EX ABITAZIONE DI SERGIO KASMAN A MILANO

EX ABITAZIONE DI SERGIO KASMAN A MILANO

EX ABITAZIONE DI SERGIO KASMAN A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Sergio Kasman nacque a Genova il 2 settembre 1920, figlio del sarto e musicista russo, nativo dell’Ucraina, Ivan (Giovanni) Kasman, autore dell’opera lirica in quattro atti Il figlio della statua, e di Maria Scala, fanciulla torinese di origini borghesi. Sergio è il primogenito della famiglia (Marcello venne alla luce nel 1923, Roberto nel 1928). Trascorse la sua adolescenza a Chiavari, dove si era trasferito con i genitori e i fratelli nel 1932; in quegli anni, iniziò a comporre poesie (la prima, “La mia canzone”, risale al 1938), attività che lo accompagnerà per tutta la vita. Studiò per ottenere l’abilitazione magistrale a Genova, al collegio San Nicola, e a Torino, dove nell’autunno 1940 si iscrisse alla facoltà di magistero: qui entrò in contatto per la prima volta con ambienti e ideali antifascisti. Nel 1942 fu costretto ad abbandonare l’università poiché venne chiamato alle armi: come sottotenente di artiglieria divisionale della Granatieri di Sardegna, il 10 settembre 1943 prese parte alla battaglia di Porta San Paolo a Roma; pochi giorni dopo, fece ritorno a Chiavari. Agli inizi di ottobre andò a Torino, dove entrò nel nascente movimento partigiano azionista, con i nomi di battaglia “Marco Macchi”, “Marco Guardi” o “Enrico Bonomelli”; in Piemonte e in Lombardia divenne contrabbandiere e braccio destro dell’ingegnere Nino Bacciagaluppi, detto “Joe”, collaboratore di Ferruccio Parri e tra i responsabili organizzativi dell’espatrio oltralpe di antifascisti, angloamericani e prigionieri di guerra. In una di queste missioni in Svizzera, nel gennaio 1944 Sergio incontrò il fratello Marcello, pure lui combattente della Resistenza. Sulla strada di ritorno verso Luino (Varese), a marzo conobbe Parri, che ebbe per lui affetto (celebre è il biglietto che gli consegnò poco prima che Kasman venisse ucciso: “Ti raccomando prudenza, prudenza negli appuntamenti e nell’incontrare persone nuove. Se cadi tu, caro Marco, tutto si smorza, tutto cade”). Nel medesimo periodo, venne trasferito a Milano come capo di stato maggiore delle squadre d’azione Giustizia e libertà, dove fu protagonista di numerose azioni eroiche contro i nazifascisti. Ai primi di luglio, travestito da ufficiale delle SS, Kasman entrò nel carcere di San Vittore e liberò Nino Bacciagaluppi, Arialdo Banfi e il canadese mister Patterson. Sergio, l’inafferrabile “primula rossa”, dal fisico statuario e atletico e dai capelli di colore fulvo, a metà tra il rosso, il biondo e il castano, venne successivamente fermato più volte dalla polizia fascista ma, proprio grazie alla propria prestanza, riuscì a uscirne sempre illeso.

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Pochi giorni dopo l’impresa di San Vittore, si recò a Chiavari per liberare il fratello Roberto dalla prigione. Nominato capo dello stato maggiore del neonato comando piazza di Milano del Corpo volontari della libertà, all’alba del 9 gennaio 1944 Sergio Kasman venne ucciso in un’imboscata in piazzale Lavater, nei pressi di Porta Venezia: quel giorno indossava calze di lana corte a strisce orizzontali rosse, verdi, blu e gialle, anch’esse segno della sensibilità di questo patriota e poeta. Con decreto del 24 aprile 1946, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 10 dicembre 1948 numero 287, Sergio venne insignito alla memoria con la medaglia d’oro al valor militare.

In piazzale Lavater, i compagni di Kasman posero, il 9 dicembre 1945, a un anno esatto dal suo assassinio, una lastra commemorativa in marmo bianco con incisa la seguente scritta: “IL IX – XII – MCMXLIV / COLPITO ALLE SPALLE DAL PIOMBO FASCISTA / QUI CADDE / SERGIO KASMAN / CAPO DI S.M. DEL COM. PIAZZA DEL C.V.L. / COMANDANTE DELLE FORMAZIONI “GIUSTIZIA E LIBERTÀ” / I COMPAGNI NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELL’OLOCAUSTO”.

All’esterno dell’abitazione milanese di Sergio Kasman, in via della Sila 27, non è presente alcuna lapide o iscrizione di riferimento. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via della Sila, 27
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.48398 – Longitudine 9.22871

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FONTI

Bibliografia

M. Bertelloni, Sergio Kasman: la Primula rossa della Resistenza, Milano, Res Editrice, 1984

L. Borgomaneri, Kasman, Sergio (ad vocem), in «Dizionario della Resistenza», a cura di E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, vol. II, Torino, Giulio Einaudi, 2001, p. 564 

Kasman, Sergio (ad vocem), in «Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza», vol. III H-M, Milano, La Pietra, 1976, pp. 209-210

La memoria passo dopo passo. Storie di luoghi e persone Milano 1943-1945, a cura di S. Fogagnolo, P. Fossati, A. Quatela, Milano, OrMe, 2021, pp. 112-116

Oltre il ponte (Storie e testimonianze della Resistenza in Zona 3). Porta Venezia, Città Studi, Ortica-Lambrate, a cura di R. Cenati, A. Quatela, Milano, ANPI Zona 3, 2009, p. 206

Sitografia

Kasman Sergio, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 22/9/2024

Sergio Kasman, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 22/9/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 2/9/1920 – 9/12/1944

Cognome / Nome: Kasman Sergio

Formazioni d’appartenenza: Giustizia e libertà

Data opera: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

EX ABITAZIONE DI SERGIO KASMAN A MILANO

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DOPPIA LAPIDE IN MEMORIA DEI CADUTI DELLE OFFICINE ANSALDO A MILANO

DOPPIA LAPIDE IN MEMORIA DEI CADUTI DELLE OFFICINE ANSALDO A MILANO

DOPPIA LAPIDE IN MEMORIA DEI CADUTI DELLE OFFICINE ANSALDO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Le due lapidi, di formato rettangolare, sono realizzate in marmo bianco; entrambe recano incise iscrizioni in lettere capitali. Sulla prima lastra si legge “LA COMPAGNIA GEN. DI ELETTRICITÀ / AI SUOI CADUTI PER LA PATRIA / SEMPRE VIVI / NEL CUORE DEGLI ITALIANI”, cui seguono gli elenchi dei caduti durante la Prima guerra mondiale del 1915-1918 “ALBERGOTTI ORESTE / BIAVASCO ALFREDO / BARILI SILVIO / GÉ PIERINO / PAGANI LUIGI / PARODI GIUSEPPE / SOGLIANI ORESTE / TESCA GAETANO / VALLETTI CHIAFFREDO”, quelli del 1935-1936 (“CONSONNI CARLETTO”) e del 1940 “BRUCCI PIETRO / DELLA CORNA MARIO / FERRARI ERMANNO / GARAVASO BRUNO / GRIGGI CARLO ALBERTO / LANINI ALBERTO / MOLTRASIO FIORENTINO / ROSSI FEDERICO / VALENTINI OTTIMO / VAVASSORI GIUSEPPE / ROMÈ RENATO / CAMISASCA FILIPPO”. Sulla seconda lapide è incisa la scritta “A PERENNE RICORDO DEI / CADUTI NELLA LOTTA DI LIBERAZIONE / DAL GIOGO NAZIFASCISTA / BERRA CARLO 7-7-44 / BUSI GIOVANNI 28-12-44 / COLOMBO GIUSEPPE 28-4-45 / DI GREGORIO TULLIO 24-4-44 / DAL POZZO NINO 12-7-44 / ELEFANTE ARTEMIO 3-5-45 / ESINI ERMINIO 24-4-45 / FRAZZEI GIUSEPPE 8-4-45 / GALLI LUIGI 28-4-45 / MANCINELLI HERMES 9-5-45 / TERRAVAZZI ROBERTO 3-4-45 / REINA ANTONIO 30-4-45 / MCMXLV”. Ambedue le lastre presentano, nella parte inferiore, dei lumini in bronzo.

Ubicato nel cuore del quartiere Savona-Tortona, questo storico stabilimento elettromeccanico nacque nel 1904, quando l’impresa automobilistica Roberto Züst eresse e insediò i primi edifici produttivi; nel 1908, essi passarono alla AEG-Thomson Houston, mentre nel 1915 alla Società Elettrotecnica Galileo Ferraris. Dopo la Grande guerra, la fabbrica fu inglobata dalla Franco Tosi Meccanica, nel 1921 divenne invece della CGE (Compagnia generale di elettricità), specializzata nella costruzione di trasformatori elettrici.

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Nel corso degli anni, lo stabilimento subì numerosi ampliamenti. Nel 1966, confluì nel Gruppo Finmeccanica-Ansaldo, fino alla sua dismissione nel 1986. Nel 1989 il Comune di Milano, guidato dal sindaco socialista Paolo Pillitteri, acquistò l’area industriale con il vincolo di adibirla a servizio culturale. Oggi l’ex complesso ospita i laboratori del Teatro alla Scala, il Mudec – Museo delle culture di Milano, e il centro culturale polifunzionale BASE Milano.

I dodici antifascisti caduti durante la Resistenza, ricordati nella seconda lapide, ebbero esistenze e ideali tra loro molto differenti. Carlo Berra nacque a Cuggiono (Milano) il 25 aprile 1914; militante della brigata autonoma “Poldo Gasparotto”, venne fucilato il 7 luglio 1944 in via Vincenzo Monti a Milano assieme ad altri combattenti. Giovanni Busi, responsabile di settore della 4a divisione a Milano, nella primavera del 1944 fuggì nel comasco e combatté assieme alla 52a brigata “Garibaldi”; arrestato dalle Brigate nere a Menaggio, venne fucilato assieme ad altri quattro compagni il 28 dicembre 1944, nei pressi del cimitero di Camerlata (Como). Giuseppe Colombo (Samarate, 9 ottobre 1895), di ideali comunisti, venne arrestato nel febbraio del 1944, incarcerato prima a Monza e poi a San Vittore, spostato nel campo di smistamento di Fossoli; da qui venne inviato a Bolzano e, successivamente, nel lager di Mauthausen, sottocampo di Gusen, dove fu ucciso nelle camere a gas il 28 aprile 1945. Manfredo Dal Pozzo detto Nino nacque a Milano il 12 agosto 1908; combatté nella 113a brigata “Garibaldi” e venne fucilato dalle SS naziste il 12 luglio 1944 a Fossoli. Oppure, Artemio Elefante nacque a Milano il 27 marzo 1929; partigiano della 113a brigata “Garibaldi”, morì il 3 maggio 1945 per un incidente, a seguito dello scoppio di un ordigno nascosto sotto a un termosifone di una caserma ex deposito della Xa flottiglia MAS. Di Tullio di Gregorio sappiamo solo che morì il 24 aprile 1944. Giuseppe Frazzei nacque il 29 settembre 1926 a Milano; militante della 113a brigata “Garibaldi”, nella quale ottenne il diploma Alexander 227348, a seguito di una delazione fu catturato dai nazifascisti, seviziato barbaramente e fucilato l’8 aprile 1945. Luigi Galli nacque a Trezzo d’Adda il 30 marzo 1927; tra gli animatori del movimento clandestino socialista CGE, operò come partigiano tra i fiumi Adda e Lambro. Morì a Capriate San Gervasio (Bergamo) il 28 aprile 1945, nella cosiddetta “Battaglia della Cabina”, un sanguinoso scontro con le truppe naziste in ritirata: con lui trovarono la morte altri otto compagni. Antonio Reina (Abbiategrasso, 17 febbraio 1927), militante nella 113a brigata “Garibaldi”, morì nel 1945 Flossenburg: aveva solo diciotto anni. Roberto Terrevazzi nacque a Caronno (Varese) il 1° settembre 1926; combatté nella 113a brigata “Garibaldi” e fu catturato il 15 novembre 1944 a seguito di un’azione armata nei pressi della mensa collettiva di viale Padova. Morì il 5 aprile 1945 nel lager di Mauthausen. Erminio Esini (Milano, 22 febbraio 1904), operaio e partigiano della 113a brigata “Garibaldi”, partecipò spesso ad azioni armate in difesa dei lavoratori delle fabbriche; il 24 aprile 1945 cadde in una sparatoria contro i fascisti, mentre presenziava a un’azione di copertura e protezione a un comizio antifascista all’esterno della “Borletti”. Infine, Hermes Mancinelli (Monteleone, 30 giugno 1910), anch’egli militante della 113a brigata “Garibaldi”, morì a Milano il 9 maggio 1945 per le ferite riportate durante i combattimenti contro i nazifascisti.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Ambrogio Bergognone da Fossano, 34
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.45245 – Longitudine 9.16423

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FONTI

Bibliografia

Libertà tra i Navigli. La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano, a cura della Sezione ANPI Zona 6, Milano, Bine, 2016, pp.187-190

Sitografia

Liceo artistico Frattini Varese, Lapidi ai Caduti delle Officine Ansaldo – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 12/8/2024

Officine Ansaldo – CGE, scheda pubblicata sul sito www.mumi-ecomuseo.it consultato il 12/8/2024

CGE-ANSALDO, scheda pubblicata sul sito www.museolab6.com consultato il 12/8/2024

J. Perazzoli, L. Borgomaneri, via Vincenzo Monti, Milano, 07.07.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/8/2024

I 12 caduti della Compagnia Generale Elettrica – Via Bergognone 30, articolo pubblicato sul sito www.anpiportagenova.it consultato il 12/8/2024

 

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1945

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data lapidi: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapidi visibili e non liberamente accessibili. Orari contingentati in base alle aperture

contatti

DOPPIA LAPIDE IN MEMORIA DEI CADUTI DELLE OFFICINE ANSALDO A MILANO

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EX OFFICINA DI SALVATORE PRINCIPATO A MILANO

EX OFFICINA DI SALVATORE PRINCIPATO A MILANO

EX OFFICINA DI SALVATORE PRINCIPATO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright.

Salvatore Principato nacque a Piazza Armerina (Enna) il 29 aprile 1892. Di fede socialista, sin da giovane si oppose ai privilegi dei ricchi; il 22 e 23 novembre 1911 fu tra i protagonisti di una accesa insurrezione nella città natale, durante la quale vennero demolite e bruciate alcune carrozze della locale impresa di trasporti di Nunzio Russo: il 12 giugno 1912 venne completamente assolto. Diplomatosi con il titolo di maestro, si trasferì in Lombardia, prima a Vimercate e poi a Milano; a Vimercate, insegnò al collegio privato “Tommaseo” e successivamente alle scuole comunali. Convinto non interventista, durante la Grande guerra fu chiamato alle armi, come fante in trincea, combattendo sul Carso con il 247° Reggimento fanteria; il 31 maggio 1917, durante la risolutiva battaglia del monte Vodice (Slovenia occidentale), catturò quindici austriaci, salvandoli così da morte certa, e venne per questo motivo insignito della medaglia d’argento al valor militare. Terminato il conflitto bellico, salì nuovamente in cattedra, a Vimercate e, in un secondo momento, a Milano come insegnante di ruolo. Per i primi tre anni lavorò nelle scuole del quartiere Turro e di via Comasina, dal 1922 al 1924 nella scuola elementare di via Giulio Romano, dal 1924 al 1933 nella “Tito Speri” di viale Lombardia e di via Sacchini; dall’ottobre 1933 insegnò ininterrottamente alla “Leonardo da Vinci”. Nella scuola di via Giulio Romano conobbe la maestra Marcella Chiorri, che divenne l’amore della sua vita nonché compagna di valori e ideali; i due convolarono a nozze nel 1923 e, il 6 marzo 1924, venne alla luce la loro unica figlia, Concettina. Sempre a Milano, Salvatore Principato iniziò ad avvicinarsi agli ambienti socialisti, svolgendo un’assidua attività contro il regime fascista, tenendola però ben separata e distinta dall’insegnamento; per far ciò, assunse alcuni lavori di copertura: assicuratore per l’Istituto nazionale delle assicurazioni, venditore di libri per la casa editrice Labor e, dal 1939, gestore della ditta Fiamma (Fabbrica insegne arredi mobili metallo affini), in via Cusani 10. 

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Nella fattispecie, con lo pseudonimo di “Socrate” si occupò dell’espatrio in Svizzera di ricercati politici e, principalmente, della diffusione capillare della stampa clandestina, in particolare delle riviste “Giustizia e Libertà” e “La Libertà”. Aderendo convintamente al movimento “Giustizia e libertà”, Principato collaborò alacremente con Alfredo Bonazzi (responsabile del gruppo socialista dopo l’arresto e la condanna di Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Ferruccio Parri) al progetto di un giornale politico di ispirazione socialista, da stampare a Milano.

Il 19 marzo 1933 fu incarcerato e deferito al Tribunale speciale assieme ad altri antifascisti milanesi e genovesi di ispirazione socialista e cattolica; riuscito a scagionarsi e assolto, Principato venne scarcerato l’8 giugno, rimanendo un sorvegliato speciale della polizia fascista. Reintegrato nell’insegnamento diurno alla “Leonardo da Vinci”, venne però escluso dalle scuole serali poiché, come si legge nei documenti, “non dà un sicuro affidamento di piena adesione alle direttive del Regime” e “non solo non è iscritto al Pnf, ma non figura neppure tra i soci dell’Associazione Fascista della Scuola”. Nell’ottobre del 1942 fondò, assieme all’amico Roberto Veratti e a Ottaviano Pieraccini, Domenico Viotto e Ivan Matteo Lombardo, una nuova formazione socialista, il Movimento di unità proletaria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Salvatore Principato ricoprì un ruolo importante nella gestione dell’antifascismo socialista milanese, tenendo i contatti con i maestri socialisti (come Ines Saracchi, direttrice della scuola “Santa Caterina da Siena”, o il professor Quintino Di Vona) o con altri combattenti del movimento, quali il parrucchiere di via Saverio Mercadante Mino Micheli, deportato e sopravvissuto a Mauthausen, o l’operaio Eraldo Soncini. Militò, inoltre, nella 33a brigata “Matteotti”, assieme al fidato ex alunno Giuseppe Ferrarini, di professione calzolaio; fece parte del secondo e del terzo comitato antifascista di Porta Venezia e del Comitato di liberazione nazionale della scuola. Principato venne arrestato nel pomeriggio di sabato 8 luglio 1944 presso l’officina meccanica Fiamma di via Cusani 10, centro di smistamento della stampa clandestina antifascista di ispirazione socialista; portato alle carceri di Monza di via Mentana, venne interrogato dalla polizia fascista e dalle SS, e sottoposto a sevizie che gli provocarono la frattura del braccio sinistro. Agli inizi di agosto venne trasferito a San Vittore e, all’alba del 10 agosto 1944, venne fucilato a piazzale Loreto dai nazifascisti, assieme ad altri quattordici patrioti: Salvatore Principato era il più anziano dei martiri dell’eccidio. 

A Milano, Principato è ricordato da una targa, posta in viale Gran Sasso 5, fuori dall’abitazione nella quale abitò dal settembre 1924, lastra inaugurata il 10 agosto 1946. Nell’atrio della scuola “Leonardo da Vinci” è inoltre visibile un busto in marmo con epigrafe, opera dello scultore Alfeo Bedeschi (Lugo di Romagna, 1885 – Milano, 1971), dove il maestro è celebrato come “anima di educatore”, “tempra di combattente” e “martire della libertà”. All’esterno dell’edificio in via Cusani 10, centro nevralgico dell’attività di propaganda antifascista di Salvatore Principato e della diffusione della stampa clandestina, non è presente alcuna lapide o iscrizione di riferimento.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Cusani, 10
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46896 – Longitudine 9.18429

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Tag:

FONTI

Bibliografia

M. Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il «contrappasso», Roma, Donzelli editore, 2020, pp. 117-136

Principato, Salvatore (ad vocem), in «Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza», vol. IV N-Q, Milano, La Pietra-Walk Over, 1984, p. 770

Sitografia

Salvatore Principato, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 14/7/2024

Salvatore Principato, profilo biografico pubblicato sul sito www.memorieincammino.it consultato il 14/7/2024

 

 

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 8/7/1944

Cognome / Nome: Principato Salvatore

Formazioni d’appartenenza: Giustizia e libertà; Movimento di unità proletaria; 33a brigata “Matteotti”

Data opera: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

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EX OFFICINA DI SALVATORE PRINCIPATO A MILANO

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LASTRA IN MEMORIA DI UMBERTO FOGAGNOLO A MILANO

LASTRA IN MEMORIA DI UMBERTO FOGAGNOLO A MILANO

LASTRA IN MEMORIA DI UMBERTO FOGAGNOLO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La lastra in bronzo, di formato rettangolare, reca la scritta in lettere capitali “IL DOTT. ING. UMBERTO FOGAGNOLO / NOBILE FIGURA DI PATRIOTA / APOSTOLO SUBLIME DI UN’IDEA / SPENTO DA MANO FRATRICIDA / È RICORDATO DAI COMPAGNI / NEL LUOGO DEI PRIMI SEGRETI CONVEGNI / MILANO 10 AGOSTO 1944”. Sotto di essa, campeggiano quattro figure nude e stanti, tre virili e una muliebre, quest’ultima con vicino due bambini, poste su di un letto di cadaveri, di spine e rovi. I tre uomini, dalla fisicità muscolosa e nerboruta, quasi di ispirazione michelangiolesca, reggono una lunga verga, mentre la donna alza le braccia verso il cielo. L’iscrizione e i personaggi sono in metallo lucido e più chiaro, così da risaltare maggiormente rispetto al fondo grigio scuro. Come desumibile dalla firma “AFFER” in basso a destra, la lapide è opera dello scultore, medaglista e incisore Costantino Affer (Milano, 1906 – 1987), formatosi presso l’Accademia di Brera e attivo principalmente nella sua città natale; per parecchi anni ricoprì il ruolo di direttore artistico della ditta di medaglie Fratelli Lorioli. Tra i suoi manufatti, si contano numerose monete, placche, medaglie, effigianti le più svariate personalità illustri, quali il direttore d’orchestra Arturo Toscanini, papa Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, Alessandro Manzoni, Giuseppe Garibaldi, il geografo e politico Arcangelo Ghisleri. Sua è la statua bronzea del 1965 della Beata Giovanna, ubicata all’esterno della basilica di Santa Maria Assunta di Bagno di Romagna (Forlì-Cesena).

Umberto Fogagnolo nacque a Ferrara il 2 ottobre 1911; in giovane età conobbe Fernanda Bagnoli, che sposò subito dopo la laurea di lui nel 1936: i due si spostarono a Monfalcone (Gorizia), dove Umberto lavorò nei cantieri navali e iniziò a maturare la propria fede antifascista, vedendo la popolazione slava perseguitata dal regime; ben presto i due coniugi si trasferirono a Milano. Dal 1938 lavorò nell’azienda Ercole Marelli come ingegnere elettrotecnico e dirigente responsabile dell’ufficio idromeccanica. Noto per la sua adesione all’antifascismo già durante il ventennio, Fogagnolo fu arruolato nella Resistenza a Sesto San Giovanni da Giulio Alonzi, stretto collaboratore di Ferruccio Parri, nelle fila del Partito d’Azione, come rappresentante del Comitato di liberazione nazionale, e fu referente di Parri stesso per la zona della Brianza; il suo pseudonimo era “ing. Bianchi”.

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Il 25 luglio 1943 fu tra i primi ad aderire alle manifestazioni contro la dittatura, tenendo comizi in fabbrica; l’8 settembre, in piazza Duomo a Milano, fu ferito e arrestato dai nazifascisti, ma riuscì a fuggire dall’ospedale tenendo nascosta la propria identità. Tra i più fervidi promotori e organizzatori, assieme all’operaio comunista Giulio Casiraghi (1899-1944), degli scioperi del marzo 1943 e 1944, diresse e coordinò il movimento clandestino della sua azienda e degli altri stabilimenti di Sesto San Giovanni; si occupò, inoltre, di mandare in montagna o di far espatriare in Svizzera partigiani, prigionieri alleati e ricercati politici, nonché di portare nel lecchese e nell’ossolano munizioni ai combattenti, insegnando loro come utilizzarle. A Milano e in Lombardia, Fogagnolo prese spesso parte ad azioni di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi. Si recò personalmente in questura, dal vice questore Mendia, per richiedere e ottenere la scarcerazione di cinque partigiani sestesi. Fogagnolo venne arrestato in fabbrica a Sesto San Giovanni giovedì 13 luglio 1944, a seguito di una delazione di uno della Breda; fu incarcerato prima a Monza, poi a San Vittore, nel famigerato quinto raggio, dove venne sottoposto a molteplici torture e sevizie. Il 10 agosto 1944 venne fucilato dai nazifascisti, assieme ad altri quattordici martiri, a piazzale Loreto. 

Toccante e nota è l’appassionata lettera che Umberto scrisse il 31 luglio 1943 alla moglie Fernanda, da lui chiamata amorevolmente “Nadina”: “In questi giorni ho vissuto ore febbrili ed ho giocato il tutto per il tutto. La più grande carta della mia vita è stata giocata e non è più possibile tornare indietro. […] Qui io ho organizzato la massa operaia che ora dirigo verso un fine che io credo santo e giusto. […] Tu, Nadina, mi perdonerai se oggi io gioco la mia vita. Di una cosa però è bene tu sia certa. Ed è che io sempre e soprattutto penso ed amo te ed i nostri figli. V’è nella vita di ogni uomo però un momento decisivo nel quale chi ha vissuto per un ideale deve decidere e abbandonare le parole”. 

Oltre alla lastra qui in analisi, appesa all’esterno dell’edificio dove avvennero i primi incontri clandestini contro il regime fascista ai quali prese parte Umberto Fogagnolo, il patriota è ricordato in una lapide in marmo in via Pacini 43, nella quale l’ingegnere è celebrato come “nobilissima figura di lavoratore” e “fiero assertore dei diritti del popolo”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Agostino Bertani, 14
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.47662 – Longitudine 9.17352

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FONTI

Bibliografia

M. Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il «contrappasso», Roma, Donzelli editore, 2020, pp. 84-88

Fogagnolo, Umberto (ad vocem), in «Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza», vol. II D-G, Milano, La Pietra, 1971, p. 375

Sitografia

S. Fogagnolo, 80 anni dalla strage di piazzale Loreto: 10 agosto 1944 – 10 agosto 2024, articolo pubblicato sul sito www.letteraicompagnirivista.com consultato il 2/9/2024

Fogagnolo Umberto, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 12/7/2024 

Umberto Fogagnolo, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 12/7/2024

 

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 10/8/1944

Cognome / Nome: Fogagnolo Umberto

Formazioni d’appartenenza: Partito d’Azione

Data lapide: non determinabile

Autore: Affer Costantino

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LASTRA IN MEMORIA DI UMBERTO FOGAGNOLO A MILANO

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MONUMENTO A RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZALE LORETO A MILANO

MONUMENTO A RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZALE LORETO A MILANO

MONUMENTO A RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZALE LORETO A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il monumento, posto su di un basamento rettangolare in marmo grigio lucido, è costituito da un blocco di granito rosso a forma di prisma, alto cinque metri e largo un metro e trenta centimetri. Sul lato anteriore è posta una figura maschile ad altorilievo, nella tipica iconografia di san Sebastiano, un giovane uomo seminudo, legato con le funi a un tronco d’albero, il corpo atletico trafitto da due frecce, l’espressione del volto contratta dal dolore e lo sguardo rivolto verso l’alto. Sul retro del blocco è appesa una lastra con, incisa a lettere capitali, l’iscrizione “ALTA / L’ILLUMINATA FRONTE / CADDERO NEL NOME / DELLA LIBERTÁ / GIAN ANTONIO BRAVIN / GIULIO CASIRAGHI / RENZO DEL RICCIO / ANDREA ESPOSITO / DOMENICO FIORANI / UMBERTO FOGAGNOLO / TULLIO GALIMBERTI / VITTORIO GASPARINI / EMIDIO MASTRODOMENICO / SALVATORE PRINCIPATO / ANGELO POLETTI / ANDREA RAGNI / ERALDO SONCINI / LIBERO TEMOLO / VITALE VERTEMATI / 10 AGOSTO 1944”. Sotto alla stele sono presenti, in bronzo, gli stemmi del Comune di Milano e della Repubblica italiana.
Il monumento venne inaugurato il 10 agosto 1961, durante la giunta di Gino Cassinis, su impulso dell’allora assessore ai lavori pubblici Aldo Aniasi; come indicato anche dalla targhetta in bronzo visibile in basso a destra, sotto al san Sebastiano, esso è opera dello scultore, medaglista e pittore Giannino Castiglioni (Milano, 4 maggio 1884 – Lierna, 27 agosto 1971). Diplomatosi all’Accademia di Brera, Castiglioni si trasferì ben presto a Lierna (Lecco), sul lago di Como, dove aprì il proprio studio. Numerose sono le sue opere sparse per tutto il mondo: ricordiamo, almeno, le sculture del palazzo legislativo di Montevideo (Uruguay) del 1925, l’imponente monumento ai caduti di Lecco (1926), la tomba di papa Pio XI nelle Grotte Vaticane a Roma (1941), le formelle di una delle porte minori del duomo di Milano (inaugurata nel 1950).
Il monumento è stato eretto per ricordare i quindici antifascisti che, all’alba del 10 agosto 1944, vennero prelevati dal carcere di San Vittore e, portati a piazzale Loreto, furono fucilati dai nazifascisti. La mattina dell’8 agosto 1944 due ordigni esplosivi scoppiarono contro un camion della marina tedesca in sosta in viale Abruzzi, angolo via Paganini; solamente il conducente del mezzo, il caporalmaggiore Heinz Kuhn, rimase lievemente ferito, mentre morirono alcuni passanti.

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Alle ore tredici del giorno successivo, ci fu in aggiunta un attentato contro un capitano della milizia ferroviaria responsabile dell’esecuzione di tre ferrovieri di Greco, avvenuta il 16 luglio. Il comandante della Sicherheitspolizei-Sicherheitsdienst (Sipo-SD) di Milano, Theodor Emil Saevecke, pretese quindi come rappresaglia la fucilazione di ventisette patrioti italiani, sebbene fossero estranei alle due azioni di guerriglia. Poche ore prima dell’esecuzione, dalla lista dei ventisette prigionieri ne vennero depennati undici, destinati alla deportazione in Germania (Guido Busti, Francesco Castelli, Rodolfo Del Vecchio, Eugenio Esposito, Giovanni Ferrario, Mario Folini, Isidoro Milani, Giuditta Muzzolon, Paolo Radaelli, Ottavio Rapetti, Giovanni Re); il diciassettenne Piero Strada venne invece scartato poiché troppo giovane. Gli altri quindici furono trasportati con un camion in piazzale Loreto dove, attorno alle 6 del mattino, vennero spinti contro una palizzata e, per ordine di un ufficiale nazista, furono fucilati da un plotone della legione autonoma Ettore Muti; uno di essi, Eraldo Soncini, rimasto solamente ferito, tentò inutilmente la fuga: subito ripreso dai fascisti, venne ucciso all’interno di un oratorio ubicato in via Palestrina. I cadaveri dei quindici martiri, martoriati a più riprese dai fascisti nell’arco della giornata, rimasero esposti come monito alla popolazione sino al tardo pomeriggio del 10 agosto, quando vennero rimossi a seguito delle richieste insistenti dell’arcivescovo di Milano, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, che scrisse all’ambasciatore tedesco. Le quindici salme furono benedette dal diacono Giovanni Barbareschi, prete delle brigate Fiamme verdi.
Ovviamente, non tutti i fucilati erano partigiani; alcuni erano militanti nella Resistenza, altri solamente sospettati di essere antifascisti. Tra di loro si trovano socialisti, comunisti, cattolici, azionisti, liberali. Nella fattispecie, Eraldo Soncini (Milano, 4 aprile 1901) lavorò come operaio di fabbrica alla Pirelli Bicocca, fu membro del Comitato di liberazione nazionale della zona di Porta Venezia. Renzo Del Riccio (Udine, 11 settembre 1923), socialista di una delle brigate “Matteotti” operative nell’area di Como, fu di professione meccanico. Giulio Casiraghi (Sesto San Giovanni, 18 ottobre 1899), operaio elettricista aderente al Partito comunista, svolse la propria attività clandestina contro il regime fascista in fabbriche quali la Breda e la Marelli. Umberto Fogagnolo (Ferrara, 2 ottobre 1911), ingegnere elettrotecnico della Società Ercole Marelli, prese parte alla Guerra di liberazione nelle fila del Partito d’azione, e fu referente di Ferruccio Parri per la zona della Brianza. Libero Temolo (Arzignano, 31 ottobre 1906), operaio alla Pirelli Bicocca, aderì al Partito comunista, e fu operativo sia in fabbrica che al di fuori. Domenico Fiorani (Raron, 24 gennaio 1913), perito industriale di fede socialista, lavorò alla Magni, alla Broggi, alla Marelli e alla Falck. Vitale Vertemati (Niguarda, 26 marzo 1918), di professione elettricista meccanico, militò in una brigata “Garibaldi”. Angelo Poletti (Linate Lambro, 20 giugno 1912), operaio meccanico specializzato dell’Isotta Fraschini di piazzale Lotto, fin dalla gioventù collaborò con i socialisti e, dopo l’armistizio, combatté nelle brigate “Matteotti”. Giovanni Galimberti (Milano, 31 agosto 1922), impiegato, appartenne alle formazioni “Garibaldi”. Andrea Ragni (Brescia, 5 ottobre 1921), disegnatore, militò nelle brigate “Garibaldi”. Emidio Mastrodomenico (San Ferdinando di Puglia, 30 novembre 1922), agente di pubblica sicurezza presso il commissariato di Lambrate, collaborò alla Resistenza. Antonio Bravin (Bergeborbeck, 28 febbraio 1908), di professione commerciante, fu partigiano nella provincia di Varese. Andrea Esposito (Trani, 26 ottobre 1898), calzolaio e successivamente operaio, fu iscritto al Partito comunista clandestino e attivo nella 113a brigata “Garibaldi Sap”. Vittorio Gasparini (Ambivere, 30 luglio 1913), dirigente laureato in Economia e commercio a Venezia, formatosi nell’ambito dell’Azione cattolica, gestì il collegamento tra gli alleati angloamericani, i partigiani del sud e quelli del nord Italia; fu attivista del movimento cattolico dal quale nascerà la Democrazia cristiana. Salvatore Principato (Piazza Armerina, 29 aprile 1892) insegnò nelle scuole di Vimercate e Milano, e aderì convintamente alle istanze del socialismo, svolgendo una strenua attività politica antifascista. Nei giorni successivi, i milanesi continuarono a depositare fiori nel luogo della carneficina, per omaggiare le vittime del massacro nazifascista.
Meno di nove mesi dopo, il 29 aprile 1945, alla pensilina di un distributore di benzina in piazzale Loreto, vennero appesi per i piedi i cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti giustiziati il giorno precedente a Giulino di Mezzegra (il Duce e la sua amante) e a Dongo. Nelle stesse ore, a piazzale Loreto venne fucilato Achille Starace, ex segretario del Partito nazionale fascista.
Inizialmente, a memoria della strage del 1944, venne eretto un primo cippo in marmo giallo, con incisi i nomi dei quindici martiri della Liberazione, inaugurato il 10 agosto 1945. Il 10 agosto 2024, a ottant’anni dall’eccidio di piazzale Loreto, come deliberato nell’aprile 2024 dalla Giunta comunale, lo spiazzo che ospita il monumento di Castiglioni è stato intitolato ufficialmente “Largo 15 Martiri di Piazzale Loreto”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazzale Loreto angolo con via Andrea Doria, largo 15 Martiri di Piazzale Loreto
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.48611 – Longitudine 9.21558

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FONTI

Bibliografia

L. Borgomaneri, Loreto, piazzale (ad vocem), in «Dizionario della Resistenza», a cura di E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, vol. II, Torino, Giulio Einaudi, 2001, pp. 72-73

M. Castoldi, Piazzale Loreto. Milano, l’eccidio e il «contrappasso», Roma, Donzelli editore, 2020

M. Cuzzi, Seicento giorni di terrore a Milano. Vita quotidiana ai tempi di Salò, Vicenza, Neri Pozza, 2022, pp. 211-221

La memoria passo dopo passo. Storie di luoghi e persone Milano 1943-1945, a cura di S. Fogagnolo, P. Fossati, A. Quatela, Milano, OrMe, 2021, pp. 130-133

Loreto, Piazzale (ad vocem), in «Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza», vol. III H-M, Milano, La Pietra, 1976, pp. 411-413

Sitografia

S. Fogagnolo, 80 anni dalla strage di piazzale Loreto: 10 agosto 1944 – 10 agosto 2024, articolo pubblicato sul sito www.letteraicompagnirivista.com consultato il 2/9/2024

morosinimanara, Monumento a ricordo eccidio piazzale Loreto – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 13/7/2024

G. Rosso Del Brenna, Castiglioni, Giannino, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it/enciclopedia consultato il 13/7/2024

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Piazzale Loreto, Milano, 10.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 13/7/2024

Milano è Memoria. Piazzale Loreto, Milano ricorda i 15 martiri a San Vittore e al Campo della Gloria. Sabato 10 agosto l’intitolazione del largo che ospita la stele a loro dedicata, articolo pubblicato sul sito www.comune.milano.it consultato il 13/7/2024

Monumento ai Caduti di piazzale Loreto, scheda pubblicata sul sito https://www.mudec.it/2023/01/18/monumento-ai-caduti-di-piazzale-loreto/ consultato il 13/7/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 10/8/1944

Cognome / Nome: Bravin Antonio (commerciante), Casiraghi Giulio (operaio), Del Riccio Renzo (operaio), Esposito Andrea (operaio), Fiorani Domenico (operaio), Fogagnolo Umberto (ingegnere), Galimberti Giovanni (impiegato), Gasparini Vittorio (dirigente), Mastrodomenico Emidio (agente di pubblica sicurezza), Poletti Angelo (operaio), Principato Salvatore (maestro), Ragni Andrea (commesso viaggiatore), Soncini Eraldo (operaio), Temolo Libero (operaio) e Vertemati Vitale (operaio).

Formazioni d’appartenenza: GAP, Brigate Garibaldi, Brigate Matteotti, Partito d’Azione, SAP

Data opera: 10/8/1961

Autore: Castiglioni Giannino

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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