LAPIDE IN MEMORIA DI ANGELO BETTINI A ROVERETO

LAPIDE IN MEMORIA DI ANGELO BETTINI A ROVERETO

LAPIDE IN MEMORIA DI ANGELO BETTINI A ROVERETO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Angelo Bettini nacque il 6 settembre 1893 a Rovereto (Trento) in una famiglia di umili origini (il padre Francesco Bettini era un falegname; la madre, morta in giovane età nel 1899, era originaria di Pescantina, paese sopra Verona), sesto di sette fratelli. Con grande impegno e sacrifici da parte dei suoi genitori, studiò brillantemente al ginnasio e al liceo della sua città natale; non poté lavorare nella bottega paterna poiché di salute cagionevole. Per le sue posizioni irredentiste e poiché simpatizzante di Cesare Battisti (1875-1916), tra i padri dell’irredentismo italiano, durante la Prima guerra mondiale abbandonò Rovereto, all’epoca facente parte dell’Impero asburgico, ed espatriò in Svizzera, dove lavorò come spalatore di carbone e si attivò per far arruolare nelle truppe italiane alcuni compagni autonomisti, ostili alla dominazione austriaca. Terminata la guerra fece ritorno in patria e, nel 1918, riprese gli studi, laureandosi in legge all’università di Padova. A Rovereto, iniziò a lavorare come avvocato presso lo studio di Antonio Piscel (1871-1947), tra i fondatori del Partito socialista trentino, e del figlio Giuliano Piscel: spesso difese i più deboli e indigenti, non facendosi pagare per il suo operato. Di fede socialista, Angelo Bettini nel 1922 venne eletto consigliere comunale; di ideali antifascisti, fu spesso attaccato e malmenato dai fascisti, sottoposto a continue restrizioni della libertà personale ma, nonostante ciò, durante il ventennio soccorse e fece fuggire molti ricercati dal regime mussoliniano. Divenuto, nell’estate del 1943, il responsabile del Comitato di liberazione nazionale di Rovereto, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 continuò a svolgere attività clandestina contro i nazifascisti. Il 28 giugno 1944 le SS lo arrestarono nel suo studio di avvocato e Willi Völker lo uccise con un colpo di arma da fuoco alla nuca: i nazisti giustificarono questo brutale omicidio come risposta a un tentativo di fuga da parte del prigioniero.

Leggi di più

L’assassinio di Bettini rientrò in un’azione di smantellamento dell’organizzazione resistenziale nelle zone di Rovereto e del Basso Sarca, quest’ultimo territorio strategico poiché situato a cavallo tra la Repubblica sociale italiana e l’Alpenvorland, che dal settembre 1943 univa sotto l’egemonia tedesca le province di Trento, Bolzano e Belluno. 

Il 2 maggio 1945, all’esterno del palazzo roveretano dove Angelo Bettini venne ammazzato, è stata posta una targa commemorativa in marmo chiaro, recante incisa l’iscrizione a lettere capitali “ANGELO BETTINI / SOCIALISTA MARTIRE / QUI DOVE PIÙ FULGIDA FIAMMEGGIÒ L’IDEA / QUI DOVE IL BARBARO LO SPENSE / NEL GIORNO AUSPICATO DELLA LIBERAZIONE / DALLA TIRANNIDE DOMESTICA E STRANIERA / I COMPAGNI RICORDANO / II MAGGIO MCMXLV”. Alla sua memoria è stata intitolata anche una delle vie centrali e principali di Rovereto.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Rovereto
Indirizzo: corso Bettini, 7
Comune: Rovereto
Provincia: Trento (TN)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 45.89133 – Longitudine 11.04383

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

F. Rasera, Angelo Bettini: documenti sulla vita e sulla morte, Edizioni Osiride, Rovereto, 2004

Sitografia

L. Gardumi, Rovereto 28-6-1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/2/2025

Angelo Bettini (6 settembre 1893 – 28 giugno 1944) Avvocato, socialista e antifascista roveretano, profilo biografico pubblicato sul sito www.bibliotecacivica.rovereto.tn.it consultato il 12/2/2025

Angelo Bettini, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 12/2/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 28/6/1944

Cognome / Nome: Bettini Angelo

Formazioni d’appartenenza: Partito socialista trentino; Comitato di liberazione nazionale di Rovereto

Data lapide: 2/5/1945 

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dai compagni socialisti di Angelo Bettini

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE IN MEMORIA DI ANGELO BETTINI A ROVERETO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

PIETRA D’INCIAMPO IN RICORDO DI ADOLF SCHWARZ A BOLZANO

PIETRA D’INCIAMPO IN RICORDO DI ADOLF SCHWARZ A BOLZANO

PIETRA D’INCIAMPO IN RICORDO DI ADOLF SCHWARZ A BOLZANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nel corso degli anni, numerose persone di religione ebraica si stabilirono in varie zone dell’Alto Adige, in primis a Bolzano, radicandosi nel tessuto economico e sociale delle città. A seguito della promulgazione, nel 1938, delle leggi razziali fasciste, e soprattutto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con l’occupazione nazista della regione, tali cittadini vennero perseguitati ferocemente e deportati nei lager tedeschi, dai quali non fecero più ritorno.

Adolf Schwarz nacque il 4 luglio 1871 in Austria, a Stadtschlaining (in ungherese Városszalónak), al confine con l’Ungheria, figlio di Israele Schwarz e Giulia Stern. Di professione impiegato di banca, visse dapprima a Budapest, dopodiché si trasferì in Italia, dove soggiornò in Trentino e, in Alto Adige, a Merano e a Bolzano. A Merano risiedette presso casa Waldenburg in via Schaffer e, in un secondo momento e fino al 1935, nella dimora di Arnold Schwarz, presidente del sanatorio “Asilo per ebrei indigenti e malati”, aperto nel 1893 e rimodernato nel 1909, nato con lo scopo di assistere i cittadini di fede ebraica poveri e malati di tubercolosi. A Bolzano, Adolf Schwarz abitò presso l’albergo Posta Europa, ora non più esistente. Arrestato il 20 aprile 1944 dalla Sicherheitspolizei (la Polizia di sicurezza nazista) e incarcerato nelle prigioni di Trento, a inizio giugno 1944 venne trasferito al campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena), assieme ad altri tre ebrei trentini e altoatesini, l’agente di commercio Gino Tedeschi (1884-1944) di Arco e i coniugi Jacob Augapfel (1871-1944) e Rosa Wallach (1873-1944) di Merano.

Leggi di più

Il 1° agosto 1944 Adolf Schwarz fu spostato a Verona e da qui, il 2 agosto, con il convoglio numero 17 venne deportato in Polonia nel lager di Auschwitz, dove venne ucciso probabilmente il 6 agosto 1944. Secondo altre fonti, fu invece relegato e morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, nella bassa Sassonia. Quando fu assassinato dai tedeschi, Schwarz aveva settantatré anni.

Il 15 gennaio 2015, all’esterno dell’ex albergo Posta Europa di Bolzano (ora sostituito da un negozio), è stata posta una pietra d’inciampo commemorativa di Adolf Schwarz. Essa reca, sulla lastra in ottone visibile, l’iscrizione a lettere capitali “QUI ABITAVA/HIER WOHNTE / ADOLF SCHWARZ / NATO/JG. 1871 / ARRESTATO/VERHAFTET / 20.4.1944 / FOSSOLI / DEPORT. 1944 / LUOGO IGNOTO/ORT UNBEKANNT / ASSASSINATO/ERMORDET”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Bolzano
Indirizzo: via Leonardo da Vinci, 1, all’angolo con via Goethe
Comune: Bolzano
Provincia: Bolzano (BZ)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 46.49888 – Longitudine 11.35230

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia

A. Mattioli, Pietre in ricordo degli ebrei deportati, articolo pubblicato sul sito www.altoadige.it consultato il 24/3/2025

Percorso tra le pietre d’inciampo, scheda pubblicata sul sito opencity.comune.bolzano.it consultato il 24/3/2025

Schwarz, Adolf, scheda pubblicata sul sito digital-library.cdec.it consultato il 24/3/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: deportazione 2/8/1944

Cognome / Nome: Schwarz Adolf

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data pietra d’inciampo: 15/1/2015

Autore: Demnig Gunter

Note: pietra d’inciampo visibile e liberamente accessibile

contatti

PIETRA D’INCIAMPO IN RICORDO DI ADOLF SCHWARZ A BOLZANO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

L’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA E L’UCCISIONE DEI CUGINI FANTINI A CERVIA

L’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA E L’UCCISIONE DEI CUGINI FANTINI A CERVIA

L’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA E L’UCCISIONE DEI CUGINI FANTINI A CERVIA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nel marzo del 1944, nella zona del Ravennate, venne formato il Comitato provinciale di liberazione nazionale (Cpln), nato per riunire in un unico e organico gruppo tutti i partiti antifascisti e per ridistribuire tra di loro gli interventi e la partecipazione alla Liberazione: sino ad allora, infatti, erano stati principalmente i comunisti a contrastare i nazifascisti con azioni di guerriglia. I militanti della Resistenza vennero quindi invitati a organizzare Gruppi di azione patriottica (Gap), appianando così anche gli screzi e i dissidi tra i vari combattenti di differenti ideali politici. 

Nel pomeriggio del 20 marzo 1944 Giacinto Magnati, comandante della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) di stanza presso la rocca delle Caminate, castello di proprietà della famiglia Mussolini ubicato a Meldola (Forlì-Cesena), assieme ad altri quattro militi fascisti si recò a Ravenna; durante il viaggio, fermatosi a Predappio (Forlì-Cesena), prese con sé Gino Casalboni detto “l’Umàz”, del distaccamento di Cervese della Gnr. Giunti a Cervia, i repubblichini dovettero fermarsi per sostituire una gomma forata dell’auto. Il caposquadra Magnati, accompagnato dal fascista del luogo Guido Meldoli, andò nella periferia alla ricerca di un meccanico: alle 21:15 Meldoli, bloccata una persona per verificarne identità e documenti, venne freddato da due colpi d’arma da fuoco.

Leggi di più

I camerati, per vendicare l’attentato, decisero seduta stante di compiere una rappresaglia. Gino Casalboni, inferocito per l’accaduto, vestito in abiti borghesi e accompagnato da un’altra camicia nera, arrivato nella centralissima piazza Garibaldi, entrò nel Caffè Roma, ritrovo abituale di cittadini ostili alla dittatura mussoliniana, e iniziò a sparare all’impazzata raffiche di mitra. Morirono sul colpo il trentottenne Attilio Valentini, autista di ideali socialisti; il portalettere Giovanni (Gianni) Venturi (trentaquattro anni); il meccanico comunista Aldo Evangelisti, trentasettenne. Il mugnaio di fede mazziniana Eugenio Tassinari, di quarantaquattro anni, spirò all’ospedale di Ravenna pochi giorni dopo per le gravi ferite; altri quattro civili (il socialista Luigi Panzavolta, l’ex fascista Tacito Barana, il comunista Pietro Tandoli e Antonio Abbondanza) sopravvissero alle lesioni riportate. Nel frattempo, giunse da Ravenna a Cervia una squadra fascista comandata da Giovanni Babini, intenzionata a punire i cervesi per la morte di Guido Meldoli: una volta appreso dell’eccidio al Caffè Roma, fece dietrofront ritornando alla base. 

Il 23 marzo i fascisti vietarono ai parenti delle vittime innocenti della strage di partecipare ai funerali, e misero alcuni militi a presidiare l’accesso alla città, per impedire l’ingresso di uomini armati. Nel primo pomeriggio, nei pressi del ponte San Giorgio, la camicia nera Primo Tabanelli di Bagnacavallo, soprannominato “S-cianten”, trucidò ingiustamente due giovani cugini originari di Castiglione di Ravenna, ambedue partigiani, giunti a Cervia in bicicletta per seguire le bare dei morti del Caffè Roma: il ventiquattrenne Nino Fantini, di professione autista, e il bracciante ventitreenne Armando Fantini. Le loro salme, assieme a quelle dell’eccidio del 20 marzo, furono trasportate direttamente al cimitero. 

Nel corso dei decenni successivi, i cervesi hanno voluto ricordare questi drammatici eventi. All’esterno dell’ex Caffè Roma, in piazza Garibaldi 2, il 20 marzo 1947 il Comitato di liberazione nazionale (Cln) ha appeso una targa rettangolare in marmo bianco, recante incisa la scritta “COLPITI A TRADIMENTO / DA PIOMBO FASCISTA / QUI CADDERO / LA SERA DEL 20-3-1944 / EVANGELISTI ALDO / TASSINARI EUGENIO / VALENTINI ATTILIO / VENTURI GIOVANNI / LA NUOVA CIVILTÀ / INCIDE / A INDELEBILI AUREI CARATTERI / I VOSTRI NOMI PURISSIMI / NEL CIELO DEI MARTIRI / E CONDANNA / I VOSTRI FEROCI CARNEFICI / ALLA PERENNE ESECRAZIONE / DEL CIVILE CONSORZIO”. Lì accanto il 20 marzo 2024, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’eccidio, il Comune di Cervia ha inaugurato una nuova lapide, in marmo grigio screziato, con incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI AVEVA SEDE IL “CAFFÈ ROMA” / DOVE IL 20 MARZO 1944 / FU COMPIUTA UNA STRAGE FASCISTA / CONTRO CITTADINI INNOCENTI. / IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE / POSE TARGA IL 20 MARZO 1947. / IL COMUNE DI CERVIA / NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE / 20 MARZO 2024”.

Ai due cugini Fantini è stata intitolata una strada nel centro di Cervia, via Martiri Fantini; all’incrocio con via Ponte San Giorgio, nel luogo dove vennero ammazzati i due ragazzi, il 23 marzo 1947 è stato posto un cippo commemorativo per volere della sezione Anpi di Castiglione di Ravenna.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Cervia
Indirizzo: piazza Garibaldi, 2, sotto ai portici
Comune: Cervia
Provincia: Ravenna (RA)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.26153 – Longitudine 12.34945

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

E. Cavina, Ravenna, in La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna, a cura di L. Casali e D. Gagliani, l’ancora, Napoli-Roma, 2008, pp. 171-174

Cervia ore 6. Lotte popolari e antifasciste (1890-1945), Ravenna, Edizioni del Girasole, 1981, pp. 93-95 

Popolazione e memoria della guerra nel Ravennate (1943-1945), a cura di M. Baioni e G. Masetti, Ravenna, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Sezione Provinciale di Ravenna, 1994, pp. 109-116

Sitografia

E. Cavina, Cervia, 20.03.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 10/4/2025

Cervia ricorda l’80° anniversario dell’Eccidio del Caffè Roma e dei Martiri Fantini, articolo pubblicato sul sito www.ravenna24ore.it consultato il 10/4/2025

Eccidio di Cervia, scheda pubblicata sul sito www.anpiravenna.it consultato il 10/4/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 20/3/1944

Cognome / Nome: Evangelisti Aldo; Tassinari Eugenio; Valentini Attilio; Venturi Giovanni; Fantini Armando; Fantini Nino

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 20/3/2024

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere del Comune di Cervia

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

L’ECCIDIO DEL CAFFÈ ROMA E L’UCCISIONE DEI CUGINI FANTINI A CERVIA

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

TARGA IN MEMORIA DI FREDERICK F. OLSON A SANTA CROCE SULL’ARNO

TARGA IN MEMORIA DI FREDERICK F. OLSON A SANTA CROCE SULL’ARNO

TARGA IN MEMORIA DI FREDERICK F. OLSON A SANTA CROCE SULL’ARNO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nell’estate del 1944, grazie all’intervento e all’aiuto degli Alleati angloamericani, iniziò la capillare liberazione dalla dittatura nazifascista del Valdarno, valle attraversata dal fiume Arno e ubicata tra Arezzo e l’area del Fiorentino. Tra i numerosi episodi, ricordiamo quello del giovane soldato statunitense Frederick F. Olson, del 351° Infantry Regiment, 88a divisione, originario probabilmente del Wisconsin. La vicenda non è ben chiara: per alcune fonti, durante l’avanzata alleata, non appena varcato l’Arno il militare venne ferito a morte a Santa Croce sull’Arno (Pisa) il 25 luglio 1944; trasportato in un magazzino in Largo Genovesi, morì a soli ventidue anni tra il 25 e il 26 luglio e, negli anni successivi (verosimilmente nel 1947), fu sepolto nel Florence American Cemetery and Memorial (gruppo G, fila 3, tomba 27) di Falciani-Impruneta, località situata a pochi chilometri a sud di Firenze.

Leggi di più

Secondo un’altra versione, il soldato americano fu ferito durante un pattugliamento nei pressi di San Miniato (Pisa); ricoverato in Largo Genovesi a Santa Croce sull’Arno, qui morì alla presenza della signora Maggina Pescini. Poche settimane dopo il sacrificio di Olson, la cittadina di Santa Croce sull’Arno venne liberata dagli angloamericani il 1° settembre 1944; la riva destra dell’Arno fu la prima porzione di Santa Croce dove arrivarono le truppe alleate. La frazione di Staffoli venne invece strappata ai nazifascisti con l’aiuto dei militari brasiliani. Non bisogna dimenticare come, durante l’occupazione tedesca, i Santacrocesi contrastarono la dittatura con azioni quali lo sciopero del 4 marzo 1944, in cui circa millecinquecento operai delle concerie incrociarono le braccia.

Il 1° settembre 2017 è stata posta, in Largo Genovesi 23, una lastra commemorativa in pietra chiara, di formato rettangolare; essa reca incisa l’iscrizione “In questo luogo il 25 luglio 1944 / moriva per causa di guerra il soldato americano / FREDERICK F. OLSON / In memoria del suo sacrificio, / il Comune di Santa Croce sull’Arno appone questa targa / in occasione del 73° anniversario della liberazione”. Nella parte sommitale sono raffigurati un giglio blu e lo stemma di Santa Croce sull’Arno.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Santa Croce sull’Arno
Indirizzo: Largo Genovesi, 23
Comune: Santa Croce sull’Arno
Provincia: Pisa (PI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.71021 – Longitudine 10.78317

U

 

Tag:

FONTI

Bibliografia

C. Biscarini, L. Niccolai, F. Mandorlini, C. Barontini, I giorni della Liberazione. Il passaggio del fronte a S. Croce Castelfranco e S. Maria a Monte, San Miniato, FM Edizioni, 1999, p. 61

Sitografia

G. Pelfer, Una targa per Frederick, cerimonia a S. Croce, articolo pubblicato sul sito www.ilcuoioindiretta.it consultato il 18/2/2025

Frederick F. Olson, scheda pubblicata sul sito www.abmc.gov consultato il 18/2/2025

80 anni fa la Liberazione di Staffoli e Santa Croce dall’occupazione nazifascista, articolo pubblicato sul sito www.gonews.it consultato il 18/2/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 25/7/1944

Cognome / Nome: Olson Frederick F.

Formazioni d’appartenenza: esercito americano

Data lapide: 1/9/2017

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la targa è stata commissionata dal Comune di Santa Croce sull’Arno

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

TARGA IN MEMORIA DI FREDERICK F. OLSON A SANTA CROCE SULL’ARNO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.

BUSTO COMMEMORATIVO DI VENANZIO GABRIOTTI A CITTÀ DI CASTELLO

BUSTO COMMEMORATIVO DI VENANZIO GABRIOTTI A CITTÀ DI CASTELLO

BUSTO COMMEMORATIVO DI VENANZIO GABRIOTTI A CITTÀ DI CASTELLO

© Autore: [Nome dell’Autore] Questa immagine è protetta da copyright.

Venanzio Gabriotti nacque a Città di Castello (Perugia) il 26 aprile 1883. Fervente cattolico impegnato nell’associazionismo, figlio del sarto Augusto Gabriotti, ex garibaldino, e della cucitrice Anna Martinelli, durante la Grande guerra si arruolò volontario e, presto distintosi per valore e coraggio, divenne tenente e fu insignito di due medaglie d’argento, due di bronzo e una croce di guerra al valor militare, oltre che della cittadinanza onoraria dei comuni Arsiè (Belluno) e Giustino (Trento). Nella battaglia del Monte Santo (Slovenia) riportò una grave ferita; a conflitto concluso, ritornato nella città d’origine, venne designato presidente dell’Associazione mutilati e invalidi di guerra. In quegli anni ricoprì anche la carica di segretario provinciale del Partito popolare italiano (PPI) di don Luigi Sturzo. Convinto antifascista, nel 1943 fu tra i promotori e i fondatori della Democrazia cristiana a livello provinciale, nonché indiscusso punto di riferimento dei partigiani dell’Alta Valle del Tevere umbra e toscana.

Leggi di più

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 partecipò attivamente alla Resistenza, entrando nel Comitato di liberazione nazionale (CLN) di Città di Castello e organizzando formazioni di resistenti; agli inizi del 1944 divenne presidente del Comitato clandestino di soccorso e liberazione. Arrestato dai fascisti il 5 maggio 1944, venne imprigionato nella caserma dei Carabinieri di Città di Castello; consegnato poi ai nazisti, fu sottoposto per quattro giorni a estenuanti interrogatori e a violente sevizie. Venanzio Gabriotti venne fucilato senza processo dai nazifascisti il 9 maggio 1944 nei pressi del proprio paese natale, sul greto del torrente Scatorbia: aveva sessantuno anni. 

Nel 1944 Gabriotti venne insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Volontario di guerra, valoroso combattente della campagna 1915-1918, decorato di due medaglie d’argento, due medaglie di bronzo e di una croce al V.M., gravemente ferito e promosso per merito di guerra. Cittadino ottimo, costantemente sollecito verso gli ideali di libertà e di Patria, subito dopo l’armistizio partecipava al movimento di liberazione attivamente adoperandosi come organizzatore e come animatore. Tratto in arresto e ripetutamente interrogato manteneva esemplare contegno nulla rivelando ed affrontava, da soldato valoroso, la morte nel nome della Patria che aveva sempre fedelmente servita”.

A Città di Castello la memoria di Venanzio Gabriotti è ben viva. A dieci anni dalla sua esecuzione, il 9 maggio 1954, in un’area verde a lato di via Vittorio Veneto venne inaugurato un suo busto in bronzo, posto in cima a una colonna in marmo con la scritta “VENANZIO GABRIOTTI / MEDAGLIA D’ORO AL V.M. / FUCILATO DAI NAZIFASCISTI / IL 9 MAGGIO 1944”; l’uomo è raffigurato con indosso la divisa militare, sulla quale spicca la medaglia al valore. Il 13 agosto del 1944 nella centralissima piazza della città, a lui intitolata, venne appesa una lapide rettangolare in marmo, con incisa l’iscrizione “SUPERINVALIDITÀ E PROMOZIONE / PER MERITO DI GUERRA / SETTE DECORAZIONI AL VALOR MILITARE / NEL CONFLITTO 1915-18 / VENTICINQUE ANNI DI ATTIVITÀ GENEROSA / NELL’ASSISTENZA CRISTIANAMENTE FRATERNA / A MUTILATI A COMBATTENTI A BISOGNOSI / NON VALSERO AD EVITARE LA FUCILAZIONE / DEL T. COL. GABRIOTTI CAV. VENANZIO / ANIMATORE DEI PATRIOTI E MARTIRE DELLA LIBERTÀ / SERENAMENTE EROICO NELL’INIQUO PROCESSO / E DINANZI AL PLOTONE DI ESECUZIONE / CHE IL 9 MAGGIO 1944 COMPÌ / IL DELITTO ESECRANDO”. Nel 1984, in via San Florido 29, all’esterno dell’abitazione di Gabriotti, fu scoperta una targa commemorativa (“IN QUESTA CASA HA DIMORATO / FINO AL TRISTE GIORNO / DELL’ARRESTO DA PARTE / DELLE MILIZIE NAZI-FASCISTE / LA MEDAGLIA D’ORO / TEN. COL. VENANZIO GABRIOTTI / LA VI CIRCOSCRIZIONE / IL RIONE PRATO, / MEMORI, NE RICORDANO / L’ESEMPIO E L’INSEGNAMENTO / NEL XL ANNO DELLA FUCILAZIONE”). Infine, nella frazione Fontecchio, in un’area verde che costeggia via delle Terme, è stato posto un cippo nei pressi del luogo dove il militare venne ucciso.

Una lastra alla sua memoria è presente anche ad Arsiè.

 Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Città di Castello
Indirizzo: via Vittorio Veneto, 12, in un’area verde al lato della strada 
Comune: Città di Castello
Provincia: Perugia (PG)
Regione: Umbria
Coordinate geografiche: Latitudine 43.45561 – Longitudine 12.24332

U

 

Tag:

FONTI

Sitografia

I. Pizzirusso, Venanzio Gabriotti, profilo biografico pubblicato sul sito www.ultimelettere.it  consultato il 19/3/2025 

T. Rossi, CITTÀ DI CASTELLO 09.05.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 19/3/2025

Chi era Gabriotti, profilo biografico pubblicato sul sito www.istitutogabriotti.it consultato il 19/3/2025

Gabriotti Venanzio, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 19/3/2025

Venanzio Gabriotti, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 19/3/2025

p

ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 9/5/1944

Cognome / Nome: Gabriotti Venanzio 

Formazioni d’appartenenza: Comitato di liberazione nazionale di Città di Castello; formazioni partigiane locali; Comitato clandestino di soccorso e liberazione 

Data opera: 9/5/1954

Autore: non conosciuto 

Note: busto visibile e liberamente accessibile

contatti

BUSTO COMMEMORATIVO DI VENANZIO GABRIOTTI A CITTÀ DI CASTELLO

tipo di messaggio

trattamento dati personali

Servizio aggiornamento schede

Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?

Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it

Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.