MONUMENTO IN MEMORIA DELLA STRAGE DELLE FOSSE DEL FRIGIDO

MONUMENTO IN MEMORIA DELLA STRAGE DELLE FOSSE DEL FRIGIDO

MONUMENTO IN MEMORIA DELLA STRAGE DELLE FOSSE DEL FRIGIDO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

In via Taberna Frigida, sul retro della piccola chiesa di San Leonardo al Frigido, nel comune di Massa, un monumento ricorda le vittime qui assassinate dai soldati tedeschi nel settembre del ‘44. Il cuore del complesso è delimitato da un basamento semicircolare a tre livelli; su di esso sono collocate sculture in marmo raffiguranti persone giacenti a terra. Al centro della composizione si trova una colonna sovrastata da una croce in materiale metallico; alle spalle del monumento un muro in ciottoli di fiume funge da sfondo al complesso. Qualche metro a sinistra della composizione una lapide reca scritto “FOSSE NOTTURNE SCAVATE DAGLI ASSASSINI IN FUGA PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI”.

Nel 1944 il luogo adibito a carcere per la città di Massa diviene il Castello Malaspina; la struttura infatti, in un clima segnato dagli attacchi partigiani e dall’instabilità generale della situazione, si presenta come l’unica in grado di consentire detenzione e sorveglianza dei detenuti del territorio.

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La natura e la provenienza dei detenuti all’interno del castello è varia: si trovano tanto i reclusi per crimini comuni quanto quelli “politici”, ovvero lì destinati a causa della loro attività antifascista. Tra l’agosto ed il settembre una parte dei detenuti – in particolare tra i “politici” – viene rilasciata per fare spazio ad altri in arrivo; l’arretramento del fronte tedesco impone agli occupanti di trasferire più a nord detenuti che altrimenti verrebbero liberati dall’avanzata americana. Tra i 168 detenuti registrati figurano anche anche diversi stranieri, provenienti ad esempio dalla Grecia e dall’Albania. 

Il carcere giudiziario viene preso in consegna direttamente dai tedeschi nella prima parte di settembre e da quel momento in poi cominciano le stragi. La mattina del 16 settembre i prigionieri del Castello Malaspina vengono fatti salire su dei camion; in diversi pensano ad un trasferimento in strutture di detenzione situate più a nord, ma gli avvenimenti successivi stroncano ogni speranza. I mezzi motorizzati scaricano il loro contenuto umano sull’argine del fiume Frigido, nei pressi della piccola chiesa di San Leonardo. I tedeschi fanno predisporre i circa 150 detenuti – tra i 147 ed i 149 –  sul limitare di alcuni crateri creati dalle bombe alleate sganciate durante i raid diretti su Massa. Poi l’ordine e il crepitio delle armi automatiche. I corpi senza vita degli assassinati vengono lasciati sul posto e solo in un secondo momento coperti da un velo di terra. 

Si tratta di una strage criminale. Per quanto le forze d’occupazione tedesche si rendano in diversi casi responsabili di stragi ed eccidi ai danni di civili innocenti, la vicenda dei fucilati del Frigido è un caso singolare. Gli autori militano tra le file delle Schutzstaffel – SS, ovvero l’organizzazione paramilitare del Partito Nazista. Si tratta di individui volontari, ferocemente indottrinati, tra i più fanatici sostenitori di Adolf Hitler. Nei soldati delle SS si riscontrano tutte le convinzioni alla base del pensiero nazista: l’idea della superiorità della razza ariana, il disprezzo per gli individui considerati “deboli” ed inutili o dannosi per la società, “non degni” di farne parte. Questo può concorrere forse a spiegare – scrive Massimo Michelucci – i fatti del Frigido; quando i tedeschi uccidono i detenuti non lo fanno perché politicamente pericolosi e neanche per vendicare azioni partigiane. L’eccidio viene compiuto seguendo uno spietato calcolo delle risorse: per le forze tedesche in ritirata il trasferimento dei detenuti del Castello Malaspina presso altre sedi rappresenta uno sforzo giudicato non necessario, inutile. Le salme dei giustiziati vengono riesumate solo nel 1947.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Massa
Indirizzo: via Taberna Frigida, sul retro della Chiesa di San Leonardo al Frigido
Comune: Massa 
Provincia: Massa Carrara (MS)
Regione: Toscana 
Coordinate geografiche: Latitudine 44.021250 – Longitudine 10.116720

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Tag:

FONTI

Bibliografia

P. De Simonis, Guida ai luoghi delle stragi nazifasciste in Toscana, Roma, Carocci, 2004

A. GJika, Il carcere di Massa e l’eccidio delle Fosse del fiume Frigido: 1943-1945, Massa, ANPI sezione Massa, 2004

Sitografia

G. Baldini, Le fosse del Frigido, scheda pubblicata sul sito web.archive.org consultato il 18/7/2025

G. Baldini, Monumento delle fosse del Frigido, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 18/7/2025

Monumento alle vittime strage delle Fosse del Frigido, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it  consultato il 18/7/2025

Memoria e Resistenza – Comune di Massa, Strage delle fosse del Frigido, scheda pubblicata sul sito memoria.comune.massa.ms.it consultato il 18/7/2025

M. Michelucci, Episodio di San Loenardo al Frigido Massa 16.09.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 18/7/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 16/9/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data/e opera: non determinabile 

Autore/i: Monfroni Michele

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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MONUMENTO IN MEMORIA DELLA STRAGE DELLE FOSSE DEL FRIGIDO

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ECCIDIO DEL CIBENO: LA STRAGE DEI 67 MARTIRI DI FOSSOLI

ECCIDIO DEL CIBENO: LA STRAGE DEI 67 MARTIRI DI FOSSOLI

ECCIDIO DEL CIBENO: LA STRAGE DEI 67 MARTIRI DI FOSSOLI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

All’interno del Tiro a segno nazionale di Cibeno, nel comune di Carpi, un monumento è posto nel luogo in cui i nazisti assassinarono 67 oppositori nel luglio del 1944. Qui una lastra di pietra squadrata riporta inciso: un’azione ostile nei confronti dei militari tedeschi ha delle conseguenze su persone che in quell’azione non sono minimamente coinvolte.
AI 67 MARTIRI 
DI FOSSOLI
12 LUGLIO 1944
IL C.L.N. DI CARPI
I COMPAGNI DELL’A.N.P.P.I.A.

Nei luoghi occupati dalle truppe tedesche – non esclusivamente in Italia – è ampio il ricorso nazista all’applicazione della rappresaglia. Il concetto è semplice nel suo essere intrinsecamente criminale: un’azione ostile nei confronti dei militari tedeschi ha delle conseguenze su persone che in quell’azione non sono minimamente coinvolte.

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Secondo questa logica, alla base di diverse stragi compiute dai militari tedeschi in Italia, un attentato che provochi la morte od il ferimento di un soldato germanico si può tradurre nella fucilazione di prigionieri politici, nella distruzione di centri abitati e nel massacri degli abitanti degli stessi. La rappresaglia è una misura tanto mirata a far ricadere la “colpa” della stessa sui partigiani, quanto a terrorizzare la popolazione che, in questo modo, diventa timorosa nell’offrire sostegno alla causa della resistenza. Tra le rappresaglie più tristemente note sul territorio italiano spicca quella seguita all’attentato di via Rasella del marzo 1944: per 33 soldati tedeschi caduti nell’attentato dinamitardo vengono fucilati alle fosse ardeatine 335 prigionieri detenuti nelle carceri romane. D’altro canto vi sono casi in cui le azioni partigiane vengono utilizzate semplicemente come pretesto per compiere stragi già pianificate, come accade per i fucilati di Fossoli.

In quell’occasione la rappresaglia – dichiarano i nazisti – è la risposta ad un attentato partigiano avvenuto il 25 giugno precedente in un bar di Genova; più realisticamente l’eliminazione dei reclusi è legata al fatto che il campo di Fossoli non è più giudicato dai tedeschi luogo idoneo alla detenzione. I prigionieri giudicati più “pericolosi” devono essere eliminati.

La sera dell’11 luglio 1944, il comandante del campo di concentramento di Fossoli, Karl Friedrich Titho, fa comunicare a 71 prigionieri presenti nella struttura il loro imminente trasferimento in Germania. Il gruppo è costituito appunto da “oppositori politici” provenienti da oltre 10 regioni: la maggior parte dalla Lombardia, seguita in ordine di numero dall’Emilia-Romagna, dal Piemonte e dalla Liguria. I prigionieri forse non dubitano della veridicità di ciò che gli viene detto, poiché non vi è nulla di nuovo in essa: tanti compagni sono già partiti per essere destinati ai campi di concentramento nazisti nel cuore dell’Europa. Eppure quella stessa sera, nel poligono di tiro di Cibeno, i militari tedeschi hanno costretto altri prigionieri – non oppositori politici bensì internati ebrei – a scavare delle fosse: servono a contenere i corpi delle vittime di un massacro già deciso.

Il 12 luglio, alle ore 04:00, sono 69 gli individui radunati per il fantomatico “trasferimento”; dalla lista dei 71 infatti un nome viene depennato dalle SS, mentre un secondo individuo – Teresio Olivelli – riesce a nascondersi all’interno dello stesso campo di concentramento. I prigionieri vengono fatti salire sui camion e condotti, in tre viaggi distinti, al poligono di Cibeno, distante circa 3 km dal campo. Ha inizio l’eccidio, del quale si rendono responsabili reparti delle Schutzstaffel – SS. Gli sventurati sono posti sul limitare delle fosse preparate in precedenza ed assassinati a colpi di arma da fuoco. Due prigionieri, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina, riescono audacemente a sfuggire alla carneficina lanciandosi in una corsa tra i campi. Le vittime sono complessivamente 67, di età compresa tra i 16 ed i 64 anni e provengono da ben 27 province italiane. I loro corpi vengono riesumati ed identificati solo nel maggio del 1945: il 24 dello stesso mese, presso il Duomo di Milano, si svolgono le esequie solenni per quelli che passano alla storia come i “67 martiri di Fossoli”. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: poligono di tiro di Cibeno
Indirizzo: via Chiesa di Cibeno, 12
Comune: Carpi
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia-Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.80144 – Longitudine 10.89514

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Tag:

FONTI

Bibliografia

A. M. Ori, C.B. Iacono, M. Montanari, Uomini, nomi memoria: Fossoli, 12 Luglio 1944, Carpi, Stampa Nuovagrafica, 2004

M. Franzinelli, Le stragi nascoste. L’armadio della vergogna: impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti, 1943-2001, Mondadori, 2002

Sitografia

D. Degli Espositi, Episodio del Poligono del Cibeno, Fossoli, Carpi, 12.07.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 13/7/2025

In memoria delle vittime del campo di concentramento di Fossoli fucilate dalle S.S. al poligono di tiro di Cibeno. 12 luglio 1944, scheda pubblicata sul sito www.fondazionefossoli.org consultato il 13/7/2025

I fucilati al poligono di Cibeno, scheda pubblicata sul sito deportati.it consultato il 13/7/2025

Monumento tiro a segno Carpi, scheda pubblicata sul sito memorialedigitale.it consultato il 13/7/2025

9 luglio, Commemorazione 79° anniversario Strage dei 67 martiri di Fossoli, articolo pubblicato sul sito www.fondazionefossoli.org consultato il 13/7/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 12/7/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa nel 1946

Autore/i: non determinabile. 

Note: Il monumento, essendo all’interno del Tiro a segno nazionale di Carpi, non è liberamente accessibile (gli orari sono contingentati in base alle aperture della struttura)

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ECCIDIO DEL CIBENO: LA STRAGE DEI 67 MARTIRI DI FOSSOLI

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ECCIDIO DI FABBRICA CURONE

ECCIDIO DI FABBRICA CURONE

ECCIDIO DI FABBRICA CURONE

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Nel comune di Fabbrica Curone, nello slargo che si apre nei pressi della pieve romanica di Santa Maria Assunta, una lapide affissa sul muro a fianco della locale farmacia ricorda le vittime del dicembre 1944. 
Il testo della lapide reca scritto:
VOI CHE SARETE EMERSI DAI GORGHI
DOVE FUMMO TRAVOLTI
PENSATE
QUANDO PARLATE DELLE NOSTRE DEBOLEZZE
ANCHE AI TEMPI BUI
CUI SIETE SCAMPATI
B. BRECHT

ALLA MEMORIA E RICORDO DEI PARTIGIANI CHE
PER LA DIFESA DELLA PATRIA E DI OGNI LIBERTÀ
CADDERO TRUCIDATI DAI NAZI-FASCISTI IN
FABBRICA CURONE NEL DICEMBRE 1944:

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DEANTONI MARIO_ CARRISTA_ CL. 1917
CALLEGARI LUIGI_ TOSCA_ .. 1923
PAGANINI SERGIO_ NEGRO_ .. 1928
FUCILATI A GORRETO IL 19.12.44
DELLEPIANE ALDO CL. 1924
SALA IGINO .. 1927
LE SEZIONI A.N.P.I DI VIGUZZOLO – TORTONA 
ED I COMUNI DI FABBRICA CURONE E VOLPEDO
FABBRICA CURONE 23_9_1979

Con l’avvicinarsi dell’inverno 1944 i rastrellamenti nazifascisti si intensificano e ciò vale anche per la zona dell’alessandrino. Soldati tedeschi e militi fascisti perlustrano le valli ed i paesi alla ricerca dei ribelli e di quanti danno loro sostegno: in dicembre reparti della divisione Turkestan avviano pesanti rastrellamenti nelle valli Borbera e Curone. Nella piccola frazione del comune di Fabbrica Curone, avente il nome di Castello di Fabbrica, si trovano i partigiani della brigata partigiana “Arzani”; questa, insieme alle brigate “Oreste” e “108 P. Rossi” confluirà nella celebre divisione garibaldi “Pinan Cichero”. La “Arzani” è una formazione profondamente legata ai territori in cui opera, poiché diversi dei suoi membri sono originari di quei luoghi.

Verso la metà di dicembre, nel pieno dei rastrellamenti, si registrano scontri in diverse zone. Il giorno 14 viene catturato e giustiziato il partigiano della “Arzani” Luigi Callegari, nome di battaglia “Tosca”. Il giorno successivo altri combattenti della brigata, stretti nella morsa dei nazifascisti, si nascondono insieme ad alcuni civili del posto. Il luogo pare sicuro: bisogna solo aspettare che i tedeschi lascino il territorio. Si tratta di una cantina, la cui unica botola di ingresso è sapientemente celata da un mobile. Tuttavia il nemico, accanto ai fucili, ai mitragliatori ed alle artiglierie, si avvale anche di altre armi di altrettanta pericolosità: le spie. Una di esse, un simpatizzante per la causa fascista, viene a conoscenza del fatto e prontamente informa i militari tedeschi. I metodi dei soldati di Hitler sono tragicamente efficaci. O la popolazione indica il luogo preciso in cui si nascondono i ribelli oppure avrà inizio una rappresaglia ai danni degli abitanti. Il muro di silenzio crolla, abbattuto dal terrore di ciò che i tedeschi possono fare. La cantina viene indicata e rapidamente circondata. I soldati intimano a quanti si celano nel sottosuolo di uscire. Dal momento che tra coloro che si nascondono sono presenti dei civili, i partigiani si dichiarano in quanto tali per evitare che i tedeschi passino per le armi anche degli innocenti. 

Mario De Antoni “Carrista”, ex militare sul fronte albanese e Sergio Paganini “Negro”, di 16 anni, sono fucilati subito. I loro corpi vengono gettati in un fosso, senza la possibilità di avere, almeno sino a che sono presenti i tedeschi, una degna sepoltura. Il gruppo dei prigionieri rimasti viene successivamente condotto a piedi a Gorreto, attraverso il monte Chiappo; il 19 dicembre nei pressi del fiume Trebbia, durante una sosta, vengono fucilati Aldo Dellepiane “Aldo III” e Iginio Sala, civile probabilmente scambiato per partigiano. Le notizie sulla sorte degli altri arrestati non sono precisamente note: le fonti comunicano per essi la deportazione in Germania.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: pieve romanica di Santa Maria Assunta
Indirizzo: via Roma, 36
Comune: Fabbrica Curone
Provincia: Alessandria (AL)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 44.78259 – Longitudine 9.14916

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Tag:

FONTI

Bibliografia

G. Daglio, La Resistenza in val Borbera ed in val Curone settembre 1944 – febbraio 1945: La Battaglia di Cantalupo, Paderno Dugnano, Edizioni Colibrì, 2006.

Sitografia

Brigata Garibaldi Arzani, scheda pubblicata sul sito archivi.polodel900.it consultato il 24/6/2025

G. Carbone, Cento anni fa nasceva il partigiano Tosca, giustiziato a 21 anni con un colpo alla nuca, articolo pubblicato sul sito www.lastampa.it consultato il 24/6/2025

Fabbrica Curone e i suoi cinque martiri, articolo pubblicato sul sito www.patriaindipendente.it consultato il 24/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 14-15-19/12/1944

Cognome / Nome: De Antoni Mario; Callegari Luigi; Paganini Sergio; Dellepiane Aldo; Sala Igino

Formazioni d’appartenenza: Brigata “Arzani”; Sala Igino era un civile 

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 23/9/1979

Autore/i: non determinabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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MONUMENTO ALLE VITTIME DEL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO, A ROMA

MONUMENTO ALLE VITTIME DEL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO, A ROMA

MONUMENTO ALLE VITTIME DEL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO, A ROMA

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A Roma, nel quartiere del Quadraro, all’interno del parco “XVII aprile 1944”, un monumento ricorda gli individui della borgata romana deportati dai nazifascisti. Il monumento è composto da un basamento in muratura sul quale sono poste delle sculture. Tra queste emerge quella di un soldato tedesco raffigurato nell’atto di trascinare via un uomo; quest’ultimo risulta trattenuto dalle figure di una donna e di una bambina. La targa apposta sul lato sinistro del basamento riporta semplicemente:
ALLE VITTIME 
DEL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO
17 APRILE 1944  17 APRILE 2015

Durante la Resistenza la borgata del Quadraro, posizionata a sud-est di Roma, è considerata fortemente ostile al nazifascismo.

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Si tratta di un quartiere povero, connotato dalla presenza di proletari ed immigrati dal sud della penisola a scopi lavorativi. Può dunque quasi apparire normale che quell’agglomerato di case sul limitare della campagna romana diventi luogo frequentato da forze avverse all’occupante tedesco e al fascismo di Salò. Il luogo in cui i partigiani hanno una delle loro sedi locali è l’ospedale Ramazzini, posto sul perimetro del quartiere; qui gli antifascisti hanno il loro rifugio e qui nascondono le proprie armi ed i munizionamenti.

Per i tedeschi la zona in generale ricopre una notevole importanza strategica: la presenza della strada consolare della Tuscolana, la linea ferroviaria e la vicinanza con l’aeroporto militare di Centocelle rendono il luogo fondamentale per la logistica dell’esercito occupante. Così, con le azioni partigiane che si moltiplicano (agguati a militari germanici, distruzione di materiale utile allo sforzo bellico, furti di armi), ben presto il luogo assume per i nazifascisti la nomea di “nido di vespe”. 

La volontà dei comandi tedeschi di eliminare radicalmente il problema dei ribelli è chiara, eppure coesiste con un altra necessità; alla Germania servono lavoratori da destinare ai settori chiave dello sforzo bellico in centro Europa, i cosiddetti lavoratori coatti.

In questo contesto avviene un episodio che consente ai tedeschi di attuare il rastrellamento e la deportazione di innocenti come “risposta” ad un’azione partigiana ostile nei loro confronti. Il giorno 10 aprile del 1944, tre militari tedeschi si trovano in un’osteria sulla Tuscolana. Nel medesimo locale vi sono degli antifascisti: non sono lì per combattere ma anch’essi per motivi di svago. Al tavolo dei ribelli siedono Giovanni Ricci, Franco Basilota e Giuseppe Albano. Quest’ultimo è noto alle forze di repressione nazifasciste e, per sua sfortuna, possiede un elemento fisico estremamente caratterizzante, ovvero una gobba dovuta alla cifosi. Tutto accade molto in fretta. I soldati tedeschi osservano lo strano personaggio e, avendo individuato in esso l’antifascista noto come “il gobbo del Quarticciolo”, cercano di impugnare le armi. Segue uno scontro a fuoco in cui Albano riesce a colpire con la propria pistola tutti e tre i militari tedeschi per poi darsi alla fuga; Ricci e Basilota riparano in fretta al Quadraro.

Per il comando tedesco è il pretesto perfetto per avviare una rappresaglia. L’obiettivo è duplice: sradicare i ribelli dal Quadraro e catturare un grande numero di individui da inviare al lavoro in Germania. 

L’operazione – nome in codice “Balena” – è coordinata dal comando delle Schutzstaffel – SS sotto la guida di Herbert Kappler ed il suo avvio è fissato per lunedì 17 aprile 1944. Quel giorno, alle ore 04:30 del mattino, il quartiere del Quadraro è circondato. Alle 05:00 i soldati tedeschi, coadiuvati da militi italiani della “Banda Koch”, cominciano a stringere la morsa sulla borgata; entrano nelle abitazioni a piccoli gruppi con l’obiettivo di fermare tutti gli individui maschi che abbiano tra i 16 ed i 55 anni di età. Quando la popolazione si rende conto di ciò che sta accadendo è ormai troppo tardi per sperare di darsi alla fuga. Con fare metodico tutte le case vengono ispezionate dai nazifascisti: circa mille individui di sesso maschile sono radunati al n°796 di via Tuscolana, presso il cinema Quadraro, per poi essere condotti nella vicina Cinecittà. 

Il rastrellamento del Quadraro avviene a meno di un mese di distanza dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo precedente, ed i civili – tanto i fermati quanto i loro parenti – temono il tragico ripetersi della strage. Quando i tedeschi trasferiscono i prigionieri in una grotta di pozzolana sono in molti a pensare che la loro ora sia giunta. Eppure le forze d’occupazione hanno altri progetti per gli abitanti della borgata. Il gruppo viene trasferito prima a Terni, poi a Firenze e, ai primi di maggio, a Fossoli; si tratta del luogo dal quale partono i carichi diretti verso il sistema concentrazionario nazista in centro Europa. Non tutti i prigionieri accettano la sorte senza l’idea di provare ad opporvisi: sono alcune decine coloro che si gettano dai treni merci in corsa verso l’ignoto. Complessivamente i deportati oscillano, secondo le fonti, tra i 740 e gli 800. Gli abitanti del Quadraro hanno generalmente la “fortuna” di non essere destinati direttamente alla morte ma di rappresentare per i tedeschi utile manodopera. Essi vengono quindi distribuiti tra le attività legate all’agricoltura o all’industria ad esempio, a seconda delle necessità naziste e delle mansioni svolte in patria.

Al termine della guerra, quanti tra loro sono sopravvissuti alle vicende di deportazione, tornano finalmente a casa. Alcuni arrivano a Roma su treni merci simili a quelli che li avevano condotti fuori dall’Italia, altri con le proprie gambe, al termine di viaggi lunghi e faticosi.

In occasione del 60° anniversario del rastrellamento, il 17 aprile 2004, il quartiere Quadraro è stato insignito della Medaglia d’oro al valor civile per gli avvenimenti che lo hanno caratterizzato durante la Resistenza.

 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Parco 17 aprile 1944 – Monte del Grano
Indirizzo: piazza dei Tribuni, 31
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.86588 – Longitudine 12.54983

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FONTI

Bibliografia

A. Balzarro, Il rastrellamento del quartiere Quadraro in Roma in N. Gallerano la Resistenza tra storia e memoria, Milano, Mursia, 2009

A. Majanlahti, A. Osti Guerrazzi, Roma occupata, 1943-1944. Itinerari, storie, immagini, Il Saggiatore, 2009

G. D’alonzo, Il rastrellamento del Quadraro del 17 aprile 1944, Evoè, 2009

Sitografia

C. Bonini, D. Castellani Perelli, La borgata ribelle, articolo pubblicato sul sito www.repubblica.it consultato il 17/6/2025

Giuseppe Albano, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 17/6/2025

Il rastrellamento del Quadraro – La storia siamo noi, documentario pubblicato sul sito www.raiplay.it consultato il 17/6/2025

17 aprile 1944. Il rastrellamento del Quadraro, scheda pubblicata sul sito www.ecomuseocasilino.it consultato il 17/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 17/4/1944

Cognome / Nome: non determinabile

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che fu inaugurata il 17/4/2015 

Autore/i: non determinabile

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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MONUMENTO ALLE VITTIME DEL RASTRELLAMENTO DEL QUADRARO, A ROMA

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MONUMENTO IN MEMORIA DELLA STRAGE DELLE FOSSE DEL FRIGIDO

LAPIDE IN RICORDO DELL’ECCIDIO DI PIAZZA TASSO A FIRENZE

LAPIDE IN RICORDO DELL’ECCIDIO DI PIAZZA TASSO A FIRENZE

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In piazza Torquato Tasso, nel quartiere fiorentino di San Frediano, una lapide ricorda i civili assassinati il 17 luglio del 1944 da militi fascisti della Banda Carità. La lapide è affissa su un antico muro in pietra nel luogo in cui viale Francesco Petrarca si congiunge alla piazza. Non si tratta dell’unico monumento a ricordo di quegli avvenimenti; a poca distanza trovano spazio un’ulteriore stele ed un’area giochi dedicata alla memoria di Ivo Poli, la più giovane delle vittime di quel giorno. La lapide riporta scritto:
IN QUESTA PIAZZA
ALLA VIGILIA DELLA LIBERAZIONE DI FIRENZE
IL 17 LUGLIO 1944
IL FASCISMO SCONFITTO ASSASSINAVA VILMENTE
IVO POLI DI ANNI 8
IGINO BERCIGLI
CORRADO FRITTELLI
ALDO ARDITI
UMBERTO PERI
IL LORO RICORDO NEL CLIMA DI NUOVA DEMOCRAZIA
DÀ LA CERTEZZA DELL’AVVENTO DI UNA CIVILTÀ
DI LIBERTÀ E DI GIUSTIZIA
I CITTADINI DI OLTRARNO
IL 17 LUGLIO 1945
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Il quartiere San Frediano è luogo ostile per il Fascismo. La zona è sede dei Gruppi d’azione Patriottica – GAP operanti nel contesto urbano. Per questo motivo i fascisti decidono di effettuare un’azione dimostrativa ai danni della Resistenza e della popolazione che ad essa è accusata di dare sostegno.

Il 17 luglio viene avviata un’operazione di rastrellamento che si traduce nel fermo e nell’assassinio deliberato di civili. I protagonisti delle violenze sono militi fascisti della “Banda Carità”. Si tratta di una milizia ufficialmente inquadrata nei ranghi della Guardia Nazionale Repubblicana – GNR, la quale gode tuttavia di ampia autonomia; in un periodo in cui le forze nazifasciste sono in estrema difficoltà, diverse bande del fascismo saloino si muovono in maniera indipendente, compiendo veri e propri atti criminali. Il nome della banda, “Carità”, proviene da quello del suo fondatore e comandante Mario Carità. In seguito all’abbandono di Firenze dello stesso Carità al principio del luglio 1944, i militi del gruppo passano sotto la guida del suo collaboratore Giuseppe Bernasconi. Bernasconi è un ex squadrista della prima ora, radiato nei primi anni ‘20 dallo stesso Partito Nazionale Fascista; nel corso del tempo egli ha modo di collezionare svariate condanne per i reati di truffa e appropriazione indebita. Si tratta dunque di un vero e proprio criminale il quale, in seguito alla notizia dell’armistizio, prontamente aderisce al Partito Fascista Repubblicano. Nel periodo della Resistenza Bernasconi svolge ruoli collegamento tra le direzione fascista e quella delle forze d’occupazione germaniche; ricopre inoltre un ruolo attivo in alcune azioni criminali condotte dai nazifascisti, come ad esempio la rappresaglia per l’attentato di via Rasella del marzo ‘44, conclusasi con la fucilazione di 335 prigionieri alle Fosse Ardeatine.

Ebbene la sera del 17 luglio un manipolo di militi comandato proprio da Bernasconi giunge in piazza Torquato Tasso a bordo di un camion. I repubblichini aprono il fuoco all’indirizzo dei civili presenti nell’area, provocando cinque morti dei quali uno, Ivo Poli, ha appena 8 anni.

I fermati nel contesto del rastrellamento sono decine, tra civili e sospettati di far parte della Resistenza; 6 giorni dopo, il 23 luglio, 17 di essi sono fucilati alle Cascine.

L’11 agosto successivo il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale – in accordo con gli alleati – diffonde il segnale che stabilisce l’insurrezione della città attraverso i rintocchi della campana di Palazzo Vecchio: il giorno dopo Firenze è libera ma gli scontri proseguiranno tutto il mese, sino alla liberazione di Fiesole. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: quartiere San Frediano
Indirizzo: piazza Torquato Tasso, 24
Comune: Firenze
Provincia: Firenze (FI) 
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.76677 – Longitudine 11.24075

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FONTI

Bibliografia

R. Caporale, La «Banda Carità». Storia del Reparto Servizi Speciali (1943-45), Lucca, San Marco Litotipo, 2005

G. Fulvetti, Uccidere i civili. Le stragi naziste in Toscana (1943-1945), Roma, Carocci, 2009

Sitografia

G. Baldini, Lapide ai caduti della strage di Piazza Tasso, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 13/6/2025

Bernasconi Giuseppe, scheda pubblicata sul sito www.percorsidellashoah.it consultato il 13/6/2025

F. Cavarocchi, 17 luglio 1944: eccidio in piazza Tasso, scheda pubblicata sul sito www.storiadifirenze.org consultato il 13/6/2025

I. Tognarini, Firenze, agosto 1944: la liberazione e l’autogoverno, saggio pubblicato sul sito www.italia-liberazione.it consultato il 13/6/2025

Lapide di piazza Tasso, scheda pubblicata sul sito resistenzatoscana.org consultato il 13/6/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 17/7/1944

Cognome / Nome: Arditi Aldo; Bercigli Igino; Frittelli Corrado; Peri Umberto; Poli Ivo 

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che fu inaugurata il 17/7/1945 

Autore/i: non determinabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE IN RICORDO DELL’ECCIDIO DI PIAZZA TASSO A FIRENZE

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