LAPIDE IN RICORDO DI GRAZIANO ARREGHINI A MILANO

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LAPIDE IN RICORDO DI GRAZIANO ARREGHINI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Graziano Arreghini (il nome è spesso riportato anche come “Grazziano Arrighini”) nacque a Pravisdomini (Pordenone) il 6 maggio 1910; suo padre si chiamava Francesco. Trasferitosi a Milano, in un’abitazione in via Lorenteggio (secondo altre fonti, in via Foppa), di professione operaio, aderì convintamente alla Resistenza, militando nella 113a brigata “Garibaldi SAP”, ottenendo il diploma Alexander 227341. La sera del 15 novembre 1944 fu arrestato dai fascisti con l’accusa di attività sovversiva antifascista e, processato sommariamente, venne fucilato nelle ore successive in via Voltri, all’angolo con via Ovada: aveva solo trentaquattro anni. 

All’alba del 16 novembre due sorelle, Annamaria e Dolores Belloni (rispettivamente di diciannove e venticinque anni), trovarono sul selciato il cadavere di Graziano Arreghini, depredato di orologio, portafoglio e documenti: vedendolo da lontano erano convinte che si trattasse di un tronco di legno, finché avvicinandosi scorsero un paio di calze in lana a righe rosse e bianche e le fattezze umane del corpo.

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All’urlo delle due sorelle, accorse una folla che spostò il morto lì vicino, in piazza Guglielmo Miani; intervennero però i fascisti che, con minacce, dispersero gli astanti e abbandonarono nuovamente la salma sul marciapiede in via Voltri, come monito agli abitanti della Barona, quartiere ricco di partigiani. 

Il giovane combattente è stato seppellito nel Campo della Gloria al Cimitero Maggiore.

Nel punto in cui, il 16 novembre 1944, venne ucciso Arreghini e fu rinvenuto il suo cadavere, è stata appesa una lapide in granito grigio-rosa, recante incisa l’iscrizione a lettere capitali “GRAZZIANO ARRIGHINI / 6-5-1910 16-11-1944 / MARTIRE DELLA LIBERTÀ”. 

Sempre a Milano, il suo nome compare nell’elenco dei caduti della Loggia dei Mercanti.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Voltri, 4, angolo con via Ovada
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.43611 – Longitudine 9.15434

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FONTI

Bibliografia

Libertà tra i Navigli. La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano, a cura della Sezione ANPI Zona 6, Milano, Bine, 2016, pp. 60-61, 79

Sitografia

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Via Voltri 4, Milano, 16.11.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 3/2/2025

Graziano Arrighini, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 3/2/2025

I Partigiani della Barona: Graziano Arrighini, profilo biografico pubblicato sul sito anpibarona.blogspot.com consultato il 3/2/2025 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 16/11/1944

Cognome / Nome: Arreghini Graziano

Formazioni d’appartenenza: 113a brigata “Garibaldi SAP”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI CARLO POZZETTI E GUGLIELMO GOBBI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI CARLO POZZETTI E GUGLIELMO GOBBI A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI CARLO POZZETTI E GUGLIELMO GOBBI A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nella notte del 1° settembre 1944 nel quartiere di Crescenzago, nella periferia nord-orientale di Milano, una pattuglia fascista si imbatté in due giovani combattenti della Resistenza originari di Casorate Primo (Pavia). Carlo Pozzetti nacque l’8 gennaio 1923, mentre Guglielmo Gobbi nel 1911. Entrambi militari, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 lasciarono l’esercito e si diedero alla macchia, militando in bande partigiane. Catturati dai fascisti il 1° settembre 1944, mentre erano diretti verso il loro paese natale, vennero fucilati nei pressi della chiesa di San Giuseppe dei Morenti. Prima di essere giustiziati, i due giovani gridarono: “Viva l’Italia!”; Guglielmo Gobbi aveva trentatré anni, mentre Carlo Pozzetti solo ventuno.

Per volere della sezione dell’ANPI di Casorate Primo, in via Bernardo Celentano 12, dove sono stati uccisi i due partigiani, è stata posta una lapide commemorativa di formato rettangolare. Essa reca incisa, sulla lastra in marmo chiaro, l’iscrizione a lettere capitali “LA NOTTE DEL 1 SETTEMBRE 1944 / QUI VENIVANO BARBARAMENTE UCCISI / I DUE SOLDATI / POZZETTI CARLO / DI ANNI 21 / GOBBI GUGLIELMO / DI ANNI 33 / RICORDIAMO SEMPRE CHE NON COL SANGUE E / COLLA TIRANNIDE SI REGGONO I POPOLI MA / CON LA LIBERTÀ LA GIUSTIZIA E L’AMORE”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Crescenzago
Indirizzo: via Bernardo Celentano, 12
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.50180 – Longitudine 9.24023

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FONTI

Bibliografia

L. Tagliabue (a cura di), Quelli che ci salvarono. Lapidi e biografie dei caduti per la Libertà ricordati in zona 2, Milano, Comune – Consiglio di Zona 2, 2011, pp. 66, 72

Sitografia

G. Scirocco, L. Borgomaneri, VIA CELENTANO MILANO 01.09.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 12/2/2025

I Caduti di Crescenzago nella Resistenza e nella lotta di liberazione dal nazifascismo, scheda pubblicata sul sito lombardia.anpi.it consultato il 12/2/2025

 

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 1/9/1944

Cognome / Nome: Pozzetti Carlo; Gobbi Guglielmo

Formazioni d’appartenenza: formazioni partigiane

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere dell’ANPI di Casorate Primo

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

ECCIDIO DI RIVA DEL GARDA E DELLA ZONA DEL BASSO SARCA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il territorio del Basso Sarca e del Garda trentino rappresentava un punto strategico, essendo situato sulla linea del Brennero. Dopo la caduta del regime fascista (25 luglio 1943) e l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Alto Garda si trovò a cavallo tra la Repubblica sociale italiana e la Zona d’operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland), che riuniva sotto il dominio nazista le province di Belluno, Trento e Bolzano. Terra animata da sempre da ideali antifascisti, di matrice socialista e comunista, a seguito di tali avvenimenti vide la nascita di due gruppi resistenti, le brigate “Garibaldi” di ideali comunisti e le “Fiamme verdi” di orientamento cattolico, costituite queste ultime per iniziativa di Gastone Franchetti: nato a Castelnuovo di Garfagnana (Lucca) il 22 settembre 1920 e trasferitosi con la famiglia a Riva del Garda, durante la Seconda guerra mondiale combatté nei Balcani e sul fronte greco-albanese nel battaglione “Alpini Trento”. Nel 1942 fondò il gruppo giovanile dei “Figli della montagna”, dove la passione per lo sport e l’alpinismo fu presto affiancata dalla lotta contro i nazifascisti.

Nell’autunno del 1943 le due formazioni partigiane si coalizzarono e costituirono un deposito di armi e viveri in una caverna sul Monte San Giovanni, in località Mandrea; nel mentre, Franchetti cercò di diffondere capillarmente le “Fiamme verdi” nella zona alpina dell’Italia del Nord. Tali movimenti insospettirono i nazisti, che riuscirono a far infiltrare nelle file della Resistenza Fiore Lutterotti, amico d’infanzia e concittadino di Gastone Franchetti, collaborazionista delle SS di stanza a Verona dopo essere rientrato da un campo di concentramento in Germania. Frattanto, il 7 gennaio 1944 i fascisti di Salò rastrellarono il deposito sul Monte San Giovanni e arrestarono Franchetti. Tornato in libertà dopo circa un mese, d’accordo con il Comitato di Liberazione nazionale (CLN) di Trento, lasciò la guida della formazione resistente – passata a Rino Dusatti detto “Faro” – e si occupò della nascita di un primo gruppo combattente in Val di Genova, valle laterale della Val Rendena, che sarebbe poi diventato la brigata “Cesare Battisti”.

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L’8 aprile il partigiano di origini toscane venne nuovamente fermato e imprigionato a Trento, per essere scarcerato dopo pochi giorni; grazie alle informazioni della spia Lutterotti, intanto i tedeschi erano venuti a conoscenza del quadro completo della Resistenza nel Basso Sarca: diedero così inizio a operazioni di polizia per stroncare l’attività partigiana trentina, iniziando dalla Valsugana e dalla Val di Fiemme. All’alba del 28 giugno 1944, i nazisti della Gestapo di Bolzano e Trento e del Servizio d’ordine sudtirolese attaccarono su più fronti, attuando un efferato eccidio nella zona dell’Alto Garda e del Basso Sarca. A Riva del Garda vennero uccisi quattro resistenti: il rivano Augusto Betta (1899), proprietario dell’omonima ditta di trasporti, ammazzato nella sua officina; Antonio Gambaretto (San Giovanni Ilarione, 1913), brigadiere dei Carabinieri, assassinato nella locale caserma; Eugenio Impera (Cavalese, 1925), studente del liceo “Andrea Maffei”, componente dei “Figli della montagna” e, successivamente, delle “Fiamme verdi”, morto nella propria abitazione; il rivano Enrico Meroni (1925), anch’egli studente e militante nelle brigate cattoliche, seviziato e giustiziato nella Felgendarmerie di Riva del Garda. Il medesimo giorno venne arrestato Remo Ballardini (Larzana di Montagne, 1892) al posto del figlio Renato, partigiano rifugiatosi tra i monti; socialista e gestore dell’hotel di Riva “San Marco”: imprigionato e torturato brutalmente, morì il 19 ottobre 1944 a seguito delle percosse subite. Il 29 giugno, invece, sempre a Riva del Garda vennero fermati Gastone Franchetti che, trasferito a Bolzano, fu processato e fucilato il 29 agosto; e il manovale e operaio Antonio Bosco (Fonzaso, 1914), giustiziato a Bolzano il 24 agosto.

Come già anticipato, il 28 giugno 1944 i tedeschi colpirono anche altri centri del Garda trentino e del Basso Sarca. Ad Arco trovarono la morte Giuseppe Ballanti (Taranto, 1901), ex carabiniere e commerciante; l’arcense Giovanni Bresadola (1895), venditore e partigiano; il socialista Giuseppe Marconi (Civezzano, 1895); il ragioniere Federico Toti (Tarquinia, 1903). A Limone sul Garda venne trucidato l’avvocato bresciano Francesco (o Franco) Gerardi (1914), mentre a Nago morì Gioacchino Bertoldi (1922); infine, a Rovereto fu ammazzato Angelo Bettini. 

Questa brutale operazione infiacchì la Resistenza trentina, ma non comportò la sua scomparsa. In particolare, nel Basso Sarca le operazioni vennero coordinate da Dante Dassatti detto “Dario”; a militanti di vecchia data (quali Giacomo Dusatti, Emilio e Giovanni Parolari, Arcadio ed Ezechiele Venturini) si unirono presto studenti, operai, braccianti agricoli, donne, sacerdoti come don Giovanni Parolari. Tra la fine del 1944 e il 1945 nacquero distaccamenti partigiani a Torbole, Nago, Tenno, Dro, dipendenti dalla Brigata “Eugenio Impera” creata a Riva del Garda; si procedette, quindi, con azioni di sabotaggio, di diffusione della stampa clandestina e di raccolta di armi e viveri.

A Riva del Garda, sotto ai portici di accesso al Palazzo Pretorio, è stata appesa una lapide rettangolare in marmo grigio chiaro con incisa l’iscrizione, a lettere capitali, “LA GLORIA E IL NOME / DI QUANTI PER LA LIBERAZIONE DELLA PATRIA / E UNA PIU NOBILE FORMA DI VITA / COSPIRARONO E CADDERO / QUI RIVA INCIDE”, seguita dall’elenco delle vittime cadute tra il 28 giugno 1944 e il 30 aprile 1945 contro i nazifascisti: nella lista di nominativi sono presenti anche i martiri rivani dell’eccidio del Basso Sarca. 

Nel gennaio del 2023, inoltre, sono state poste pietre d’inciampo in memoria di: Remo Ballardini (viale Roma 20), Augusto Betta (viale Martiri del 28 giugno 3), Antonio Bosco (sottoportico del Marocco 6), Gastone Franchetti (viale Lutti Alberti 7), Antonio Gambaretto (viale Pernici 12), Eugenio Impera (viale Carducci 3), ed Enrico Meroni (viale Martiri del 28 giugno 16).

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Riva del Garda
Indirizzo: piazza III Novembre, 3 (sotto ai portici)
Comune: Riva del Garda
Provincia: Trento (TN)
Regione: Trentino Alto Adige
Coordinate geografiche: Latitudine 45.88487 – Longitudine 10.83910

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Tag:

FONTI

Bibliografia

R. Francescotti, Antifascismo e Resistenza nel Trentino 1920-1945, Roma, Editori Riuniti, 1957, pp. 101-105

Sitografia

L. Gardumi, Riva del Garda 28-6-1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 22/2/2025

M. Rapanà, N. Volani, Pietre di inciampo a Riva del Garda, scheda pubblicata sul sito static.museoaltogarda.it consultato il 22/2/2025

I MARTIRI DEL 28 GIUGNO 1944 e LA LIBERAZIONE DELL’ALTO GARDA, articolo pubblicato sul sito web.archive.org consultato il 22/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 28/6/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: gruppo giovanile “Figli della montagna”; brigate “Fiamme verdi”

Data lapide: non determinabile

Autore: non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

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I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Alle prime luci di un piovoso 22 ottobre 1944 le avanguardie della Cumberland Force del 1° Corpo canadese (contattate dai combattenti Alma Giannettoni e Dino Penso, quest’ultimo responsabile delle Squadre di azione patriottica – SAP), assieme ai partigiani, percorsa la strada statale e aggirate le macerie della porta Cesenatico (demolita dai tedeschi il giorno precedente), entrarono nel centro storico di Cervia, percorrendo corso Mazzini e raggiungendo piazza Garibaldi, liberando così la città dall’occupazione nazista. Le campane della cattedrale di Santa Maria Assunta suonarono a festa per il lieto avvenimento, e per le vie del paese si riversò la popolazione, ballando e cantando l’inno nazionale, “L’Internazionale”, “Bandiera rossa”. Cervia fu il primo comune della provincia di Ravenna ad accogliere i soldati angloamericani. Le nazioni dell’ex Impero britannico giocarono un ruolo fondamentale nella liberazione dai tedeschi delle zone del Ravennate, del Forlivese e del Cesenate: oltre ai militari canadesi, ricordiamo almeno quelli indiani, neozelandesi, sudafricani, inglesi.

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Nella fattispecie, già il giorno precedente, 21 ottobre, i soldati canadesi entrarono a Pisignano di Cervia (zona occidentale della città) e, costruita una testa di ponte, nella notte superarono il fiume Savio. Il 22 ottobre, per la liberazione di Cervia, si combatté un’aspra battaglia con gli occupanti tedeschi; le fonti e i documenti non sono chiari al riguardo, non è quindi possibile ricostruire con maggior puntualità l’accaduto. Sappiamo solo che i nazisti riuscirono a resistere nella zona di Milano Marittima; per vendetta, prima di fuggire da Cervia fecero una rappresaglia e fucilarono quattordici persone: a oggi, sono stati individuati solo il diciottenne Elia Gasperoni, Anita Magnani di 47 anni, il partigiano Giuseppe Melandri (1898) della 28a brigata “Garibaldi” e il quarantasettenne Giuseppe Penso. Al termine della Guerra di liberazione, le vittime civili del comune di Cervia furono novantacinque. 

Come naturale, durante queste azioni di guerriglia persero la vita anche alcuni militari canadesi (il primo venne ferito a morte nei pressi del canale di Cervia); essi sono ricordati in due lapidi marmoree, poste a poca distanza una dall’altra. La prima, appesa il 22 ottobre 1955 in corso Giuseppe Mazzini 55, recita: “CERVIA / AI SOLDATI CANADESI CADUTI NEL GIORNO DELLA LIBERAZIONE / LT. CLAPP. FRANK V. / TPR. BEESWAX, V.A. / LT. MAC CORMACK, L. E. / LT. CHESNEY, JAMES L. / A. SJT. CHAMBERS, A. E.”. La seconda, invece, è a fianco della cattedrale in piazza Garibaldi, nel giardino “Papa Innocenzo XII”, dove inizialmente vennero sepolte le salme dei soldati, ed è stata inaugurata il 22 ottobre 2017. Di formato rettangolare e di notevoli dimensioni, mostra nella parte sommitale, al centro, lo stemma storico di Cervia, con un cervo raffigurato mentre sta per coricarsi; ai lati, la bandiera italiana e quella canadese realizzate a mosaico. Al di sotto, campeggia una scritta in bronzo dorato: “AI SOLDATI CANADESI IN MEMORIA DEL / LORO SACRIFICIO PER LA NOSTRA LIBERTÀ / E LA PACE FRA I POPOLI / LT. CHESNEY J.L. / LT. CLAPP. FRANK V. / TPR. BEESWAX W.A. / LT. MAC CORMACK L.E. / A. SJT. CHAMBERS A.E.”.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Cervia
Indirizzo: piazza Garibaldi, giardino “Papa Innocenzo XII”
Comune: Cervia
Provincia: Ravenna (RA)
Regione: Emilia Romagna
Coordinate geografiche: Latitudine 44.26075 – Longitudine 12.34922

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FONTI

Bibliografia

Popolazione e memoria della guerra nel Ravennate (1943-1945), a cura di M. Baioni e G. Masetti, Ravenna, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Sezione Provinciale di Ravenna, 1994, pp. 109-116

Sitografia

E. Cavina, Cervia, 22.10.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 10/2/2025

F. Guidazzi, La liberazione di Cervia raccontata da due dei suoi protagonisti: Oberdan Guidazzi e Giovanni Giunchi, articolo pubblicato sul sito www.cerviaemilanomarittima.org consultato il 10/2/2025

G. Lippi, LA LIBERAZIONE DI CERVIA (22 ottobre 1944), articolo pubblicato sul sito anpicervia.wordpress.com consultato il 10/2/2025

Cronologia delle battaglie sulla Linea Gotica, scheda pubblicata sul sito www.sulleormedeinostripadri.it consultato il 10/2/2025

Soldati canadesi caduti, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 10/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 22/10/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: Cumberland Force del 1° Corpo canadese

Data lapide: 22/10/2017

Autore: non conosciuto 

Note: lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

I SOLDATI CANADESI E LA LIBERAZIONE DI CERVIA

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LA STORIA DEL FORTE BRAVETTA E L’ECCIDIO DEL 2 FEBBRAIO 1944

LA STORIA DEL FORTE BRAVETTA E L’ECCIDIO DEL 2 FEBBRAIO 1944

LA STORIA DEL FORTE BRAVETTA E L’ECCIDIO DEL 2 FEBBRAIO 1944
© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright
Nell’Agro Romano, nella valle dei Casali che ha inizio nella parte sudovest della città di Roma, nella seconda metà del XIX secolo venne eretto il Forte Bravetta. La sua edificazione fu ideata già nel 1867 dal comando militare francese che, all’epoca, presidiava l’Urbe, ma il progetto non andò in porto; venne quindi ripreso, dopo il 20 settembre 1870, dalle autorità italiane. A seguito di un vivace dibattito parlamentare, nel 1878 venne approvata la sua costruzione, terminata nel 1884; il bastione, del tipo prussiano con fronte principale a “leggero saliente” e terrapieno addossato alle mura esterne spesse circa un metro, fece parte del campo trincerato composto dai forti Monte Mario, Trionfale, Braschi, Boccea, Aurelio, Bravetta, Portuense, Ostiense, Ardeatino, dell’Appia Antica, Casilino, Prenestino, Tiburtino, di Pietralata, di Monte Antenne e dalle batterie Tevere, Acquasanta, porta Furba e Nomentana. 
Dopo la Prima guerra mondiale, Forte Bravetta divenne deposito di materiale bellico e munizioni, nonché poligono di tiro; in epoca fascista, gli stessi spazi furono destinati alle esecuzioni dei prigionieri.
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Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e sino alla liberazione di Roma, si intensificarono le stragi e gli eccidi all’interno del forte. Sin da subito, i nazifascisti tentarono di stroncare la Resistenza locale con rastrellamenti e conseguenti fucilazioni; i partigiani catturati venivano momentaneamente segregati e torturati nella caserma di via Tasso, sede dei nazisti; nel carcere di Regina Coeli; a palazzo Braschi, quartier generale della polizia del Partito fascista repubblicano. 

Nel dicembre 1943 e nel gennaio 1944, grazie all’aiuto di spie italiane collaborazioniste dei tedeschi, furono arrestati dirigenti e appartenenti al Movimento comunista d’Italia: il 6 dicembre 1943 questi ultimi avevano diffuso nei cinema di Roma volantini di denuncia delle efferatezze commesse dalle Bande di repressione fasciste. Condotti in taxi all’hotel Flora nella notte del 28 gennaio 1944, vennero processati sommariamente e undici di loro furono condannati a morte per “tentati atti di violenza ai danni delle truppe di occupazione germaniche”. Alle undici di mattina del 2 febbraio 1944 si tenne, a Forte Bravetta, l’esecuzione collettiva degli undici patrioti comunisti, che affrontarono la morte con coraggio, tranquillità e rivendicando con fierezza la propria convinta adesione alla Liberazione d’Italia. 

Ettore Arena (Catanzaro, 1923), operaio tornitore, prestava servizio come allievo elettricista nella Marina militare; si trovava a Venezia al momento dell’armistizio. Raggiunse rocambolescamente la famiglia a Roma e, fin dall’ottobre 1943, militò nelle fila del movimento “Bandiera rossa”; il 2 novembre 1976 gli venne conferita alla memoria la Medaglia d’oro al valor militare. 

Benvenuto Badiali (Castel San Pietro, 1905) fu commerciante e partigiano. 

Branko Brahanzo Bittler nacque a Braslovče (Slovenia) nel 1905; di professione impresario teatrale, fu arrestato l’8 gennaio 1944 assieme alla moglie Herta Katherina Haberning, di origini austriache: i due nascondevano nel proprio appartamento alcuni ricercati inglesi. 

Il foggiano Ottavio Cirulli (1906) venne prelevato nella propria bottega di calzolaio il 9 dicembre 1943. 

Romolo Iacopini (Roma, 1898), soprannominato per l’eroismo dimostrato il “Comandante di Trionfale”, fu operaio specializzato alla “Scalera film” e uomo d’azione partigiano. 

Enzio Malatesta nacque ad Apuania Marittima (Massa Carrara) nel 1914; laureatosi nel 1938 a Milano, inizialmente insegnò al liceo “Parini” e fu direttore della rivista “Cinema e Teatro”. Trasferitosi a Roma nel 1940, fu caporedattore del “Giornale d’Italia” e, dopo l’8 settembre 1943, militò nel movimento “Bandiera rossa”. 

Il giornalista milanese Carlo Merli (1913) venne fermato l’11 dicembre 1943. 

L’operaio romano Augusto Paroli (1913) coordinava l’operato delle staffette partigiane e custodiva un deposito di munizioni e artiglieria. 

Gino Rossi detto “Bixio” (Selvazzano, 1893), di professione architetto, portò nelle file della formazione “Bandiera rossa” alcuni militari sfuggiti alle razzie naziste dopo l’armistizio dell’8 settembre. 

Il tipografo Guerrino Sbardella (Colonna, 1916) fu prelevato l’8 dicembre 1943 nella propria abitazione. 

Il calzolaio romano Filiberto Zolito (1894) fu arrestato a dicembre 1943.
Purtroppo, questo non fu l’unico eccidio nazifascista qui perpetrato.

Nel 1967, in occasione del 23° anniversario della Liberazione di Roma, a Forte Bravetta venne inaugurato un monumento alla memoria di tutte le vittime che trovarono la morte (quindi non solo gli undici, appartenenti al Movimento comunista d’Italia, fucilati il 2 febbraio 1944). Esso è costituito da tre lapidi in marmo poste su di un basamento in pietra; le due laterali recano incisi i nomi dei martiri, quella centrale l’iscrizione, a lettere capitali, “A IMPERITURO RICORDO / DEGLI EROICI PATRIOTI / CHE DURANTE / L’OCCUPAZIONE NAZISTA / IN QUESTO FORTE / FURONO FUCILATI / ACCENDENDO / CON IL SUBLIME SACRIFICIO / DELLA LORO VITA / LA FIACCOLA DELLA RESISTENZA / E DELLA RISCOSSA NAZIONALE / ROMA / NEL XXIII ANNIVERSARIO / DELLA SUA LIBERAZIONE / MEMORE E RICONOSCENTE / S.P.Q.R. / MCMLXVII”. 

Nel settembre del 2009 l’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha inaugurato in questo luogo il “Parco dei Martiri”, un nuovo giardino comunale che ha aperto al pubblico nel 2011.

Stefano Balbiani

Localizzazione

Località: Roma
Indirizzo: Forte Bravetta, Parco dei Martiri di Forte Bravetta
Comune: Roma
Provincia: Roma (RM)
Regione: Lazio
Coordinate geografiche: Latitudine 41.86802 – Longitudine 12.42340

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FONTI

Bibliografia

A. Pompeo, Forte Bravetta. Una fabbrica di morte dal fascismo al primo dopoguerra, Roma, Odradek, 2012

Sitografia

A. Osti Guerrazzi, FORTE BRAVETTA ROMA 02.02.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 28/2/2025

Enzio Malatesta, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 28/2/2025

Ettore Arena, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 28/2/2025

Monumento di Forte Bravetta, scheda pubblicata sul sito memo.anpi.it consultato il 28/2/2025

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 2/2/1944

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: Movimento comunista d’Italia

Data monumento: 1967 

Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che il monumento è stato commissionato dal Comune di Roma

Note: monumento visibile e non liberamente accessibile. Orari contingentati in base alle aperture del parco

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LA STORIA DEL FORTE BRAVETTA E L’ECCIDIO DEL 2 FEBBRAIO 1944

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