LAPIDE IN RICORDO DI VINCENZO GIUDICE A NAPOLI

LAPIDE IN RICORDO DI VINCENZO GIUDICE A NAPOLI

LAPIDE IN RICORDO DI VINCENZO GIUDICE A NAPOLI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Vincenzo Giudice nacque a Eboli (Salerno) il 24 marzo 1891, in una rinomata famiglia aristocratica di forte educazione cattolica; in gioventù aderì convintamente all’associazionismo militante. Nel 1911, una volta ultimati gli studi medi e superiori, si arruolò nel corpo della Guardia di Finanza; durante la Prima guerra mondiale, combatté valorosamente al fronte nelle fila della 15ª Compagnia del VI battaglione. Nel 1928 divenne maresciallo maggiore e, agli inizi della Seconda guerra mondiale, venne trasferito con la famiglia in Toscana, a Marina di Carrara (Massa e Carrara), occupandosi della difesa costiera. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si spostò nella frazione carrarese di Bergiola Foscalina. Qui, nel primo pomeriggio del 16 settembre 1944, presso il valico de La Foce, venne ucciso un soldato tedesco nel corso di un’imboscata. Subito il maggiore Walter Reder ordinò alla 16ª divisione Reichsführer-SS, in collaborazione con la Brigata nera di Carrara, un rastrellamento della popolazione civile di Bergiola Foscalina, ritenuta complice dei partigiani della zona. Nella scuola elementare del paese furono radunati uomini, donne, bambini e anziani: tra i prigionieri, c’erano anche la moglie e i due figli di Vincenzo Giudice.

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Il maresciallo della Guardia di Finanza prontamente raggiunse i nazisti e chiese inutilmente a Reder di prendere e uccidere lui al posto degli abitanti di Bergiola Foscalina: il maggiore tedesco replicò che, per motivi di ordine pubblico, non avrebbe potuto accogliere tale richiesta proveniente da un militare. Con estremo coraggio, allora, Giudice si tolse la divisa e, come semplice cittadino, domandò nuovamente di potersi sostituire ai prigionieri. Vincenzo Giudice venne fucilato sulle scale esterne dell’istituto scolastico; dopodiché, i nazifascisti procedettero con un brutale eccidio dei sessantuno martiri: alcuni vennero ammazzati nelle proprie abitazioni, poi date alle fiamme; quelli rinchiusi nella scuola morirono a causa di colpi di fucile, mitragliatrice e bombe. 

Vincenzo Giudice venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Sottufficiale della guardia di finanza, avvertito che la rappresaglia tedesca si apprestava a mietere vittime innocenti fra la popolazione civile, si presentava al comandante la formazione SS operante offrendo la propria vita pur che fossero salvi gli ostaggi tra i quali la moglie e i figli. Di fronte all’obiezione essere egli un militare, si liberava prontamente della giubba ed offriva il petto alla vendetta nemica. Crivellato di colpi, precedeva i civili sull’altare del martirio. Bergiola Foscalina di Carrara, 16 settembre 1944”.

Il 15 ottobre 2002 è stata appesa, all’esterno della sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, una lapide rettangolare in marmo chiaro alla memoria di Vincenzo Giudice. Essa reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “MEDAGLIA D’ORO AL VALORE MILITARE / M.LLO MAGG. G. di F. / VINCENZO GIUDICE / 1891-1944 / COMANDANTE LA BRIGATA DI CARRARA, / AVVERTITO DI UNA RAPPRESAGLIA TEDESCA, / IMMOLAVA LA SUA VITA NEL TENTATIVO DI / SALVARE GLI OSTAGGI CATTURATI. / IL SUO EROICO GESTO SERVIVA SOLO A / PRECEDERE I 72 CIVILI CHE VENIVANO / UGUALMENTE TRUCIDATI. / BERGIOLA FOSCALINA-CARRARA 16-9-1944 / L’A.N.S.I. / ASS. NAZ. SOTTUFFICIALI D’ITALIA / SEZ. PROV. DI NAPOLI / IN RICORDO / ALLA CITTÀ”. Nella parte sommitale è raffigurato un ramo di alloro. Un’altra targa a lui intitolata è presente a Salerno, in via Duomo 21; nella frazione di Bergiola Foscalina, in via Fratelli Bandiera, all’esterno della scuola elementare, si trova un monumento in onore di Vincenzo Giudice.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Napoli
Indirizzo: via Agostino Depretis
Comune: Napoli
Provincia: Napoli (NA)
Regione: Campania
Coordinate geografiche: Latitudine 40.84134 – Longitudine 14.25460

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FONTI

Sitografia

M. Conti, BERGIOLA FOSCALINA CARRARA 16.09.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 14/3/2025

Guardia di Finanza, Lastra alla M.O.V.M. al Maresciallo Maggiore Vincenzo Giudice – Comando Provinciale G.d.F. – Napoli, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 14/3/2025

A. Pepe, Giudice Vincenzo, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 14/3/2025

Giudice Vincenzo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 14/3/2025

Vincenzo Giudice, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 14/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 16/9/1944

Cognome / Nome: Giudice Vincenzo

Formazioni d’appartenenza: Guardia di Finanza

Data lapide: 15/10/2002 

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN RICORDO DI ATTILIO CORRUBIA A LAURIA

LAPIDE IN RICORDO DI ATTILIO CORRUBIA A LAURIA

LAPIDE IN RICORDO DI ATTILIO CORRUBIA A LAURIA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Figlio di Giovanni Corrubia, geometra del catasto, e di Margherita Ginnasi, Attilio Corrubia nacque il 30 gennaio 1918 ad Avellino, e non a Barile (Potenza), paese natale del padre e della madre, come si riteneva inizialmente. Nell’ottobre del 1939 interruppe gli studi di giurisprudenza all’università di Bari, e fu ammesso al Corso allievi ufficiali dell’Accademia della Guardia di Finanza, ottenendo nel settembre 1941 il brevetto da sottotenente e venendo inviato nel V Battaglione della Guardia di Finanza di stanza in Grecia, nel Peloponneso. A inizio settembre 1943 Attilio venne promosso al grado di tenente; dopo l’armistizio dell’8 settembre, aderì con convinzione alla Resistenza antinazista, militando nel battaglione partigiano greco “Elas”, braccio armato del locale Fronte di liberazione nazionale, attivo principalmente nella periferia della Grecia occidentale, nella zona di Kalavrita. Spostatosi a inizio 1944 nella zona del villaggio di Arfarà-Abele, all’alba del 19 gennaio 1944 venne catturato dai tedeschi e sottoposto a interrogatori e atroci torture; nonostante le sofferenze e lo sfinimento, Corrubia non fornì mai indicazioni inerenti al proprio gruppo resistente.

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Il 24 gennaio 1944, all’età di venticinque anni, venne impiccato sulla piazza di Eghion; non sappiamo dove venne sepolta la salma. Il giovane martire nel 1957 venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Aiutante maggiore di battaglione dislocato nel Peloponneso, riusciva a sottrarsi all’atto dell’armistizio alla cattura da parte delle truppe tedesche e si aggregava a banda partigiana greca, seguendone la rischiosa attività. Catturato in seguito a delazione e sottoposto a sevizie, si rifiutava di fornire qualsiasi elemento che potesse giovare al nemico. Condannato a morte mediante impiccagione, affrontava la prova suprema con intrepida fierezza ed ardimentosa serenità. Grecia, settembre 1943-gennaio 1944”.

In Basilicata, nel comune di Lauria (Potenza), gli è stata intitolata la caserma della Guardia di Finanza. Al suo interno è presente una lapide quadrata in marmo chiaro lucido, inaugurata nel 2004, che reca un’iscrizione in bronzo recitante la motivazione del conferimento della Medaglia d’oro. Dal 5 luglio 2023 pure la caserma della Guardia di Finanza di Avellino, paese natale di Attilio Corrubia, porta il suo nome.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Lauria
Indirizzo: via Caduti VII Settembre 1943, 2
Comune: Lauria
Provincia: Potenza (PZ)
Regione: Basilicata
Coordinate geografiche: Latitudine 40.04061 – Longitudine 15.83525

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FONTI

Sitografia

Attilio Corrubia, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 9/3/2025

Attilio Corrubia, Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria”, articolo pubblicato sul sito www.giornidistoria.net consultato il 9/3/2025

Guardia di Finanza, Lastra al S.Ten. Attilio Corrubia M.O.V.M. alla memoria – Compagnia G.d.F. – Lauria, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 9/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 23/1/1944

Cognome / Nome: Corrubia Attilio

Formazioni d’appartenenza: Guardi di Finanza; battaglione “Elas”

Data lapide: 21/10/2004

Autore: non conosciuto

Note: lapide non visibile e non liberamente accessibile, poiché posta all’interno della caserma della Guardia di Finanza

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PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Francesco Moschettini nacque il 5 dicembre 1920 a Copertino (Lecce). Purtroppo abbiamo a disposizione poche informazioni sulla sua biografia. Durante la Seconda guerra mondiale, combatté come militare del 9° Reggimento artiglieria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fu arrestato dai tedeschi in Istria, a Pola, il 9 settembre 1943, e subito deportato in Germania come IMI (Internati militari italiani), destinato ai lavori forzati. Morì per malattia e stenti, all’età di ventitré anni, il 28 febbraio 1944 nello stammlager VF9-1361 Krefeld-Fichenpeis, campo di concentramento situato nel Land tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia. È stato sepolto nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo (riquadro 4, fila W, tomba 28).

Il 13 gennaio 2019 è stata posta una pietra d’inciampo a Copertino, in via Vittorio Veneto 5, all’esterno dell’abitazione di Moschettini; essa reca incisa, sulla lastra in ottone visibile, l’iscrizione a lettere capitali: 

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“QUI ABITAVA / FRANCESCO / MOSCHETTINI / NATO 1920 / INTERNATO MILITARE / ARRESTATO 9.9.1943 / ASSASSINATO 28.2.1944 / FICHTENHAIN”

Il soldato del 9° Reggimento artiglieria non va confuso con un altro Francesco Moschettini (1914-1945) suo omonimo, anch’egli pugliese, ricordato a Milano da una pietra d’inciampo in via Mario Giuriati 17.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Copertino
Indirizzo: via Vittorio Veneto, 5
Comune: Copertino
Provincia: Lecce (LE)
Regione: Puglia
Coordinate geografiche: Latitudine 40.27049 – Longitudine 18.04988

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FONTI

Sitografia

O. De Matteis, Pietre d’Inciampo. Un ricordo perenne che s’incontra sui marciapiedi di alcune città, articolo pubblicato sul sito www.aracne-galatina.it consultato il 16/3/2025

U. Murri, Pietra di inciampo a ricordo di Francesco Moschettini – Copertino (LE), scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 16/3/2025

Caduti in guerra: elenco LECCE e provincia (da Alessano a Muro Leccese), articolo pubblicato sul sito www.lagazzettadelmezzogiorno.it consultato il 16/3/2025

MOSCHETTINI FRANCESCO (1920), scheda pubblicata sul sito www.bibliotecadeleo.it consultato il 16/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 28/2/1944

Cognome / Nome: Moschettini Francesco

Formazioni d’appartenenza: 9° Reggimento artiglieria

Data pietra d’inciampo: 13/1/2019

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

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PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI FRANCESCO MOSCHETTINI A COPERTINO

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AURELIO PICCININO

AURELIO PICCININO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Aurelio Piccinino nacque a Campobasso il 27 febbraio 1887. Trasferitosi a Bologna, durante la Seconda guerra mondiale venne mobilitato come maggiore di Cavalleria della riserva. L’8 settembre 1943, al momento dell’armistizio, era a capo del X Gruppo squadroni dei cavalleggeri guide in Liguria, nella caserma di Arma di Taggia (Imperia), incaricato della difesa della costa tra Ventimiglia e Riva Santo Stefano. Subito gli venne affidato il trasferimento dei propri soldati in Piemonte, a Mondovì (Cuneo); il 23 settembre venne fermato dai nazisti a Pieve di Teco (Imperia) assieme ad altri militari, disarmato e arrestato. I prigionieri italiani, costretti dai loro carcerieri ad arrivare a piedi sino al Colle di Nava, valico delle Alpi Liguri, una volta giunti a Ormea (Cuneo) furono messi su alcuni treni e spediti in Germania. Il maggiore Aurelio Piccinino, già rifiutatosi di obbedire all’ordine di decimare i suoi uomini durante i giorni dell’armistizio, ricusò convintamente di aderire alla Repubblica sociale italiana di Salò. Fu quindi inizialmente incarcerato nello Stalag (lager per i prigionieri di guerra) di Sandbostel (Bassa Sassonia) e, successivamente, in Polonia, nello Stalag 367 di Częstochowa.

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Provato per le sofferenze e le fatiche, qui morì il 22 giugno 1944, all’età di cinquantasette anni. Venne sepolto a Bielany, frazione della periferia settentrionale della città polacca di Varsavia, nel cimitero militare italiano in via Marymoncka 40. Piccinino venne insignito della Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Non esistono lapidi, targhe o lastre che ricordino la figura di Aurelio Piccinino. 

A Campobasso, sua città natale, il 24 maggio 1956 è stato però eretto un monumento a ricordo dei caduti di tutte le guerre. Opera dello scultore ligure Luigi Venturini (1912-1998), formatosi a Carrara e attivo principalmente in Toscana, Liguria, Lazio e Abruzzo, il monumento è costituito da un imponente e slanciato obelisco a forma quasi conica in marmo travertino, poggiante su di una lastra. Reca scolpite svariate figure (un biplano, un paracadutista, un militare con maschera antigas, uno in agguato, un soldato ferito e uno in pericolo, un combattente al sacrificio, un mitragliere e la personificazione della Gloria che riceve in grembo l’Eroe), e incisa la scritta, a lettere capitali “CAMPOBASSO / AI SUOI / CADUTI”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Campobasso
Indirizzo: piazza della Vittoria
Comune: Campobasso
Provincia: Campobasso (CB)
Regione: Molise
Coordinate geografiche: Latitudine 41.55608 – Longitudine 14.65736

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FONTI

Sitografia

Aurelio Piccinino, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato l’8/3/2025

I campobassani sepolti nei cimiteri militari italiani in Austria, Germania e Polonia, scheda pubblicata sul sito dimenticatidistato.wordpress.com consultato l’8/3/2025 

Campobasso: Monumento ai Caduti, scheda pubblicata sul sito www.italianostra.org consultato l’8/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/6/1944

Cognome / Nome: Piccinino Aurelio

Formazioni d’appartenenza: X Gruppo squadroni dei cavalleggeri guide

Data monumento: 24/5/1956

Autore: Venturini Luigi

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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AURELIO PICCININO

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PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI PADRE PLACIDO CORTESE A PADOVA

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI PADRE PLACIDO CORTESE A PADOVA

PIETRA D’INCIAMPO IN MEMORIA DI PADRE PLACIDO CORTESE A PADOVA

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Placido Cortese, al secolo Nicolò Matteo Cortese, nacque il 7 marzo 1907 a Cherso, isola del Quarnaro (o Quarnero) dell’Adriatico settentrionale posta a sud dell’Istria, all’epoca facente parte dell’Impero asburgico, dopo la Prima guerra mondiale annessa all’Italia, nel 1947 ceduta alla Jugoslavia e oggi territorio della Croazia. Primogenito di Matteo Cortese, guardaboschi e guardia campestre, e Antonia Battaia, casalinga, nel 1920 iniziò a studiare presso il collegio di Camposampiero (Padova) dei Frati minori conventuali; compiuto l’anno di noviziato a Padova, nel convento della Basilica di sant’Antonio, adottando il nome di fra Placido, il 4 ottobre 1928 si tenne ad Assisi, nella Basilica di san Francesco, la sua professione solenne. Proseguì e portò a termine i propri studi al Collegio internazionale dell’Ordine a Roma e, il 6 luglio 1930, a ventitré anni, fu ordinato sacerdote nella chiesa del Pontificio seminario romano; il 7 luglio celebrò nell’Urbe la sua prima Messa e, domenica 13 luglio, una Messa solenne a Cherso. Inizialmente padre Placido venne destinato alla Basilica del Santo di Padova, dove si occupò specialmente dell’assistenza spirituale ai giovani e della confessione dei fedeli; alla fine del 1933 fu inviato come viceparroco a Milano, presso la Chiesa della Beata Vergine Immacolata e Sant’Antonio in viale Corsica, parrocchia dei Frati minori conventuali. Nel 1937 venne richiamato a Padova come direttore della rivista “Messaggero di Sant’Antonio”: in questo periodo strinse un legame fraterno con il cappuccino padre Leopoldo Mandić (1866-1942), confessore nel convento di Padova, beatificato nel 1976 da papa Paolo VI e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1983. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale, padre Placido Cortese soccorse e assistette gli ebrei, i croati e gli sloveni internati nel campo di concentramento di Chiesanuova (Padova), dando loro conforto spirituale e, segretamente, recando lettere da parte delle famiglie, indumenti, medicinali e pacchi di viveri. 

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Tale lodevole azione caritativa venne incoraggiata anche da monsignor Francesco Borgongini Duca, nunzio apostolico in Italia e delegato pontificio per la Basilica di sant’Antonio. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, padre Placido si dedicò con fervore all’assistenza e alla salvaguardia di perseguitati politici, soldati alleati prigionieri, ricercati ed ebrei, cercando di sottrarli ai nazifascisti e, ove possibile, di farli espatriare in Svizzera.

In contatto con il Comitato di liberazione nazionale di Milano e con la rete informativa filo-alleata slovena, il frate assurse a punto di riferimento per il territorio patavino dell’associazione clandestina resistente “FRA.MA”, capitanata dai docenti universitari Ezio Franceschini e Concetto Marchesi; per far ciò, diede vita a una vera e propria “catena della salvezza” alla quale collaborarono coraggiosamente numerosi studenti e studentesse (citiamo, almeno, Majda Mazovec, Marija Ujcic, le sorelle Teresa, Lidia, Renata e Carla Liliana Martini). Il suo confessionale, collocato di fronte all’entrata della Cappella delle reliquie nella Basilica del Santo, diventò un punto di incontro e un crocevia di contatti e direttive, per mettere in salvo così più vite umane possibili servendosi di un linguaggio cifrato e frasi in codice; per realizzare documenti contraffatti da dare ai fuggitivi, utilizzò anche le fotografie lasciate come ex voto dai pellegrini sulla tomba di Sant’Antonio. Verso le tredici e trenta dell’8 ottobre 1944 il frate di Cherso venne attirato, con l’inganno, fuori dal convento e fu rapito da due individui; si seppe poi che era stato portato a Trieste, prigioniero dei nazisti. Il ministro provinciale dell’Ordine, padre Andrea Eccher, cercò inutilmente di liberarlo o di avere dai militari tedeschi informazioni su di lui, ma ricevette soltanto risposte evasive e imprecise. La verità venne a galla solamente negli anni Novanta: padre Placido Cortese fu interrogato e ferocemente torturato nel famigerato bunker di piazza Oberdan, quartier generale della Gestapo; nonostante le prolungate e atroci sevizie, non fece mai i nomi dei collaboratori alla “catena della salvezza”. A seguito dei ripetuti supplizi, morì nei primi giorni di novembre 1944, con ogni probabilità attorno al 15 novembre; il suo cadavere fu bruciato nel forno crematorio del campo di sterminio della Risiera di San Sabba. 

Il martire padre Placido Cortese è stato ricordato, negli anni a seguire, con omaggi e riconoscimenti; l’8 febbraio 2018 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito civile alla memoria. Il 21 gennaio 2021 è stata posta una pietra d’inciampo nel punto preciso dove il frate è stato prelevato e rapito dai nazifascisti; essa reca incisa, sulla lastra in ottone, l’iscrizione a lettere capitali “A PADOVA ABITAVA / P. PLACIDO CORTESE / NATO 1907 / ARRESTATO 8.10.1944 / INCARCERATO / TRIESTE SEDE GESTAPO / ASSASSINATO 15.11.1944”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Padova
Indirizzo: piazza del Santo 11, angolo con via Orto Botanico
Comune: Padova
Provincia: Padova (PD)
Regione: Veneto
Coordinate geografiche: Latitudine 45.40093 – Longitudine 11.88004

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FONTI

Bibliografia

P. Damosso, Padre Placido Cortese. Il coraggio del silenzio, Padova, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, 2006

C. L. Martini, Catena di salvezza. Solidarietà nella lotta contro la barbarie nazifascista, Padova, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, 2010

A. Tottoli, Padre Placido Cortese. Vittima del nazismo, Padova, Edizioni Messaggero di Sant’Antonio, 2020

Sitografia

Servo di Dio Padre Placido Cortese: Sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali (1907-1944), profilo biografico pubblicato sul sito www.padreplacidocortese.org consultato il 1/2/2025 

Una Pietra d’inciampo dell’artista Gunter Demnig ricorda fuori dalla Basilica del Santo a Padova padre Placido Cortese, articolo pubblicato sul sito www.santantonio.org consultato il 1/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: arresto 8/10/1944

Cognome / Nome: Cortese Placido

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data pietra d’inciampo: 21/1/2021

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

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