L’EX ALBERGO REGINA & METROPOLI, A MILANO

L’EX ALBERGO REGINA & METROPOLI, A MILANO

L’EX ALBERGO REGINA & METROPOLI, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Questo palazzo signorile nel centro di Milano, un tempo hotel di lusso, dal 13 settembre 1943 (pochi giorni dopo l’armistizio) al 30 aprile 1945, venne requisito dai nazisti e divenne la sede della Sicherheitspolizei, la polizia di sicurezza SiPo-SD (che comprendeva anche la Gestapo e la polizia criminale Kripo), del Sicherheitsdienst, il servizio segreto delle famigerate SS e dell’Ufficio del Reich Referat IV B4, incaricato della persecuzione contro gli ebrei.
A capo di questo comando vi erano il colonnello Walter Rauff, ed il capitano Theodore Saevecke, comandante della polizia segreta nazista e responsabile dell’Aussenkommando (Comando avanzato), col quale dirigeva la repressione antipartigiana e la persecuzione contro gli ebrei. Con loro collaboravano Walter Gradsack, Karl Otto Koch (sottufficiale della Gestapo) e Franz Staltmayer, oltre ad un contingente costituito da venti ufficiali, sessanta sottoufficiali, venti soldati e un’altra cinquantina di uomini. Verso la fine del 1944, questo comando iniziò a collaborare anche con la Legione autonoma mobile Ettore Muti, che aveva occupato l’edificio in via Rovello 2 (poi sede del Piccolo Teatro), la X Mas, le Brigate nere e la Banda Kock (che si trovava nella ribattezzata “Villa Triste”, un tempo Villa Fossati).

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Dalla descrizione di Elio Vittorini, contenuta nel suo libro “Uomini e no”, sappiamo che l’Albergo era circondato da barriere di filo spinato e casematte in cemento armato e che di notte era illuminato da cellule fotoelettriche.
In questo luogo furono portati centinaia di milanesi, antifascisti, partigiani, oppositori politici, ebrei, ed anche semplici cittadini che non appartenevano a nessuna organizzazione resistenziale, che furono interrogati, torturati o uccisi.
Nell’Albergo venne recluso, tra gli altri, anche Ferruccio Parri; ed alcuni partigiani, guidati da Edgardo Sogno, che tentarono un assalto per liberarlo, furono catturati dalle SS.
Coloro che riuscivano a sopravvivere, venivano portati al carcere di San Vittore, o direttamente ai vagoni in partenza dal Binario 21, della stazione Centrale di Milano, per essere deportati.
Da questo luogo, partì anche l’ordine dell’ufficiale Theodor Saevecke che portò all’eccidio dei quindici martiri di piazzale Loreto (10 agosto 1944).

Nella tarda mattinata del 29 aprile 1945 entrarono in città le prime avanguardie della V Armata statunitense e le SS si barricarono nell’Albergo Regina.
Il Comando generale Corpo volontari della libertà – CVL, che aveva già il controllo della città, per evitare ulteriori caduti fra i partigiani e la distruzione di un altro edificio, ordinò di non attaccare l’Albergo, ma solo di circondarlo.
Il 30 aprile, dopo diciannove mesi e diciassette giorni di spietata occupazione, protetti da mezzi corazzati statunitensi e sotto le armi puntate dei partigiani, le SS e gli altri contingenti uscirono dall’Albergo.

Nel dicembre del 2008, per non far cadere nel dimenticatoio queste terribili vicende e ciò che avvenne in quelle stanze, fu presentata al Consiglio comunale di Milano una petizione firmata da circa duemila persone; ma solo il 27 gennaio 2010, con il sostegno dell’Associazione nazionale ex deportati – ANED e l’Associazione nazionale partigiani d’Italia – ANPI, venne finalmente affissa una targa sulla facciata dell’ex Albergo Regina & Metropoli, in via Silvio Pellico, che riportava la seguente iscrizione: “Qui, dove era l’Albergo Regina, si insediò il 13 settembre 1943 il quartiere generale nazista delle SS a Milano. Qui furono reclusi, torturati, assassinati, avviati ai campi di concentramento e di sterminio antifascisti, resistenti, esseri umani di cui il fascismo e il nazismo avevano deciso il sistematico annientamento. Una petizione popolare ha voluto questa lapide per la memoria del passato la comprensione del presente la difesa della democrazia il rispetto dell’umanità.
27 gennaio 2010 – Giorno della memoria
65 anni dopo la Liberazione dell’Albergo Regina”.

Qualche anno dopo, alcuni firmatari della petizione proposero una modifica nel testo della lapide. Ritrovamenti documentali negli archivi di Stato e nel carcere di San Vittore, infatti, hanno permesso di accertare che anche cittadini di religione ebraica furono reclusi, torturati e assassinati nelle stanze dell’Albergo e, per questo motivo, il 30 aprile 2022, la prima lapide fu sostituita e nell’iscrizione commemorativa venne inserita la parola “ebrei” al posto di “esseri umani”, nel passaggio in cui la targa recita: “Qui furono reclusi, torturati, assassinati, avviati ai campi di concentramento e di sterminio antifascisti, resistenti, ebrei di cui il nazismo e il fascismo avevano deciso il sistematico annientamento”.

Questa lapide ricorda ai milanesi, ai turisti e a tutti coloro che vi passano, cosa rappresentò quell’edificio per l’Italia e per l’intera umanità, durante uno dei suoi periodi più bui.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Silvio Pellico, angolo via Santa Margherita
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.466527 Longitudine 9.189118

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FONTI

Bibliografia
Albergo Regina & Metropoli : via Santa Margherita ang. via Silvio Pellico, Milano, 13 settembre 1943-30 aprile 1945 : la storia raccontata da una lapide, a cura di G. M. CAVALLARIN, Bresso, Maingraf, 2010

Sitografia
Agli antifascisti, ai resistenti, agli esseri umani reclusi, torturati, assassinati all’Albergo “Regina”, articolo pubblicato sul sito www.comune.cinisello-balsamo.mi.it consultato il 7/8/2023

Albergo Regina, una nuova targa per ricordare le atrocità nell’ex sede delle SS a Milano, articolo pubblicato sul sito milano.repubblica.it consultato il 7/8/2023

L’ex albergo Regina a Milano: luogo di tortura di ebrei, partigiani e oppositori del nazifascismo, articolo pubblicato sul sito www.fanpage.it consultato il 7/8/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Data/e evento: 13/9/1943 – 30/4/1945

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data/e opera: non determinabile. Sappiamo solo che la prima lapide venne affissa il 27 gennaio 2010, mentre l’attuale il 30 aprile 2022

Autore/i: non determinabile

Note: lapide visibile e liberamente accessibile: è affissa sulla parete dell’edificio all’imbocco di via Silvio Pellico, che si trova sulla destra

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L’EX ALBERGO REGINA & METROPOLI, A MILANO

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IL MONUMENTO ALLA RESISTENZA, ALLA LOGGIA DEI MERCANTI, A MILANO

IL MONUMENTO ALLA RESISTENZA, ALLA LOGGIA DEI MERCANTI, A MILANO

IL MONUMENTO ALLA RESISTENZA, ALLA LOGGIA DEI MERCANTI, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

Il monumento alla Resistenza si trova sotto la Loggia dei Mercanti, al piano terra del Palazzo della Ragione, ed è dedicato ai caduti per la libertà, come recita la targa collocata in via Mercanti: ”In supremo anelito di libertà, hanno donato la vita; Milano ne consacra i nomi gloriosi alla storia – 1943/1945”. Il monumento non poteva che trovarsi qui, in uno spazio pubblico simbolo della coscienza civile e democratica della città e dell’antifascismo milanese. Questo, infatti, era luogo di incontro per molti oppositori del regime. Ad esempio, durante il ventennio fascista, le Aquile Randagie (il più famoso gruppo di scout clandestino) utilizzarono questo luogo per incontrarsi e scambiarsi messaggi cifrati, che venivano lasciati nel buco di una mattonella della terza colonna della Loggia.
Non a caso dunque, nei giorni successivi alla Liberazione di Milano, i familiari dei caduti iniziarono a lasciare sotto la Loggia, fiori e le fotografie dei loro cari, su provvisori basamenti in legno.

In una lettera datata 23 marzo 1950, Tita Fusco (moglie di Piero Montagnani-Marelli, vicesindaco di Milano dopo la Liberazione) scrisse al sindaco Antonio Greppi: “Lei sa che sulla Loggia dei Mercanti ci sono esposte circa mille fotografie di partigiani caduti nella guerra di Liberazione…

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Molti giornali si sono giustamente lamentati perché queste fotografie esposte con troppa umiltà deturpano l’estetica di una delle più belle vie di Milano. Io personalmente mi lamento invece non tanto per l’estetica quanto per l’eccessiva modestia del ricordo di tutte quelle povere giovani vite donate alla Patria, ricordo, che sembra solo affidato alla memoria dei loro umili parenti e non a quella di una grande città quale è Milano. Sarebbe molto bello che per la fine d’aprile, per la data della Liberazione, ci fosse pronta una targa in bronzo recante in lettere sbalzate i nomi dei giovani martiri (e tra questi quello di suo figlio Mario) e un bassorilievo raffigurante uno degli episodi più salienti della vita partigiana. […] Ho già parlato con l’Ufficio beneficenza della Cassa di risparmio, che sarebbe assolutamente d’accordo nell’elargire allo scopo una determinata somma. Ho parlato anche con il Comitato per la difesa dei valori morali della Resistenza nonché con i rappresentanti dell’ANPI, sono tutti d’accordo nella sostituzione più dignitosa, purché le fotografie rimangano dove sono fino a che non siano pronte le targhe per sostituirle. Ora bisogna trovare il promotore di tutto questo; quale miglior promotore del Sindaco di Milano, il quale oltre ad essere il primo cittadino di questa grande città, è anche il padre di un eroico caduto partigiano? Si faccia dunque Lei promotore di questo cambio, che giova all’onore di Milano, al ricordo dei caduti partigiani, al memore affetto dei loro parenti e all’estetica della città; e faccia stabilire dalla Giunta quanto il Comune può stanziare per l’esecuzione del progetto; così che ci sia facilitata la richiesta della Cassa di Risparmio, senza contare l’eventuale raccolta di fondi che potrebbe essere iniziata da uno dei giornali, che più degli altri lanciavano strali contro la mancanza di estetica. […] Attendo una Sua risposta, certa che sarà affermativa”.

Nel 1953, il Comune di Milano accolse la richiesta di Tita Fusco e su proposta del Comitato onoranze caduti per la libertà (che raggruppava le principali associazioni nate dalla Resistenza ed era presieduto dal sindaco Antonio Greppi), furono realizzate diciannove lastre in bronzo, sulle quali furono incisi 1739 nomi: quelli di caduti della Resistenza e di deportati (ebrei, oppositori politici, lavoratori arrestati a seguito degli scioperi del novembre – dicembre 1943 e del marzo 1944), che non fecero più ritorno dai lager tedeschi.
L’inaugurazione del complesso monumentale avvenne il 25 aprile 1953, alla presenza anche di Ferruccio Parri. Fu così, che la Loggia dei Mercanti, divenne il luogo in cui Milano scelse di legare indissolubilmente uno dei suoi monumenti più significativi dedicati alla memoria della Resistenza e della deportazione politica e antisemita.

Nel 2014, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia di Milano, in accordo con il Comune e con il soprintendente per i Beni architettonici, ha collocato all’ingresso della Loggia anche un pannello autoportante, realizzato dall’architetto Cini Boeri, recante la scritta “Milano per la Resistenza” con, sul retro, la trascrizione della famosa epigrafe di Piero Calamandrei “Lo avrai camerata Kesselring il monumento che pretendi da noi Italiani”.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazza dei Mercanti
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46478 – Longitudine 9.18766

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FONTI

Sitografia
R. Cenati, Il monumento alla Resistenza a Milano alla Loggia dei Mercanti, documento scaricabile dal sito www.comune.milano.it consultato il 3/6/2023

Loggia dei Mercanti, scheda pubblicata sul sito anpimilano.com consultato il 3/6/2023

Palazzo della Ragione, scheda pubblicata sul sito www.lombardiabeniculturali.it consultato il 3/6/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Evento: Resistenza

Cognome / Nome: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Date opera: secc. XIII – XX (edificio); 1953 (lastre e lapide); 2014 (pannello)

Autori: Francesco Croce (sopraelevazione); Marco Dezzi Bardeschi (scala); Cini Boeri (pannello)

Note: luogo liberamente accessibile, con lapidi e iscrizioni

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IL MONUMENTO ALLA RESISTENZA, ALLA LOGGIA DEI MERCANTI, A MILANO

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TEMPIO CIVICO DI SAN SEBASTIANO, A MILANO

TEMPIO CIVICO DI SAN SEBASTIANO, A MILANO

TEMPIO CIVICO DI SAN SEBASTIANO, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

S. Sebastiano è un Tempio della memoria. Questo luogo ricorda le vittime di azioni brutali che caratterizzarono i venti mesi della lotta partigiana: la violenta azione repressiva della polizia fascista, nei confronti di partigiani, civili, ebrei, soprattutto con esecuzioni sommarie in luoghi pubblici, come vie e piazze, dove i corpi senza vita venivano lasciati esposti per terrorizzare la popolazione; ma anche le deportazioni nei campi di concentramento nazisti.

Per quanto riguarda la repressione operata dalla polizia fascista, il Tempio fu il luogo nel quale vennero celebrate, il 10 agosto 1945 e nel 1946, le messe ufficiali in ricordo dei martiri di piazzale Loreto, una delle fucilazioni che sono rimaste più impresse nella memoria della città di Milano. All’alba del 10 agosto 1944 furono prelevati dal carcere di S. Vittore quindici partigiani: Antonio Bravin (commerciante), Giulio Casiraghi (operaio), Renzo Del Riccio (operaio), Andrea Esposito (operaio), Domenico Fiorani (operaio), Umberto Fogagnolo (ingegnere), Giovanni Galimberti (impiegato), Vittorio Gasparini (dirigente), Emidio Mastrodomenico (agente di pubblica sicurezza), Angelo Poletti (operaio), Salvatore Principato (maestro), Andrea Ragni (commesso viaggiatore), Eraldo Soncini (operaio), Libero Temolo (operaio) e Vitale Vertemati (operaio).

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Vennero portati con un camion in piazzale Loreto e, non appena furono fatti scendere, un plotone di mercenari fascisti della legione Muti, al comando del capitano Pasquale Cardella, iniziò a sparare. Angelo Poletti ed Eraldo Soncini tentarono una disperata fuga, ma furono inseguiti, colpiti a morte e trascinati accanto ai corpi dei loro compagni. I primi testimoni furono le centinaia di pendolari che arrivavano quotidianamente in piazzale Loreto; ma successivamente, sul luogo dell’eccidio (dove oggi si trova un monumento coi loro nomi) accorsero un numero incalcolabile di milanesi. La modalità dell’esecuzione venne definita anche dal prefetto fascista Piero Parini “un’offesa alla tradizione civile di Milano”. Sul luogo della tragedia, l’unica persona che riuscì ad avvicinarsi, fu don Giovanni Barbareschi, che li benedisse, cercò di sistemare dignitosamente i loro corpi e portò via i messaggi di addio che trovò nascosti nelle loro tasche. I corpi rimasero esposti per tutto il giorno e furono rimossi nel tardo pomeriggio solo a seguito del fermo intervento, presso le autorità germaniche, del cardinale Schuster.

Simbolo delle deportazioni, invece, è la tomba dell’internato ignoto, che si trova nella seconda cappella di sinistra del Tempio. La sepoltura reca una lapide con l’iscrizione: “Non più reticolati nel mondo / riposa in pace / internato ignoto / nel vigesimo quinto anno / dalla Liberazione / 1945 A.N.E.I. 1970”. Al di sopra una Pietà in marmo dello scultore Benedetto Cacciatori. La salma di questo anonimo soldato, morto in Germania a Francoforte, si presume il 26 marzo 1945, rientrò in Italia solo nel maggio del 1952 e il mese dopo, sul sagrato del Duomo, vi fu una grande cerimonia alla presenza del cardinale Ildefonso Schuster, del sindaco di Milano Virgilio Ferrari (ex-deportato a Bolzano) e di Antonio Greppi, giunto in rappresentanza del Comitato onoranze caduti per la libertà. La salma venne collocata nel Tempio diciotto anni dopo, il 21 giugno 1970, su iniziativa del sindaco Aldo Aniasi, con una messa solenne di monsignor Carlo Manziana, vescovo di Crema, ed anche lui, ex-deportato a Dachau. Coloro che parteciparono a queste celebrazioni, già mostrano, con la loro storia, quante persone furono coinvolte nelle deportazioni. Dopo l’8 settembre 1943, infatti, buona parte dei militari italiani che si trovavano sotto le armi furono deportati in Germania e nei territori occupati della Polonia: seicento/settecento mila uomini furono destinati al lavoro forzato, come manodopera per l’economia di guerra tedesca e registrati come internati militari (IMI). In seguito, vi fu anche una deportazione razziale e politica, che coinvolse gli ebrei e tutti coloro che collaborarono col movimento resistenziale. Ebrei e perseguitati politici, inizialmente incarcerati nei quattro campi di raccolta principali sul suolo italiano (Fossoli di Carpi, Borgo San Dalmazzo, Risiera di S. Sabba e Bolzano-Gries), successivamente venivano trasportati con dei convogli e smistati nei diversi campi di concentramento: gli ebrei (circa ottomila) generalmente venivano inviati ad Auschwitz; mentre i politici (partigiani ed altri appartenenti della Resistenza) nei Lager di Dachau, Mauthausen, Buchenwald e Dora, Flossenbürg e Ravensbrück. Nel complesso, vennero internate migliaia di persone.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: via Torino, 28
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46225 – Longitudine 9.18598

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Tag:

FONTI

Bibliografia
Alle fronde dei salici. 15 vite per la libertà. Milano – Piazzale Loreto, 10 agosto 1944, a cura di R. Cenati e A. Quatela, Milano, ANPI, 2014

Sitografia
M. Castoldi, Tempio civico di San Sebastiano, scheda pubblicata sul sito mi4345.it consultato il 4/6/2023

E. Collotti, La deportazione dall’Italia. La furia nazista dopo l’8 settembre 1943, articolo pubblicato sul portale www.museodelladeportazione.it consultato il 4/6/2023

Tempio di S. Sebastiano, scheda pubblicata sul sito www.lombardiabeniculturali.it consultato il 4/6/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Evento: Resistenza

Cognome / Nome: Bravin Antonio; Casiraghi Giulio; Del Riccio Renzo; Esposito Andrea; Fiorani Domenico; Fogagnolo Umberto; Galimberti Giovanni; Gasparini Vittorio; Mastrodomenico Emidio; Poletti Angelo; Principato Salvatore; Ragni Andrea; Soncini Eraldo; Temolo Libero; Vertemati Vitale; Barbareschi Giovanni; Aniasi Aldo; Ildefonso Schuster; Ferrari Virgilio; Greppi Antonio; Manziana Carlo

Formazioni d’appartenenza: non determinabile, a causa delle molte persone coinvolte

Data/e opera: secc. XVI – XX

Autore/i: Tibaldi Pellegrino (progetto); Meda Giuseppe (rifacimento cappella maggiore); Barca Pietro Antonio (costruzione tamburo); Mangone Fabio (ampliamento)

Note: Edificio non liberamente accessibile, gli orari sono contingentati in base alle aperture stabilite per il Tempio

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TEMPIO CIVICO DI SAN SEBASTIANO, A MILANO

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PALAZZO DELLA CURIA ARCIVESCOVILE, A MILANO

PALAZZO DELLA CURIA ARCIVESCOVILE, A MILANO

PALAZZO DELLA CURIA ARCIVESCOVILE, A MILANO

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Il palazzo della Curia arcivescovile è uno degli edifici più antichi di Milano: la prima costruzione risale infatti al V secolo e poggiava sulle antiche mura cittadine. Inizialmente l’edificio venne chiamato “Domus Sancti Ambrosii” (Casa di Sant’Ambrogio) e l’ingresso principale era situato verso la basilica di S. Maria Maggiore (sulla quale, in seguito, s’innestò la fabbrica dell’attuale Duomo) e non sull’odierna piazza Fontana: quest’area costituiva il “viridarium”, vale a dire “il giardino” del palazzo.
L’aspetto attuale dell’edificio lo si deve a San Carlo Borromeo; mentre il nome della piazza, all’architetto Giuseppe Piermarini, che scelse di adornare il nuovo ingresso con una fontana monumentale.

Da sempre sede dell’arcivescovo di Milano, durante l’apostolato del cardinale Ildefonso Schuster, il palazzo fu luogo dell’incontro fra il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI) e Benito Mussolini.
Durante la Seconda guerra mondiale, infatti, l’arcivescovo inviò un telegramma al cardinale di New York, chiedendogli di intercedere presso i militari americani per sospendere i bombardamenti sulla città, ma dato che il suo messaggio non ottenne risposta, Schuster per evitare ai civili ulteriori ritorsioni e patimenti, ed alla città, altrettante distruzioni, fece un ultimo disperato tentativo di mediazione, offrendosi formalmente come intermediario fra Mussolini e gli esponenti della Resistenza.

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Alle 8 del mattino del 25 aprile 1945, nell’Istituto salesiano S. Ambrogio, il CLNAI si riunì per l’ultima volta, prima dell’insurrezione. Alla riunione erano presenti Giustino Arpesani, Achille Marazza, Leo Valiani, Sandro Pertini ed Emilio Sereni. Di fronte alle ultime proposte di Mussolini, riportate da Achille Marazza, il CLNAI mantenne la sua posizione: chiedeva la resa totale di tutte le forze fasciste e germaniche e la consegna del duce in arcivescovado, senza condizioni.
Nel corso della riunione, durante la quale li raggiunse anche Lelio Basso, si approvò all’unanimità la proclamazione dell’insurrezione. La decisione venne
messa sulla carta e portata dal segretario Gian Luigi Balzarotti al vicino caffè Bellotti (in via Vittor Pisani), a Riccardo Lombardi, in attesa di istruzioni.

Durante la riunione furono redatti vari decreti: il primo fu quello dell’assunzione da parte del CLNAI dei pieni poteri civili e militari “in nome del popolo italiano” e “quale delegato del Governo italiano”; il secondo istituì i tribunali di guerra, sciolse i reparti armati fascisti e stabilì il comportamento da tenere con i prigionieri di guerra.

Sospeso temporaneamente l’incontro, l’avvocato Marazza lasciò la “sala verde” dell’Istituto per incontrare, sul piazzale della stazione centrale, monsignor Giuseppe Bicchierai, plenipotenziario del cardinale Schuster, reduce da un colloquio col colonnello tedesco Walter Rauff, comandante delle SS che si trovava ancora barricato all’Albergo Regina. Achille Marazza riferì la decisione del CLNAI di chiedere a Mussolini la resa senza condizioni, entro le sei di sera.

Rientrato in Istituto il Marazza, la seduta venne riaperta: furono presi gli ultimi accordi e venne eletto il nuovo presidente del CLNAI, Rodolfo Morandi.
Nel frattempo, in città, i tram si fermarono, iniziò lo sciopero generale insurrezionale e furono occupate le fabbriche. Il centro rimase deserto, mentre la periferia era in fermento, pronta alla lotta.

Intanto nel palazzo dell’arcivescovo era in atto l’ultimo estremo tentativo del cardinale Schuster per trovare un accordo tra Mussolini e gli antifascisti.
Prima dello storico incontro, infatti, volle avere anche un colloquio personale con il duce: dialogò con lui per oltre tre ore, per cercare di persuaderlo alla resa e, per convincerlo, fece preparare anche stanza del palazzo per ospitarlo come prigioniero di guerra.

Nella sala delle udienze, Mussolini si presentò accompagnato dal maresciallo Graziani, dal ministro dell’interno Zerbino, dal sottosegretario Barracu, dal prefetto Bassi e dall’industriale Cella; mentre i membri designati dal CLNAI, arrivarono in Curia a pomeriggio inoltrato, sia perché discussero a lungo se fosse il caso di partecipare a questo incontro, sia perché non fu agevole rintracciare il generale Raffaele Cadorna, reduce da una missione in Svizzera. Il responsabile del Corpo volontari della libertà (CVL) arrivò accompagnato da Achille Marazza (segretario della Democrazia cristiana), dall’azionista Riccardo Lombardi e dal liberale Giustino Arpesani. I rappresentanti del CLNAI chiesero al duce la resa incondizionata dei fascisti e Mussolini, su richiesta dell’arcivescovo, si dichiarò disposto a discuterne, ma quando fu quasi sul punto di accettare la resa, intervenne il maresciallo Graziani, che affermò che principi di onore e lealtà impedivano al governo della Repubblica sociale di trattare all’insaputa dei tedeschi. L’avvocato Marazza rispose che le autorità germaniche in Italia stavano già negoziando la resa da oltre dieci giorni: a seguito di questa notizia inattesa, il duce chiese di interrompere immediatamente la seduta per poter incontrare i tedeschi e chieder conto di quanto affermato dal Marazza. Lasciò la sala delle udienze con la promessa che si sarebbe ripresentato dopo un’ora; ma in tarda serata giunse solo la notizia del suo allontanamento da Milano. A quel punto, Radio Milano Libertà trasmise il proclama insurrezionale votato dal CLNAI durante la riunione svoltasi quella mattina presso l’Istituto S. Ambrogio; mentre all’alba del 26 aprile, ricevuto l’ordine del Comitato insurrezionale (scritto da Leo Valiani ed Egidio Liberti), i partigiani occuparono la Prefettura, il Palazzo della Provincia, il Municipio, il Comitato militare repubblicano, le sedi dei giornali e le radio, dando così il via alle giornate vere e proprie della Liberazione.

L’annuncio della definitiva liberazione di Milano, fu portato in Arcivescovado da Antonio Greppi, nuovo sindaco della Milano liberata. Era il 29 aprile 1945.

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazza Fontana, 2
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46343 – Longitudine 9.19350

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FONTI

Sitografia
G. Lorenzetti, Palazzo dell’Arcivescovado, scheda pubblicata sul sito mi4345.it consultato il 3/6/2023

F. Motto, Don Francesco Beniamino Della Torre, Salesiani e Resistenza a Milano, documento caricato sul sito www.salesian.online consultato il 3/6/2023

Palazzo arcivescovile – complesso, scheda pubblicata sul portale www.lombardiabeniculturali.it consultato il 3/6/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Data evento: 25/4/1945

Cognome / Nome: Schuster Ildefonso; Mussolini Benito; Arpesani Giustino; Marazza Achille; Valiani Leo; Pertini Sandro; Sereni Emilio; Basso Lelio; Balzarotti Gian Luigi; Lombardi Riccardo; Bicchierai Giuseppe; Rauff Walter; Cadorna Raffaele; Liberti Egidio

Formazioni d’appartenenza: Comitato di liberazione nazionale Alta Italia – CLNAI, Corpo volontari della libertà – CVL

Date opera: secc. V – XIX (preesistenze ed edificio attuale)

Autore/i: (conosciuti) Pellegrino Tibaldi; Bernardo Lonati; Giuseppe Piermarini; Cesare Nava

Note: edificio privato non liberamente accessibile.
Nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

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CONVENTO DEI SERVI DI MARIA IN SAN CARLO AL CORSO, A MILANO

CONVENTO DEI SERVI DI MARIA IN SAN CARLO AL CORSO, A MILANO

CONVENTO DEI SERVI DI MARIA IN SAN CARLO AL CORSO, A MILANO

© Redazione – Questa immagine è protetta da copyright

L’attuale Basilica di San Carlo al Corso, sorge sull’area dell’antica Chiesa di Santa Maria de’ Servi. La chiesa, che fu edificata nel 1317, diede il nome alla strada sulla quale si affacciava – “corsia dei Servi” – e nel secondo dopoguerra, anche al centro culturale ed editoriale che nacque per iniziativa di alcuni laici e dei frati David Maria Turoldo e Camillo De Piaz.
Nella prima metà del XIX secolo, quando iniziarono i lavori per il riassetto urbano del centro storico di Milano e la via fu trasformata in un corso (“Vittorio Emanuele II”), l’antica chiesa venne demolita e nel 1839, su progetto dell’architetto Carlo Amati, come ringraziamento per la fine di un’epidemia di colera, iniziarono i lavori di costruzione del nuovo tempio dedicato a san Carlo Borromeo: San Carlo al Corso, appunto, che venne inaugurato nel 1847.

Durante la Resistenza, figure come don Giovanni Barbareschi, ed i già citati padre David Maria Turoldo, ed il confratello servita padre Camillo De Piaz, furono protagonisti della lotta di liberazione proprio dal convento adiacente alla chiesa di San Carlo al Corso.

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Grazie alla loro coraggiosa attività clandestina, questo luogo costituì un presidio di opposizione cattolica al nazifascismo; nascose numerosi ebrei, ricercati politici e renitenti alla leva; ed ospitò la storica riunione organizzata da Eugenio Curiel (partigiano e fisico italiano), nella quale si costituì l’organizzazione giovanile partigiana “Fronte della Gioventù per l’indipendenza nazionale e la libertà”.

Don Giovanni Barbareschi (Milano 1922 – ivi 2018) fu presbitero e partigiano, proclamato “Giusto fra le Nazioni” e insignito della Medaglia d’argento della Resistenza e della Medaglia d’oro del “Premio Isimbardi”.
Dopo l’8 settembre 1943, insieme a Teresio Olivelli, Carlo Bianchi, padre Turoldo, Mario Apollonio e Dino Del Bo, partecipò agli incontri che portarono alla fondazione del giornale «Il Ribelle. Esce come e quando può», foglio delle formazioni autonome Fiamme verdi, delle quali don Barbareschi fece parte.
Durante la Resistenza riuscì a salvare numerosi uomini (fra i quali anche Indro Montanelli), collaborando con l’organizzazione scout “OSCAR” (Organizzazione Soccorso Collocamento Assistenza Ricercati), dedita all’espatrio in Svizzera di ex prigionieri, dissidenti ed ebrei, militari alleati e ricercati politici.
Il 10 agosto 1944, mentre benediva le salme dei quindici partigiani fucilati ed esposti in piazzale Loreto, venne arrestato dalle SS e incarcerato a San Vittore, dove fu sottoposto a durissimi interrogatori (da uno di questi uscì col braccio destro spezzato), ma non disse nulla che potesse mettere in pericolo i suoi compagni di lotta.

Padre “Maria David” Giuseppe Turoldo (Coderno 1916 – Milano 1992) filosofo, scrittore, poeta e partigiano; entrò giovanissimo nell’Ordine dei Servi di Maria, per il quale, nel 1940 fu assegnato al convento della chiesa di San Carlo al Corso a Milano. Qui, pienamente coinvolto nella lotta antifascista, nascose i partigiani e le loro armi e, insieme ad alcuni docenti e compagni di studi dell’Università cattolica del Sacro cuore, fra i quali Camillo De Piaz, fondò «L’Uomo. Giornale degli uomini d’Italia»: il foglio veniva ciclostilato nel convento, dove si tenevano anche le riunioni clandestine della redazione.
Dopo la Liberazione, nel maggio del 1945, insieme a padre Umberto Vivarelli, organizzò una spedizione in Germania per fornire assistenza, in loco e durante il ritorno in patria, ai prigionieri dei lager. Riuscì a far rientrare in Italia circa duecento persone.
Inoltre, fu uno dei principali sostenitori del progetto “Nomadelfia”, un villaggio che ospitava gli orfani di guerra: venne fondato da don Zeno Saltini, nell’ex campo di concentramento di Fossoli (presso Carpi), grazie ai fondi che venivano raccolti presso la ricca borghesia milanese.

Camillo De Piaz (Tirano 1918 – Sondrio 2010), membro dell’Ordine dei Servi di Maria, fu antifascista, saggista e traduttore.
Nel 1941 venne destinato al convento milanese del suo Ordine: San Carlo al Corso. Qui collaborò con padre Turoldo, col quale condivise studi, esperienze e ideali. I due sacerdoti collaborarono per la realizzazione del foglio clandestino «L’Uomo. Giornale degli uomini d’Italia»; al progetto “Nomadelfia”, ed al centro culturale ed editoriale “Corsia dei Servi”, per il quale curò numerosi testi, anche per conto di importanti editori come Mondadori o Il Saggiatore.
Inoltre, durante la Resistenza, venne incaricato dal CLNAI, il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, di assistere le famiglie dei perseguitati politici.

Don Aldo Geranzani, che fu rettore del Collegio San Carlo a Milano, volle che nella cappella del collegio, nella quale si erano ritrovati molti sacerdoti antifascisti, fosse affissa una lapide con “La preghiera del ribelle”: testo che fu composto nei locali del collegio durante la Resistenza, da Teresio Olivelli (partigiano cattolico) e Carlo Bianchi (antifascista e studente del collegio).

Annalisa Bertani

Localizzazione

Località: Milano
Indirizzo: piazza S. Carlo (dove si trovava l’ex Chiesa di Santa Maria de’ Servi, oggi S. Carlo al Corso); corso Matteotti, 14 (ingresso convento dell’ex Chiesa di Santa Maria de’ Servi)
Comune: Milano
Provincia: Milano (MI)
Regione: Lombardia
Coordinate geografiche: Latitudine 45.46632 – Longitudine 9.19625

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FONTI

Sitografia
Arte e storia, scheda pubblicata sul sito www.sancarloalcorso.it consultato il 7/7/2023

S. Cottone, I preti ribelli della Resistenza che salvarono fascisti e kapò, articolo pubblicato sul sito www.ilgiornale.it consultato il 7/7/2023

P. De Lazzari, Il Fronte della Gioventù, scheda pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 7/7/2023

Don Camillo De Piaz, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 7/7/2023

Don Giovanni Barbareschi, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 7/7/2023

Fra’ David Maria Turoldo, scheda biografica pubblicata sul sito www.anpi.it consultato il 7/7/2023

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ALTRE INFORMAZIONI

Evento: Resistenza

Cognome / Nome: Turoldo Giuseppe David Maria; De Piaz Camillo; Barbareschi Giovanni; Curiel Eugenio; Olivelli Teresio; Bianchi Carlo; Apollonio Mario; Del Bo Dino

Formazioni d’appartenenza: Fiamme verdi; Fronte della gioventù

Date opera: 1317 – 1847 (preesistenze e strutture attuali)

Autore: Carlo Amati (progettista S. Carlo al Corso)

Note: edifici non liberamente accessibili (gli orari sono contingentati in base alle aperture dei luoghi di culto).
Nessun riferimento agli eventi (non vi sono lapidi o iscrizioni di riferimento)

contatti

CONVENTO DEI SERVI DI MARIA IN SAN CARLO AL CORSO, A MILANO

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