LA SEDE CLANDESTINA DI GIUSTIZIA E LIBERTA’ IN VIA GOLDONI, A MILANO: MARIA CANTÙ E ANGELO FINZI

LA SEDE CLANDESTINA DI GIUSTIZIA E LIBERTA’ IN VIA GOLDONI, A MILANO: MARIA CANTÙ E ANGELO FINZI

LA SEDE CLANDESTINA DI GIUSTIZIA E LIBERTA’ IN VIA GOLDONI, A MILANO: MARIA CANTÙ E ANGELO FINZI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

In via Goldoni 86 a Milano, durante la Resistenza, si trovava una base clandestina del movimento Giustizia e Libertà. Fra coloro che operavano in questo luogo, ricordiamo Maria Cantù – staffetta – e Angelo Finzi – capo dell’Ufficio informazioni partigiano -.

Maria Cantù nacque a Milano il 19 maggio 1912. Tra il 1943 ed il 1945 operò in qualità di staffetta per le formazioni Giustizia e Libertà – GL nel capoluogo lombardo. Con il soprannome di “Mariuccia” si occupò dunque di portare dispacci, documenti falsi e denaro tra le vie della città occupata. Venne arrestata nella sede clandestina del comando GL in via Goldoni 84 da militari della Repubblica sociale italiana – RSI, il 24 gennaio 1944; portava con sé, tra le altre cose, denaro e documenti che avrebbero dovuto consentire l’espatrio di alcuni ebrei e di ex prigionieri alleati. “Mariuccia” venne subito trasferita al civico 2 di via Rovello, dove aveva sede centrale il comando della Legione autonoma mobile Ettore Muti e qui, nelle stanze adibite a celle, analoga sorte di prigionia toccò ad Angelo Finzi.

Angelo Finzi nacque a Pavia il 31 luglio 1910 da Arturo Finzi ed Enrichetta Rina Massarani. Trasferitosi a Padova molto giovane, nella città veneta conseguì il diploma in ragioneria presso un istituto tecnico-commerciale, per poi iscriversi all’università Ca Foscari di Venezia ed ottenere la laurea in Economia e commercio. 

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Il giovane, poiché appartenente alla minoranza ebraica, in seguito all’emanazione delle leggi razziali del 1938 fu spesso costretto a cambiare residenza e ad espatriare. Quando rientrò in Italia, con il nome di Vito Silvestri, aderì alla Resistenza militando anch’esso, come “Mariuccia”, nelle formazioni legate al Partito d’Azione.

Il trentaquattrenne pavese collaborò alla diffusione di materiale a stampa clandestino, ma soprattutto ricoprì il delicato ruolo di ufficiale di collegamento: si occupò, ad esempio, di recapitare i fondi in denaro provenienti da paesi esteri – come l’Inghilterra – destinati alla Resistenza locale. “Vito” venne catturato da personale della Legione Muti il 25 gennaio 1945 mentre si stava recando nella base GL di via Goldoni con denaro e documenti, senza sapere che essa era ormai compromessa.

Dopo alcuni giorni di interrogatori e torture Maria Cantù e Angelo Finzi furono uccisi a colpi d’arma da fuoco, nella notte tra il 2 ed il 3 febbraio 1945. I loro corpi vennero gettati sul bordo strada in via Airaghi, al limitare dei campi. Furono dei passanti ad interessarsi affinché le salme ricevessero un trattamento adeguato. Nei verbali redatti dal personale della Legione Muti, al tempo della vicenda venne avviato un depistaggio, del quale i tribunali avranno modo di occuparsi alcuni anni dopo la fine della guerra: accanto ai nomi di Maria Cantù ed Angelo Finzi venne falsamente riportato che essi erano stati rilasciati e non giustiziati ed abbandonati alla periferia di Milano. Il personale della Muti coinvolto nell’assassinio venne infine giudicato colpevole dalla Corte d’Assise di Milano nel 1947, con l’accusa di uccisione premeditata.

A poche decine di metri dall’ingresso dell’Acquatica Park in via Airaghi 61, affissa ad un basso muro di cemento a bordo strada, si trova una lapide dedicata alla memoria di Maria Cantù ed Angelo Finzi, è posizionata nel luogo in cui i loro corpi furono rinvenuti.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Goldoni, 86
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.469336 – Longitudine 9.222146

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Tag:

FONTI

Bibliografia

L. Pestalozza, Processo alla Muti, Milano, Feltrinelli, 1956

Sitografia

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Episodio di Via Airaghi, Milano 03.02.1945, scheda pubblicata sul portale www.straginazifasciste.it consultato il 14/11/2024

Maria Cantù, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 14/11/2024

L. Pulici, Maria Cantù (Mariuccia), scheda pubblicata sul sito  www.chieracostui.com consultato il 14/11/2024

Finzi Angelo, tessera di riconoscimento delle qualifiche partigiane pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 14/11/2024

ANPI, Angelo Finzi, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it 

La comunità ebraica di Padova ricorda il partigiano Angelo Finzi: «È il simbolo dei tanti ebrei italiani che diedero la vita per la libertà», articolo pubblicato sul sito www.padovaoggi.it consultato il 13/11/2024

CDEC, Angelo Finzi, scheda biografica pubblicata sul sito digital-library.cdec.it consultato il 14/11/2024

ANPI Comitato provinciale di Milano, I luoghi del terrore nazifascista, articolo pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 14/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 3/2/1945

Cognome / Nome: Cantù Maria; Finzi Angelo

Formazioni d’appartenenza: Comando formazioni Giustizia e Libertà

Data/e opera: /

Autore/i: /

Note: /

contatti

LA SEDE CLANDESTINA DI GIUSTIZIA E LIBERTA’ IN VIA GOLDONI, A MILANO: MARIA CANTÙ E ANGELO FINZI

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LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI TACCHINI A MILANO – ZONA PORTA RISORGIMENTO

LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI TACCHINI A MILANO – ZONA PORTA RISORGIMENTO

LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI TACCHINI A MILANO – ZONA PORTA RISORGIMENTO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

A sinistra dell’ingresso al civico 5, in piazza Dateo, è affissa una lapide dedicata alla figura di Luigi Tacchini. Si tratta di una lastra rettangolare di marmo rosa, sotto la quale è apposta una corona in materiale bronzeo. In questa casa abitò Luigi Tacchini, nato a Milano il 3 dicembre 1898. Tacchini, sposato con Alba Ferrari, lavorò al quotidiano «Corriere della sera», entro il quale riuscì a fare carriera, arrivando ad essere nominato nel ruolo di capo del reparto spedizioni. 

Tacchini, nel mentre, fu attivo all’interno di una cellula comunista e in tale contesto gli venne richiesto di agire “dall’interno”. Per questo dovette aderire al Partito nazionale fascista – PNF ed indossare la camicia nera, per rendersi insospettabile con i colleghi fascisti; ma questo comportò odio e isolamento da parte dei compagni antifascisti. 

In realtà Tacchini arrivò addirittura ad ospitare presso la sua abitazione Pietro Secchia, antifascista, politico e infine senatore della Repubblica, che durante la Resistenza fece parte anche del Comando centrale delle Brigate Garibaldi; e, La scheda personale di Tacchini, per il riconoscimento delle qualifiche partigiane, lo indica anche come facente parte del Comando Militare Zona Valsesia – Brigata Comando.

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Inoltre, il capo del reparto spedizioni ebbe un ruolo anche nei grandi scioperi del marzo  1943, i quali passarono alla storia come il simbolo di una frattura ormai insanabile tra il fascismo e la classe operaia italiana e che portarono agli arresti di alcuni lavoratori del Corriere.

La posizione di Luigi Tacchini fu definitivamente compromessa, un anno dopo, con gli scioperi del marzo 1944, caratterizzati – rispetto a quelli dell’anno precedente – da una marcata valenza politica antifascista ed antinazista, durante i quali il lavoratore del Corriere “incrocerà le braccia” al pari di altri colleghi. L’espressione indica il gesto di rifiuto del lavoro che durante gli eventi in questione coinvolse decine e decine di migliaia di lavoratori, non esclusivamente del settore industriale, ma anche, come nel caso del Corriere, di altre realtà lavorative. La mattina del 1° marzo Luigi Tacchini scelse dunque di rimanere fuori dalla sede del giornale insieme agli altri lavoratori, pur sapendo, o potendolo perlomeno immaginare, che la sua posizione sarebbe stata oggetto di verifiche. 

La risposta nazifascista fu radicale e rapida: cominciarono ben presto gli arresti, le deportazioni e le fucilazioni che, nella mente degli ideatori, dovevano servire a scoraggiare ulteriori fermate del lavoro in ogni ambito. Il giorno successivo Tacchini, presentatosi regolarmente al lavoro, venne intercettato dalle “autorità di pubblica sicurezza” che lo invitarono a seguirli per risolvere “questioni formali”: in realtà il suo destino era scritto. Luigi Tacchini venne detenuto dapprima nel carcere di San Vittore, con altri lavoratori del «Corriere della Sera» – l’impiegato Otello Ghirardelli, l’operaio Dionigi Parietti, il giornalista Mario Miniaci,  il linotipista Ferdinando De Capitani, lo spedizioniere Torquato Spadi e l’ex domestico di Giuseppina Crespi, proprietaria del Corriere -. Vennero tutti destinati alla deportazione nei campi tedeschi. Partiti dalla stazione di Milano Centrale, giunsero a Innsbruck, per poi essere trasportati nel campo di Mauthausen: qui a Tacchini venne assegnato il numero di matricola 57628 e sulla sua divisa di detenzione venne cucito il triangolo rosso, il simbolo utilizzato per segnalare gli oppositori politici all’interno del sistema concentrazionario tedesco. Trasferito nel sottocampo di Ebensee, al quale vennero complessivamente destinati 1.000 italiani, vi morì il 22 luglio 1944.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazzale Dateo, 7
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46858 – Longitudine 9.21649 

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Tag:

FONTI

Bibliografia
1944. L’anno della svolta. Lavoro e resistenza: gli scioperi del marzo, la deportazione operaia e il Patto di Roma, a cura di Edmondo Montali, Futura Editrice, 2015.

Sitografia

Scheda personale di Tacchini Luigi, pubblicata sul sito collections.arolsen-archives.org consultano il 12/11/2024

D. Casati, Una formalità chiamata Mauthausen – La storia dei quattro dipendenti del Corriere della Sera morti in un campo di concentramento, articolo pubblicato sul sito reportage.corriere.it consultato il 12/11/2024

E. Gencarelli, Partito e classe a Milano negli scioperi del 1943-44, saggio pubblicato sul sito ìwww.reteparri.it consultato l’11/11/2024

U. Murri, Lastra in memoria di Luigi Tacchini – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 10/11/2024

ANPI- Comitato provinciale di Milano, Tacchini Luigi, scheda biografica pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 12/11/2024

Istituto per la storia dell’età contemporanea, I grandi scioperi di marzo 1944, articolo pubblicato sul sito fondazioneisec.it consultato il 13/11/2024

Per uno sguardo complessivo sulla vicenda di deportazione dall’Italia, si rimanda al sito dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti: deportati.it

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 2/3/1944 

Cognome / Nome: Tacchini Luigi

Formazioni d’appartenenza:  Comando Militare Zona Valsesia – Brigata Comando 

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non conosciuto

Note: Lapide visibile e liberamente accessibile

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LAPIDE IN MEMORIA DI LUIGI TACCHINI A MILANO – ZONA PORTA RISORGIMENTO

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IL CIVICO 23 IN CORSO VITTORIO EMANUELE II, A MILANO: LE FAMIGLIE TURATI-KULISCIOFF E GENTILI

IL CIVICO 23 IN CORSO VITTORIO EMANUELE II, A MILANO: LE FAMIGLIE TURATI-KULISCIOFF E GENTILI

IL CIVICO 23 IN CORSO VITTORIO EMANUELE II, A MILANO: LE FAMIGLIE TURATI-KULISCIOFF E GENTILI

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Sotto i portici in Corso Vittorio Emanuele II, al civico numero 23, si trova una delle più celebri sedi del socialismo milanese. Dalla Famiglia Turati Kuliscioff a quella di Dino Gentili, le stanze affacciate sulla piazza hanno ospitato nel corso del tempo alcune delle figure dei più noti intellettuali del Novecento italiano.

In due distinti punti, sulla facciata del palazzo, sono collocate targhe e una lapide in memoria della famiglia Turati-Kuliscioff, che nell’edificio non solo visse, ma vi lavorò intensamente. Una delle targhe, in materiale bronzeo, è interamente occupata dalla riproduzione in rilievo dei busti di Filippo Turati e di Anna Kuliscioff; sotto di essa un’altra targa bronzea riporta una dicitura dedicata alle due importanti figure. Qualche metro più a destra, una lapide in materiale marmoreo, riportante all’incirca il medesimo apparato testuale, è affissa su quello che forse un tempo era l’ingresso dell’abitazione. 

Filippo Turati nacque nel 1857 in provincia di Como da Adele de Giovanni e Pietro Turati. Figlio di un funzionario prefettizio, si laureò in giurisprudenza a Bologna, manifestando ben presto una natura eclettica. Pur avendo diversi interessi – tra cui la poesia – si orientò infine verso la politica, finendo per lasciare un segno indelebile nella storia dell’Italia contemporanea e della sua evoluzione politica.

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In seguito all’adesione al marxismo, fondò insieme alla socialista russa Anna Kuliscioff – alla quale poi si unì sentimentalmente – la Lega socialista milanese (1889) e la rivista «Critica sociale» (1891), tappe fondamentali per la costituzione, nel 1892, del Partito socialista dei lavoratori italiani (il quale poco tempo dopo divenne Partito socialista italiano – PSI). Secondo Turati le possibilità di miglioramento delle condizioni del movimento operaio risiedevano nella rappresentanza parlamentare e nel concetto di gradualismo; non si trattava cioè di conquistare “tutto e subito” ma di effettuare un lavoro progressivo di tutela ed ampliamento degli interessi dei lavoratori nei luoghi della politica. La sua linea di pensiero – il riformismo – gli procurò non pochi scontri all’interno del partito, scontri che avvenivano in anni di avvenimenti di enorme portata e complessità per l’Europa, tra cui la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione d’ottobre. In seguito all’inasprirsi dello scontro tra massimalisti e riformisti, nel 1922 Turati venne espulso dal PSI e aderì al Partito socialista unitario. L’avvento del fascismo e la sua violenta affermazione – dalla Marcia su Roma all’emanazione delle leggi fascistissime – significarono per Turati l’esilio a Parigi. Lontano dall’Italia, Turati, al pari di altri esuli, osservò il fascismo ed il suo consolidamento e mise in guardia l’Europa: fu l’ormai anziano socialista a scrivere il manifesto della Concentrazione antifascista e ad affermare che il fascismo, nato dalla guerra, solo guerra avrebbe significato. Filippo Turati morì a Parigi nel marzo del 1932 e venne sepolto nel cimitero di Père-Lachaise; mentre nel 1948 le sue spoglie furono traslate nel Cimitero Monumentale di Milano. 

Anna Kuliscioff nacque presumibilmente il 9 gennaio 1854 (Fondazione Kuliscioff) da una famiglia di origine ebraica, in Crimea. Fu costretta, a causa della sua gioventù rivoluzionaria – in quanto seguace delle idee di Bakunin e successivamente aderente al Marxismo – ad abbandonare in modo definitivo la Russia nel 1917. Una delle tappe del suo peregrinare fu la Svizzera, dove si era recata per continuare gli studi; poiché nella Russia zarista risultava vietato l’accesso alle donne nelle università. 

I viaggi in Italia, invece, portarono la Kuliscioff a laurearsi in medicina a Napoli e proprio nella città partenopea, nel 1885, conobbe Filippo Turati: fu l’inizio di un’unione politica e sentimentale che tuttavia seppe conservare le personalità e le aspirazioni dei personaggi coinvolti. Quando fondarono la Lega socialista milanese, fu un passo fondamentale, non solo per il Socialismo in generale, ma anche per la Kuliscioff e le sue battaglie, fortemente incentrate sul tema del rapporto uomo-donna. Un rapporto, quest’ultimo, caratterizzato dal radicato monopolio maschile: la conquista della libertà per la donna, secondo la Kuliscioff, era raggiungibile attraverso la rottura di schemi sociali, politici e giuridici di antiche origini. Un passo fondamentale sulla via della soluzione dei problemi e delle ingiustizie, cui la donna era sottoposta, passava attraverso l’eguale retribuzione del lavoro per i due sessi e dalla questione del suffragio femminile. 

Quando Anna Kuliscioff e Filippo Turati andarono a convivere nell’appartamento al civico 23, accanto a piazza Duomo, le stanze del palazzo diventarono la sede della redazione di «Critica sociale», rivista che diventò ben presto espressione del Socialismo nel Paese e – durante gli anni di Giolitti – un baluardo in difesa della corrente del Socialismo riformista. Luogo di discussione politica e di cultura, su «Critica Sociale» vennero ospitati i pezzi di alcuni dei più noti italiani del periodo, tra cui Luigi Einaudi, Giacomo Matteotti e Carlo Rosselli. La rivista non sopravvisse al fascismo dilagante, desideroso di annullare qualunque voce contrapposta alla sua linea e l’ultimo fascicolo uscì nel settembre-ottobre 1926. 

Anna Kuliscioff morì nel dicembre del 1925, al termine dell’anno in cui Benito Mussolini, prendendosi la responsabilità morale e politica dell’omicidio Matteotti in un discorso alla Camera, incatenava il paese alla dittatura.

Per quanto riguarda la figura di Dino Gentili, nonostante l’importanza della sua attività antifascista – e non solo – essa non viene ricordata attraverso alcun elemento commemorativo. 

Dino Gentili nacque a Milano il 25 giugno del 1901 da Pia Ravà e Gerolamo Sordello, famiglia ebraica di ceto borghese e di educazione laica, che gestiva un esercizio commerciale nello stesso edificio dove vivevano Filippo Turati e Anna Kuliscioff, al civico 23. Il suo avvicinamento alle idee socialiste fu, anche per questo, del tutto naturale: si iscrisse al partito nel 1918 e il rapporto con il Socialismo venne ulteriormente rafforzato dai legami familiari, quando sposò la figlia di Angelo Filippetti, sindaco socialista di Milano.

Nel periodo dell’avvento e dell’affermazione del fascismo, Gentili si costruì una carriera da commerciante e ciò gli permise di ottenere diversi passaporti e di operare in chiave antifascista, durante i numerosi spostamenti che richiedeva la sua attività. Nel 1929 entrò a far parte del movimento Giustizia e Libertà – GL, tenendo in tal senso i collegamenti tra l’Italia e il gruppo di esuli in Francia, a Parigi. Gentili venne arrestato nel 1930, il 30 di ottobre, in seguito ad una delazione e condannato ad una reclusione di 8 mesi; schedato nel Casellario politico centrale, gli fu impedito di praticare attività politica sino al 1936. Nel 1937 si recò a Londra, dove entrò nell’associazione antifascista “Italia Libera”, che oltremànica si spese per diffondere l’idea che un’Italia alternativa a quella della dittatura fosse possibile e da conquistarsi con la consapevolezza, evitando di accettare una resa con passività. Gentili collaborò con alcuni giornali inglesi – come il «The tribune» – sui quali cominciarono a comparire articoli di propaganda antifascista firmati con lo pseudonimo di “Nicola De Luca”. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno del 1940 fu internato, in quanto italiano, ma venne subito liberato, perché il suo nome risultava nell’elenco di persone per i quali il conte Carlo Sforza aveva dato garanzia di sicura fede antifascista. Tra il 1940 e il 1942 Gentili si spostò tra gli Stati Uniti d’America e l’Inghilterra con l’obiettivo – attraverso un lavoro allo stesso tempo di propaganda antifascista e di diplomazia –  di rendere meno dure le future condizioni che sarebbero state imposte all’Italia e a quei tentativi risale il “memoriale Gentili”, opera entro la quale emergevano le speranze dell’antifascismo ma anche delle considerazioni troppo ottimistiche riguardo la caduta del regime. 

Alla fine del settembre 1943 Dino Gentili si recò a Napoli, dove contribuì alla rifondazione della Camera del lavoro napoletana e del segretariato della Confederazione generale del lavoro – CGL in meridione, arrivando poi ad interessarsi del mondo editoriale: nel 1944, durante l’ultimo inverno di guerra, si spostò a Firenze e durante il soggiorno in Toscana, perseguendo l’interesse riguardante l’editoria antifascista, fondò la sua casa editrice, la «Edizioni U», insieme a membri storici dell’Azionismo.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Dino Gentili proseguì la sua carriera lavorativa, venendo nominato Direttore generale del settore tessile dell’United nations relief and rehabilitation administration – UNRRA. 

Con la fine del Partito d’Azione, Gentili rientrò nel PSI e nel 1948 fu candidato per il Fronte Popolare. 

Nel corso della sua carriera, Gentili prepose sempre l’importanza della politica a quella dell’attività professionale. In un mondo che usciva dalla guerra con la necessità di ricostruirsi e di evitare ulteriori possibili epoche buie, i rapporti internazionali, nel suo caso inerenti la sfera economica, apparivano quanto mai necessari, in Europa e al di fuori di essa. Gentili in questo senso viaggiò molto e incontrò i rappresentanti di diversi paesi: estese la sua attività di import-export al Sudamerica, all’Iran e ad altri paesi afro asiatici, ed aprì scambi commerciali anche con Cuba.

Dino Gentili morì a Milano il 5 settembre 1984.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele II, 23
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI) 
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46582 – Longitudine 9.19571

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Tag:

FONTI

Bibliografia

G. De Luna, Il partito della Resistenza. Storia del Partito d’Azione (1942-1947), Milano, UTET, 2021

F. Turati, Rifare l’Italia, a cura di G. Scirocco, Biblion edizioni, 2020

P. Garofalo, Cento anni di socialismo: dal partito rivoluzionario di Romagna a Bettino Craxi, Catania, Officina della stampa edizioni, 2019.

Sitografia

A. Kuliscioff, profilo biografico pubblicato sul sito www.fondazioneannakuliscioff.it consultato il 9/12/2024

M. Castoldi, Casa Turati Kuliscioff, articolo pubblicato sul sito mi4345.it consultato il 7/12/2024

A. Bertani, Dino Gentili, profilo biografico pubblicato sul sito www.metarchivi.it consultato il 7/12/2024

A. Alosco, Gentili Dino, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 7/12/2024

F. Fantarella, Anna Kuliscioff, profilo biografico pubblicato sul sito www.enciclopediadelledonne.it consultato il 9/12/2024

G. Scirocco, Turati Filippo, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato l’8/12/2024

Critica Sociale – portale della rivista storica del socialismo fondata da Anna Kuliscioff e Filippo Turati nel 1891, www.criticasociale.net consultato il 7/12/2024

Partito socialista italiano, voce pubblicata sul sito www.treccani.it consultato il 7/12/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: /

Cognome / Nome: Gentili Dino; Kuliscioff Anna; Turati Filippo

Formazioni d’appartenenza: Partito Socialista Italiano; Partito d’Azione

Data/e opera: 1987 per quanto riguarda la targa in bronzo Turati-Kuliscioff e 1948 per quanto riguarda la targa in marmo Turati-Kuliscioff

Autore/i: l’epigrafe della targa marmorea dedicata alla famiglia Turati-Kuliscioff fu dettata da Alessandro Schiavi

Note: lapide e targhe visibili e liberamente accessibili

contatti

IL CIVICO 23 IN CORSO VITTORIO EMANUELE II, A MILANO: LE FAMIGLIE TURATI-KULISCIOFF E GENTILI

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LAPIDE ALLA MEMORIA DI AUGUSTO MONARI A MILANO – PORTA MAGENTA

LAPIDE ALLA MEMORIA DI AUGUSTO MONARI A MILANO – PORTA MAGENTA

LAPIDE ALLA MEMORIA DI AUGUSTO MONARI A MILANO – PORTA MAGENTA

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Leggermente a destra dell’ingresso al civico n° 4 di piazza Wagner si trova posizionata una lapide dedicata alla memoria di Augusto Monari.

Augusto Monari nacque a Milano il 13 marzo 1906 e visse in piazza Wagner. Di professione operaio, lavorò presso gli stabilimenti Borletti di via Washington: specializzati nella produzione di orologi, cronometri ed altri apparecchi legati alla meccanica di precisione, negli anni Trenta del 1900 arrivarono a contare circa 2000 persone fra operaie ed operai specializzati. 

Nel contesto dei grandi scioperi del marzo 1943 – le cui parole d’ordine furono “Pane e Pace” – Augusto Monari ebbe un ruolo di organizzatore. Egli fu cioè tra coloro che, attraverso attività come, riunioni tra le maestranze, diffusione di manifesti contro la guerra e di notizie degli scioperi avvenuti in Piemonte, si erano adoperati attivamente per organizzare la fermata del lavoro. La reazione tedesco-fascista fu immediata e colma di sofferenze per molti degli organizzatori e partecipanti: per questa sua attività Monari venne arrestato e detenuto presso il carcere di San Vittore, dove rimase per 5 mesi. Dopo la scarcerazione Monari, tra l’autunno e l’inverno del 1943, contribuì attivamente alla formazione di un gruppo antifascista nell’area di Vittuone (Milano), una zona caratterizzata allora da numerosi agglomerati industriali.

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Tale gruppo avrebbe poi costituito la base per la creazione di una brigata partigiana “volante” – ossia dedita ad azioni ad ampio raggio –  in forze alla 113a Brigata Garibaldi SAP “Martiri di via Tibaldi”, costituita il 17 marzo 1945. Sempre a Vittuone, grazie agli sforzi del coraggioso operaio, si costituì un Comitato di Liberazione Nazionale – CLN, che avrebbe svolto un importante lavoro di recupero e di trasmissione di informazioni, in collegamento con il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia – CLNAI.

Monari fu ucciso a Milano il 13 febbraio del 1945 da truppe tedesche.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazza Riccardo Wagner, 4
Comune: Milano 
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.468380 – Longitudine 9.156112

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Tag:

FONTI

Fonti d’archivio

Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Corpo Volontari della Libertà, s. Documentazione e materiale storico-statistico, b. 167, fasc. 546 a, «M. Caduti partigiani, biografie incomplete»

Sitografia

ANPI, Augusto Monari, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 29/11/2024

Fratelli Borletti, scheda pubblicata sul sito archiviostorico.fondazionefiera.it consultato il 29/11/2024

ISEC – Istituto per la storia dell’età contemporanea di Sesto San Giovanni, Brigate Garibaldi 111ª, 113ª, 113ª IV bis, 190ª, brigata Bernori. 1945 maggio 4 – 1949 ottobre 5, documenti pubblicati sul sito lombardiarchivi.servizirl.it consultato l’1/12/2024

Stabilimento Borletti, scheda pubblicata sul sito www.lombardiabeniculturali.it consultato il 29/11/2024

P. Donati, Operaio Augusto Monari. Resistente, articolo pubblicato sul sito partitodemocraticomi7.wordpress.com consultato il 28/11/2024

J. Sacerdote, Augusto Monari, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 28/11/2024

G. Scirocco, L. Borgomaneri, Episodio di Milano, 13.02.1945, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 30/11/2024

R. Cairoli, “Vogliamo Pane e Pace”. Milano: marzo 1943, articolo pubblicato su www.letteraicompagnirivista.com consultato il 28/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 13/2/1945

Cognome / Nome:  Monari Augusto

Formazioni d’appartenenza: /

Data/e opera: non determinabile

Autore/i: non conosciuto

Note: Lapide visibile e liberamente accessibile

contatti

LAPIDE ALLA MEMORIA DI AUGUSTO MONARI A MILANO – PORTA MAGENTA

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VIA “GIANFRANCO MATTEI” A MILANO: CHI ERA?

VIA “GIANFRANCO MATTEI” A MILANO: CHI ERA?

VIA “GIANFRANCO MATTEI” A MILANO: CHI ERA?

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Gianfranco Mattei nacque a Milano il giorno 11 dicembre 1916 dall’avvocato Ugo Mattei e da Clara Friedmann, glottologa.

I Mattei-Friedmann si trasferirono diverse volte dopo la Prima guerra mondiale spostandosi tra Genova, Varese e Firenze. Il nucleo famigliare era caratterizzato da un’avversione al regime fascista: il padre Ugo aderì al movimento Giustizia e Libertà ed in tale contesto conobbe Ferruccio Parri ed i fratelli Carlo e Nello Rosselli; quindi per i suoi figli fu quasi naturale sviluppare sentimenti antifascisti, che si sarebbero poi rivelati in tutto il loro coinvolgimento a partire dall’emanazione delle leggi razziali e dall’ingresso italiano nel conflitto, nel 1940. 

La carriera scolastica di Gianfranco Mattei mostrò ben presto le qualità intellettuali del giovane che, dopo essersi diplomato a Firenze, proseguì gli studi all’università. Nel capoluogo toscano Gianfranco Mattei si iscrisse alla facoltà di chimica per laurearsi a pieni voti il 25 ottobre del 1938. Poiché dotato di notevoli capacità il giovane entrò nel gruppo di lavoro di Giulio Natta – premio Nobel per la chimica nel 1963 – presso il Politecnico di Milano dove, grazie ad una borsa di studio, poté intraprendere il percorso che lo avrebbe portato alla docenza universitaria.

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Mattei divenne professore il 1° dicembre 1940, con nomina alla cattedra di chimica analitica. Al fine di poter ricoprire ruoli all’interno del mondo accademico – prima come assistente e poi come professore – Mattei fu costretto a iscriversi al Partito nazionale fascista – PNF e a giurare fedeltà al Re ed al regime. 

Se già il clima familiare lo aveva spinto a maturare un’avversione al fascismo molto personale, la chiamata alle armi segnò un altro fondamentale passo nel suo percorso antifascista. Nel periodo sotto le armi fu impiegato in un primo momento, nella primavera-estate del 1941, nell’ufficio incaricato della censura della posta estera, a Roma; tra il maggio ed il luglio 1942 venne destinato invece al 2° magazzino chimico d’armata in Friuli Venezia Giulia, a Cormons. 

Gli eventi del luglio 1943 – la destituzione di Mussolini – si tradussero in un coinvolgimento attivo nell’opposizione al fascismo di diversi membri della famiglia Mattei, tra cui il padre Ugo e la sorella Teresa, la quale già aveva subito un arresto nel 1938, in seguito alle proteste contro l’emanazione delle leggi razziali. 

Nel clima di disfacimento dello stato italiano che si sarebbe manifestato con l’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre, Gianfranco e Teresa decisero di aderire al Partito comunista italiano – PCI. Si trattò di una scelta non condizionata da particolari adesioni ideologiche, quanto dal fatto che il Partito comunista appariva meglio organizzato rispetto agli altri partiti antifascisti e guidato da una forte determinazione nell’opporsi al nazifascismo. Insieme al padre, costretto alla clandestinità a causa degli inviti rivolti a sabotare la produzione industriale a danno dei tedeschi, Gianfranco e Teresa si diressero a Roma. Qui il giovane chimico mise le sue competenze al servizio dei GAP, i Gruppi di azione patriottica. Queste organizzazioni clandestine operavano nel cuore delle città occupate, compiendo attentati contro figure di spicco naziste o fasciste, impianti radio, depositi di rifornimento o caserme nemiche. Nel periodo d’attività romana Gianfranco Mattei lavorò con Giorgio Labò, studente alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. I due si occuparono della costruzione di ordigni esplosivi da utilizzare negli attentati che cominciarono ben presto a provocare le reazioni tedesche. Un’ondata di arresti coinvolse i gruppi clandestini impegnati nella lotta. Mattei e Labò furono segnalati in seguito ad una delazione e catturati nel loro nascondiglio in via Giulia 23. Portati in via Tasso, dove avevano sede la caserma ed il carcere delle SS a Roma, i due gappisti vennero interrogati e torturati. Gianfranco Mattei, forse per timore di essere spinto a rivelare segreti cospirativi di cui era a conoscenza, si impiccò nella notte tra il 6 ed il 7 febbraio 1944 nella cella in cui era detenuto, mentre Giorgio Labò venne fucilato a Forte Bravetta il 7 marzo successivo. 

La sorella Teresa venne arrestata durante un viaggio a Firenze e destinata alla fucilazione; riuscì a fuggire e a riprendere l’attività gappista nel capoluogo toscano. Nel 1946 diventerà la più giovane deputata alla Costituente per il PCI. 

Una lapide in ricordo di Gianfranco Mattei è stata affissa sulla facciata dell’edificio dove nacque, sopra l’ingresso del civico 16 di via Lazzaretto, a Milano. Si tratta di una lastra di marmo con apparato testuale in colore rosso, dettato da Piero Calamandrei: “DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA / NELL’ORA DELL’AZIONE CLANDESTINA / FECE DELLA SUA SCIENZA / ARMA PER LA LIBERTÀ / COMUNIONE COL SUO POPOLO / SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO.

SU QUESTA CASA OVE NACQUE / RIMANGANO INCISE / LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE / QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE / E INVITTA CONSEGNO’ ALL’AVVENIRE / NEI CIELI CUI NON GIUNGE TORTURA / LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE / SIATE FORTI COME IO FUI”.

Luca Zanotta

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Gianfranco Mattei
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia 
Coordinate geografiche: Latitudine 45.51484 – Longitudine 9.22365

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FONTI

Bibliografia

M. Flores, M. Franzinelli, Storia della Resistenza, Bari, Editori Laterza, 2019

Sitografia

F. Calascibetta, N. Nicolini, Gianfranco Mattei. “La tua scienza è andata troppo in là”, articolo pubblicato sul sito www.soc.chim.it consultato il 9/11/2024

Gianfranco Mattei, scheda biografica inerente l’attività partigiana pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 9/11/2024

Mattei Teresa, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 9/11/2024

ANPI – Comitato provinciale di Milano, Mattei Gianfranco, scheda biografica pubblicata sul sito ìanpimilano.comì consultato il 9/11/2024

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 11/12/1916

Cognome / Nome: Mattei Gianfranco

Formazioni d’appartenenza: GAP

Data/e opera: la lapide venne affissa il 15/2/1953 

Autore/i: per quanto riguarda l’epigrafe, l’autore è Piero Calamandrei 

Note: la lapide è visibile e liberamente accessibile

contatti

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