LAPIDE IN MEMORIA DI QUATTRO PARTIGIANI MORTI A MAUTHAUSEN, A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI QUATTRO PARTIGIANI MORTI A MAUTHAUSEN, A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI QUATTRO PARTIGIANI MORTI A MAUTHAUSEN, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La lapide, in marmo bianco rosato e di formato rettangolare, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “RICORDI QUESTA LAPIDE / L’EROICA MEMORIA DEI PARTIGIANI / FRAZZA LUIGI / NEGRONI LUIGI / PROVASI MARIO / VOLPI PAOLO / CHE NEI CAMPI DI STERMINIO DELLA GERMANIA / NAZI-FASCISTA SACRIFICARONO LA LORO ESISTENZA / PER LA GIUSTIZIA LA LIBERTÀ L’INDIPENDENZA / D’ITALIA / MATHAUSEN 1944 – 45”. Essa è appesa all’esterno di uno stabile in via Palmieri 22, edificio nel quale vissero tutti e quattro i partigiani e dove vennero arrestati a seguito della denuncia del portinaio, un delatore al servizio dei fascisti. 

Luigi Frazza nacque a Lonigo (Vicenza) il 26 settembre 1899. Trasferitosi a Milano, dopo la Prima guerra mondiale, in cerca di lavoro, venne assunto come autista per la raccolta dei rifiuti. In città si sposò con Ida Orsini, dalla quale ebbe una figlia, Laura; rimasto vedovo nel 1930, si risposò con Emma Grandini: dalla loro unione nacque il secondogenito, Bruno. Luigi si spostò con la famiglia nel quartiere oggi noto come Stadera, in via Palmieri 22. Convinto antifascista di orientamento socialista, il 1° marzo 1944 fu arrestato assieme alla moglie; incarcerato a San Vittore, venne presto deportato nel campo di Mauthausen, con il numero di matricola 57140, partendo da Firenze l’8 marzo e arrivando a destinazione l’11 marzo. Internato poi nel sottocampo di Ebensee, trovò la morte nei forni crematori il 24 giugno 1944. La moglie Emma, imprigionata prima a San Vittore e poi a Brescia, fu liberata nell’aprile 1944. Sempre in via Palmieri 22 è presente una pietra d’inciampo alla memoria di Luigi Frazza.

Più scarne sono le informazioni a nostra disposizione su Luigi Negroni. Nacque a Motta Visconti (Milano) il 20 ottobre 1889; durante la Resistenza, militò nelle cellule comuniste, ottenendo il diploma Alexander 230446. Morì nel campo di concentramento di Mauthausen il 3 marzo 1945, all’età di cinquantacinque anni.

Mario Infante Provasi nacque il 24 settembre 1899 a Mantova. Durante la Grande guerra lottò nella 98° fanteria; ferito al capo da una scheggia di granata, venne posto in congedo illimitato. Presto trasferitosi a Milano, qui trovò impiego come tappezziere e sellaio; nel 1925 sposò Maria Dacomo e, nel 1926, nacque la primogenita Silvia.

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Al principio degli anni Trenta, la famiglia Provasi si spostò alla Stadera, in via Palmieri 22, dove nacquero e morirono prematuramente i figli Renata, Arnaldo ed Elvezia; il 21 novembre venne alla luce l’ultima figlia, anch’ella chiamata Elvezia. Mario militò attivamente nella 113a brigata “Garibaldi”; arrestato a inizio marzo del 1944 per aver dato ospitalità ad alcuni combattenti antifascisti, venne incarcerato nel campo di prigionia di Fossoli (Modena), per poi essere deportato a Mauthausen con il numero di matricola 57356. Morì nel lager il 4 luglio 1944. Alla sua memoria è dedicata una pietra d’inciampo ubicata sempre in via Palmieri 22, posta il 17 gennaio 2020.

Paolo Luigi Volpi nacque il 15 marzo 1885 a Buccinasco (Milano). Partigiano di fede comunista, ottenne il diploma Alexander 230367. Il 15 ottobre 1944 morì nel campo di concentramento di Mauthausen: aveva cinquantanove anni.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Nicola Palmieri, 22
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.43475 – Longitudine 9.17763

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FONTI

Bibliografia

F. Ghiringhelli (a cura di), Antifascismo e Resistenza a Milano in zona 5, Milano, FGP., s.d., p. 90

C. Saletti, Mauthausen (ad vocem), in «Dizionario della Resistenza», a cura di E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, vol. II, Torino, Giulio Einaudi, 2001, pp. 462-467

Sitografia

U. Murri, Lastra in memoria di quattro partigiani morti a Mauthausen – via Palmieri Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 10/8/2024

Luigi Frazza, profilo biografico pubblicato sul sito www.pietredinciampo.eu consultato il 10/8/2024

Scheda biografica del Caduto Partigiano, scheda pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 10/8/2024 

Mario Provasi, profilo biografico pubblicato sul sito www.pietredinciampo.eu consultato il 10/8/2024 

Scheda biografica del Caduto Partigiano, scheda pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 10/8/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 1944 – 1945

Cognome / Nome: Frazza Luigi; Negroni Luigi; Provasi Mario Infante; Volpi Paolo Luigi

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI RINALDO A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI RINALDO A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI RINALDO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La lastra, in marmo bianco e di formato rettangolare, reca l’iscrizione in lettere capitali “QUI DIMORÒ / LUIGI RINALDO / COMANDANTE PARTIGIANO / TORTURATO SFUGGÌ ALLA MORTE / PER CONTINUARE LA BATTAGLIA / OVE CADDE DA EROE / 1921 – 1945”. 

Le informazioni a nostra disposizione sono, purtroppo, veramente scarne. Luigi Rinaldo nacque a Monza il 17 dicembre 1921. Durante la Guerra di liberazione, militò nelle Brigate del popolo, o brigate bianche, formazioni di orientamento cattolico sorte in varie città della penisola italiana a partire dall’estate del 1944, legate alla Democrazia cristiana e distintesi per un atteggiamento di maggior prudenza e cautela. Rinaldo fu comandante in queste brigate; morì a Milano il 25 aprile 1945, a soli ventitré anni, durante l’insurrezione che portò alla liberazione della città dai nazifascisti. 

La lapide qui analizzata è appesa alla parete esterna dell’edificio in via fratelli Bronzetti 33 dove abitò Luigi Rinaldo. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via fratelli Bronzetti, 33
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46428 – Longitudine 9.21490

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FONTI

Bibliografia

C. De Biaggi, Storie resistenti. La memoria dei caduti per la Patria e per la Libertà. nelle lapidi e nei monumenti della Zona 4 di Milano, Milano, ANPI, 2008, p. 91

Sitografia

U. Murri, Lastra in memoria di Luigi Rinaldo – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 9/8/2024

Scheda biografica del Caduto Partigiano, scheda pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 9/8/2024

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 17/12/1921 – 25/4/1945

Cognome / Nome: Rinaldo Luigi

Formazioni d’appartenenza: Brigate del popolo

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI RINALDO A MILANO

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LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI FRANCI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI FRANCI A MILANO

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La lapide, di formato rettangolare e realizzata in granito grigio-rosa screziato, reca incisa l’iscrizione smaltata a lettere capitali “MENTRE PESAVA LA NOTTE / SULL’ITALIA SCHIAVA / LUIGI FRANCI / IN UN ANELITO DI LIBERTÀ / IN UN GESTO DI RIVOLTA / RIPIEGAVA A 35 ANNI / LE ALI INSAGUINATE / 4-2-1945” (ovviamente “insaguinate” è un refuso per “insanguinate”).

Luigi Franci, detto Gino, nacque a Milano nel 1909 (secondo altre fonti, invece, nacque a Trento il 26 gennaio 1910); figlio di Giuseppe Franci, di professione era un artigiano incisore, e abitava con la famiglia nelle case popolari di via Gaspare Aselli. Ben nota era la sua passione per il ciclismo: prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale vinse numerose gare di bicicletta da corsa disputatesi in Brianza; gli altri concorrenti lo temevano soprattutto per le sue volate negli sprint finali. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì convintamente alla Resistenza, recandosi in un primo momento in montagna per combattere assieme ad altri partigiani. Tornato a Milano, militò nella 3a brigata “Garibaldi GAP”, svolgendo numerosi incarichi organizzativi e di propaganda: secondo le cronache dell’epoca, quando Roma venne liberata dai nazifascisti, Luigi Franci fece appendere per le vie di Milano manifesti con la scritta “Viva Roma liberata”; oppure, promosse una raccolta di medicinali e indumenti da spedire ai partigiani dell’Oltrepò pavese; oppure ancora, coordinò la creazione di depositi per nascondere le armi sottratte ai nemici. Essendo un ciclista professionista, ottenne dalla Questura di Milano un permesso speciale per circolare liberamente con la propria bici per le vie della città: il suo mezzo di trasporto venne quindi utilizzato per nascondere e trasportare documenti e altri materiali di propaganda antifascista. Il 2 febbraio 1945 alcuni combattenti della Resistenza vennero fucilati nell’impianto sportivo di Campo Giuriati. Due giorni dopo, il 4 febbraio, il gruppo formato da Luigi “Gino” Franci, Maria Selvetti (nome di battaglia “Lina), Albino Ressi detto “Erminio”, Albino Trecchi “Bimbo” e Luigi Arcalini chiamato “Lince”, pianificò un attentato alla mensa-covo della Legione autonoma mobile “Ettore Muti”, ubicata in corso Garibaldi. Verosimilmente per un malfunzionamento (il fatto non è mai stato accertato), l’ordigno esplose prima del tempo, uccidendo sul colpo Luigi Franci, Maria Selvetti e Albino Trecchi; Albino Ressi morì in ospedale, mentre Luigi Arcalini rimase solamente ferito e sopravvisse.

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Quello stesso giorno, prima della sua tragica fine, Franci incontrò il partigiano Edoardo Clerici detto “Nan” e, secondo la tradizione, gli disse: “Se domani non mi vedrai al solito posto, vorrà dire che sono caduto. Avvisa tu mia madre e mia sorella…”.

La targa qui analizzata è appesa all’esterno dello stabile milanese dove visse Luigi Franci.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Gaspare Aselli, 6
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46928 – Longitudine 9.23043

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FONTI

Bibliografia

Oltre il ponte (Storie e testimonianze della Resistenza in Zona 3). Porta Venezia, Città Studi, Ortica-Lambrate, a cura di R. Cenati, A. Quatela, Milano, ANPI Zona 3, 2009, p. 204

Sitografia

U. Murri, Lastra in memoria di Luigi Franci – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 28/9/2024 

Franci Luigi detto Gino, sprinteur e gappista, articolo pubblicato sul sito anpi25aprile.wordpress.com consultato il 28/9/2024 

Franci Luigi, scheda biografica pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 28/9/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 4/2/1945

Cognome / Nome: Franci Luigi

Formazioni d’appartenenza: 3a brigata “Garibaldi GAP”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI FRANCI A MILANO

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LAPIDE IN MEMORIA DI ANTONIO GALIANO A MILANO

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La lastra in candido marmo bianco, di formato rettangolare, reca l’iscrizione a lettere capitali smaltate di nero “QUI VIVEVA / ANTONIO GALIANO / OPERAIO / SI OPPOSE AL NAZIFASCISMO IN FABBRICA / E NEL LAGER DI GUSEN-MAUTHAUSEN / TORTURATO PER AVER SOCCORSO UN COMPAGNO / DI PRIGIONIA, MORÌ IN CONSEGUENZA / DELLE VIOLENZE SUBITE / FAVARA (AG) 28-9-1902 MESSINA 16-6-1947”.

Antonio Galiano nacque in Sicilia, a Favara (Agrigento), il 28 settembre 1902. Trasferitosi a Milano, lavorò come operaio presso le Officine Meccaniche di via Pompeo Leoni, una fabbrica specializzata nella produzione di veicoli, in particolare di autocarri e mezzi ferrotranviari. Galiano fu tra i più fervidi promotori e sostenitori degli scioperi antifascisti del 1943 e del marzo 1944; per tale motivo, venne incarcerato e, l’8 aprile, fu deportato nel campo di concentramento di Mauthausen e, successivamente, a Gusen, classificato come prigioniero politico arrestato per motivi di sicurezza. Nonostante fosse costretto ai lavori forzati nelle cave di pietra, Antonio Galiano riuscì a sabotare più volte la produzione bellica dell’officina Steyr di Gusen. Un giorno, fu sorpreso mentre tentava di aiutare un compagno morente, il francese Marcel, dandogli un po’ del suo caffè; venne dunque sottoposto dai nazisti ad atroci torture: prima fu frustato, dopodiché venne gettato in uno specchio d’acqua ghiacciato e lapidato con sassi e pietre. Dopo qualche giorno di ricovero in infermeria, fu presto reintegrato nella squadra di lavoro. A seguito della fine della guerra e dell’arrivo, il 5 maggio 1945, degli alleati americani nel campo di Mauthausen, Antonio Galiano fece ritorno a Milano, dove si ricongiunse con la moglie Leonarda Migliore detta Dina, sebbene fosse fortemente provato e debilitato nel corpo, nella mente e nello spirito a causa della prigionia e delle sevizie subite (al momento della liberazione pesava 35 kg). Perdendo gradualmente la memoria, l’8 giugno 1947, disorientato, prese un treno per Roma, per giungere poi a Siracusa e a Messina; qui fu rinvenuto, in stato comatoso, in un cinema. Ricoverato in ospedale, morì il 16 giugno 1947 per un collasso improvviso. 

La lapide in analisi è appesa all’esterno della dimora milanese di Antonio Galiano, in via Barrili 14, dove abitava a piano terra, terza scala a destra.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Anton Giulio Barrili, 14
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia 
Coordinate geografiche: Latitudine 45.43404 – Longitudine 9.17659

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FONTI

Bibliografia

G. Deiana, Il sole risplenderà su di noi domani. La Resistenza nel quartiere Stadera e dintorni. Un segmento della lotta di Liberazione a Milano, Milano, Biblion, 2021, pp. 162-167

B. Maida, scioperi (ad vocem), in «Dizionario della Resistenza», a cura di E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, vol. II, Torino, Giulio Einaudi, 2001, pp. 296-299

Sitografia

U. Murri, Lastra in memoria di Antonio Galiano – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 9/8/2024

Antonio Galiano, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 9/8/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 28/9/1902 – 16/6/1947

Cognome / Nome: Galiano Antonio

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 24/4/2021

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE AD ARTURO CAPETTINI A MILANO

LAPIDE AD ARTURO CAPETTINI A MILANO

LAPIDE AD ARTURO CAPETTINI A MILANO

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La sobria lapide, in marmo chiaro e di formato rettangolare, reca l’iscrizione a lettere capitali “ANTESIGNANO E PIONIERE / DELLA LOTTA PARTIGIANA / ARTURO CAPETTINI / PROFETIZZO’ IN QUESTA OFFICINA / I CONTRASTATI IDEALI / E LE GESTA CLANDESTINE / PER UNA ITALIA LIBERA E DEMOCRATICA / LA SEZIONE COMUNISTA / “FRATELLI CAPETTINI” / ACCOMUNANDO NEL RICORDO I MARTIRI / ANDREOLI – POLI – SCOTTI / NEL SECONDO ANNIVERSARIO / DEL LORO OLOCAUSTO / 31-12-1943 – 31/12/1945”.

Arturo Capettini nacque a Zeme Lomellina (Pavia) il 17 marzo 1900; di attività commerciante, fu militante comunista e convinto antifascista. Giunto da Mortara a Milano, assieme alla famiglia, nel 1939, venne più volte arrestato e malmenato dai fascisti per la sua attività clandestina contraria al regime, finché fu costretto a espatriare in Svizzera e Francia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fu tra i primi e più fervidi organizzatori della Resistenza milanese: il suo negozio di biciclette in viale Monte Santo divenne deposito di materiale bellico partigiano, di stampa clandestina, di viveri nonché punto di riferimento per i combattenti e per gli operai che, in quei mesi, stavano organizzando scioperi e sommosse nelle fabbriche. Arruolatosi nella 3a brigata “Garibaldi GAP”, il 19 dicembre 1943 venne arrestato dai tedeschi nei pressi della stazione di Mortara, dove si era recato per portare aiuti e rifornimenti ai partigiani della zona; pochi giorni dopo, furono catturati anche la moglie Matilde Bottero e il fratello Cesare Capettini. Imprigionato nel carcere milanese di San Vittore, Arturo venne brutalmente seviziato dai nazisti. Il 31 dicembre 1943, assieme ad altri due combattenti della 3a brigata “Garibaldi GAP”, Gaetano Andreoli (nato a Milano il 7 agosto 1906) e Cesare Poli (Milano, 11 dicembre 1891), venne fucilato al Poligono di tiro della Cagnola di piazzale Accursio, con l’accusa di avere cooperato nella fabbricazione di ordigni esplosivi e di aver detenuto materiale di propaganda comunista. Nel 1944, per onorarne la memoria, le formazioni garibaldine gli intitolarono la 51a brigata d’assalto, attiva principalmente nell’Oltrepò pavese. 

La lastra qui descritta è appesa dove sorgeva l’officina di Arturo Capettini, uno dei centri della Resistenza milanese. In essa viene ricordato anche l’avvocato Angelo Scotti (Milano, 18 gennaio 1897), militante del Comitato militare lombardo – sottoposto a un processo farsa assieme a Capettini, Gaetano Andreoli e Cesare Poli – verrà ucciso l’8 luglio 1944 nelle camere a gas di Mauthausen.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: viale Monte Santo, 10
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.48012 – Longitudine 9.19369

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FONTI

Bibliografia

Capettini, Arturo (ad vocem), in «Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza», vol. I A-C, Milano, La Pietra, 1968, p. 446

M. Cuzzi, Seicento giorni di terrore a Milano. Vita quotidiana ai tempi di Salò, Vicenza, Neri Pozza, 2022, p. 93

P. Galbiati (a cura di), “…e se io muoio da partigiano…”. Storie, ricordi e lapidi di partigiani nelle vie del municipio 8 di Milano, Milano, s.e., s.d., pp. 28-29

Sitografia

Capettini Arturo, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 5/8/2024

Arturo Capettini, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 5/8/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 31/12/1943

Cognome / Nome: Capettini Arturo

Formazioni d’appartenenza: 3a brigata “Garibaldi GAP”

Data lapide: 31/12/1945

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide venne commissionata dalla sezione ANPI “Fratelli Capettini”

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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