LASTRA IN RICORDO DI GIOVANNI PAGHINI A MILANO

LASTRA IN RICORDO DI GIOVANNI PAGHINI A MILANO

LASTRA IN RICORDO DI GIOVANNI PAGHINI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La lastra, di formato rettangolare e realizzata in marmo rosato screziato, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “IN QUESTA CASA FIORÌ LA GIOVINEZZA / DEL PATRIOTA / PAGHINI GIOVANNI / DELLA 113 BRIG. GARIBALDI / STRONCATA DAL PIOMBO NAZIFASCISTA / MILANO 5·5·1927 MILANO 25·4·1945”.

Giovanni Paghini nacque a Opera (Milano) il 5 maggio 1927, figlio di Santo Paghini e Maria Modesti. Visse con la famiglia a Milano, in via della Chiesa Rossa; lavorò come operaio presso la fonderia Stabilini in via Francesco de Sanctis. Aderì convintamente alla Resistenza, militando nella 113a brigata “Garibaldi” con il nome di battaglia “Spartaco”, ottenendo il diploma Alexander 227353. Durante le insurrezioni del 25 aprile 1945, fu incaricato assieme ad altri due partigiani garibaldini milanesi, Idelio Fantoni (1927-1945) e Domenico Bernori (1924-1945), di fermare a Ronchetto sul Naviglio una colonna tedesca in fuga. I tre giovani combattenti scesero nel greto del Naviglio Grande in secca, con l’intento di aggirare i nazisti (secondo alcune testimonianze, presso il ponte di San Cristoforo, secondo altre nei pressi del dazio del Naviglio Grande); alle loro spalle giunsero però i fascisti, che li trucidarono a colpi di arma da fuoco: Giovanni Paghini aveva solamente diciassette anni. Durante lo scontro, altri compagni rimasero feriti. 

La lapide qui descritta è appesa all’esterno dell’abitazione milanese di Paghini. Il ragazzo è ricordato, assieme a Fantoni e Bernori, anche in un cippo commemorativo in travertino rosato, ubicato in via Lodovico il Moro 189, nei pressi del luogo dove ci fu il combattimento con i nazifascisti; sulla stele si legge “I COMPAGNI DELLA 113a BRIGATA GARIBALDI / E IL POPOLO SI INCHINANO DI FRONTE / AL LORO MARTIRIO, VOLUTO PER LA LIBERTÀ / D’ITALIA”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via della Chiesa Rossa, 113
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.42606 – Longitudine 9.16974

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FONTI

Bibliografia

G. Deiana, Il sole risplenderà su di noi domani. La Resistenza nel quartiere Stadera e dintorni. Un segmento della lotta di Liberazione a Milano, Milano, Biblion, 2021, pp. 158-159

F. Ghiringhelli (a cura di), Antifascismo e Resistenza a Milano in zona 5, Milano, FGP, s.d., p. 96 

Libertà tra i Navigli. La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano, a cura della Sezione ANPI Zona 6, Milano, Bine, 2016, pp. 73-74 

La Resistenza Partigiana in Barona Ronchetto. Una pagina gloriosa di Storia scritta da umili protagonisti, a cura di ANPI sezione Barona, Milano, ANPI 1998, p. 52

Sitografia

U. Murri, Lastra al patriota Giovanni Paghini – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 3/10/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 5/5/1927 – 25/4/1945

Cognome / Nome: Paghini Giovanni

Formazioni d’appartenenza: 113a brigata “Garibaldi”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN RICORDO DI ETTORE SATTA A MILANO

LASTRA IN RICORDO DI ETTORE SATTA A MILANO

LASTRA IN RICORDO DI ETTORE SATTA A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La sobria targa, di formato rettangolare e in marmo bianco, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI DIMORÒ / ETTORE SATTA / CHE FECE OLOCAUSTO DELLA VITA / ALLA CAUSA DELLA LIBERTÀ / 20 OTTOBRE 1910 27 APRILE 1945”.

Ettore Satta nacque a Milano il 20 ottobre 1910, figlio di Arturo Satta e Adelaide Vincenzi. Visse con la famiglia in via Lago di Nemi; purtroppo, i due figli morirono di difterite in giovane età. Di fede antifascista, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 militò nella 113a brigata “Garibaldi”, ottenendo il diploma Alexander 227357. Arrestato per attività contro il regime e destinato alla deportazione nei lager tedeschi, venne raggiunto di nascosto dalla moglie, Bianca Colla Satta (nata il 20 gennaio 1915), sul binario 21 della Stazione Centrale di Milano; la donna riuscì a celarsi nello stesso convoglio del marito. Il treno, diretto al campo di smistamento di Bolzano, fu bombardato nei pressi di Verona il 21 novembre 1944; i due coniugi, rimasti incolumi, riuscirono a scappare e percorsero perlopiù a piedi la lunga strada che li riportò a Milano, aiutati anche dai contadini del posto. Giunti a casa, Ettore Satta rimase nascosto in cantina, e riprese presto la lotta contro i nazifascisti. Il 27 aprile 1945 perse la vita a nemmeno trentacinque anni durante un’azione di guerriglia contro il nemico in viale Cassala 47, presso lo stabilimento FIUM. Nel maggio del 1972 il sindaco di Milano Aldo Aniasi ha consegnato, ai parenti dei caduti della Resistenza tra 1943 e 1945, le medaglie d’oro della civica amministrazione: tra questi, figurava anche Ettore Satta. La moglie Bianca Colla rimase a vivere in via Lago di Nemi 4, fino al decesso avvenuto il 27 febbraio 2012. 

La lastra qui descritta è appesa all’esterno dell’abitazione milanese di Satta e della consorte.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Lago di Nemi, 4
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.43597 – Longitudine 9.15390

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FONTI

Bibliografia

Libertà tra i Navigli. La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano, a cura della Sezione ANPI Zona 6, Milano, Bine, 2016, pp. 85, 93-94

La Resistenza Partigiana in Barona Ronchetto. Una pagina gloriosa di Storia scritta da umili protagonisti, a cura di ANPI sezione Barona, Milano, ANPI 1998, p. 54

Sitografia

U. Murri, Lastra in memoria di Ettore Satta – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 4/10/2024 

I Partigiani della Barona: Ettore Satta, profilo biografico pubblicato sul sito anpibarona.blogspot.com consultato il 4/10/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Date evento: 20/10/1910 – 27/4/1945

Cognome / Nome: Satta Ettore

Formazioni d’appartenenza: 113a brigata “Garibaldi”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN RICORDO DI CARLO FOLCI A MILANO

LASTRA IN RICORDO DI CARLO FOLCI A MILANO

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La piccola e sobria lastra, di formato quadrato e realizzata in marmo grigio chiaro, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali scure “NEL CAMPO DI ELIMINAZIONE / DI MAUTHAUSEN / IN APRILE 1945 DECEDEVA / FOLCI CARLO / MARTIRE PATRIOTA / DONÒ LA VITA / MA CONSERVÒ LA FEDE”.

Poche sono le informazioni a nostra disposizione inerenti a Carlo Folci. Nato a Oppeano (Verona) il 15 settembre 1902, assieme alla famiglia (il fratello Antonio nacque l’8 ottobre 1904) si trasferì a Milano, nella prima periferia ovest della città, dove lavorò come operaio metallurgico e visse in via Rubens. Antifascista di ideali comunisti, partecipò assieme al fratello alla Resistenza; poco distante dalla loro abitazione, in via Rubens 26, il negozio da ortolano di Alfredo Giola, detto Dante, funse da punto di ritrovo clandestino per i partigiani della zona. Entrambi i fratelli furono arrestati tra la primavera e l’estate del 1944, durante i rastrellamenti nazifascisti a seguito degli scioperi del marzo 1944, e internati nel campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena). Ambedue vennero in seguito trasferiti nel lager di Mauthausen, per essere poi spostati Antonio nel sottocampo di Steyr, dove morì di fame e di stenti il 31 marzo 1945, Carlo invece a Gusen, campo nel quale venne ucciso il 10 aprile 1945.

La lapide qui descritta è appesa nell’androne d’ingresso della casa a Milano dove visse la famiglia Folci, quindi non è visibile o liberamente accessibile; inspiegabilmente, in essa viene commemorato solamente il maggiore dei due fratelli, Carlo Folci.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Rubens, 10
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46745 – Longitudine 9.14442

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FONTI

Sitografia

P. Donati, Fratelli e partigiani, articolo pubblicato sul sito partitodemocraticomi7.wordpress.com consultato il 9/10/2024

U. Murri, Lastra in memoria di Carlo Folci – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 9/10/2024

Carlo e Antonio Folci, profili biografici pubblicati sul sito www.anpi.it consultato il 9/10/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 15/9/1902 – 10/4/1945

Cognome / Nome: Folci Carlo

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide non visibile e non liberamente accessibile, essendo appesa nell’androne di ingresso di un palazzo

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LASTRA IN RICORDO DI CARLO BIANCHI A MILANO

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

La lastra, di formato rettangolare, è realizzata in marmo bianco lucido con alcune venature; essa reca incisa l’iscrizione in lettere capitali “IN QUESTA CASA VISSE / CARLO BIANCHI / INGEGNERE CATTOLICO ANTIFASCISTA / FUCILATO DAI NAZIFASCISTI A FOSSOLI / CON ALTRI 66 PATRIOTI IL 12 LUGLIO 1944. / I FIGLI NEL CENTENARIO DELLA NASCITA / 22 MARZO 2012”.

Carlo Bianchi nacque a Milano il 22 marzo 1912, figlio di Mario Bianchi e Amalia Pomé, industriali cartari di ideali cattolico-liberali. Dalla prima elementare alla terza liceo classico studiò presso il prestigioso Collegio San Carlo, scuola cattolica arcivescovile nata nel 1869; nel 1935 si laureò al Politecnico di Milano (allora chiamato Regio istituto superiore di ingegneria) e, poco dopo, vinse una borsa di studio per un corso di specializzazione per ingegneri elettricisti presso la Fondazione elettrotecnica “Carlo Erba”. Fino al 1938, anno in cui si sposò con Albertina Casiraghi (dal matrimonio nasceranno quattro figli: Emilio, Guido, Roberto e Carla), lavorò presso la società Siemens Elettra; dopo averla lasciata (probabilmente per non doversi tesserare nel Partito nazionale fascista), si occupò dell’azienda paterna. Durante gli anni dell’università si iscrisse alla Federazione universitaria cattolica italiana, prendendo parte con sistematicità ai convegni e ai congressi organizzati dal 1932 al 1936, aderendo convintamente e con fervore agli ideali di spirito di giustizia, carità e rispetto per l’uomo. Divenuto presidente della sezione milanese della federazione, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Carlo Bianchi portò avanti un operato basato sostanzialmente su tre filoni distinti: attività caritativa legata alla Fuci, attività caritativa personale e attività politica. Nell’autunno del 1943 sottopose all’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, un promemoria con le linee guida di un “segretariato del popolo”, che avrebbe compreso centri di assistenza medica, assistenza legale, consulenza economica, assistenza scolastica, un centro culturale e uno stampa: tali servizi sarebbero stati offerti agli indigenti e ai meno abbienti a titolo gratuito. Il 18 gennaio 1944 venne quindi inaugurata la “Carità dell’Arcivescovo”, primo esempio di associazione di volontariato laico nata nel capoluogo lombardo, che servì pure da copertura ad attività antifasciste; dal 1984, la denominazione dell’opera (tutt’ora esistente) è cambiata in “Centro di assistenza legale e medica card. Schuster”.

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In quegli anni, Bianchi entrò anche a far parte del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, e dell’Organizzazione scout collocamento assistenza ricercati, fondata quest’ultima il 12 settembre 1943 dalla collaborazione di quattro sacerdoti, don Andrea Ghetti, don Aurelio Giussani, don Enrico Bigatti e don Giovanni Barbareschi: l’organizzazione si occupava dell’espatrio di ebrei e perseguitati dal regime fascista. Nel medesimo periodo, Carlo Bianchi entrò in contatto e strinse un’intesa intellettuale con Teresio Olivelli (1916-1945), partigiano morto nel lager tedesco di Hersbruck e, nel 2018, beatificato dalla Chiesa cattolica: i due diedero vita a “Il Ribelle”, giornale clandestino apartitico, di ispirazione cattolica e vicino alle Fiamme verdi, il cui primo numero uscì il 5 marzo 1944. Sempre agli inizi del 1944, con l’aiuto morale di don Andrea Ghetti e di don Luigi Polvara, e con il sostegno del professor Federigo Giordano, costituì il pensionato “Casa nostra”, per gli studenti universitari provenienti dalla provincia ed economicamente in difficoltà. Tradito da uno dei collaboratori dell’Oscar, un ex fucino, Carlo Bianchi venne arrestato dai fascisti, assieme a Teresio Olivelli, in piazza San Babila, alle ore 12:30 del 27 aprile 1944; i due giovani vennero incarcerati a San Vittore, Bianchi nella cella 19 del VI raggio, con il numero di matricola 1978. Dopo circa un mese di isolamento, il 9 giugno Carlo Bianchi venne trasferito nel campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena): qui venne fucilato in una sanguinosa rappresaglia dai nazifascisti il 12 luglio, assieme ad altri sessantasei prigionieri, presso il poligono di tiro di Cibeno (Carpi), nonostante l’intervento personale di monsignor Vigilio Federico Dalla Zuanna, vescovo di Carpi. Le sessantasette salme vennero sepolte in una fossa comune; riesumate al termine della guerra, le esequie solenni presiedute dal cardinal Schuster si tennero nel Duomo di Milano nel pomeriggio del 24 maggio 1945. Durante la prigionia a Milano e a Fossoli, Carlo Bianchi riuscì a inviare clandestinamente numerose lettere, pubblicate postume dalla figlia Carla Bianchi Iacono. Nel 1971 Bianchi fu insignito della medaglia di bronzo al valor militare e, nel 1964, della Medaglia d’oro del Comune di Milano.

La lapide qui in analisi è appesa all’esterno dell’abitazione di Carlo Bianchi, ed è stata commissionata dai figli di Bianchi in occasione del centenario di nascita del padre. Il 14 aprile 2021, innanzi al portone d’ingresso di casa Bianchi, è stata posta una pietra d’inciampo, con la seguente iscrizione: “QUI ABITAVA / CARLO BIANCHI / NATO 1912 / ARRESTATO 27.4.1944 / DEPORTATO / FOSSOLI / ASSASSINATO 12.7.1944 / CIBENO”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Eugenio Villoresi, 24
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.44684 – Longitudine 9.16337

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FONTI

Bibliografia

C. Bianchi Iacono, Aspetti dell’opposizione dei cattolici di Milano alla Repubblica Sociale Italiana, Brescia, Morcelliana, 1998 

M. Cuzzi, Seicento giorni di terrore a Milano. Vita quotidiana ai tempi di Salò, Vicenza, Neri Pozza, 2022, pp. 176-177 

A. M. Ori, C. Bianchi Iacono, M. Montanari, Uomini nomi memoria: Fossoli 12 luglio 1944, Carpi, Fondazione ex Campo Fossoli, 2004 

Libertà tra i Navigli. La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano, a cura della Sezione ANPI Zona 6, Milano, Bine, 2016, pp. 193-194

Fonti d’archivio

Istituto nazionale Ferruccio Parri, fondo Bianchi Carlo, b. 2, fasc. 13

Sitografia

S. Mengotto, «Seminare il bene per combattere il male». Una pietra d’inciampo per Carlo Bianchi, articolo pubblicato sul sito azionecattolicamilano.it consultato il 26/9/2024

U. Murri, Lastra in memoria di Carlo Bianchi – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 26/9/2024

A Milano una Pietra d’inciampo in memoria di Carlo Bianchi, articolo pubblicato sul sito anpcnazionale.com consultato il 26/9/2024

Carlo Bianchi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 26/9/2024

Carlo Bianchi, profilo biografico pubblicato sul sito www.pietredinciampo.eu consultato il 26/9/2024

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/3/1912 – 12/7/1944

Cognome / Nome: Bianchi Carlo

Formazioni d’appartenenza: Federazione universitaria cattolica italiana

Data lapide: 22/3/2012

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dai quattro figli di Carlo Bianchi

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

 

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LASTRA IN MEMORIA DI VALENTINO CERCHIERINI A MILANO

LASTRA IN MEMORIA DI VALENTINO CERCHIERINI A MILANO

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La lastra, in granito e di formato quadrato, reca incisa la scritta in lettere capitali “CERCHIERINI VALENTINO / CADUTO SOTTO IL PIOMBO / NAZIFASCISTA / DANDO COSÌ LA PROPRIA VITA / PER LA LIBERTÀ / N. 8-11-1908 M. 25-4-1945”.

Valentino Cerchierini nacque l’8 novembre 1908 in Svizzera da genitori italiani emigrati oltralpe. Nei quartieri milanesi di Lambrate e Crescenzago era soprannominato in dialetto “el gatt”, poiché svolgeva agilmente l’attività di topo d’appartamento, di ladruncolo (un “gratta”, come si diceva a Milano). Aderì convintamente alla Resistenza, militando nella 107a brigata “Garibaldi” con il nome di battaglia “Tino”. Nella sua opposizione ai nazifascisti, organizzò ed eseguì alcuni attentati, e giustiziò le spie al soldo dei fascisti; tra queste, si ricorda l’industriale repubblichino Oreste Peghetti, titolare di una fabbrica a Precotto: nel cuore della notte, Cerchierini si arrampicò con destrezza sul muro della sua villa in viale Monza. Verso le ore 15 del 25 aprile 1945, giorno della Liberazione, un gruppo di partigiani tentò di fermare la ritirata dei soldati nazisti e del corpo militare della Xa flottiglia Mas, erigendo barricate nei pressi del Ponte Nuovo di Crescenzago, all’altezza di via Arici. 

 

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I nazifascisti forzarono il blocco con un autoblindomitragliatrice e gli automezzi, proseguendo verso via Padova e mietendo vittime: tra i morti c’era anche “el gatt”, ucciso mentre cercava di lanciare addosso ai fuggitivi una bomba a mano.

La lapide qui in analisi è ubicata all’esterno dell’abitazione milanese di Valentino Cerchierini. Poco distante, in piazza Costantino 5, il combattente garibaldino è ricordato anche in una lastra collettiva in marmo dedicata nel 1965 ai caduti partigiani di Crescenzago. Gli altri militanti citati sono Guido Anelli, Loris Beccari, Mario Bigliani, Tiberio Caldarini, Ambrogio Campi, Giuseppe (Peppino) Candiani, Luciano Caponi, Romeo Cerizza, Vincenzo Cortese, Attilio Gelmi, Renato Gusmaroli, Remo Mereghetti, Eligio Moro, Ernestina Recalcati, Orlando Recalcati, Angelo Sironi, Luigi (Luis) Villa e Ferruccio Zamboni.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Padova, 179 A
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.50219 – Longitudine 9.23770

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FONTI

Bibliografia

L. Tagliabue (a cura di), Quelli che ci salvarono. Lapidi e biografie dei caduti per la Libertà ricordati in zona 2, Milano, Comune – Consiglio di Zona 2, 2011, p. 54 

Sitografia

Cerchierini Valentino, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 23/9/2024 

Il 25 Aprile 1945 a Crescenzago, scheda pubblicata sul sito www.lagobba.it consultato il 23/9/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 8/11/1908 – 25/4/1945

Cognome / Nome: Cerchierini Valentino

Formazioni d’appartenenza: 107a brigata “Garibaldi” 

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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