STRADA INTITOLATA A GIORGIO ELTER AD AOSTA

STRADA INTITOLATA A GIORGIO ELTER AD AOSTA

STRADA INTITOLATA A GIORGIO ELTER AD AOSTA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Giorgio Elter nacque a Cogne (Aosta) il 29 febbraio 1924, in una famiglia di convinti e ferventi antifascisti. Il padre Franz Elter (1893-1959), nato a Torino dall’unione tra il console e geologo lussemburghese Jules Elter e la torinese Rosa Tinetti, ingegnere e dirigente nelle miniere e negli stabilimenti siderurgici “Ansaldo Cogne”, fu vicino agli ideali socialisti e alle istanze operaie. Il 24 dicembre 1921 Franz convolò a nozze con Teresita Castelli, originaria di Edolo (Bergamo), laureata in matematica e appassionata di alpinismo, cresciuta in una famiglia di incrollabile fede socialista. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli, tutti educati a ideali di giustizia sociale e libertà: Giulio (16 settembre 1922), il secondogenito Giorgio, Piero (25 luglio 1927) e l’ultimogenita Orsetta (29 maggio 1931). Franz Elter svolse sin da subito attività clandestina antifascista, mantenendo anche segretamene contatti con la cellula di operai del Partito comunista italiano impiegati nella fabbrica “Ansaldo Cogne”; dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il 12 settembre aiutò i figli Giulio e Giorgio a espatriare in Svizzera, così da evitare l’arruolamento coatto nei ranghi della Repubblica sociale italiana di Salò.

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Durante la Resistenza, per contrastare i nazifascisti boicottò la produzione dell’azienda, fornì finanziamenti e aiuti alle brigate partigiane e all’Office of strategic services (Oss) statunitense; Franz Elter fu tra gli organizzatori e i promotori della Repubblica partigiana di Cogne (7 luglio – 2 novembre 1944).

Giorgio tornò presto dalla Svizzera e aderì convintamente alla Guerra di liberazione, militando nella banda “Arturo Verraz”, formazione per la quale il fratello Piero fece da staffetta; dimostrò grandi sensibilità e spirito umanitario e di fratellanza, come desumibile anche dalle parole scritte il 21 marzo 1944 ai genitori: “Tanto io che Giulio ci siamo persuasi della necessità di sradicare dall’animo degli uomini quell’egoismo che sembra caratterizzare la razza umana. Lavoriamo quindi intensamente, unendo le nostre deboli forze a quelle di molti altri”. Sebbene inizialmente volesse spostarsi in un’altra zona, per evitare ritorsioni sulla famiglia, Giorgio Elter restò a Cogne, specialmente per proteggere il padre, divenuto bersaglio degli occupanti tedeschi e dei repubblichini. Il 6 settembre 1944 Giorgio, assieme ad altri compagni, cercò di forzare il posto di blocco di Pont Suaz, nei pressi di Aosta, sulla strada verso Cogne, provando a disarmare il presidio fascista che controllava gli operai diretti alla fabbrica; ne scaturì uno scontro a fuoco, nel quale Giorgio Elter morì a soli vent’anni. Il suo corpo rimase esposto per tutto il giorno in un prato, finché non venne recuperato dall’ingegner Riccardo Cristofori (i fascisti avrebbero voluto gettarlo nel fiume Dora) e seppellito nel cimitero di Cogne; alla sua memoria venne intitolata la banda “Arturo Verraz”. 

Pure la nonna paterna di Giorgio, Rosa Tinetti Elter, di solidi ideali antifascisti, venne arrestata settantottenne dai nazisti l’11 novembre 1944 e liberata a fine febbraio del 1945, per poi partire alla volta di Torino. Le sue memorie di questo drammatico periodo sono riportate nel manoscritto autografo Diario di prigionia 11 novembre 1944 – 3 marzo 1945. In esso, la donna ricorda pure il nipote; alla data 4 dicembre leggiamo: “S.ta Barbara. È possibile che due anni fa si fosse tutti a Colonna? L’orizzonte politico non era sereno, ma quanto si era lontani, io almeno, dalla bufera d’oggi, che ci ha tutti travolti. E Giorgio, il più allegro di tutti, non c’è più!”. Secondo alcune testimonianze, quando venne arrestata dagli occupanti tedeschi rivendicò con orgoglio di essere madre di Franz e nonna di Giorgio.

Ad Aosta una via porta il nome di Giorgio Elter.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Aosta
Indirizzo: via Giorgio Elter
Comune: Aosta
Provincia: Aosta (AO) 
Regione: Valle d’Aosta
Coordinate geografiche: Latitudine 45.73625 – Longitudine 7.31075

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Tag:

FONTI

Bibliografia

G. Dolchi, Elter, Famiglia (ad vocem), in «Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza», vol. II D-G, Milano, La Pietra, 1971, p. 210

R. Tinetti Elter, Diario di prigionia 11 novembre 1944 – 3 marzo 1945, Aosta, Istituto storico per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta, 2002

Sitografia

B. Tutino, Storia della Repubblica Partigiana di Cogne, scheda pubblicata sul sito https://www.anpi.it/storia-della-repubblica-partigiana-di-cogne consultato il 6/5/2025

Franz Elter a Cogne, scheda pubblicata sul sito https://sites.google.com/view/miniere-italia/allegati/grandi-storie-minerarie/franz-elter#h.snyff5kuyzz consultato il 6/5/2025

Giorgio Elter, profilo biografico pubblicato sul sito https://www.anpi.it/biografia/giorgio-elter consultato il 6/5/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 6/9/1944

Cognome / Nome: Elter Giorgio

Formazioni d’appartenenza: banda “Arturo Verraz”

Data lapide: non determinabile

Autore: non determinabile

Note: cartello visibile e liberamente accessibile

contatti

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MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI PIAN D’ALBERO A FIGLINE VALDARNO

MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI PIAN D’ALBERO A FIGLINE VALDARNO

MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI PIAN D’ALBERO A FIGLINE VALDARNO

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Nata nell’estate del 1944 e operativa nella zona del Fiorentino tra il Valdarno, il Chianti e la periferia di Firenze, la brigata Garibaldi “Vittorio Sinigaglia”, intitolata alla memoria del partigiano Alessandro Sinigaglia detto “Vittorio (1902-1944), vide un ingrossarsi dei propri ranghi a metà giugno 1944; in essa militarono non solo giovani italiani, ma anche ex prigionieri di guerra russi, polacchi, jugoslavi e statunitensi. La brigata fu attiva in numerose azioni contro i nazifascisti: per esempio, il 14 giugno mise in libertà un centinaio di militari del Reggimento genio ferrovieri, incarcerati dai tedeschi nei pressi di Burchio, frazione di Figline e Incisa Valdarno. Il 19 giugno 1944, in località San Martino Altoreggi (Figline Valdarno) una pattuglia della brigata Garibaldi “Vittorio Sinigaglia” fermò un’auto con a bordo sei soldati nazisti: uno riuscì a fuggire e ad allertare il comando tedesco più vicino, mentre i partigiani sequestrarono la macchina e presero prigioniero uno dei militari, che poi venne giustiziato e la cui salma fu abbandonata in una buca per il carbone.

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Per le forti piogge e le condizioni meteorologiche avverse, i combattenti della Resistenza giunsero al casolare di Pian d’Albero, ubicato in una postazione isolata circondata dai boschi, dove viveva la famiglia Cavicchi, e qui un centinaio di loro dormì nella notte tra il 19 e il 20 giugno. Nel frattempo, i nazisti della Wehrmacht imprigionarono alcuni civili del luogo, ne ammazzarono uno e, con le minacce, riuscirono a farsi accompagnare al rifugio dei militi della Guerra di liberazione. Giunti a Pian d’Albero, i tedeschi ferirono e uccisero alcuni partigiani; ventuno di essi vennero catturati, ma tre riuscirono a fuggire. I diciotto superstiti vennero sommariamente processati e impiccati, il 20 giugno 1944, in località Sant’Andrea in Campiglia: i loro cadaveri rimasero appesi agli alberi di gelso come monito sino al giorno successivo. I civili segregati, obbligati a scavare una fossa comune per i corpi dei partigiani trucidati, vennero liberati solamente dopo una settimana di angherie. In totale, le vittime di questa strage, tra giustiziati e morti negli scontri a fuoco, furono trentanove.

Queste sono le identità di alcune delle persone ammazzate a Pian d’Albero, tra resistenti e semplici cittadini: Pietro Boncinelli (o Bonginelli), nato a Firenze nel 1926 e residente a Bagno a Ripoli (Firenze); Aronne Cavicchi, nato nel 1929 a Bruscoli, frazione di Firenzuola, figlio dei contadini che ospitarono i militi della Resistenza; Giuseppe Cavicchi (Bruscoli, 1865) e Norberto Cavicchi (Bruscoli, 1892), braccianti che diedero ospitalità ai partigiani a Pian d’Albero; Michele Caron (o Carone), nato nel 1924 e domiciliato in Puglia a Massafra (Taranto); Luigi Di Vita (Firenze, 1926); Evandro Fabbroni (Dicomano, 1926); Dino Falsettacci (Greve in Chianti, 1925); Roberto Mascagni (Bagno a Ripoli, 1925); Siro Mariani, nato nel 1926 in Veneto o in Alto Adige, residente a Firenze; Aldo Pierattini (Bagno a Ripoli, 1925); Romualdo Pizzi (Roma, 1925), domiciliato a Bagno a Ripoli; Siro Pratesi (Bagno a Ripoli, 1920); Spartaco Pratesi (Firenze, 1926), residente a Bologna; Giuseppe Romanelli (Bagno a Ripoli, 1920); Ennio Strada (Firenze, 1920); Bruno Volpi, nato nel 1926. Ezio Baccetti (Compiobbi, frazione di Fiesole, 1924), ex carabiniere, rimase ferito negli scontri con i nazisti a Pian d’Albero e morì il 21 giugno a seguito delle ferite riportate; il contadino Giuliano Caldelli (Figline Valdarno, 1922), venne invece ucciso mentre cercava di fuggire dal gruppo dei civili imprigionati.

Nel luogo della strage, il 20 giugno 1954, è stato inaugurato un memoriale per le vittime in occasione del decimo anniversario della loro morte, ristrutturato nel maggio del 1995 per il cinquantesimo della Liberazione d’Italia. Situato in uno spazio ad anfiteatro, il memoriale è costituito da lastre e cippi ubicati in vari punti, ed è circondato da una siepe e da cipressi. 

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Sant’Andrea in Campiglia
Indirizzo: SP 16 Chianti-Valdarno, 14, all’incrocio con via San Martino Altoreggi
Comune: Figline e Incisa Valdarno
Provincia: Firenze (FI)
Regione: Toscana
Coordinate geografiche: Latitudine 43.60708 – Longitudine 11.42821

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Tag:

FONTI

Bibliografia

M. Barucci, Sulla strada per Firenze. La Brigata Sinigaglia e la strage di Pian d’Albero, 20 giugno 1944, Ospitaletto, Pisa, Pacini editore, 2023

Sitografia

M. Barucci, G. Mori, PIAN D’ALBERO FIGLINE E INCISA VALDARNO 20-21.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 14/4/2025

V. Tani, Pian d’Albero Giugno 1944, articolo pubblicato sul sito www.regione.toscana.it consultato il 14/4/2025

Area monumentale di Sant’Andrea, scheda pubblicata sul sito resistenzatoscana.org consultato il 14/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 20/6/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: brigata Garibaldi “Vittorio Sinigaglia”

Data monumento: 20/6/1954; 6/5/1995 (ristrutturazione)

Autore: non conosciuto

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI PIAN D’ALBERO A FIGLINE VALDARNO

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MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI MONCHIO, SUSANO E COSTRIGNANO, A PALAGANO

MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI MONCHIO, SUSANO E COSTRIGNANO, A PALAGANO

MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI MONCHIO, SUSANO E COSTRIGNANO, A PALAGANO

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Tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo 1944, nell’Appennino modenese e reggiano si registrarono numerosi scontri a fuoco tra le bande partigiane e i nazifascisti, con parecchie perdite tra i ranghi degli occupanti. Per tale motivo, nella zona venne inviato Francesco Bocchi, commissario prefettizio di Montefiorino (Modena), con lo scopo di reprimere violentemente la Resistenza locale. Al suo insediamento il 27 febbraio 1944, subito chiese un pronto intervento dei fascisti e di reparti corazzati degli alleati tedeschi. A seguito delle azioni di guerriglia del 16 marzo nei pressi del monte Santa Giulia, nelle quali i partigiani ebbero la meglio, il tenente colonnello della Militärkommandantur di Bologna Helmeth Dannehl ordinò a Kurt Christian von Loeben, ufficiale in capo del reparto dell’aviazione militare “Hermann Göring”, di stroncare le formazioni resistenti sull’Appennino tosco-emiliano. Il giorno seguente, la 2° e la 4° compagnia della 1a Fallschirm-Panzer-Division “Hermann Göring” si diressero verso la rocca di Montefiorino e, nella notte, posizionarono una batteria contraerea sulle fortificazioni del castello.

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All’alba del 18 marzo 1944, i nazisti iniziarono a bombardare i paesi di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero; la popolazione civile tentò inutilmente di mettersi al riparo: i tedeschi procedettero infatti con capillari rappresaglie e rastrellamenti. A eccezione di sparuti casi, la furia tedesca non risparmiò nemmeno donne e bambini; gli uomini catturati furono malmenati, torturati e fucilati sommariamente. Nel frattempo, con la collaborazione dei fascisti della Guardia nazionale repubblicana, i nazisti razziarono sistematicamente le abitazioni dei quattro borghi, spogliandole di oggetti di uso quotidiano, provviste alimentari e masserizie, ammazzarono gli animali delle fattorie, incendiarono circa centocinquanta tra case, fienili e stalle. Al termine, le vittime dell’efferata strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero, comprese quelle massacrate nei giorni immediatamente precedenti o successivi, furono centotrentasei tra civili e partigiani, di età e professione differenti: perlopiù contadini, fabbri, operai, artigiani. I nazifascisti si vantarono, però, di avere ucciso trecento “ribelli”, negando che si trattasse di civili innocenti.

Nel 1993 nella valle del Dragone, nel Parco della Resistenza del Monte Santa Giulia (aperto quest’ultimo negli anni Settanta a ricordo delle vittime e degli episodi salienti della Resistenza modenese) a Monchio di Palagano (Modena), venne inaugurato il “Memorial Santa Giulia” a ricordo della strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero. Il complesso scultoreo è formato da quattordici monoliti in pietra arenaria realizzati da altrettanti artisti, risultati vincitori di un concorso internazionale, provenienti da Italia, Giappone, Romania, Polonia, Argentina e Haiti: Miguel Ausili, Raffaele Biolchini, Italo Bortolotti, Jean T. Cassamajor, Francesco Cremoni, Rami Gavish, Quinto Ghermandi, Renzo Margonari, Yashin Ogata, Graziano Pompili, Dino Radulescu, Pinuccio Sciola, Paolo Sighinolfi, Kuo-Hsien Wang. I blocchi di pietra sono stati lavorati tra 1989 e 1992 in un atelier nei pressi di Fanano (Modena), e hanno come tema la pace e la libertà. Il memoriale è stato edificato per volere di vari enti: l’Amministrazione provinciale di Modena, il Comune di Palagano, l’Istituto storico della Resistenza e di storia contemporanea e le associazioni combattentistiche.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Monchio
Indirizzo: Parco della Resistenza del Monte Santa Giulia
Comune: Palagano
Provincia: Modena (MO)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.39030 – Longitudine 10.65936

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FONTI

Sitografia

R. Balugani, Monchio: il perché di una strage, articolo pubblicato sul sito www.anpimodena.it consultato il 25/4/2025

D. Degli Esposti, MONCHIO SUSANO E COSTRIGNANO PALAGANO 18.03.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 25/4/2025

Memorial Santa Giulia a ricordo della strage di Monchio, scheda pubblicata sul sito www.bibliotecasalaborsa.it consultato il 25/4/2025

Parco della Resistenza del Monte Santa Giulia, scheda pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 25/4/2025

La strage di Monchio, Susano e Costrignano (MO), scheda pubblicata sul sito resistenzamappe.it consultato il 25/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 18/3/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data monumento: 1993

Autore: Ausili Miguel; Biolchini Raffaele; Bortolotti Italo; Cassamajor Jean T.; Cremoni Francesco; Gavish Rami; Ghermandi Quinto; Margonari Renzo; Ogata Yashin; Pompili Graziano; Radulescu Dino; Sciola Pinuccio; Sighinolfi Paolo; Wang Kuo-Hsien

Note: monumento visibile e liberamente accessibile

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MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI MONCHIO, SUSANO E COSTRIGNANO, A PALAGANO

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MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DELLA BENEDICTA, A BOSIO

MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DELLA BENEDICTA, A BOSIO

MEMORIALE PER LE VITTIME DELLA STRAGE DELLA BENEDICTA, A BOSIO

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Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 nacque il Comitato di liberazione nazionale (Cln) genovese che, sin da subito, individuò nella zona dell’Appennino ligure-piemontese, tra Genova e Alessandria, nell’area compresa tra la Valle Stura e la Valle Scrivia, il territorio più adatto per la raccolta e l’addestramento di partigiani. Qui, tra gli ultimi mesi del 1943 e gli inizi del 1944, si formarono e crebbero due bande di resistenti: la 3a brigata Garibaldi “Liguria” e la brigata autonoma “Alessandria”; esse alloggiarono principalmente in località Capanne di Marcarolo, nel comune di Bosio (Alessandria), presso l’ex abbazia medievale della Benedicta, alle falde del monte Tobbio. Le due bande della Resistenza erano costituite da antifascisti di lunga data e, soprattutto, da giovani renitenti alla leva, rifugiatisi sulle montagne per non entrare nei ranghi dell’esercito fascista della Repubblica sociale italiana e per contrastare, con azioni di guerriglia, i nazifascisti. Tra il 3 e il 6 aprile 1944 reparti militari tedeschi, coadiuvati da due compagnie della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) di Alessandria e da due di Genova, nonché da un reparto di granatieri di Bolzaneto (Genova), accerchiarono la zona del Tobbio.

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Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1944, avanzando contemporaneamente da più punti per isolare i partigiani, muniti di carri armati, mitraglie, mortai e lanciafiamme i nazifascisti iniziarono una feroce rappresaglia. Gli occupanti, distruggendo numerose cascine, il 6 aprile 1944 giunsero alla Benedicta, dove si erano rifugiati i combattenti della Guerra di liberazione: mentre alcuni resistenti riuscirono a disperdersi e a salvarsi, molti di loro vennero fermati e incarcerati; l’ex complesso monastico venne fatto saltare per aria. All’alba del 7 aprile i tedeschi e i repubblichini, dopo aver privato dei propri averi settantacinque partigiani imprigionati il giorno precedente, li condussero a forza sul sentiero che porta al fiume Gorzente e, a gruppi di cinque, li trucidarono, per poi gettare i loro cadaveri in una fossa comune, assieme alle salme di altri ventidue ribelli uccisi nei dintorni. I violenti rastrellamenti proseguirono anche nei giorni immediatamente successivi, sino all’11 aprile: la barbarie tedesca continuò ad abbattersi sui compagni della Resistenza, tra devastazioni di campi e fattorie, arresti, spargimenti di sangue, processi sommari ed esecuzioni. Alla fine, le vittime di questa feroce strage furono centoquarantasette tra uomini e donne; a loro andrebbero però aggiunti anche i resistenti caduti tra il 6 e l’11 aprile negli scontri a fuoco, i contadini e i civili del territorio massacrati dai nazifascisti per ritorsione, i prigionieri deportati Oltralpe nei campi di concentramento nazisti e qui sterminati. Possiamo dire che la strage della Benedicta si concluse solamente un mese dopo, il 19 maggio 1944, quando diciassette partigiani catturati tra il 6 e il 7 aprile in località Capanne di Marcarolo vennero fucilati dalle SS assieme ad altri quarantadue prigionieri politici nei pressi del passo del Turchino, valico appenninico ubicato tra Masone e Mele. Nelle intenzioni dei nazifascisti, il brutale eccidio della Benedicta e le violenze perpetrate ai danni della popolazione civile avrebbero dovuto infiacchire la Resistenza sull’Appennino ligure-piemontese e, al contempo, dissuadere la popolazione dall’aiutare i combattenti della Liberazione. Invece, nei mesi successivi i ranghi dei patrioti si ingrossarono, nacquero nuove formazioni e tutti, compagni e semplici cittadini, si schierarono compatti contro i fascisti repubblichini e gli occupanti tedeschi.

Negli anni Sessanta del XX secolo lungo la Strada provinciale 165, è stato eretto un sacrario commemorativo della strage della Benedicta, dislocato in più punti dell’area del parco naturale di Capanne di Marcarolo. Esso è costituito da quattro elementi: i resti della grangia benedettina della Benedicta, recuperati e restaurati; una cappelletta in pietra e con copertura piramidale, contenente all’interno un altare e alcune lapidi; le fosse dove avvenne l’eccidio, contrassegnate da una croce con ai piedi una targa in marmo recante la scritta “QUI / IL 7-4-1944 / FURONO FUCILATI / I PARTIGIANI / DELLA / BENEDICTA”, e da un sobrio cippo in pietra di forma tronco-conica con l’iscrizione “RESTANO QUI / AI PIEDI DELLA CROCE / I PATRIOTI / I NOSTRI FRATELLI / UCCISI DAL BARBARO / IL 6-11 APRILE 1944 / IDEALMENTE ALLINEATI IN QUESTE FOSSE / DIFENDONO ANCORA LA LIBERTÀ / CONQUISTATA PER NOI / COL LORO SACRIFICIO”; un sacrario a cielo aperto con otto lastre con i nomi delle vittime della strage, introdotto da due rilievi in bronzo effigianti l’eccidio e le fosse dei martiri.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Capanne di Marcarolo
Indirizzo: strada provinciale 165
Comune: Bosio
Provincia: Alessandria (AL)
Regione: Piemonte
Coordinate geografiche: Latitudine 44.56538 – Longitudine 8.77828

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FONTI

Sitografia

B. Berruti, P. Carrega, BENEDICTA BOSIO 06.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 27/4/2025

Gruppo di studio – Associazione Memoria della Benedicta, Storia Eccidio, scheda pubblicata sul sito benedicta.org consultato il 27/4/2025

Benedicta (Genova-Alessandria) 7 Aprile 1944, articolo pubblicato sul sito www.anpigenova.it consultato il 27/4/2025

Sacrario Martiri della Benedicta, scheda pubblicata sul sito catalogo.beniculturali.it consultato il 27/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 6/4/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: 3a brigata Garibaldi “Liguria”; brigata autonoma “Alessandria”

Data monumento: anni Sessanta del XX secolo

Autore: non conosciuto

Note: memoriale visibile e liberamente accessibile

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MEMORIALE PER LE VITTIME DELL’ECCIDIO DEL MONTE TANCIA A MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA

MEMORIALE PER LE VITTIME DELL’ECCIDIO DEL MONTE TANCIA A MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA

MEMORIALE PER LE VITTIME DELL’ECCIDIO DEL MONTE TANCIA A MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA

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Tra la fine di marzo e la metà di maggio 1944, l’Appennino umbro-marchigiano e della zona del Reatino fu sconvolto da ripetute azioni di rappresaglia nazifascista, volte all’eliminazione delle formazioni partigiane e, al contempo, allo scoraggiamento della popolazione civile ad avere contatti con i combattenti della Resistenza. Tra il 29 marzo e il 14 aprile 1944, il gruppo di combattimento “Schanze” del 1° battaglione del 20° reggimento SS-Polizei effettuò una violenta repressione delle brigate di resistenti nelle province di Perugia, Terni e Rieti; uno degli episodi più efferati fu quello che avvenne nel Lazio, nel Subappennino, sul monte Tancia, nel comune di Monte San Giovanni in Sabina (Rieti). Nelle prime ore del 7 aprile 1944, Venerdì Santo, i nazisti delle SS, in collaborazione con i fascisti della Guardia nazionale repubblicana di Rieti, eliminarono sei partigiani della brigata “D’Ercole-Stalin”; dopodiché, effettuarono un rastrellamento nelle frazioni Gallo e San Michele Arcangelo del Tancia, devastando e incendiando le umili abitazioni, ammazzando animali domestici e arrestando donne, bambini e anziani.

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A Gallo tre vecchi vennero subito uccisi; a San Michele Arcangelo, invece, i nazifascisti catturarono sette donne, sette bambini e un anziano, tutti appartenenti a famiglie di pastori e contadini, e li rinchiusero con la forza nella chiesetta del paese. Dopo averli maltrattati e seviziati per tutto il giorno, nel tardo pomeriggio vennero portati poco distante, in località monte Tancia, e qui furono barbaramente mitragliati. Nei giorni successivi, i parenti riuscirono a recuperare i corpi martoriati delle vittime innocenti della follia nazifascista, e li seppellirono in una fossa comune; solo dopo la Liberazione poterono dar loro una sepoltura più consona.

Queste le identità dei diciotto civili ammazzati a Gallo e sul monte Tancia: Aldo Bonacasata (1938); Angelo Bonacasata (1934); Arnesina Bonacasata (1942); la trentasettenne Rosa Bonacasata; Barbara Capparella (1888); Ersilio Capparella (1940); la trentasettenne Gelsomina Capparella, al settimo mese di gravidanza; Vincenza Capparella (1925); la cinquantacinquenne Domenica Carlucci; Orazio Mei (1870); Vincenzo Mei (1873); Zeffirina Mei (1902); Francesco Radini (1868); l’undicenne Dina Valentini; Domenico Valentini, di sei anni; Nello Valentini, di tre anni; Pasqua Valentini (1909); il settantottenne Vincenzo Valentini. 

Il 7 aprile 1945, a un anno dalla feroce strage nazifascista, nel luogo dove vennero fucilati i diciotto civili è stato eretto, in cima a una scalinata, un cippo commemorativo realizzato con blocchi di pietra, sovrastato da una piccola croce. Su di esso è appesa, frontalmente, una lastra in marmo bianco, abbastanza usurata dal tempo e dalle intemperie, che reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “NEL VENERDÌ SANTO DEL 1944 / IL DOLCE SILENZIO DI QUESTA PLAGA MONTANA / FU INFRANTO / INSIEME ALLA VITA DI VECCHI DONNE E BAMBINI / DALLA MITRAGLIA TEUTONICA / ECO SINISTRA DELLA STRAGE / RIPERCOSSA FRA QUESTE STORICHE RUPI / CHE LA PRECOCE PRIMAVERA ITALICA / GIÀ AMMANTAVA / DEI PRIMI FRAGRANDI SIMBOLI D’AMORE / DI TENEBROSA BARBARIE / ITALIANI DI TUTTI I SECOLI / RICORDATE”. Il cippo presenta anche, sulla faccia retrostante, due targhe rettangolari con, scritti in bronzo, i nomi e le età dei diciotto martiri dell’eccidio. Immerso nel verde, il memoriale è recintato e protetto da un muretto basso con una ringhiera. Ai lati del cancello d’ingresso sono presenti due lapidi in pietra serena chiara. Su quella di sinistra si legge “COMUNE DI / MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA / MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR CIVILE / PER L’ECCIDIO DEL 7-4-1944 / CONFERITA IL 25-9-2010 / L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE / LA COMUNITÀ MONTANA V ZONA / 7-4-2011”. Quella di destra recita, invece “COMUNE DI / MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA / GIOVANE: FERMATI, RIFLETTI E PREGA / NEL RISPETTO DI COLORO CHE / VENNERO QUI TRUCIDATI DALLA / PEGGIORE FEROCIA DELL’UOMO / L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE 25-9-2010”. Nel 2010, il comune di Monte San Giovanni in Sabina è stato insignito della medaglia d’argento al valor civile con la seguente motivazione: “Nel corso del secondo conflitto mondiale il piccolo centro fu oggetto di uno spietato rastrellamento nazifascista, a seguito del quale furono trucidati alcuni concittadini tra cui bambini in tenera età. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Monte Tancia
Indirizzo: SP 47, nei pressi di via Martiri del Tancia 
Comune: Monte San Giovanni in Sabina
Provincia: Rieti (RI)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 42.30452 – Longitudine 12.74563

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FONTI

Sitografia

R. Bentivegna, Pasqua di sangue sul Monte Tancia in Sabina (aprile 1944), scheda pubblicata sul sito www.storiaxxisecolo.it consultato il 15/4/2025

A. Bitti, MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA 07.04.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 15/4/2025

Monte San Giovanni in Sabina, scheda pubblicata sul sito www.memoriedipaese.it consultato il 15/4/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 7/4/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile

Data monumento: 7/4/1945; aggiunte nel 1984, nel 2010 e nel 2011

Autore: non conosciuto

Note: monumento visibile, ma non liberamente accessibile

contatti

MEMORIALE PER LE VITTIME DELL’ECCIDIO DEL MONTE TANCIA A MONTE SAN GIOVANNI IN SABINA

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