MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

MONUMENTO E OSSARIO AI PICCOLI MARTIRI DI GORLA A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Sin dal 1943 l’Italia e, in particolare, la città di Milano e il suo territorio, furono bersaglio di imponenti bombardamenti dell’aviazione angloamericana, specialmente a partire dall’armistizio dell’8 settembre 1943. L’episodio forse più tragico fu quello del 20 ottobre 1944, quando gli aerei della 15a Air Force sganciarono bombe sul quartiere residenziale di Gorla, ubicato nella periferia nord-orientale di Milano.

Attraverso l’intelligence, gli Alleati vennero a sapere che, tra le grandi fabbriche e aziende milanesi, la Breda di Sesto San Giovanni, l’Isotta Fraschini e l’Alfa Romeo erano occupate dai nazisti. Tramite l’ordine operativo 754 A del 19 ottobre 1944, firmato dal tenente colonnello Leroy L. Stefonowicz, si stabilì dunque di attaccare anche questi tre stabilimenti, oltre ad altri obiettivi quali raffinerie in Germania e Cecoslovacchia, servendosi di tre reparti della 15a Air Force. Nella fattispecie, trentasei bombardieri “B 24” del 451° Bomb Group furono incaricati di colpire la Breda. Gli aerei decollarono all’alba del 20 ottobre 1944 dall’aeroporto di Castelluccio dei Sauri (Foggia), e giunsero sopra il bersaglio prescelto poco prima delle 11:30, quando scaricarono 342 bombe da 500 libbre per circa 35 tonnellate; qualcosa, però, andò storto.

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Arrivati a circa 4 km a ovest dell’obiettivo, per un corto circuito dell’interruttore di sgancio vennero rilasciati gli ordigni dell’aereo di testa della prima ondata, imitato dagli altri velivoli: le bombe caddero nelle campagne circostanti. La seconda ondata, invece, imbroccata la rotta d’attacco, per errore si ritrovò a sudest della Breda e gettò ugualmente il carico, devastando così i quartieri abitati di Gorla, Turro e Precotto. Una vera e propria tragedia si ebbe nella scuola elementare “Francesco Crispi” di Gorla, rione colpito da circa 170 esplosivi sganciati attorno alle 11:25: alle 11:29 una bomba si infilò nella tromba delle scale dell’istituto scolastico, esplodendo e provocando il crollo dell’edificio. Subito iniziarono le attività di recupero dei bambini sepolti sotto le macerie, alle quali presero parte gli abitanti di Gorla, i Vigili del fuoco, gli operai delle fabbriche circostanti, gli addetti dell’Unione nazionale protezione antiaerea, alcuni militari presenti in zona, i fascisti della Guardia nazionale repubblicana e quelli della Legione autonoma mobile “Ettore Muti”; fondamentale fu l’attività del giovane sacerdote don Ferdinando Frattino (1916-2000), all’epoca vicario parrocchiale del quartiere. Intervenne prontamente anche l’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, per pregare per i defunti e portare conforto spirituale ai sopravvissuti. Alla fine, le vittime furono 184 bambini insieme a 19 tra maestri e bidelli (mentre, in generale, dopo quella strage sanguinaria a Milano si contarono 614 morti: nei medesimi giorni, infatti, gli esplosivi caddero pure a Crescenzago, in viale Padova, in viale Certosa, in via Emanuele Filiberto, in piazza Brescia, in via Caracciolo e sugli scali ferroviari di Greco e Farini). Questa fu l’ultima incursione di bombardieri della 15a Air Force sulla città.

La piazza dove sorgeva la scuola elementare di Gorla fu rinominata “piazza dei Piccoli Martiri”; già nel 1947 in loco fu eretto un ossario, dove vennero via via posti i resti delle vittime innocenti di questa drammatica vicenda, in un primo momento seppellite a Greco. Nel 1952 venne inaugurato un monumento alla memoria, opera di Remo Brioschi, scultore allievo di Arturo Martini e Armando Violi. L’opera mostra al centro, in cima a una breve scalinata, una scultura in bronzo con una madre addolorata, con il viso celato da un cappuccio, che regge tra le braccia il cadavere nudo del figlioletto. Dietro di lei, si erge una sobria struttura in granito, con due pilastri sormontati da un blocco recante la scritta a lettere capitali “ECCO LA GUERRA”, seguita dalla data “20-X-1944”; sul pilastro di sinistra si vede un aereo angloamericano che bombarda la scuola, su quello di destra il velivolo che si allontana lasciando dietro di sé macerie, distruzione e morte. Sul retro del monumento, due rampe di scale conducono alla cripta-ossario, dove campeggia un mosaico con il volto di Cristo, due figure dolenti e il corpo di uno dei piccoli martiri di Gorla adagiato su di un altare coperto da un sudario; la scena è sovrastata dall’iscrizione “E VI AVEVO DETTO DI AMARVI COME FRATELLI”.

Anche in anni recenti, l’immane tragedia di Gorla non è stata dimenticata, e resta sempre viva nella memoria grazie anche a iniziative culturali quali lo spettacolo teatrale del 2014 Gorla fermata Gorla su testo del drammaturgo e attore Renato Sarti, e il brano del 2025 “La bambina di Gorla” del cantautore Enrico Ruggeri.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Gorla
Indirizzo: piazza dei Piccoli Martiri
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.50416 – Longitudine 9.22394

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FONTI

Bibliografia

A. Rastelli, Bombe sulla città. Gli attacchi aerei alleati: le vittime civili a Milano, Milano, Mursia, 2000, pp. 139-154, pp. 213-250

G. Vignoli, I 184 bimbi di Gorla. Un crimine degli Americani, Roma, BastogiLibri, 2020

Sitografia

L. Bellaspiga, L’anniversario. 80 anni fa la strage di Gorla. Le bombe e la memoria, articolo pubblicato sul sito www.avvenire.it consultato il 9/2/2025

E. Bricchetti, Milano – Monumento ai Piccoli Martiri di Gorla, scheda pubblicata sul sito www.ecomuseomartesana.it consultato il 9/2/2025

Brioschi Remo, scheda pubblicata sul sito dizionariodartesartori.it consultato il 9/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 20/10/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data monumento: 1947 (ossario); 1952 (monumento)

Autore: Brioschi Remo

Note: monumento visibile e non liberamente accessibile. Orari d’accesso all’ossario contingentati

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LASTRA IN RICORDO DI LIVIA VENTURINI E MARIA ZANOTTI A IMOLA

LASTRA IN RICORDO DI LIVIA VENTURINI E MARIA ZANOTTI A IMOLA

LASTRA IN RICORDO DI LIVIA VENTURINI E MARIA ZANOTTI A IMOLA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nella primavera del 1944 le zone del bolognese e dell’imolese furono interessate da parecchi scioperi nelle fabbriche, caldeggiati e organizzati dai dirigenti del Partito comunista, dagli antifascisti e dai partigiani per contrastare il trasferimento in Germania di macchinari e forza lavoro, nonché per mettere in luce le cattive condizioni economiche della manodopera. Tali manifestazioni di dissenso vennero accompagnate e fiancheggiate da contestazioni di piazza nelle quali le donne protestarono contro la guerra e la fame. A Imola fu programmata per il 1° maggio un’astensione dal lavoro da parte degli operai dell’azienda industriale Cogne, un complesso industriale per la produzione di proiettili e parti di cannoni. Pochi giorni prima, il 29 aprile 1944, in una mattinata di mercato, le donne di Imola e delle frazioni di San Prospero, Pontesanto, Sasso Morelli, Sesto Imolese e Osteriola, si incontrarono di fronte al municipio, ubicato nell’attuale piazza Giacomo Matteotti, per chiedere a gran voce che venissero loro consegnati i generi razionati. Inizialmente, poliziotti e carabinieri intervennero con getti d’acqua per allontanare le manifestanti..

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..dopodiché, per evitare che le donne accedessero al palazzo comunale, i militi fascisti presero in mano la situazione e incominciarono a sparare sulla folla ad altezza d’uomo, ferendo a morte Livia Venturini e Maria Zanotti.

Livia Venturini nacque a Massa Lombarda (Ravenna) il 25 gennaio 1913, in una famiglia di mezzadri imolesi di fede antifascista, figlia di Aristide e Giovanna Venturini. Di professione casalinga, nel 1933 sposò Livio Poletti (1908-1944), militante comunista; dopo l’8 settembre 1943, ambedue aderirono convintamente alla Resistenza: Livia fu staffetta del battaglione “Ruscello” della 7a Brigata GAP “Gianni Garibaldi” e fu tra le più ferventi organizzatrici dei Gruppi di difesa della donna. Il 29 aprile 1944, durante la manifestazione in piazza a Imola, rimasta ferita gravemente alla colonna vertebrale da un proiettile, gridò eroicamente: “Fascisti maledetti, basta con la guerra! Ridateci i nostri uomini! Pane, non cannoni!”. Ricoverata nell’ospedale di Imola, poi in quello di Bologna e nuovamente a Imola, dopo una degenza sofferta e dolorosa morì nel pomeriggio del 13 giugno a Bubano (Bologna), nella casa di una sorella che l’aveva ospitata, assieme alla figlioletta Vanda, per prendersi cura di loro: Livia Venturini aveva trentuno anni. Due giorni dopo si tennero le esequie civili, alle quali partecipò una grande folla con fiori bianchi e rossi; tumulata nel cimitero di Bubano, la salma venne riesumata il 21 ottobre 1945, quando fu trasportata a Imola: oggi riposa nel cimitero del Piratello, nel Sacrario dei caduti della Resistenza, accanto a quella del marito Livio Poletti, ucciso in battaglia dai nazisti il 13 ottobre 1944.

Maria Zanotti, detta Rosa, nacque a Castel del Rio (Bologna) il 10 aprile 1891, figlia di Domenico Zanotti e Angela Alvisi; risiedette a Imola e fu madre di sei figli. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 militò nella Resistenza, nel battaglione “Rocco Marabini” della brigata SAP Imola-Santerno. Ferita durante la sparatoria fascista del 29 aprile 1944, morì mentre veniva portata in ospedale. Per paura di sollevazioni popolari, venne seppellita segretamente dai nazifascisti al cimitero del Piratello: nonostante ciò, numerosi uomini e donne omaggiarono la sua tomba deponendo mazzi di fiori rossi.

L’uccisione delle due partigiane destò molto scalpore: gli operai delle fabbriche imolesi dichiararono subito uno sciopero e, il 1° maggio 1944, anche i braccianti delle campagne incrociarono le braccia, per solidarietà alle due vittime innocenti della barbarie nazifascista.

Per commemorare questo avvenimento, sulla facciata del municipio di Imola è stata appesa una lapide rettangolare in marmo bianco con venature scure; essa reca incisa l’iscrizione, a lettere capitali, “SU QUESTA PIAZZA / IL GIORNO 29 APRILE 1944 / LIVIA VENTURINI / E / MARIA ZANOTTI / CADDERO VITTIME / DELLA FEROCIA NAZI FASCISTA / A PERENNE MEMORIA”. Sempre a Imola, in via Emilia 284, sono presenti due targhe a ricordo di Livia Venturini e del marito Livio Poletti, “caduti per la libertà”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Imola
Indirizzo: piazza Giacomo Matteotti, 26
Comune: Imola
Provincia: Bologna (BO)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.35322 – Longitudine 11.71450

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Tag:

FONTI

Sitografia

ITIP Bucci Faenza, Lapide a Livia Venturini e Maria Zanotti – Imola, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 2/2/2025

R. Mira, IMOLA 29.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 2/2/2025

Livia Venturini, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 2/2/2025

Livia Venturini, profilo biografico pubblicato sul sito storiaememoriadibologna.it consultato il 2/2/2025 

Maria e Livia, temute anche da morte, articolo pubblicato sul sito anpiimola.it consultato il 2/2/2025

Maria Zanotti detto/a Rosa, profilo biografico pubblicato sul sito www.storiaememoriadibologna.it consultato il 2/2/2025 

L’uccisione di Maria Zanotti e Livia Venturini, articolo pubblicato sul sito anpiimola.it consultato il 2/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 29/4/1944

Cognome / Nome: Venturini Livia; Zanotti Maria

Formazioni d’appartenenza: battaglione “Ruscello” della 7a Brigata GAP “Gianni Garibaldi”; Gruppi di difesa della donna; battaglione “Rocco Marabini” della brigata SAP Imola-Santerno

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN RICORDO DEI FRATELLI COSTANTINO E GIUSEPPE FIGINI A LECCO

LASTRA IN RICORDO DEI FRATELLI COSTANTINO E GIUSEPPE FIGINI A LECCO

LASTRA IN RICORDO DEI FRATELLI COSTANTINO E GIUSEPPE FIGINI A LECCO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

I fratelli Costantino e Giuseppe Figini nacquero a Lecco, nel rione di Maggianico, dove vissero in via Sant’Antonio 10; i loro antenati provenivano con ogni probabilità da Figina, oggi frazione del comune di Galbiate (Lecco). I loro genitori, Serafino Giacomo (contadino) e Irene Mauri (filandiera) si sposarono il 25 luglio 1903, ed ebbero quattordici figli. Giuseppe, detto Pino, venne alla luce il 23 novembre 1910, mentre Costantino, soprannominato Tino, l’11 ottobre 1918. 

Costantino lavorò come operaio metallurgico nell’azienda lecchese “Arlenico”; nel maggio del 1939 fu arruolato come aviere, transitando per il Centro di affluenza di Gallarate e, successivamente, per il Centro istruzione reclute di Perugia, a Orvieto e, infine, al Regio aeroporto di Furbara (Ladispoli-Roma). Nel giugno del 1940 prese parte a operazioni belliche nel fronte Alpino occidentale; il 21 maggio 1941 fu trasferito alla Caserma “Cavour” di Roma. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con mezzi di fortuna Tino riuscì a tornare a Lecco e, assieme ad altri antifascisti, per alcune settimane si rifugiò nella località montana di Piazzo, sopra Maggianico. Nel giugno del 1944, destinato ai lavori forzati in Germania, fuggì in montagna, ai Piani di Bobbio, ed entrò a far parte del distaccamento “Fogagnolo” della 55a brigata “Rosselli”, guidato in quel periodo da Cleto (Piero Romano) di Milano.

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Durante la Resistenza, Costantino Figini si distinse per il valore e il senso del dovere, partecipando a numerose azioni; nell’ottobre del 1944, venne incaricato del servizio di collegamento tra il Comando raggruppamento divisioni e il comando 2a divisione. Il 30 dicembre 1944, a seguito di una delazione, la 1a Compagnia del 1° battaglione mobile della XI Brigata nera “Cesare Rodini” di Como, catturò poco meno di quaranta partigiani rifugiatisi presso il baitone della Pianca, località ubicata nel comune di Cassina Valsassina (Lecco), in prossimità di Culmine di San Pietro; tra i prigionieri, c’era anche Costantino. I militanti della Resistenza, con le mani legate con il filo elettrico, furono costretti a camminare nella neve sino a Introbio: qui vennero interrogati e torturati a Villa Ghiringhelli, sede del comando fascista. All’alba del 31 dicembre 1944, Costantino venne fucilato, assieme ad altri dieci partigiani (Carlo Battaglia, Giuseppe Esposto, Renzo Galli, Giancarlo Ganzinelli, Licinio Milocco, Mario Pallavicini, Giuseppe Pennati, Silvio Perotto, Leopoldo Scalcini, Remo Sordo), al muro esterno del cimitero di Barzio; i loro cadaveri, seminudi e senza scarpe, vennero seppelliti in una fossa comune. L’8 maggio 1945 la salma di Tino Figini venne esumata e riconosciuta dai famigliari e dai compagni sopravvissuti; il giorno successivo, a Barzio, si tennero le solenni onoranze funebri dei combattenti della Liberazione fucilati, mentre nel tardo pomeriggio del 10 maggio, a Lecco, furono celebrate le esequie di Costantino e di altri sei “martiri della vittoriosa rivoluzione antifascista”.

Giuseppe Figini lavorò come meccanico e operaio pulitore nella storica azienda di motociclette “Moto Guzzi” di Mandello del Lario. Il 27 dicembre 1941 convolò a nozze con la lattoniera Carolina Figini (1913-1994) nella chiesa parrocchiale di Sant’Andrea a Maggianico; i due novelli sposi abitarono sempre nel rione di Maggianico, a Barco, in via Verdi. Come il fratello, militò attivamente nella Resistenza: nel 1945 fu a capo di un nucleo del 3° distaccamento “Lino Ciceri” delle Squadre di azione patriottica di Lecco. Verso le 18:30 del 26 aprile 1945, una colonna nazifascista in ritirata, formata da quattordici autocarri e vari automezzi, transitò per Maggianico diretta verso Lecco e, di lì, per la Svizzera: numerosi maggianichesi si assieparono in corso Emanuele Filiberto per assistere al loro passaggio. All’altezza del parco di Villa Gomes, da uno dei blindati partirono alcuni colpi di arma da fuoco: Giuseppe Figini rimase ucciso. Il 30 aprile, nella chiesa di Sant’Andrea, venne celebrato il funerale di Giuseppe, ricordato nel Registro dei morti dell’Archivio parrocchiale di Maggianico come “vittima innocente dei moti rivoluz. dell’Aprile”. Entrambi i fratelli Figini sono sepolti nel cimitero di Maggianico, in un loculo, assieme a Carolina Figini; sulla lastra si legge “MORTI PER LA PATRIA”.

Sempre a Maggianico, nel punto dove venne ucciso Pino Figini, è appesa una lapide in marmo screziato in commemorazione di ambedue. Essa riporta le due foto in bianco e nero di Giuseppe e Costantino, con i nomi, le date di morte e l’iscrizione, incisa a lettere capitali, “CADUTI PER LA LIBERTA”; è presente anche una piccola rosa in bronzo. Poco distante, in via dell’Armonia 5, si trova il Circolo del dopolavoro intitolato, dal 1945, ai fratelli Figini: nato negli ultimi anni del fascismo, precedentemente era dedicato alla memoria di Luigi Audiffredi, sergente torinese del Corpo truppe volontarie fasciste, vissuto a Lecco e morto nel 1938 durante la guerra civile spagnola.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Lecco
Indirizzo: corso Emanuele Filiberto, all’incrocio con via dell’Armonia
Comune: Lecco
Provincia: Lecco (LC)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.83336 – Longitudine 9.41308

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FONTI

Bibliografia

Fratelli Figini: due partigiani un Circolo, a cura di C. Pattarini, Lecco, Cooperativa Fratelli Figini, 2019

Sitografia

R. Cairoli, Baitone della Pianca, Barzio e Maggio, 30-31.12.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 17/1/2025

D. Spreafico, Testimonianze della Resistenza e della Liberazione. Le vite dei fratelli Figini, articolo pubblicato sul sito lecconotizie.com consultato il 17/1/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 31/12/1944; 26/4/1945

Cognome / Nome: Figini Costantino; Figini Giuseppe

Formazioni d’appartenenza: distaccamento “Fogagnolo” della 55a brigata “Rosselli”; 3° distaccamento “Lino Ciceri” delle Squadre di azione patriottica di Lecco

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN RICORDO DEI FRATELLI COSTANTINO E GIUSEPPE FIGINI A LECCO

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LAPIDE IN MEMORIA DI TERESA TALOTTA GULLACE A ROMA

LAPIDE IN MEMORIA DI TERESA TALOTTA GULLACE A ROMA

LAPIDE IN MEMORIA DI TERESA TALOTTA GULLACE A ROMA

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Teresa Talotta Gullace nacque a Cittanova (Reggio Calabria) il 7 settembre 1906 in una famiglia di contadini, figlia di Vincenzo Talotta e Caterina Condello. Sposatasi il 9 luglio 1924 con Girolamo Gullace, si trasferì a Roma negli anni Trenta e visse in via del Vicario, a Porta Cavalleggeri, un rione povero dell’Urbe ubicato alle spalle di San Pietro, popolato di persone provenienti dall’Italia del sud; il marito lavorò come operaio edile in un cantiere. Teresa ebbe cinque figli e di professione fu casalinga. Nella primavera del 1944, durante un imponente rastrellamento nazifascista, venne catturato anche Girolamo Gullace, e fu rinchiuso nella caserma dell’81° fanteria in viale Giulio Cesare, nel quartiere Prati. Attorno a mezzogiorno del 3 marzo 1944, una nutrita folla di donne si riunì di fronte all’edificio, chiedendo a gran voce la liberazione degli oltre mille uomini qui incarcerati; tra i presenti c’era anche Teresa Talotta Gullace, incinta al settimo mese del sesto figlio, accompagnata dal piccolo Umberto, figlioletto di quattordici anni. Avvistato a una finestra della caserma il marito, tentò di avvicinarsi per parlargli e consegnargli uno sfilatino, un panino con il formaggio, svicolando di corsa tra due tedeschi; venne fermata da un soldato nazista che, a sangue freddo, le sparò in petto, uccidendola sul colpo: Teresa aveva trentasette anni. Subito le donne, gridando di terrore, misero in salvo Umberto, recuperarono il cadavere della madre di famiglia e iniziarono a insultare i nazifascisti; queste manifestazioni di dissenso proseguirono anche nel pomeriggio, quando rimasero solo i fascisti a piantonare la caserma: nella folla si infiltrarono alcuni partigiani dei Gruppi di azione patriottica – GAP che, a un certo punto, fecero fuoco sui nemici. Il marito di Teresa Gullace venne rilasciato in giornata; nel mentre, le donne romane, spontaneamente, deposero sul marciapiede imbrattato di sangue innumerevoli fiori in onore dell’innocente vittima della barbarie nazifascista: mimose, anemoni, garofani, fior di mandorlo. 

Il 7 ottobre 1945, sul luogo dell’uccisione di Teresa, per volere dell’Unione donne italiane – UDI è stata posta una lapide rettangolare in marmo chiaro screziato, ricollocata poi a cura del Comune di Roma il 25 settembre 1979.

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Essa reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “TERESA GULLACE / ALLA SOGLIA DI UNA NUOVA MATERNITÀ / IL 3 MARZO 1944 / FU QUI BARBARAMENTE UCCISA / DA UN SOLDATO TEDESCO / MENTRE / INVOCAVA E CONFORTAVA IL MARITO / RAZZIATO DALLA SBIRRAGLIA NAZIFASCISTA / IL SUO NOME / SIMBOLO DELL’EROICA RESISTENZA ROMANA / L’UNIONE DONNE ITALIANE / CON FIERO ORGOGLIO / RICORDA / ROMA 7 OTTOBRE 1945 / RICOLLOCATA A CURA DEL COMUNE DI ROMA / IL 25 SETTEMBRE 1979”. Venne, inoltre, insignita della Medaglia d’oro al merito civile alla memoria con la seguente motivazione: “Madre di cinque figli ed alle soglie di una nuova maternità, non esitava ad accorrere presso il marito imprigionato dai nazisti, nel nobile intento di portargli conforto e speranza. Mentre invocava con coraggiosa fermezza la liberazione del coniuge, veniva barbaramente uccisa da un soldato tedesco”. 

Omaggi a Teresa Talotta Gullace sono presenti anche in Calabria: nella sua città natale una targa sulla facciata della casa dove nacque e un monumento commemorativo in bronzo, collocato nella Villa comunale “Carlo Ruggiero”, opera dello scultore locale Giuseppe Guerrisi (1984); a Reggio Calabria, in via Enna, un murales del 2021 di Luis Gomez de Teran.

La drammatica vicenda di Teresa ha ispirato il personaggio di Pina nel film del 1945 di Roberto Rossellini Roma città aperta, con il quale Anna Magnani vinse il Nastro d’argento alla migliore attrice non protagonista nel 1946.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Roma
Indirizzo: viale Giulio Cesare, angolo via Carlo Alberto Dalla Chiesa
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.91044 – Longitudine 12.46182

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Tag:

FONTI

Bibliografia

C. Capponi, Con cuore di donna, Milano, il Saggiatore, 2000, p. 220

C. De Simone, Roma città prigioniera. I 271 giorni dell’occupazione nazista (8 settembre ’43 – 4 giugno ’44), Milano, Mursia, 1994, pp. 94-95

R. Katz, Roma città aperta. Settembre 1943 – Giugno 1944, Milano, il Saggiatore, 2009, pp. 219, 438

L. Lombardo Radice, C. Ingrao, Soltanto una vita, Milano, Baldini&Castoldi, 2016, pp. 112, 137-139

Sitografia

C. Moccia, Lastra a ricordo di Teresa Gullace – Roma, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 5/2/2025

Teresa Gullace (Teresa Talotta maritata Gullace)…eroina e martire della Resistenza, articolo pubblicato sul sito www.cittanovaonline.it consultato il 5/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 3/3/1944

Cognome / Nome: Gullace Teresa

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 7/10/1945; ricollocamento 25/9/1979 

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dall’Unione donne italiane e ricollocata a cura del Comune di Roma

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI TERESA TALOTTA GULLACE A ROMA

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GIUSEPPE FELICI E LE “FOSSE REATINE”: L’ECCIDIO DI PASQUA

GIUSEPPE FELICI E LE “FOSSE REATINE”: L’ECCIDIO DI PASQUA

GIUSEPPE FELICI E LE “FOSSE REATINE”: L’ECCIDIO DI PASQUA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Giuseppe Felici nacque a Roma il 6 gennaio 1923, figlio di Angelo Felici e Penelope Del Bufalo. Di professione radiotecnico, durante la Seconda guerra mondiale venne chiamato alle armi mentre era studente presso la facoltà di Ingegneria all’università di Roma, e prestò servizio come allievo pilota ufficiale nella Regia Aeronautica. Nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, il 9 e 10 settembre combatté a Porta San Paolo nella battaglia per la difesa di Roma, e rimase ferito. In seguito, rifugiatosi nelle campagne laziali, aderì alla Resistenza e alla Guerra di liberazione, militando nella brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” e coordinando le azioni di guerriglia contro i nazifascisti nei territori della Sabina, distinguendosi per il coraggio e l’intraprendenza. Nella primavera del 1944 venne ferito durante uno scontro a fuoco con gli invasori tedeschi a Cantalice (Rieti), e fu incarcerato nella prigione reatina di Santa Scolastica. 

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Nella notte tra l’8 e il 9 aprile 1944 Ermanno di Marsciano (1899-1984), Capo fascista della provincia di Rieti, ordinò che venissero prelevati dal carcere quindici antifascisti e partigiani catturati nel territorio di Leonessa, per essere consegnati ai nazisti: tra questi, c’era anche Giuseppe Felici, all’epoca ventunenne.

Conosciamo anche l’identità degli altri resistenti (eccezion fatta per tre ancora ignoti): Giorgio Buonacasata, operaio; Giuseppe De Vito, podestà di Poggio Mirteto (Rieti); Diego Eusebi, lavoratore del consorzio agrario di Poggio Mirteto; il falegname Giovansante Felici; Antonio Hottman, ex internato di origini montenegrine o polacche; Adamo Onofri, impiegato; il giovane studente ginnasiale Giannantonio Pellegrini Cislaghi; l’avvocato Roberto Pietrostefani; l’operaio Francesco Segoni; il bracciante Giuseppe Senzameno; Onofrio Sitta, disegnatore. I quindici martiri della Resistenza furono fucilati senza processo dai tedeschi la mattina del 9 aprile 1944, Domenica di Pasqua, in località Quattro Strade (periferia nord della città), e i cadaveri gettati in una fossa comune; le loro salme vennero recuperate dagli angloamericani nel luglio del 1944. Questa ennesima strage nazifascista è nota anche come eccidio delle Fosse Reatine; due giorni prima, il 7 aprile (Venerdì Santo), a Leonessa erano stati giustiziati cinquantuno cittadini, altro massacro, poi ribattezzato “la Pasqua di sangue”.

Giuseppe Felici è stato insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Ferito dopo aspro combattimento contro forze preponderanti tedesche nella difesa di Roma nel settembre 1943, riprendeva subito le armi, ancora convalescente, nella lotta partigiana contro l’invasore, in plurime azioni di sabotaggio e di guerriglia tra le più audaci, si distingueva per le virtù di capo valoroso, sereno valutatore del pericolo, sempre presente ovunque il rischio fosse maggiore. Braccato dai nazifascisti che avevano posto su di lui una forte taglia, persisteva con indomito coraggio alla testa dei suoi compagni infliggendo al nemico, in epici combattimenti ed azioni, gravi perdite. Arrestato da due ufficiali tedeschi riusciva a fuggire. Subito dopo in duro combattimento veniva ferito e cadeva prigioniero. Con teutonica ferocia fu fucilato, ancora sanguinante per le gloriose ferite. Fioriscono in lui le figure più nobili del popolo italiano”.

Il 9 gennaio 2024, nel quartiere della Garbatella a Roma, in viale Guglielmo Massaia 65, fuori dall’abitazione di Giuseppe Felici, è stata posta una pietra d’inciampo in suo ricordo. Essa reca incisa, sulla lastra in ottone visibile, l’iscrizione a lettere capitali “QUI ABITAVA / GIUSEPPE FELICI / NATO 1923 / ARRESTATO 7.4.1944 / ASSASSINATO 9.4.1944 / FOSSE REATINE”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Roma
Indirizzo: viale Guglielmo Massaia, 65
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio 
Coordinate geografiche: Latitudine 41.86046 – Longitudine 12.49455

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FONTI

Sitografia

Felici Giuseppe, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it/onorificenze consultato il 3/2/2025

Le Fosse Reatine, l’eccidio di Pasqua, articolo pubblicato sul sito www.combattentiereduci.it consultato il 3/2/2025

Giuseppe Felici, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 3/2/2025

R. Cervellini, Altre due pietre d’inciampo alla Garbatella, in memoria di Libero De Angelis e Giuseppe Felici, articolo pubblicato sul sito caragarbatella.it consultato il 3/2/2025

T. Rossi, QUATTRO STRADE, RIETI, 09.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 3/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 9/4/1944

Cognome / Nome: Felici Giuseppe

Formazioni d’appartenenza: Regia Aeronautica; brigata Garibaldi “Antonio Gramsci”

Data pietra d’inciampo: 9/1/2024

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

contatti

GIUSEPPE FELICI E LE “FOSSE REATINE”: L’ECCIDIO DI PASQUA

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