SEDE DELL’EX CINEMA PACE IN CORSO BUENOS AIRES A MILANO

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© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Nel biennio 1943-1945 molti ragazzi entrarono a far parte del Fronte della gioventù, un organismo riconosciuto dal Comitato di liberazione nazionale Alta Italia – CLNAI, il cui obiettivo era quello di riunire giovani di diversa provenienza sociale ed organizzarli in un impegno attivo volto alla liberazione del paese dall’occupazione tedesca e dal fascismo, rinato dopo gli eventi del settembre 1943, con la Repubblica sociale italiana. Secondo le intenzioni degli organizzatori le nuove leve inquadrate nel Fronte della gioventù si sarebbero formate attraverso la loro militanza attiva. Alle azioni concrete – la diffusione di materiale propagandistico antinazista ed antifascista o le azioni di sabotaggio – si sarebbe accompagnata una presa di coscienza politica: i giovani coinvolti in questo contesto avevano la possibilità di maturare democraticamente per prepararsi a diventare la classe dirigente della futura Italia. Tra i personaggi più celebri nel contesto del Fronte della gioventù si ricordano Eugenio Curiel, il quale ne elaborò il programma e, Giancarlo Tonissi, inquadrato nella 120a Brigata Garibaldi SAP e membro del Fronte della gioventù attivo nel capoluogo lombardo, che partecipò ad azioni volte alla diffusione di materiale a stampa clandestino.

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Il 5 gennaio 1945, Giancarlo Tonissi di 16 anni, Tullio Di Parti di 16 anni, Giuseppe Bodra di 18 anni, Orazio Maron di 16 anni, lanciarono volantini contro il regime e gli occupanti tedeschi all’interno del cinema Pace, in corso Buenos Aires 37. Il gruppo venne subito intercettato e arrestato da membri del “battaglione azzurro” dell’Aeronautica, che aveva la propria sede in piazza Italo Balbo (oggi piazza Novelli). Dopo essere stati sottoposti ad interrogatorio e tortura i giovani furono portati in via Botticelli (in prossimità del Politecnico) e fucilati. Lasciarono i loro corpi straziati sulla neve, sul marciapiede, come macabro monito alla popolazione e a quanti facevano parte del movimento resistenziale.

Dopo la guerra, una targa alla memoria dei giovani venne posizionata tra via Giuseppe Colombo e piazza Giuseppe Occhialini; mentre in via Nullo 12, dove visse Giancarlo Tonissi, al 1° piano vi è una lastra in marmo in sua memoria. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: corso Buenos Aires, 37
Comune: Milano 
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.479627 – Longitudine 9.210175

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Tag:

FONTI

Sitografia

C. Palmieri, Via Botticelli. Luogo della fucilazione di quattro giovanissimi partigiani appartenenti al Fronte della Gioventù il 6 gennaio 1945, articolo pubblicato sul sito mi4345.it consultato l’11/11/2024

ANPI – Comitato provinciale di Milano, scheda biografica del caduto partigiano, pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 10/11/2024

U. Murri, Lapide a quattro studenti partigiani in piazza Occhialini – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 10/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 5/1/1945

Cognome / Nome: Tonissi Giancarlo

Formazioni d’appartenenza: Fronte della gioventù – 120a Brigata Garibaldi SAP

Data/e opera: /

Autore/i: /

Note:

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ABITAZIONE DI ENRICO TORCHIO A MILANO

ABITAZIONE DI ENRICO TORCHIO A MILANO

ABITAZIONE DI ENRICO TORCHIO A MILANO

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Enrico Torchio nacque a Firenze l’11 luglio 1913 ed abitò a Milano, in via Beatrice d’Este 40. Egli durante la Resistenza fu attivo all’interno dell’Organizzazione Franchi, dove incrociò la sua vicenda con quella di Umberto Retta. Quest’ultimo, di 10 anni più giovane, era nato a Milano il 13 settembre 1923 ed abitava al 14 di viale Coni Zugna.

L’Organizzazione Franchi, della quale i due antifascisti fecero parte, prendeva il suo nome da quello utilizzato durante la Resistenza da Edgardo Sogno, ovvero “Franco Franchi”. Edgardo Sogno, liberale e monarchico fedele a Casa Savoia, dopo l’8 settembre 1943 raggiunse Brindisi per mettersi al servizio del Comando italiano: addestrato dagli alleati, venne inviato nel Nord occupato, in Piemonte, dove, a partire dall’inverno 1944 creò e diresse l’Organizzazione Franchi. Tale organizzazione – composta da partigiani azzurri o badogliani di fede monarchica – svolse azioni di natura differente, guadagnandosi una certa fama: sabotaggi, recupero di armi, organizzazione di aviolanci, estrazione di partigiani o antifascisti compromessi, scambio di prigionieri, sono tutte attività che caratterizzarono la partecipazione alla guerriglia di questa particolare unità. I risultati ottenuti sul campo dalla Franchi furono senz’altro resi possibili dai costanti collegamenti che essa teneva con gli alleati, in particolare con i servizi segreti inglesi, lo Special Operation Executive – SOE. Il comandante stesso della Franchi rappresentava infatti un fondamentale strumento per arginare il pericolo di un eccessivo spostamento a sinistra del fronte resistenziale; i sentimenti monarchici di Edgardo Sogno e le sue convinzioni antitotalitariste lo resero un importante interlocutore degli alleati.

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In largo delle Culture, tra via Tortona e via Bergognone, vi è una lapide che ricorda il luogo dove furono uccisi Enrico Torchio e Umberto Retta. Si tratta di una lapide in materiale marmoreo con apparato testuale di colore nero. Al di sopra dell’epigrafe sono posizionate le loro fotografie. 

Enrico Torchio e Umberto Retta, infatti, furono individuati mentre si trovavano al volante di un’automobile, da personale della Brigata Nera Aldo Resega, il 25 aprile 1945. Seguiti e fermati, i due membri della Franchi vennero condotti davanti agli stabilimenti della Compagnia Generale di Elettricità – CGE, in via Bergognone, dove gli operai scioperanti fremevano nell’attesa dell’insurrezione. Torchio e Retta furono uccisi a raffiche di mitragliatore allo scopo di intimidire gli operai in sciopero. 

Dopo la guerra i tre militi responsabili della strage vennero portati in tribunale e vennero condannati, rispettivamente, a morte e con una pena detentiva, mentre il terzo fu assolto per mancanza di prove; inoltre, la condanna alla pena capitale fu infine annullata, ed il tempo di detenzione previsto per l’altro imputato fu ridotto da venti a sei anni e otto mesi, scontati poi di un ulteriore anno nel 1950. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: viale Beatrice d’Este 40
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.45185, Longitudine 9.19507

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Tag:

FONTI

Bibliografia

E. Sogno. A. Cazzullo, Testamento di un anticomunista. Dalla resistenza al golpe Bianco: storia di un italiano, Mondadori, 2000

M. Flores, M. Franzinelli, Storia della Resistenza, Bari, Editori Laterza, 2019

Sitografia

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Torchio Enrico, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 28/11/2024

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Retta Umberto, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 28/11/2024

U. Murri, Lapide in memoria di Enrico Torchio e Umberto Retta – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 29/11/2024

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Episodio di via Bergognone, Milano, 25.04.1945, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 29/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 25/4/1945

Cognome / Nome: Torchio Enrico; Retta Umberto

Formazioni d’appartenenza: Organizzazione Franchi

Data/e opera: Non determinabile

Autore/i: Non conosciuto 

Note: la lapide in largo delle Culture è visibile e liberamente accessibile

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ABITAZIONE DI ENRICO TORCHIO A MILANO

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LAPIDE IN MEMORIA DI BRUNO BIRAGHI NEL QUARTIERE STADERA A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI BRUNO BIRAGHI NEL QUARTIERE STADERA A MILANO

LAPIDE IN MEMORIA DI BRUNO BIRAGHI NEL QUARTIERE STADERA A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

A fianco dell’ingresso al civico 9 di via Barrili una lapide ricorda la figura di Bruno Biraghi, giovane partigiano caduto in combattimento tra le montagne della valle dell’Ossola. Si tratta di una lapide rettangolare con apparato testuale in colore rosso.

Bruno Biraghi nacque a Milano il 27 novembre 1928. Nel capoluogo lombardo egli lavorò come apprendista presso la Officine Lombarde Apparecchi di Precisione – OLAP che si trovava in piazza Leonardo da Vinci/angolo via Spinoza. Biraghi aderì alla Resistenza ancora molto giovane; secondo i dati riportati nel tesserino per il riconoscimento delle qualifiche partigiane venne inquadrato tra gli uomini della Brigata “Rocco” operante nel piemonte nord-orientale. La “Rocco” era una delle brigate che componevano la 2a Divisione d’Assalto Garibaldi “Redi”, unità attiva nella provincia del Verbano Cusio Ossola tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945. All’interno della divisione “Redi” si trovarono a passare molti lombardi; il nome a cui era intitolata era un tributo a Giovanni Citterio,  

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avvocato comunista ed antifascista monzese che con il nome di battaglia di “Redi” cadde in combattimento tra le valli dell’Ossola nel febbraio 1944.

A fianco dell’ingresso al civico 9 di via Barrili una lapide ricorda la figura di Bruno Biraghi, giovane partigiano caduto in combattimento tra le montagne della valle dell’Ossola. Si tratta di una lapide rettangolare con apparato testuale in colore rosso.

Bruno Biraghi nacque a Milano il 27 novembre 1928. Nel capoluogo lombardo egli lavorò come apprendista presso la Officine Lombarde Apparecchi di Precisione – OLAP che si trovava in piazza Leonardo da Vinci/angolo via Spinoza. Biraghi aderì alla Resistenza ancora molto giovane; secondo i dati riportati nel tesserino per il riconoscimento delle qualifiche partigiane venne inquadrato tra gli uomini della Brigata “Rocco” operante nel piemonte nord-orientale. La “Rocco” era una delle brigate che componevano la 2a Divisione d’Assalto Garibaldi “Redi”, unità attiva nella provincia del Verbano Cusio Ossola tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945. All’interno della divisione “Redi” si trovarono a passare molti lombardi; il nome a cui era intitolata era un tributo a Giovanni Citterio, avvocato comunista ed antifascista monzese che con il nome di battaglia di “Redi” cadde in combattimento tra le valli dell’Ossola nel febbraio 1944. 

La divisione Redi partecipò alle vicende di una delle repubbliche partigiane più famose della Resistenza ovvero la “Repubblica dell’Ossola”, un’esperienza di autogoverno partigiano durata circa una quarantina di giorni che, per diversi aspetti, fornì un’interessante prefigurazione di quella che sarebbe stata poi la futura italia repubblicana. 

Quando il 10 settembre 1944 il territorio dell’Ossola risultava libero dalle forze nazifasciste – dunque pronto per l’autogoverno partigiano – alcune brigate della “Redi”, di concerto con altri reparti di garibaldini provenienti dalla Valsesia, attaccarono i presidi nazifascisti al confine sud della zona, nella cittadina di Gravellona Toce (VCO). Si trattò di uno scontro particolarmente duro, combattuto all’interno del centro abitato tra l’11 ed il 15 settembre 1944: tra le brigate impiegate figurava la “Rocco” di Bruno Biraghi. I nazifascisti utilizzarono armi pesanti, mezzi blindati ed addirittura apparecchi aerei per attacchi al suolo. Bruno Biraghi cadde combattendo per le vie di Gravellona il 12 settembre 1944, venendo colpito insieme a Luigi Bertini e Francesco Ferraris, anch’essi inquadrati nella brigata “Rocco”; nelle fonti viene riportato che i tre partigiani potrebbero essere stati fatti bersaglio di fuoco d’artiglieria.

Dopo la guerra in  via Barrili, dove Biraghi visse, venne apposta una lapide alla sua memoria. 

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Anton Giulio Barrili, 9
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.433981, Longitudine 9.175800

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Tag:

FONTI

Bibliografia

Agli albori della democrazia: la Repubblica dell’Ossola, a cura di M. Carrattieri, L. Zanotta, Milano, Biblion edizioni, 2022

Guerriglia nell’Ossola. Diari, documenti, testimonianze garibaldini, a cura di M. Fini, F. Giannantoni, R. Pesenti, M. Punzo, Milano, Feltrinelli, 1975

Sitografia

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Municipio 5, pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 23/11/2024

Bertini Luigi, Tessera per il riconoscimento delle qualifiche partigiane pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 25/11/2024

Biraghi Bruno, Tessera per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 25/11/2024

Ferraris Francesco, Tessera per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 25/11/2024

G. Deiana, Partigiani della Zona 15 : frammenti della resistenza italiana e milanese, articolo pubblicato sul sito www.digitami.it/opera.do consultato il 24/11/2024

U. Murri, Lastra in memoria di Bruno Biraghi a Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 23/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 12/9/1944

Cognome / Nome: Biraghi Bruno

Formazioni d’appartenenza: 15a Brigata “Rocco” – 2a Divisione d’Assalto Garibaldi “Redi”

Data/e opera: Non determinabile

Autore/i: Non conosciuto

Note: lapide visibile e liberamente accessibile.

Nelle fonti i partigiani che risultano colpiti con Biraghi sono: Luigi Bertani e Franco Ferraris; tuttavia una ricerca tra i nominativi della Brigata “Rocco” ha restituito i nomi di Luigi Bertini e Francesco Ferraris. Essi risultano deceduti nel contesto della Battaglia di Gravellona anche se in giorni diversi (Biraghi 12/9, Ferraris 13/9, Bertini 14/9)

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LAPIDE IN MEMORIA DI BRUNO BIRAGHI NEL QUARTIERE STADERA A MILANO

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ABITAZIONE DI ONOFRIO PORCELLI A MILANO

ABITAZIONE DI ONOFRIO PORCELLI A MILANO

ABITAZIONE DI ONOFRIO PORCELLI A MILANO

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Onofrio Porcelli nacque a Bari il 6 maggio 1901 da Emanuele Porcelli. Risiedeva a Milano in via Spartaco 36 e ai tempi della Resistenza risultava sposato e con due figli piccoli. 

Porcelli, dopo aver conseguito la laurea in medicina, si specializzò e cominciò ad operare come dentista, lavorando anche al sanatorio di Garbagnate. Nei documenti che lo riguardano viene definito “vecchio antifascista” e figura tra gli iscritti al Partito Comunista. Il medico cominciò la sua attività antifascista nel 1942 istituendo una cassa per raccogliere fondi in favore dei perseguitati politici. Attorno al suo studio milanese in rione Corvetto cominciarono ad orbitare ben presto figure legate a vario titolo all’antifascismo ed anzi proprio lo studio medico divenne una delle sedi clandestine del PCI, base importante per l’assistenza clandestina da offrirsi agli oppositori del regime. Noto in zona come “Il dottore dei poveri”, a partire dal 1943 Onofrio Porcelli costituì un gruppo di azione patriottica e nel difficile inverno 1944-45 stabilì contatti con il Corpo Volontari della Libertà – CVL. Insieme a personaggi come il dottor Alberto Mario Cavallotti, commissario di zona delle formazioni garibaldine dell’Oltrepò pavese e Paolo Monfrini, Porcelli si spese nell’assistenza medica offerta a partigiani e a fiancheggiatori della Resistenza; lo studio del medico divenne un punto di riferimento a livello locale, destando immancabilmente i sospetti fascisti.

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Egli, inquadrato dunque nella 114a Brigata Garibaldi SAP, nonostante fosse stato avvertito che la sua posizione era ormai compromessa agli occhi delle autorità di Salò, rifiutò di lasciare il proprio posto. Il 21/4/1945 alle ore 20:30, dunque pochi giorni prima dell’insurrezione che avrebbe portato alla Liberazione, venne raggiunto e tratto in arresto presso la propria abitazione: cinque militi della Legione Mobile Ettore Muti lo prelevarono senza dargli neppure il tempo di indossare le scarpe, destinandolo agli interrogatori e alle torture nella loro sede, in viale Lucania 3. Onofrio Porcelli venne qui trattenuto come “pericoloso comunista” e trasferito successivamente nel campo di Chiaravalle (MI) dove fu assassinato a colpi d’arma da fuoco insieme ad un altro oppositore politico, Nello Salvi.

Ad Onofrio Porcelli nel dopoguerra venne intitolata la sezione del PCI attiva nel Rione Corvetto; il dottor Alberto Mario Cavallotti, che con Porcelli aveva collaborato durante l’attività clandestina, dopo la Liberazione fece parte della Consulta e nel 1948 venne eletto deputato alla Camera per il Partito Comunista.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Spartaco, 36
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.45794 – Longitudine 9.21219

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FONTI

Fonti d’archivio

Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Corpo Volontari della Libertà, s. Documentazione e materiale storico-statistico, b. 168, fasc. 551 b, «P. Caduti partigiani, biografie incomplete»

Sitografia

ANPI, Cavallotti Alberto Mario, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 22/11/2024

ANPI, Porcelli Onofrio, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 22/11/2024

ANPI, Salvi Nello, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 22/11/2024

ANPI Garbagnate Cesate, Il sanatorio, articolo pubblicato sul sito anpigarbagnatecesate.org consultato il 23/11/2024

E. Tarroni, Giuseppe Genna: scrittore in Milano, Mondo, articolo pubblicato sul sito giugenna.com consultato il 22/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 22/4/1945

Cognome / Nome: Porcelli Onofrio

Formazioni d’appartenenza: 114a Brigata Garibaldi

Data/e opera: /

Autore/i: /

Note: Una lapide dedicata alla memoria di Onofrio Porcelli è posizionata in viale Lucania 3, dove aveva sede il distaccamento della Legione Muti che qui interrogò e torturò Porcelli.

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ABITAZIONE DI ONOFRIO PORCELLI A MILANO

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ABITAZIONE DI ADOLFO FONTANA IN VIALE BLIGNY A MILANO

ABITAZIONE DI ADOLFO FONTANA IN VIALE BLIGNY A MILANO

ABITAZIONE DI ADOLFO FONTANA IN VIALE BLIGNY A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Adolfo Fontana nacque a Milano, nel quartiere di Musocco, il 28 aprile 1888 da Giuseppe Fontana. Abitava al numero 14 di viale Bligny ed era sposato con Davidica Casiraghi; sarà proprio la moglie a fornire alcune notizie precise relative al marito poco dopo la fine della guerra, nel 1946. Fontana, con una lunga militanza socialista alle spalle, durante la Resistenza si attivò per dare vita ad una cellula clandestina, la “Edison Gas Orobia”, collegata direttamente alla 117a Brigata SAP “Marco Riccardi” attiva nel capoluogo lombardo tra il 1944 ed il 1945. Le Squadre di Azione Patriottica – SAP erano gruppi organizzati in pochi membri – tra le 10 unità e qualche decina – attivi nelle città occupate durante la Resistenza. Differenti dai Gruppi d’Azione Patriottica – GAP per numeri e compiti, le SAP svolgevano azioni a danno di tedeschi e neofascisti di varia natura. Tra le principali attività delle SAP sicuramente quella di stabilire e tenere i collegamenti tra le forze antifasciste attive nelle città e quelle attive sulle montagne, le cosiddette formazioni “foranee”. Quando, a causa della loro attività, i “sappisti” – così erano chiamati i membri della squadre – vedevano compromessa la loro posizione, venivano dirottati verso le brigate partigiane stanziate tra i monti e le valli. Altro fondamentale compito delle SAP era quello di tenere collegamenti con le fabbriche attraverso attività di propaganda e di reclutamento.

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Tra le azioni compiute dai sappisti troviamo poi il disarmo dei militi di Salò, dunque il recupero di armi e risorse da destinarsi alle formazioni partigiane, i sabotaggi alle linee di produzione, l’organizzazione e l’incitamento agli scioperi; nei giorni della Liberazione le Squadre d’azione patriottica e gli operai degli stabilimenti industriali avrebbero agito simultaneamente per occupare e difendere gli impianti produttivi ed altre strutture di importanza strategica. La 117a Brigata SAP “Marco Riccardi” entro la quale operò Fontana, fu attiva nel 5° settore della città di Milano, in una zona densamente presidiata dalle forze nazifasciste.

Adolfo Fontana fu arrestato da uomini delle Schutzstaffel o SS italiane il 2 marzo 1944 nella sua abitazione di viale Bligny; condotto dapprima nel carcere di San Vittore venne poi avviato alla deportazione in quanto oppositore politico. Dopo un transito nel campo di Fossoli giunse a Mauthausen dove gli venne assegnato il numero di matricola 57124. Trasferito nel sottocampo di Gusen – noto come “il cimitero degli italiani” – Adolfo Fontana fu assassinato il giorno 11 gennaio 1945 all’età di 55 anni.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: viale Bligny, 14
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.45127 – Longitudine 9.18863

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FONTI

Bibliografia

L. Ganapini, Una città, la guerra. Milano (1939-1951), Milano, Angeli, 1988

Sitografia

ANPI – Comitato privinciale di Milano, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 23/11/2024

ANPI – Comitato privinciale di Milano, scheda biografica pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 23/11/2024

Arolsen Archives, scheda di Adolfo fontana, pubblicata sul sito collections.arolsen-archives.org consultato il 24/11/2024

Fontana Adolfo, Tessera di riconoscimento delle qualifiche partigiane, pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 24/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 2/3/1944

Cognome / Nome: Fontana Adolfo

Formazioni d’appartenenza: Cellula Socialista

Data/e opera: /

Autore/i: /

Note: /

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ABITAZIONE DI ADOLFO FONTANA IN VIALE BLIGNY A MILANO

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