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In Piazza della Conciliazione, sul lato destro dell’ingresso al civico 4, è posizionata una lastra dedicata alla memoria di Eugenio Curiel. Si tratta di una lapide in marmo con apparato testuale in rosso. Essa è sovrastata da una corona funebre in bronzo decorata con foglie di quercia e alloro; sugli estremi inferiori una dicitura che ricorda il conferimento della Medaglia d’oro.
Eugenio Curiel nacque a Trieste il 12 dicembre 1912 da una famiglia di origini ebraiche. Nel corso della sua gioventù ebbe modo di trasferirsi più volte, in particolare tra il capoluogo friulano e le città di Firenze e Milano. Già in adolescenza Curiel dimostrò una notevole curiosità che lo spinse ad interessarsi a discipline molto diverse tra loro e a sviluppare un antifascismo di impronta culturale del tutto personale. In un primo momento iscritto alla facoltà di ingegneria a Firenze, optò successivamente per l’iscrizione al Politecnico di Milano,
finendo poi per iscriversi alla facoltà di Fisica di Firenze; si laureò a pieni voti nel 1931. L’adesione attiva e più consapevole all’antifascismo si sviluppò a partire dalla prima metà degli anni Trenta.
In quel periodo le discussioni scientifiche e filosofiche che avevano catturato l’interesse di Curiel lasciarono il posto alla volontà di contrapporre un impegno politico attivo al fascismo.
In seguito ai contatti con la rivista I problemi del lavoro, attiva nel capoluogo lombardo, Curiel sviluppò forti interessi per il mondo del sindacalismo. Nella seconda metà degli anni Trenta strinse amicizia con Eugenio Colorni ed ebbe modo di avvicinarsi al Centro socialista interno il quale, a partire dalla sua nascita nel 1934, agiva con l’obiettivo di portare un rinnovamento del pensiero e dell’azione socialista in Italia. Fu in questo contesto che ebbe modo di conoscere l’avvocato antifascista Lelio Basso. Dopo un iniziale avvicinamento al gruppo Giustizia e Libertà il giovane di origini triestine si orientò verso il Partito Comunista, del quale ammirava la determinazione nel volersi contrapporre al fascismo. Attivo nel mondo dell’università padovano, Curiel fu incaricato dal Partito Comunista Italiano – PCI di operare dall’interno; in questa veste divenne redattore capo del giornale degli universitari fascisti «Il Bò», per il quale firmò decine e decine di articoli, compiendo un prezioso lavoro di alfabetizzazione politica “tra le righe”. L’emanazione delle leggi razziali nel 1938 significò per Curiel l’abbandono forzato del proprio posto all’Università. Dopo un soggiorno nella capitale francese, in seguito ad alcuni disguidi con il PCI, scelse di tornare in Italia dove divenne successore di Eugenio Colorni alla guida del Centro socialista interno. Arrestato durante un tentativo di oltrepassare la frontiera franco-svizzera nel 1939, venne condannato al confino sull’isola di Ventotene. Nel corso della sua attività politica Curiel affiancò all’attività di scrittura un’intensa e variegata attività di studio che toccava gli ambiti più differenti – scientifico, storico e filosofico – e che accentuò le sue convinzioni riguardo alla necessità di un profondo rinnovamento culturale ed intellettuale nella società italiana. Al periodo del conflitto risalgono alcune delle sue elaborazioni più originali, tra cui certamente lo sviluppo di una concezione di “democrazia progressiva”, secondo la quale il finale superamento dell’ordine democratico-borghese trovava una delle sue tappe fondamentali nel potenziamento degli organismi di massa; questi erano fondamentali nell’ottica di sviluppare e dirigere la forza stessa delle masse che, nella lotta contro il nazifascismo, creavano i loro organismi di democrazia diretta, maturando ed articolandosi. Lasciata Ventotene nel pieno dell’estate del 1943, Curiel ebbe modo di partecipare alla Resistenza ricoprendo incarichi di notevole responsabilità: da quelli di natura giornalistica, come ad esempio la direzione di pubblicazioni quali La nostra lotta e L’Unità, al ruolo di fondatore e dirigente del Fronte della Gioventù, per il quale elaborò personalmente il programma, a quello di responsabile culturale nel PCI. Eugenio Curiel fu sorpreso e ucciso da una pattuglia della Repubblica Sociale Italiana il 24 febbraio 1945 a Milano, in piazzale Baracca.
Il 24 aprile del 1946 venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Luca Zanotta
Bibliografia
M. Flores, M. Franzinelli, Storia della Resistenza, Bari, Editori Laterza, 2019
G. Quazza, Resistenza e storia d’Italia. Problemi e ipotesi di ricerca, Milano, Feltrinelli, 1976
Sitografia
Liceo Carlo Tenca Milano, Lastra commemorativa a Eugenio Curiel, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 5/11/2024
M. Zanier, Il Centro socialista interno (1934-1939), articolo pubblicato sul sito www.letteraicompagnirivista.com consultato il 5/11/2024
N. Briamonte, Curiel Eugenio, profilo biografico pubblicato sul sito www.treccani.it consultato il 5/11/2024
Data/e evento: 24/2/1945
Cognome / Nome: Curiel Eugenio
Formazioni d’appartenenza: Comando generale Brigate Garibaldi
Data/e opera: Non determinabile. Sappiamo solo che la lapide venne affissa il 25 aprile 1952
Autore/i: non conosciuto
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
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Don Carlo Porro nacque a Lucernate, frazione di Rho (Milano) nel 1916. Ordinato sacerdote, ricoprì il ruolo di coadiutore nella parrocchia di Precotto, presso la chiesa di San Michele Arcangelo in viale Monza 224. Il 20 ottobre del 1944, gli alleati angloamericani bombardarono le scuole di Gorla e Precotto: il sacerdote eroicamente, assieme ad altri volontari e ad alcuni genitori, riuscì ad aprire un varco tra le macerie e mise in salvo oltre duecento studenti della scuola elementare “Antonio Rosmini” di Precotto, ubicata a pochi passi da San Michele, in viale Monza 255, edificata negli anni Venti del XX secolo. Per questo atto di generoso coraggio, il Comune di Milano lo insignì della Medaglia d’oro al valor civile. Secondo le testimonianze dell’epoca, durante la Resistenza don Carlo svolse una fervida azione antifascista, prestando aiuto ai partigiani, agli alleati e ad ex prigionieri di guerra, effettuando collegamenti logistici; per tale motivo, ricevette un alto riconoscimento ufficiale dal generale Harold Alexander. Appassionato di alpinismo, morì il 21 agosto 1947, a soli trentuno anni, in un incidente sul monte Disgrazia, nelle Alpi Retiche occidentali, in provincia di Sondrio. Don Carlo visse sempre con affetto nella memoria degli studenti che salvò nel 1944; uno di essi, Alberto Mauri, scrisse di lui: “Non solo ha salvato la vita a me ed ai miei compagni, don Carlo è stato per me un vero padre, un compagno di giochi, un vero amico, un uomo santo.
Sempre a Milano, don Carlo Porro è ricordato anche in una lapide appesa sulla parete sinistra esterna del santuario di Santa Maria Nascente in Lampugnano, in via Carlo Osma 9. La lastra, di formato rettangolare e con la parte sommitale sagomata e appuntita, è realizzata in marmo lucido di colore grigio molto scuro, tendente al nero; presenta decorazioni quali piccole croci, racemi vegetali e, in alto, una fotografia in bianco e nero del sacerdote. Essa reca l’iscrizione a lettere capitali d’oro “ALLA MEMORIA DI / DON CARLO PORRO / MEDAGLIA D’ORO AL V.C. / BENEMERITO NELLA LOTTA PARTIGIANA / VOLONTARIO DONATORE DI SANGUE / TRAGICAMENTE PERITO SUL / MONTE DISGRAZIA IL 21 8 1947 / MENTRE ANCORA UNA VOLTA ERA / TUTTO PROTESO ALLA EDUCAZIONE / DELLA GIOVENTÙ PER LA QUALE / AVEVA GIÀ ARRISCHIATA / LA PROPRIA VITA / I LAMPUGNANESI / QUI VOLLERO RICORDARLO / IL 4-11-1949”. Lì a fianco è presente un’altra lapide, di materiale e formato uguali, dedicata ai caduti di Lampugnano nella Grande guerra del 1915-1918 (Stefano Albini, Anselmo Ansaghi, Carlo Biadigo, Fiorenzo Biadigo, Pietro Bocassini, Primo Dotti, Edoardo Ferrari, Alfredo Gambini, Francesco Garimoldi, Alfredo Nebuloni, Cesare Saita, Achille Vaghi, Giuseppe Vaghi), e alle vittime del 1940-1945 della Seconda guerra mondiale (Paride Barni, Ernesto Ferrari, Ferdinando Marchini, Mario Nava, Pietro Oriani e Angelo Poletti).
Stefano Balbiani
Bibliografia
P. Galbiati (a cura di), “…e se io muoio da partigiano…”. Storie, ricordi e lapidi di partigiani nelle vie del municipio 8 di Milano, Milano, s.e., s.d., p. 44
Sitografia
U. Murri, Lapide in memoria di Don Carlo Porro a Lampugnano – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 6/10/2024
Bombardamento aereo 20/10/1944, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 6/10/2024
Carlo Porro, scheda pubblicata sul sito www.chieracostui.com consultato il 6/10/2024
Don Porro Carlo, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 6/10/2024
La scuola di Precotto, scheda pubblicata sul sito www.piccolimartiri.it consultato il 6/10/2024
Data evento: 20/10/1944
Cognome / Nome: Porro Carlo
Formazioni d’appartenenza: non determinabile
Data lapide: non determinabile
Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la targa è stata commissionata dagli abitanti di Precotto
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
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