VIA FAUSTO COSSU A PODENZANO

VIA FAUSTO COSSU A PODENZANO

VIA FAUSTO COSSU A PODENZANO

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Fausto Cossu (Tempio Pausania 1915 – Piacenza 2005) è stato il comandante della Divisione “Giustizia e Libertà” operante nel Piacentino, tra Val Trebbia e Val Tidone. Avvocato, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, viene catturato dai tedeschi sul fronte balcanico all’indomani dell’Armistizio. Con una decina di altri commilitoni riesce a fuggire nel corso della deportazione verso l’Austria: raggiungono prima Bologna, poi la Val Trebbia, dove un membro del gruppo aveva in precedenza prestato servizio. Qui, nel gennaio 1944, si aggregano alla “banda Remigio”, formazione composta da contadini antifascisti e dislocata alla cascina Alzanese, nel comune di Piozzano. Cossu diviene da subito leader del gruppo e organizza la formazione partigiana in maniera gerarchica e militare, con un forte carattere patriottico e antipolitico. La brigata, denominata dapprima “Compagnia Carabinieri Patrioti”, nell’agosto 1944 assume l’intitolazione “Giustizia e Libertà”. Alla base della scelta, che male si sposa con l’orientamento conservatore e monarchico di Cossu e di diversi componenti dello Stato maggiore, è la volontà di porsi in modo chiaro fuori dall’orbita comunista e democristiana.

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La decisione di Cossu si salda inoltre con il grande attivismo dispiegato dal Partito d’Azione in Emilia Romagna. Nel febbraio 1945, a seguito di una riorganizzazione complessiva della XIII zona partigiana, la Divisione abbandona i richiami politici e si rinomina “Piacenza”. Nel dopoguerra Fausto Cossu è questore della città nominato dal Comitato di liberazione nazionale – CLN, incarico che ricopre per poco meno di un mese, prima di ritirarsi dalla vita politica. Vive fino alla sua morte a Piacenza, dove esercita la professione di avvocato.

Iara Meloni

Localizzazione

Località: Podenzano
Indirizzo: via Fausto Cossu
Comune: Podenzano
Provincia: Piacenza (PC)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.95666082806084 – Longitudine 9.695408068960491

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Tag:

FONTI

Bibliografia
A. La Rosa, Storia della Resistenza nel Piacentino, Amministrazione provinciale di Piacenza, 1985

I. Meloni e G. B. Menzani, Ribelli all’ombra della Pietra, Piacenza, Officine Gutenberg, 2019

T. Mulas, Partigiani e antifascisti sardi, FIAP, 2005

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 1915 – 2005

Cognome / Nome: Cossu Fausto

Formazioni d’appartenenza: Divisione “Giustizia e Libertà”; XIII Zona partigiana

Data/e opera: non determinabile

Autore / i: non determinabile

Note: situata all’uscita del paese di Podenzano, in direzione San Giorgio Piacentino, la strada carrabile è di facile accesso

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CASCINA ALZANESE A PIOZZANO. QUARTIER GENERALE DELLA DIVISIONE “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”

CASCINA ALZANESE A PIOZZANO. QUARTIER GENERALE DELLA DIVISIONE “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”

CASCINA ALZANESE A PIOZZANO. QUARTIER GENERALE DELLA DIVISIONE “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”

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La cascina Alzanese (in dialetto “La Sanese”) è la storica sede del Quartier generale della Divisione “Giustizia e Libertà” al comando di Fausto Cossu. La cascina è di proprietà dei fratelli Albasi, contadini antifascisti, che già all’indomani dell’Armistizio iniziano a raccogliere ex prigionieri di guerra, sbandati e renitenti alla leva. Nel gennaio 1944 giunge all’Alzanese un gruppo di Carabinieri guidati da Cossu, che imprime alla banda una forte organizzazione militare e aggrega intorno a sé comandanti di valore, ai quali affida distaccamenti dislocati in tutta la Val Trebbia e la Val Tidone. Nell’agosto 1944 la formazione, inizialmente denominatasi “Compagnia Carabinieri Patrioti”, aderisce al Partito d’Azione e si ribattezza Brigata “Giustizia e Libertà”. Si tratta di un’adesione dettata probabilmente più dalla volontà di porsi in modo chiaro e inequivocabile fuori dall’orbita e dalle ingerenze comuniste e democristiane, che da una precisa adesione agli ideali giellisti. Fausto, tuttavia, avvia contatti e collaborazioni solide con le reti azioniste lombarde ed emiliane, tramite Leonida Patrignani “Bandiera”. Per tutti i mesi della lotta clandestina, la cascina Alzanese rimane il fulcro dell’imponente formazione giellista, sede dei servizi di Intendenza, Stato maggiore, Matricola e anche di un servizio Stampa e Propaganda all’interno del quale ricopre un ruolo fondamentale Bianca Ceva, che imprime alle pubblicazioni della formazione (a partire dal periodico “Il Grido del Popolo”) un chiaro indirizzo azionista. A seguito del grande rastrellamento dell’inverno 1944-45 la formazione è costretta a disperdersi. Nella riorganizzazione del febbraio 1945, su indicazione del Comitato di liberazione nazionale piacentino, la formazione abbandona la denominazione politica e diventa la Divisione “Piacenza”. Alla smobilitazione è la formazione più imponente del Piacentino, con oltre 3100 partigiani/e, patrioti/e, benemeriti/e riconosciuti, organizzati in undici brigate che controllano le valli del Trebbia e del Tidone e parte dell’Oltrepò pavese.

Iara Meloni

Localizzazione

Località: Casa Sanese
Indirizzo: località Casa Sanese
Comune: Piozzano
Provincia: Piacenza (PC)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.87257171590716 – Longitudine 9.445192639329862

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Tag:

FONTI

Bibliografia
I. Meloni – G. B. Menzani, Ribelli all’ombra della Pietra, Piacenza, Officine Gutenberg, 2019

Fonti d’archivio
Archivio ANPI Piacenza, Divisione Piacenza, 13 bb.

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 9/1943 – 4/1945

Cognome / Nome: Cossu Fausto; Albasi (fratelli); Patrignani Leonida; Ceva Bianca

Formazioni d’appartenenza: Divisione “Giustizia e Libertà”, XIII zona partigiana

Data/e opera: non determinabile

Autore / i: non determinabile

Note: la cascina è attualmente diroccata e collocata in area privata ma è facilmente visibile dal sentiero escursionistico adiacente, raggiungibile a piedi. Non presenta particolari targhe o segni di riconoscimento.

Il luogo è toccato dal sentiero SL 17 “Sentiero di Giustizia e Libertà”, tracciato dal Museo della Resistenza Piacentina, e inserito nella rete dei Sentieri della Libertà: www.xn--sentieridellalibert-oub.it

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CASCINA ALZANESE A PIOZZANO. QUARTIER GENERALE DELLA DIVISIONE “GIUSTIZIA E LIBERTÀ”

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DUE PIETRE D’INCIAMPO IN RICORDO DEI FRATELLI TONINO E ARTURO SPAZZOLI, A FORLÌ

DUE PIETRE D’INCIAMPO IN RICORDO DEI FRATELLI TONINO E ARTURO SPAZZOLI, A FORLÌ

DUE PIETRE D’INCIAMPO IN RICORDO DEI FRATELLI TONINO E ARTURO SPAZZOLI, A FORLÌ

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Il 17 aprile 2023 sono state messe in posa due pietre d’inciampo a ricordo dei fratelli Arturo e Tonino Spazzoli uccisi dai nazifascisti rispettivamente il 18 e il 19 agosto 1944. Sono poste davanti al civico 33 dell’attuale Viale fratelli Spazzoli, allora Via Oliveti, dove abitavano e dove, il 6 agosto 1944 furono arrestati Tonino Spazzoli, il figlio Aroldo, la sorella Itala con sua figlia Franca Ferrini e Gino Casali un altro nipote con la chiara e fortissima volontà di colpire una intera famiglia, repubblicana e mazziniana, impegnata nella guerra per la democrazia. La piccola villetta faceva parte di una specifica urbanizzazione realizzata dal regime fascista nel 1936 riservata esclusivamente ai reduci invalidi e mutilati della prima guerra mondiale e da tutti conosciute come le “villette dei mutilati”. Gli Spazzoli erano anima della resistenza romagnola pienamente inseriti nel movimento Giustizia e Libertà e nell’organizzazione Ori di Raimondo Cravero. Tonino (1899/1944), pluridecorato ardito della prima guerra, e Arturo (1923/1944), ex Allievo dell’Accademia Aeronautica Militare, divenuto poi agente della Oss statunitense, ebbero un importante ruolo organizzativo e di collegamento con i vari gruppi combattenti, in particolare il 1° battaglione Ori Corbari – Casadei e la Ottava Brigata Garibaldi.
Tra il novembre 1943 e il maggio 1944 con due diverse operazioni organizzarono e guidarono il trasferimento oltre le linee del fronte di un gruppo di oltre 30 alti ufficiali alleati evasi dai campi di detenzione. Con loro collaborarono tra gli altri il regista Bruno Vailati (Italo Morandi) agente del controspionaggio alleato, e Giusto Tolloy. La vicenda conosciuta come “la fuga dei generali inglesi” è riportata nella Storia della Seconda Guerra Mondiale scritta da Sir Winston Churchill ed è unanimemente considerato il momento in cui gli inglesi si convincono di potersi completamente fidare della resistenza romagnola. Tra gli ufficiali inglesi erano tra l’altro il tenente generale Neame, ex comandante delle truppe britanniche in Cirenaica, il brigadiere generale Combe che una volta rientrato guidò l’armata nello sfondamento della linea gotica e il maggiore lord Ranfurly, cugino della regina.

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L’operazione vide la partecipazione di moltissime persone che, come in una trafila garibaldina, guidarono i gruppi durante il tragitto dall’appennino tosco romagnolo fino al superamento del fronte.
Tonino Spazzoli, ricercatissimo, fu arrestato per una spiata proprio nella sua abitazione dove si era recato per distruggere importantissimi documenti nascosti in una intercapedine del sottotetto. Dopo essere stato a lungo torturato, senza però rivelare nulla della sua rete, fu ucciso il 19 agosto. Il giorno prima, 18 agosto, anch’egli tradito da una spia cadde in combattimento il giovanissimo Arturo assieme a Silvio Corbari, Adriano Casadei e Iris Versari e i loro cadaveri appesi per tre giorni ai lampioni di Piazza Saffi a Forlì. Il gruppo aveva l’obiettivo di assaltare il carcere di Forlì per liberare proprio Tonino Spazzoli. A Tonino, Arturo, Adriano, Silvio e Iris fu concessa, postuma, la Medaglia d’oro al valore Militare.
Itala Spazzoli e Franca Ferrini furono le uniche due donne forlivesi deportate per motivi politici, transitarono per il campo di Dachau per poi raggiungere un altro lager in Westfalia. Rientrarono in Italia solo nel 1947 provatissime sia dal punto di vista fisico che psicologico. Anche per loro sono state posate due pietre d’inciampo in Via Bruni a Forlì. Aroldo e Gino dopo essere stati a Fossoli furono destinati ad un campo di lavoro in Germania. Durante il trasferimento il convoglio subì un attacco aereo e i due giovani riuscirono a fuggire rimanendo poi nascosti nelle campagne del mantovano presso amici fidati fino alla fine della guerra.

Cecilia Spazzoli

Localizzazione

Località: Forlì
Indirizzo: viale Fratelli Spazzoli, 33
Comune: Forlì
Provincia: Forlì – Cesena (FC)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.213498 – Longitudine 12.048209

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Tag:

FONTI

Bibliografia
G. Bazzocchi, Forlì. Ricordi (1943-1945), Forlì, Il Ponte Vecchio, 2007
L. Bonfante, La guerra nelle mie valli, Faenza, Edizioni Valgimigli, 2006
G. Cantamessa Arpinati, Arpinati mio padre, Bologna, Edizioni Sagittario, 1968
G. Cantamessa Arpinati, Malacappa: diario di una ragazza, 1943-1945, Bologna, Il Mulino, 2004
La Romagna e i generali inglesi, Franco Angeli, 1982
L. Martini, Dalla bici al sommergibile. Le missioni Ori dirette dai romagnoli, Milano, Edizioni La Pietra, 1980
Romagna tra fascismo e antifascismo, Bologna, Edizioni Clueb, 2006
E. Santarelli, I medaglioni del pensiero Romagnolo, in «Terza Pagina», Forlì, Tipolitografia Valbonesi, 2007
P. Tompkins, L’altra resistenza, Milano, Rizzoli, 1985
G. Vicari, I generali inglesi clandestini a Cervia, Verucchio, Pazzini, 1990

Sitografia
17 aprile 2023 – Pietre d’inciampo alla memoria di Tonino e Arturo Spazzoli, articolo pubblicato sul sito fratellispazzoli.it consultato il 18/4/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Evento: Resistenza

Cognome / Nome: Spazzoli Tonino; Spazzoli Arturo; Casali Gino; Ferrini Franca; Cravero Raimondo; Corbari Silvio; Casadei Adriano; Versari Iris; Neame [ ]; Combe [ ]; Ranfurly [ ]

Formazioni d’appartenenza: Ori; 1° battaglione Ori Corbari – Casadei

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: pietre d’inciampo visibili e liberamente accessibili

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DUE PIETRE D’INCIAMPO IN RICORDO DEI FRATELLI TONINO E ARTURO SPAZZOLI, A FORLÌ

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ABITAZIONE DI TINA GORI A FORLÌ

ABITAZIONE DI TINA GORI A FORLÌ

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Questa casa, nel centro storico di Forlì, fu negli anni dell’occupazione nazifascista, un punto di incontro di donne e uomini della Resistenza forlivese. La proprietaria, Tina Gori, era una figura di spicco della rete antifascista. Fu proprio qui che nel periodo a cavallo del 1943 e 1944 venne a lungo tenuto nascosto in mansarda il tenente pilota Usaf Jack Reiter. Nell’ottobre del 1943, colpito dalla contraerea durante una missione, Reiter si lanciò con il paracadute ma nell’atterraggio subì gravi fratture alle gambe e al bacino. Catturato dai soldati tedeschi fu ricoverato per le cure necessarie nel reparto di detenzione dell’Ospedale Morgagni di Forlì da dove, appena le sue condizioni di salute lo permisero, fu fatto evadere dalla resistenza cittadina. In qualche modo vennero fatte risuonare le sirene dell’allarme aereo e così, approfittando della naturale confusione del momento un gruppo di repubblicani tra cui Vasco Mancini e l’infermiere Paolino Balzani lo prelevarono dalla sua stanza e lo condussero fuori dall’ospedale dove, al volante di una automobile, lo attendeva Tonino Spazzoli per portarlo a casa di Tina Gori, nella vicinissima Via Giorgio Regnoli.
Poiché i medici avevano prescritto a Reiter di camminare per riprendere la piena funzionalità, sia Tina Gori che Tonino Spazzoli non si fecero scrupolo nell’accompagnarlo in pericolose passeggiate per le vie cittadine. La vulgata narra addirittura che fu portato a vedere uno spettacolo cinematografico. Successivamente il ten. Reiter venne trasferito a Seghettina una sperduta località dell’Appenino Tosco Romagnolo. Nel marzo del ‘44, insieme a diversi alti ufficiali alleati evasi da campi di detenzione, con una complessa operazione che vide la partecipazione di moltissime persone tra Romagna e Marche fu portato in salvo oltre le linee del fronte da un gruppo della Resistenza che faceva riferimento a Tonino Spazzoli e alla Ori.

Tina Gori, 1900/1947, il cui vero nome imposto dal padre anarchico era Atea, fu attiva anche durante la prima guerra mantenendo i collegamenti e i contatti con i tanti amici e coetanei al fronte. Estremamente intelligente, sensibile e di carattere molto forte fu attratta dalla politica. Repubblicana e mazziniana fu sempre avversa al fascismo e fece parte del gruppo di Spazzoli, Angeletti, Neri, Nanni ed altri attorno al quale si coalizzò la prima fase della resistenza forlivese. Quando nel luglio del 1944 fu arrestato il grande amico Tonino Spazzoli, Tina Gori fu una delle persone che più si adoperarono per cercare di salvargli la vita, addirittura nel tentativo di corrompere i carcerieri riuscì a mettere assieme una grande quantità di denaro e gioielli. Purtroppo tutto fu inutile. Lo stesso Spazzoli con un biglietto inviato di nascosto dal carcere invocava il suo aiuto “[…] che la Tina agisca con qualcuno della guardia qua dentro. Assicurargli rifugio con la famiglia […]”. Logorata nel fisico e nell’animo dalle vicissitudini e dal tormento della guerra la sua fibra non resse a lungo e scomparve nel gennaio del 1947.

Cecilia Spazzoli

Localizzazione

Località: Forlì
Indirizzo: via Giorgio Regnoli, 49
Comune: Forlì
Provincia: Forlì – Cesena
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.222410 – Longitudine 12.044806

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FONTI

Bibliografia
G. Bazzocchi, Forlì. Ricordi (1943-1945), Forlì, Il Ponte Vecchio, 2007
L. Bonfante, La guerra nelle mie valli, Faenza, Edizioni Valgimigli, 2006
G. Cantamessa Arpinati, Arpinati mio padre, Bologna, Edizioni Sagittario, 1968
G. Cantamessa Arpinati, Malacappa: diario di una ragazza, 1943-1945, Bologna, Il Mulino, 2004
La Romagna e i generali inglesi, Franco Angeli, 1982
L. Martini, Dalla bici al sommergibile. Le missioni Ori dirette dai romagnoli, Milano, Edizioni La Pietra, 1980
Romagna tra fascismo e antifascismo, Bologna, Edizioni Clueb, 2006
P. Tompkins, L’altra resistenza, Milano, Rizzoli, 1985

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ALTRE INFORMAZIONI

Evento: Resistenza

Cognome / Nome: Gori Tina; Reiter Usaf Jack; Spazzoli Tonino; Angeletti [ ]; Nanni [ ]; Neri [ ]; Balzani Paolino; Mancini Vasco

Formazioni d’appartenenza: Ori

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non determinabile

Note: in ricordo si vuole apporre una targa commemorativa sulla facciata della casa di via Regnoli

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ABITAZIONE DI TINA GORI A FORLÌ

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IL PICCOLO TEATRO DI PAOLO GRASSI E GIORGIO STREHLER, A MILANO

IL PICCOLO TEATRO DI PAOLO GRASSI E GIORGIO STREHLER, A MILANO

IL PICCOLO TEATRO DI PAOLO GRASSI E GIORGIO STREHLER, A MILANO

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Il Piccolo Teatro si trova all’interno di Palazzo Carmagnola, un tempo il “Broletto nuovissimo”, sede del Comune di Milano.
Tra il 1937 e il 1939, per adeguare la struttura a sede dell’Opera nazionale dopolavoro, venne creato uno spazio per gli spettacoli teatrali e cinematografici, che nel 1940 fu aperto al pubblico come “Cinema Broletto”.

L’edificio nel settembre del 1943 venne requisito dai fascisti e divenne la sede del comando e, principale caserma, della Legione autonoma di polizia “Ettore Muti”, formata da squadristi, giovani disperati ed ex reclusi, arruolati nel riformatorio minorile di Vittuone o nel carcere di S. Vittore.
Al primo e al secondo piano, gli ambienti furono trasformati in camere di sicurezza e celle di isolamento, nelle quali vennero rinchiuse, interrogate, torturate o uccise, centinaia di persone, fra le quali, partigiani, antifascisti, renitenti alla leva, ebrei e civili.

Il 25 aprile 1945, nel corso dell’insurrezione generale, la 120a brigata Garibaldi occupò la sede della Muti, ma i militi erano già in fuga verso Como, nel vano tentativo di raggiungere Mussolini. Fallita la mediazione con il Comitato di liberazione nazionale, i fascisti si dispersero nella zona di Cernobbio, mentre il loro comandante, Francesco Colombo, fu catturato dai partigiani e fucilato a Lenno, il 28 aprile 1945.

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Nell’inverno del 1947 la città di Milano era ancora fortemente segnata dalla guerra, ed alcuni edifici non erano ancora stati ristrutturati: fra questi, Palazzo Carmagnola, probabilmente anche per le atrocità che avvennero in quell’edificio, l’antico e nobile palazzo storico si trovava in uno stato di degrado e in disfacimento, abbandonato a se stesso.
Una sera, Paolo Grassi e Giorgio Strehler, insieme all’attrice e amica Giovanna Galletti, entrarono nel palazzo di via Rovello e rimasero scioccati da ciò che trovarono: l’ex cinema Broletto (che fu sede della Filodrammatica degli impiegati comunali) aveva i camerini trasformati in celle di isolamento, ed in quelle minuscole prigioni erano ancora presenti tracce di sangue sui muri, scritte e nomi. Grassi e Strehler si chiesero se era il caso di far nascere un teatro in un luogo in cui furono compiute le peggiori torture e sevizie; ma con una città ancora ferita e così profondamente segnata dall’occupazione fascista, ma allo stesso tempo fortemente animata da un desiderio di rinascita, meritava un teatro e, il fatto che un luogo di violenza divenisse un luogo di cultura, poteva essere un significativo simbolo di riscatto.
Nel gennaio del 1947 il Comune approvò la trasformazione e la ristrutturazione del palazzo e al posto dell’ex sede della Muti, Milano ebbe il primo teatro pubblico, ed il primo teatro stabile d’Italia.
Il Piccolo Teatro venne inaugurato il 14 maggio 1947 con l’opera “L’albergo dei poveri” di Maksim Gorkij. Il Piccolo divenne un punto di riferimento per l’intera cittadinanza, perché, come sosteneva Grassi, “il teatro per sua sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore della gente” e sul «Politecnico», Elio Vittorini, ribadì che l’intento del Piccolo era la volontà di realizzare un “teatro d’arte per tutti”. La riuscita di quest’ambizioso progetto fu possibile anche grazie alla lungimiranza di alcuni uomini politici come il sindaco Antonio Greppi, che portò avanti la sua concezione di rinascita civica, fatta di “non solo pane”. Grazie agli sforzi congiunti di queste persone, ed alla loro fiducia incrollabile nel ruolo benefico apportato dall’arte, la città poté rialzarsi. Come avevano previsto Grassi e Strehler, il ritorno alla vita dopo la fine di una crisi può nascere solo dalla possibilità di associazione e di incontro e dalla rimessa in circolo di idee e di bellezza: l’arte in ogni sua forma, dal ripristino degli edifici a quello delle opere artistiche.

Oggi il Piccolo Teatro ha spostato la sua sede centrale, ma Palazzo Carmagnola ospita ancora uno spazio del primo teatro: la «Sala Grassi».

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Rovello, 2
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.466645 – Longitudine 9.18477

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FONTI

Sitografia
La storia del Piccolo, sezione dedicata sul sito www.piccoloteatro.org consultato il 3/8/2023

D. Messina – R. Piccolo, Da carcere a luogo di cultura, così nacque Il Piccolo Teatro, articolo pubblicato sul sito lanostrastoria.corriere.it consultato il 3/8/2023

Palazzo Carnagnola, scheda pubblicata sul sito www.liberationroute.com consultato il 3/8/2023

Palazzo Carnagnola, scheda pubblicata sul sito www.lombardiabeniculturali.it consultato il 3/8/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 09/1943 – 04/1945

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data/e opera: fine sec. XV (Palazzo Carmagnola)

Autore/i: Donato Bramante e Leonardo Da Vinci (decorazioni cortile maggiore); Ernesto Nathan Rogers e Marco Zanuso (progetto Piccolo Teatro)

Note: lapide visibile e liberamente accessibile, alla sinistra dell’ingresso principale

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IL PICCOLO TEATRO DI PAOLO GRASSI E GIORGIO STREHLER, A MILANO

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