LASTRA IN RICORDO DI ACHILLE BARILATTI A MUCCIA

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LASTRA IN RICORDO DI ACHILLE BARILATTI A MUCCIA

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Achille Barilatti nacque a Macerata il 16 settembre 1921. Studente in scienze economiche e commerciali, durante la Seconda guerra mondiale fu tenente di complemento di artiglieria addetto alla difesa delle coste. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aderì convintamente alla Resistenza; si recò quindi sui monti maceratesi, in località Vestignano, frazione della cittadina di Caldarola, e col nome di battaglia “Gilberto della Valle” venne nominato comandante del distaccamento di Montalto di Cessapalombo del gruppo “Patrioti Nicolò”. All’alba del 22 marzo 1944, mentre dormiva, venne catturato a Montalto durante un rastrellamento effettuato dai nazifascisti del battaglione M “IX Settembre”, inquadrato nella divisione tedesca “Brandenburg”. I suoi compagni vennero uccisi sul posto, mentre Achille Barilatti fu trasportato a Muccia (Macerata), incarcerato a palazzo Paperelli, quartier generale dei tedeschi e dei repubblichini, e sottoposto a interrogatori e torture.

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Condannato a morte senza processo, venne portato al cimitero di Muccia, in località Varano; dopo essersi confessato con don Felice Cambriani, alle 18:25 del 23 marzo 1944 venne fucilato contro il muro di cinta del camposanto, all’età di ventidue anni. Per cinque giorni, la sua salma fu lasciata nella chiesetta del cimitero.

Nel 1944, il partigiano “Gilberto della Valle” venne insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Comandante di distaccamento partigiano sopraffatto dopo strenua difesa da ingenti forze fasciste, fieramente rifiutava di avere salva la vita pur di non tradire i compagni. Il massacro di ventisette partigiani barbaramente trucidati sotto i suoi occhi non lo intimorì ed il suo animo acceso da sdegno per tanto scempio non tremò innanzi al martirio. Dopo avere rinfacciato al nemico l’insulto di traditore della Patria cadeva sotto il piombo fratricida gridando: «Viva l’Italia!»”.

Prima di essere giustiziato, Achille Barilatti ebbe la possibilità di scrivere due lettere. Nella prima, indirizzata all’amata madre e alla famiglia, si legge: “Mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. […] Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. […] Viva l’ITALIA LIBERA!”. Nella seconda, spedita alla fidanzata Afrodita (Dita) Marasli, scrisse: “Dita adorata, la fine che prevedevo è arrivata. Muoio ammazzato per la mia Patria. Addio Dita non dimenticarmi mai e ricorda che tanto ti ho amata. […] Muoio da forte onestamente come ho vissuto”. 

Due anni dopo l’uccisione di Achille, il 23 marzo 1946, sul muro di cinta del cimitero di Muccia è stata inaugurata una lastra commemorativa rettangolare in marmo bianco. La lapide reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI, IL 23 MARZO 1944, CAMPIONE PURISSIMO DI GIOVANILE ARDORE NELLA / DIUTURNA GUERRIGLIA CAPO GLORIOSO DI UNA BANDA PARTIGIANA CADEVA / SOTTO IL PIOMBO DEI FRATELLI DEGENERI, A SOLI 22 ANNI CON L’AUSTERA / SEMPLICITÁ DI SCIESA E LA EROICA MAESTÁ DI CIRILLO / IL TEN. ACHILLE BARILATTI DA MACERATA / CHE AVEVA IMBRACCIATO IL FUCILE PER SPEZZAR LE CATENE ALL’INVOCANTE PATRIA / ARRESTATI O VISITATORE! CADUTO COL GRIDO DEI BANDIERA E DI BATTISTI, / DI QUI EGLI È ASCESO ALL’OLIMPO DEI NOSTRI EROI. E SE CARITÀ DI PATRIA / E AMORE DI LIBERTÀ SCALDANO IL TUO CUORE, POTRAI QUI RELIGIOSAMENTE / ASCOLTARE L’INTIMO ED ELOQUENTE LINGUAGGIO DEL SUO SPIRITO ALEGGIANTE, / CHE, ACCOLTO NELLA IMMENSA LEGIONE SACRA DEI MARTIRI NOSTRI ANTICHI E RECENTI / STA CON ESSI QUALE INVITTO PRESIDIO ALL’ITALIA IMMORTALE / E ALLA SANTA LIBERTÀ PER SEMPRE FRA NOI RITORNATA”. La lastra è sovrastata da una foto in ceramica in bianco e nero del martire della Liberazione. Sempre nelle Marche, in località Vestignano (comune di Caldarola), lungo la strada verso Montalto, è presente un semplice cippo a ricordo di Achille Barilatti, una pietra grezza con una targa in metallo recitante “Patriota / Achille Barilatti / Medaglia d’oro / Muccia 23 marzo 1944”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Varano
Indirizzo: sul muro di cinta del Cimitero di Varano
Comune: Muccia
Provincia: Macerata (MC)
Regione: Marche
Coordinate geografiche: Latitudine 43.08094 – Longitudine 13.05147

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FONTI

Bibliografia

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945), a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Torino, Einaudi, 2003, p. 22

Sitografia

C. Donati, MUCCIA 23.03.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 16/5/2025

E. Romani, Achille Barilatti, profilo biografico pubblicato sul sito www.istitutostoriamarche.it consultato il 16/5/2025

Achille Barilatti, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 16/5/2025

BARILATTI Achille, scheda pubblicata sul sito www.quirinale.it consultato il 16/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 23/3/1944

Cognome / Nome: Barilatti Achille

Formazioni d’appartenenza: gruppo “Patrioti Nicolò”, distaccamento di Montalto di Cessapalombo

Data lapide: 23/3/1946

Autore: non determinabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LASTRA IN MEMORIA DEI MARTIRI DI FIESOLE A FIESOLE

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Nella primavera e nell’estate del 1944 i Carabinieri della caserma di Fiesole (Firenze), comandata dal vicebrigadiere Giuseppe Amico, presero contatti con la Resistenza locale, in particolare con i partigiani della 5a brigata della divisione “Giustizia e libertà”, intervenendo in loro aiuto contro i nazifascisti, rifornendo i combattenti di viveri, armi e munizioni, prendendo parte ad azioni di sabotaggio e occultando ex prigionieri angloamericani. Il 6 agosto 1944, per ordine del tenente nazista Hans Hiesserich della 356a Infanterie division, il vicebrigadiere Amico fu incarcerato; inoltre, venne imposto a tutti gli uomini di Fiesole in età di lavoro (con età compresa tra i 17 e i 45 anni) di presentarsi per lavorare all’erezione di opere difensive, pena la condanna a morte tramite fucilazione. Tra questi, dieci civili (Alessandro Manuelli, elettricista trentacinquenne; il marmista Piero Pesciullesi, di vent’anni; Giulio Papi, decoratore quarantatreenne; il muratore Mario Vannetti, trentuno anni; il ventiduenne Edoardo Torrini, di professione barbiere; il contadino Bruno Fantini di trentuno anni; Mario Sani, artigiano trentaseienne; l’ebanista trentenne Guido Marchini; Ezio Crescioli, falegname di trentaquattro anni; il quarantenne decoratore Enrico Jahier) vennero presi in ostaggio dai tedeschi e confinati nei sotterranei dell’albergo “Aurora”.

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Frattanto Giuseppe Amico, riuscito a evadere dal carcere e raggiunti i partigiani, comandò ai carabinieri della stazione di Fiesole di ripiegare su Firenze e di entrare clandestinamente nei ranghi dei combattenti per la Guerra di liberazione. L’11 agosto i carabinieri Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, camuffati da confratelli della Misericordia, tentarono inutilmente di lasciare la cittadina; imbattendosi ovunque in posti di blocco tedeschi, si nascosero quindi nell’area archeologica del teatro romano di Fiesole. Nel pomeriggio del 12 agosto, i tre militari vennero informati che il tenente Hiesserich avrebbe fucilato per rappresaglia i dieci civili ostaggi, qualora i carabinieri non si fossero spontaneamente arresi e consegnati ai nazisti. La Rocca, Marandola e Sbarretti prontamente si presentarono al comando tedesco di villa Martini; dopo un estenuante interrogatorio, vennero reclusi in un sottoscala dell’albergo “Aurora” assieme all’appuntato Francesco Naclerio, comandante pro tempore della caserma fiesolana. Nella sera del 12 agosto 1944, nonostante monsignor Giovanni Giorgis, vescovo di Fiesole, cercò invano di mediare per salvarli, Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti vennero uccisi nel giardino dell’hotel verso le ore 20:30, mentre Francesco Naclerio fu risparmiato; il loro eroico sacrificio risparmiò la vita dei dieci prigionieri civili. Nel 1946 i tre martiri di Fiesole vennero insigniti dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Durante la dominazione nazifascista, teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipando con grave rischio personale all’attività del fronte clandestino. Pochi giorni prima della liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il Comando germanico aveva deciso di fucilare dieci ostaggi nel caso che egli non si fosse presentato al comando stesso entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanze la subiva perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone di esecuzione tedesco e, al grido di “Viva l’Italia!”, pagava con la sua vita il sublime atto d’altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili”.

Nono di undici figli, Alberto La Rocca nacque a Sora (Frosinone) il 30 gennaio 1924, in una famiglia di contadini; suo padre si chiamava Vincenzo La Rocca, la madre Filomena Cirelli. Frequentò fino alla terza elementare le scuole di Campopiano, frazione di Sora, dopodiché dovette raggiungere i fratelli nel lavoro dei campi, poiché il papà era prematuramente morto nel 1929 per una broncopolmonite; negli anni della gioventù, partecipò attivamente alle attività dell’Azione cattolica. Il 15 giugno 1943, nominato “carabiniere a piedi”, venne destinato alla stazione di Fiesole; dal 20 luglio 1944 risulta tesserato alla sezione fiorentina del Partito d’azione, nonché gregario del Corpo volontario della libertà. Quando venne fucilato, Alberto aveva vent’anni. 

Figlio di Angelo Sbarretti e Santa Gasparri, Fulvio Sbarretti nacque il 22 settembre 1922 a Bagnara di Nocera Umbra (Perugia); la sua famiglia emigrò presto per lavoro in Lussemburgo, e Fulvio tornò in Umbria nel 1925, dove frequentò le scuole elementari a Nocera Umbra. Successivamente, lavorò prima come pastore nella campagna romana, poi come operaio a Baiano di Spoleto. Fu attivo nella Gioventù italiana di Azione cattolica, circolo di Bagnara di Nocera Umbra. Chiamato alle armi nel gennaio 1942, venne arruolato nella 16a compagnia del 226° reggimento di Fanteria, a Bari in Puglia e in Grecia; entrato nell’Arma dei carabinieri, venne destinato alla stazione di Milano. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, raggiunse la famiglia in Umbria e, richiamato in servizio, fu assegnato al distaccamento di Fiesole. Fulvio Sbarretti venne giustiziato dai nazisti all’età di ventuno anni.

Vittorio Marandola nacque a Cervaro (Frosinone) il 24 agosto 1922; i genitori erano proprietari di alcuni piccoli appezzamenti a Cervaro, e Vittorio – assieme ai tre fratelli – li aiutò nel lavoro dei campi. Ottenuta la licenza di avviamento professionale a Cassino (Frosinone), Vittorio entrò successivamente nell’Arma dei carabinieri: dopo l’addestramento presso la Scuola allievi carabinieri di Roma, venne destinato alla caserma di Fiesole. Quando venne fucilato dai tedeschi, Vittorio Marandola aveva ventuno anni.

Il 25 aprile 1950, per volere del Comune di Fiesole, in piazza Mino da Fiesole 24, alla parete esterna del municipio, è stata appesa una lastra commemorativa delle tre vittime dell’eccidio nazista. Di formato rettangolare e in marmo bianco, essa reca nella parte sommitale due simboli in bronzo, un ramoscello d’ulivo e l’emblema dell’Arma dei carabinieri, una granata sormontata da fiamma. Sulla lapide si legge l’iscrizione “ALLA MEMORIA DEI CARABINIERI / MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE / LA ROCCA ALBERTO DA SORA / MARANDOLA VITTORIO DA CERVARO / SBARRETTI FULVIO DA NOCERA UMBRA / CHE MANTENENDO INCONTAMINATA / LA FIAMMA DELLA FEDELTÁ ALLA PATRIA / AFFRONTARONO IL 12 AGOSTO 1944 IL PIOMBO TEDESCO / PERCHÉ AVESSERO SALVA LA VITA / DIECI OSTAGGI FIESOLANI / IL COMUNE DI FIESOLE RICONOSCENTE / 25 APRILE 1950”. Sempre a Fiesole il 27 settembre 1964, nel Parco della Rimembranza, è stato inaugurato un monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri, opera dello scultore e incisore fiorentino Marcello Guasti (1924-2019). Infine, un sobrio cippo commemorativo in marmo è presente in via della Libertà a Ribolla, nel comune di Roccastrada (Grosseto).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Fiesole
Indirizzo: piazza Mino da Fiesole, 24
Comune: Fiesole
Provincia: Firenze (FI) 
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.80664 – Longitudine 11.29362

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FONTI

Bibliografia

L. Lagorio, I carabinieri, in Cuore 1944. 100 episodi della resistenza europea, a cura di C. Gabrielli Rosi e S. Mariani, Lucca, edizioni Il Centro di educazione democratica, 1975, pp. 252-257

I Carabinieri Martiri di Fiesole, a cura di A. Ferrara, Roma, edizioni Il Carabiniere, 1976

Sitografia

F. Fusi, PIAZZA MINO DA FIESOLE 12.08.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 3/5/2025

L. Oliveti, Sbarretti Fulvio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 3/5/2025

A. Pepe, La Rocca Alberto, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 3/5/2025

Vittorio Marandola, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 3/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 12/8/1944

Cognome / Nome: La Rocca Alberto; Marandola Vittorio; Sbarretti Fulvio 

Formazioni d’appartenenza: Arma dei carabinieri

Data lapide: 25/4/1950

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LASTRA E TARGA IN MEMORIA DI MARIA LUISA ALESSI E DI ALTRI QUATTRO PARTIGIANI GIUSTIZIATI A CUNEO

LASTRA E TARGA IN MEMORIA DI MARIA LUISA ALESSI E DI ALTRI QUATTRO PARTIGIANI GIUSTIZIATI A CUNEO

LASTRA E TARGA IN MEMORIA DI MARIA LUISA ALESSI E DI ALTRI QUATTRO PARTIGIANI GIUSTIZIATI A CUNEO

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Maria Luisa Alessi nacque a Falicetto (Cuneo) il 17 maggio 1911 (altrove, il suo paese d’origine risulta essere Verzuolo). Di professione impiegata e di solidi ideali antifascisti, nel 1935 si iscrisse al Partito comunista italiano e iniziò a collaborare clandestinamente con la sezione di Saluzzo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 militò attivamente nella Resistenza: con il nome di battaglia “Marialuisa” entrò nella 184a brigata “Morbiducci”, attiva nella valle Varaita (Cuneo), ricoprendo il ruolo di staffetta partigiana e prendendo parte a numerose azioni pericolose contro i nazifascisti. L’8 novembre 1944, probabilmente a seguito di una soffiata, venne catturata, mentre era convalescente a casa propria, dai fascisti della 5a brigata nera “Lidonnici”; rinchiusa nel Comando di Cuneo, venne ripetutamente interrogata. A seguito di un processo sommario, il 26 novembre 1944 venne fucilata dai militi della “Lidonnici”, assieme ad altri quattro resistenti, sul piazzale della stazione ferroviaria di Cuneo: Maria Luisa aveva trentatré anni.

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Gli altri quattro partigiani uccisi furono Pietro Fantone, nome di battaglia Piglia, nato a Paesana (Cuneo) nel 1924, combattente della 4° brigata della 1° divisione “Garibaldi”; Ettore Garelli (Torino 1893), soprannominato “Gomma” e “Bollo”, militante del Gruppo divisioni autonome “R”; il calabrese Rocco Repice (Roccella Ionica 1929), della 2a divisione alpina brigata “Valle Maira”; il campano Antonio Tramontano (Nocera Inferiore 1922), nome di battaglia “Totò”, partigiano della XI° divisione garibaldina 15a brigata “Saluzzo”. 

Prima di essere giustiziata, il 14 novembre 1944 Maria Luisa poté spedire ai familiari una lettera; in essa scrisse: “Come già sarete a conoscenza, sono stata prelevata dalla Brigata Nera: mi trovo a Cuneo nelle scuole, sto bene e sono tranquilla. Prego solo di non fare tante chiacchiere sul mio conto, e di allontanare da voi certe donne alle quali io debbo la carcerazione. Solo questa sicurezza mi può far contenta, e sopra tutto rassegnata alla mia sorte. Anche voi non preoccupatevi, io so essere forte. Vi penso sempre e vi sono vicino”.

In piazza della stazione a Cuneo, piazzale della Libertà, nei pressi del numero civico 8, alle estremità di un parapetto sono state appese una lastra in marmo chiaro e una targa metallica, commemorative dei cinque partigiani qui fucilati. La prima, di formato rettangolare, reca incisa la scritta “QUI IL 26 NOVEMBRE 1944 / L’ODIO FASCISTA VOLLE SPEGNERE NEL SANGUE / IL GRIDO DI LIBERTÀ DI CINQUE MARTIRI / VOLONTÀ DI POPOLO NE GLORIFICA ED ETERNA I NOMI / FANTONE PIETRO / GARELLI CAV. ETTORE / REPICE ING. ROCCO / TRAMONTANO ANTONIO / ALESSI MARIA LUISA”. La seconda, anch’essa rettangolare, è stata inaugurata per volere del Comune di Cuneo il 23 aprile 2009; si legge l’iscrizione “Qui, il 26 novembre 1944, a mezzogiorno, furono fucilati”, seguita dall’elenco delle cinque vittime della barbarie fascista, con succinte informazioni biografiche.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Cuneo
Indirizzo: piazzale della Libertà, parapetto nei pressi del numero civico 8
Comune: Cuneo
Provincia: Cuneo (CN)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 44.38846 – Longitudine 7.53701

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FONTI

Bibliografia

Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945), a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Torino, Einaudi, 2003, p. 9

Sitografia

I. Pizzirusso, Cuneo, piazzale della stazione ferroviaria, 26.11.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 16/5/2025

Maria Luisa Alessi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 16/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 26/11/1944

Cognome / Nome: Alessi Maria Luisa; Fantone Pietro; Garelli Ettore; Tramontano Antonio; Repice Rocco

Formazioni d’appartenenza: Partito comunista italiano; 184a brigata “Morbiducci”; 4° brigata della 1° divisione “Garibaldi”; Gruppo divisioni autonome “R”; 2a divisione alpina brigata “Valle Maira”; XI° divisione garibaldina 15a brigata “Saluzzo”

Data lapide: 23/4/2009 (targa in ottone)

Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la targa in ottone è stata commissionata dal Comune di Cuneo

Note: lastra e targa visibili e liberamente accessibili

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LASTRA E TARGA IN MEMORIA DI MARIA LUISA ALESSI E DI ALTRI QUATTRO PARTIGIANI GIUSTIZIATI A CUNEO

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LAPIDE IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DI CERRETO DI ZERBA

LAPIDE IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DI CERRETO DI ZERBA

LAPIDE IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DI CERRETO DI ZERBA

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Nell’agosto del 1944 le zone del Basso Alessandrino, dell’Oltrepò Pavese e di parte dell’Appennino ligure emiliano furono colpite da massicce e feroci rappresaglie naziste per stroncare le forze resistenti e riguadagnare terreno. Durante queste operazioni, quattro partigiani (Angelo Aliotta, Giuseppe Virginio Arzani, Andrea Busi e Mieczyslaw Sasin) vennero catturati dai tedeschi in val Trebbia, nei pressi di Artana (Piacenza), cittadina al confine tra Piemonte ed Emilia Romagna. Trasportati nel paese emiliano di Zerba e consegnati alle Brigate nere di Genova Sampierdarena qui di stanza, i quattro martiri della Guerra di liberazione vennero massacrati il 29 agosto 1944 in località Cerreto (Piacenza), in un campo, fucilati e dilaniati con il lancio di bombe. 

Angelo Aliotta detto “Diego” nacque in Sicilia, a Caltagirone (Catania) il 22 aprile 1905; meccanico di ideali antifascisti, trasferitosi presto a Milano, aderì convintamente al Partito comunista, prendendo parte alle operazioni degli Arditi del popolo, organizzazione paramilitare di veterani della Prima guerra mondiale.

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Emigrato in Francia e Svizzera, da dove proseguì la propria attività clandestina contro il regime mussoliniano, rientrato in patria nel 1927 venne incarcerato per tre anni. Aliotta fu tra i promotori degli scioperi nelle fabbriche della primavera del 1943; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 organizzò, a Milano, squadre partigiane di gappisti e comandò un distaccamento della 3a GAP. Raggiunte poi le formazioni resistenti dell’Oltrepò Pavese, capeggiò la 51a brigata Garibaldi “Arturo Capettini”. Ferito e catturato dai tedeschi, quando venne fucilato dai fascisti aveva trentanove anni.

Giuseppe Virginio Arzani, figlio dell’operaio Eugenio Arzani e della sarta Giuseppina Grillo, nacque a Genova il 31 marzo 1922. Fervente cattolico, conseguita la maturità e ottenuto il diploma da maestro, entrò nell’Accademia militare di Modena, divenendo sottotenente in servizio permanente effettivo del corpo dei bersaglieri e venendo assegnato al gruppo di fanteria. Alla caduta del regime fascista, Arzani fu inviato al 4° reggimento di stanza a Parma; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si recò a Viguzzolo (Alessandria), paese d’origine della sua famiglia, e si occupò della formazione e dell’organizzazione delle brigate partigiane. Agli inizi del 1944 si spostò a Dernice (Alessandria) dove, con il nome di battaglia “Chicchirichì” (o “Kikirikì”), combatté nel gruppo guidato da Franco Anselmi detto “Marco”; dopodiché, messo a capo di un distaccamento costituito da membri della banda di “Marco”, contrastò i nazifascisti nel territorio dell’Alessandrino. Ferito a una gamba durante una battaglia in val Trebbia, il 29 agosto 1944 fu catturato dagli occupanti tedeschi, barbaramente torturato e giustiziato dai fascisti a Cerreto di Zerba, all’età di ventidue anni. Nel 1954 fu insignito dell’onorificenza della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: “Subito dopo l’armistizio, con fedeltà e con decisione, intraprendeva la lotta di liberazione dimostrando di possedere belle doti come animatore e come organizzatore e ripetutamente distinguendosi, in combattimento, per prontezza di decisione e personale valore. Meritano particolare menzione le azioni condotte alla testa del suo distaccamento, a Sarezzano, contro una caserma tedesca, riportando una prima ferita e nei pressi di Tortona, liberando alcuni dei suoi uomini tratti prigionieri e venendo nuovamente ferito. Alla fine di agosto 1944 difendeva strenuamente per tre giorni la stretta di Pertuso in Val Borbera, trattenendo importanti forze avviate in rastrellamento nella zona. Gravemente ferito ad un ginocchio disponeva per un ordinato ripiegamento per resistenze successive, dirigendo di persona le azioni dalla barella e rifiutando, più volte, di farsi sgombrare al sicuro. Coinvolto nella lotta ravvicinata cadeva in mani nemiche e con fermo e nobile cuore rifiutava di fornire notizie rivendicando la sua fede. Vilmente trucidato sulla sua barella chiudeva da prode la giovane vita generosamente prodigata per gli ideali di fedeltà e di Patria”.

Andrea Busi, detto “Silurino” nacque il 30 novembre 1926 (alcuni scritti riportano invece, come data di nascita, il 19 dicembre 1926) a Godiasco Salice Terme (Pavia) o, secondo altre fonti, a Casalnoceto (Alessandria). Convinto antifascista, lottò con valore nella divisione Garibaldi “Pinan Cichero”. Ferito al ventre durante uno scontro con i tedeschi, quando venne ucciso dai fascisti aveva solo diciassette anni. 

Poche sono le informazioni a nostra disposizione su Mieczyslaw Sasin: cittadino polacco nato nel 1920 a Wołomin, poco distante da Varsavia, giunse in Italia durante l’Organisation Todt (OT), ente di costruzioni attivo nella Germania hitleriana e nei territori occupati dai nazisti che si occupava dell’erezione di grandi opere di difesa e infrastrutture, servendosi di prigionieri di guerra e di forza lavoro coatta. Dopo che riuscì a fuggire, grazie alla mediazione di sacerdoti entrò nelle file della Resistenza italiana, combattendo con il nome “Cencio”; morì a ventiquattro anni. 

A Cerreto, nel luogo in cui i quattro resistenti vennero violentemente ammazzati dai fascisti, sin dagli inizi venne posta una lapide marmorea commemorativa, successivamente restaurata nell’agosto del 1994 con l’aggiunta di una targa metallica recante i nomi di tutte e quattro le vittime (quella originaria, infatti, riportava solo Aliotta e Arzani). Il 31 agosto 2019, in occasione del 75esimo anniversario di questo barbaro eccidio, la lastra è stata sostituita con un nuovo cippo in marmo chiaro. Esso reca incisa nella parte sommitale una stella, seguita dall’iscrizione a lettere capitali “QUI IL 29 AGOSTO 1944 / CADDERO I PARTIGIANI / ALIOTTA ANGELO “DIEGO” / CALTAGIRONE 1905 / ARZANI VIRGINIO “KIKIRIKÌ” / GENOVA 1922 / BUSI ANDREA “SILURINO” / GODIASCO 1926 / MIECZYSŁAW SASIN “CENCIO” / WOŁOMIN 1920 / COMUNI DI ZERBA E CASALNOCETO / ANPI DI GENOVA, MILANO, VIGUZZOLO / NEL 75° ANNIVERSARIO / 29 AGOSTO 2019”. Nella parte inferiore, è presente un blocco di pietra proveniente dal monumento precedente, con la scritta “PRIGIONIERI E FERITI / VENNERO TRUCIDATI DAI FASCISTI / CON INAUDITA FEROCIA”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Cerreto
Indirizzo: strada provinciale 18
Comune: Zerba
Provincia: Piacenza (PC)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.64866 – Longitudine 9.29736

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FONTI

Sitografia

A. Pepe, Arzani Giuseppe Virginio, profilo biografico pubblicato sul sito biografieresistenti.isacem.it consultato il 23/3/2025

ANDREA Silurino BUSI, profilo biografico pubblicato sul sito lombardia.anpi.it consultato il 23/3/2025

Angelo Aliotta, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 23/3/2025

Busi, Andrea, (Silurino), profilo biografico pubblicato sul sito archivi.polodel900.it consultato il 23/3/2025

Caduti Resistenza 23/08/1944, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 23/3/2025

Giuseppe Virgilio Arzani, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 23/3/2025 

Monumento ad Aliotta, Arzani, Busi e Mieczyslaw, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 23/3/2025

Zerba (Piacenza) – Località Cerreto, scheda pubblicata sul sito www.luoghidelricordo.it consultato il 23/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 29/8/1944

Cognome / Nome: Aliotta Angelo; Arzani Giuseppe Virginio; Busi Andrea; Mieczyslaw Sasin

Formazioni d’appartenenza: 51a brigata Garibaldi “Arturo Capettini”; divisione Garibaldi “Pinan Cichero”

Data lapide: restauro 27/8/1994; nuovo cippo 31/8/2019

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che il nuovo cippo è stato commissionato dai comuni di Zerba e Casalnoceto e dall’ANPI di Genova, Milano e Viguzzolo

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DI CERRETO DI ZERBA

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L’ECCIDIO DI BRUNICO

L’ECCIDIO DI BRUNICO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Tra la primavera e l’estate del 1944 il governo della Repubblica sociale italiana di Salò cercò di dare vita a un nuovo esercito che avrebbe combattuto a fianco delle forze armate tedesche della Wehrmacht, proseguendo così un’alleanza nazifascista. Per far ciò, i repubblichini attuarono un’azione di propaganda insistente e minuziosa, ricorrendo alla leva obbligatoria, incarcerando i parenti dei giovani chiamati alle armi, condannando alla pena capitale i disertori e gli ostili al servizio militare. In alcuni casi, il reclutamento coatto venne spalleggiato dai tedeschi, che tentarono di assoldare cittadini italiani nei propri corpi armati quali, per esempio, l’aviazione Luftwaffe, l’artiglieria antiaerea FlaK, le Squadre di protezione Schutzstaffel SS. Nonostante tali azioni coercitive e martellanti, i risultati furono deludenti e controproducenti, poiché i giovani ignorarono l’arruolamento, disertandolo e, spesso, fuggendo nelle zone montuose per entrare nella Resistenza e contrastare i nazifascisti.

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In quei mesi, all’incirca centocinquanta reclute provenienti dalla Lombardia e dal Piemonte, coscritte nel distretto di Asti, vennero prese dai tedeschi e obbligate alla messa in posa di linee telefoniche alle spalle della linea Gotica, l’opera difensiva fortificata costruita dai nazisti nell’Italia del centro-nord; in un primo momento lavorarono in Emilia, dopodiché lungo il corso del fiume Adige sino a Brunico (Bolzano). Il 25 giugno 1944 quattro di questi giovani cercarono inutilmente di scappare per ritornare a casa ma, perso il treno, vennero subito catturati dagli occupanti tedeschi; altri quattro, invece, attraverso la val Badia provarono a raggiungere Cortina d’Ampezzo per unirsi così ai resistenti della Guerra di liberazione. Nonostante l’aiuto di alcune intrepide donne sudtirolesi che, pur non parlando la loro lingua, li soccorsero ospitandoli per la notte e dando loro abiti di ricambio, i quattro vennero fermati dalla polizia nazista il 27 giugno. Gli otto fuggitivi vennero condannati a morte durante un processo sommario; solamente il più giovane, Franco Garattini (1925-2002), nativo di Soncino e all’epoca diciottenne, venne graziato e deportato in Germania, in Baviera, dapprima a Kaisheim, dopodiché a Donauwörth. Gli altri sette, invece, furono fucilati all’alba del 6 luglio 1944 a Brunico, di fronte alla caserma “Fausto Lugramani” (poi ribattezzata “Enrico Federico”); le loro spoglie vennero seppellite nei boschi circostanti e riesumate nel dopoguerra.

Fortunatamente, siamo a conoscenza dell’identità dei sette martiri della Liberazione: Mario Raffaele Bergamaschi (Lodi, 1923), figlio di Andrea Sante Bergamaschi e Maria Domenica Orsini; Sergio Guerra, figlio di Arnaldo Guerra e Armelinda Zanacca, operaio nativo di Montechiarugolo (Parma), ucciso all’età di vent’anni; Arnaldo Rossetti, nato a Corte de’ Frati (Cremona), ammazzato a diciannove anni; Marino Uberti (Robecco d’Oglio, 1923); Giuseppe Vezzulli, originario di Ticengo (Cremona) e residente a Soncino, nato nel 1923, figlio di Pietro Vezzulli e Palmira Tinti; Luigi Vinoni (Soncino, 1923), figlio di Pietro Michele Vinoni e Teresa Angela Pisoni; Senofonte Zanda (1923), meccanico figlio di Camillo Zanda, soldato della Regia aeronautica catturato dai nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e internato in un campo in Germania, ritornato in Italia per adesione alla Repubblica sociale italiana e assegnato al dipartimento di Brunico. 

L’8 luglio 2001, nel piazzale dell’alzabandiera della caserma “Enrico Federico” di Brunico, è stata inaugurata una lapide commemorativa delle vittime dell’eccidio. Di formato rettangolare e realizzata in marmo chiaro, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “QUI IL 6 LUGLIO 1944 / IMMOLARONO LA VITA / AGLI IDEALI DI PATRIA E LIBERTÀ / AN DIESER STELLE / GABEN SIE IHR LEBEN / AM 6 JULI 1944 / FUR HEIMAT UND FREIHEIT / BERGAMASCHI MARIO – ANNI 24 – LODI / GUERRA SERGIO – “ “ 19 – PARMA / ROSSETTI ARNALDO – “ “ 19 – CORTE DE’ FRATI / UBERTI MARINO – “ “ 21 – ROBECCO D’OGLIO / VEZZULLI GIUSEPPE – “ “ 21 – SONCINO / VINONI LUIGI – “ “ 21 – SONCINO / ZANDA SENOFONTE – “ “ 21 – SONCINO / A PERENNE MEMORIA / ZUM IMMERWAHRENDEN GEDENKEN / I COMUNI DI ORIGINE – DIE HEIMATGEMEINDEN / LE ASSOCIAZIONI EX COMBATTENTI E REDUCI / DIE VERBANDE DER KRIEGSTEILNEHMER UND HEIMKEHRER / LE ANPI – DIE VERBANDE DER WIDERSTANDSKAMPFER / DI BOLZANO – BOZEN, CREMONA, LODI, PARMA, TRENTO / BRUNICO – BRUNECK, 08-07-2001”. Sulla lastra è stata applicata una targhetta metallica con la scritta “FRANCO GARATTINI / N. 5-12-1925 / M. 23-10-2002 / Unico superstite di Brunico”. La caserma è stata dismessa e la sua area è stata convertita in una zona abitativa; non sappiamo dove sia finita la lapide.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Brunico
Indirizzo: via San Lorenzo, 27
Comune: Brunico
Provincia: Bolzano (BZ)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 46.79173 – Longitudine 11.92927

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Tag:

FONTI

Sitografia

ANPI Bolzano, Accadde a Brunico, articolo pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 27/3/2025 

Esercito Italiano, Lastra ai Caduti del 6 luglio 1944 – 6° Rgt. Alpini – Brunico, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 27/3/2025 

L. Gardumi, Brunico, 6.07.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 27/3/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 6/7/1944

Cognome / Nome: Bergamaschi Mario Raffaele; Guerra Sergio; Rossetti Arnaldo; Uberti Marino; Vezzulli Giuseppe; Vinoni Luigi; Zanda Senofonte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data lapide: 8/7/2001

Autore: non conosciuto

Note: non sappiamo dove sia finita la lapide

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