LASTRA IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DELL’OLIVETTA A PORTOFINO

LASTRA IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DELL’OLIVETTA A PORTOFINO

LASTRA IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’ECCIDIO DELL’OLIVETTA A PORTOFINO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Per indebolire dall’interno la Resistenza ligure, oltre a proseguire con le azioni di rappresaglia contro le bande di montagna, negli ultimi mesi del 1944 i nazifascisti reclutarono delatori e informatori segreti da far infiltrare nelle fila dei partigiani. In risposta a ciò, il Comando brigate “Garibaldi Sap” e il Servizio di informazioni partigiano organizzarono, per il 30 novembre (soprannominata poi “giornata della spia”), agguati in tutto il capoluogo ligure per estromettere e stroncare squadristi e informatori fascisti. La reazione dei nazifascisti fu immediata: in primis, imposero il coprifuoco. Dopodiché, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1944, i nazisti delle SS capitanati da Friedrich Wilhelm Konrad Siegfried Engel, soprannominato “il boia di Genova”, con l’aiuto della Brigata nera “Generale Silvio Parodi”, guidata da Vito Spiotta, prelevarono dalla IV sezione del carcere genovese di Marassi ventidue prigionieri politici (ventuno partigiani e un civile) e li portarono al castello di San Giorgio a Portofino, sede di un comando distaccato della Kriegsmarine, la Marina militare tedesca, distaccamento capeggiato dal tenente Ernst Reimers.

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Qui i detenuti vennero pestati brutalmente e seviziati; dopodiché, legati con il filo di ferro, i ventidue martiri vennero fucilati e i loro cadaveri, avvolti in reti metalliche e zavorrati con sassi, furono gettati in mare nella cala dell’Olivetta, spiaggia di Portofino. Le vittime dell’eccidio, di origini liguri, toscane, piemontesi e siciliane, furono il bagnonese Abramo Bassignani (1894); Domenico Camera (Tagliolo Belforte, 1924), della Squadra d’azione patriottica “Mingo”; Agostino Carniglia di Chiavari (1922), nome di battaglia “Pierino”, combattente della brigata “Longhi”, divisione “Coduri”; Emanuele Causa di Sestri Ponente (1919), partigiano della brigata “Malatesta Sap”; Cafiero Cipriani (Genova, 1897), della brigata “Mazzini”; Luigi Costa, nato a Busalla (Genova) nel 1908, civile arrestato verosimilmente come ritorsione nei confronti del fratello, combattente in montagna; Carlo Della Casa (1921) e Domenico Della Pala (1921), entrambi nati a Sestri Ponente e militanti della brigata “Malatesta Sap”; il gappista genovese Carlo Faverzani (1921); Antonio Ferrari (Pompeiana, 1916), del Comitato di liberazione nazionale aziendale Ansaldo di Genova; Otello Gambelli o, secondo altre fonti, Cenatelli, nato nel 1919 a San Giovanni d’Asso (Siena); Marcello Goffi (La Spezia, 1903); Giuseppe Golisano di Riesi (Caltanisetta, 1925), del Comitato di liberazione nazionale Rivarolo; Bartolomeo Maffei (Genova, 1906); Onelio Materozzi (Rivarolo, 1926); Alfredo Meldi (1923) e Luigi Celso Meldi (1921), ambedue di Sestri Ponente e partigiani della 334° brigata “Sap Est”; Pietro Tullio Molteni (Sampierdarena, 1926), della formazione “Mauri”, divisione “Langhe”; Giovanni Odicini (Voltri, 1919) della brigata “Piva Sap”; Emanuele Sciutto (Borzoli, 1920), combattente della brigata “Longhi Sap”; Cipriano Turco detto “Moro” (Sestri Ponente, 1891), anch’egli della brigata “Longhi Sap”; Diofebo Vecchi (Sampierdarena, 1923), del Comitato di liberazione nazionale Rivarolo.

A vent’anni da questa feroce strage, nel 1964, nei pressi della spiaggia dell’Olivetta è stata posta una lapide in marmo bianco a ricordo dei martiri dell’eccidio nazifascista; essa è opera dello scultore pugliese Edoardo Alfieri (1913-1998), formatosi a Genova e, a Milano, presso l’Accademia di Brera, noto soprattutto per aver realizzato numerose tombe del cimitero monumentale di Staglieno (Genova). Di formato rettangolare, la lastra reca incisi i nomi delle ventidue vittime e l’iscrizione “Ovunque Dio profuse doni di bellezza / alla fraterna Pace degli uomini / Nella notte del II dicembre MCMXLV / odio di parte belvina furia di guer / ra barbaramente stroncava le / giovani vite di 21 Patrioti / Martiri Eroi della Libertà Giustizia / monito ed esempio sacri ai presenti / e futuri destini della Patria”. 

Alla loro memoria è stata anche intitolata la celebre “Piazzetta” di Portofino.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Olivetta
Indirizzo: spiaggia dell’Olivetta
Comune: Portofino
Provincia: Genova (GE) 
Regione: Liguria
Coordinate geografiche: Latitudine 44.30184 – Longitudine 9.21521

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Tag:

FONTI

Sitografia

M. Brugnoli, L’Eccidio dei Martiri dell’Olivetta (Portofino). Il racconto di un testimone, articolo pubblicato sul sito mapparesistenzatigullio.com consultato il 4/3/2025

F. Caorsi, A. Parisi, Spiaggia dell’Olivetta, Portofino, 02.12.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 4/3/2025

Martiri antifascisti dell’Olivetta, scheda pubblicata sul sito www.bfscollezionidigitali.org consultato il 4/3/2025

Spiaggia dell’Olivetta (Portofino) 2-3 Dicembre 1944, scheda pubblicata sul sito www.anpigenova.it consultato il 4/3/2025 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 2/12/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte 

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data lapide: 1964

Autore: Alfieri Edoardo

Note: lapide sulla scogliera a picco sul mare nei pressi della spiaggia dell’Olivetta, visibile e raggiungibile esclusivamente dal mare

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LAPIDE IN RICORDO DI GRAZIANO ARREGHINI A MILANO

LAPIDE IN RICORDO DI GRAZIANO ARREGHINI A MILANO

LAPIDE IN RICORDO DI GRAZIANO ARREGHINI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Graziano Arreghini (il nome è spesso riportato anche come “Grazziano Arrighini”) nacque a Pravisdomini (Pordenone) il 6 maggio 1910; suo padre si chiamava Francesco. Trasferitosi a Milano, in un’abitazione in via Lorenteggio (secondo altre fonti, in via Foppa), di professione operaio, aderì convintamente alla Resistenza, militando nella 113a brigata “Garibaldi SAP”, ottenendo il diploma Alexander 227341. La sera del 15 novembre 1944 fu arrestato dai fascisti con l’accusa di attività sovversiva antifascista e, processato sommariamente, venne fucilato nelle ore successive in via Voltri, all’angolo con via Ovada: aveva solo trentaquattro anni. 

All’alba del 16 novembre due sorelle, Annamaria e Dolores Belloni (rispettivamente di diciannove e venticinque anni), trovarono sul selciato il cadavere di Graziano Arreghini, depredato di orologio, portafoglio e documenti: vedendolo da lontano erano convinte che si trattasse di un tronco di legno, finché avvicinandosi scorsero un paio di calze in lana a righe rosse e bianche e le fattezze umane del corpo.

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All’urlo delle due sorelle, accorse una folla che spostò il morto lì vicino, in piazza Guglielmo Miani; intervennero però i fascisti che, con minacce, dispersero gli astanti e abbandonarono nuovamente la salma sul marciapiede in via Voltri, come monito agli abitanti della Barona, quartiere ricco di partigiani. 

Il giovane combattente è stato seppellito nel Campo della Gloria al Cimitero Maggiore.

Nel punto in cui, il 16 novembre 1944, venne ucciso Arreghini e fu rinvenuto il suo cadavere, è stata appesa una lapide in granito grigio-rosa, recante incisa l’iscrizione a lettere capitali “GRAZZIANO ARRIGHINI / 6-5-1910 16-11-1944 / MARTIRE DELLA LIBERTÀ”. 

Sempre a Milano, il suo nome compare nell’elenco dei caduti della Loggia dei Mercanti.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Voltri, 4, angolo con via Ovada
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.43611 – Longitudine 9.15434

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Tag:

FONTI

Bibliografia

Libertà tra i Navigli. La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano, a cura della Sezione ANPI Zona 6, Milano, Bine, 2016, pp. 60-61, 79

Sitografia

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Via Voltri 4, Milano, 16.11.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 3/2/2025

Graziano Arrighini, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 3/2/2025

I Partigiani della Barona: Graziano Arrighini, profilo biografico pubblicato sul sito anpibarona.blogspot.com consultato il 3/2/2025 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 16/11/1944

Cognome / Nome: Arreghini Graziano

Formazioni d’appartenenza: 113a brigata “Garibaldi SAP”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI CARLO POZZETTI E GUGLIELMO GOBBI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI CARLO POZZETTI E GUGLIELMO GOBBI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI CARLO POZZETTI E GUGLIELMO GOBBI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nella notte del 1° settembre 1944 nel quartiere di Crescenzago, nella periferia nord-orientale di Milano, una pattuglia fascista si imbatté in due giovani combattenti della Resistenza originari di Casorate Primo (Pavia). Carlo Pozzetti nacque l’8 gennaio 1923, mentre Guglielmo Gobbi nel 1911. Entrambi militari, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 lasciarono l’esercito e si diedero alla macchia, militando in bande partigiane. Catturati dai fascisti il 1° settembre 1944, mentre erano diretti verso il loro paese natale, vennero fucilati nei pressi della chiesa di San Giuseppe dei Morenti. Prima di essere giustiziati, i due giovani gridarono: “Viva l’Italia!”; Guglielmo Gobbi aveva trentatré anni, mentre Carlo Pozzetti solo ventuno.

Per volere della sezione dell’ANPI di Casorate Primo, in via Bernardo Celentano 12, dove sono stati uccisi i due partigiani, è stata posta una lapide commemorativa di formato rettangolare. Essa reca incisa, sulla lastra in marmo chiaro, l’iscrizione a lettere capitali “LA NOTTE DEL 1 SETTEMBRE 1944 / QUI VENIVANO BARBARAMENTE UCCISI / I DUE SOLDATI / POZZETTI CARLO / DI ANNI 21 / GOBBI GUGLIELMO / DI ANNI 33 / RICORDIAMO SEMPRE CHE NON COL SANGUE E / COLLA TIRANNIDE SI REGGONO I POPOLI MA / CON LA LIBERTÀ LA GIUSTIZIA E L’AMORE”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Crescenzago
Indirizzo: via Bernardo Celentano, 12
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.50180 – Longitudine 9.24023

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FONTI

Bibliografia

L. Tagliabue (a cura di), Quelli che ci salvarono. Lapidi e biografie dei caduti per la Libertà ricordati in zona 2, Milano, Comune – Consiglio di Zona 2, 2011, pp. 66, 72

Sitografia

G. Scirocco, L. Borgomaneri, VIA CELENTANO MILANO 01.09.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/2/2025

I Caduti di Crescenzago nella Resistenza e nella lotta di liberazione dal nazifascismo, scheda pubblicata sul sito lombardia.anpi.it consultato il 12/2/2025

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/9/1944

Cognome / Nome: Pozzetti Carlo; Gobbi Guglielmo

Formazioni d’appartenenza: formazioni partigiane

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere dell’ANPI di Casorate Primo

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il territorio del Basso Sarca e del Garda trentino rappresentava un punto strategico, essendo situato sulla linea del Brennero. Dopo la caduta del regime fascista (25 luglio 1943) e l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Alto Garda si trovò a cavallo tra la Repubblica sociale italiana e la Zona d’operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland), che riuniva sotto il dominio nazista le province di Belluno, Trento e Bolzano. Terra animata da sempre da ideali antifascisti, di matrice socialista e comunista, a seguito di tali avvenimenti vide la nascita di due gruppi resistenti, le brigate “Garibaldi” di ideali comunisti e le “Fiamme verdi” di orientamento cattolico, costituite queste ultime per iniziativa di Gastone Franchetti: nato a Castelnuovo di Garfagnana (Lucca) il 22 settembre 1920 e trasferitosi con la famiglia a Riva del Garda, durante la Seconda guerra mondiale combatté nei Balcani e sul fronte greco-albanese nel battaglione “Alpini Trento”. Nel 1942 fondò il gruppo giovanile dei “Figli della montagna”, dove la passione per lo sport e l’alpinismo fu presto affiancata dalla lotta contro i nazifascisti.

Nell’autunno del 1943 le due formazioni partigiane si coalizzarono e costituirono un deposito di armi e viveri in una caverna sul Monte San Giovanni, in località Mandrea; nel mentre, Franchetti cercò di diffondere capillarmente le “Fiamme verdi” nella zona alpina dell’Italia del Nord. Tali movimenti insospettirono i nazisti, che riuscirono a far infiltrare nelle file della Resistenza Fiore Lutterotti, amico d’infanzia e concittadino di Gastone Franchetti, collaborazionista delle SS di stanza a Verona dopo essere rientrato da un campo di concentramento in Germania. Frattanto, il 7 gennaio 1944 i fascisti di Salò rastrellarono il deposito sul Monte San Giovanni e arrestarono Franchetti. Tornato in libertà dopo circa un mese, d’accordo con il Comitato di Liberazione nazionale (CLN) di Trento, lasciò la guida della formazione resistente – passata a Rino Dusatti detto “Faro” – e si occupò della nascita di un primo gruppo combattente in Val di Genova, valle laterale della Val Rendena, che sarebbe poi diventato la brigata “Cesare Battisti”.

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L’8 aprile il partigiano di origini toscane venne nuovamente fermato e imprigionato a Trento, per essere scarcerato dopo pochi giorni; grazie alle informazioni della spia Lutterotti, intanto i tedeschi erano venuti a conoscenza del quadro completo della Resistenza nel Basso Sarca: diedero così inizio a operazioni di polizia per stroncare l’attività partigiana trentina, iniziando dalla Valsugana e dalla Val di Fiemme. All’alba del 28 giugno 1944, i nazisti della Gestapo di Bolzano e Trento e del Servizio d’ordine sudtirolese attaccarono su più fronti, attuando un efferato eccidio nella zona dell’Alto Garda e del Basso Sarca. A Riva del Garda vennero uccisi quattro resistenti: il rivano Augusto Betta (1899), proprietario dell’omonima ditta di trasporti, ammazzato nella sua officina; Antonio Gambaretto (San Giovanni Ilarione, 1913), brigadiere dei Carabinieri, assassinato nella locale caserma; Eugenio Impera (Cavalese, 1925), studente del liceo “Andrea Maffei”, componente dei “Figli della montagna” e, successivamente, delle “Fiamme verdi”, morto nella propria abitazione; il rivano Enrico Meroni (1925), anch’egli studente e militante nelle brigate cattoliche, seviziato e giustiziato nella Felgendarmerie di Riva del Garda. Il medesimo giorno venne arrestato Remo Ballardini (Larzana di Montagne, 1892) al posto del figlio Renato, partigiano rifugiatosi tra i monti; socialista e gestore dell’hotel di Riva “San Marco”: imprigionato e torturato brutalmente, morì il 19 ottobre 1944 a seguito delle percosse subite. Il 29 giugno, invece, sempre a Riva del Garda vennero fermati Gastone Franchetti che, trasferito a Bolzano, fu processato e fucilato il 29 agosto; e il manovale e operaio Antonio Bosco (Fonzaso, 1914), giustiziato a Bolzano il 24 agosto.

Come già anticipato, il 28 giugno 1944 i tedeschi colpirono anche altri centri del Garda trentino e del Basso Sarca. Ad Arco trovarono la morte Giuseppe Ballanti (Taranto, 1901), ex carabiniere e commerciante; l’arcense Giovanni Bresadola (1895), venditore e partigiano; il socialista Giuseppe Marconi (Civezzano, 1895); il ragioniere Federico Toti (Tarquinia, 1903). A Limone sul Garda venne trucidato l’avvocato bresciano Francesco (o Franco) Gerardi (1914), mentre a Nago morì Gioacchino Bertoldi (1922); infine, a Rovereto fu ammazzato Angelo Bettini

Questa brutale operazione infiacchì la Resistenza trentina, ma non comportò la sua scomparsa. In particolare, nel Basso Sarca le operazioni vennero coordinate da Dante Dassatti detto “Dario”; a militanti di vecchia data (quali Giacomo Dusatti, Emilio e Giovanni Parolari, Arcadio ed Ezechiele Venturini) si unirono presto studenti, operai, braccianti agricoli, donne, sacerdoti come don Giovanni Parolari. Tra la fine del 1944 e il 1945 nacquero distaccamenti partigiani a Torbole, Nago, Tenno, Dro, dipendenti dalla Brigata “Eugenio Impera” creata a Riva del Garda; si procedette, quindi, con azioni di sabotaggio, di diffusione della stampa clandestina e di raccolta di armi e viveri.

A Riva del Garda, sotto ai portici di accesso al Palazzo Pretorio, è stata appesa una lapide rettangolare in marmo grigio chiaro con incisa l’iscrizione, a lettere capitali, “LA GLORIA E IL NOME / DI QUANTI PER LA LIBERAZIONE DELLA PATRIA / E UNA PIU NOBILE FORMA DI VITA / COSPIRARONO E CADDERO / QUI RIVA INCIDE”, seguita dall’elenco delle vittime cadute tra il 28 giugno 1944 e il 30 aprile 1945 contro i nazifascisti: nella lista di nominativi sono presenti anche i martiri rivani dell’eccidio del Basso Sarca. 

Nel gennaio del 2023, inoltre, sono state poste pietre d’inciampo in memoria di: Remo Ballardini (viale Roma 20), Augusto Betta (viale Martiri del 28 giugno 3), Antonio Bosco (sottoportico del Marocco 6), Gastone Franchetti (viale Lutti Alberti 7), Antonio Gambaretto (viale Pernici 12), Eugenio Impera (viale Carducci 3), ed Enrico Meroni (viale Martiri del 28 giugno 16).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Riva del Garda
Indirizzo: piazza III Novembre, 3 (sotto ai portici)
Comune: Riva del Garda
Provincia: Trento (TN)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 45.88487 – Longitudine 10.83910

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Tag:

FONTI

Bibliografia

R. Francescotti, Antifascismo e Resistenza nel Trentino 1920-1945, Roma, Editori Riuniti, 1957, pp. 101-105

Sitografia

L. Gardumi, Riva del Garda 28-6-1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 22/2/2025

M. Rapanà, N. Volani, Pietre di inciampo a Riva del Garda, scheda pubblicata sul sito static.museoaltogarda.it consultato il 22/2/2025

I MARTIRI DEL 28 GIUGNO 1944 e LA LIBERAZIONE DELL’ALTO GARDA, articolo pubblicato sul sito web.archive.org consultato il 22/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 28/6/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: gruppo giovanile “Figli della montagna”; brigate “Fiamme verdi”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

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I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Alle prime luci di un piovoso 22 ottobre 1944 le avanguardie della Cumberland Force del 1° Corpo canadese (contattate dai combattenti Alma Giannettoni e Dino Penso, quest’ultimo responsabile delle Squadre di azione patriottica – SAP), assieme ai partigiani, percorsa la strada statale e aggirate le macerie della porta Cesenatico (demolita dai tedeschi il giorno precedente), entrarono nel centro storico di Cervia, percorrendo corso Mazzini e raggiungendo piazza Garibaldi, liberando così la città dall’occupazione nazista. Le campane della cattedrale di Santa Maria Assunta suonarono a festa per il lieto avvenimento, e per le vie del paese si riversò la popolazione, ballando e cantando l’inno nazionale, “L’Internazionale”, “Bandiera rossa”. Cervia fu il primo comune della provincia di Ravenna ad accogliere i soldati angloamericani. Le nazioni dell’ex Impero britannico giocarono un ruolo fondamentale nella liberazione dai tedeschi delle zone del Ravennate, del Forlivese e del Cesenate: oltre ai militari canadesi, ricordiamo almeno quelli indiani, neozelandesi, sudafricani, inglesi.

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Nella fattispecie, già il giorno precedente, 21 ottobre, i soldati canadesi entrarono a Pisignano di Cervia (zona occidentale della città) e, costruita una testa di ponte, nella notte superarono il fiume Savio. Il 22 ottobre, per la liberazione di Cervia, si combatté un’aspra battaglia con gli occupanti tedeschi; le fonti e i documenti non sono chiari al riguardo, non è quindi possibile ricostruire con maggior puntualità l’accaduto. Sappiamo solo che i nazisti riuscirono a resistere nella zona di Milano Marittima; per vendetta, prima di fuggire da Cervia fecero una rappresaglia e fucilarono quattordici persone: a oggi, sono stati individuati solo il diciottenne Elia Gasperoni, Anita Magnani di 47 anni, il partigiano Giuseppe Melandri (1898) della 28a brigata “Garibaldi” e il quarantasettenne Giuseppe Penso. Al termine della Guerra di liberazione, le vittime civili del comune di Cervia furono novantacinque. 

Come naturale, durante queste azioni di guerriglia persero la vita anche alcuni militari canadesi (il primo venne ferito a morte nei pressi del canale di Cervia); essi sono ricordati in due lapidi marmoree, poste a poca distanza una dall’altra. La prima, appesa il 22 ottobre 1955 in corso Giuseppe Mazzini 55, recita: “CERVIA / AI SOLDATI CANADESI CADUTI NEL GIORNO DELLA LIBERAZIONE / LT. CLAPP. FRANK V. / TPR. BEESWAX, V.A. / LT. MAC CORMACK, L. E. / LT. CHESNEY, JAMES L. / A. SJT. CHAMBERS, A. E.”. La seconda, invece, è a fianco della cattedrale in piazza Garibaldi, nel giardino “Papa Innocenzo XII”, dove inizialmente vennero sepolte le salme dei soldati, ed è stata inaugurata il 22 ottobre 2017. Di formato rettangolare e di notevoli dimensioni, mostra nella parte sommitale, al centro, lo stemma storico di Cervia, con un cervo raffigurato mentre sta per coricarsi; ai lati, la bandiera italiana e quella canadese realizzate a mosaico. Al di sotto, campeggia una scritta in bronzo dorato: “AI SOLDATI CANADESI IN MEMORIA DEL / LORO SACRIFICIO PER LA NOSTRA LIBERTÀ / E LA PACE FRA I POPOLI / LT. CHESNEY J.L. / LT. CLAPP. FRANK V. / TPR. BEESWAX W.A. / LT. MAC CORMACK L.E. / A. SJT. CHAMBERS A.E.”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Cervia
Indirizzo: piazza Garibaldi, giardino “Papa Innocenzo XII”
Comune: Cervia
Provincia: Ravenna (RA)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.26075 – Longitudine 12.34922

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FONTI

Bibliografia

Popolazione e memoria della guerra nel Ravennate (1943-1945), a cura di M. Baioni e G. Masetti, Ravenna, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Sezione Provinciale di Ravenna, 1994, pp. 109-116

Sitografia

E. Cavina, Cervia, 22.10.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 10/2/2025

F. Guidazzi, La liberazione di Cervia raccontata da due dei suoi protagonisti: Oberdan Guidazzi e Giovanni Giunchi, articolo pubblicato sul sito www.cerviaemilanomarittima.org consultato il 10/2/2025

G. Lippi, LA LIBERAZIONE DI CERVIA (22 ottobre 1944), articolo pubblicato sul sito anpicervia.wordpress.com consultato il 10/2/2025

Cronologia delle battaglie sulla Linea Gotica, scheda pubblicata sul sito www.sulleormedeinostripadri.it consultato il 10/2/2025

Soldati canadesi caduti, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 10/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/10/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: Cumberland Force del 1° Corpo canadese

Data lapide: 22/10/2017

Autore: non conosciuto 

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

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