STRADA INTITOLATA A LORENZO FAVA A NOCERA INFERIORE

STRADA INTITOLATA A LORENZO FAVA A NOCERA INFERIORE

STRADA INTITOLATA A LORENZO FAVA A NOCERA INFERIORE

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Lorenzo Fava nacque a Nocera Inferiore (Salerno) il 20 maggio 1919. Trasferitosi con la famiglia nel Polesine, a Lendinara (Rovigo), successivamente si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Padova. Nel 1941 si arruolò nel corpo degli Alpini e frequentò la Scuola allievi ufficiali di Bassano del Grappa; dopo un anno di corso, col grado di sottotenente fu inviato nei Balcani, in Montenegro. Ritornato in Italia nel 1943, alla firma dell’armistizio dell’8 settembre si trovava a casa in licenza: prontamente, aderì alla Guerra di liberazione, militando nelle prime formazioni partigiane venete e, successivamente, nei Gruppi di azione patriottica (GAP) di Verona. In quei mesi si distinse per coraggio e valore, ostacolando i nazifascisti con imprese quali il sabotaggio e l’interruzione della linea ferroviaria Verona-Brennero. Il 17 luglio 1944, assieme ai gappisti Emilio Bernardinelli, Aldo Petacchio, Vittorio Ugolini, Berto Zampieri e Danilo Preto, assaltò il carcere veronese degli Scalzi per rimettere in libertà il sindacalista e politico Giovanni Roveda (1894-1962), qui imprigionato a inizio del 1944.

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Fava rimase gravemente ferito alla clavicola, al braccio destro e al polmone sinistro; ricoverato in ospedale, venne poi consegnato ai fascisti del 40° battaglione mobile della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) che lo rinchiusero nella prigione di Montorio (Verona). Qui fu sottoposto a prolungati interrogatori e ad atroci torture, ma non tradì mai i compagni resistenti. Lorenzo Fava venne giustiziato il 23 agosto 1944 al poligono di tiro di Forte San Procolo (Verona), fucilato alla schiena: aveva solo venticinque anni.

L’Università di Padova gli conferì la laurea ad honorem. Nel 1944 venne, inoltre, insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Entrato fra i primi nel movimento partigiano, servì la Causa con intelligenza, coraggio ed abnegazione. Profondo nel pensiero, quanto audace nell’azione, ideò e portò a termine numerosi colpi di mano ed atti di sabotaggio. Gravemente ferito durante l’attacco alle carceri di Verona per la liberazione di un noto prigioniero politico colà detenuto, fu catturato e sottoposto alle più crudeli torture che non valsero a piegarlo. Gli stessi nemici rimasero stupefatti di tanta forza morale, ma il loro odio ebbe il sopravvento sull’ammirazione e decisero di sopprimerlo. Fu segretamente trucidato e la sua sublime morte fa di lui la più luminosa figura del movimento partigiano veronese”.

In Campania, a Nocera Inferiore, suo paese natale, gli è stata intitolata una via; pure a Verona gli hanno dedicato una strada. A Lendinara, in riviera San Biagio 3, è stata appesa una targa commemorativa in marmo all’esterno dell’abitazione di Lorenzo Fava.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Nocera Inferiore
Indirizzo: via Lorenzo Fava
Comune: Nocera Inferiore
Provincia: Salerno (SA) 
Regione: Campania
Coordinate geografiche: Latitudine 40.74437 – Longitudine 14.63873

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Tag:

FONTI

Bibliografia

G. De Bosio, Fuga dal carcere. 1944. La liberazione di Giovanni Roveda, Vicenza, Neri Pozza, 2021

M. Zangarini, Storia della Resistenza veronese, Verona, Cierre, 2012, pp. 248-268

Sitografia

A. Martini, VERONA, 23.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 19/3/2025

Fava Lorenzo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 19/3/2025

Lorenzo Fava, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 19/3/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 23/8/1944

Cognome / Nome: Fava Lorenzo

Formazioni d’appartenenza: Alpini; prime formazioni partigiane venete; GAP di Verona

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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LARGO INTITOLATO A CARLA CAPPONI A ROMA

LARGO INTITOLATO A CARLA CAPPONI A ROMA

LARGO INTITOLATO A CARLA CAPPONI A ROMA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Carla Capponi nacque a Roma, in una famiglia colta fieramente antifascista di origini marchigiane, il 7 dicembre 1918. Studentessa presso il più antico liceo classico dell’Urbe, il liceo “Ennio Quirino Visconti”, in quegli anni fu in collegamento con il gruppo dei cattolici comunisti. Si iscrisse all’università alla facoltà di Legge ma nel 1940, alla morte in miniera del padre, fu costretta a interrompere gli studi e a lavorare per contribuire al sostentamento dei familiari. Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si unì alla Resistenza romana, militando nel Gap Centrale “Carlo Pisacane” ed entrando nel Partito comunista italiano; nei giorni immediatamente successivi, con coraggio partecipò alla difesa di Roma dagli occupanti nazisti, e assistette i feriti. Con il nome di battaglia “Elena”, prese parte a svariate imprese: per esempio, nell’ottobre 1943, a bordo di un autobus affollato, rubò la pistola a un milite repubblichino; la sera del 17 dicembre uccise un nazista in via Veneto; il 3 marzo 1944 era presente, assieme ad atri gappisti, alla barbara uccisione di Teresa Talotta Gullace, nel quartiere Prati…

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il 9 marzo incendiò e fece saltare in aria in via Claudia un’autocisterna tedesca; il 23 marzo fu tra gli organizzatori e gli esecutori dell’attentato di via Rasella, dal quale scaturì come rappresaglia il massacro delle Fosse Ardeatine; il 5 maggio, insieme al compagno di lotta e di vita Rosario Bentivegna “Sasà”, diede alle fiamme l’archivio delle liste di leva; l’8 maggio, con Bentivegna e alcuni partigiani russi, catturò militari nazisti e sequestrò armi e munizioni. Con Marisa Musu (detta “Rosa”), Lucia Ottobrini (soprannominata “Maria”) e Maria Teresa Regard chiamata “Piera”, fu una delle quattro ragazze dei Gap romani, e la sua signorile dimora al Foro Traiano divenne un punto di riferimento per l’attività clandestina, nonché per il Comitato femminile di assistenza. Dopo che, nel giugno del 1944, Roma venne liberata dai nazifascisti, il 22 settembre Carla Capponi convolò a nozze con Rosario Bentivegna, dal quale divorziò nel 1974; dalla loro unione nacque la figlia Elena (1945-2015). 

Per la sua strenua e valorosa opposizione ai tedeschi e ai repubblichini, venne insignita dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare, con la seguente motivazione: “Partigiana volontaria ascriveva a sé l’onore delle più eroiche imprese nella caccia senza quartiere che il suo gruppo d’avanguardia dava al nemico annidato nella cerchia dell’abitato della città di Roma. Con le armi in pugno, prima fra le prime, partecipava a decine di azioni distinguendosi in modo superbo per la fredda decisione contro l’avversario e per spirito di sacrificio verso i compagni in pericolo. Nominata vice comandante di una formazione partigiana guidava audacemente i compagni nella lotta cruenta, sgominando ovunque il nemico e destando attonito stupore nel popolo ammirato da tanto ardimento. Ammalatasi di grave morbo contratto nella dura vita partigiana, non volle desistere nella sua azione fino a fondo impegnata per il riscatto delle concusse libertà. Mirabile esempio di civili e militari virtù del tutto degna delle tradizioni di eroismo femminile del Risorgimento italiano”. 

Nel secondo dopoguerra, fu più volte eletta parlamentare nelle liste del Partito comunista italiano; nei primi anni Settanta, Carla Capponi fu membro della Commissione Giustizia. Sino alla morte, fece parte del Comitato di presidenza dell’ANPI; si impegnò, inoltre, nel risanamento delle borgate e nel coordinamento delle attività delle donne nelle periferie della Capitale. Poco prima di morire, diede alle stampe per i tipi de il Saggiatore un volume di memorie inerente ai Gap di Roma: Con cuore di donna

Carla è morta a Zagarolo (Roma) il 23 novembre 2000, alla soglia degli ottantadue anni; inizialmente tumulata nel cimitero del Verano, le sue ceneri e quelle dell’ex marito vennero disperse, nel 2014, nel fiume Tevere. 

A Roma, sua città natale, nel 2007 le è stato intitolato un largo sterrato all’interno del parco pubblico di Villa Pamphili.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Roma
Indirizzo: largo Carla Capponi
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.89114 – Longitudine 12.43035

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

M. Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della resistenza, Milano, Mursia, 1998, pp. 54, 95, 110, 114-116, 118-120, 122-129

C. Capponi, Con cuore di donna, Milano, il Saggiatore, 2000

Sitografia

P. Staccioli, Carla Capponi (detta Elena), profilo biografico pubblicato sul sito www.enciclopediadelledonne.it consultato il 28/6/2025

Capponi Carla, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 28/6/2025

Carla Capponi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 28/6/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 7/12/1918 – 23/11/2000

Cognome / Nome: Capponi Carla

Formazioni d’appartenenza: Gap Centrale “Carlo Pisacane”; Partito comunista italiano

Data lapide: 2007

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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LARGO INTITOLATO A CARLA CAPPONI A ROMA

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ELENA DREHER FISCHLI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

ELENA DREHER FISCHLI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

ELENA DREHER FISCHLI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Di famiglia valdese risiedente a Malnate (Varese), Elena Dreher nacque a Milano il 28 giugno 1913. Convinta antifascista, fu costretta a interrompere gli studi poiché non iscritta all’equivalente femminile dell’Opera nazionale Balilla; inoltre, venne spesso licenziata non appena venivano alla luce i propri ideali politici. Durante la Resistenza aderì con entusiasmo alla lotta contro i nazifascisti, entrando nel Partito d’azione e, dal 1943, nei Gruppi di difesa della donna; fece parte anche del Comitato di liberazione nazionale (Cln). Numerose furono le sue attività e imprese nelle vesti di partigiana, nelle quali mise a repentaglio la proprio vita: assistette le compagne dei deportati e dei perseguitati politici; ricercò luoghi per le riunioni clandestine dei resistenti; procurò documenti falsi e lasciapassare; ricoverò i feriti negli ospedali e trovò un nascondiglio per i ricercati dal regime; sfollata momentaneamente a Varese, piuttosto che espatriare in Svizzera tornò a Milano con i capelli tinti e una nuova acconciatura, così da non farsi identificare dai tedeschi e dai repubblichini.

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Nell’aprile del 1945 scortò Ferruccio Parri attraverso un valico alpino e gli trovò rifugio a Milano, presso amici genovesi. Dopo la Liberazione, Elena Dreher fu la prima donna in Italia a ricoprire un incarico pubblico, divenendo assessore all’Assistenza e Beneficenza a Milano, città nella quale fondò la prima scuola di Servizio sociale. Assieme al marito, l’architetto e pittore Hans Fischli (1909-1989), si trasferì in Svizzera, a Zurigo, dove si occupò con zelo della sussistenza e della difesa dei lavoratori italiani, militò nel movimento pacifista e in quello ecumenico, e fu impegnata nelle attività della Chiesa evangelica italiana in Svizzera. Elena Fischli Dreher è morta a Zurigo il 24 dicembre 2005, all’età di novantadue anni.

Nel 2015 il suo nome è stato iscritto al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, con la motivazione: “Milano onora in lei una servitrice fedele delle Istituzioni democratiche e della Costituzione, della libertà e della pace con un’opera infaticabile di promozione sociale a favore delle donne e dei lavoratori”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazzale Cimitero Monumentale
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.48591 – Longitudine 9.17923

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Tag:

FONTI

Bibliografia

M. Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della resistenza, Milano, Mursia, 1998, pp. 40, 64

Sitografia

Elena Fischli Dreher, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 27/6/2025

Elena Fischli Dreher, profilo biografico pubblicato sul sito monumentale.comune.milano.it consultato il 27/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 28/6/1913 – 24/12/2005

Cognome / Nome: Fischli Dreher Elena

Formazioni d’appartenenza: Partito d’azione; Gruppi di difesa della donna; Comitato di liberazione nazionale

Data lapide: 2/11/2015

Autore: non determinabile

Note: lapide non visibile e non liberamente accessibile. Orari contingentati in base alle aperture del Cimitero Monumentale

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ELENA DREHER FISCHLI – FAMEDIO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

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STRADA INTITOLATA A LIVIA BRUNA BIANCHI A MELARA

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Livia Bruna Bianchi nacque nel Polesine, a Melara (Rovigo) il 19 luglio 1919, in un’umile famiglia di braccianti. All’età di sedici anni convolò a nozze con Bruno Bizzarri di Revere (Mantova); dalla loro unione nacque un figlioletto. Chiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale, il marito venne fatto prigioniero degli angloamericani. Rimasta quindi sola e senza un impiego, con a carico un bambino da sfamare e crescere, agli inizi del 1943 Livia si trasferì in Piemonte, nel Vercellese, dove erano emigrati i genitori; presto trovò lavoro a Torino, città dove incominciò ad avere contatti con ambienti antifascisti. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, affidato il figlio alla cura dei propri genitori, Livia Bruna Bianchi entrò con coraggio e convinzione nella Resistenza, militando con il nome di battaglia “Franca” nel battaglione “Ugo Ricci” della 52ª brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, operativo nella Valsolda (Como), sulla sponda italiana del lago di Lugano. Ella prese parte ad azioni di guerriglia contro i nazifascisti, funse da staffetta partigiana e da cuciniera per i compagni: per far ciò, spesso si travestì da accattona per elemosinare pane, uova, vino e altri viveri tra la popolazione della zona.

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I resistenti la soprannominarono “la dottoressa” perché si prendeva cura di loro. I fascisti dell’XI brigata nera “Cesare Rodini” inutilmente cercarono, con la collaborazione del parroco di Porlezza (Como), di farla uscire dalla Resistenza, così da poter catturare anche gli altri partigiani. Nella notte del 20 gennaio 1945, i repubblichini giunsero a Porlezza, in località Cima, e accerchiarono la casa dove si erano rifugiati Livia e altri cinque compagni. Dopo un lungo scontro a fuoco, i sei antifascisti esaurirono le munizioni e furono costretti alla resa. Arrestati dai fascisti, la mattina del 21 gennaio 1945 vennero spogliati dei propri indumenti e condotti al cimitero di Cima di Porlezza per essere fucilati; a Livia Bruna Bianchi fu concessa la grazia poiché donna, ma la partigiana “Franca” con indomito coraggio rifiutò, e venne giustiziata assieme ai cinque resistenti, all’età di venticinque anni. Gli altri uccisi furono Giuseppe Selva detto “Falco” (ventotto anni), il ventenne Andrea Capra chiamato “Russo”, il ventiseienne Gilberto Carminelli (nome di battaglia “Fausto”), Ennio Ferrari soprannominato “Carlino” (diciassette anni), il ventunenne Angelo Selva detto “Puccio”. La salma di Livia riposa nel camposanto di Melara.

Livia Bruna Bianchi è stata insignita dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Nel settembre 1943, accorreva con animo ardente nelle file dei partigiani, trasfondendo nei compagni di lotta il fuoco della sua fede purissima per la difesa del sacro suolo della Patria oppressa. Volontariamente si offriva per guidare in ardita ricognizione attraverso la impervia montagna una pattuglia che, scontratasi con un grosso reparto nemico impegnava dura lotta, cui essa, virilmente impugnando le armi, partecipava con leonino valore, fino ad esaurimento delle munizioni. Insieme ai compagni veniva catturata e sottoposta ad interrogatori e sevizie, che non piegarono la loro fede. Condannati alla fucilazione lei veniva graziata, ma fieramente rifiutava per essere unita ai compagni anche nel supremo sacrificio. Cadde sotto il piombo nemico unendo il suo olocausto alle luminose tradizioni di patriottismo nei secoli fornite dalle donne d’Italia”.

A Melara, paese natale della partigiana combattente, le è stata intitolata una via. Nel cimitero di Cima di Porlezza, un sobrio monumento ricorda i sei resistenti fucilati. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Melara
Indirizzo: via Livia Bianchi
Comune: Melara
Provincia: Rovigo (RO) 
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.06526 – Longitudine 11.20023

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Tag:

FONTI

Bibliografia

R. Cairoli, Nessuno mi ha fermata. Antifascismo e Resistenza nell’esperienza delle donne del Comasco 1922-1945, Como, NodoLibri, 2005, pp. 229-234

Sitografia

R. Cairoli, CIMA DI PORLEZZA, 21.01.1945, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 9/5/2025

BIANCHI Livia, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 9/5/2025

Livia Bianchi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 9/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 21/1/1945

Cognome / Nome: Bianchi Livia Bruna

Formazioni d’appartenenza: battaglione “Ugo Ricci” della 52ª brigata Garibaldi “Luigi Clerici”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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STRADA INTITOLATA A GIORGIO OTTONE LEVITZ A TRIESTE

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Giorgio Ottone Levitz nacque a Trieste il 7 maggio 1922. Nel luglio del 1940, a soli diciotto anni, lasciò la famiglia e il proprio lavoro in uno studio fotografico di Trieste per arruolarsi volontariamente nella Regia aeronautica come allievo elettricista. Dopo aver frequentato i corsi a Novara e, successivamente, a Napoli, nell’estate del 1941 venne destinato come radiotelegrafista nell’arcipelago del Dodecaneso, nell’isola greca di Rodi, militando nell’Aviazione dell’Egeo. Assegnato, come aviere scelto elettricista, all’aeroporto di Gadurrà, venne poi trasferito all’aeroporto di Marizza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Giorgio riuscì a sfuggire alla cattura da parte dei nazisti, ed entrò in contatto con la Resistenza greca: un suo ex compagno divenuto partigiano gli consigliò di mettersi al servizio della locale stazione radio tedesca, così da poter trasmettere informazioni segrete al comando inglese. Levitz accettò di buon grado e, per circa un anno, portò avanti con intrepido coraggio questo delicato e rischiosissimo compito, aiutando così i resistenti greci e gli Alleati.

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Il giovane triestino venne però scoperto dai nazisti che, arrestatolo, lo interrogarono e seviziarono brutalmente per giorni, sperando invano di ottenere qualche confessione dei suoi legami con la Resistenza greca. Giorgio Ottone Levitz non proferì parola e venne giustiziato dai tedeschi, a soli ventidue anni, il 20 settembre 1944; dopo la sua uccisione, fu promosso a primo aviere. Nel 1944, Giorgio è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Dopo avere preso parte attivamente alle operazioni belliche che precedettero la resa di Rodi, evitò la deportazione in prigionia dandosi alla macchia. Successivamente sollecitato da un compagno d’arme accettò di prendere servizio con i tedeschi alla stazione radio allo scopo di attingere notizie e trasmetterle al Comando inglese. Per molti mesi, nonostante il rischio mortale sempre incombente, adempì scrupolosamente il compito assegnatogli arrecando notevole contributo alle azioni belliche degli alleati nell’Egeo. Scoperto dal nemico, sopportava stoicamente interrogatori e sevizie e immolava la sua giovane vita dinanzi al plotone di esecuzione al grido di «Viva l’Italia»”. 

A Trieste, una via è stata intitolata a Giorgio Levitz. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Trieste
Indirizzo: via Giorgio Levitz
Comune: Trieste
Provincia: Trieste (TS) 
Regione: Friuli Venezia Giulia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.61768 – Longitudine 13.82727

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FONTI

Sitografia

Giorgio Ottone Levitz, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 6/5/2025

Levitz Giorgio Ottone, profilo biografico pubblicato sul sito www.combattentiliberazione.it consultato il 6/5/2025

LEVITZ Giorgio Ottone, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 6/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 20/9/1944

Cognome / Nome: Levitz Giorgio Ottone

Formazioni d’appartenenza: Regia aeronautica (Aviazione dell’Egeo)

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: segnaletica visibile

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