Nessun risultato
La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.
Benvenuti nella pagina dedicata al Municipio 1!
Qui troverete le tappe che compongono il percorso dedicato alla scoperta di questo municipio: cliccando su ciascuna immagine, si aprirà una scheda di approfondimento storico-biografica.
Inoltre, in questa stessa pagina, trovate anche la Guida al municipio: un opuscolo realizzato per i ragazzi, che include anche spunti didattici, che potrete consultare online – o salvare – sul vostro dispositivo.
La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.
Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?
Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it
Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.
© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright
La piccola ed elegante lapide, di formato rettangolare e realizzata in candido marmo bianco, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali smaltate di nero “IN QUESTA CASA NACQUE IL / 3 SETTEMBRE 1904 / EUGENIO BUSSA / SACERDOTE CATTOLICO BENEMERITO / EDUCATORE DELLA GIOVENTU’ DEL / QUARTIERE DELL’ISOLA GARIBALDI / L’ASSOCIAZIONE DON EUGENIO BUSSA / POSE NEL CENTENARIO DELLA NASCITA”.
Eugenio Cesare Bussa nacque a Milano il 3 settembre 1904; i genitori, Gaudenzio Bussa e Maria Coldesina, migrarono dalla campagna di Vespolate (Novara) nel capoluogo lombardo, dove abitarono nel quartiere popolare Isola Garibaldi, in via Confalonieri 11. Il 29 gennaio 1907 la madre Maria morì; il piccolo Eugenio venne quindi portato a Vespolate e cresciuto dai nonni paterni e dalla zia Filomena, finché nel 1908 fece ritorno a Milano a seguito del nuovo matrimonio del padre con Antonietta Miglio: nel 1909 nacque Maria, sorella di Eugenio. Il bambino iniziò a frequentare, nel 1910, la scuola elementare statale di via Jacopo Dal Verme e l’oratorio del Patronato Sant’Antonio, dove conobbe don Giovanni Allegranza, assistente spirituale del Patronato, e maturò la propria vocazione al sacerdozio: il 15 ottobre 1916 ricevette la vestizione e, negli anni successivi, studiò nei seminari di Seveso, Monza e Milano, dove ottenne il titolo accademico di baccelliere. In questo periodo, venne aiutato e supportato molto dal padre, operaio delle Ferrovie dello Stato, e dalla madre Antonietta che, per racimolare soldi per il mantenimento agli studi del figlio, lavorò come domestica presso alcune famiglie, come operaia in una fabbrica di lucido per scarpe e ricamando i poggiatesta per i sedili di prima classe dei treni. Il 2 giugno 1928, nel Duomo di Milano, Eugenio Bussa venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo, cardinal Eugenio Tosi; il 10 giugno, celebrò la sua prima Messa nella chiesa dell’oratorio del Patronato e compì una processione eucaristica per le vie di Isola. Nominato assistente spirituale della colonia dei giovani fascisti nel comune di Pessano con Bornago (Milano), chiese presto un trasferimento poiché in contrasto con gli ideali fascisti e con i responsabili della colonia: il 28 ottobre 1928 divenne vicedirettore del Patronato Sant’Antonio, affiancando don Francesco Roveda e succedendogli come direttore nel 1937, incarico che gli venne confermato anche dai seguenti arcivescovi di Milano, e che ricoprì fino alla morte.
Sin dagli inizi, fu chiaro che il sacerdozio di don Eugenio Bussa era improntato principalmente all’educazione e alla cura dei bambini e dei giovani, all’amore per il prossimo, conducendo una vita sobria basata su di una Fede solida e sincera, nonché su numerose opere di carità e altruismo. Per il suo pragmatismo e per il dinamismo dimostrato presso il Patronato Sant’Antonio, per parecchi anni fu segretario della Federazione oratori milanesi, riuscendo sempre a tenere fuori dall’oratorio gli ideali fascisti; molte sono le opere da lui compiute e appoggiate all’interno del Patronato: l’edificazione della nuova chiesa, dedicata al Sacro Volto, realizzata su progetto dell’architetto Ottavio Cabiati e consacrata il 14 giugno 1936; l’inaugurazione del salone cinema-teatro; la ristrutturazione e l’ammodernamento del pensionato; la costruzione di nuove aule per il catechismo e di una nuova clausura per le suore. Come segretario della Federazione oratori milanesi, prima della Seconda guerra mondiale diresse, nel periodo estivo, la casa di alta montagna per giovani “Pio XI” a Trona, in Valsassina (Lecco). Durante gli anni della guerra, don Eugenio Bussa scrisse regolarmente ai ragazzi del Patronato partiti per il fronte, mantenendo i contatti con le loro famiglie; nel febbraio del 1943, a Serina (Bergamo), fece costruire e aprì una casa di sfollamento per i bambini di Isola: tra questi, nascose sotto falsa identità anche parecchi ebrei, salvandoli così dalla deportazione. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, mise in salvo numerosi ragazzi rifiutatisi di arruolarsi nelle file della Repubblica sociale di Salò, e diede asilo e protezione a ebrei, rifugiati politici e nemici dei nazifascisti, di qualsiasi ideologia fossero: tra questi, si annovera pure Ferruccio Parri. L’8 novembre 1944 don Eugenio fu arrestato dai fascisti della brigata “Ettore Muti” e portato nella loro sede, dove fu sottoposto a un estenuante interrogatorio: per la sollevazione degli abitanti di Isola e per il diretto intervento del cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, il sacerdote venne prontamente liberato. Nei giorni della Liberazione, in linea con i propri principii di non-violenza e di misericordia cristiana, si adoperò perché i fascisti catturati venissero giudicati con regolare processo, ideali non condivisi dai partigiani. Terminata la guerra, fu tra i più fervidi fautori della ricostruzione post-bellica, e portò avanti numerose opere: tra queste, ricordiamo almeno la fusione di una campana con incisi i nomi dei diciassette ragazzi del Patronato morti al fronte; la riedificazione del pensionato, danneggiato durante i bombardamenti del 1943; la nascita in Val Brembana, a Branzi (Bergamo), della colonia “La Montanina”, per ospitare durante la villeggiatura estiva i bambini dell’Isola; l’acquisto e ristrutturazione di una casa vacanza in alta montagna, al Passo di Gavia (tra Sondrio e Brescia); la creazione di una colonia marina in Toscana, a Marina di Massa (Massa-Carrara); la realizzazione di un oratorio femminile. All’alba del 29 gennaio 1977, don Eugenio Bussa morì improvvisamente, lasciando tutti sconvolti; il giorno seguente, le sue esequie vennero celebrate in una chiesa del Sacro Volto gremita, presiedute dal Vescovo ausiliare di Milano, monsignor Libero Tresoldi. Sepolto nel cimitero di Musocco, il 12 aprile 1981 la sua salma fu traslata nella navata sinistra della chiesa del Sacro Volto, dove tutt’ora riposa, ai piedi dell’ex altare del Suffragio, sostituito nel 1992 da una pala a olio su tela raffigurante san Giovanni Bosco circondato dai suoi ragazzi, opera del 1937 di Natale Penati (1884-1955), pittore milanese diplomatosi all’Accademia di Brera, autore di dipinti in numerose chiese della zona del Gargano, a Milano e nell’hinterland milanese (come Parabiago, Corbetta, Bareggio). La tomba reca due iscrizioni a lettere capitali; la prima, datata al giorno della traslazione, è dell’allora Arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, e recita: “QUANDO UOMINI COSÍ GRANDI CI PASSANO ACCANTO / NON POSSIAMO PIÚ VIVERE COME SE CIÓ NON FOSSE ACCADUTO / ESSI SONO UN DONO ED UN RICHIAMO ALL’IMITAZIONE / E AL DONO DI NOI STESSI PER IL BENE DEI FRATELLI”. Nella seconda si legge “SAC. EUGENIO BUSSA / 3·9·1904 – 29·1·1977 / “Sempre sulla breccia!”… / NATIVO DELL’ “ISOLA” / DEDICÒ ALLA GIOVENTÙ / I SUOI 49 ANNI DI SACERDOZIO / NELL’ORATORIO DEL / PATRONATO S. ANTONIO”.
Dopo la sua morte, don Eugenio Bussa ricevette molteplici riconoscimenti alla memoria. Il 7 dicembre 1977 Carlo Tognoli, sindaco di Milano, gli conferì l’Attestato di Benemerenza civica “per il contributo altamente umano e sociale offerto alla città”. Nel 1990, la Commissione di omaggio ai Giusti tra le Nazioni deliberò di concedergli la Medaglia dei Giusti e di piantare un albero in suo nome a Gerusalemme, nel Giardino dei Giusti. Nel 1992 gli è stata dedicata una lapide commemorativa a Serina, all’ingresso dell’edificio che funse da casa di sfollamento per bambini; nel medesimo anno a Yatir, nei pressi del deserto del Negev, sono stati piantati alberi in suo ricordo, per dar vita a una foresta a lui dedicata. Il 25 marzo 1996 il sindaco di Milano Marco Formentini ha intitolato un cavalcavia a don Bussa; con attestato del 6 marzo 2017, infine, il sacerdote è commemorato nel “Giardino virtuale dei Giusti di tutto il mondo” di Milano.
La targa qui analizzata è appesa all’esterno della casa milanese dove nacque don Eugenio Bussa.
Stefano Balbiani
Bibliografia
A. Losi, Don Eugenio Bussa: una vita per il sacerdozio, Milano, Greco & Greco editori, 2002
Parrocchia Sacro Volto Milano. La nostra chiesa, a cura di A. Losi, Milano, s.e., 2006
Sitografia
U. Murri, Lastra in memoria di Eugenio Bussa – Milano, scheda pubblicato sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 28/10/2024
Bussa Eugenio, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 28/10/2024
Data evento: 3/9/1904
Cognome / Nome: Bussa Eugenio
Formazioni d’appartenenza: non determinabile
Data lapide: settembre 2004
Autore: non determinabile. Sappiamo solo che la lapide è stata posta per volere dell’Associazione “Don Eugenio Bussa”
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?
Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it
Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.
© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright
La piccola targa, di formato rettangolare e realizzata in marmo rosa, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “ABITÒ IN QUESTA CASA / SERGIO PAPI / INDOMITO NELL’AZIONE / LA FIORENTE GIOVINEZZA / OFFERSE IN SACRIFICIO SUPREMO / ALLA CAUSA DELLA LIBERTÀ / MILANO 1923 MUSINGEN 1944”.
Sergio Papi nacque a Milano il 24 novembre 1923, figlio di Renzo Papi, capo officina dell’azienda Borletti, e di Giuseppina Vercesi. Lavorò alla Stazione Centrale di Milano, ricoprendo l’incarico di telegrafista; in quegli anni, tra le sue mani passarono parecchi messaggi cifrati inerenti a perseguitati dal regime fascista: quando riuscì a decifrarli, li trasmise di nascosto ai diretti interessati, salvando così numerose vite. Dopo la caduta di Benito Mussolini, intercettò, imboscò o distrusse documenti riguardanti i trasporti militari. A seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, si unì ai partigiani di Intra (Verbano-Cusio-Ossola), militando nella brigata Di Dio, con la quale aiutò gli alleati prigionieri a espatriare in Svizzera. Nella primavera del 1944 fu costretto a rientrare a Milano, per evitare che la famiglia venisse vessata ulteriormente dai nazifascisti, e fu obbligato a rispondere alla chiamata alle armi; fuggito a Vercelli, venne catturato dai nazisti e inviato in Germania, nel campo di addestramento di Münsingen.
Qui svolse un’intensa attività di propaganda antifascista e, assieme ai compagni Ugo Cellini, Luigi Fossati e Franco Torelli, tentò la fuga in bicicletta: i quattro vennero raggiunti dai tedeschi nei pressi di Bolzano, a pochi chilometri dal colle di Resia, e spediti nuovamente a Münsingen. Il 18 ottobre 1944 i quattro patrioti italiani vennero processati dal Tribunale straordinario della Divisione Littorio, e condannati a morte: la loro fucilazione avvenne la sera del 19 ottobre.
La lapide qui analizzata è appesa all’esterno dello stabile dove Sergio Papi visse assieme alla famiglia.
Stefano Balbiani
Sitografia
M. Begozzi, Sergio Papi, profilo biografico pubblicato sul sito www.ultimelettere.it consultato il 18/10/2024
U. Murri, Lastra in memoria di Sergio Papi – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 18/10/2024
Sergio Papi, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 18/10/2024
Data evento: 24/11/1923 – 19/10/1944
Cognome / Nome: Papi Sergio
Formazioni d’appartenenza: brigata Di Dio
Data lapide: non determinabile
Autore: non conosciuto
Note: lapide visibile e liberamente accessibile
Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?
Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it
Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.
© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright
La sobria targa in marmo bianco, di formato rettangolare, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “A PERENNE MEMORIA DI / RODOLFO PELLICELLA / UMILE EROE DI UNA GRANDE IDEA / FUCILATO A FONDO TOCE – 20·6·1944”. Nell’angolo in alto a sinistra è presente il simbolo del Partito comunista italiano, la falce e il martello sovrastati da una stella.
Rodolfo Pellicella, figlio di Guido Pellicella e Angela Moggi, nacque a Milano il 16 novembre 1914, e qui visse con la famiglia. Come si apprende dallo scritto di un suo compagno di militanza, il partigiano Carlo Gibaldi, fu di ideali antifascisti sin dalla più tenera età: a tredici anni si rifiutò di iscriversi all’Opera nazionale balilla e, per tale motivo, venne espulso dalla scuola; l’anno successivo, in seguito al ritrovamento fortuito del libro La madre di Maksim Gor’kij, composto durante la prima rivoluzione russa del 1905-1907 e ritenuto il testo simbolo delle lotte operaie, iniziò a fare propaganda contro lo sfruttamento degli ultimi. Nel 1930, essendo entrato in contatto con un esponente del Partito comunista italiano, organizzò una cellula di ispirazione comunista nella zona di Porta Romana, con la quale partecipò ad attività varie come affissione di manifesti o lancio di volantini contro il regime mussoliniano. Nel 1933 Pellicella e i compagni vennero arrestati dalla polizia fascista, torturati brutalmente e mandati al confino per cinque anni in Sardegna. Al suo ritorno a Milano, riorganizzò con maggior fervore ed entusiasmo l’operato della cellula; nel 1938 venne chiamato alle armi e assegnato a un reparto di disciplina: terminata la ferma, riprese la propria attività politica antifascista, salvo essere nuovamente incarcerato, malmenato e spedito nel 1941 nell’isola di Ventotene (Latina) e, in seguito, a Pisticci (Matera).
Rodolfo Pellicella, infatti, ricevuta la cartolina precetto di richiamo alle armi, ci scrisse sopra “Fino a ieri non ero riconosciuto italiano perché non condividevo le vostre idee, ragione per cui oggi sento di non poter appartenere ad un esercito fascista”, e la rispedì al mittente, rifiutando così di arruolarsi. Venne quindi arrestato e spedito con la forza al fronte in Grecia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, partecipò attivamente alla Resistenza con il nome di battaglia “Leonin”, andando a combattere in Piemonte, nella zona della Val d’Ossola e prendendo parte a svariate azioni di guerriglia contro il nemico, militando nella formazione “Valdossola”. Catturato, assieme ad altri partigiani, durante i rastrellamenti nazifascisti sulle alture del Verbano, venne torturato e fucilato il 20 giugno 1944 nell’eccidio di Fondotoce, morendo all’età di ventinove anni.
La lapide qui analizzata è appesa all’interno dell’androne dell’edificio nel quale Rodolfo Pellicella visse assieme alla famiglia.
Stefano Balbiani
Sitografia
V. Pulga, Fondotoce Verbania 20.06.1944, scheda pubblicata sul sito www.straginazifasciste.it consultato il 11/10/2024
Pellicella Rodolfo, profilo biografico pubblicato sul sito anpimilano.com consultato il 11/10/2024
Rodolfo Pellicella (Leonin), profilo biografico pubblicato sul sito www.chieracostui.com consultato il 11/10/2024
Data evento: 20/6/1944
Cognome / Nome: Pellicella Rodolfo
Formazioni d’appartenenza: cellula comunista; formazione “Valdossola”
Data lapide: non determinabile
Autore: non conosciuto
Note: targa visibile e non liberamente accessibile, essendo appesa all’interno dell’androne di un edificio
Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?
Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it
Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.
© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright
La piccola targa in marmo bianco, di formato rettangolare, reca incisa l’iscrizione a lettere capitali “IN QUESTA CASA VISSE / ANTONIO GENTILI / “SPARTACO” / MORTO PER LA LIBERTÀ DI TUTTI / NEL CAMPO DI STERMINIO DI / MAUTHAUSEN IL 10 GENNAIO 1945 / A.N.P.I. 1994”.
Antonio Gentili nacque all’Isola d’Elba, a Portoferraio (Livorno) il 21 gennaio 1922; il padre si chiamava Vincenzo, la madre Zelinda Mazzi. La famiglia era di origini umili; per tale motivo, all’età di quindici anni il giovane si trasferì a Milano per cercare lavoro, dove trovò impiego come meccanico e operaio in vari stabilimenti: Officine meccaniche, Innocenti, Breda e, infine, Salmoiraghi. Antonio, nel capoluogo lombardo, venne presto raggiunto dal resto della famiglia – dai genitori e dalle sorelle Anna e Maria Laura e dal fratello Dino – e riprese gli studi interrotti, frequentando, dopo il lavoro in fabbrica, le scuole serali. Grazie anche alla fede comunista del padre, sin da subito il ragazzo aderì convintamente all’antifascismo, iniziando un’attività clandestina contro il regime assieme ad altri operai: per esempio, si adoperò per la diffusione de l’Unità e di altra stampa antifascista. Il 24 ottobre 1942 venne arrestato e deferito al Tribunale speciale per la difesa dello Stato e a nulla valsero le richieste di immediata scarcerazione della sorella Anna.
Detenuto presso il carcere di San Vittore, venne liberato pochi giorni prima dell’annuncio dell’armistizio, il 3 settembre 1943. La sorella Anna, anch’essa attiva antifascista, incontrò una sorte simile: arrestata nel settembre del 1943 poiché sopresa nell’atto di diffondere a sua volta materiale a stampa clandestino, venne liberata il 13 dello stesso mese.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre, Antonio partecipò attivamente alla Resistenza, combattendo il 18 ottobre 1943 sul Pizzo d’Erna (Lecco). Al rientro a Milano, venne nominato comandante del distaccamento “Rosselli” 3a brigata GAP e adottò il nome di battaglia “Spartaco”, ispirandosi a un periodico di propaganda comunista-anarchica. Assunse anche una falsa identità, utilizzando documenti intestati a “Gianni Santovito”.
Anna, con il nome di “Lidia” entrò anch’essa nella 3a GAP e nei Gruppi di difesa della donna: nell’aprile del 1944, quando ormai era troppo compromessa nel capoluogo lombardo, la sorella di “Spartaco” si spostò in Valtellina, dove venne nominata Capo squadra collegratici presso il Comando del Raggruppamento Garibaldi «Lario-Valtellina»; mentre nel gennaio 1945 “Lidia” tornò nel capoluogo lombardo e assunse la direzione dei Gruppi di difesa della donna del 3° settore di Milano.
Nel mentre, Antonio fu nuovamente catturato: tradito dalla delazione di una spia infiltratasi negli ambienti antifascisti di Affori (tal Enrico Tenaglia), Antonio fu arrestato il 17 febbraio 1944. Partito con un convoglio dal binario 21 della stazione di Milano centrale, venne prima deportato nel campo di concentramento e di transito di Fossoli (Modena), poi in quello di Bolzano, dal quale fu spostato nel lager austriaco di Mauthausen, il 5 agosto, con il numero di matricola 82515. Pure durante la prigionia non rivelò mai le proprie vere generalità; poco prima di morire, chiese al compagno Emilio Po di dare sue informazioni alla famiglia. Antonio Gentili morì per le sevizie e gli stenti nel sottocampo di Gusen a inizio gennaio 1945 (alcune fonti riportano la data del 10 gennaio, altre quella del 17 gennaio). Il giovane “Spartaco” venne insignito della Medaglia di bronzo al valor militare alla memoria.
La lastra qui descritta è appesa all’interno del cortile del condominio milanese nel quale Antonio Gentili visse assieme ai parenti. All’esterno dell’abitazione è stata posta, il 17 gennaio 2020, una pietra d’inciampo in suo ricordo.
Stefano Balbiani
Bibliografia
D. Venegoni, Uomini, donne e bambini nel lager di Bolzano. Una tragedia italiana in 7809 storie individuali, Milano, Mimesis, 2005, p. 199
Sitografia
Antonio Gentili, profilo biografico pubblicato sul sito www.anpi.it consultato il 18/10/2024
Antonio Gentili, profilo biografico pubblicato sul sito www.pietredinciampo.eu consultato il 18/10/2024
L. Monaco, I sottocampi di Gusen I, Gusen II e Gusen III, pubblicato sul sito deportati.it consultato il 6/11/2024
Scheda biografica inerente l’attività partigiana di Anna Gentili, pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 6/11/2024
Scheda biografica inerente l’attività partigiana di Antonio Gentili, pubblicata sul portale partigianiditalia.cultura.gov.it consultato il 6/11/2024
U. Murri, Lastra in memoria di Antonio Gentili – Milano, scheda pubblicata sul sito www.pietredellamemoria.it consultato il 18/10/2024
Data evento: 10/1/1945
Cognome / Nome: Gentili Antonio
Formazioni d’appartenenza: distaccamento “Rosselli” 3a brigata GAP
Data lapide: 1994
Autore: non conosciuto. Sappiamo solo che la lapide è stata commissionata dall’ANPI
Note: lapide visibile e non liberamente accessibile, essendo collocata nell’ingresso di un condominio; mentre la pietra d’inciampo, è visibile e liberamente accessibile
Stai consultando l'archivio "Terra di Memorie" e hai trovato un'informazione non corretta? Ti sei accorto di un dettaglio non evidenziato? Desideri aggiungere una fotografia ad una scheda?
Il nostro staff mette a disposizione degli utenti del sito un apposito indirizzo di posta per gli aggiornamenti: redazione@terradimemorie.it
Si prega di inviare una mail indicando le modifiche che si ritiene necessarie e il nostro staff provvederà a verificare l'indicazione al più presto possibile.