L’ECCIDIO DI BRUNICO

L’ECCIDIO DI BRUNICO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Tra la primavera e l’estate del 1944 il governo della Repubblica sociale italiana di Salò cercò di dare vita a un nuovo esercito che avrebbe combattuto a fianco delle forze armate tedesche della Wehrmacht, proseguendo così un’alleanza nazifascista. Per far ciò, i repubblichini attuarono un’azione di propaganda insistente e minuziosa, ricorrendo alla leva obbligatoria, incarcerando i parenti dei giovani chiamati alle armi, condannando alla pena capitale i disertori e gli ostili al servizio militare. In alcuni casi, il reclutamento coatto venne spalleggiato dai tedeschi, che tentarono di assoldare cittadini italiani nei propri corpi armati quali, per esempio, l’aviazione Luftwaffe, l’artiglieria antiaerea FlaK, le Squadre di protezione Schutzstaffel SS. Nonostante tali azioni coercitive e martellanti, i risultati furono deludenti e controproducenti, poiché i giovani ignorarono l’arruolamento, disertandolo e, spesso, fuggendo nelle zone montuose per entrare nella Resistenza e contrastare i nazifascisti.

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In quei mesi, all’incirca centocinquanta reclute provenienti dalla Lombardia e dal Piemonte, coscritte nel distretto di Asti, vennero prese dai tedeschi e obbligate alla messa in posa di linee telefoniche alle spalle della linea Gotica, l’opera difensiva fortificata costruita dai nazisti nell’Italia del centro-nord; in un primo momento lavorarono in Emilia, dopodiché lungo il corso del fiume Adige sino a Brunico (Bolzano). Il 25 giugno 1944 quattro di questi giovani cercarono inutilmente di scappare per ritornare a casa ma, perso il treno, vennero subito catturati dagli occupanti tedeschi; altri quattro, invece, attraverso la val Badia provarono a raggiungere Cortina d’Ampezzo per unirsi così ai resistenti della Guerra di liberazione. Nonostante l’aiuto di alcune intrepide donne sudtirolesi che, pur non parlando la loro lingua, li soccorsero ospitandoli per la notte e dando loro abiti di ricambio, i quattro vennero fermati dalla polizia nazista il 27 giugno. Gli otto fuggitivi vennero condannati a morte durante un processo sommario; solamente il più giovane, Franco Garattini (1925-2002), nativo di Soncino e all’epoca diciottenne, venne graziato e deportato in Germania, in Baviera, dapprima a Kaisheim, dopodiché a Donauwörth. Gli altri sette, invece, furono fucilati all’alba del 6 luglio 1944 a Brunico, di fronte alla caserma “Fausto Lugramani” (poi ribattezzata “Enrico Federico”); le loro spoglie vennero seppellite nei boschi circostanti e riesumate nel dopoguerra.

Fortunatamente, siamo a conoscenza dell’identità dei sette martiri della Liberazione: Mario Raffaele Bergamaschi (Lodi, 1923), figlio di Andrea Sante Bergamaschi e Maria Domenica Orsini; Sergio Guerra, figlio di Arnaldo Guerra e Armelinda Zanacca, operaio nativo di Montechiarugolo (Parma), ucciso all’età di vent’anni; Arnaldo Rossetti, nato a Corte de’ Frati (Cremona), ammazzato a diciannove anni; Marino Uberti (Robecco d’Oglio, 1923); Giuseppe Vezzulli, originario di Ticengo (Cremona) e residente a Soncino, nato nel 1923, figlio di Pietro Vezzulli e Palmira Tinti; Luigi Vinoni (Soncino, 1923), figlio di Pietro Michele Vinoni e Teresa Angela Pisoni; Senofonte Zanda (1923), meccanico figlio di Camillo Zanda, soldato della Regia aeronautica catturato dai nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e internato in un campo in Germania, ritornato in Italia per adesione alla Repubblica sociale italiana e assegnato al dipartimento di Brunico. 

L’8 luglio 2001, nel piazzale dell’alzabandiera della caserma “Enrico Federico” di Brunico, è stata inaugurata una lapide commemorativa delle vittime dell’eccidio. Di formato rettangolare e realizzata in marmo chiaro, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI IL 6 LUGLIO 1944 / IMMOLARONO LA VITA / AGLI IDEALI DI PATRIA E LIBERTÀ / AN DIESER STELLE / GABEN SIE IHR LEBEN / AM 6 JULI 1944 / FUR HEIMAT UND FREIHEIT / BERGAMASCHI MARIO – ANNI 24 – LODI / GUERRA SERGIO – “ “ 19 – PARMA / ROSSETTI ARNALDO – “ “ 19 – CORTE DE’ FRATI / UBERTI MARINO – “ “ 21 – ROBECCO D’OGLIO / VEZZULLI GIUSEPPE – “ “ 21 – SONCINO / VINONI LUIGI – “ “ 21 – SONCINO / ZANDA SENOFONTE – “ “ 21 – SONCINO / A PERENNE MEMORIA / ZUM IMMERWAHRENDEN GEDENKEN / I COMUNI DI ORIGINE – DIE HEIMATGEMEINDEN / LE ASSOCIAZIONI EX COMBATTENTI E REDUCI / DIE VERBANDE DER KRIEGSTEILNEHMER UND HEIMKEHRER / LE ANPI – DIE VERBANDE DER WIDERSTANDSKAMPFER / DI BOLZANO – BOZEN, CREMONA, LODI, PARMA, TRENTO / BRUNICO – BRUNECK, 08-07-2001”. Sulla lastra è stata applicata una targhetta metallica con la scritta “FRANCO GARATTINI / N. 5-12-1925 / M. 23-10-2002 / Unico superstite di Brunico”. La caserma è stata dismessa e la sua area è stata convertita in una zona abitativa; non sappiamo dove sia finita la lapide.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Brunico
Indirizzo: via San Lorenzo, 27
Comune: Brunico
Provincia: Bolzano (BZ)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 46.79173 – Longitudine 11.92927

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FONTI

Sitografia

ANPI Bolzano, Accadde a Brunico, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 27/3/2025 

Esercito Italiano, Lastra ai Caduti del 6 luglio 1944 – 6° Rgt. Alpini – Brunico, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 27/3/2025 

L. Gardumi, Brunico, 6.07.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 27/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 6/7/1944

Cognome / Nome: Bergamaschi Mario Raffaele; Guerra Sergio; Rossetti Arnaldo; Uberti Marino; Vezzulli Giuseppe; Vinoni Luigi; Zanda Senofonte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 8/7/2001

Autore: non conosciuto

Note: non sappiamo dove sia finita la lapide

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L’ECCIDIO DI BRUNICO

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LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

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Il 1° luglio 1944 i soldati polacchi della brigata “Karpaty”, assieme ai militari inglesi e agli esploratori del Corpo italiano di liberazione inquadrati nella brigata “Maiella”, attraverso via Giovanni Falleroni e Montemorello entrarono nella città di Recanati, liberandola così dall’occupazione nazifascista. Già da qualche ora, i punti strategici del centro abitato erano stati presi dai resistenti del Gruppo di azione partigiana comandato da Natale Gioia detto “Lino”, creato nell’ottobre del 1943 e costituito da trentacinque combattenti e quattordici patrioti. Nel territorio recanatese, poco dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, nacquero le prime formazioni clandestine in opposizione al regime fascista e agli occupanti tedeschi. Il 1° luglio 1944 la popolazione si riversò subito nelle strade di Recanati per festeggiare il lieto avvenimento; in piazza Giacomo Leopardi si radunò una grande folla: tra i presenti, anche Angelo Sorgoni (Recanati, 3 marzo 1879 – Ancona, 8 febbraio 1964), maestro elementare di fede socialista, dal 1942 iscritto al Partito comunista italiano e, pochi giorni dopo il 1° luglio, primo sindaco della sua città natale.

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Nei giorni e nelle ore precedenti alla liberazione di Recanati, i tedeschi in fuga lasciarono una scia di sangue sul loro tragitto. Per esempio, il 30 giugno, nelle campagne circostanti, i nazisti costrinsero Armando Nina (1912) a scavarsi la fossa e lo mitragliarono, pare poiché l’uomo venne trovato in possesso di un elmetto tedesco della Grande guerra utilizzato per dar da mangiare ai cani. Nel tardo pomeriggio del medesimo giorno, durante il bombardamento di palazzo Bello, la giovane recanatese Maria Teresa Carancini detta Ninella (1918) venne colpita da una granata: laureatasi nel 1941 in Lettere all’Università degli studi di Roma, era iscritta a Venezia al corso di Lingue e letterature straniere del Regio istituto universitario di Ca’ Foscari, magistero di tedesco. Il 1° luglio, lo scoppio dei detonatori per far saltare una mina tedesca uccise Marco Menghini (1929), quindicenne partigiano del posto. Quattro persone vennero, invece, ammazzate nel vicino comune di Potenza Picena, dai colpi sparati da una batteria tedesca pesante posizionata sui crinali di San Pietro. 

Il 29 aprile 1984, in occasione del quarantesimo anniversario della liberazione della città, nella centralissima piazza Giacomo Leopardi, sotto al loggiato comunale di Recanati, è stata appesa una lapide commemorativa. Di formato rettangolare, realizzata in marmo bianco, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “1 LUGLIO 1944 – 1 LUGLIO 1984 / NEL 40° ANNIVERSARIO / DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI / DALLA OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA / AD OPERA DELLA VIII ARMATA / ALLEATA / E DAL 2° CORPO POLACCO / A RICORDO DEI CADUTI PER LA LIBERTÀ D’ITALIA E D’EUROPA / PER RIAFFERMARE / LA CULTURA DELLA PACE / CONTRO LA BARBARIE / DI OGNI VIOLENZA / RECANATI ADDÌ 29 APRILE 1984 / (IL COMUNE DI RECANATI / GLI EX-COMBATTENTI / E FAMIGLIE POLACCHE IN ITALIA)”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Recanati
Indirizzo: piazza Giacomo Leopardi, sotto al loggiato del Comune, nei pressi della chiesa di San Domenico
Comune: Recanati
Provincia: Macerata (MC)
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.40337 – Longitudine 13.54841

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FONTI

Sitografia

C. Donati, Recanati, 30.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 28/3/2025

M. Papini, ANGELO SORGONI, profilo biografico pubblicato sul sito www.istitutostoriamarche.it consultato il 28/3/2025

E. Valeri, A. Bozzo, Maria Teresa Carancini, profilo biografico pubblicato sul sito www.unive.it consultato il 28/3/2025

Liberazione di Recanati 01/07/1944, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 28/3/2025

79 anni fa l’ingresso delle colonne anglo polacche e la Liberazione, articolo pubblicato sul sito www.ilcittadinodirecanati.it consultato il 28/3/2025

Via della Resistenza, articolo pubblicato sul sito archivio.comune.recanati.mc.it consultato il 28/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/7/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 29/4/1984 

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dal Comune di Recanati, dagli ex combattenti e dalle famiglie polacche in Italia

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE COMMEMORATIVA DELLA LIBERAZIONE DI RECANATI

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DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Tra la primavera e l’estate del 1944, nella zona del Novarese compresa tra le località di Arona, Grignasco, Proh e Bellinzago, si intensificarono le azioni di guerriglia contro gli occupanti nazifascisti, portate avanti da partigiani di brigate garibaldine quali la “Giuseppe Osella”, la “Volante Loss”, la “Volante Azzurra”, il distaccamento “Bariselli”. Il 13 agosto 1944, a seguito del ferimento di quattro militari delle forze armate tedesche della Wehrmacht, il capitano delle SS Waldemar Krumhaar ordinò una spedizione punitiva a Borgo Ticino (Novara). Nel primo pomeriggio del 13 agosto, i nazisti accompagnati dai fascisti della Xª flottiglia MAS giunsero nella cittadina piemontese, dove erano già iniziate le manifestazioni per l’imminente festa patronale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Con violenza, la popolazione civile venne radunata nella piazza centrale del paese: i tedeschi avevano difatti deciso di giustiziare dodici uomini, tre per ogni soldato rimasto ferito, più un tredicesimo poiché un nazista versava in condizioni gravi.

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A caso vennero prelevati tredici giovani e fucilati addossati al muro della farmacia; le vittime furono però dodici, poiché Mario Piola sopravvisse miracolosamente ai colpi d’arma da fuoco. Dopo aver imposto ai borgoticinesi il pagamento di un’esosa multa, gli occupanti li angariarono e umiliarono e diedero fuoco al centro abitato. 

Le identità dei dodici martiri della strage, tutti con un’età compresa tra i diciotto e i trent’anni, sono note: Franco (o Cesare) Cerutti (Borgo Ticino, 1926); Luigi Ciceri (Borgo Ticino, 1921); Giovanni Fanchini (Borgo Ticino, 1918), operaio residente a Sesto Calende (Varese); Rinaldo Gattoni, manovale nato a Gattico (Novara) nel 1922, domiciliato a Sesto Calende; Alberto Luchetta (Borgo Ticino, 1922), operaio di Sesto Calende; Giuseppe Meringi (Borgo Ticino, 1925); Narciso (o Narcisio) Nicola, manovale nato nel 1921 a Coarezza (Varese) e residente a Sesto Calende; Olimpo Paracchini, nato a Castelletto Ticino (Novara) nel 1917; Benito Pizzamiglio (Borgo Ticino, 1922), di professione guardia giurata; Andes Silvestri (Borgo Ticino, 1915); Cesare Tognoli detto Virginio (Sesto Calende, 1916); Francesco Tosi (Borgo Ticino, 1914), operaio di Sesto Calende.

Nel luogo dove i dodici ragazzi vennero fucilati, al numero civico 16 di piazza Martiri, sono state appese due lapidi in marmo bianco commemorative dell’eccidio. La prima, posta in alto, presenta l’iscrizione in bronzo “IL 13 AGOSTO 1944 / IN QUESTO PACIFICO BORGO / OVE MENÒ STRAGE LA BARBARIE NAZI-FASCISTA / DODICI FIORENTI VITTIME INCOLPEVOLI / STRAPPATE AL POPOLO QUA BRUTALMENTE SOSPINTO / FRA IL TERRORE DELLE MADRI IMPLORANTI / VERSARONO IL SANGUE DEL MARTIRIO”. La seconda, invece, reca i nomi delle vittime, con l’anno e il luogo di nascita. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Borgo Ticino
Indirizzo: piazza Martiri, 16
Comune: Borgo Ticino
Provincia: Novara (NO)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 45.68896 – Longitudine 8.60342

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FONTI

Bibliografia

Borgo Ticino. Tredici agosto, a cura di E. Bellini, Comune di Borgo Ticino, Comignago, 2009

Sitografia

E. Mastretta, STRAGE BORGO TICINO: SETTANTADUESIMO ANNIVERSARIO, articolo pubblicato sul sito www.isrn.it consultato il 12/4/2025

V. Pulga, BORGO TICINO, 13.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 13/8/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto 

Note: lapidi visibili e liberamente accessibili

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DOPPIA LAPIDE IN RICORDO DELLA STRAGE DI BORGO TICINO

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CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Leopoldo Gasparotto nacque a Milano il 30 dicembre 1902 in una famiglia proveniente da Sacile (Friuli Venezia Giulia), figlio di Maria Biglia e di Luigi Gasparotto (1873-1954), politico e avvocato di ispirazione progressista, tra i fondatori del Partito democratico del lavoro, nel secondo dopoguerra senatore e più volte ministro. Diplomatosi presso il prestigioso liceo ginnasio milanese “Giovanni Berchet”, Leopoldo si laureò nel 1926 in Giurisprudenza all’Università degli studi, con una tesi dal titolo “La concorrenza sleale nell’azienda industriale”; lavorò come avvocato civilista in uno studio associato assieme al padre. Durante il servizio militare, ottenne il grado di tenente di complemento di Artiglieria di montagna; per la sua passione per la montagna, divenne presto accademico del Club alpino italiano (CAI) e, nel 1938, istruttore di alpinismo ad Aosta. Condusse esplorazioni nella regione asiatica del Caucaso (1929) e in Groenlandia (1934); si distinse anche per aver scalato più volte le Alpi e il Monte Rosa.

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Per i suoi solidi ideali antifascisti, e per non aver mai aderito ai Gruppi universitari fascisti (GUF) e al sindacato fascista, venne ostacolato dal regime e non gli fu permesso di fare carriera. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, assieme al padre e ad altri antifascisti, cercò invano di organizzare a Milano una Guardia nazionale che contrastasse i nazifascisti, aprendo anche un centro clandestino di arruolamento nel garage della sua vecchia abitazione in via Gaetano Donizetti 32, devastata dai bombardamenti dell’agosto 1943. Il 12 settembre 1943, dopo aver messo in salvo la moglie Nuccia Colombo e il figlioletto Pierluigi (il secondogenito Giuliano nacque a Lugano nei primi mesi del 1944), accompagnandoli in Svizzera, fece ritorno in Italia, dove si occupò di organizzare e comandare le prime brigate “Giustizia e libertà” (legate al Partito d’azione) nelle zone del Pian del Tivano (Triangolo Lariano in provincia di Como), della Val Brembana (Bergamo) e della Val Codera (valle secondaria della Valchiavenna, in provincia di Sondrio). Tra i promotori della Resistenza lombarda, Leopoldo Gasparotto partecipò valorosamente ad azioni di guerriglia, finché nel tardo pomeriggio dell’11 dicembre 1943, a seguito di una delazione, venne arrestato a Milano, in piazza Castello, assieme ad altri vertici della Guerra di liberazione. Rinchiuso nel carcere di San Vittore, venne sottoposto dai tedeschi a estenuanti interrogatori e ripetutamente torturato con ferocia: l’alpino e partigiano, però, non denunciò mai i compagni di lotta. Trasferito al Comando delle SS di Verona e nuovamente seviziato, nell’aprile del 1944 venne deportato nel campo di concentramento e di transito di Fossoli, frazione di Carpi (Modena), in attesa di essere spostato in un lager in Germania. Da Fossoli, in contatto con i partigiani emiliani, riuscì a organizzare la Resistenza interna, facendo anche fuggire alcuni internati. Il 22 giugno 1944, alle ore 13 circa, Leopoldo venne prelevato da due soldati nazisti, fatto uscire dal campo e condotto in aperta campagna, in via dei Grilli, dove venne ammazzato a colpi di mitra. La salma venne tumulata nel cimitero di Carpi, campo 7, fossa 551, come “sconosciuto”; venne riesumata dal padre il 29 aprile 1945.

Nel 1944 Gasparotto fu insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Avversario da antica data del regime fascista, già prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzava il movimento partigiano nella Lombardia. Nominato successivamente comandante militare delle formazioni lombarde «Giustizia e Libertà» dava impulso all’iniziativa, esempio a tutti per freddo e sereno coraggio dimostrato nei momenti più difficili della lotta. Caduto in agguato tesogli per vile delazione, sopportava il carcere di San Vittore subendo con superbo stoicismo le più atroci sevizie che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Trasportato nel campo di concentramento di Fossoli per essere deportato in Germania, proseguiva imperterrito a lottare per la causa e tentava organizzare la fuga e l’attacco ad una tradotta tedesca per salvare i deportati avviati al freddo esilio e alla lenta morte. Sospettato per la sua nobile attività veniva vilmente trucidato dalla ferocia nazista”.

Nel luogo in cui Leopoldo venne ucciso, è stato eretto un cippo commemorativo in pietra. Esso reca una lapide in marmo bianco, con la foto in ceramica del partigiano alpino inserita in una cornice di bronzo, e incisa la scritta a lettere capitali “LEOPOLDO / GASPAROTTO / DI ANNI 41 / PRELEVATO DAL CAMPO DI / CONCENTRAMENTO DI FOSSOLI / VENNE QUI TRUCIDATO / ALL’ALBA DEL 22.6.1944 / PER ORDINE / DEL COMANDO TEDESCO”. Il suo nome compare anche nel Monumento ai caduti per la libertà di Fossoli, situato sulla strada statale Romana Nord a Fossoli. A Leopoldo Gasparotto sono state intitolate vie in numerose città lombarde: a Milano, in zona Stazione Centrale; a Varese; a Gallarate; a Malnate; a Cinisello Balsamo. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Fossoli
Indirizzo: via dei Grilli
Comune: Carpi
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.82510 – Longitudine 10.91422

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FONTI

Bibliografia

F. Baldini, Fossoli e la Resistenza lombarda. Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Milano, Mursia, 2024

R. Meles, Leopoldo Gasparotto. Alpinista e partigiano, Milano, Hoepli, 2011

Sitografia

P. Gasparotto, O. Focherini, Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito www.centrostudifossoli.org consultato il 31/3/2025

Cippo a Gasparotto, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 31/3/2025

Gasparotto Leopoldo, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 31/3/2025

Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 31/3/2025

Leopoldo Gasparotto, profilo biografico pubblicato sul sito deportati.it consultato il 31/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/6/1944

Cognome / Nome: Gasparotto Leopoldo 

Formazioni d’appartenenza: brigate “Giustizia e libertà”

Data opera: non determinabile

Autore: non conosciuto 

Note: cippo visibile e liberamente accessibile

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CIPPO IN RICORDO DI LEOPOLDO GASPAROTTO A FOSSOLI

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CIPPO IN RICORDO DI INES NEGRI AD ALBISSOLA MARINA

CIPPO IN RICORDO DI INES NEGRI AD ALBISSOLA MARINA

CIPPO IN RICORDO DI INES NEGRI AD ALBISSOLA MARINA

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Ines Negri nacque l’8 ottobre 1916 a Casanova Lerrone, nella frazione di Maremo Soprano (Savona), seconda di cinque fratelli (il primogenito Ettore venne alla luce nel 1915, il terzogenito Tullio nel 1921, nel 1926 il quartogenito Alessio e, nel 1932, nacque la sorella Ivalda). Convinta antifascista, il 23 gennaio 1942 si sposò con Gualberto Tamarindo, originario di Leca d’Albenga, e assieme si trasferirono a Savona. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì convintamente alla Resistenza, entrando nei Gruppi di difesa della donna e fungendo da staffetta partigiana per la 4ª brigata Garibaldi “C. Cristoni” (già “Daniele Manin”), operante nel savonese. Dedicandosi alla borsa nera, vendendo principalmente olio, Ines da questo commercio ricavava scarpe e altri oggetti utili per i resistenti. Nell’agosto del 1944, nella zona di Savona e provincia arrivarono i soldati della 3ª divisione di fanteria di marina “San Marco”, unità militare dell’Esercito nazionale repubblicano addestrata in Germania da istruttori nazisti e guidata dal generale Amilcare Farina.

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Numerosi fra gli arruolati avevano risposto alla chiamata alle armi non per vera convinzione, ma per scampare così alla prigionia nei campi tedeschi; i partigiani e, in special modo, le donne presero contatti con loro e provarono a convincerli a disertare: Ines Negri fu tra le più attive in tale operazione. Riconosciuta probabilmente dalla voglia violacea che aveva sulla guancia sinistra, venne denunciata e arrestata ad Albissola Marina, nei pressi della settecentesca villa Faraggiana; seviziata e violentata ripetutamente dai nazifascisti, Ines venne fucilata il 16 agosto 1944, all’età di ventisette anni. Sepolta nel cimitero vecchio di Albissola Marina, la sua salma fu traslata nel camposanto di Casanova Lerrone alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Il 19 agosto 1944, su di quotidiano locale, un articoletto diede la notizia dell’esecuzione di Ines, definita come “istigatrice alla diserzione”; in esso venne scritto: “Questa condanna è un monito per tutti coloro che credono di poter impunemente minare le schiere dell’Esercito Repubblicano e compiere il nuovo tradimento. Una donna ha pagato con la vita, rea di aver incitato i figli migliori d’Italia ad abbandonare le gloriose tradite bandiere della Patria. Gli italiani indegni di questo nome apprendano da questo episodio che chiunque con atti e parole si renderà colpevole di tali azioni sarà passato per le armi così come si pagano i due volte traditori”. A settembre del 1944, l’11° distaccamento della 2a brigata “Garibaldi”, operativo nei territori di Zuccarello, Erli, Pietra Ligure e Albenga, fu intitolato a Ines Negri. La sua barbara uccisione comportò la totale adesione delle donne alla Liberazione, che da quel momento iniziarono a militare nelle formazioni resistenti.

Al termine della Seconda guerra mondiale, una strada di Albissola Marina è stata intitolata alla staffetta partigiana. Nel 1955, per volere della sezione ANPI delle Albissole, nella medesima via è stata inaugurata una stele commemorativa in marmo bianco. Essa reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “IL 16-8-1944 / IN QUESTA ZONA / CADDE / PER LA ROVINA / DEI TIRANNI / PER LA PACE / FRA I POPOLI LIBERI / LA PARTIGIANA / INES NEGRI / N. L’8-10-1916 / PASSANTE / SOSTA / MEDITA – OPERA / NEL DECENNALE / DELLA RESISTENZA / LA SEZIONE ANPI / DELLE ALBISSOLE”. Il 9 novembre 2005, all’esterno della casa natale di Ines Negri a Casanova Lerrone, è stata scoperta una lapide rettangolare in marmo grigio-nero, recante la scritta “IL GIORNO 8-10-1916, IN QUESTA CASA, NACQUE / INES NEGRI / CHE SACRIFICÒ LA SUA GIOVANE VITA / PER LA LIBERTÀ DELLA PATRIA / CADENDO SOTTO I COLPI DEI NAZI-FASCISTI / IL 16-8-1944 IN ALBISOLA MARE”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Albissola Marina
Indirizzo: via Ines Negri, 7
Comune: Albissola Marina
Provincia: Savona (SV)
Regione: Liguria
Coordinate geografiche: Latitudine 44.33166 – Longitudine 8.49990

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FONTI

Sitografia

A. Traverso, Ricordare Ines Negri, articolo pubblicato sul sito leca.anpi.it consultato il 4/5/2025

Ines Negri, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 4/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 16/8/1944

Cognome / Nome: Negri Ines 

Formazioni d’appartenenza: Gruppi di difesa della donna; 4ª brigata Garibaldi “C. Cristoni”

Data opera: 1955

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la stele è stata commissionata dalla sezione ANPI delle Albissole

Note: cippo visibile e liberamente accessibile

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CIPPO IN RICORDO DI INES NEGRI AD ALBISSOLA MARINA

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