1944, fu portato nella caserma di Prampero (Udine), dove venne brutalmente torturato durante l’interrogatorio; morì a soli diciotto anni. Il giovane contadino Luciano Gerussi nacque a Cassacco (Udine) nel 1924, figlio di Pietro Gerussi e Albina Culetto; combatté, con il soprannome “Guerra”, nella brigata “Gramsci” della divisione Garibaldi “Natisone”. Il ventiquattrenne Guglielmo Jacuzzi (Sedegliano, 24 settembre 1920), figlio di Silvio Jacuzzi e Maria Matiuzzi, lavorò come bracciante e, durante la Guerra di liberazione, militò nella brigata “Guastatori” della 1a brigata “Osoppo Friuli”. Bruno Pallavisini nacque a Udine il 31 maggio 1915; di professione impagliatore di sedie, lottò con il nome di battaglia “Sperone” nella brigata “Buozzi” della divisione Garibaldi “Natisone”.

In via Verdi 30 a Udine, nel luogo in cui è avvenuto l’eccidio dei quattro giovani partigiani, nel 1945 è stata posta una targa in marmo chiaro. Essa, sovrastata da un lumino votivo, reca incisa una croce e, al di sotto, l’iscrizione “QUI / CADDERO PER LA LIBERTÀ / MARTIRI DELL’IDEALE / VITTIME DELLA FURIA NAZISTA / IL 10 XII 1944 / Friz Antonio nato a Pontebba il 6-2-1926 / Gerussi Luciano nato a Cassacco il 4-3-1924 / Jacuzzi Guglielmo nato a Sedegliano il 24-9-1920 / Pallavisini Bruno nato a Udine il 31-5-1915”. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Udine
Indirizzo: via Giuseppe Verdi, 30
Comune: Udine
Provincia: Udine (UD)
Regione: Friuli Venezia Giulia
Coordinate geografiche: Latitudine 46.06512 – Longitudine 13.23909

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Tag:

FONTI

Sitografia

A. Pepe, Friz Antonio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 15/3/2025

F. Verardo, UDINE, 10.12.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 15/3/2025

A Udine due ore e mezza in bici nella Resistenza, articolo pubblicato sul sito www.patriaindipendente.it consultato il 15/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 10/12/1944

Cognome / Nome: Friz Antonio; Gerussi Luciano; Jacuzzi Guglielmo; Pallavisini Bruno

Formazioni d’appartenenza: 1a brigata “Osoppo Friuli”; divisione Garibaldi “Natisone”

Data lapide: 1945

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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TARGA IN MEMORIA DI LAURA MAZZONI A SESTO FIORENTINO

TARGA IN MEMORIA DI LAURA MAZZONI A SESTO FIORENTINO

TARGA IN MEMORIA DI LAURA MAZZONI A SESTO FIORENTINO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Laura Mazzoni nacque il 4 novembre 1922 a Castello, all’epoca comune di Sesto Fiorentino e oggi quartiere a nord-ovest di Firenze, seconda di quattro sorelle, in una famiglia di ideali comunisti. Stando alle testimonianze di allora, Laura era una ragazza affascinante e avvenente: slanciata, raffinata nel portamento, elegante nel vestire, con gli occhi verdi e i capelli castano chiaro. All’età di diciannove anni convolò a nozze nella chiesa di San Michele a Castello; il suo matrimonio, però, durò poco, e la giovane tornò presto nella casa di famiglia. Convinta antifascista, militò nella Resistenza, entrando a far parte nel 1943 della divisione “Giustizia e libertà” nella compagnia “Fondi”. In sella alla sua bicicletta, come tante altre donne nel resto d’Italia, ricoprì il ruolo di staffetta partigiana e informatrice, sfidando quotidianamente con intrepido coraggio il pericolo nazifascista. Il 12 agosto 1944, il giorno dopo la liberazione di Firenze dall’occupazione tedesca e dai fascisti, Laura si trovava in località “il Pozzino”; improvvisamente, la zona fu bersaglio dell’artiglieria: colpita allo sterno da una scheggia di granata, Laura Mazzoni morì a nemmeno ventidue anni.

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Il 9 settembre 2019, in viale Pratese a Sesto Fiorentino, di fronte al Parco del Neto, è stata inaugurata una targa in ottone commemorativa di Laura Mazzoni; essa reca incisa l’iscrizione “Il Comune di Sesto Fiorentino / in memoria di / Laura Mazzoni / Sesto Fiorentino, 4 novembre 1922 / Firenze, 12 agosto 1944 / Partigiana, / divisione Giustizia e Libertà, compagnia Fondi”. Nel 2024, con una cerimonia svoltasi in largo V Maggio, sotto al grande murale “Alle Partigiane” dello street artist Nico Lopez Bruchi, la sezione ANPI di Sesto Fiorentino è stata intitolata a Laura. Infine, il 12 aprile 2025 a Firenze, poco distante dal luogo in cui la giovane staffetta venne uccisa, le è stato dedicato il largo tra via Reginaldo Giuliani e viottolone del Vivaio.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Sesto Fiorentino
Indirizzo: viale Pratese 181, sulla staccionata di fronte al Parco del Neto 
Comune: Sesto Fiorentino
Provincia: Firenze (FI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.84358 – Longitudine 11.18328

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FONTI

Bibliografia

Le rappresaglie nazifasciste sulle popolazioni toscane, a cura di U. Jona, Roma, Edizioni ANFIM, 2024, p. 226

C. Meriggi, Laura Mazzoni, in Ester e le altre. Donne di Sesto Fiorentino, a cura di M. Barducci, Sesto Fiorentino, Apice libri, 2024, pp. 129-142

Sitografia

Un luogo per ricordare Laura Mazzoni, giovane staffetta partigiana uccisa all’indomani della Liberazione, articolo pubblicato sul sito www.comune.firenze.it consultato il 29/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 12/8/1944

Cognome / Nome: Mazzoni Laura

Formazioni d’appartenenza: divisione “Giustizia e libertà”, compagnia “Fondi”

Data lapide: 9/9/2019

Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la targa è stata commissionata dal Comune di Sesto Fiorentino

Note: targa visibile e liberamente accessibile

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TARGA IN MEMORIA DI LAURA MAZZONI A SESTO FIORENTINO

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TARGA IN MEMORIA DI ADA NATALI A MASSA FERMANA

TARGA IN MEMORIA DI ADA NATALI A MASSA FERMANA

TARGA IN MEMORIA DI ADA NATALI A MASSA FERMANA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Ada Natali nacque a Massa Fermana (allora in provincia di Ascoli Piceno, oggi di Fermo) il 5 marzo 1898, secondogenita in una famiglia di solidi ideali antifascisti: il padre Giuseppe Natali, sarto e sindaco socialista della cittadina marchigiana, nel 1922 malmenato brutalmente dagli squadristi, e l’insegnante elementare Argia Germani, fervente cattolica. Diplomatasi nel 1915 all’istituto magistrale di Ascoli Piceno e ottenuta l’abilitazione all’insegnamento, la “maestra Ada” (come venne soprannominata dai concittadini) insegnò alle scuole elementari. Denunciata alla polizia fascista come “sovversiva comunista pericolosa”, nel 1926 venne confinata a lavorare a Roccafluvione (Ascoli Piceno). Quando il padre, alla fine del 1929, venne imprigionato, lei e la sorella Aurora (anch’ella maestra) vennero nuovamente sottoposte a controlli. Iscrittasi, sempre nel 1929, alla facoltà di Legge all’Università di Macerata, Ada chiese di poter insegnare in una scuola non troppo lontana: venne quindi spostata ad Appezzana di Loro Piceno (Macerata), una località all’epoca non raggiunta da strade e infrastrutture;

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per andare in università, la giovane era costretta a percorrere a piedi lunghi e impervi sentieri, per poi prendere un pullman per Macerata. Impegnandosi con tenacia, qualche anno dopo si laureò in Giurisprudenza, con la tesi Il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare; nello stesso periodo, oltre a studiare e a insegnare ai suoi alunni, istruì i braccianti analfabeti del posto. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la donna aderì alla Resistenza marchigiana, combattendo negli scontri di Pian di Pieca e San Ginesio (16-17 giugno 1944), dando asilo a soldati angloamericani, renitenti alla leva e ricercati dai nazifascisti. 

Iscrittasi al Partito comunista italiano, nel secondo dopoguerra fu la prima donna in Italia a essere eletta sindaco (1946-1959); nel 1946 istituì, a Massa Fermana, le “colonie” per i bambini, così da assicurare cibo e sostentamento per i figli delle famiglie più indigenti; nel 1948 entrò nella Camera dei deputati nelle file del Pci, assegnata alla Commissione istruzione e belle arti, alla Commissione affari interni e alla Commissione giustizia. Negli anni Cinquanta prese parte a svariate battaglie di partito: partecipò attivamente alla campagna elettorale in Sicilia; si adoperò affinché le operaie delle fabbriche di cappelli di Montappone (Fermo) ottenessero un regolare contratto di lavoro; si recò in Unione Sovietica assieme ad altri parlamentari. Per il suo operato venne spesso attaccata e denunciata dall’opposizione, ma fu sempre assolta con formula piena.  

Ritiratasi dalla vita politica, Ada Natali mantenne comunque contatti con alcuni colleghi e dirigenti del Partito comunista, nonché con esponenti del movimento di emancipazione femminile. Fu anche una fervente cattolica praticante, ed ebbe sempre ottimi rapporti con il clero locale. Ada morì nel suo paese d’origine il 27 aprile 1990, all’età di novantadue anni.

A Massa Fermana è stata intitolata una strada ad Ada Natali. Nel 2016, inoltre, all’esterno della sua abitazione natia, in via Giuseppe Garibaldi 38, è stata appesa una targa commemorativa, sulla quale si legge: “Casa natale di Ada Natali / 1898 – 1990 / Prima donna Sindaco d’Italia / Perseguitata politica / Partigiana decorata / Deputata della Repubblica”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Massa Fermana
Indirizzo: via Giuseppe Garibaldi, 38
Comune: Massa Fermana
Provincia: Fermo (FM)
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.15077 – Longitudine 13.47622

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FONTI

Bibliografia

G. Fillich, Ada Natali: donna e partigiana prima sindaca d’Italia, Fermo-Massa Fermana, SPI CGIL Lega di Fermo-Comune, 2021

Sitografia

J. Forani, M. Palma, Natali Ada, scheda pubblicata sul sito siusa-archivi.cultura.gov.it consultato il 27/6/2025

Ada Natali, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 27/6/2025

Ada Natali, profilo biografico pubblicato sul sito www.eletteedeletti.it consultato il 27/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 5/3/1898 – 27/4/1990

Cognome / Nome: Natali Ada

Formazioni d’appartenenza: Partito comunista italiano

Data lapide: 30/1/2016

Autore: non conosciuto

Note: targa visibile e liberamente accessibile

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TARGA COMMEMORATIVA IN MEMORIA DI PAOLA GARELLI E DEI PARTIGIANI GIUSTIZIATI ALLA FORTEZZA DEL PRIAMAR A SAVONA

TARGA COMMEMORATIVA IN MEMORIA DI PAOLA GARELLI E DEI PARTIGIANI GIUSTIZIATI ALLA FORTEZZA DEL PRIAMAR A SAVONA

TARGA COMMEMORATIVA IN MEMORIA DI PAOLA GARELLI E DEI PARTIGIANI GIUSTIZIATI ALLA FORTEZZA DEL PRIAMAR A SAVONA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Paola Garelli nacque in Piemonte, a Mondovì (Cuneo) il 14 maggio 1916. Di professione pettinatrice e parrucchiera, si sposò ed ebbe una figlia, chiamata Mimma. Fervente antifascista, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì convintamente alla Resistenza e, dall’ottobre del 1943, con il nome di battaglia “Mirka”, militò nella brigata SAP “Colombo”, divisione “Antonio Gramsci”, attiva in Liguria, a Savona. Svolgendo attività clandestina, Paola fu staffetta partigiana che assolse compiti di collegamento e rifornimento di viveri e munizioni per le bande di resistenti operanti nel Savonese. La giovane donna venne arrestata, dai fascisti delle Brigate nere, nella propria casa di Savona nella notte tra il 14 e il 15 ottobre 1944; imprigionata nella locale sede della Federazione fascista, per due settimane venne sottoposta a estenuanti interrogatori e torturata barbaramente. Il 1° novembre 1944, senza nemmeno essere processata, venne condotta nel fossato della fortezza ex Priamar di Savona e, assieme ai combattenti Giuseppe Francesco Baldassarre (Savona 1918),

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Pietro Casari o Cassano (Genova 1905), Luigia Comatto (altrove riportata come Luigina Comotto, Genova 1876), Franca Lanzone (Savona 1919) e Stefano Peluffo (Savona 1926), venne fucilata da un plotone d’esecuzione fascista. Quando morì, Paola Garelli aveva solo ventotto anni. La loro uccisione fu un’azione di rappresaglia in risposta all’attentato di via Poggi del 31 ottobre, nel quale venne freddato il maggiore della Guardia nazionale repubblicana Giorgio Massabò, membro del Tribunale speciale fascista. 

Prima di essere ammazzata, Paola ebbe il tempo di scrivere un’accorata, straziante lettera alla figlioletta: “Mimma cara, 

la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia ed ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io. 

Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.

Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi

la tua infelice mamma”.

Nella fortezza del Priamar a Savona, l’eccidio dei sei partigiani è ricordato da una targa in marmo chiaro, sulla quale si legge l’iscrizione a lettere capitali in bronzo: “ENTRO LE MURA DI QUESTA FORTEZZA / IL 1° NOVEMBRE 1944 / VENIVANO FUCILATI DAI NAZI-FASCISTI / GARELLI PAOLA / LANZONI FRANCA / COMOTTO LUIGINA / BALDASSARRE GIUSEPPE / PELUFFO STEFANO / CASSANO PIETRO / AI GLORIOSI MARTIRI DELLA LIBERTÀ / LA RICONOSCENZA DEL POPOLO SAVONESE”; essa è stata inaugurata l’8 marzo 1948. Nel 2015, a Cuneo, la scuola primaria dell’Istituto Comprensivo Cuneo Corso Soleri è stata intitolata a Paola Garelli.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Savona
Indirizzo: fortezza del Priamar, corso Giuseppe Mazzini
Comune: Savona
Provincia: Savona (SV)
Regione: Liguria
Coordinate geografiche: Latitudine 44.30472 – Longitudine 8.48425

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FONTI

Bibliografia

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945), a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Torino, Einaudi, 2003, p. 131

Sitografia

G. Carrara, D. Ferrero, F. Mocco, Fortezza Priamar, Savona, 01.11.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 14/5/2025

I. Pizzirusso, Paola Garelli (Mirka), profilo biografico pubblicato sul sito www.ultimelettere.it consultato il 14/5/2025

La parrucchiera Partigiana: PAOLA GARELLI, articolo pubblicato sul sito www.gruppolaico.it consultato il 14/5/2025 

Scuole di Cuneo dedicate alle donne partigiane: intitolata a Paola Garelli la scuola di corso Soleri, articolo pubblicato sul sito www.targatocn.it consultato il 14/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/11/1944

Cognome / Nome: Garelli Paola; Lanzoni Franca; Comotto Luigina; Baldassarre Giuseppe; Peluffo Stefano; Cassano Pietro

Formazioni d’appartenenza: brigata SAP “Colombo”, divisione “Antonio Gramsci”

Data lapide: 8/3/1948

Autore: non conosciuto

Note: lapide non visibile e non liberamente accessibile. Orari contingentati in base alle aperture della fortezza

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TARGA COMMEMORATIVA IN MEMORIA DI PAOLA GARELLI E DEI PARTIGIANI GIUSTIZIATI ALLA FORTEZZA DEL PRIAMAR A SAVONA

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GINETTA MORONI SAGAN

GINETTA MORONI SAGAN

© Comune di Milano – Questa immagine è protetta da copyright

Ginetta Teresa Moroni nacque a Milano il 1° giugno 1925, in una famiglia di solidi ideali antifascisti; entrambi medici e attivi nell’opposizione al regime mussoliniano, il padre era cattolico, mentre la madre era ebrea. Nel 1943, quando Ginetta era ancora studentessa, ambedue i genitori vennero arrestati: il papà fu fucilato dai repubblichini delle Brigate nere, mentre la mamma venne deportata nel campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz, dove trovò la morte. La giovane Ginetta Moroni aderì subito con entusiasmo e abnegazione alla Resistenza, militando come staffetta col nome di battaglia di “Topolino” nei Gruppi di azione patriottica in Lombardia; si occupò principalmente di far espatriare Oltralpe ebrei, antifascisti e ricercati dai nazifascisti, nonché di divulgare volantini contro il governo. Probabilmente a seguito di una delazione, venne catturata dai fascisti delle Brigate nere in Valtellina, in provincia di Sondrio, e rimase loro prigioniera per quarantacinque giorni: in questo periodo fu sottoposta a ogni forma di violenza e di tortura, ma non tradì mai i suoi compagni partigiani.

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Condivise parte della sua prigionia con il medico e partigiano Tiberio Pansini (1917-1945). Ginetta venne liberata in maniera avventurosa dai resistenti con l’aiuto di alcuni militari tedeschi disertori, e poté quindi dedicarsi nuovamente all’attività clandestina antigovernativa: in totale, durante la Liberazione salvò oltre 300 persone. 

Al termine della guerra, la ragazza si trasferì a Parigi, presso amici di famiglia, e studiò alla Sorbona; in questa città incontrò personalità di spicco come lo scrittore, drammaturgo e attivista politico Albert Camus, sostenitore del pacifismo e della solidarietà tra le genti, o il filosofo Jean-Paul Sartre. Spostatasi in America, conobbe il medico statunitense Leonard Sagan (1928-1997), con il quale convolò a nozze ed ebbe tre figli; stabilitasi ad Atherton, in California, nel 1968 fondò il diciannovesimo gruppo statunitense di Amnesty International, proseguendo le sue battaglie umanitarie a difesa dei diritti di tutti, in special modo di donne e bambini. Per esempio, nel 1971 organizzò un concerto con la cantautrice e attivista Joan Chandos Baez a sostegno dei prigionieri politici della Dittatura dei Colonnelli in Grecia; nel 1981, con la nascita della fondazione “Aurora”, rese manifeste a tutto il mondo le violazioni perpetrate in Polonia e in Vietnam.

Ginetta Moroni Sagan nel 1987 vinse il premio “Jefferson Award for Public Service” nella categoria “Greatest Public Service Benefiting the Disadvantaged”; nel 1994 fu insignita dall’allora presidente degli Stati Uniti, il democratico Bill Clinton, della Medaglia della libertà; nel 1995 ricevette l’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Presidente onorario di Amnesty International USA, per onorare il suo operato è stato istituito il “Ginetta Sagan Aaward”, un premio annuale di 20.000 $ per una o più donne impegnate nel proteggere le vite e le libertà di bambini e donne, soprattutto in zone nelle quali vengono calpestati i diritti umani. Tra le vincitrici, ricordiamo l’attivista afghana Sima Wali (1999), Sonia Pierre (Repubblica Dominicana, 2003), l’insegnante Nebahat Akkoc (Turchia, 2004), la giornalista e attivista Amal Khalifa Habbani (Sudan, 2015), l’avvocato Suha Tutunji (Libano, 2022), la polacca Justyna Wydrzyńska (2023).

Ginetta Moroni Sagan è morta di cancro ad Atherton il 25 agosto 2000, all’età di settantacinque anni. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: ciclovia “Staffette Partigiane”, corso Sempione all’angolo con via Pietro Moscati
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia 
Coordinate geografiche: Latitudine 45.47880 – Longitudine 9.16894

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FONTI

Bibliografia

Ginetta Moroni Sagan, in E se io lotto da partigiana, Milano, Non Una Di Meno Milano, s.d., s.p.

Sitografia

Ginetta Moroni Sagan, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 30/6/2025

Milano è Memoria. Intitolata alla Staffette Partigiane la ciclovia di corso Sempione, articolo pubblicato sul sito www.comune.milano.it consultato il 30/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/6/1925 – 25/8/2000

Cognome / Nome: Moroni Sagan Ginetta Teresa

Formazioni d’appartenenza: Gruppi di azione patriottica

Data lapide: 24/4/2025

Autore: non conosciuto

Note: segnaletica visibile

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